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INFERMERIA NAZIONALI

“Dia negativo alla malaria”: sospiro di sollievo Lazio, può esserci con il Bologna

Dopo la preoccupazione delle ultime 24 ore, la Lazio tira un sospiro di sollievo. Boulaye Dia è risultato negativo alla malaria: a riportare tutto è l’edizione online de La Gazzetta dello Sport, che svela il retroscena dietro agli esami di oggi.

Dia, nulla di grave: ci sarà contro il Bologna

Il bomber biancoceleste si era sottoposto nel pomeriggio ai test rituali presso una clinica di Dakar. Nulla di grave per Dia, che potrebbe restare a disposizione del Senegal per la prossima gara contro il Burundi martedì sera.

I contatti con tra lo staff medico della Nazionale africana e quello della Lazio sono costanti. Al netto di imprevisti, Dia ci sarà alla ripresa contro il Bologna: una buona notizia per Baroni, dopo lo spavento delle ultime ore.

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NEWS

Noslin si racconta: “Vogliamo vincere l’Europa League. Pedro top, Sneijder mi aiuta. Obiettivi, ruolo, Baroni: vi dico tutto”

Tijani Noslin si è confessato ai microfoni di Lazio Press ribadendo il sogno di vincere l’Europa League con la Lazio dove è approdato la scorsa estate, fortemente voluto dal tecnico marco baroni che l’ha avuto al Verona.

Nell’ultimo anno hai cambiato completamente la tua vita: prima Verona, poi Roma. Come ti stai trovando qui?
“Le grandi differenze tra Verona e Roma sono, ad esempio, il club e i tifosi. Rispetto al Verona è più grande, anche la città; quando esci di casa e vai verso il centro ci sono molte persone che ti riconoscono, per me questa è una grande differenza. Anche giocare per questo club è diverso, a Verona le aspettative non erano così alte, ora importa vincere ogni partita e anche io spero che questa squadra sia sempre al massimo delle proprie capacità”.

Hai trovato delle difficoltà?
“Sì, è stato difficile ma passo dopo passo sono arrivato qui”.

Sei arrivato qui perché ti ha voluto mister Baroni che già ti conosceva a Verona. Qual è il vostro rapporto?
“Il mister parla molto con me, anche il suo vice, Fabrizio (Del Rosso, ndr) perché conosce bene l’inglese a differenza del mister che ha qualche difficoltà (sorride ndr). Tentano sempre di aiutarmi da quando ho lasciato Verona. Il mister vuole che io sia nella mia forma migliore perché pensa che io possa raggiungere ottimi risultati; mi serve tempo e lo sa anche lui, tuttavia mi sta accompagnando passo dopo passo, in modo tale che possa arrivare a giocare tre volte a settimana ed essere d’aiuto il più possibile alla squadra. Conosce la mia qualità e penso sappia che posso fare davvero la differenza per la Lazio. Per adesso non sta andando benissimo ma piano piano riuscirò a fare bene, sto lavorando duramente e il mister mi sta aiutando giornalmente parlandomi, spronandomi e migliorando la mia posizione; si aspetta molto da me”.

Qual é il ruolo in cui pensi di poter dare il meglio?
“Per me non è un problema questo. Penso che in ogni squadra trovi varie possibilità; a volte vai bene a destra, a volte a sinistra, altre come attaccante o come ala destra. Ogni avversario è differente, magari capita che ci sono più opportunità sulla fascia destra, altre volte invece su quella sinistra, quindi se posso aiutare la squadra in una delle tre posizioni sono molto felice; la cosa più importante è giocare e non stare in panchina”.

