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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone, due fattori per ripartire: “Sarri ha ritrovato sintonia con la squadra e possibilità di ruotare giocatori” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“A Firenze la Lazio ha sicuramente pagato il fatto che fosse la quinta gara di fila in cui hanno giocato sempre gli stessi, in particolar modo a centrocampo e in attacco. Ora ci sono i recuperi molto importanti di Vecino e Zaccagni. Non sono al massimo, ma ci sono, sono rientri che contano,c he permettono delle rotazioni. Diciamo che almeno adesso Sarri ritrova la possibilità di scegliere. Restano fuori il solito Rovella e Patric, mentre gli altri, facendo gli scongiuri, dovrebbero essere disponibili. Marusic è affaticato, avrebbe bisogno di tirare il fiato, ma comunque dovrebbe andare in panchina. Diciamo che contro il Milan ci sono meno attenuanti da questo punto di vista. Vecino, per esempio, potrebbe permettere a Cataldi di riposare inizialmente, mentre Zaccagni potrebbe permettere ad Isaksen di gestire i propri fastidi. C’è stato un giorno e mezzo di riposo prima di una partita che trasmette tante motivazioni. Domani ci sarà una squadra tanto competitiva al netto di una stanchezza innegabile.

La cena che ha organizzato Sarri in un ristorante a Formello è stata importante per ritrovare sintonia, compattezza e quella serenità di cui c’era un gran bisogno. Inutile parlare di patti, ma è emersa dal gruppo la convinzione di poter invertire la tendenza, dando vita ad un finale di stagione positivo. Questo è comunque un segnale che va sottolineato. La Lazio non può essere quella di Firenze, ma il problema è che il Milan visto con l’Atalanta è tornato quello migliore di Pioli. C’è un Leao in grande condizione, è tornato immarcabile. C’è preoccupazione anche per il valore dell’avversario”.

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CALCIOMERCATO

Lazio, sfumano 8,5 milioni per Maximiano

Ci sono 8,5 milioni di motivi per far sperare alla Lazio che l’Almeria riesca in un’impresa, ormai praticamente impossibile, di restare in Liga. E non si tratta di un nuovo gemellaggio o di una partnership strategica tra le due società. Semplicemente, in caso contrario Luis Maximiano tornerà a Roma al termine della stagione.

La clausola per Maximiano

In estate il club biancoceleste aveva annunciato così l’operazione: “La Lazio comunica di aver ceduto a titolo temporaneo, per una stagione sportiva, il contratto sportivo di Luis Maximiano all’Almeria per un corrispettivo di 500.000 euro e il club spagnolo avrà l’obbligo di trasformare la cessione temporanea in definitiva al verificarsi di pattuite condizioni sportive dietro versamento del corrispettivo di 8,5 milioni“. Nel bilancio, poi, si parla di una cessione conseguita “al seguito della realizzazione della condizione obbligatoria prevista nel contratto di cessione temporanea”. Nonostante si parli in più occasioni di obbligo, secondo quanto sostenuto dall’Almeria (che nel suo comunicato d’acquisto aveva parlato solo di “opzione di acquisto”) e portato alla luce da Mundo Deportivo pochi giorni fa, con la retrocessione si attiverebbe in automatico una clausola che annullerebbe l’obbligo di riscatto da parte del club spagnolo. E gli appena 9 punti accumulati in 26 partite dalla squadra andalusa (così come i 54 gol subiti che la rendono la peggior difesa del torneo) non lasciano ipotizzare, nemmeno nella migliore delle ipotesi, uno scenario differente da quello della caduta in seconda divisione. 

Scenari: Maximiamo alla Lazio o al Barcellona?

