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Lazio, il Mondiale ti serve: infortuni, programma e test per non staccare la spina

Il discorso Mondiale capovolto. Sarri si è scagliato duramente contro l’organizzazione del prima rassegna continentale d’inverno, che ha spremuto i calendari da agosto e, ancor di più, nell’ultimo mese e mezzo. Dopo il ko dello Stadium, con il quarto posto comunque nel cassetto, alla fine ha benedetto questo stop: «Avendo giocato così tante gare, credo che la sosta possa solo fare bene a tutti. Siamo pieni di infortuni e acciacchi, le squadre sono stanche e hanno bisogno di recuperare e tirare il fiato». Da ieri si tirano invece le somme della prima parte di stagione a Formello. E così sarà sino a dopodomani, quando la Lazio romperà le righe e, dopo 10 giorni di ferie (20-30 novembre), si ritroverà ancora nel centro sportivo. Andranno direttamente in vacanza i 6 nazionali (Hysaj, Cancellieri, Provedel, Gila, Marusic e Adamonis) impegnati nelle amichevoli in cui è stato risparmiato Immobile, che prosegue invece a parte nella capitale la sua corsa contro l’ultimo affaticamento. Questa lunga pausa servirà per riabbracciare il bomber, ma anche Patric (già in Spagna a curare il ginocchio: «Mi dispiace per l’infortunio, ci rivediamo a gennaio»), Lazzari (nessuna lesione al polpaccio, già differenziato) e Zaccagni, diventato ieri papà di Thiago. 

PROGRAMMA

Nessuno dei degenti tornerà a forzare prima d’inizio dicembre, ma tutto il gruppo sarà tirato a lucido per la prima trasferta di Lecce del 4 gennaio. Sarri e il suo staff hanno studiato a giugno il richiamo di preparazione che riporterà la squadra al top della forma nel nuovo anno. Si spingerà sull’acceleratore in ritiro, sempre più probabile dal 12 al 23 dicembre a Formello stesso. E chissà che già non ci siano al fotofinish Milinkovic e Vecino. Al momento per entrambi è certo il trittico di gare del girone dal 24 novembre al 2 dicembre (per il serbo, Brasile, Camerun e Svizzera; Corea del Sud, Portogallo e Ghana per l’uruguagio). Sergej e l’ex interista saranno gli unici due biancocelesti a non avere un attimo di respiro, sono fra i giocatori più utilizzati da Sarri sinora (oltre 1000’ in campo), ma non giocano certo in Nazionali destinate ad arrivare in Qatar – salvo sorprese – sino in fondo. Nessun’altra delle prime sette big della Serie A oltretutto ha un numero così esiguo di giocatori (11 la Juve, 7 Inter, Milan e Napoli, 4 Atalanta e Roma) impegnati nel torneo. Finalmente a riposo Provedel (1882’), Felipe Anderson (1662’), Marusic (1638’), Romagnoli (1538’), Zaccagni (1341’) e Cataldi (1284’), scottati dall’ultimo ciclo di fuoco. 

TEST PSICOLOGICO

Vai a vedere che alla fine questo “maledetto” Mondiale non possa rivelarsi davvero un vantaggio. Perché Sarri ha dimostrato di essere un autentico maestro quando ha avuto tempo e ha potuto lavorare con continuità con la rosa quasi al completo. I risultati sono sempre arrivati, anche se Maurizio non riesce a vedere oltre l’orizzonte, dopo questo stop forzato: «Chi sarà capace di uscire meglio dalla sosta, è difficile dirlo. Penso che tutti ci siamo rifatti a vedere quello che fanno in Bundesliga nella pausa invernale, ma per noi sarà un esperimento». La problematica maggiore sarà tenere alta la tensione e attivo il cervello, dovrà essere costante la voglia di tornare a giocare calcio. È più un test psicologico, perché rispetto all’estate non ci saranno chissà quali nuovi carichi di lavoro, non si ricomincia da capo. Deve volare la Lazio, nel nuovo anno, alla conquista della Champions: «Il nostro obiettivo», è già il veleno di capitan Ciro. Senza l’Italia, il suo riscatto col mondo. Il Messaggero