La Lazio per averti ha speso una cifra importante. Sei anche giovane, senti il peso di questo investimento?
“Per me il problema non sono i soldi perché non è un qualcosa che incassano i calciatori ma è un accordo tra le squadre, quindi se la Lazio e il Verona hanno stretto un’intesa per quella cifra non è per causa mia o per via delle aspettative su di me. Contano le prestazioni. Non c’è quindi una questione di soldi, si tratta di un accordo tra i club che riguarda quanto vogliono spendere  o se vogliono fare un investimento. Per me conta solo giocare sul campo, questa è la cosa più importante, e se non gioco bene critico me stesso. Anche i tifosi mi criticano ed è una buona cosa perché questo mi fortifica. So anche che qui non è come dove giocavo prima, ora dobbiamo vincere e quindi le critiche sono normali; per me è un aiuto reciproco perché anche i tifosi fanno una grande differenza nella squadra motivando tutti. Non sto dicendo loro di dover essere meno duri ma di dover aiutare tutti, anche chi sbaglia, perché anche noi siamo umani e non tutto quello che facciamo è perfetto. Fidatevi di quello che dico: ogni calciatore ha alte aspettative su se stesso ma a volte sbaglia”.

Obiettivi stagionali? Dove può arrivare la Lazio?
“Stiamo andando bene, ma dobbiamo pensare un passo alla volta. Tutti vogliono vincere la Champions. Noi vogliamo vincere l’Europa League e penso cha abbiamo delle chances. Se vedo le altre squadre noto che hanno due squadre, una magari gioca in Champions e l’altra in campionato. Averle sullo stesso livello permette a tutti i giocatori di fare la differenza per il club. Se restiamo così uniti come gruppo, anche grazie ai tifosi che ci sostengono, possiamo fare grandi cose. Il primo obiettivo è centrare la Champions League per il prossimo anno, poi vogliamo vincere l’Europa League; ogni persona della squadra lo vuole e questo è bello. Ripeto, siamo umani e possiamo commettere degli errori ma metteremo il 100% in ogni partita per raggiungere questi traguardi. Non è impossibile vincere”.

L’espulsione in Europa League, poi il gol con il Torino: quant’è stata importante la rete? Pensi che la sanzione sia stata eccessiva?
“Segnare è stato un sollievo. Il cartellino rosso non è mai bello. Prima d’ora ne avevo preso solo uno. Se rivediamo quell’azione, il gesto non è stato fatto volutamente. Era un contatto di gioco, l’avversario non era molto alto e il mio gomito era all’altezza del suo viso poi è caduto a terra e ha chiesto il rosso. Alcuni arbitri lo danno, altri no, ma comunque penso che saltare tre gare sia stato un po’ troppo. Anche per questo sono stato criticato dai tifosi, avevo giocato solo tre minuti ma poi il mister mi ha fatto giocare la gara successiva e ho segnato dopo trenta secondi: è stato un sollievo. Ho pensato: ‘Finalmente’. Tuttavia alcuni tifosi anche dopo il rosso mi hanno sostenuto, spendendo belle sul mio conto. Ripeto, è stato un sollievo la rete e ora posso continuare con questa bella sensazione, perché ora so cosa si prova a segnare per la Lazio e cosa devo fare per fare gol. Passo dopo passo arriverò dove voglio,  ci vorrà tempo ma ci arriverò”.

Oltre a Dele-Bashiru, c’è qualcuno con cui hai legato in modo particolare?
“Ho legato con tutti. A volte alcuni compagni vedono che ho difficoltà e mi dicono cosa fare. Non c’è una persona in particolare, non voglio fare nomi, ma ad esempio Pedro, Romagnoli, Gila, Pellegrini mi parlano molto. Quando instauri un buon rapporto con qualcuno, fissi in testa i consigli che ricevi. Ci sono molti giocatori che mi aiutano, anche Gigot, addirittura Nuno, non importa se hanno 35 anni oppure 22, se notano qualcosa ti spronano a fare meglio. Continueremo in questo modo”.

