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FORMELLO

FORMELLO – Pedro recupera, Noslin prova da punta. Baroni verso il 4-3-3

La seduta di Formello si apre con una buona notizia. Pedro è rientrato in gruppo, ha brillantemente smaltito la gastroenterite che lo aveva tenuto fermo nei giorni scorsi. Il canario ha svolto una prima parte di lavoro differenziato per poi aggregarsi al resto della squadra. Un recupero tutt’altro che scontato e decisivo, per Marco Baroni. Il tecnico aspetta solamente il Taty per avere la rosa – quasi – al completo. Ovviamente Tavares è out per il Bologna. Il portoghese cederà il posto a Pellegrini, che scalpita. Sulla sponda opposta del campo, Lazzari appare in leggero vantaggio su Marusic. Gila e Romagnoli davanti a Provedel. Patric in questi giorni è tornato a lavorare regolarmente, ha smaltito una fastidiosa infiammazione alla caviglia.

La novità in vista del Bologna è in realtà una conferma del trio visto a Monza. Baroni dovrebbe optare infatti per il 4-3-3, con Vecino, Rovella e Guendouzi insieme. Davanti, Isaksen è il favorito a destra, Zaccagni a sinistra. Rebus centravanti: Noslin si è mosso come riferimento offensivo, ma non è scontata la sua presenza dal 1′. Verranno valutate le condizioni di Castellanos, ma anche quelle di Dia che sta recuperando da una lieve debilitazione.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Baroni ha perso giocatori, che sia un ulteriore motivazione di compattezza…” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Di solito nelle soste si recuperano giocatori, in questo caso li ha persi. Fa parte di un percorso lungo in cui questi eventi ci stanno, la cosa importante è che Baroni abbia la capacità di compattare ancora di più il gruppo per compensare queste mancanze. Magari proprio attraverso questi contrattempi potrà avere risposte collettive ancora migliori.

Le parole di Gila? Sarri è un ottimo maestro, insegna ed educa, ma lo fa a modo suo, senza creare empatia. Non tutti i giocatori hanno lo spessore per reggere quella fase, poi però ne escono migliorati. Gila è un difensore molto importante, lo si nota soprattutto quando non c’è”.

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INFERMERIA

Lazio, stop Pedro: le sue condizioni

Lazio, stop Pedro. La brutta notizia sveglia la Lazio stamattina, il canario è alle prese con una gastroenterite ed è a forte rischio per la gara di domenica contro il Bologna. Il giocatore è debilitato ed è ancora alle prese con forti sintomi. Saranno valutate le condizioni giorno per giorno, ma il forfait per il posticipo dell’Olimpico è molto probabile. Baroni dovrà rinunciare a Tavares, per il quale si prospetta un ritorno in campo fra una decina di giorni. Sosta indigesta per il tecnico, che ha dubbi di formazione importanti per la ripresa delle operazioni.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Delio Rossi: “Della Lazio attuale avrei voluto allenare Pedro. Derby vinto 3-0? Vi racconto un aneddoto…” (AUDIO)

DELIO ROSSI in collegamento a ‘NMM’

Il problema dei nazionali, soprattutto se vanno dall’altra parte del mondo, è che si sobbarcano un viaggio lungo, tornano a parlare la loro lingua e spesso rilasciano dichiarazioni errate, quindi la loro gestione sicuramente non è facile. Per di più c’è sempre il rischio di infortuni, legato anche al fatto che tornano in famiglia e mangiano in un’altra maniera e si allenano in un altro modo. Fare movimenti diversi crea stress, altrimenti non si spiegherebbero tutti questi stop.

Pellegrini sta facendo bene, ma Tavares è determinante; non averlo per 2-3 gare diventa complicato, perdi punti. Per i calciatori la Nazionale è motivo di vanto, ma bisogna sempre vedere come tornano.

Chevanton rientrava sempre tardi e voleva sempre giocare, ma questo dipende dai calciatori. C’è chi è più pauroso e chi va in campo comunque. I giocatori di alto livello non stanno mai al 100% viste le gare ravvicinate ed i ritmi di gioco, poi c’è chi riesce a gestire gli acciacchi, chi ci va sopra, chi devi invece frenare per evitare poi di perderlo a lungo. Miccoli? Era l’unico calciatore che quando segnava contro il Lecce piangeva, quindi non lo facevo mai giocare in quella partita. Gli voglio bene, è superficiale ma ha vissuto una storia con cui non c’entra niente.