In sintesi, al termine del campionato il portiere portoghese tornerà alla Lazio, portando con sé un mancato incasso di 8,5 milioni di euro che si sarebbe invece attivato in caso di permanenza in massima serie dell’Almeria. Un bel danno economico per il club di Lotito, che considera l’estremo difensore fuori dal suo progetto tecnico e di conseguenza dovrà trovare per lui una nuova sistemazione, verosimilmente abbassando le richieste dopo la stagione non certo esaltante (ovviamente non solo per colpa sua). A dare una mano, però, ci potrebbe essere sempre la Spagna. Ancora il portale Mundo Deportivo (specializzato in notizie riguardanti le squadre catalane) ha parlato di un forte interesse del Barcellona per Luis Maximiano, type=’text/javascript’ identificato come profilo type=’text/javascript’ ideale per fare da vice a Marc-André ter Stegen nel caso in cui dovesse partire (come sembra) Iñaki Peña. Il portoghese è seguito da tempo, finito nei referti degli scout blaugrana dai tempi delle giovanili dello Sporting. L’obiettivo sarebbe prenderlo in prestito, anche in questo caso con possibilità di riscatto, ma sfruttando il fatto che difficilmente la Lazio riceverà offerte importanti per un portiere che chiuderà l’anno con la probabile retrocessione e con il potenziale record di reti subite. Insomma, gli 8,5 milioni pattuiti la scorsa estate con l’Almeria sono destinati per forza di cose a ridimensionarsi. Corriere dello Sport

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RASSEGNA STAMPA

Lotito chiarisce: “Seguo costantemente la Lazio”

È a rischio persino l’Europa, in questo momento, con l’aggancio del Napoli a quota 40 punti all’ottavo posto. Solo cinque volte (in 19 stagioni) non è arrivata la qualificazione alle Coppe nell’era Lotito. Sarebbe un dramma per le casse biancocelesti, ecco perché il patron tiene in bilico anche il futuro del tecnico: «Il mio matrimonio con la Lazio è indissolubile la chiosa a Tag24 mentre quello con Sarri non lo so. Non l’ho sentito. Non ho potuto seguire la squadra in questi giorni, non ho avuto il tempo perché sono stato impegnato nella Commissione bilancio». Parole che ieri pomeriggio hanno fatto infuriare i tifosi, tornati a invocare un passaggio di proprietà in questo frangente delicato, proprio perché il presidente sembra più distante e sempre impegnato in Senato. Necessaria dunque in serata la precisazione del patron: «Seguo costantemente la Lazio, come ho sempre fatto nei miei 20 anni di presidenza. È stato travisato il mio pensiero». Oltretutto il ds Fabiani ha preso le redini di Formello, sta facendo da intermediario fra Sarri e Lotito, fra cui è sceso il gelo.

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RASSEGNA STAMPA

Sarri porta a cena (che non sia l’ultima) la Lazio, patto per un finale diverso: “Crediamo nella risalita”

Sarri porta tutti a cena

La sua parola è solenne come un giuramento di fedeltà. Sarri porta tutti a cena, sperando non sia l’ultima e, soprattutto, stavolta non ci sia nessun bacio di Giuda. Celebriamo l’eucaristia. Mau lo aveva promesso nella settimana dei confronti e della riconciliazione con il gruppo subito dopo la debacle di Bergamo contro l’Atalanta. Da allora Mau è venuto più incontro alle esigenze dei giocatori (niente doppie sedute) e ieri sera li ha trascinati insieme al suo staff al ristorante l’Invito vicino a Formello per una serata di spensieratezza e allegria. Sfruttando il giorno di riposo, nonostante il ko con la Fiorentina. Non cambia il programma né la strategia: bisogna mantenere l’unità interna per superare la tempesta esterna. Martedì mattina c’è stato un breve confronto, il gruppo è stremato, ma ha dato segnali di vita: «Mancano 12 giornate, mister, crediamo ancora alla risalita con un grande finale in Serie A». È tosta con il Bologna a +8 al quarto posto in classifica, ma Sarri deve cavalcare questa fede e continuare a comportarsi come un pater familias, non più come il Messia. Stringersi intorno alla squadra rimane l’unica via. Dal vecchio “patto dei Parioli” nel 2022 nacque una nuova Lazio. Al di là delle eventuali imprese contro Bayern in Champions e Juve in Coppa Italia, è l’ultima speranza da qui a giugno per riprendersi il campionato. Il Messaggero

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Giordano “Non è Sarri a dover fare il mercato. Ora non è il momento dei processi ma di pedalare” (AUDIO)

Bruno Giordano in diretta a ‘NMM’

“Nessuno può dire che si sia giocato bene l’altra sera, mi sembra di portare il pensiero di qualsiasi tifoso biancoceleste vedendo quella partita. L’Avellino in Serie C a Firenze fa una figura migliore della nostra e non subisce quello che ha subito la Lazio in novanta minuti. Non abbiamo mai visto il gioco del Napoli di Sarri, se non in 6-7 circostante in oltre 100 partite.