Noslin e l’esmpio infinito di Pedro

Pedro è sempre molto vicino ai giovani. Quant’è importante avere nello spogliatoio un campione come lui?
“Pedro è un grande calciatore. Con la sua esperienza e il suo stile, nonostante i suoi 37 anni, gioca come se ne avesse 22 o 23. E’ molto importante per la squadra. Anche se non gioca lavora duramente, in campo e fuori. E’ sempre concentrato sul calcio. Non importa se non gioca, con la sua esperienza e i traguardi che ha raggiunto, è sempre pronto. E’ ottimo. E’ così in forma che sembra vederlo indietro nel tempo, agli anni del Barcellona o del Chelsea. Fino ad ora è il miglior giocatore con cui abbia mai giocato”.

Senti spesso Snejder? Quanto ti aiuta?
“Chiaramente è molto importante per me. Ovviamente ho il mio agente personale, ma senza di lui non sarei su questa sedia in questo momento a parlare con voi. Quando arrivo ad un traguardo o se mi serve aiuto, parliamo. Anche adesso che sono in un grande club parliamo, mi fa notare cosa sbaglio e mi chiede cosa non sta andando nel verso giusto; con la sua esperienza mi dice come migliorare. Non parliamo tutti i giorni, circa una volta al mese”.

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CALCIOMERCATO

Mercato Lazio, energia in mediana per Baroni: l’ultima traccia porta in Argentina

La Lazio corre col vento in poppa e per rinforzarsi sul mercato guarda in Argentina. Seconda in classifica in campionato, leader solitaria a punteggio pieno in Europa League, la creatura di Marco Baroni vive la sosta sperando di proseguire la marcia già dal match contro il Bologna in programma il 24 novembre.

Per continuare a cullare il sogno, soprattutto i tifosi della Lazio, sperano che la società investa a gennaio per restare competitivi fino al termine dell’anno. Le rotazioni di Baroni investono tutti i settori del campo, ma soprattutto se l’utilizzo del 4-33 diventasse più frequente allora a centrocampo servirebbe un rinforzo.

Oltre al profilo di Michael Folorunsho, già allenato dal tecnico toscano alla Reggina e al Verona, secondo la Gazzetta dello Sport la Lazio starebbe puntando su Santiago Gonzalez. Parliamo di un centrocampista argentino in scadenza nel dicembre 2025 con il Tigre. Centrocampista che ha compiuto 21 anni lo scorso 3 maggio, potrebbe essere tesserato senza dover modificare la lista della serie A. Per lui in campionato 1 gol e 1 assist in 18 presenze per 1040’ complessivi.

Gonzalez, zero presenze con le selezioni Albiceleste, fa della versatilità una delle sue caratteristiche migliori. A centrocampo ha giocato da interno a due e a tre, da vertice basso nonché da esterno nel 4-4-2. Sul calciatore gli occhi di Fiorentina e Bologna.    

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

“QUELLI CHE…” – Liverani: “Rovella giocatore box to box. Lazio come l’Atalanta? Ora vi spiego tutto…”

L’ex centrocampista della Lazio, Fabio Liverani, è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosei nella trasmissione “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”, soffermandosi sul momento di Rovella e sullo stato di grazia dell’Atalanta”.

“L’Italia sta facendo molto bene ma ho qualche dubbio sulla Nations League. Non sempre le squadre sembrano dare il meglio. Rovella sta crescendo molto, è maturato grazie a Sarri poi lo scorso anno qualche infortunio l’ha limitato. Ora è divenuto un giocatore box to box”.

“Il duello Isaskesen-Tchaouna sulla fascia destra? Il calciatore danese ha spiegato che l’arrivo di Baroni lo sta agevolando. L’esterno evidentemente si sente più considerato. A livello tattico rispetto al francese appare più disciplinato. Tchaouna diversamente sembra muoversi ancora d’istinto”.

“Lazio come modello Atalanta? Luca Percassi, ad orobico, sta a Zingonia dalle 7 alle 21. Sono quattro responsabili: il tecnico, l’ad, il ds D’Amico e il responsabile dello scouting. Nella ricerca dei giocatori il segreto dell’Atalanta è questo: caratteristiche tecniche, prezzo, ingaggio e sostenibilità economica”.

