Categorie
RASSEGNA STAMPA

Scommesse, i club non rischiano se hanno denunciato

“Calcio-scommesse, i club non rischiano se hanno denunciato” scrive La Gazzetta dello Sport oggi in edicola. Domande e risposte sul quotidiano rosa in merito alla vicenda calcio-scommesse. Cosa rischiano i club? “Nulla se hanno denunciato subito tutto alla Procura appena venuti a conoscenza dell’attività del loro tesserato. L’articolo 24 al comma 5 specifica che ‘hanno l’obbligo di informarne, senza indugio, la Procura federale’. Chi non lo fa va incontro alla sanzione dell’inibizione o della squalifica non inferiore a sei mesi e dell’ammenda non inferiore ad euro 15 mila. Insomma, per l’omessa denuncia si risponde soltanto a titolo personale, non c’è la responsabilità oggettiva del club”.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Immobile, i confronti a Formello dopo lo sfogo

Non saranno giorni facili i prossimi a Formello per Ciro Immobile. L’attaccante nei giorni scorsi ha aperto all’addio nel calciomercato Lazio di gennaio o giugno e per questo sono in programma confronti con Sarri e con lo stesso Lotito per capire da cosa derivi il suo malessere.

Come riferito dal Corriere dello Sport, risulta difficile credere che a far nascere i malumori di Ciro siano state solo le critiche di una parte minoritaria dei tifosi. Alla base potrebbero esserci piccole incomprensioni con Sarri, un adeguamento economico mai arrivato dopo la ricca offerta araba rifiutata oppure il dualismo con Castellanos. Gennaio si avvicina: la Lazio non vuole farsi trovare impreparata.

LEGGI ANCHE: Immobile “ferito da pochi”: “Lazio ti amo, ma non posso più dire che sarà per sempre. Arabia? Ora vacillo, vedremo a gennaio”

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Resp. Saudi Pro League: “Prendiamo Mou e ci interessa Immobile”

“L’Arabia chiama: ‘Prendiamo Mourinho. E ci interessa anche Immobile'” scrive Il Messaggero in prima pagina. Carlo Nohra, responsabile della Saudi Pro League, strizza l’occhio al tecnico della Roma e all’attaccante della Lazio: “Cerchiamo un altro effetto Ronaldo ovviamente, ma lui è insostituibile. Spero che Mourinho avrà un impatto altrettanto grande, ma poi anche chi verrà dopo lui e dopo di lui ancora. Immobile? Non è mai troppo tardi”.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Immobile e Zaccagni a rischio: Taty e Pedro scalpitano

Comincia la settimana della ripresa del campionato con la Lazio che sabato sarà impegnata in casa del Sassuolo. “Pedro e Taty, caccia al posto”, scrive Il Messaggero, che sottolinea come Zaccagni e Immobile non siano al meglio: nelle prossime ore faranno ulteriori controlli rispettivamente alla caviglia e ai flessori.

Per questo scalpitano Pedro e Castellanos, entrambi fondamentali domenica scorsa contro l’Atalanta. Sono in un momento positivo, lo spagnolo ha anche segnato il gol vittoria a Glasgow, e sperano di mettere molto minutaggio a Reggio Emilia. Insomma, Sarri può stare tranquillo: in vista del tour de force di ottobre, la panchina è lunga e le alternative non mancano.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Fabiani su Immobile: “Nulla di strano, la Lazio vuole continuare a fare la storia con lui”

L’intervista rilasciata dal capitano Ciro Immobile ha scosso tutto il mondo Lazio. Tanto che Angelo Fabiani, direttore sportivo della società capitolina, è dovuto scendere in campo ancora una volta per gettare acqua sul fuoco.Già venerdì, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, Fabiani ha avuto un incontro con Immobile. Poi, ieri, il direttore sportivo ha concesso una battuta al quotidiano nella quale sottolineava l’ottimo rapporto che il capitano ha con la società, i compagni e l’allenatore. “Non entro nel merito dell’intervista – ha aggiunto -, per quanto mi riguarda ha usato un linguaggio calcistico che ci sta tutto, e non vedo nulla di particolarmente strano”. Immobile, continua, “ha fatto un pezzo di storia della Lazio e con lui la società intende scriverne altri”. La chiosa, infine, è rivolta a sottolineare come il club dia a tutti i calciatori, compreso il capitano, il massimo del supporto in ogni ambito.

