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ESCLUSIVE

‘9 GENNAIO’ – Marchetti: “Il 26 Maggio è stato straordinario. La traversa al 73′ è stato un segnale di vittoria. Provedel portiere completo” (AUDIO)

Federico Marchetti a ‘9 GENNAIO 1900’

“Ci sono molti aneddoti che mi fanno vedere similitudini tra questa Lazio e quella di Pioli. Due allenatori che non avevano grande esperienza in grandi squadre e che hanno creato una importate alchimia con la squadra e il tifo. Questo aspetto è fondamentale perché tutti si sacrifichino per il bene della squadra.”

Sul 26 Maggio: “E’ un trofeo che porto nel cuore, il più bello della mia carriera è stata una giornata incredibile. La traversa colpita al 73′ dopo il gol di Senad? Un segnale di vittoria, non mi sono tuffato, sono rimasto in piedi e toccando quella palla abbiamo probabilmente decretato la nostra vittoria. Che tensione!”

“L’amore dei tifosi nei miei confronti lo sento ogni volta che torno a Roma. Mi spiace che la mia storia con la Lazio si sia conclusa con un anno da fuori rosa. Quello è il mio unico rimpianto, ci sono stati problemi anche personali che non mi hanno permesso di chiudere come avrei voluto ma questo forse è un segnale per un mio ritorno.

E’ importante in ogni società avere dei personaggi che conoscono la storia e hanno vissuto la società. Ad esempio Maldini nel Milan scudettato”

Su Provedel: “E’ un portiere completo, mi piace molto, bravo con i piedi, segue l’azione sempre e esce dalla porta dando molta sicurezza al reparto, in questo mi somiglia molto. In generale questa Lazio mi piace davvero tanto, va forte tutti lottano con mentalità e con sacrifico fino al 90′, mi piace molto vederla giocare”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Liverani: “Crespo era speciale, Dia il migliore che ho allenato. Ecco in chi mi rivedo…” (AUDIO)

FABIO LIVERANI in collegamento a ‘NON MOLLARE MAI’!

La Nations League va presa con le pinze, non che non sia una competizione importante, ma le gare di agosto saranno sempre diverse da quelle che si giocano più avanti.

L’inizio dell’Italia forse ci ha fatto pensare che i problemi fossero risolti, ma comunque il percorso intrapreso è giusto. Ci può stare la sconfitta con la Francia, sono stati superiori. In questo momento siamo al di sotto delle big d’Europa, ma poi nelle gare può succedere di tutto.

Centravanti? Noi oggi abbiamo Retegui che è il capocannoniere e Kean che forse sta facendo il salto definitivo ma sono calciatori che stanno uscendo ora, non hanno conoscenze in campo europeo. Il centrocampo invece ad oggi per me è uno dei più forti d’Europa, anche considerando i ricambi; in mezzo al campo ci sono tutte le qualità, velocità, gol, dinamicità. Davanti siamo ancora alla scoperta dei nostri attaccanti, non abbiamo certezze.

È evidente che ogni società ha dei momenti storici, la Lazio per tanti anni è stata nell’Olimpo. Questo significa che la società è importante, quindi i giocatori devono sentirsi al top. Devono alzare l’asticella e crescere insieme alla squadra. Il tifoso è giusto che sogni e si affezioni, ma è altrettanto giusto che la società comprenda quando è il caso di cambiare qualcosa per ricostruire e dare entusiasmo.

Ora la Lazio ha chiuso un ciclo con Milinkovic, Immobile, Luis Alberto, Felipe e credo sia stato giusto per tutti. Allo stesso tempo si è scelto un tecnico e lo si sta seguendo, mettendogli anche a disposizione giocatori funzionali.

Guendouzi e Rovella stanno vivendo un buon momento; bene entrambi ieri.

In chi mi rivedo? Come caratteristiche non ce ne sono tanti come me. Se devo scegliere un calciatore dico Nico Paz, mancino anche se gioca più avanti. Mi piacerebbe allenarlo, ha qualità e intelligenza.

Il mancino ha un qualcosa in più? Si dice ma di certezze non ce ne sono, sostengono che il mancino sviluppa una parte più estrosa e fantasiosa di un destro.

Durante i miei anni si cercavano più gli esperti, non i giovani. Oggi la Primavera si vede in tv, prima no. Io in Primavera a Viaregeggio facevo 20-25 gol, ora i ragazzi che ne fanno 15 sono più seguiti. C’era meno visibilità, meno attenzione alle categorie minori e quindi era più difficile arrivare in A.

Il giocatore più talentuoso con cui ho giocato? Sono tanti, Nesta, Crespo, Stankovic, Mutu. Crespo aveva eleganza, era speciale, faceva gol in tutti i modi. Il più forte che ho allenato è Dia, anche se non l’ho avuto molto. Nelle mie squadre un giocatore così non l’ho mai avuto“.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Stendardo: “La Lazio rappresentava tutto per noi. Rovella e Guendouzi fondamentali, sulla coppia Gila-Romagnoli…” (AUDIO)

GUGLIELMO STENDARDO in collegamento a ‘NON MOLLARE MAI’!