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Zoff, Lazio e portieri: “Provedel ed altri. Tutti dal Friuli…”

Dino Zoff fa il punto sui migliori portieri italiani. L’occasione è fornita dalla Gazzetta dello Sport. In una lunga intervista, l’ex portiere della Juventus e della Nazionale italiana ha espresso un suo giudizio su alcuni estremi difensori, in particolare su Vicario dell’Empoli accostato in queste ore sempre più alla Juve. Alla domanda sui tanti portieri cresciuti calcisticamente in Friuli Venezia Giulia, come Provedel e Meret, Zoff ha risposto così.

In Friuli – e nell’Udinese – sono sbocciati diversi portieri ultimamente: non solo Vicario, ma anche Provedel della Lazio, Meret del Napoli e Scuffet, ora in Romania con il Cluj. È soltanto una coincidenza?

“Non saprei… Ma di sicuro, come dicevo prima, i friulani sono gente responsabile, solida e concreta. Tutte qualità che aiutano anche per fare il portiere ad alto livello”.

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Luis Alberto, l’atteggiamento è giusto ma siamo al punto di partenza. E c’è sempre quella carta privata…

Nessun ritardo, stavolta prontissimo e puntuale in campo. Luis Alberto scaccia i rumors con l’atteggiamento giusto. Alla ripresa a Formello, dopo due giorni di riposo, corre a perdifiato, reclama palloni, sembra indemoniato. Eppure è finito il campionato. Forse è la rabbia perché si sente sempre il capro espiatorio, forse segue i consigli del suo entourage, che un paio di settimane fa ha incontrato in gran segreto Lotito per capire le intenzioni della Lazio. È lecito, al Mago non va giù di essere diventato un comprimario, figuriamoci le 6 panchine nelle ultime 8 gare, e un derby in cui è uscito infuriato. La sera prima, in ritiro a Formello, Sarri ne aveva richiesto espressamente la cessione a gennaio, salvo poi rilanciarlo con Milinkovic e Immobile ai box. I senatori della squadra avevano parlato in disparte con Luis Alberto, chiedendogli di mettere da parte nella stracittadina il suo rapporto gelido col tecnico. Adesso però siamo di nuovo punto e a capo: Sarri non si fida più dello spagnolo, che comunque sta facendo il suo dovere come concordato. Lotito lo difende perché non ha nessuna intenzione di svenderlo: «È forte», continua a ribadire, pur avendo subito in passato sulla propria pelle le invettive dello spagnolo. Come dargli torto, Luis Alberto ha sì 30 anni, guadagna 2,5 milioni più bonus, ma rimane un patrimonio: il Siviglia in estate lo ha illuso e ora la Lazio non ha intenzione di cadere di nuovo nel tranello. 

A giugno era arrivata dall’Andalusia, tramite l’entourage, un’offerta informale di prestito con diritto di riscatto a 16 milioni (il 20% al Liverpool), ci sarebbe una riapertura a gennaio di fronte allo stesso scenario? Chissà, ma al momento non risolverebbe comunque il problema dell’indice di liquidità, altro motivo per il quale Sarri chiede il sacrificio dello spagnolo, per puntellare la rosa con pedine più funzionali al suo gioco. Le priorità restano un terzino sinistro (Parisi più di Valeri) e un vice-Immobile (sogno Rafa Silva), ma così tutto rischia di essere rinviato a giugno. 