Categorie
NEWS

‘LS’ – Calisti: “Vecino è la chiave, ma che sorpresa Castellanos” (AUDIO)

Ernesto Calisti, ex calciatore della Lazio, ai microfoni di Radiosei

Settimana di sosta, tiriamo le somme dopo 10 partite

“Champions affrontata molto bene, da 8 in pagella. In campionato non è partita bene la Lazio, ma in Europa si è riscattata. Quell’inizio di stagione ha compromesso tutta la prima parte di stagione, ma la reazione è stata importante. I ragazzi hanno riacquistato morale e forma, la vittoria contro il Celtic è stata decisiva per rialzare la testa. Sono convinto che si debba ripartire da queste ultime gare, con la certezza di avere qualche rincalzo in più all’altezza. Castellanos mi sta piacendo: sa giocare spalle alla porta e sa fraseggiare con i compagni. Ha caratteristiche diverse rispetto a Immobile, complementari”.

Sempre su Castellanos

“Ha presenza, è sempre nel vivo del gioco. Riesce a cucire il gioco attraverso un’ottima tecnica di base. Ciro è forte nell’attacco alla profondità, meno quando si tratta di far salire la squadra. L’argentino è bravo di testa, ha tempismo e intelligenza nell’inserirsi. Validissima alternatica. Volevo fare i complimenti a Vecino: se sta bene, è un giocatore fondamentale che può fare più ruoli. Ultimamente ho visto bene Isaksen in campo aperto. E’ chiaro, se il contesto funziona, tanti riescono a dare il loro contributo. Anche i rincalzi, adesso, riescono a dare il loro apporto. Abbiamo perso dei titolari, perché Milinkovic è un’assenza pesante per questa squadra”.

Vecino è la chiave, mentre la difesa…

“L’uruguaiano porta punti e tanta esperienza. Sa fare tutto e lo fa bene. Inserimento, contenimento e intelligenza tattica. E’ veramente il valore aggiunto. La cosa che non mi sta piacendo è la difesa. Troppi errori individuali, di posizionamento. Molto spesso i nostri difensori guardano la palla e si perdono l’uomo. Di solito si insegna alle scuole calcio di guardare sempre il riferimento, perché se te lo perdi – l’attaccante – poi è troppo tardi. Bisogna migliorare moltissimo. Troppi gol in fotocopia”.

Dario Cadeddu

14/10/2023

Categorie
NAZIONALI

Niente Inghilterra per Zaccagni, il giocatore torna a Roma: il comunicato

Con un comunicato, è ufficiale il forfait dell’esterno biancoceleste: “Il calciatore Mattia Zaccagni, a seguito dei test fisici effettuati ieri e oggi al CTF di Coverciano, non risulta essere in grado di poter essere disponibile per la gara di martedì a Londra con l’Inghilterra e sta facendo quindi rientro al proprio club di appartenenza”

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Sarri ha deciso, con il Sassuolo conferma Castellanos

Potrebbe essere confermato al centro dell’attacco, Taty Castellanos. Dopo la prova ottima contro l’Atalanta, condita da un gol e un assist, l’attaccante argentino potrebbe giocare titolare anche alla ripresa del campionato, al Mapei Stadium di Reggio Emilia contro il Sassuolo di Alessio Dionisi. Sarri non ha ancora recuperato Ciro Immobile dal problema all’adduttore e, anche se il capitano dovesse farcela, sceglierà in base a chi sta meglio fisicamente, per questo potrebbe toccare ancora al numero 19. Lo riporta il Corriere dello Sport

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Immobile “ferito da pochi”: “Lazio ti amo, ma non posso più dire che sarà per sempre. Arabia? Ora vacillo, vedremo a gennaio”

Il battito dei suoi pensieri segue quello dei suoi gol. Ora è un momento no. Immobile è un leone ferito: «Sì, un po’ lo sono», ammette a denti stretti, gli occhi lucidi e un sorriso amaro. Lo incontriamo a Formello di prima mattina, in pantaloncini, pronto per le cure, con lo sguardo all’ingiù, ma ancora con tanti lampi di gioia e d’orgoglio. Ciro è tutt’altro che finito, ha gli anni di Cristo e non esclude mai il ritorno al futuro: «Le reti, le ritroverò. Il problema non è quello. Forse molti si dimenticano che, quando sono arrivato qui, nel 2016, non era come adesso. Non si sapeva nemmeno chi sarebbe stato l’allenatore. Adesso che facciamo la Champions mi vogliono parcheggiare fuori? Non mi sembra il massimo come riconoscimento. Ma io vado avanti, come ho sempre fatto».