Non mi faccio condizionare dal risultato negativo di ieri, credo che il percorso della Nazionale sia positivo. Quando incontriamo squadre come la Francia ancora la differenza si vede; al di là dei calci da fermo, i francesi sono stati nettamente superiori, con il loro talento e la loro fisicità e per lunghi tratti della gara hanno messo in difficoltà la nostra Nazionale. Lo stesso Spalletti ha evidenziato che il ko toglie delle certezze dopo le ultime bellissime prestazioni. Quando incontri squadre del calibro della Francia escono i limiti dell’Italia.

Gli attaccanti fanno sempre la differenza, non solo nella finalizzazione ma anche nella partecipazione al gioco. Retegui, o anche Kean, stanno facendo bene ma giocare a livello internazionale non è come giocare in Italia. Forse quel centravanti che avevamo qualche hanno fa manca; anche Ciro quando era in forma ha fatto tanto in Nazionale.

Scamacca, come Retegui e Kean, ha margini di miglioramento ma non credo abbiano completato il loro percorso tecnico-tattico. Spero che nei prossimi anni possano crescere. Guardiamo Haaland che continua a fare triplette, questo manca alla nostra Nazionale, un terminale offensivo così.

Guardo anche le cose positive della Nazionale: la squadra gioca bene, cerca di essere offensiva, ha un tecnico bravo, con personalità; provano ad imporre il loro gioco e credo che siano stati fatti passi in avanti. Sulle palle inattive è la concentrazione che fa la differenza, indipendentemente dal tipo di marcatura.

Rovella e Guendouzi? Buona prova di entrambi. Il francese è stato attento, ha giocato in un centrocampo forte e fisico. Forse sul gol di Cambiaso poteva fare meglio, ma ha fatto un’ottima prova come Rovella, che quando è entrato ha dato intensità. Si vede che vivono un grande momento di forma, sia nella Lazio che in Nazionale. Credo che siano importanti anche per il futuro della Lazio, sono bravi sia a a difendere che a impostare, oltreché a fare gol. Vecino è diverso, ha sempre fatto la mezzala. Rovella invece ha sempre fatto il play e con Baroni lo vediamo in una veste diversa, in cui anche lui potrebbe attaccare la porta. Sono entrambi fondamentali per la Lazio.

Liverani era molto tecnico, verticalizzava molto. Rovella riesce a fare le due fasi, ha un piede diverso. Liverani aveva un mancino da trequartista, ma Rovella è molto forte.

Miglior difensore italiano? Buongiorno, soprattutto per il momento che sta vivendo. E’ molto giovane e con Conte sta crescendo tanto.

Romagnoli-Gila è un’ottima coppia di centrali. Gila è molto forte, Alessio è sempre stato determinante. Hanno caratteristiche diverse che si compensano. Gigot ha caratteristiche simili a Gila, è un bel giocatore. Credi che la Lazio abbia difensori forte e credo che tutto parte dalla parte difensiva.

Il centrocampo della Lazio è forte, ha dei giocatori sia fisici che tecnici. Ci sono anche Castrovilli e Dele-Bashiru che dobbiamo aspettare. La Lazio ha calciatori lì in mezzo che permettono di cambiare anche in corsa.

Lotito qualche giorno fa alla Luiss parlava della nostra Lazio, quella del 2006, che dal punto di vista qualitativo non era eccelsa ma aveva un senso si appartenenza forte unito a voglia di andare oltre i propri limiti. La Lazio per noi e per mister Delio Rossi era l’occasione della vita, rappresentava tutto. Poteva cambiarci la carriera. Negli ultimi tempi si era perso questo senso di appartenenza, quest’anno la squadra, a partire dal tecnico, ha grande motivazioni, ha ritrovato questo sentimento e mi auguro lo mantenga fino alla fine. E’ chiaro che i risultati fanno la differenza, però la squadra ora ha ritrovato quello spirito che è alla base per costruire il successo. La Lazio è un club importante, rappresenta Roma, è un punto di arrivo ma per tanti giocatori è veramente l’occasione che gli può cambiare la vita“.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Pellegrini: “Oltre i limiti con fame ed entusiasmo, ma le pressioni le lasciamo agli altri”. Su Baroni e Tavares…

Come una seconda pelle. Più di vent’anni passati a desiderare di indossare quella maglia. Luca è riuscito a coronare il suo sogno il 31 gennaio 2023: concluso il prestito di sei mesi dalla Juve, la Lazio ha trovato l’accordo con i bianconeri per prolungare la sua permanenza per altre due stagioni e da giugno 2025 sarà riscattato a titolo definitivo. Questa è casa sua. E nessuno meglio di Pellegrini poteva raccontarci la nuova Lazio di Baroni.

