Perdere sarebbe un problema in ottica Europa… GIANCARLO CAMOLESE in collegamento a ‘SEI VOLTE BUONGIORNO’
“Stasera partita difficile per entrambe le squadre che sono ambiziose e per entrambe perdere sarebbe un problema in ottica Europa. Sarò allo stadio a Torino anche perché tatticamente sarà una partita molto interessante e poi entrambe sono squadre a cui sono legatissimo.
La Lazio quest’anno non ha reso anche per l’arrivo di molti giocatori nuovi che vanno comunque aspettati. Milinkovic sicuramente dava qualche soluzione in più che ora la Lazio non ha e poi hanno un anno in più tutti e per alcuni questa cosa pesa.
Sarà una partita interessante perché il Toro gioca a uomo a tutto campo e le squadre avversarie devono adattarsi a questa lotta continua a tutto campo che genera interessanti confronti.
L’allenatore serve a dare una mano ai giocatori e le strade per vincere sono sempre diverse. Cambiare o non cambiare a livello tattico dipende da tanti fattori, anche dalla panchina che si ha. A me piace l’allenatore che a seconda della situazione interviene, ma non bisogna cambiare per cambiare.
Le caratteristiche dei giocatori a disposizione contano molto nella costruzione del metodo con cui si gioca e non è vero che due metri più in qua o più in là cambino poco nel rendimento di un giocatore. Un conto se fai il terzino e un conto se fai il quinto di un 3-5-2.
Faccio l’esempio di De Kaetelaere: nell’Atalanta è più libero di svariare partendo dall’esterno, mentre nel Milan doveva fare la punta e basta.
Se fai un investimento su un giocatore, buonsenso impone di metterlo in campo nelle condizioni migliori nelle quali possa rendere e non fuori ruolo.
Poi ci sono anche giocatori più duttili, ma non può essere una regola generale.
Sullo scarso rendimento di Kamada sicuramente conta molto anche la posizione in campo: un conto è se giochi nei due dietro la punta e sei libero di svariare e un conto se giochi mezzala e hai obblighi di copertura. Poi ripeto, conta anche molto la duttilità del giocatore e la voglia di adattarsi a nuovi ruoli. Non se ne può trarre una regola generale.
Calleri presidente per me è stato fondamentale perché lui e Regalia hanno avuto il coraggio di prendere me, Gregucci e Sgarbossa dall’Alessandria in C. All’epoca il salto di categoria non era consuetudine. E alla fine andò bene e i laziali si sono affezionati.”.
Alessio Buzzanca