Appunto. Come sta il flessore destro? Quando c’è di mezzo Ciro, cala sempre un velo di mistero.
«È un infortunio particolare, già avevo sentito tirare la coscia nella partita con il Celtic. Ultimamente sono diventato esperto con gli infortuni (ride, ndr), mi sono reso conto subito che qualcosa che non andava. Per fortuna non è niente di grave, lunedì avrò un’altra risonanza, il muscolo andrà valutato di giorno in giorno».

Duecento reti con questa maglia a un passo. Ogni volta che si avvicina una cifra tonda, c’è un ingorgo.
«Forse anche quella pressione mi condiziona, è un numero veramente importante. Mi era già successo con quota 100. Per prima cosa però devo tornare in campo, altrimenti non posso gonfiare la rete».

Possono bastare dieci partite a far dimenticare chi ha fatto la storia della Lazio?
«A quanto pare sì. Ma solo per alcuni, perché poi anche domenica gli striscioni della Nord e della Maestrelli mi hanno emozionato, mostrandomi il loro sostegno in un momento delicato».

È il più difficile di sempre?
«No. Il primo anno forse è stato il più complicato perché il mio popolo doveva imparare a conoscermi e diceva di tutto. Ora c’è solo una piccola parte della gente, che non so nemmeno se definire veri tifosi della Lazio, che mi contesta. Non credo che il vero laziale possa dirmi qualcosa, non ci credo. È solo una questione di tempo e farò ricredere anche il più scettico».

Gli effetti della scorsa stagione maledetta, anche con l’incidente in auto, si fanno sentire?
«Sicuramente non mi hanno aiutato. Prima i tanti infortuni, poi l’incidente in macchina con le mie bimbe. Un po’ il corpo e la testa ne hanno risentito, ma non penso di portarmeli ancora dietro. Forse ho un altro tipo di blocco, dovrei giocare con la testa più libera e con il corpo meno contratto».

Da dove si riparte?
«Quando vedi che le cose vanno bene cerchi di allenarti come hai sempre fatto, quando invece vanno male torni a fare le cose più semplici per ritrovarti. Se capisci che è un momento un po’ così, cerchi di non strafare perché poi fai peggio. A parte la mia situazione personale, anche la squadra ha sofferto un inizio di campionato infelice e io ho bisogno che tutto giri al meglio per segnare. Andate a vedere quante palle-gol ho avuto…».

C’è chi dice che nel 3-5-2 si sentiva più libero.
«Non c’entra nulla il modulo, ho fatto 27 reti anche con il 4-3-3 e 12 l’anno scorso, avendo saltato la metà delle partite, forse qualcuno non se n’è accorto».

Servono più assist da Zaccagni e Felipe Anderson?
«Credo che tutti avessero bisogno di sbloccarsi e la vittoria con l’Atalanta può aver segnato una svolta in un campionato in cui non siamo arrivati abbastanza pronti all’impatto e in cui abbiamo subito un calendario tostissimo».

C’è nostalgia anche delle verticalizzazioni di Milinkovic
«Manca a tutti. Ma quante volte l’addio di un grande campione fa emergere la forza del gruppo? I rinforzi hanno sofferto l’inizio, come successe a noi i primi tempi con Sarri, ma ora già sono dentro gli schemi e il suo calcio. Nuovi e veterani insieme, dobbiamo essere bravi a sopperire all’assenza di Sergio sia a livello tecnico che nello spogliatoio. Lui ha fatto la sua scelta in estate».