Qual è stato il vostro segreto finora?
«Forse dovreste chiederlo al mister. Stiamo lavorando bene, così come abbiamo fatto in ritiro. C’è un percorso che non si ferma a quel mese. La cosa che ci dà questa forza è un pò di entusiasmo. Dobbiamo essere bravi a non oltrepassare la linea che divide entusiasmo e presunzione».

Ha trovato un limite a questa squadra?
«In realtà di limiti ne abbiamo tanti. Siamo una squadra giovane, dobbiamo puntare sempre a migliorare. Sappiamo come nasconderli, o comunque conoscerli per migliorare ogni giorno. All’inizio dell’anno tante parole sono state spese, della Lazio non ne parlava nessuno. Ma a noi piace così, non vogliamo stare in questa orbita, le pressioni le lasciamo agli altri».

Dentro lo spogliatoio la guardate la classifica?
«Finora è stato un campionato bello, sei squadre in due punti. La Serie A è molto competitiva, secondo me è seconda solo alla Premier League, anche se non ci ho mai giocato. Il calcio si sta modernizzando, anche una squadra cosiddetta piccola non ti regala niente, anzi prova anche a farla e ti mette in difficoltà».

Come è scattata la scintilla con Baroni?
«Il mister è stato bravo, è una persona molto intelligente e molto empatia. Ha tutte le qualità per fare bene con una squadra come la nostra, ha toccato i punti giusti, si è creato subito il feeling. Noi come gruppo siamo sempre stati coesi e forti, sotto tanti punti di vista il mister però ci ha dato una mano. Nei punti ciechi ci ha fatto vedere la luce»

Non va sottovalutato l’aspetto tattico…
«È stato bravo a esaltare le caratteristiche di questo gruppo. Un allenatore bravo è quello che capisce le qualità del gruppo a disposizione. Lazio offensiva? Questa idea mi è sempre piaciuta, a parte per gusto personale, ho fatto una scuola importante prima con Allegri, poi l’esperienza all’estero con l’Eintracht e infine Sarri. Per quanto mi riguarda è questa la filosofia di calcio che mi piace: adesso si difende tutti e si attacca tutti».

Quante differenze ci sono tra l’idea di calcio di Baroni e quella di Sarri?
«È totalmente un’altra squadra. Non voglio schierarmi né da una parte né dall’altra. Sarri mi ha insegnato tanto, però è cambiata drasticamente. Lo si vede anche dai risultati. Non è più possibile che lo stesso giocatore faccia tre partite da 90 minuti in una settimana, o almeno non gli stessi undici, mantenendo la stessa intensità sia fisica che mentale».

Obiettivo personale a breve e a lungo termine?
«Quando hai davanti un giocatore come Tavares, che penso al momento sia il miglior terzino d’Europa per rendimento, e non parlo di statistiche. Non ha rivali. È normale che uno deve anche guardare il dato oggettivo e mettersi nei panni dell’allenatore. Quello che posso fare io è rimanere concentrato su di me, allenarmi al massimo e farmi trovare sempre pronto quando vengo chiamato in causa».

Però in questi 12 mesi è cambiato anche il sentimento all’interno dello spogliatoio…
«Innanzitutto vincere aiuta a vincere, questo me l’hanno insegnato alla Juve. La cosa che non deve mancare è la fame, come quando ho fatto quella scivolata col Porto. Bisogna lottare su ogni pallone, quell’atteggiamento lì in questo gruppo vedo che sta crescendo nel modo giusto».

Quanto ti giri verso il compagno vedo la stessa fame negli occhi?
«Io muoio per te, tu muori per me. L’esempio è Pedrito che nelle ultime partite ha corso come un ragazzino di vent’anni».

L’emozione di giocare contro Nesta e il ricordo di un simbolo come Mihajlovic?
«È difficile parlare di uno come Nesta, lo stesso dico di Mihajlovic. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo, si vede quando una persona ha uno spessore umano. Un’icona come lui non manca solo al calcio, ma al mondo intero. Servirebbero più Sinisa in questo mondo».

Il sentimento di vestire la maglia della Lazio per la prima volta?
«Cresce giorno dopo giorno, non ti abitui mai. La Lazio non è una cosa personale. La Lazio è mia ma anche di altre centinaia di migliaia di persone. Più condividi più è esponenziale, dai tifosi ma anche ai compagni quando stai dentro al campo».

A proposito, come ha fatto Rovella a diventare così laziale in poco tempo?
«L’entusiasmo che ti porta una piazza del genere è tanto. Lui ci si è calato dentro subito. Un po’ di merito è anche mio: i primi giorni che è venuto a Roma stavamo sempre insieme, gli ho fatto anche da Cicerone. Abbiamo fatto un po’ di scuola di tifo: gli ho fatto vedere i video delle partite che sono entrate nella storia della Lazio. Ma lui non solo con me, anche con altre persone che ha conosciuto gli è cresciuta questa passione che a volte meraviglia anche me. È diventato un Ultras in campo».

