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APPROFONDIMENTI

Lazio, consolazione Europa League. Nove italiane in UEFA, le combinazione necessarie…

Tutto può ancora accadere, in Serie A, a novanta minuti dalla fine del campionato. In attesa delle due gare del lunedì, manca appena una giornata al triplice fischio. Potrebbero essere addirittura nove le squadre qualificate alle prossime coppe europee e sei potrebbero giocare la Champions League. 

Rincorsa Champions League: che può accadere?

In questo momento sono già certe le cinque squadre che andranno in Champions: Inter, Milan, Juventus, Bologna e Atalanta. C’è ancora speranza per la Roma. Se l’Atalanta dovesse vincere l’Europa League (mercoledì la finale a Dublino contro il Bayer Leverkusen) e concludere il proprio campionato al quinto posto, allora la squadra di De Rossi, sesta, conquisterebbe il pass per l’Europa dei grandi.

Viceversa, qualora l’Atalanta dovesse perdere la finale o dovesse vincerla ma arrivare tra le prime quattro in campionato, la Roma sesta andrebbe a giocare l’Europa League. E la Lazio? Ha tre punti in meno della Roma, ha perso il duello nei due derby e dunque non ha più chance per la Champions: comunque vada, il prossimo anno giocherà in Europa League (manca un punto per la matematica). 

Lotta all’Europa e alla Conference: che succede?

In coda al treno Europa, la Fiorentina è ottava e aspetta la finale di Conference League in programma contro l’Olympiakos il 29 maggio. In caso di vittoria, per i viola si aprirebbero le porte dell’Europa League e il nono posto, ora occupato dal Torino di Juric, varrebbe la qualificazione in Conference League.

In caso di sconfitta per la Fiorentina, invece, in Conference andrebbe l’ottava in classifica che al momento è sempre la Fiorentina (54) che a fine campionato dovrà anche recuperare la gara con la Fiorentina. Torino (53) e Napoli (52) però inseguono e dunque per la Conference tutto può ancora accadere. 

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Inzaghi non farà sconti, ma sarà un’altra Lazio. Non credo con Luis Alberto…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“L’ambiente Roma, dopo quattro anni in cui si sono piazzati alle spalle della Lazio, è abbastanza convinto di finire questa stagione sopra la squadra di Tudor. Vedremo, non mi aspetto sconti a Milano, al di là dell’amore di Inzaghi per la Lazio. Mi aspetto i titolarissimi da parte sua, ma anche una Lazio diversa rispetto a quella delle ultime due gare. Le percentuali sesto posto non sono alte, ma almeno il 20-30 per cento si.

Ieri Luis Alberto è tornato in gruppo, così come Mario Gila. E’ fondamentale il suo rientro in virtù della squalifica di Romagnoli. Non credo che lo spagnolo giocherà a San Siro, questa è la mia sensazione. Il suo comportamento più grave è stato quello di non presentarsi alla partenza per l’amichevole estiva in Inghilterra. Già lì ho pensato alla chiusura del rapporto”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Flaminio, contorni di concretezza. Sponsor importante, ma temo la burocrazia…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘NMM’!

“La questione Flaminio ci sta molto a cuore, non si può guardare questo impianto in queste condizioni. Lotito ha speso dei soldi per elaborare e realizzare il progetto, avrà certamente tutta l’intenzione di procedere. E’ uno stadio da ristrutturare totalmente, il disegno dei Nervi sarà mantenuto, si parla di un investimento di 250 milioni di euro, ma è difficile esporsi sulla cifra complessiva. Sarà importante la ricerca di uno sponsor che accompagni la Lazio nella realizzazione, ma a preoccuparmi di più sono burocrazia, guerre politiche e le varie autorizzazioni da ottenere. Da questo punto di vista sto apprezzando molto l’impegno del Comune per appoggiare il progetto. Non si può sbagliare nulla, sarà un iter complicato, ma iniziano ad esserci dei contorni di concretezza. Manca poco anche per estinguere il debito con il fisco, elemento che in caso di finanziamento sarà importante. Ora aspettiamo la conferenza stampa di presentazione prima e la conferenza dei servizi poi. Quella è una zona artistico-sportiva bellissima ed è importante la notizia che nel 2030 sarà pronta una fermata della Metro correlata.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Flaminio, Onorato: “Progetto Lazio realizzato, ora deposito per avviare l’iter. Se tutto in regola prima pietra in un anno…” (AUDIO)

ALESSANDRO ONORATO, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Non so se è la volta buona per lo stadio della Lazio, posso dire che il presidente Lotito ha dato mandato ed ha realizzato un progetto di riqualificazione e ristrutturazione dello stadio Flaminio. Io l’ho visto ed immagino che a breve sarà presentato, non credo che Lotito abbia speso dei soldi per non procedere ulteriormente. Nel momento in cui tutte le carte saranno pronte, immagino sarà presentato e noi saremo chiamati ad accompagnare il tutto con una conferenza dei servizi. Il render è un grafico di ristrutturazione e se parliamo di Flaminio possiamo dire che la novità c’è. Noi abbiamo il dovere di dare un futuro diverso a questo impianto che è chiuso da 13 anni. La priorità è sempre stata data alla Lazio, ci sono stati momenti anche di discussione, ma ora dobbiamo essere onesti a riconoscere che la Lazio abbia dato l’incarico ad uno studio per procedere sul progetto. Poi una volta depositato il progetto seguiremo l’iter”.