Chi avrei voluto allenare dell’attuale Lazio? Pedro. Se vado indietro Milinkovic, Klose e Leiva. Con Pedro non avrebbe giocato Zarate. Ho avuto Pandev, Rocchi, Ledesma, Liverani, Peruzzi, Kolarov, Oddo, Lichtsteiner. Gila sicuramente se la giocava con questi, ma chi mi avrebbe fatto fare il salto di qualità sono quelli elencati.

La Lazio se fa bene arriva quarta, se va male settima. Il discorso delle Coppe lo abbiamo già fatto: ora se la gioca con tutti, dobbiamo poi vedere come starà a marzo. Per adesso la vedo favorita per fare bene in campionato.

Lite con Ljajic? Ho allenato gli slavi, quindi so cosa mi ha detto. Quando succedono queste cose la maggior parte delle volte si dà un giudizio lapidario ma per giudicare devi vivere il momento. Sono situazioni che vanno contestualizzate.

Il derby che ricordo con più enfasi è quello del 3-2, con il gol di Behrami. Sicuramente non è il più bello, ma il più emozionante. Quello del 3-0 è più bello esteticamente, così come quello del 4-2.

Il giovedì eravamo soliti fare una partitella con una squadra locale, quindi c’erano le porte aperte ai tifosi. I miei figli erano fuori e il giovedì prima del derby vinto 3-0 mia figlia scese a Roma da Milano. Dopo aver fatto compere con la mia famiglia, rimasi imbottigliato nel traffico e alle 17.45 ero ancora a qualche chilometro da Formello. Mi arrabbiai con tutta la mia famiglia e chiamai Manzini per informarlo del ritardo. Mi mandò due motociclisti per darmi la possibilità di arrivare al campo. Arrivo e nel frattempo il mio secondo mi chiedeva la formazione. Ero al campo con mezz’ora di ritardo, i tifosi pensavano ad una tattica pre-derby e così al derby successivo credevano che non arrivassi per la partitella del giovedì.

La settimana del derby è la più facile, se hai la squadra con un minimo di sangue nelle vene, si prepara da sola la sfida. Tu devi fare il contrario: far divertire i giocatori per non farli arrivare scarichi alla stracittadina. Il problema è quando incontri una squadra inferiore“.

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RASSEGNA STAMPA

Pedro canta: “Grazie Roma per la Lazio. Baroni mi ha rianimato. Sul futuro…”

La Lazio vola in quest’avvio di stagione e parte del merito è sicuramente di Pedro, uomo chiave di mister Baroni. Proprio l’attaccante spagnolo è intervenuto ai microfoni de Il Messaggero: «Mai pensato di andar via, volevo continuare alla Lazio e rispettare il contratto. Ho parlato con il ds e il presidente e, anche se avevano comprato tantissimi giocatori in attacco, hanno deciso di tenermi. E ora tutti insieme, i giovani e un vecchietto, siamo un’incredibile macchina da gol».

Cosa manca alla Lazio per diventare una big

«Trovare la continuità nei big match. I veri esami arriveranno con Napoli, Inter, Atalanta e le altre big sino al derby del 5 gennaio. Poi vincere un trofeo, come la Dea, darebbe un futuro diverso alla Lazio».

Pedro sul futuro nella Lazio

«Non c’è stata la proposta di rinnovo al momento, vedremo più avanti con Lotito, ci siederemo a un tavolo».

Pedro sull’addio alla Roma

«Non voglio raccontare vicissitudini di cui ho già detto sulla Roma e Mourinho. Sono il passato, anzi hanno preso la miglior decisione all’epoca e li ringrazio di avermi ceduto alla prima squadra della Capitale ovvero la Lazio. Io volevo continuare in Serie A, dove c’è tanta concorrenza, e sono stato accontentato».

Pedro in caso di trofeo con la Lazio

«Sono pronto a tuffarmi dentro la Fontana di Trevi, se mi danno il permesso e non mi arrestano (ride, ndr)».

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NEWS

Noslin si racconta: “Vogliamo vincere l’Europa League. Pedro top, Sneijder mi aiuta. Obiettivi, ruolo, Baroni: vi dico tutto”

Tijani Noslin si è confessato ai microfoni di Lazio Press ribadendo il sogno di vincere l’Europa League con la Lazio dove è approdato la scorsa estate, fortemente voluto dal tecnico marco baroni che l’ha avuto al Verona.