Che cosa rappresenta per lei giocare il derby con la maglia giusta?
«Io l’ho vissuto sia da una parte che dall’altra e l’ho vissuto ancora prima quando nemmeno giocavo. Senza voler togliere nulla all’altra parte, viverlo con questa maglia è totalmente un’altra cosa a livello emotivo. Prima e durante c’è questa aria di tensione, poi scarichi tutta l’adrenalina che si era accumulata durante la settimana. Io vado controcorrente e dico di non caricare troppo i giovani e di viverla con un po’ più di leggerezza, anche per il gruppo che siamo adesso. Fino a questo momento è stata questa la nostra forza. Poi il mister sarà ancor più bravo di me a prepararla».

Dove era il 26 maggio 2013?
«Io ero uno dei raccattapalle. In quella partita c’erano sia i ragazzi del settore giovanile della Lazio che della Roma: anche i nostri spogliatoi erano divisi». Il Tempo

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ESCLUSIVE

“SVB” – Magliaro: “Lotito presenti il progetto Flaminio entro il 20 novembre per evitare possibili cause. Sui tempi vi dico che…” – (AUDIO)

Il giornalista del Messaggero, Fernando Maria Magliaro, è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosei nella trasmissione ‘Sei Volte Buongiorno’ per parlare della prossima presentazione del progetto Flaminio da parte della Lazio.

“Abbiamo un problema legato alla sovrapposizione di norme. Roma Nuoto ha già presentato un progetto per trasformare l’esistente senza stravolgere l’impianto nella sua natura attuale. Diventerebbe un centro sportivo di quartiere più o meno. In più, sotto le curve in tutto 7 negozi più un supermercato da 2500 mq. Ora il progetto è già in Conferenza Servizi  che deve pronunciarsi entro il 20 novembre, considerando che la prima presentazione è datata 20202, quando le norme sull’iter erano difformi da quelle attuali”

“Secondo l’assessore Onorato, dopo l’eventuale ok della Conferenza Servizi su più progetti sullo stesso soggetto, ovvero lo Stadio Flaminio, sarebbe la giunta comunale a decidere a chi affidare il Flaminio in via definitiva”.

“Ricordiamo che i pareri della Conferenza Servizi (CS) possono essere tre: favorevoli; non favorevoli; favorevoli non prescrizione. Giova ricordare che prima di tutte le difficoltà, il Flaminio è un sito archeologico per cui il parere della Soprintendenza resta vincolante. In tal senso la Lazio avrebbe due ipotesi: stadio con o senza copertura”.

“Lo ripeto, per evitare ricorsi anche da parte dell’altre proponente, la Lazio deve presentare il progetto entro il 20 novembre, data limite per la pronuncia sulla Roma Nuoto della CS. Ovvio che in caso di bocciatura del suo progetto da parte della CS, Roma Nuoto sarebbe fuori dai giochi e non avrebbe più voce in capitolo”.

“Il Flaminio potrebbe avere anche un problema sicurezza perché si trova in una zona altamente abitata, in tal senso la valutazione è in testa alla Prefettura e alla Questura”. “I tempi laddove andasse tutto bene? Parliamo di opera delicata che ha bisogno di interventi importanti di ristrutturazione. Il progetto Lotito prevede un nuovo anello, una sorta di ciambella sospesa. Solo per questo servono due anni, poi c’è la questione mobilità e parcheggio. Difficile avere tempi credibili, sapendo che l’iter approvativo richiede almeno un anno. Minimo parliamo di 36 mesi”.

Foto: PJN Project Bruxelles

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DICHIARAZIONI

Baroni: “Lazio, manteniamo passione e bellezza. Sogno l’Europa League. Rinnovo? Ci saranno tempi e modi giusti…”

Intervenuto ai microfoni di Rai Radio 1, durante la trasmissione “Radio Anch’io Sport”, Marco Baroni ha commentato il momento positivo alla guida della Lazio, oltre a soffermarsi su alcuni singoli della rosa biancoceleste prima di una chiosa sul possibile rinnovo.

Italia-Francia? Rovella e Guendouzi hanno fatto una bella partita. Nicolò è entrato molto acceso, mi fa piacere aver aiutato alla causa con giocatori pronti anche se Guendo stava dall’altra parte. Sono contento del loro contributo. Futuro azzurro? Devo dare merito al lavoro di Spalletti, non è agevolato dal fatto che il nostro campionato i due terzi sono stranieri. Questa è una difficoltà da tenere presente. Credo che l’Italia negli ultimi trent’anni abbia perso una quota importante, questo rendo un po’ più difficile la fascia dei giocatori convocabili. Io credo che c’è una squadra che esprime un ottimo calcio e che ha fatto bene. Spalletti sta facendo un ottimo lavoro.