Il Messaggero

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Malagò intercettato spara sul sistema calcio: “Preziosi pregiudicato vero. Lotito? Il capo”

Sosta del campionato come momento di riflessione e progettazione. Sosta del campionato che a volte fa pensare e da modo di approfondire, ma che in altre lascia spazio alle inchieste e non poco di rado al chiacchiericcio, pronto a sfociare quasi nel gossip. E’ questo il senso dell’attenzione che dalle pagine di Repubblica, edizione Nazionale forniscono stamattina sul tema dell’assegnazione dei diritti Tv. Quel gusto quasi voyeuristico di leggere fra le righe dell’intercettazione di un’inchiesta. Si tratta degli atti depositati dalla procura di Milano con la richiesta di archiviazione, presentata al gip nel marzo scorso e non ancora accolta. Il telefono intercettato è quello del Presidente del Coni, Giovanni Malagò. Le chiamate trascritte in generale sono quelle con il broker Massimo Bochicchio (morto in un poco chiaro incidente stradale alla vigilia del processo, ndr), mentre quelle che attirano l’attenzione del mondo calcio sono quelle che Malagò intrattiene con dirigenti televisivi. I presidenti di serie A? “Dei delinquenti veri”. La Lega Calcio? “Come ha detto Greco (ex procuratore capo di Milano), è un’organizzazione di diritto privato… Perché altrimenti li arrestavano tutti, perché li avevano trovati colpevoli di corruzione sei anni fa con noi…”. Preziosi? “Un vero pregiudicato”. Lotito? Il Capo. “Ei i nostri amici , Juventus e Roma, sono colpevoli quanto lui. Perché alla fine lo hanno assecondato e sono diventati complici delle sue avventure…” 2 giugno 2020: voce e parole di Giovanni Malagò con Andrea Zappia, manager di Sky che, già in quel tempo non aveva più alcun incarico operativo in Italia. Spifferi ascoltati, che alimentano i veleni, ma che non pesano agli atti. Spifferi svelati in questi attimi di solitudine calcistica.

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Milinkovic, la Juve ci riprova. Sarri chiede la svolta…

Sbaglia solo chi fa. È vero che Milinkovic ha perso 269 volte palla, in teoria con una media di 19 a partita. Ma la statistica è incompleta se non se ne considera un’altra: 733 passaggi tentati da Sergej in 15 giornate, più di qualunque altro giocatore di movimento biancoceleste, fra i primi in Italia. L’ultimo mese con la testa in Qatar e il contrasto rovinoso con Rabiot allo Stadium non possono far dimenticare i 3 gol e i 7 assist sfornati sino alla nona giornata, ma anche i duelli vinti (100 di cui 31 ae- rei) come nessun altro in Serie A. Senza Immobile (Ciro ringrazia: «Credo alla Champions, io e i miei compagni dobbiamo proseguire su questa strada»), Sergej è stato la chiave tattica con le sponde per Felipe alla ricerca della profondità. Al momento insostituibile, anche quando sembra più mogio. Sarriè il primo a rimproverarlo per qualche sbaglio di troppo, ma non lo toglie mai dal suo centrocampo. Prima della batosta con la JuveMaurizio aveva parlato a quattrocchi con Milinkovic (durante il mondiale papà), a gennaio vuole ritrovarlo sgombro da qualunque pensiero e avere più certezze sul suo futuro alla Lazio, in un senso o in un altro. Lotitonon lo cederà comunque in inverno, ma ora servono garanzie anche per giugno. La verità bella o scomoda nel prossimo mese e mezzo.

OFFERTA JUVE – Il rinnovo di Milinkovic resta al centro di ogni discorso. Non a caso, Lotito ha anticipato la trattativa lo scorso week-end, ha messo 5 milioni a stagione sul tavolo. Ma l’agente Kezmanè poi volato a Torino: la Juve offrirebbe addirittura l’ingaggio da 7 milioni di Rabiot, in scadenza in bianconero. È la meta preferita del serbo, ma dopo gli applausi ruffiani dello Stadium (ancora cori discriminatori dai tifosi biancocelesti ospiti, già sotto indagine della Procura), Lotito continua a far muro sul cartellino: «Contano i soldi e non vedo offerte da almeno 100 milioni, come ho sempre detto». La “Vecchia Signora” infatti insiste con l’antica proposta da 50 più bonus, forte di un anno in meno dal termine (2024) del contratto capitolino. Chissà se il mondiale di Milinkovic darà una mano alla Lazioe se Tare riuscirà a far valere i rapporti fraterni col manager Kezman, ma Sarri non aspetta più e chiederà una svolta nel prossimo vertice di mercato. Non si può sempre ripartire da capo. O almeno bisogna saperlo e adoperarsi subito. Il Messaggero