Leggendo le dichiarazioni di Sarri, quando si parlava di mercato gli veniva l’allergia e ora pretendiamo che lui alla Lazio faccia mercato. Al Napoli e alla Juventus non ha mai deciso un giocatore, ha sempre usato il materiale che aveva a disposizione. Al Napoli aveva dei meccanismi belli, fame e tanta qualità. Se gli stessi ingredienti li metti in questa Lazio allora puoi vedere quel gioco. Sarri è stato intelligente, ma non tutte le volte puoi giocare lo stesso calcio con uomini differenti. Anche solo un uomo in meno può cambiare tutto, in positivo o in negativo. La mia delusione viene dal fatto che ci avevano detto che con il suo arrivo sarebbero arrivati acquisti stellari. Lui però è un allenatore di campo e questo fa, prova a migliorare i suoi giocatori: nella sua carriera non ha mai preso decisioni di mercato.

Un allenatore si mette con il DS e parla delle caratteristiche fisiche e geometriche che gli servono. Sarri ama la geometria nel suo calcio, ma non ci sono le possibilità di fare acquisti straordinari. Se dei giocatori non hanno le sue caratteristiche, bisogna cercare di cambiare modulo. A me piace quando è più compatto e sfrutta le qualità della Lazio, se ci mettiamo a palleggiare facciamo la fortuna degli altri. Se si torna a parlare di mercato lo spogliatoio non è tranquillo.

C’è da dire che a fine mercato eravamo tutti contenti, erano arrivati 4-5 giocatori di livello. Ora non è il momento di fare processi, ci sono ancora 3 mesi. Non possiamo dire ogni tre settimane se il mercato sia giusto o meno, ora è il momento solo di lavorare. L’allenatore è importante, ma quelli che determinano sono i calciatori che vanno in campo: non dobbiamo dare alibi perchè tutte le squadre hanno problemi. E’ il momento di pedalare.”

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DICHIARAZIONI

Lotito: “Non seguo la Lazio da giorni. Matrimonio indissolubile, non ho sentito Sarri”

Torna a parlare Claudio Lotito, soprattutto in risposta alle dichiarazioni uscite in mattinata su ‘Il Messaggero’ circa il suo rapporto con Maurizio Sarri e la situazione societaria. Intercettato dai microfoni di tag24, il presidente biancoceleste è stato perentorio nelle sue dichiarazioni:

“Non so niente di cosa hanno scritto i giornali. Non seguo la Lazio da giorni. Mica faccio il disoccupato! Ho un sacco di cose da fare, non telefonatemi per queste cose. Con la Lazio non si tratta di non provare amore, è che mi manca il tempo. Il tempo è cinico, solo l’amore è eterno e io invece sono i legami indissolubili. Il matrimonio per me è indissolubile e con la Lazio è un matrimonio indissolubile. Di Sarri non so nulla, mica l’ho sentito”.

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APPROFONDIMENTI

Ricavi stadio, Lazio solo sesta: 20 milioni in meno della quinta

Sponsor, premi UEFA, diritti televisivi: tutto fa brodo oggi in un sistema calcio alla disperata ricerca di denaro e liquidità che possano mantenere oliati tutti i meccanismi. Fra tutte le voci a bilancio, una in particolare negli ultimi anni sta ritrovando importanza: i ricavi da stadio. Gli incassi derivanti dalle strutture sportive durante le partite casalinghe stanno tornando a rivestire un ruolo di primo piano per le società di primissimo livello, sia a livello nazionale che internazionale.

L’ultima analisi rilasciata da Calcio e Finanza ha fatto il punto sui ricavi da stadio in Italia ed il dato che salta fuori, per la Lazio, è tutt’altro che roseo. Nella particolare classifica di chi guadagna di più al botteghino, infatti, i biancocelesti sono solo sesti, con 17.9 milioni di euro. Se il dato dei biancocelesti è generalmente in linea con quello della Fiorentina, settima con 14.1 milioni, il distacco con le prime cinque squadre è abissale.