I primi mesi alla Lazio? Devo partire da cosa ho trovato: una società strutturata, competenze di primo livello. Questo è stato un aspetto di grande crescita mia, che agevola tantissimo il nostro lavoro. Importante è aver trovato anche dei giocatori con grande cultura del lavoro, la loro disponibilità è stata fondamentale, l’aver subito condiviso il nostro obiettivo e i nostri principi, tra i cambiamenti che volevamo portare e ciò che volevamo tenere. Loro sono i protagonisti principali, noi cerchiamo di mettere passione, offrire il meglio di noi e quando avviene è bello da vedere, ma è una cosa che vogliamo mantenere.

Rovella e il gol? I miei piani gli consentono di attaccare, lui ci sta provando perché lo può fare avendo mobilità, copertura di spazi e di campo. Sono convinto che presto arriveranno i suoi gol, come quelli di Guendo. Vecino per caratteristiche ha più capacità penetrativa, mi piace tanto perché è un mediano che entra in area, in questo momento portare giocatori in area è importante. Sono convinto che è uno dei giocatori che pur far gol.  Anche Dele è un bel giocatore. Stiamo aspettando anche Castrovilli, che ha avuto qualche problema ma son convinto possa far bene.

I giovani? Dobbiamo rompere questo retaggio. Se guardiamo al calcio intorno a noi, a livello europeo, si trovano giocatori giovanissimi. Al giovane va creato un percorso, alla Lazio si è cambiato molto salutando giocatori che hanno fatto la storia, giocatori importanti per quello che hanno dato. C’è stato un ricambio generazionale, abbiamo puntato su dei giovani con talento ed è compito mio dargli fiducia e posso farlo solo andando in campo, perché le parole non bastano. Loro dovranno essere veloci perché nel calcio non c’è tempo, ma con l’aiuto della squadra possono fare questa crescita esponenziale, perché hanno anche la fiducia del tecnico, della società e dei tifosi.

Zaccagni e Pedro? Zaccagni sta facendo benissimo, sono molto contento, è un’ala vera, molto bravo nel saltare l’uomo Un giocatore che oltre alla fascia di capitano sta impersonificando molto bene questo ruolo. Lui anche da un punto di vista contrattuale ha sposato il progetto, ecco perché ho scelto di dargli la fascia, penso potesse portare questa grande rappresentatività esterna di chi è capitano nello spogliatoio e ho la fortuna di avere giocatori importanti per il lavoro e la passionalità. Per Pedro non ci sono più aggettivi, le qualità tecniche sono evidenti, me lo sto godendo internamente anche nelle qualità umane e professionistiche, dà un grande messaggio ai giovani, vederlo allenarsi come un ragazzino, con passione e dedizione. Un grandissimo professionista, ci sta ripagando della fiducia che ha con grandi prestazioni.

Gigot è un giocatore forte, è stato capitano dell’OM, ha grande personalità, aveva dei problemini. Sta bene e troverà spazio in campo, per presenza e personalità può dare un grande contributo. Alternare i portieri in ogni partita è impossibile. Per me è un ruolo delicato. Ci sono delle gerarchie che ho detto a inizio stagione, con Provedel titolare, Mandas  è giovane, ha potenzialità importanti. Quando ritengo che ci siano i presupposti per mantenere alto il livello di fiducia e prestativo di entrambi possono dare spazio a Mandas in campo europeo.

Dia? Domani riprendiamo gli allenamenti devo parlare con i dottori. Ha fatto i test ed è apposto, contiamo di inserirlo subito nel gruppo. Per il resto è un giocatore forte, con mobilità e interpretazione del ruolo, se sarà a disposizione giocherà contro il Bologna.

Vincere l’Europa League è un sogno. Vogliamo far bene, siamo davanti a squadre incredibili e ci vorremmo rimanere. Abbiamo delle partite importanti, la squadra ci crede. Io più che guardare l’obiettivo, dobbiamo guardare il percorso e lo stiamo facendo, non dobbiamo pensare di aver conquistare qualora. ora inizia il momento più difficile, dobbiamo affrontarlo con forza.

Rinnovo? Sono arrivato in una grande società, un pubblico meraviglioso, non voglio neanche commentare quello che è stato scritto. L’unica cosa che faccio è pensare a dare tutto, per il resto ci saranno tempi e modalità per valutarle”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘SVB’ – Rambaudi: “Bene Rovella e Guendouzi, il francese meglio non averlo come avversario. E sul Bologna…” – (AUDIO)

Roberto Rambaudi è intervenuto ai microfoni di Radiosei nella trasmissione ‘Sei Volte Buongiorno’. Le parole dell’ex calciatore biancoceleste sul momento della Lazio e della Nazionale:

All’Italia è mancata attenzione sui calci piazzati. La prestazione c’è stata, ma non sono mai stati pericolosi. Prova bella ma poco efficace. Retegui, anche se poco servito, non è stato molto d’aiuto alla squadra. Anche l’assenza di Donnarumma potrebbe aver deconcentrato i calciatori.