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CALCIOMERCATO

Mercato Lazio, Cherki può lasciare il Lione a gennaio: ecco perché

Una tegola pesantissima potrebbe decidere il futuro di un prestigioso club della Ligue1 come il Lione, animando indirettamente il mercato della Lazio. Quinto in classifica dopo 11 giornate, il sodalizio guidato dal gruppo Eagle Football a causa dei forti debiti rischia fortemente la retrocessione.

Come scrive Il Corriere dello Sport, la Direzione Nazionale di Controllo e Gestione, organo che monitora i conti della Ligue1, ha emesso una sentenza con pochi precedenti. Lione retrocesso in seconda divisione alla fine della stagione, a prescindere dal posto occupato in classifica. Retrocessione, recita il dispositivo. La pronuncia “costringe” l’Olympique, a sistemare il proprio bilancio  che segna un rosso da 500 milioni di euro.

Se la proprietà sanasse o dimostrasse di poterlo fare, allora l’esclusione dalla Ligue1 verrebbe meno.  In una nota recente, la proprietà aveva comunicato i dubbi dei suoi revisori, i quali non avevano escluso l’ipotesi di «non certificare i conti sociali e consolidati del gruppo Eagle Football». Per fare cassa quindi, il Lione potrebbe cedere uno dei suoi gioielli. Tra questi spicca Ryan Cherki, 21 anni compiuti lo scorso 17 agosto, già nel mirino della Lazio.

Il trequartista era stato oggetto di interesse del ds biancoceleste Angelo Fabiani, poi il club aveva dirottato il proprio interesse su altri profili, chiudendo l’acquisto di Boulaye Dia. Ora l’affare potrebbe riaprirsi, considerando anche i dubbi sullo stato fisico di Gaetano Castrovilli, ancora femo per la pulizia del menisco effettuata l’8 novembre.

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ESCLUSIVE

‘9 GENNAIO’ – Dossena: “La Lazio stupisce, Baroni serio e senza fronzoli. Rovella tra il classico ed il moderno” (AUDIO)

GIUSEPPE DOSSENA in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’!

La Nazionale dopo il disastro si sta ricomponendo. Registriamo le buone prove dell’Italia che si è rimessa in rotta, per il resto aspettiamo le competizioni che contano, quella in cui sei chiamato a non sbagliare. Intanto, stiamo vedendo buonissime prestazioni.

In avanti ora abbiamo Kean e Retegui in un ottimo momento, sono buonissimi giocatori ma resta quella la zona critica degli ultimi anni. Qualcosa si sta muovendo, ma per arrivare al tiro noi portiamo tanti giocatori e centrocampisti. Non avendo risolutori assoluti, abbiamo bisogno del collettivo.

Rovella è un centrocampista di distribuzione e qualità, le statistiche lasciano il tempo che trovano, ma dovendo fare un’analisi del ragazzo è positiva. Interpreta il ruolo in modo moderno, ma con caratteristiche anche classiche.

Baroni è molto serio, persona equilibrato e senza fronzoli. Non bisogna disperarsi se perdi giocatori di qualità, si risolve con le conoscenze, i rapporti e le connessioni. La società deve essere avere la bussola della situazione e proteggere il proprio progetto, per il resto di giocatori bravi si trovano sempre se ci sono competenze ed idee.

Il campionato dimostra che non puoi permetterti pasi falsi. L’Inter è la squadra superiore, poi c’è il Napoli e di conseguenza tutte le altre, tra le quali la Lazio. Chi gioca le coppe qualcosa lascia, lì devono essere bravi i giocatori a gestire il proprio corpo e la prima vita. La Lazio sta stupendo per il modo di giocare e per la personalità con cui gioca. Se devono fare un’analisi sulle altre, dico che l’Atalanta è avanti”.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Liverani: “Rovella promosso, è all’altezza della maglia Azzurra. Isaksen? Dipende spesso dalla panchina…” (AUDIO)

