Dopo Immobile è stato Zaccagni ad ereditare la fascia da capitano, ora c’è da capire chi la indosserà.
Baroni aveva dato la fascia a Zaccagni dopo i saluti di Immobile, Sarri nella prima amichevole stagionale, in assenza di Zac, l’ha data a Cataldi.
A fare chiarezza su chi sarà il nuovo capitano biancoceleste è stato lo stesso Sarri in conferenza stampa: “Nella prima amichevole Cataldi aveva la fascia per una questione legata al numero di presenze, Marusic ci tiene leggermente meno, Danilo ha un passato in biancoceleste. Ora sarà il gruppo a decidere se verrà confermato capitano Zaccagni”.
Il tecnico biancoceleste non è sceso in campo con la squadra questa mattina, un’assenza annunciata già ieri durante la conferenza di presentazione.
Ultima doppia seduta della preparazione, domani poi la Lazio terminerà il ritiro con l’amichevole contro l’Avellino in programma alle 20.30 a Frosinone.
Si è da poco concluso l’allenamento mattutino ed il tecnico non è sceso in campo con la squadra, un’assenza che lo stesso Sarri aveva annunciato ieri in conferenza stampa: nessun allarme, il Comandante in mattinata effettuerà un controllo alla tiroide; al suo posto, la squadra lavorerà agli ordini degli altri membri dello staff.
Doveva essere una conferenza muta ed è diventata una conferenza di enorme, inarrestabile loquacità. Doveva essere la presentazione di Sarri ed è diventata il soliloquio di Lotito. La storia delle domande scritte dei giornalisti, come aveva annunciato la Lazio prima che proprio Sarri, una volta informato, mostrasse il suo dissenso, è morta sul nascere e di sicuro per la Lazio è stato un bene. Lotito si è preso la scena, ma quando parlavaSarri era tutto molto più chiaro. Visione, motivazione, prospettiva, queste sono state le parole più ascoltate nelle due ore di conferenza stampa, insieme a umiltà, convinzione e determinazione. Non possiamo fare mercato, ma abbiamo preso Sarri che è un valore aggiunto. E’ la sintesi del pensiero del presidente che ha riempito la sala con una serie interminabile di complimenti per il nuovo/vecchio allenatore: è un fuoriclasse, è un maestro, è una grande persona. Quasi ad ogni risposta aggiungeva qualcosa su Sarri, sulla sua passione, sulla sua lazialità, sulla sua capacità tattica.
Lotito si è aggrappato all’allenatore sapendo che il momento in casa Lazio è a dir poco delicato. Un suo caro amico, Carlo Tavecchio, quando era presidente della federcalcio, fece una mossa analoga quando chiamò Antonio Conte, fresco di scudetto, sulla panchina della Nazionale dopo il fallimento del Mondiale in Brasile. Qualcuno disse che fu proprio Lotito a ispirare il presidente. C’era bisogno non di un ombrello, ma di un ombrellone. Ma Sarri, come si dice dalle sue parti, mica è bischero. Prima ha fatto una battuta che tanto battuta non era: «Cosa ho pensato quando il presidente mi ha informato del blocco sul mercato? Che mi aveva fregato. Ma ormai la decisione era presa, l’arrabbiatura è durata un’ora, poi ho capito che non potevo lasciare l’incarico davanti a delle difficoltà». Ed è stato ancora più chiaro quando ha parlato del livello della squadra: «C’è bisogno di qualcosa per fare un passo avanti, ma ora non è il caso di pensare al mercato. Dobbiamo dare tutti il cento per cento, anche se non è detto che sia poi sufficiente per raggiungere dei traguardi». E sempre davanti ai giornalisti, mentre Lotito parlava della squadra che può migliorare, Sarri ha commentato: «Quello che dice il presidente è vero, però fino a un certo limite, puoi dare il massimo ma non è detto che basti». Insomma, allenare nelle difficoltà può anche piacergli, ma diventare il garante di una situazione così complicata meglio di no.