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Klose: “La Lazio di Sarri mi piace. Potrei tornare in Italia per allenare”

Fatti, non parole. Miro Klose è fatto così. Non è uno che cerca i riflettori, non è abituato a pronunciare frasi di circostanza, solo per essere ammiccante e trarne qualche beneficio. Miro è onesto, sincero, trasparente. Non parla spesso della Lazio, ma la porta con sé. “I miei figli sono ancora laziali, anche se ora, a quasi 18 anni, giocano con la U19 del Monaco 1860 – racconta -. Essere a Roma è emozionante per me”. Miro è tornato per la Partita della Pace voluta dal papa, ed ha portato con sé tutta la famiglia. “I miei figli volevano conoscere Ronaldinho. Sono contento di aver partecipato all’evento. Noi calciatori abbiamo il dovere di mandare messaggi di pace”. Meglio ancora se l’evento è a Roma. “L’ho trovata bene, è una città incredibile. Piena di storia, cultura, romanticismo”, e che lo lega alla Lazio. “Sono affezionato a questa maglia. A volte, scorrendo la galleria, rivedo le foto del mio periodo qui. Il legame che sento coi compagni con cui ho vinto la Coppa Italia del 2013 contro la Roma resta, così come le emozioni che riaffiorano e l’affetto per la gente”. Anche se non parla spesso di Lazio. Non ne ha bisogno, non deve dimostrare, né ostentare. La lazialità ce l’ha dentro. “Ho vissuto momenti che non scorderò mai”.

Oggi è all’Altach, nella Serie A austriaca: che allenatore è?

“Credo sia fondamentale avere una filosofia di gioco, anche nel rispetto del pubblico. Bisogna ragionare sulla percezione che la gente ha del calcio che si propone. Il gioco deve essere intrigante, offensivo. Mi piace avere il possesso palla. La squadra deve essere attiva”.Un calcio diverso da quello che proponeva la sua prima Lazio, quella di Reja, col quale aveva però un ottimo rapporto…”Per me era qualcosa di nuovo e da calciatore il mio obiettivo era mettere in campo le idee dell’allenatore. All’epoca sapevo di essere in grado di fare più di quel che mi chiedeva. Andai da lui e gli esposi le mie idee. Ma Reja non era solo tattica. Parlava in faccia. Diceva apertamente e anche brutalmente se riteneva che qualcuno avesse fatto male. Umanamente dava tanto”.

Lei è diretto coi calciatori?

“Importante esserlo. Devono sapere cosa fanno bene e cosa sbagliano. E credo che l’onestà paghi sempre”.

Le nuove generazioni sono abituate a questa franchezza?

“Credo sia una questione di educazione. Ho diviso la squadra in due gruppi, il primo a ogni allenamento si occupa dei palloni, il secondo del materiale che ci serve. Se manca qualcosa, se qualcosa non è come dovrebbe, allora pagano una multa. Il calcio non è solo giocare”.

Che intende?

“Per rendere al massimo non ci si può limitare ai 90 minuti della partita. Si è calciatori sempre, 24 ore al giorno. Si devi riposare e mangiare bene. La carriera è breve, bisogna dare il massimo. Se si beve alcol e si va in discoteca, facendo il calciatore nei ritagli di tempo, non va bene”.

L’allenatore si deve adattare alla squadra che ha o viceversa?