Fabio Liverani in collegamento a ‘NMM’

“Io e Pirlo molto diversi da Rovella. Niccolò come primo pensiero cerca di ‘mettere in sicurezza’, il nostro no. Avevamo mento interdizione e contrasto, ma la nostra prima idea era andare in verticale, rischiare la giocata. Si tratta di avere o meno la naturalezza in questo tipo di giocata, si riduce tutto alle caratteristiche. Ieri ha fatto un’ottima partita, ha confermato il suo momento di forma. Partita non semplicissima, ha dimostrato di poterci stare tranquillamente con la maglia azzurra. Il primo anno alla Lazio è andato così così, adesso invece tutto è cambiato. Un giocatore completo, completato ancor di più dalla Nazionale e dalle gare europee. Il difficile sta nel mantenere questi standard. Subentrano pressioni mentali che ti mettono a dura prova. Ha raggiunto un livello in cui ora gli si chiede continuità.

“Analogie Lazio-Nazionale? Qualcosa c’è. Credo che il punto sia attaccare la profondità e riempire l’area di rigore. Qui c’è un terreno comune. Ancora non riesco ad esprimermi al 100% sulla Nazionale, perché due Mondiali non fatti e l’ultima figura all’Europeo, fanno riflettere. Inoltre, ho l’impressione che non tutte le Nazionali approccino allo stesso modo alla Nations League. La base di Spalletti è ottima. Il nostro centrocampo è fra i migliori a livello europeo. Bisogna attendere i test importanti per maturare un giudizio completo”.

Isaksen? Ci sono giocatori che hanno bisogno del costante supporto del tecnico. Soprattutto quelli che giocano sugli esterni, fanno prestazioni diverse in base alla vicinanza alla panchina. Possono cambiare drasticamente la prestazione”.

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DICHIARAZIONI

Il metodo Baroni: “Questi i cardini del mio lavoro. Il mare insegna a…”

Il metodo di Marco Baroni a Lazio Style. Il tecnico biancoceleste, in mattinata, ha svolto una sorta di ‘clinic’ riguardo i punti cardini del suo lavoro, anche a livello comunicativo: “Quando si lavora con una squadra c’è da fare una distinzione: gruppo o squadra. C’è una differenza fondamentale, il gruppo ha responsabilità individuali mentre la squadra ha una responsabilità collettiva in cui si vince e si soffre insieme. Per me è importante questo, nella squadra ci sono obiettivi individuali ma principalmente di squadra. Si realizzano così sia i sogni individuali sia del collettivo. L’obiettivo dell’allenatore è quello di non allontanare l’obiettivo individuale da quello di squadra. Io cerco di fare in modo che ogni individuo si esalti in un modello di squadra, non li porto mai dentro il mio modello. Cerco di esaltare l’individualità a servizio della squadra. L’uomo ha la brama di sentirsi apprezzato, un allenatore commette l’errore più grande quando porta fuori problemi. I giocatori hanno bisogno di soluzioni non di problemi, quelli li devi tenere per te”.

“Io credo che ci sia una differenza sostanziale tra istinto e ragione. Ogni giocatore porta dentro di sé un bagaglio esperienziale e questa conoscenza di qualcosa che tu hai già fatto ti porta a rifarla senza pensarci. Ma tutto dipende dall’esperienza. Un giocatore magari viene da un calcio diverso dove c’è meno pensiero e più istinto, a quel punto l’allenatore deve portargli il pensiero senza togliergli l’istinto ma non deve essere un lavoro indotto. Il giocatore lo deve trovare senza avere troppo pensiero. Io durante la partita posso correggere all’interno di un sostegno individuale, noi diamo indicazioni ma in un contesto di cinquantamila persone i giocatori è difficile che possano apprendere ciò che arriva dall’esterno. Bisogna dargli indicazioni piccole che già conoscono, quando parlo di piano partita noi diamo già ai giocatori le indicazioni sulle variabili così in partita loro già sanno. Negli spogliatoi do loro 5-6 minuti per rilassarsi e recuperare energie poi intervengo, ma il mio intervento dura non più di 4 minuti e lo faccio con un video per far vedere loro cosa migliorare. Non c’è tempo, devi intervenire chirurgicamente perché la squadra ha già dentro le emozioni e devi dargli quello che serve, non di più. Le parole devono essere spese bene senza essere eccessive”.