Nell’ultimo anno hai cambiato completamente la tua vita: prima Verona, poi Roma. Come ti stai trovando qui?
“Le grandi differenze tra Verona e Roma sono, ad esempio, il club e i tifosi. Rispetto al Verona è più grande, anche la città; quando esci di casa e vai verso il centro ci sono molte persone che ti riconoscono, per me questa è una grande differenza. Anche giocare per questo club è diverso, a Verona le aspettative non erano così alte, ora importa vincere ogni partita e anche io spero che questa squadra sia sempre al massimo delle proprie capacità”.

Hai trovato delle difficoltà?
“Sì, è stato difficile ma passo dopo passo sono arrivato qui”.

Sei arrivato qui perché ti ha voluto mister Baroni che già ti conosceva a Verona. Qual è il vostro rapporto?
“Il mister parla molto con me, anche il suo vice, Fabrizio (Del Rosso, ndr) perché conosce bene l’inglese a differenza del mister che ha qualche difficoltà (sorride ndr). Tentano sempre di aiutarmi da quando ho lasciato Verona. Il mister vuole che io sia nella mia forma migliore perché pensa che io possa raggiungere ottimi risultati; mi serve tempo e lo sa anche lui, tuttavia mi sta accompagnando passo dopo passo, in modo tale che possa arrivare a giocare tre volte a settimana ed essere d’aiuto il più possibile alla squadra. Conosce la mia qualità e penso sappia che posso fare davvero la differenza per la Lazio. Per adesso non sta andando benissimo ma piano piano riuscirò a fare bene, sto lavorando duramente e il mister mi sta aiutando giornalmente parlandomi, spronandomi e migliorando la mia posizione; si aspetta molto da me”.

Qual é il ruolo in cui pensi di poter dare il meglio?
“Per me non è un problema questo. Penso che in ogni squadra trovi varie possibilità; a volte vai bene a destra, a volte a sinistra, altre come attaccante o come ala destra. Ogni avversario è differente, magari capita che ci sono più opportunità sulla fascia destra, altre volte invece su quella sinistra, quindi se posso aiutare la squadra in una delle tre posizioni sono molto felice; la cosa più importante è giocare e non stare in panchina”.

La Lazio per averti ha speso una cifra importante. Sei anche giovane, senti il peso di questo investimento?
“Per me il problema non sono i soldi perché non è un qualcosa che incassano i calciatori ma è un accordo tra le squadre, quindi se la Lazio e il Verona hanno stretto un’intesa per quella cifra non è per causa mia o per via delle aspettative su di me. Contano le prestazioni. Non c’è quindi una questione di soldi, si tratta di un accordo tra i club che riguarda quanto vogliono spendere  o se vogliono fare un investimento. Per me conta solo giocare sul campo, questa è la cosa più importante, e se non gioco bene critico me stesso. Anche i tifosi mi criticano ed è una buona cosa perché questo mi fortifica. So anche che qui non è come dove giocavo prima, ora dobbiamo vincere e quindi le critiche sono normali; per me è un aiuto reciproco perché anche i tifosi fanno una grande differenza nella squadra motivando tutti. Non sto dicendo loro di dover essere meno duri ma di dover aiutare tutti, anche chi sbaglia, perché anche noi siamo umani e non tutto quello che facciamo è perfetto. Fidatevi di quello che dico: ogni calciatore ha alte aspettative su se stesso ma a volte sbaglia”.

Obiettivi stagionali? Dove può arrivare la Lazio?
“Stiamo andando bene, ma dobbiamo pensare un passo alla volta. Tutti vogliono vincere la Champions. Noi vogliamo vincere l’Europa League e penso cha abbiamo delle chances. Se vedo le altre squadre noto che hanno due squadre, una magari gioca in Champions e l’altra in campionato. Averle sullo stesso livello permette a tutti i giocatori di fare la differenza per il club. Se restiamo così uniti come gruppo, anche grazie ai tifosi che ci sostengono, possiamo fare grandi cose. Il primo obiettivo è centrare la Champions League per il prossimo anno, poi vogliamo vincere l’Europa League; ogni persona della squadra lo vuole e questo è bello. Ripeto, siamo umani e possiamo commettere degli errori ma metteremo il 100% in ogni partita per raggiungere questi traguardi. Non è impossibile vincere”.