“All’Altach l’anno scorso giocavano un calcio diverso rispetto a quello che vogliamo proporre noi. Ci è voluto un po’, ho dovuto adeguare il sistema di gioco, provare i calciatori in ruoli diversi, ma ora sono soddisfatto. Per me è il posto giusto per imparare. Prendere ragazzi giovani e accompagnarli nel percorso da calciatore: il ruolo di allenatore lo interpreto così. Devo aiutarli a raggiungere i loro obiettivi”.

Come si migliorano i singoli giocatori?

“Bisogna capire chi si ha di fronte. Ogni persona, e quindi ogni giocatore, può migliorare su aspetti diversi, e avrà bisogno di più o meno tempo per farcela. Ma l’allenatore non deve mai rinunciare a lavorare su quel calciatore. Anche se l’apprendimento è lento”.

Qual è il suo obiettivo?

“Allenare in Bundesliga. Ma non so quanto ci vorrà. Due anni prima di smettere di giocare ho capito che volevo restare in campo. Ho voglia di aiutare i più giovani. Mi identifico nel ruolo di allenatore”.E gli altri campionati d’Europa?”Mi piacerebbe pure la Serie A. Qui sono stato 5 anni, mi trovo bene. Lavorare da voi credo sia un obiettivo realistico per me”.

Le piace la Lazio di oggi?

“Quando ho tempo la guardo. Sarri mi piace molto, lo considero un ottimo allenatore. Dà imput interessanti alla squadra che li mette in campo. Però non lo conosco personalmente, quindi il giudizio è parziale”.

A differenza di quello su Pioli e Inzaghi…

“Ho fatto una settimana di praticantato da Pioli. Alla Lazio con lui c’era grande intensità già negli allenamenti. E in campo si vedeva come si vede ora al Milan. Inzaghi si è migliorato molto nella tattica, nell’intensità, nella capacità di leggere le gare. Rispetto all’inizio ha fatto passi da gigante. Questo mi stimola perché dimostra che si può migliorare”.

Qualche tifoso laziale si è sentito tradito da Inzaghi per come se ne è andato…

“Arrivati a un certo punto è comprensibile cercare nuove esperienze. Non ha preso una decisione contro la Lazio o i laziali. Ha pensato alla carriera. Penso però si debba essere sempre trasparenti. Quando si percepisce che si ha voglia di cambiare è giusto comunicarlo, alla società, ai calciatori e ai tifosi. Se si è chiari nessuno si può arrabbiare”.

Corriere della Sera

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Lulic, praticantato da allenatore da Klose. E la Lazio?

Un legame profondo. Klose e Lulic alla Lazio hanno creato una vera amicizia. Quando, nel 2020, Senad è stato fermo per un anno per infortunio, si è rivolto a Miro per curarsi con i medici del Bayern Monaco. Ora, finito il corso a Coverciano per diventare allenatore, gli ha chiesto di poter svolgere il praticantato all’Altach. “Già nelle scorse settimane è venuto qui, forse alla ripresa mi aiuterà proprio in campo”, racconta Klose. Ai tifosi laziali avrebbe fatto piacere vedere Lulic studiare da allenatore a Formello, ma come tanti altri ex biancocelesti si è staccato dal club: “Se un giocatore vuole restare in società, credo sia giusto che lo si aiuti a trovare la strada più adatta a lui: permettergli di capire se è più portato a fare l’allenatore, il dirigente o altro”. Senad la sua strada l’ha individuata e ha cominciato a percorrerla. E in fondo spera che un giorno lo riporti a Formello.

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Luis Alberto al bivio: ora valuta la partenza a gennaio

Il Mago, nella valigia, non ha giochi di prestigio. Ha il suo futuro. Luis Alberto e la Lazio sono ad un bivio. Il rapporto con Sarri è di nuovo ai minimi termini e lo spagnolo sta riflettendo realmente sulla possibilità di partire a gennaio. Non è più solo Sarri a chiederne la partenza, è il giocatore a valutarla direttamente. Durante la sosta sarà riletta e approfondita la posizione.