Ricavi da stadio, la differenza tra la Lazio e le altre

Le prime due posizioni sono occupate dalle milanesi: 79 milioni di euro di ricavi per l’Inter e 72.9 milioni per il Milan. Certo, sul piatto della bilancio nel caso delle due squadre di Milano pesa un impianto come San Siro ed un tasso di riempimento che, in media, sfiora il 96%. Poco sotto segue la Juventus, con i ricavi dell’Allianz Stadium che nel 2023 hanno toccato i 61,5 milioni. Chiudono le ultime due posizioni della top-5 Roma (49.2 milioni di euro) e Napoli (37.9 milioni di euro).

Insomma, fra Napoli e Lazio la differenza è di 20 milioni esatti. Un divario enorme, che forse meglio di ogni altro dato evidenzia quelle che sono le carenze progettuali che in questi anni sono stati il trait d’union fra i biancocelesti e l’Olimpico. Notti come quelle contro il Bayern non sono certo una novità, e uno stadio interamente a tinte biancocelesti lo si è visto più volte. Con una percentuale media di riempimento prossima al 63%, però, anche sotto questo aspetto si potrebbe lavorare a quel famoso “salto di qualità” di cui si parla da anni nell’ambiente Lazio.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Lazio-Milan, Abbate: “Patric e Rovella out, Marusic dovrebbe fermarsi. Zaccagni e Vecino si candidano” (AUDIO)

Lazio-Milan, Alberto Abbate (Il Messaggero) a ‘NMM’ “Patric e Rovella out, Marusic dovrebbe fermarsi. Zaccagni e Vecino si candidano”

Lazio-Milan, Alberto Abbate a Radiosei: “Patric e Rovella out, Marusic dovrebbe fermarsi. Zaccagni e Vecino si candidano”. “Era necessaria un’analisi dopo le parole di Sarri nel post Fiorentina-Lazio. Il tecnico aveva già detto queste cose sul mercato a settembre, stavolta puntualizzando che non c’entravano niente con la sconfitta di Firenze. Lotito ha detto ‘basta alibi’, per tecnico e giocatori. Ognuno ha le proprie colpe, anche Sarri ha sbagliato delle scelte. Detto questo, sono meno colpevoli (società e Sarri) dei giocatori. Per me sono loro i principali responsabili, la vecchia guardia che ha ‘tradito’, salvo qualche parentesi – guarda caso – in Champions League. Sarri temeva non ci fossero le giuste motivazioni, ma rispetto a quello che stiamo vedendo, ce ne passa”.

“L’unico che si salva, come rendimento, è Provedel rispetto alla scorsa stagione. Continuo a dire che il mercato è stato buono, ma non adatto ad affrontare la stagione con la Champions. Sarri non voleva Loftus-Cheek, era poco convinto delle sue condizioni fisiche visti i tanti infortuni. Le sue richieste estive erano Frattesi e Zielinski, punto. In tutte le società si indicano dei giocatori e poi possono arrivarne degli altri, questo lo sa anche Sarri e l’ha detto a più riprese, ma quando c’è un abisso fra le due cose…”.

“Patric e Rovella ancora out, probabilmente anche per il Bayern. Mi aspetto turnover col Milan: ci sono giocatori che non possono scendere in campo, fra questi Marusic. Cataldi e Immobile potrebbero fermarsi, mi aspetto Taty dall’inizio. Zaccagni verrà valutato domani, potrebbe partire dal 1′. Gila e Romagnoli dietro”.

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Paradiso: “Squadra e Sarri ora sono un ossimoro. Se Lotito tiene davvero alla Lazio è tempo di fare un passo indietro…” (AUDIO)

TOMMASO PARADISO in collegamento a ‘NMM’

Le colpe del momento della Lazio sono un po’ di tutti, non possiamo puntare il dito su una sola persona, anche se una per quanto mi riguarda è più responsabile delle altre. Mi dispiace per questi giocatori. Io li conosco, li sento, li vivo, sono diventati un po’ una famiglia. Mi dispiace vederli così dimessi in campo. La sensazione che ho io è che siano un po’ stanchi. C’è una specie di ossimoro delle caratteristiche individuali dei giocatori e l’allenatore. Questa squadra per le caratteristiche fisiche e mentali che ha non si sposa perfettamente con le type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee di calcio di Sarri. Da qui questo ibrido cui spesso di parla in casa Lazio.