Credo che Locatelli abbia fatto bene ma non troppo. Rovella cerca la giocata chiave, mentre Locatelli quella bella che non serve.

Guendouzi? Vedendolo nella squadra avversaria, è irritante (sorride ndr). Rovella ad un certo punto gli ha anche detto di piantarla. Ad ogni modo è cresciuto molto, basta vedere come sta in campo e come è diventato sempre più leader. Il linguaggio del corpo ora ragiona con il ‘noi’, ha cambiato atteggiamento.

Baroni proseguirà con le rotazione. Tchaouna e Isaksen devono migliorare. Tchaouna ha qualità, deve abbinare la continuità. Loro due hanno diverse caratteristiche. Il loro impiego dipenderà anche da chi avranno dietro: con Tchaouna è possibile vedere Marusic, dà più equilibrio; con Isaksen va bene anche Lazzari.

Dia? Bisogna vederlo in allenamento per capire se potrà giocare domenica. Col Bologna se vuole dare un messaggio offensivo, Baroni lo mette. Altrimenti va bene anche Pedro dietro alla punta.

Dopo la sosta solo il tecnico che li ha visti in allenamento può sapere chi è pronto per giocare. Tuttavia, chiunque sceglierà andrà bene. L’allenatore ha trovato, merito anche dei calciatori, la chiave giusta. I giocatori sono stati molto bravi a farsi coinvolgere, sono un gruppo unito. Sono affamati, hanno spirito di sacrificio. Faccio i complimenti a tutti, per il modo in cui hanno ottenuto i risultati. Ci saranno dei momenti difficili, ma secondo me la squadra rimarrà compatta e con la voglia di stupire.

Castellanos a partita iniziata, se Dia sta bene, può essere una soluzione, visto che il calciatore torna da un viaggio lungo. L’altra opzione può essere Noslin centravanti per non dare riferimenti al Bologna. Io personalmente non rinuncerei mai al Taty, ha sempre voglia di vincere.

La sfida col Bologna la preparerei come se fosse una finale, soprattutto perché dopo la sosta tornare in campo come prima della pausa non è scontato. L’obiettivo deve essere fare bene in questo mini ciclo di gare, Bologna e Parma, che possono portarti primo in classifica.

Il Bologna è una squadra riconoscibile, ha un calcio propositivo. Come mentalità è un po’ come la Lazio. Servirà un ritmo alto, far girare la palla veloce. Noi dovremo essere bravi, e lo siamo, a verticalizzare rapidamente anche con i difensori“.

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INFERMERIA

Lazio, Dia rientra: “A Formello per la ripresa degli allenamenti”

“La S.S. Lazio comunica che, a seguito dei costanti contatti fra il Club e la federazione senegalese, nella giornata di domani il giocatore Boulaye Dia farà rientro a Roma. Pertanto l’attaccante martedì sarà a Formello per la ripresa degli allenamenti”. Bollettino ufficiale diramato dal club biancoceleste.

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RASSEGNA STAMPA

Capitan Zac: “Lazio, rinnovamento e libertà. Baroni mai uno sbaglio, restiamo aggrappati al sogno”

La sua assenza si nota. La sua presenza anche. Mattia Zaccagni è temporaneamente fuori dalla Nazionale, ma straordinariamente dentro una Lazioentusiasmante della quale è diventato il leader non solo tecnico. Vive un momento talmente felice da non riuscire a coltivare rimpianti o accendere polemiche. «Felicità massima, la mia» garantisce, «la squadra sta andando bene, risponde alle sollecitazioni di Baroni ed è tutto fantastico». Mattia è oggi un giocatore solido, per il quale l’esecuzione viene sempre prima dell’invenzione. Per colpa del cognome è inseguito da un termine, “zaccagnata”, che ferisce solo chi ne subisce una o più. Lo incontriamo a Formello, campo e ormai casa: «Da qui non intendo muovermi più». 

Le zaccagnate, i 4 gol e i due assist col Verona, hanno fruttato 9 punti, nessuno finora ha portato più punti di te.
«Mi sono fatto le ossa in C e in B. Ho raggiunto la consapevolezza, mi fa sentire sereno, è stato lo step mentale per diventare completo».

Capello ha detto che sposti le partite.
«Penso che sia vero. Lo ringrazio, è un grande. Sono onorato».

Una zaccagnata è il “tiraggiro” alla Del Piero o alla Insigne. Come ti viene? Lo alleni?
«L’ho allenato tanto nella mia mente. Avendo da sempre come idolo Alex (Del Piero, ndi) guardavo tante sue giocate, era il suo tiro, la sua mattonella. Mi ha scritto dopo Monza e mi ha detto “gol bellissimo”».

Cos’hai risposto?
«Gli ho scritto “non potevo che onorare il tuo 50º compleanno dalla tua mattonella”».

La scintilla bisogna averla dentro.
«Provo tanto in campo. Ma il gesto mi viene naturale. Partendo da sinistra, calcio col mio piede che è il destro, mi viene automaticamente».