Questa è la posizione di Maurizio Sarri a un mese dall’inizio del campionato. «La lazialità ti invade», l’allenatore lo ripete con un piacere evidente, ma conosce i problemi e sa che ha bisogno della gente al suo fianco, anzi, al fianco della squadra. Sarà anche un valore aggiunto (lo è), ma se per due anni di fila la Lazio è arrivata settima quanto valore va aggiunto per farla salire in classifica? C’è un punto su cui Sarri ha voluto soffermarsi e riguarda l’aspetto tattico: «Vedo giocatori acerbi sotto questo profilo». Sono gli stessi giocatori allenati da Baroni… Il comandante allenerà per settimane intere, senza le coppe in mezzo. Per un tecnico che per primo (o fra i primi) ha protestato per il calendario troppo pieno può essere un vantaggio. Però «spero che nella prossima stagione la Lazio giri anche l’Europa». Come dire: si gioca troppo, ma è meglio giocare troppo che poco. E mentre l’allenatore spiegava come sarà duro il lavoro della squadra in questa stagione, il presidente parlava dell’indice di liquidità, dell’indice di solidità e dell’indice di stupidità, così ha mollato un’altra botta a Gravina, senza nominarlo: «Cosa ha fatto la federcalcio per tutelare l’integrità e la regolarità del campionato?». In casa Lazio, se non c’è polemica si sta male. Corriere dello Sport
Il tema legato al mancato sponsor tiene ormai banco da diverso tempo in casa Lazio: il presidente ha spiegato la situazione.
Durante la conferenza di presentazione di mister Sarri il presidente biancoceleste Claudio Lotito ha approfondito il tema del mancato sponsor, che potrebbe costituire una crescita per la società:
“Stiamo lavorando in questo senso, abbiamo dato priorità ad allestire certe strutture per la pubblicità e per gli sponsor. Abbiamo creato radio, tv, app che possono consentire a noi sul mercato di avere nuovi sponsor. In passato abbiamo avuto Binance che ha pagato, puntuale, cifre importanti. Non metto un marchio sulla maglia per 1 o 2 milioni, svilisco il valore del mercato”.
Claudio Lotito ieri ha fatto fuoco e fiamme. Ha criticato aspramente l’indice di liquidità, perché considera solamente il breve termine, bloccandogli il mercato. Ha tirato delle frecciatine all’attuale management – che non ha scelto lui ma che stima, bontà sua – ma anche a diverse altre società che hanno debiti per centinaia di milioni. Non ha torto del tutto, perché ci sono club, anche nella stessa città, che sopravvivono grazie al fatto che ci sia qualcuno che li mette di tasca sua e che ripiana i debiti. Oppure – in altre città – non lo fa, accendendo un bond e mettendo come pegno la società, perdendola. Oppure ancora che ripiana anno dopo anno più per una storia di famiglia.
Lotito ha votato l’attuale legge, a fine 2023. La FIGC ne utilizzerà un’altra dall’inizio di questa stagione, 1 luglio, ma la fotografia che fa fede era al 30 marzo. Dice anche che c’è stato uno sbaglio, un errore, una svista. Che essenzialmente non è giusto. Effettivamente sembra qualcosa di esagerato, considerando i conti della Lazio nei confronti degli altri. Però c’è una legge – votata da lui stesso peraltro – che ora vorrebbe cambiare quasi ad personam, dicendo che gli altri fanno peggio di lui. Non l’esempio migliore in questi casi.
C’è un solo modo per sbloccare la situazione: mettere i soldi di tasca propria. Non è dato sapere quanto abbia guadagnato Lotito – e le sue aziende – in questi 21 anni grazie alla Lazio. E nessuno vuole contargli i soldi, almeno non qui. Però in una società, alle volte, serve un’iniezione di denaro fresco. La Lazio ha una sola competizione, introiti ridotti al minimo e, in caso di cessioni, non potrebbe nemmeno sostituire chi ha venduto. A questo punto meglio lasciare la rosa così e, a gennaio, si vedrà. Sperando nelle capacità di Sarri che con un solo obiettivo (due con la Coppa Italia) può concentrarsi al meglio. Tuttomercatoweb.com
“Il problema è sempre non ammettere gli errori perché può capitare di sbagliare e non serve nasconderlo. È un peccato che tra i tifosi e Lotito non ci sarà mai un punto di incontro.
Il tifo è l’anima di una squadra, una squadra senza tifosi non esiste o comunque non conta niente. I numeri degli abbonamenti parlano chiaro. Bisogna cercare di alimentare la fiducia dei sostenitori laziali. Il tifoso è sempre stato accanto alla Lazio, anche negli anni più difficili.
Sentire Pedro parlare di Champions mi fa piacere, significa che c’è fiducia
Coppia difensiva? Se stanno bene Romagnoli e Gila sono i titolari, si sposano perfettamente. Romagnoli deve guidare la difesa, ha l’esperienza per poterlo fare. Poi c’è Patric se torna il solito dopo l’infortunio, anche Gigot ci può stare pure se l’abbiamo visto meno sappiamo il suo passato. Provstgaard non l’abbiamo visto molto ma sono convinto che diventerà bravo”.