Flaminio-Lazio, ipotetiche tempistiche

Il Flaminio è una tipologia di impianto che, nel momento in cui la conferenza di servizi darà l’ok, cosa che dovrebbe avvenire in 10-11 mesi, si costruisce in circa tre anni. L’elemento fondamentale è l’ok delle varie istituzioni, poi in tre anni apri lo stadio.  L’importante è avere i soldi per fare l’investimento, il comune ha già dimostrato nel caso della Roma di seguire l’iter. Il progetto che ho visto non parla di abbattimento, bensì di valorizzazione della struttura attuale. Non voglio fare l’ottimista, ma se il progetto è completo in tutte le sue parti, l’iter autorizzativo è molto più veloce, in circa un anno si potrebbero avere tutte le carte in regola per poggiare la prima pietra. L’investimento lo deve fare la Lazio, i soldi pubblici possono andare sono in iniziative con finalità pubbliche. Comunque vada abbiamo intenzione di riaprire il Flaminio. Per il momento non abbiamo nessun appuntamento, ma un filo diretto con il presidente della Lazio e so che loro stanno lavorando su dettagli importanti. Qui nessuno ha interesse a creare fumo, ma solo da fare sostanza. Deve iniziare un iter, poi tutti i soggetti coinvolti saranno chiamati a presentarsi davanti all’opinione pubblica”.

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STATISTICHE

Classifica rigori, la Roma insidia l’Inter. La Lazio ferma a quattro…

Dopo la 36esima giornata del campionato di Serie Al’Inter di Simone Inzaghi, vincitrice dello Scudetto della seconda stella, continua a guidare anche la speciale graduatoria dei rigori a favore, con 14 penalty fischiati a proprio vantaggio, con un bilancio di 13 gol fatti (grazie all’infallibile Hakan Calhanoglu) e un errore (commesso da Lautaro Martinez contro l’Atalanta, con la parata di Marco Carnesecchi). La leadership dei nerazzurri nella classifica dei rigori a favore è insidiata dalla Roma di Daniele De Rossi, che a Bergamo contro l’Atalanta ha beneficiato del 12esimo rigore a favore in questo campionato (11 quelli realizzati).  
Per quanto riguarda invece i rigori fischiati contro, la squadra che ha avuto meno tiri dagli undici metri assegnati a proprio svantaggio è il Verona di Marco Baroni, con 2 penalty contro (entrambi segnati), seguito dalla Juventus di Massimiliano Allegri, con tre rigori contro di cui uni fallito (da Victor Osimhen in Napoli-Juve, prima della ribattuta vincente in gol di Giacomo Raspadori), dal Genoa di Alberto Gilardino (3 contro, 2 segnati) e dalla Lazio di Igor Tudor (3 contro, 2 segnati, 4 quelli a favore). 

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SERIE A

Volata Champions, sesto posto ok solo se la Dea vince l’Europa League e arriva quinta

L’Atalanta dà, l’Atalanta toglie. La squadra di Gasperini che ieri ha vinto lo scontro diretto con la Roma e conquistato quasi matematicamente la qualificazione alla prossima Champions League è ora arbitro della contesa e deciderà anche se alla prossima Champions League arriveranno cinque o sei squadre italiane.

Per spiegare ciò bisogna innanzitutto chiarire qual è la situazione regolamentare: l’Italia grazie al Ranking UEFA annuale ha conquistato il diritto di portare cinque squadre alla prossima Champions League. Inter, Milan, Juventus e Bologna hanno già staccato il pass e la quinta, come detto, dovrebbe essere l’Atalanta che adesso è praticamente cerca del quinto posto, ma ha anche la finale di Europa League come strada per assicurarsi matematicamente la qualificazione alla massima competizione continentale.

Dovesse l’Atalanta vincere la finale di Europa League e chiudere la stagione al quinto posto, andrebbe in Champions anche la sesta in classifica della Serie A 2023/24, ovvero una tra Roma e Lazio. Ma il regolamento cambia qualora l’Atalanta – e adesso è scenario molto credibile – dovesse chiudere la stagione al quarto o al terzo posto: a quel punto, anche in caso di vittoria della Dea a Dublino, il sesto posto non servirebbe più per la qualificazione alla prossima Champions League.