Opposta a quella di Ciro, ma dall’Arabia continuano a bussare per gennaio.
«È una soluzione che avevo preso in considerazione quest’estate quando era arrivata qualche offerta, poi però ho deciso di rifiutarla per la Nazionale e la Champions. Dopo un inizio di campionato così, qualche domanda me la sono fatta, specialmente dopo le critiche di alcuni, fortunatamente non tutti, che non hanno visto e apprezzato il gesto ma hanno subito presentato il conto. Questo mi fa male, anzi mi fa vacillare. E ora il mio pensiero non è più lo stesso di luglio. Alcuni giorni, quando ero più giù di morale, ho pensato “era meglio se me ne andavo”».

Sente ancora la fiducia di Sarri e Lotito?
«Del mister sempre, ci parlo tutti i giorni e sono tranquillo. Per il presidente io sono un figlio, ci siamo sempre detti le cose in faccia. Quindi, quando arriverà il momento in cui io non riesco più a dargli quello che si aspetta, le nostre strade si divideranno».

Smentiamo un falso mito: Immobile non ha mai voluto un vice che potesse sostituirlo.
«Da un lato mi fa piacere che si pensi che io abbia così tanto potere qui da decidere chi acquistare e in quali ruoli, ma il mio unico “potere”, in quanto capitano, sta nello spogliatoio. Fuori, può al massimo esserci stata qualche chiacchierata su qualche rinforzo».

Ma come, due anni fa firmò una carta privata con Sarri e Lotito per gli acquisti da fare sul mercato…
«È stata più una cosa simpatica, non dal valore reale, il mio sigillo. Diciamo che ho fatto da garante e testimone su un patto per gli acquisti che erano già stati decisi dal mister e dal patron».

In quel foglio c’era il nome di Caputo.
«Sì, è vero, poi si fece male e cambiarono i programmi. Non è vero invece che io non ho mai voluto un sostituto perché con il calcio che giochiamo, a ritmi altissimi, serve un altro bomber pronto, che ci possa dare una mano. Se una società vuole crescere in termini di obiettivi e poi di risultati, è fondamentale avere due giocatori per ogni ruolo».
Un giorno Castellanos sarà il suo erede?
«Non voglio mettere pressione al Taty. Ha un peso essere il mio successore e io non lo auguro a nessuno. Mi è capitato a Dortmund con Lewandovski e a Siviglia con Bacca, non è il massimo».

Il ricordo più bello e il rammarico più grande.
«Il rimorso è sicuramente il finale di stagione del 2020. Eravamo davvero in un periodo forte, ci sentivamo un rullo compressore, un treno che andava a mille all’ora e non poteva fermarci nessuno. Invece ci ha stoppato il Covid, è finito tutto, anche il sogno scudetto. Sia con Inzaghi che con Sarri ho vissuto tanti bei momenti. Ho amato i derby in cui non ho giocato e me li sono goduti, senza ansia, grazie al successo».

Come vive le stracittadine dopo tanti anni?
«Ancora in maniera particolare. Qui è una partita unica, non esiste nulla di simile in giro per il mondo. Nella capitale può spostare gli equilibri mentali per mesi, anche nella tua vita quotidiana. La rivalità va oltre ogni pensiero».

E come ha coltivato allora l’amicizia con Pellegrini, capitano dell’altra sponda?
«Prima con Lorenzo ci vedevamo di più, a casa o in qualche ristorante. Sopratutto quando sono nati i nostri figli, a pochi giorni di distanza, nella stessa clinica».

Martedì la Nazionale torna a Wembley dov’è arrivato il trionfo dell’Europeo.
«Un’emozione pazzesca. Vincere con l’Italia in casa degli avversari è qualcosa di unico. È stata una cavalcata bellissima, mi porto dentro tutto il viaggio: dal ritiro in Sardegna alla finale. Eravamo un gruppo con fame di vittoria e saremo legati per sempre».

Eppure il suo rapporto con l’Italia sembra sempre così problematico.
«Mai avuto un problema con nessun ct, è stato creato tutto dall’esterno. Ormai, anche chi non vede le partite mi critica, va di moda. Quando ti mettono un marchio addosso, è difficile toglierselo».

Non le dà fastidio sentire che non esistono centravanti nel nostro Paese?
«Ho vinto la Scarpa d’Oro, ma magari si aspettavano più gol da me. Invece di 200, dovevo farne 400».

