“Immobile ha qualità incredibili, poi non so cosa accada quando va in Nazionale. Con la Lazio gli vedo fare cose pazzesche anche dal punto di vista tecnico. Poi va in Nazionale e non si ripete, Onestamente non so darmi spiegazioni.
A Sarri deve essere dato tempo e la società si deve adeguare all’allenatore se vuole raggiungere certi obiettivi. Ma Tare è bravissimo e sono sicuro farà bene”.
“Quella contro il Sassuolo era una partita delicata, sia per il momento della Lazio, sia perché i neroverdi sono un’ottima squadra.
Se prendi Sarri dopo tanti anni di Simone Inzaghi, un po’ di tempo ci vuole. La Lazio è una squadra che va rinnovata, sia negli uomini che nella mentalià. Se migliorata, secondo me è una squadra che il prossimo anno può puntare alla Champions. Quest’anno, già l’Europa league sarebbe un grande traguardo.
Immobile è stato preso un po’ di mira dopo l’eliminazione dal Mondiale, ma in realtà dovrebbero essere presi di mira tutti. Il problema di Immobile è secondario, il vero cruccio è il ritardo nei ricambi. Se nelle giovanili giocano il 30% di italiani, se le strutture sono quelle che sono, non è un problema di oggi. Sono trent’anni che sento parlare di riforme, ma non si fa nulla. Quando abbiamo vinto l’Europeo, abbiamo parlato di riforme, di strutture e di giovani italiani che non giocano?”
L’ex capitano della Lazio, Stefano Mauri, ospite in studio a ‘Non Mollare Mai’ nel pomeriggio di Radiosei: guarda il video ed ascolta l’audio integrale!
“Giorgio l’ho frequentato anche quando andammo a giocare negli Usa, lui nei Cosmos e io col Chicago. Quando ci incontrammo, mi chiese di rimanere da lui a New York. Dopo un lungo giro finimmo a Little Italy dove nei ristoranti c’erano le sue foto con la maglia della Lazio e non con quella del Cosmos. Lui andava là perché voleva parlare di Lazio. Da lì ho capito che gli mancava la Lazio e la sua gente nonostante lì fosse amatissimo e osannato.
Da lì in poi ho imparato ad apprezzare Giorgio come uomo perché quando eravamo compagni di squadra non avevo l’età giusta e la sintonia per approfondire.
Il dolore per la scomparsa di Maestrelli
Anni dopo parlando con lui al Fleming mi confessò che dopo la morte di Maestrelli si sentiva perduto, senza uno scopo. Era una bella persona, un uomo buono.
Quando da giocatori ci dividemmo in fazioni, fu per motivi sciocchi. Avevamo poco più di vent’anni e ci scontrammo per cose futili: donne, macchine, leadership naturale confusa con prepotenza. Tutte cose fatte con leggerezza. Diventando uomini capimmo i valori e ci avvicinammo”.
“Quando parlo di Chinaglia, io lo associo spesso a Diego (Maradona, ndr). Due persone generose, che facevano molto più per gli altri che per loro stessi. Hanno pagato cari i loro errori, quelli commessi senza volontà di far male alle persone. Purtroppo ci sono stati sempre troppi avvoltoi intorno a loro, che cercavano sempre di prendere, mai di dare. Per loro ho litigato in giro per il mondo, perché la gente parla, parla senza conoscere niente. Li difendevo e li difendo ancora. Penso a Giorgio, a come è stato trattato in maniera indegna qui in Italia. E’ il minimo che io possa fare, per lui. Giorgio e Diego, che hanno portato il primo Scudetto a Roma e Napoli. Spavaldi, contagiosi, ti davano sicurezza e fiducia. Trovo tanti punti di contatto fra loro due. La loro bontà li ha fatti rimanere soli, paradossalmente. Giorgio ci ha dato la possibilità di uscire a testa alta e petto in fuori, Maradona ha cancellato il vittimismo che c’era a Napoli. Due bandiere, due icone assolute. La loro grandezza risiedeva nella grande umanità e nella immensa generosità. Facevo il raccattapalle a Long John, poi è stato il mio presidente. Quando ci ha lasciato pensavo a un pesce d’aprile di pessimo gusto”.
DERBY
“Sarri non poteva fare granché, la squadra è scesa in campo senza motivazioni. Sapere che già alla vigilia c’erano stati segnali preoccupanti è grave. Credo che i giocatori della Lazio debbano farsi un esame di coscienza“.
“Sono alla finestra e aspetto, ma ho molte perplessità. Non credo che Sarri sia contento della gestione della presidenza e del direttore sportivo.
Nella Lazio c’è anche un grosso problema di comunicazione. Non parla più nessuno, la Lazio è un club chiuso in se stesso, senza strategie.
Sarri difficilmente sopporterebbe due stagioni uguali e potrebbe dunque al termine della stagione fare un passo indietro”.
Il finale di campionato
“Prima di parlare del mercato futuro bisogna prima vedere come andrà a finire questo campionato. Se la Lazio finisse fuori dall’Europa, quale sarebbe il futuro di alcuni calciatori? Rimarrebbero? Verrebbero piazzati? La squadra verrebbe smontata? Servono tanti giocatori e ci sono tante cose da fare e la situazione in prospettiva mi sembra molto molto complicata. Ecco perché ho dubbi che Sarri voglia continuare con un progetto che non sente suo”.