“Sarri mi ha convinto con le sue dichiarazioni, erano quelle che mi aspettavo. La cosa che mi ha ‘commosso’ è stata la frase legata agli alibi che nessuno si deve creare (sorride, ndr).
Tavares e Dele-Bashiru libri di scrivere? Spero di non vedere Nuno ‘limitato’; inizialmente deve pensare a certi nuovi movimenti ma poi dovranno essere naturali.
Serve essere visionari, scegliere bene. Il mercato della Lazio, negli ultimi anni, non è stato mai faraonico; adesso aspettiamo gennaio.
Zaccagni è più duttile di Insigne. Se dovesse arrivare Insigne magari Sarri potrebbe cambiare qualcosa, comunque non credo che sia questo il calciatori che rappresenti la priorità.
Nel calcio serve essere ‘presuntuosi con umiltà’; se non hai tanti soldi per investire sui giocatori più forti, devi puntare su competenza, conoscenza e idee con persone che sanno scegliere giocatori funzionali”.
Il destino dello Stadio Flaminio si gioca tutto nelle prossime settimane. Entro inizio agosto verrà approvata una legge voluta dal Ministro dello Sport Andrea Abodi e che prevede, tra le altre cose, l’istituzione della figura del Commissario Straordinario per gli stadi destinati agli Europei 2032. Necessaria sarà poi una mossa da parte del presidente della Lazio Lotito, che non ha ancora presentato i documenti necessari per far partire l’iter.
Come sottolineato ieri dal presidente Claudio Lotito, in occasione della conferenza stampa di presentazione di Maurizio Sarri, i biancocelesti credono di aver fatto tutto il necessario per quanto concerne il progetto di ristrutturazione dello stadio Flaminio. Ieri infatti il presidente ha ribadito come manchino aiuti da parte delle istituzioni, senza i quali il progetto non può proseguire. L’investimento intanto è di 480 milioni, 140 dei quali ricadranno successivamente sul territorio. Il presidente Lotito è stato chiaro: “Dipendesse da me avremmo il 100% di possibilità, ma nessuno ci aiuta…”
La conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico della Lazio Maurizio Sarri presso il centro sportivo di Formello: “Si riparte con delle difficoltà, ma ai ragazzi ho detto che dobbiamo affrontarla senza crearci degli alibi. Veniamo da due settimi posti, abbiamo bisogno di miglioramenti che in questo momento non possono arrivare attraverso il mercato. L’alternativa ora è migliorarci attraverso il lavoro. Dobbiamo lottare tutti i giorni per gli altri miglioramenti, ovvero quelli relativi alla crescita dei singoli”.
I tifosi stanno rispondendo presente: “Ho detto che la Lazialità ti invade e lo dimostrano ancora una volta, i tifosi si incazzano ma poi ancora una volta sono lì. Questo significa essere laziali e questo è uno dei motivi per cui sono tornato qui“.
Il primo pensiero quando ha saputo del blocco del mercato? “Che il presidente mi aveva fregato (ride, ndr), ma ormai la decisione era presa. La decisione di tornare era quella, lasciare per la difficoltà mi sembrava brutto nei confronti del club e dei tifosi. C’è stata un’arrabbiatura di un’ora, poi ho messo da parte. Ho fatto una scelta, ho letto che sono tornato perché non avevo alternative ma ho trattato con quattro società italiane, club arabi e sudamericani. È stata un’estate prolifica, ma ho scelto la Lazio per il rapporto con l’ambiente compresi anche i magazzinieri. Tornare è una soddisfazione”.
C’è preoccupazione dopo due settimi posti consecutivi e l’impossibilità di fare mercato? “L’obiettivo deve essere costruire una buona base per poi intervenire in futuro sulle 2-3 cose di cui avremo bisogno, non c’è preoccupazione. Questa squadra avrebbe bisogno di qualcosa per fare il salto di qualità necessario. Serve umiltà perché siamo reduci da due settimi posti, ma serve anche convinzione perché c’è margine per crescere. Pensare ad altro ci toglie solo energie, se questo miglioramento ci porterà qualcosa di concreto non lo so”.
Quest’anno centrare l’Europa sarebbe un miracolo? “Il rischio che squadre ti sono arrivate subito dietro e possano superarti è evidente. Il Como è la squadra più attiva sul mercato, ma questo ci deve interessare fino a un certo punto, l’obiettivo deve essere costruire una bella base per poi diventare competitivi aggiungendo 2-3 innesti. Più faremo crescere questi ragazzi più saremo solidi, in questo momento se ragioniamo sulle altre squadre ci facciamo del male da soli. Dobbiamo pensare a lavorare e andare in un’unica direzione, serve determinazione feroce“.