“Il linguaggio del corpo è fondamentale, nel senso che ci deve essere un codice univoco. Io e il mio staff dobbiamo parlare la stessa lingua sia nel proporre sia nel correggere dobbiamo usare la stessa terminologia. L’allenatore può essere utile anche con le braccia. Nell’ultima gara col Porto sentivo che la squadra poteva vincere negli ultimi minuti e col linguaggio del corpo ho provato a spingere questo concetto, non era facile comunicare in quel momento a parole e quindi ho usato il corpo. La prima crepa che può trovare una squadra in un allenatore è la mancanza di coerenza. Poi c’è la postura, il tono della voce sono cose che non devi studiare ma che hai dentro di te”.

“L’ascolto ti dà un vantaggio di conoscere e capire l’interlocutore, io come strategia quando entro prima preferisco guardare e capire le persone con cui mi trovo. A volte dico voglio sbagliare per secondo perché prima cerco di capire cosa funziona e cosa no, è inutile che io arrivo e dico cosa fare se alcune cose sono state fatte già bene. Abbiamo poco tempo noi per fare questo e non dobbiamo perdere mai niente sia nell’ascolto sia nel capire e nel vedere. Chi urla è segno che non ha qualcosa da spiegare. Spesso l’aggressione è un modo per smazzare le carte, gli urli puoi farli una volta ma devono esser efficaci. Se lo fai sempre non ti scolta più nessuno. Noi ce la giochiamo nei primi secondi e le prime parole che spendi devono cogliere l’interesse della persona che hai di fronte. Cerco di essere più autorevole che autoritario, è un mio modo di vivere ci credo e lo porto avanti. La prima cosa che cercano di capire i giocatori è se conosci la cosa che tratti, vogliono sapere se puoi farli performare bene. Se non sai di che parli è meglio tacere altrimenti ti giochi lo spogliatoio”.

Odiavo dei miei allenatori la presa in giro e l’incoerenza. Per questo cerco di avere un rapporto schietto e leale, i calciatori devono capire di essere nella direzione della loro crescita personale e poi anche per mantenere le regole della squadra. Noi vediamo questi ragazzi e li pensiamo forti perché li vediamo in un certo modo anche sui social, ma sono uomini che hanno bisogno di protezione e affetto. È una necessità anche della persona e del calciatore che fa attività ad altissimo livello dove c’è tanta pressione. L’aspetto familiare è quello che ti accoglie nei momenti belli, ma anche difficili. Cerchiamo di avere questo effetto e calore anche nello spogliatoio, ma poi il calciatore ha sempre la necessità di rientrare nella bolla della sua famiglia”.

Hobby e passioni

“Adoro il mare, ho la patente nautica e per anni ho avuto la barca a vela. In mare devi prevenire e quindi la tua attenzione deve essere sempre avanti, poi quando avviene qualcosa è spesso tardi per affrontarlo. Questa cosa è stata molto allenante per me, mi ha aiutato nella gestione di una squadra”.

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APPROFONDIMENTI

Lazio e sponsor: quali i più amati dai tifosi? Dallo storico “Cirio” del secondo scudetto fino ad oggi

Sin dalla loro introduzione risalente alla stagione 1981-1982 in risposta allo scandalo del calcioscommesse che macchiò il calcio italiano negli Anni ‘80, gli sponsor di maglia hanno rappresentato un’importante fonte di introiti per le società di calcio. I nomi e i loghi delle aziende che nel corso degli anni hanno legato il proprio nome alle squadre, non hanno soltanto contribuito economicamente al sostegno delle stesse, ma sono diventati un tratto distintivo, rendendo riconoscibili e iconiche le divise delle squadre di calcio, facendole entrare a pieno titolo nell’immaginario collettivo dei tifosi. Il discorso si applica perfettamente alla Lazio, di cui ripercorreremo gli sponsor dal primo all’ultimo.