Il bello è che il “tiraggiro” di destro ti viene con una torsione innaturale della caviglia sinistra, tutta piegata, da molleggiato. È successo a Monza come nel derby del 19 marzo 2023: è come segnare in bilico.
«È una mia postura naturale, la assumo dopo il tiro. Mi piego molto col corpo sulla gamba d’appoggio, ma questo non lo percepisco. Non so se aiuta a dare il giro, so che mi viene così».

Non dimentichiamo l’incornata in avvitamento contro l’Empoli, assist di re Tavares.
«Ho segnato anche di tacco, di testa, un po’ in tutti i modi».

Com’è avere quel treno alle spalle?
«Un altro po’ e Tavares butta giù anche a me (altra risata). Grande giocatore, ci dà tanta qualità, forza. Stiamo cercando di sfruttare le sue doti e i frutti si vedono».

Non vale come risposta “è merito del lavoro”. Che magia c’è dentro la Lazio?
«Partiamo dal lavoro della società, il mercato di rinnovamento. E Baroni da subito ci ha dato una grande carica, serenità, la scelta dell’allenatore è stata fondamentale».

Luca Pellegrini un giorno ha detto “Baroni non ha mai sbagliato un discorso”.
«E non ha mai sbagliato a preparare una partita, non ci riempie di indicazioni tecniche o tattiche, ci dà quelle che servono».

Nessuno ci credeva, non dirmi che voi…
«Eravamo carichi, curiosi di scoprire Baroni. È stato un impatto piacevole. Ci ha immersi in tanto lavoro, in tanti allenamenti a grande intensità, questo ci ha portati nella condizione di sfruttare il suo gioco».

Guardate la classifica o mi dai la risposta di comodo?
«Dev’essere il motivo che ci dà la spinta per andare avanti così. Si guarda, ma a questo punto della stagione è prematuro pensare a grandi obiettivi. Giochiamo per vincere sempre, l’atteggiamento dev’essere lo stesso».

Quattro punte mobilissime, come si gioca nel calcio senza “ruoli” di Baroni?
«La mobilità che abbiamo descrive l’efficacia del calcio di oggi, con sempre meno ruoli rigidi. Ognuno di noi ha più ruoli da coprire, questo ci chiede Baroni. Non dare punti di riferimento. Io vado molto dentro al campo o resto largo, dipende anche da cosa fanno il terzino e il mediano. Tutti movimenti che portano a soluzioni di gioco».

Dopo Monza hai detto “mi sento libero”.
«Sì perché Baroni, a 30 metri dalla porta, ci dice “fate quello che volete”. Insiste molto nel puntare l’uomo, io mi trovo alla grande».

Otto anni fa eri in C, oggi sei il capitano della Lazio a meno uno del Napoli e dell’en plein in Europa.
«Mi sono affezionato a questo club, ho anche la responsabilità della fascia. Mi sento di aiutare i ragazzi più giovani».

Capitano con la 10, ala-bomber. Il peso di Ciro, Luis e Felipe tutto sulle spalle.
«Uno stimolo. Ciro è un grande giocatore, è un grande amico. Mi sento con lui, mi dà consigli. È anche il padrino di mio figlio Thiago».

Sentivi che saresti stato tu l’erede?
«Non ne sapevo nulla. Quando Baroni mi ha comunicato la decisione ero veramente contento, orgoglioso e voglioso di indossare la fascia».

Sembrò una decisione imposta dall’alto.
«Mai nessun problema nello spogliatoio».

È la Lazio dei capitani, citazione di Baroni.
«Marusic ha tanta esperienza. Ci sono Patric, Alessio, che è stato capitano del Milan. L’ha indossata Ivan. È una bella cosa. Sono sereno, chiunque la indossa la porta in alto».

Lazio di capitani e di giocatori-tifosi. È bello vedervi cantare gli inni.
«È bello e coinvolgente vincere all’Olimpico, la Curva e tutti i tifosi trasmettono passione, voglia di indossare la maglia. C’è grande passione in campo. Giocare per la Lazio è diverso».

In che senso?
«Ti fa stare dentro la passione dei tifosi. Ti porta a essere tifoso di questa storia e di questa maglia».

Piola, Wilson, Chinaglia, D’Amico, Giordano, Signori, Nesta, Favalli, Immobile e Zaccagni. Che capitano pensi di essere?
«La fascia la indosso e la indosserò a modo mio, con tutto me stesso».

Nel calcio di oggi si può ancora dire “capitano a vita”?
«Ho quasi trent’anni e cinque di contratto. Qui sta bene la mia famiglia, siamo contenti, per ora non ho altro futuro che la Lazio».

Juric cosa ti ha dato a Verona?
«Il salto mentale».

E Sarri?
«Mi ha voluto alla Lazio, gliene sarò sempre grato. Mi ha insegnato come difendere, come attaccare la porta e come gestire il possesso».