Nuovi dissidi

I manager della You Firts dovrebbero tornare a Roma dopo la visita di ottobre per incontrare il diesse Tare. Luis Alberto, dopo un inizio tribolato con Sarri, in estate s’era messo in testa di restare, di dare il meglio dall’inizio della stagione. Sono nati nuovi dissidi. Le panchine delle ultime partite e il cambio nel derby, con Luis Alberto a bordocampo acciaccato ma pronto a rientrare, hanno creato nuove tensioni. Il giocatore non s’è neppure scaldato contro il Monza, era con le scarpe da ginnastica in panchina. A Torino è entrato nel secondo tempo. Sarri rimprovera a Luis certi comportamenti. Luis si lamenta per la gestione dell’allenatore. Andare avanti così non interessa a nessuno, nemmeno allo spagnolo. In passato ha sempre vincolato la sua partenza al ritorno in Spagna, al Siviglia. Stavolta sarebbe disposto a valutare anche altre destinazioni pur di partire. Tra i due litiganti non riesce ad inserirsi la società e si trova a dover gestire il caso. Piazzare Luis Alberto sul mercato non è facile, soprattutto a gennaio. In pochi spendono cifre alte, per cederlo servono almeno 20-25 milioni. Il Mago può essere una carta per intavolare scambi o per allestire operazioni in prestito, incrociate. Ma dipende dalle contropartite. L’indice di liquidità blocca di nuovo le entrate. Per acquistare (a meno di cessioni remunerative) occorre che il giocatore in uscita abbia gli stessi parametri del giocatore in entrata. Luis Alberto guadagna 2,8 milioni, con i bonus si avvicina a 4 milioni. È un ingaggio alto, difficilmente copribile.

Le soluzioni

Sarri ha parlaro di Luis Alberto più volte negli ultimi giorni. Giovedì sera ha detto «ha qualità enormi e carenze». A Torino ha aggiunto «io non ho remore nei confronti di nessuno, sento lo staff, vedo gli allenamenti poi mi chiudo in una stanza da solo e decido chi gioca». In campionato ha deciso di lanciare Luis Alberto solo 5 volte dall’inizio. Già in estate, prima e dopo l’arrivo di Vecino, lo spagnolo era convinto che avrebbe giocato poco. Così è stato. Non è un mistero, Sarri aveva scelto Ilic del Verona per rimpiazzarlo. Dal mercato non sono mai arrivate offerte. In Spagna ad ottobre hanno rilanciato indiscrezioni legate al Siviglia, ipotizzando uno scambio con Rafa Mir, centravanti spagnolo, 25 anni, è gestito da Jorge Mendes. Luis Alberto può essere utilizzato come pedina di scambio, anche se certe operazioni non sono mai state considerate da Lotito e Tare. Si trovano però a gestire una circostanza particolare. Sarri non riesce a gestirlo, spinge per sbloccare il mercato con la partenza di Luis. Chiede un terzino, il preferito è sempre Parisi dell’Empoli, ma è valutato 15 milioni. È spuntato il nome di Rafa Silva, jolly offensivo del Benfica, valutato 20 milioni. Sono cifre da fantacalcio con il mercato da sbloccare. Al di là dei papabili rinforzi, tenere Luis Alberto in rosa da separato in casa non è possibile. Sarri avrà certamente calcolato che perderlo a gennaio significherebbe rinunciare ad un uomo di qualità. Da rimpiazzare come e con chi? Corrieredellosport.it

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Lotito su Milinkovic: “Gli applausi degli juventini? Portino 100 milioni se lo vogliono”