I primi sponsor della Lazio tra Anni ’80 e inizio Anni ‘90

Il primo marchio a comparire sulle maglie biancocelesti nella stagione 1981/82 fu Tonini, azienda torinese che produceva grissini. Nelle due stagioni successive, invece, lo sponsor di maglia fu Sèleco, marchio italiano di elettronica di consumo, e fu una partnership particolarmente fortunata, poiché al termine della stagione 1982/83 la Lazio tornò in Serie A. Per il biennio 1984/86, lo sponsor fu Castor, un altro marchio di elettrodomestici. Dalla stagione 1986/87 fino al 1990/91 lo sponsor di un’altra maglia iconica (quella con l’aquila stilizzata, legata alla scampata retrocessione in C grazie agli spareggi) fu Cassa Risparmio Roma, istituto di credito poi trasformatosi in Banco Santo Spirito (sponsor della Lazio nella stagione 1991/92) e infine in Banca di Roma (sulle maglie degli Aquilotti dal 1992/93 al 1995/96).

Il periodo d’oro con Cirio, Del Monte e Siemens

Dal 1996-97 al 1999-2000, anno in cui vinse il suo secondo storico Scudetto, sulle maglie della Lazio campeggiò lo sponsor Cirio, consorzio italiano fondato specializzato nelle conserve alimentari. A questo sponsor in particolare, con cui i biancocelesti vinsero la Coppa Italia e giunsero in finale di Coppa Uefa nel 1997-98 sono legati alcuni dei ricordi più belli dei tifosi laziali. All’epoca, infatti, la Lazio era nel pieno della sua era d’oro vissuta con Sergio Cragnotti il quale divenne proprietario del club nel 1992, rimanendo al timone fino al sopraggiungere dei problemi finanziari dei primi Anni 2000.

Nella stagione 1998-99 la Lazio vinse la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea e lo sponsor sulle sue maglie per quelle competizioni, così come per la Champions League della stagione 1999-2000, era Del Monte, marchio di conserve alimentari statunitense di cui Cragnotti era a capo. Dalla stagione 2000/01 alla stagione 2002/03, lo sponsor a cui è legato la vittoria della Supercoppa Italiana 2000-2001 fu invece Siemens Mobile, divisione della multinazionale tedesca Siemens AG, specializzata nella produzione di telefoni cellulari.

L’era Lotito, gli sponsor a singhiozzo

Dalla stagione 2004-2005, con l’avvento della nuova proprietà targata Claudio Lotito, la Lazio ha visto avvicendarsi sulle proprie maglie numerosi sponsor. Dopo Parmacotto, che campeggiava già dalla stagione precedente, insieme a Indesit per Coppa Italia e Champions, sulle maglie laziali per due stagioni, dal 2005/06 al 2006/07 c’è stata INA Assitalia. Quello della compagnia assicurativa, fu per lungo tempo l’ultimo sponsor di maglia “fisso” della Lazio.

In seguito, infatti, ha avuto inizio un periodo fatto di sponsor saltuari come Edileuropa (per alcune gare della stagione 2007-08 e 2009-10), Groupama (derby 11 aprile 2009), So.Spe (parte del campionato 2007-08), Pes 2009 (una partita 2008-2009), Paideia (comparso a più riprese dalla stagione 2009/10 fino alla stagione 2023/24), Regione Lazio (Supercoppa Italiana 2009), di nuovo Sèleco (alcune gare 2016/17 e stagione 2017/18) e VisitLazio.com (Supercoppa Italiana 2019).