Come procede l’adattabilità al suo calcio di Tavares e Dele-Bashiru? “Prima di tutto mi lego a ciò che diceva il presidente, ovvero che si può provare a portare a un limite la squadra ma questo limite magari non è sufficiente. Il fattore economico è fondamentale e lo dimostra il fatto che vincono sempre le società che hanno un fatturato mostruoso.Tavares e Dele-Bashiru sono due libri da scrivere, l’approccio è buono. Nuno non è tatticamente come pensavo, l’esperienza da giovane al Benfica gli ha lasciato qualcosa di importante. Dele è un ragazzo di grande forza, se impara qualche movimento ci può dare una grande mano. Noi questa settimana si voleva lavorare su moduli alternativi, ma abbiamo deciso di posticipare per evitare di mandare in confusione qualche giocatore. Ci lavoreremo quando i giocatori avranno certezze”.
Che step è mancato alla Lazio di crescere ulteriormente dopo il suo secondo posto? “Ho detto che dall’esterno avevo la sensazione che sia mancato questo impatto emotivo che per 4-5 mesi la squadra ha avuto e mi ha fatto impressione per l’energia nervosa e caratteriale che aveva. Può anche darsi che le energie nervose erano al lumicino, sono state giocate tante partite e non parlerei di fallimento per la scorsa stagione. Due anni fa c’era un gruppo con età media molto elevata, c’era bisogno di un cambiamento e i giocatori arrivano a un momento del loro percorso in cui sentono la necessità di cambiare. I cicli finiscono, su questo non c’è niente da fare. Bisogna innescare un ciclo nuovo e non è sempre così semplice, tra un paio d’anni faremo i conti”.
Tornando indietro Sarri avrebbe accettato la Lazio consapevole di non aver potuto far mercato? “La vita è fatta di scelte, non puoi mai sapere quali effetti possano portare altre scelte. Da quel punto di vista sono ignifugo, non guarderò mai indietro e sindacare sulle possibili scelte fatte o non fatte. Dovevo solo scegliere se rimanere o meno e ho ritenuto fosse il caso di rimanere e affrontare tutte le difficoltà con la gente laziale”.
Sente la responsabilità anche del garante della stagione della Lazio? “Sento di avere l’obbligo di dover dare tutto per rispetto a questa gente. Io non posso essere garante di risultati, né di comprare giocatori da 100 milioni. Io devo sentirmi garante di portare la mia professionalità e mettere l’anima cercando di trascinare un gruppo, magari questo non basterà perché ci serve la gente al nostro fianco. Magari possono criticarci tutta la settimana, ma poi abbiamo bisogno della gente al nostro fianco. Sento la gente partecipe al 100%”.
Ha qualche idea sui due calciatori che potrebbero essere tagliati? Come ha trovato Provstgaard? “Visto che in 14 non si può giocare qualche scelta andrà fatta, sarà il percorso che ci dirà chi merita di giocare di più. Sono stati fatti nomi di giocatori che giocheranno tante partite, pensare di avere una gerarchia dopo 8-9 giorni di allenamento è una follia. In questo momento ci sono giocatori che entrano subito in condizione e altri che avranno bisogno di più tempo. Provstgaard ha una grande attitudine al lavoro, ha una professionalità incredibile. È un ragazzo destinato a crescere e fare una carriera di buon livello, poi in questo momento ha da mettere apposto anche lui alcuni dettagli“.
Ha avuto modo di contattare Insigne? “Ho cancellato la lista dei desideri dopo che ci hanno bloccato il mercato. L’unico desiderio è lavorare con la squadra, pensare a quello che può succedere tra 4-5 mesi mi sembra porre l’attenzione su qualcosa che non mi fa comodo. Lorenzo mi ha dato tantissimo, ma in questo momento da quello che mi sta dicendo il presidente certe possibilità non ci sono“.
Che derby si aspetta con Gasperini? “Le partite contro Gasperini sono sempre dure e difficili, la caratteristica che aveva l’Atalanta è che se l’affrontavi quando stava bene fisicamente era dura, poi magari affrontava qualche momento di down e ci potevi giocare tranquillamente. Le ultime 10 partite con Gasperini sono state sempre vittorie o sconfitte, raramente ricordo pareggi. Sarà una partita difficile, cerchiamo di renderla possibile. Il derby è la partita più costosa dal punto di vista emotivo e di energie, io stavo un giorno al letto dopo i derby perché ti prosciuga, spero mi possa dare le stesse sensazioni“.