L’espulsione in Europa League, poi il gol con il Torino: quant’è stata importante la rete? Pensi che la sanzione sia stata eccessiva?
“Segnare è stato un sollievo. Il cartellino rosso non è mai bello. Prima d’ora ne avevo preso solo uno. Se rivediamo quell’azione, il gesto non è stato fatto volutamente. Era un contatto di gioco, l’avversario non era molto alto e il mio gomito era all’altezza del suo viso poi è caduto a terra e ha chiesto il rosso. Alcuni arbitri lo danno, altri no, ma comunque penso che saltare tre gare sia stato un po’ troppo. Anche per questo sono stato criticato dai tifosi, avevo giocato solo tre minuti ma poi il mister mi ha fatto giocare la gara successiva e ho segnato dopo trenta secondi: è stato un sollievo. Ho pensato: ‘Finalmente’. Tuttavia alcuni tifosi anche dopo il rosso mi hanno sostenuto, spendendo belle sul mio conto. Ripeto, è stato un sollievo la rete e ora posso continuare con questa bella sensazione, perché ora so cosa si prova a segnare per la Lazio e cosa devo fare per fare gol. Passo dopo passo arriverò dove voglio,  ci vorrà tempo ma ci arriverò”.

Oltre a Dele-Bashiru, c’è qualcuno con cui hai legato in modo particolare?
“Ho legato con tutti. A volte alcuni compagni vedono che ho difficoltà e mi dicono cosa fare. Non c’è una persona in particolare, non voglio fare nomi, ma ad esempio Pedro, Romagnoli, Gila, Pellegrini mi parlano molto. Quando instauri un buon rapporto con qualcuno, fissi in testa i consigli che ricevi. Ci sono molti giocatori che mi aiutano, anche Gigot, addirittura Nuno, non importa se hanno 35 anni oppure 22, se notano qualcosa ti spronano a fare meglio. Continueremo in questo modo”.

Noslin e l’esmpio infinito di Pedro

Pedro è sempre molto vicino ai giovani. Quant’è importante avere nello spogliatoio un campione come lui?
“Pedro è un grande calciatore. Con la sua esperienza e il suo stile, nonostante i suoi 37 anni, gioca come se ne avesse 22 o 23. E’ molto importante per la squadra. Anche se non gioca lavora duramente, in campo e fuori. E’ sempre concentrato sul calcio. Non importa se non gioca, con la sua esperienza e i traguardi che ha raggiunto, è sempre pronto. E’ ottimo. E’ così in forma che sembra vederlo indietro nel tempo, agli anni del Barcellona o del Chelsea. Fino ad ora è il miglior giocatore con cui abbia mai giocato”.

Senti spesso Snejder? Quanto ti aiuta?
“Chiaramente è molto importante per me. Ovviamente ho il mio agente personale, ma senza di lui non sarei su questa sedia in questo momento a parlare con voi. Quando arrivo ad un traguardo o se mi serve aiuto, parliamo. Anche adesso che sono in un grande club parliamo, mi fa notare cosa sbaglio e mi chiede cosa non sta andando nel verso giusto; con la sua esperienza mi dice come migliorare. Non parliamo tutti i giorni, circa una volta al mese”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘SVB’ – Rambaudi: “Dopo la sosta Vecino, Pedro e Romagnoli avranno un ruolo ancora più importante, ecco perché…” – (AUDIO)

Roberto Rambaudi è intervenuto ai microfoni di Radiosei nella trasmissione ‘Sei Volte Buongiorno’. Le parole dell’ex calciatore biancoceleste sul momento della Lazio:

Stasera guarderò la Nazionale, ovviamente per Rovella, poi Spalletti è un tecnico che mi piace.

Baroni non sta sbagliando niente, eccezion fatta per la partita di Firenze. Anche la strategia di giocare a Monza con un uomo in più è stata importante. Ha fatto crescere i singoli, si deve andare avanti così.

Il Bologna ha una mentalità offensiva, come la Lazio. Cercano di aggredire in avanti, di verticalizzare. Dopo la sosta comunque il rientro non è mai facile da pronosticare, non è detto che si riparta come si è arrivati alla pausa. La Lazio dovrà essere brava a non staccare la spina.