Marathon Bet

Nel campionato 2018-2019, la Lazio è stata sponsorizzata da Marathon Bet, un’importante società di giochi e scommesse, che ha sostenuto il club di Lotito solo per una parte della stagione, a causa dell’introduzione del decreto dignità che ha posto fine alla partnership. Negli ultimi tempi però sembra che la politica italiana voglia modificare la suddetta normativa e far ritornare questo tipo di sponsorizzazioni. Se tale evenienza si concretizzerà, nel prossimo futuro non è difficile pensare che i principali operatori o più in generale i siti considerati anche secondo CasinoItaliani.it, importante realtà nel campo della comparazione casinò, come i migliori nell’ambito del gioco online possano tornare a sponsorizzare le squadre di calcio e, probabilmente, la Lazio sarà una delle società più appetibili proprio per l’importanza del suo brand nel mercato italiano.

Gli altri sponsor della Lazio fino a oggi

Spesso la Lazio è stata al centro del dibattito da parte dei suoi tifosi e degli addetti ai lavori per la questione sponsor. Da quando ha avuto sponsorizzazioni “a intermittenza”, poiché Claudio Lotito ha spesso sostenuto di non potersi legare a un marchio qualunque visto l’alto valore del brand Lazio, preferendo offrire di volta in volta lo spazio sulle divise della squadra alle diverse aziende che si avvicinano al club, è capitato molto di frequente che la Lazio scendesse in campo senza sponsor, a volte per intere stagioni.Questa circostanza ha dimostrato di essere molto apprezzata dai puristi, i quali sono fermamente convinti che la bellezza di una maglia da calcio risalti in particolar modo senza scritte o loghi che non siano quelli della squadra o dello sponsor tecnico. Dall’altra parte, però, c’è chi giustamente fa notare come senza sponsor vengano a mancare importanti introiti che potrebbero essere investiti sia nel miglioramento della rosa, che delle strutture del club. Ad ogni modo, quella che era diventata una consuetudine, si è interrotta nelle stagioni 2021/22 e 2022/23 con l’approdo sulle divise laziali di Binance, società che gestisce una piattaforma di scambio di criptovalute. L’accordo che era stato sottoscritto a ottobre del 2021 con due anni di contratto con opzione sino al 2024, poi non è più andato avanti (anche per problemi legati all’operatività di Binance in Italia, poi risolti. E così, da allora, il reparto marketing della Lazio è ancora alla ricerca di un nuovo main jersey sponsor. In tal senso la qualificazione alla prossima Champions League potrebbe rappresentare un’importante vetrina, capace di attrarre nuovi brand e nuove allettanti offerte per il club biancoceleste.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Tchaouna torna sugli ululati di Enschede: “Ecco cosa è successo…”

Tchaouna, dal ritiro della Nazionale under 21 della Francia, ha rilasciato un’intervista a SooFoot. Dopo aver fatto un excursus sul suo passato ha parlato della sua esperienza presente con la maglia della Lazio e dell’episodio di razzismo che lo ha visto coinvolto in Europa League contro il Twente.

RAZZISMO AD ENSCHEDE – «Dopo che abbiamo segnato il secondo gol ho sentito i tifosi iniziare a gridare come se fossero delle scimmie. Non capisco, giro e vedo gente che mi saluta così. Mi sono avvicinato all’arbitro e gli ho detto “Hai sentito quello che hanno detto”, la sua risposta “Sì, ma andiamo”. Io allora gli ho detto “Cosa vuol dire andiamo? La palla è uscita e non fai niente”. Così mi inizio a scaldare, i miei compagni mi dicono di calmarmi ma perché non hanno capito non hanno sentito le urla razziste».

L’APPELLO DI TCHAOUNA – «L’arbitro poteva intervenire, parlare con il quarto uomo con il delegato Uefa e invece nulla. Per questo l’allenatore mi ha sostituito. Questa è la prima volta che mi succede, non c’è posto per il razzismo nel calcio. Se i giocatori sbattono i pugni sul tavolo un po’ di più, se siamo uniti possiamo fare qualcosa».