Passati 11 giorni di ritiro è sempre convinto che serviranno 2-3 aggiustamenti? “Quello va fatta una valutazione corretta, si possono variare delle considerazioni valutando i giocatori quotidianamente rispetto all’esterno. Può essere che le mie idee saranno completamente diverse tra quattro mesi rispetto a quanto pensavo 20 giorni fa. In questo momento i giocatori sono difficilmente valutabili, c’è il ragazzo che magari arriva più pronto ed è più leggero, in questi momenti ci vuole grandissima attenzione a dare dei giudizi”.
Come ha vissuto questo ritiro a Formello e come lo ha vissuto la squadra? “La tendenza generale è quella di fare i ritiri nei centri sportivi, specialmente per chi ha centri sportivi di alti livelli. Sono cambiate le abitudini dei giocatori, il giocatore vuole avere la macchina per la crioterapia alle 7.30, sono necessità completamente diverse rispetto a 10 anni fa e nei ritiri in montagna è impossibile trovare queste comodità e abitudini. È una tendenza non della Lazio, ma che si sta generalizzando. Noi ci stiamo trovando bene, è chiaro che l’ideale sarebbe avere un bagno di folla e un contatto diretto con i tifosi 3-4 volte in questo periodo“.
Cosa l’ha colpita tatticamente del 4-2-3-1 di Baroni? “La Lazio non mi ha colpito tatticamente, ma dal punto di vista dell’energia che sprigionava in campo. Non posso derogare sul modulo, in certi momenti della partita alzava l’energia e questo ho sempre detto della Lazio di Baroni. A me riesce un calcio diverso, non ho guardato l’aspetto tattico. A Baroni veniva contestato di giocare il 4-2-3-1 e serviva un centrocampista in più, ora arrivo io e mi si chiede di togliere un centrocampista. Belahyane mi piace, ha una bella gestione della palla”.
Si sente di ribadire di voler chiudere la carriera qui alla Lazio? “Questo l’ho sempre detto, poi nella vita ci sono momenti più importanti del calcio e purtroppo ho attraversato uno di quei momenti. A me piacerebbe allenare una squadra con l’età media più bassa, è una cosa che mi affascina e penso di saper fare. Il PSG ha dato una lezione a tutti, ha fatto fuori le stelle mondiali e preso dei giovani forti, veramente forti perché li ha pagati tanti soldi, ma ho visto una squadra con una brillantezza e un’energia che con quelle stelle internazionali non poteva avere. Ha vinto dove aveva fallito, la lezione l’ha data a tutti. Questa voglia di allenare una squadra dall’età media molto bassa ce l’ho”.
Che ruolo avrà in questa Lazio Cataldi? “Il capitano è il giocatore che ha più presenze nel club, Marusic ci tiene un pochino meno di Cataldi da questo punto di vista ma poi il percorso deciderà chi indosserà la maglia. Cataldi e Rovella verranno gestiti come tutti gli altri, chi merita di più gioca”.
Si sente di avere alibi in questa stagione? “Se ti dai degli alibi non tirerai mai fuori il 100% delle tue possibilità, ci si deve dimenticare di tutto questo. Poi il 100% delle proprie possibilità magari non può bastare, se il nostro livello di valore è 7 e rendiamo 7,1 abbiamo fatto un grande lavoro, se poi altre sette squadre faranno meglio avremo comunque fatto un grande lavoro. Ci vuole la consapevolezza di capire che ci sono tante squadre migliori di noi, ma il nostro unico appiglio per il miglioramento è il lavoro In questo momento la squadra deve essere un condensato di umiltà e valori”.
Qual è l’obiettivo del secondo ciclo di Sarri? “L’obiettivo del diverimento deve essere per i giocatori, se un giocatore si diverte riesce a contagiare i compagni di squadra, lo staff, la curva e lo stadio. Divertirsi in campo ha una prerogativa, per divertirsi la domenica bisogna lavorare tanto durante la settimana. Per dominare serve equilibrio tattico, per avere equilibrio serve enorme lavoro sul campo”.
“Mi auguro che insieme a Sarri oggi in sala stampa ci siano anche Lotito e Fabiani. Questo momento sarà la conferenza delle conferenze, quella più importante. Oltre all’aspetto tecnico che riguarda il tecnico, penso che le risposte importanti debbano arrivare dal presidente della Lazio. Per mettere un punto, per chiarire la situazione in modo tale poi da voltare pagina. Spero che non ci siano limiti di tempo, che tutto possa essere sviscerato per poter cancellare ogni malinteso che possa condizionare poi la stagione”.