“Quella con il Sassuolo è la classica gara da dentro o fuori. Senza una vittoria, c’è il rischio di affrontare il finale di stagione scarichi, senza ulteriori motivazioni. A livello tecnico, potrebbe venir fuori una partita spettacolare, con molti gol. La Lazio dovrà mettersi alle spalle il derby, sono passate due settimane e la pausa delle Nazionali può aiutare a staccare un po’ la spina dalle delusioni in campionato”.
OBIETTIVI, MOTIVAZIONI
“Il pericolo di una stagione di transizione, è proprio abituarsi al concetto che i risultati sono messi in secondo piano. Non è così, la Lazio non può permettersi di non raggiungere il proprio risultato, anche per una questione meramente economica. Parliamoci chiaro, nessuno chiedeva a Sarri di vincere lo Scudetto, se la Lazio arriva al quinti-sesto posto ha fatto il suo. Ci sono dei limiti di organico che non rendono i biancocelesti all’altezza delle prime 4-5 squadre e infatti, non c’è l’obbligo della Champions League. Vedendo gli investimenti, la società non ha mai programmato una stagione pensando di ‘dover’ arrivare in Champions. Quando la Lazio era veramente in corsa per lo Scudetto, due stagioni fa, non potevamo dire che ad inizio stagione la squadra fosse stata costruita con quell’obiettivo. E infatti, nessuno poteva dirle niente, nel momento in cui non è arrivata prima”.
“A Terni ho svolto la stessa mansione di Angelo alla Lazio, è chiaro che tutto dipende dalle esigenze della società. Peruzzi dal punto di vista umano è una persona perbene, ha dato un grande contributo alla squadra. In linea di massima, conoscendolo, mi ha ispirato sempre grande fiducia ed p ina figura difficile da sostituire”.
IL DERBY, LE SCORIE E IL RUSH FINALE
“Riuscire a centrare l’Europa sarebbe il massimo. Per la Lazio questo è un anno di transizione, quando cambi tanto è difficile trovare il tuo assetto. Molto passa da partite come quella col Sassuolo, che sono apparentemente abbordabili ma nascondono molte insidie. Arrivare in Europa in una stagione del genere, non è affatto un risultato scontato. Non bisogna perdere motivazioni e concentrazione, devono essere prerogative per questo finale di stagione. Da atleta, devo dare tutto. La performance deve essere al massimo, poi a volte nel calcio gli episodi possono essere sfavorevoli, ma il professionista da sempre il massimo, in ogni contesto”.
LAZIO-SASSUOLO
“Può venir fuori una partita aperta, il fatto che i neroverdi giochino sempre a viso aperto, può favorire la Lazio. I biancocelesti devono ritrovare la spensieratezza, la leggerezza. La squadra di Dionisi ha una classifica e una mentalità che la fa scendere sempre in campo molto fluida ed ha qualità importanti, che la rendono pericolosa per chiunque. L’ha dimostrato in questa stagione, vincendo anche su campi difficili, contro varie big. Nel derby non c’è stata nessuna reazione emotiva allo svantaggio, purtroppo ci sono dei momenti in cui deve venir fuori il carattere, nella stracittadina la Lazio ha perso soprattutto per questo motivo. Senza cattiveria agonistica, è difficile vincere partite del genere“.
CONTINUITA’ E PRESTAZIONI
“Nella Lazio non mi è piaciuta la mancanza di continuità. Ci sono state grandi prestazioni a fronte di altre di basso livello. Credo che molto sia dovuto al cambio di guida tecnica e – in generale – alla nuova filosofia. Mi auguro che – anche chi è sul piede di partenza – abbia la mentalità giusta. Bisogna dare tutto per questa maglia fino all’ultimo secondo, per la squadra, ma anche per se stessi. Non bisogna abbandonare la nave“.
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“Immobile in Nazionale ha scontato il fatto che si è confrontato contro avversari abituati a incontri internazionali. Purtroppo
Io credo che in Nazionale arrivino solo giocatori che portano il lavoro fatto col loro club e che giocano esattamente come giocano nel loro club. L’unico che cambia gioco con l’Italia, è Immobile.
Anche questa cosa che Immobile non segna in Europa non è vera: se calcoli la media, Ibrahimovic pur avendo giocato nei top club europei ha una media gol nelle coppe europee inferiore a Immobile che non ha giocato nei top club.
Mancini ha una evidente carenza di fiducia nei confronti di Immobile e l’unico giocatore che ha costretto a cambiare modo di giocare è proprio Immobile. Questa è una cosa che mi ha sempre fatto girare le scatole. Mancini ha sfruttato malissimo uno dei più grandi cannonieri del calcio italiano e il più grande in attività”.
“Punterei ancora su quelli della Lazio, se dovessi scegliere fra i due. Immobile fa ancora la differenza, più di Scamacca. Da solo fa 30 gol a stagione. I giocatori della Lazio hanno dimostrato anche in Europa il loro valore, quelli del Sassuolo sono ancora in fase di lancio. Il tridente ideale? Immobile al centro, Berardi e Raspadori a destra e sinistra. Sarebbe un tridente veramente molto importante, la profondità di Ciro, i movimenti e gli inserimenti di Raspadori e il mancino di Berardi in mezzo al campo, rientrando. Erano 60 anni che nessuno vinceva ripetutamente a San Siro contro Milan e Inter, oltre che a Torino con la Juventus. Credo che sia la classica situazione in cui il giocatore trova stimoli ulteriori e motivazioni forti. Ovviamente, di base, c’è una qualità importante”.