Credito acquisito con il risultato, non solo col bel gioco. Dunque, ora ascoltatelo. Il giorno dopo il quinto posto centrato, Sarri brinda già al futuro. Offre il pranzo a tutto lo staff che lo ha aiutato, con cui a breve si ritroverà per pianificare la preparazione nella sua villa di Castelfranco. Maurizio ha già chiesto a Lotito un paio di figure per ampliarlo, è in ballo il club manager di raccordo fra la presidenza e lo spogliatoio. C’è fermento, adesso bisogna accelerare il passo. Perché il tecnico ha fatto il suo: ha centrato l’Europa League sopra la Roma, migliorato la posizione dello scorso anno, forgiato un gruppo che era devoto a Inzaghi e pian piano ha sposato il nuovo credo. Tare non lo ha aiutato a gennaio, nel prossimo mese Sarri lo attende al varco con Lotito, che a sua volta vorrebbe ampliare con Fabiani l’organigramma societario. Guai a ripartire da zero. Nel bene e nel male, bisogna ricominciare da questi numeri dell’ultima Lazio: +16 gol (77 a 61), ma anche 3 reti in più subite (58 a 55) rispetto al 2020/21, a conferma che il problema lì dietro è cronico. Sarri è stato un martello, ma ora Acerbi andrà via (in piedi lo scambio con Rugani), Luiz Felipe è già svincolato e deluso per non essere nemmeno stato salutato dalla società, dopo aver rifiutato il rinnovo. Maurizio pretende Romagnoli e Casale al loro posto, Emerson Palimieri terzino sinistro: la Lazio vuole accontentarlo. Anche su Carnesecchi, con cui c’è un accordo da tempo: le alternative sono Vicario e Luis Maximiano. La novità è che Reina alla fine ha deciso di restare come secondo, col rinnovo automatico. Il Messaggero