Il tifoso vuole vincere e la Lazio stando così le cose non potrà mai ambire ad una vittoria importante. Anche in Italia le cose stanno cambiando, molti club appartengono a grandissimi fondi e proprietà, questo mi preoccupa molto. Se Lotito tiene davvero alla Lazio come dice, per il bene di questa squadra e di questi tifosi che hanno bisogno di vincere, dovrebbe fare un passo indietro. Venti anni sono tanti, è un discorso ciclico che si ripete. Non si tifa per il bilancio, un po’ ce l’ho con i tifosi che ragionano in questo modo. Mi piacerebbe ancora vincere, poi è chiaro che essendo nato nell’era Cragnotti sono un po’ condizionato da questa magia che non c’è più. Anch’io ho avuto dei confronti con il presidente, ho fatto dei complimenti quando sono state fatte cose giuste, ma basta dire che questa società non se la compra nessuno. Se non vogliamo sempre alternare buoni anni ad altri negativi, bisogna che apriamo gli occhi”.

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APPROFONDIMENTI

Lazio, speranze quarto posto al lumicino: ora è (quasi) impossibile. Ecco il dato sulla media punti

A Firenze i biancocelesti hanno perso il loro settimo scontro diretto di questa stagione su 12 giocati: appena 11 i punti raccolti negli scontri contro i rivali alle posizioni europee su 36 disponibili, meno di uno su tre. Sono proprio queste partite, contro le squadre che contano, dove Sarri deve fare punti. E a patirne è proprio la situazione di classifica, con la corsa al quarto posto che si fa via via sempre più complessa e – a tratti – anche impossibile.

Dati alla mano, nelle ultime sei stagioni (a partire dal 2017/18) la media punti necessaria a raggiungere il quarto posto, e dunque la certezza della Champions, è stata di 73 punti. Ad oggi, in attesa della sfida al Milan, la Lazio ne ha 40 e al ritmo attuale le proiezioni danno i biancocelesti a fine campionato con soli 58 punti,. Insomma, circa una quindicina in meno di quelli che in realtà servirebbero per avere la Lazio in Champions.

Se si mette mano alla calcolatrice si nota che, per riuscir a centrare la media punti da Champions la Lazio dovrebbe ingranare la quinta e iniziare a correre ad una media di 2,75 punti a partita, significa praticamente vincerle tutte. Un ritmo ad oggi difficilmente sostenibile per quanto visto in campo: basti pensare che l’Inter – ingiocabile per chiunque e schiacciasassi del campionato – ad oggi ha avuto una media di 2,64 punti a partita e la Juventus dei 102 di Antonio Conte finì il campionato con una media di 2,68. I biancocelesti, insomma, da qui alla fine dovrebbero praticamente quasi raddoppiare il proprio andamento, che ora si attesta ad un modestissimo 1,53 punti a partita.

Una speranza chiamata Dea

Da qui a fine stagione la Lazio affronterà altri quattro scontri diretti contro Milan (27esima), Juventus (30esima), Roma (31esima) e Inter (37esima). Risultati più o meno positivi in queste sfide cardine possono sicuramente rendere più o meno complesso raggiungere quel traguardo che ad oggi sembra impossibile. O quasi. C’è infatti un precedente, in Italia, di una squadra che questa scalata è riuscita a farla. Nella stagione 2018/19 alla 26esima giornata l’Atalanta di Gasperini si trovata ottava a quota 41 punti, appena uno in più della Lazio di Sarri ad oggi. I bergamaschi da quel momento cambiarono nettamente marcia, inanellando una scia di 28 punti in sole 12 partite (2,3 di media) e riuscirono a strappare il terzo posto qualificandosi per la Champions. Impossibile, allora, è nulla e sperare resta lecito. Certo, il Milan rischia di essere davvero un capolinea ma il destino è ancora tutto nelle mani dei biancocelesti.