Tudor cosa ti ha tolto?
«Nulla. Come allenatore era più simile a Juric, come ruolo lo interpretava in tutt’altra maniera. Certe volte mi sono trovato a fare il quinto. Spendevo un po’ troppo in fase difensiva. Siamo riusciti a raggiungere l’Europa che stiamo vivendo adesso».

Ti sei chiesto perché non sei in Nazionale?
«La Nazionale è un obiettivo per tutti, mi sarebbe piaciuto andarci. Spalletti ha fatto questa scelta, giocare in questo modulo obiettivamente è un po’ penalizzante».

Ne avete parlato?
«No, ma quando sono stato convocato dopo l’Europeo mi sono accorto che ero l’unico esterno d’attacco. Il cittì dice che posso anche ricoprire il ruolo di seconda punta. In partita con la Lazio mi alleno a farla, spesso mi trovo a ridosso del centravanti. Non è difficile, ma è un ruolo diverso. Questione di abitudine».

Dopo il gol alla Croazia non hai rigiocato, ci sei rimasto male?
«Se il modulo della Nazionale fosse lo stesso della Lazio il mister mi chiamerebbe a occhi chiusi. Credo sia tutto riferito a questo».

Dopo il gol nel derby rimanesti chiuso nello stadio, non ti facevano uscire. Il prossimo lo vivrai da capitano.
«Sarà ancora più bello vincerlo».

Sei nato regista.
«Marco Osio mi faceva giocare regista a 16 anni in C2, nel centrocampo a tre. Ero sempre stato mezzala sinistra. Quando abbiamo vinto la B a Verona ho fatto l’interno sinistro. Juric giocava a due in mezzo. Mi lasciava libero di allargarmi sulla fascia, di venire dentro da trequartista».

Ieri Del Piero, oggi chi ti ispira?
«Il più forte è Vinicius».

Ammucchiata scudetto, ci sarà anche la Lazio fino alla fine?
«Tante squadre forti, è bello così e per la Lazio sarebbe bello rimanere aggrappata fino alla fine».

Cosa significa quella maxi tigre tatuata sulla schiena?
«Mi piaceva il disegno, tutto qui».

Perché l’Arciere?
«Nel video di presentazione della Lazio c’era una mia esultanza da Arciere, nata casualmente, era piaciuta ai tifosi. L’ho adottata».

Di padre in figlio. Il piccolo Thiago (ieri 2 anni festeggiati a Disnelyland) veste Lazio.
«Quando la mattina io e Chiara gli mettiamo jeans e felpa vuole indossare anche il pantaloncino della Lazio e la maglia. È fantastico. Non vedo l’ora che arrivi la partita per portarlo in campo. Vedo nei suoi occhi la passione per il pallone e verso la Lazio. E lui, appena vede qualcosa, lo scudetto della Lazio o l’aquila, impazzisce. È bello trasmettergli tutto questo».

Hai acquistato un lido sul lungomare di Bellaria-Igea Marina e uno storico caffè di Rimini. Studi da imprenditore?
«Ho acquistato una spiaggia, per ora mi piace solo investire. Il bar è storico, l’ho preso con alcuni amici, mi piace andare a trovarli quando torno a casa».

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RASSEGNA STAMPA

Pedro canta: “Grazie Roma per la Lazio. Baroni mi ha rianimato. Sul futuro…”

La Lazio vola in quest’avvio di stagione e parte del merito è sicuramente di Pedro, uomo chiave di mister Baroni. Proprio l’attaccante spagnolo è intervenuto ai microfoni de Il Messaggero: «Mai pensato di andar via, volevo continuare alla Lazio e rispettare il contratto. Ho parlato con il ds e il presidente e, anche se avevano comprato tantissimi giocatori in attacco, hanno deciso di tenermi. E ora tutti insieme, i giovani e un vecchietto, siamo un’incredibile macchina da gol».

Cosa manca alla Lazio per diventare una big

«Trovare la continuità nei big match. I veri esami arriveranno con Napoli, Inter, Atalanta e le altre big sino al derby del 5 gennaio. Poi vincere un trofeo, come la Dea, darebbe un futuro diverso alla Lazio».

Pedro sul futuro nella Lazio

«Non c’è stata la proposta di rinnovo al momento, vedremo più avanti con Lotito, ci siederemo a un tavolo».

Pedro sull’addio alla Roma

«Non voglio raccontare vicissitudini di cui ho già detto sulla Roma e Mourinho. Sono il passato, anzi hanno preso la miglior decisione all’epoca e li ringrazio di avermi ceduto alla prima squadra della Capitale ovvero la Lazio. Io volevo continuare in Serie A, dove c’è tanta concorrenza, e sono stato accontentato».

Pedro in caso di trofeo con la Lazio

«Sono pronto a tuffarmi dentro la Fontana di Trevi, se mi danno il permesso e non mi arrestano (ride, ndr)».