Vecino, Pedro e Romagnoli avranno una parte fondamentale quando rientrerà tutto il gruppo dagli impegni con le Nazionali. Ne parleranno chiaramente con il tecnico. Saranno loro a dare una mano per ripartire al meglio.

Pronostico Belgio-Italia? Dipende tutto da noi, da come faremo la gara. I giocatori italiani sono forti, soprattutto a metà campo; per me abbiamo il centrocampo più forte che c’è in Europa. Se stasera giochiamo come sappiamo vinciamo, perché siamo superiori“.

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NAZIONALI

Lazio, Isaksen prima della Spagna: “Ho chiesto a Pedro se vuole rientrare…”

Due gare da subentrante di fila nella Lazio (Porto e Monza), prima di rispondere alla convocazione con la nazionale danese. Dal ritiro degli scandinavi parla Gustav Isaksen: “Sulla carta quella con la Spagna è una partita difficile, ma sappiamo anche quanto sia difficile giocare contro di noi. Penso che ci siano buone opportunità di fare bene, non c’è motivo di dire che è persa prima di averla giocata. Probabilmente avremo qualche occasione per segnare, ma sarà difficile tenerli lontani dalla porta. Credo che sia importante per noi rimanere uniti. Dobbiamo difendere con tutto noi stessi e segnare quando ne avremo la possibilità. In questo modo forse riusciremo a fare risultato”.

C’è spazio anche per un retroscena di Formello: “Ho chiesto a Pedro se voleva rientrare in Nazionale spagnola. Mi ha risposto di no, pensa che ci siano giocatori più giovani e più fortiTutti loro (gli spagnoli della Lazio, ndr.) dicono che la Spagna è una squadra pazzesca. Pensano che la Danimarca perderà 5-0. Ma questo è perché non sanno quanto siamo bravi e cosa possiamo fare contro le grandi squadre. Non vedo l’ora di dimostrarlo”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, il piano per prolungare la ritrovata giovinezza di Pedro

La Lazio tornerà ad allenarsi quest’oggi a Formello. Come riportato da Il Corriere dello Sport, Baroni lavorerà sulla condizione di Pedro. Lo spagnolo sta regalando prestazioni di altissimo livello in questo avvio di stagione, dove ha già messo a segno sei gol e due assist.La volontà dello staff tecnico biancoceleste  è di lavorare questi quindici giorni sulla forma dello spagnolo attraverso un programma specifico, che permetterà a Pedro di tenere la condizione fisica anche per i prossimi mesi.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘SVB’ – Rambaudi: “Rovella uno dei migliori interpreti del nostro campionato. Bravo Pellegrini. E su Pedro e Vecino…” – (AUDIO)

Roberto Rambaudi è intervenuto ai microfoni di Radiosei nella trasmissione ‘Sei Volte Buongiorno’. Le parole dell’ex calciatore biancoceleste sul momento della Lazio:

Rovella finalmente è stato chiamato in Nazionale, se l’è meritato sul campo; è uno dei migliori interpreti del nostro campionato. Sta giocando da top. Nel centrocampo titolare vedo lui, Tonali e Barella.

Baroni è arrivato e ha corretto subito il fatto che la Lazio creava poco. Con lui i calciatori guardano in avanti; il centrocampista ha più opzioni. Il calcio è cambiato, è più verticale.

Pellegrini gli anni passati non mi piaceva. Nelle Nazionali minori sì, ha fatto bene, ma con Sarri non sembrava un profilo da Lazio; ora si sta dimostrando un giocatore attento, forte, deciso e bravo nel proporsi in avanti. Si è rivelato bravo nel cogliere la chance e può ancora crescere. Col Twente poteva anche fare gol, in quello deve migliorarsi.

A quali traguardi può ambire questa Lazio? Non pensiamo al risultato. Guardiamo il percorso. Il lavoro e le prestazioni non sono casuali. Non credo che all’ultimo ci saranno tutte queste squadre in vetta.

Penso che la sosta sia arrivata al momento giusto; la squadra ha speso molto, anche mentalmente. Ora l’importante è che lo staff e il mister lavorino bene e su questo non ho dubbi. Non deve esserci un calo, non si deve spegnere l’interruttore. Pedro e Vecino possono essere un esempio anche in questo. A loro aggiungo Gigot che a mio avviso ha una leadership importante“.