[…]  I simboli di questa Lazioun po’ rintuzzata e spenta sono Provedel, sfinito da tempo e in uscita a corpo nudo, e Milinkovic sbadato e deleterio al primo pallone perso. Con l’avvicinarsi dei Mondiali, cruciali forse per la carriera del serbo, era pure comprensibile il suo risparmio energetico. Ma per i tifosi biancocelesti sono un pugno allo stomaco gli applausi ruffiani dello Stadium, pensando alla solita scadenza del contratto nel 2024. Il destino di Sergej va risolto al più presto, in un senso e in un altro, per il bene della Lazio: «Non lo vendo, e non me ne frega nulla degli applausi. Contano i soldi, portino almeno 100 milioni per vederlo in bianconero», ha subito replicato in giro Lotito all’eco proveniente da Torino. Lo scorso week-end il patron ha trattato con l’agente Kezman il rinnovo del serbo, bisognerà trovare un punto (magari con una clausola) entro la fine del mercato. Il Messaggero

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Lazio, in trasferta meglio che in casa. E intanto cominciano i lavori sul prato dell’Olimpico…

Numeri inattesi. Sui quali riflettere. La Lazio ha chiuso l’anno solare conquistando 63 punti in 34 partite di campionato. Meglio hanno fatto solo in 4: Napoli, Milan, Inter e Juventus. Un buon risultato. Curiosamente però i biancocelesti hanno una media punti superiore in trasferta (31 punti in 16 gare) che non in casa (32 in 18). Solitamente sul proprio campo il rendimento delle squadre è migliore (nel periodo del Covid, quando tutte giocavano a porte chiuse, il fattore casalingo si era annullato). Per questo è curioso che La Lazio faccia meglio lontano dall’Olimpico. In Serie A solo il Napoli (42 punti in 17 partite) e il Milan (35 in 16) hanno fatto meglio in trasferta della squadra di Sarri nel 2022, ma fra le big solo i partenopei hanno una media punti superiore lontano da casa. Per migliorare ulteriormente e riuscire ad arrivare effettivamente fra le prime 4, dunque, la Lazio, rispetto al 2022, dovrà migliorare il rendimento interno. Lì l’Inter, con cui la squadra di Sarri condivide il quarto posto in classifica, ha conquistato ben 8 punti in più rispetto ai biancocelesti. Il vantaggio di punti nell’anno solare, i nerazzurri lo hanno creato proprio in casa. Azzardato affermare dipenda dall’atteggiamento tattico delle avversarie, che sicuramente nel proprio stadio sono più spregiudicate (e lasciano più spazio) che non in trasferta, ma dovrebbe valere per tutte le big. Una spiegazione, seppur parziale, può essere il terreno di gioco: l’erba dell’Olimpico non soddisfa Sarri e i suoi giocatori. “Il condizionamento è enorme – aveva detto l’allenatore dopo la gara con l’Udinese di metà ottobre -. Avevamo preparato una serie d’uscite da dietro, abbiamo abolito tutto una volta concluso il riscaldamento. Io su questi terreni non riesco a far esprimere la squadra. Mi piace che i ragazzi tengano la palla a terra, che facciano 700 passaggi, su questo terreno non sono l’allenatore ideale”. Era una provocazione, ma la Lazio i punti rispetto a chi la precede in classifica li perde proprio all’Olimpico. Un paradosso, sul quale Sport e Salute sta però lavorando. La società che gestisce lo stadio si è subito mossa dopo le lamentele del tecnico laziale. Nella sosta non ci sarà la rizollatura, ma una risemina. Verranno poi utilizzate lampade speciali per consentire all’erba di crescere meglio. La pausa per i Mondiali non sarà dunque tale per tutti. Sport e Salute vuole andare incontro alla Lazio per permettere ai biancocelesti di esprimere il proprio calcio anche di fronte al proprio pubblico. La collaborazione è già partita, l’obiettivo è che i risultati in casa migliorino. Consentendo alla Lazio di confermarsi fra le prime 4 pure a fine campionato. E visti i miglioramenti del 2022 sarebbe un traguardo tutt’altro che inatteso.

Corriere della Sera