Com’è il nuovo rapporto con Spalletti?
«Ottimo, mi ha fatto molto piacere che mi abbia dato la fascia da capitano, è stato un gesto importante che non mi aspettavo. Ho chiamato subito la mia famiglia, ero emozionato. Farà un bel percorso perché parla molto con i giocatori, le motivazioni sono fondamentali e lui riesce sempre a darle a ognuno».

Su quale attaccante scommetterebbe per il futuro azzurro?
«Quelli a disposizione sono tutti bravi, ma gli manca la continuità. Fare una stagione da 20 reti è facile, farne 4-5 allo stesso ritmo è più complicato. Se fai la punta, devi metterti almeno 2-3 annate consecutive con certi numeri nel curriculum. A me piace molto Raspadori. È umile e ha il veleno, tecnicamente bravo, ha personalità e sa fare tutto. È entrato nell’Europeo ed è continuo pur avendo davanti Osimhen e non giocando spesso».

E di Berardi che dice: non lo ha convinto a venire alla Lazio?
«No (ride, ndr), l’ho visto in Nazionale ma non ne abbiamo parlato perché è andato via subito».

Pensa ancora di chiudere la carriera alla Lazio?
«In questo momento dico sì e no. Non vorrei rispondere al volo, ci sto pensando da un po’ con la mia famiglia. Intanto devo tornare in forma e in campo al meglio. Una volta che ci sarò riuscito, potrò decidere davvero. Ora direi di no perché sono in un periodo negativo e sono infortunato, ma se avessi fatto 20 gol direi sì. Quindi la mia decisione non deve essere dettata dal momento. Sicuramente se prima ero convintissimo di rimanere a vita, ora lo sono un po’ meno. Sono un po’ ferito».

E come vede il suo futuro?
«Sicuramente alla Lazio, ma non so in quale ruolo. Deciderà il presidente, mi troverà qualcosa, lui non metterà mai in dubbio tutto ciò che ho fatto. Io amo la Lazio. E si dice che più ami qualcosa e più ci rimani male ed è quello che sta capitando a me. Quello che ho sempre detto, e che mi dispiace, è che prima di valutare quello che viene fatto in campo, mi piacerebbe che la gente mi valutasse anche per quello che sono fuori, come uomo. Non ho mai detto una parola fuori posto, i tifosi della Roma quando mi incontrano per strada mi dicono “Non ti abbiamo mai visto fare una provocazione verso di noi” e per questo mi rispettano. I veri laziali mi hanno sempre riconosciuto prima come persona e poi come calciatore, e lo abbiamo visto anche domenica pomeriggio. Anche qui in società hanno deciso di farmi capitano, non perché avessi più presenze, ma per il ruolo e le responsabilità che mi assumevo. Ci sono tante componenti che mi hanno spinto a dare tutto per la maglia che indosso».

In conclusione, per quello che ci ha raccontato, immaginiamo che il titolo di questa intervista non potrà essere “Lazio per sempre”, vero?
«No, perché poi la gente si fermerebbe solo al titolo, mentre io non so cosa succederà a gennaio o giugno. Non ho mai avuto paura di mettermi in discussione, né quando sono andato all’estero né quando sono tornato qui. Vedremo».
Il Messaggero

Categorie
DICHIARAZIONI

Tare e l’Albania: “Tutti forti, se fossi ancora alla Lazio li prenderei tutti”

Igli Tare e la sua Albania. La nazionale dopo aver battuto per 3-0 la Repubblica Ceca è volata in testa al Girone E valido per le qualificazioni ad Euro 2024. Un gruppo mica facile per la squadra allenata da Sylvinho con Polonia, Repubblica Ceca, Moldavia e Isole Faraoe. L’ex ds della Lazio, ai microfoni della tv albanese, ha commentato: “La squadra è stata perfetta, complimenti a tutti dal primo all’ultimo. Per la prima volta per un allenatore della nazionale albanese avrà grattacapi nella scelta, visto che ci sono tanti giocatori di qualità. Sylvinho ha costruito un gruppo competitivo che non solo può qualificarsi, ma anche fare miracoli all’Europeo. Se fossi ancora il direttore sportivo della Lazio prenderei tutta la squadra”. Da ds Tare ha portato diversi giocatori albanesi in biancoceleste. E oggi gioca ancora Hysaj, fedelissimo di Sarri e colonna della nazionale.