LA CLASSIFICA
3) Bologna 67 punti
4) Juventus 67 punti
5) Atalanta 63 punti
6) Roma 60 punti
7) Lazio 59 punti

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DICHIARAZIONI

“Diario di un sogno”, Onorato: “Flaminio, Lotito ha le idee chiare, nei prossimi giorni…”

Presente all’evento “Diario di un sogno” anche Alessandro Onorato, assessore al Turismo, Grandi Eventi e Sport: “La sfida più importante, complicata e ambiziosa è quella dello stadio. Siamo a pochi metri dal Flaminio, visti i presenti potremmo fare al volo una Conferenza dei Servizi (ride, ndr). Penso che il presidente Lotito abbia le type=’text/javascript’ idee chiare, il sindaco ha dato la sua disponibilità. Nei prossimi giorni lavoreremo per risolvere la questione. La città di Roma ha bisogno di un’impiantistica importante. Sul ’74, intestate i giardini a Lenzini e gli altri è importante, dobbiamo lavorare per una storia condivisa. Lo faremo anche per Wilson e D’Amico, questo è per la riconoscenza che la città di Roma ha per questa squadra”.

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DICHIARAZIONI

Patric a 360°: “La mia lazialità nata nella difficoltà. La depressione mi ha reso più forte”

Patric a 360°. Il centrale spagnolo ha parlato ai microfoni di Lazio Style dopo aver celebrato le 200 presenze con la maglia della Lazio.

Torniamo al 2018, quando eri stato escluso dalla lista Uefa per l’Europa League. Se in quel momento ti avessero detto che avresti raggiunto quota 200 presenze con la Lazio e questo status nella squadra, ci avresti creduto?

“Non ti dico di no. Io sono una persona che nelle difficoltà si è sentita molto forte. Tutto quello che mi è successo, anche in negativo, è giusto che sia accaduto. Quando sono arrivato non ero pronto. Ero un bambino, non solo nel calcio, anche nella vita. Sono una persona molto sensibile. A volte quando si parla dei calciatori si fa riferimento solo a quello che si fa in campo, ma in realtà sono persone, ognuna con una personalità che cambia il proprio modo di stare in campo. Quando si gioca a calcio ci sono molti aspetti da considerare. In quel momento io non ero pronto e penso che l’aspetto che non mi ha fatto mai essere escluso è che ho sempre lavorato, ascoltando e imparando. Andavo sempre a duemila, sapevo di avere le qualità, ma anche che dovevo maturare sotto molti aspetti. Ci ho sempre creduto!”.

Qual è la partita perfetta di queste 200 che hai giocato?

“Non ne ho una in particolare, vivo ogni emozione al massimo. Sono fatto così, quindi non quale scegliere. Mi piace vivere le partite. Poi è normale che a livello di importanza giocare la Champions è il sogno di tutti i grandi giocatori e le grandi società. Vivere una notte come quella contro il Bayern Monaco in un Olimpico pieno è speciale. Poi lo sono anche tutte le partite in casa, meno quelle in trasferta. Le vivo tutte come se fossero l’ultima”. 

Sei arrivato a Roma nel 2015, c’era già nei tuoi pensieri quello di rimanere per tutto questo tempo? La Lazio te l’ha consigliata qualcuno prima di arrivare?

“Io conoscevo già la Lazio perché è una squadra storica, poi il calcio italiano mi è sempre piaciuto e sapevo di poter imparare tanto. Non pensavo di restare così tanti anni, ma credo che per crescere e maturare non potevo stare in un posto migliore. Forse restando in Spagna la mia carriera non sarebbe stata così buona. Venire in un posto dove non parlavo la lingua, dove mi sono chiuso con i miei genitori, dove pensavo solo a giocare a calcio ha fatto parte della mia crescita. Ho avuto modo di vivere la mentalità italiana, molto più duro rispetto alla Spagna, dove di solito sono più leggeri con i giovani. Penso che stare qui mi ha fatto bene per crescere e diventare un calciatore a certi livelli. Sono orgoglioso di essere qui, mi trovo molto bene”. 

L’unica cosa rimasta di Patric nel 2015 è il tatuaggio sull’avambraccio…

“Ero un bambino. Mi piaceva divertirmi, cambiare, fare tutto. Fa parte dell’essere giovani, poi bisogna maturare. Si trova la migliore versione di un calciatore quando questo migliora anche fuori dal campo. Io sono sta bravo perché sono voluto crescere a tutti i costi, lottare anche per tanti mesi o anni al buio senza che nessuno lo vedesse, io ero l’unico a crederci e per questo devo ringraziare anche me stesso. Ho trovato una maturità diversa”.

La tua prima esperienza all’estero è stata al Villarreal, com’è stata?

“Io nasco a Murcia, un piccolo paese dove non esistono calciatori, e vengo da una famiglia molto umile. Tutto gli agi delle grandi città sono lontani, lì si vive in campagna e in modo naturale. Quando arrivò l’offerta del Villarreal avevo dodici anni e dirlo ai miei genitori non fu facile visto che non capivano molto di calcio. Di recente ne parlavo con mia madre e lei mi ha detto che io arrivai a minacciarli dicendogli che non li avrei mai perdonati se non mi avessero mandato. Oggi mi rendo conto del sacrificio che hanno fatto, non era facile mandare un ragazzo così piccolo, mia madre è stata male un anno”. 

La mia famiglia?

“Siamo molto legati, siamo pochi e stiamo spesso insieme. Ho anche una sorella con cui mi sento sempre”. 

Come spiegheresti la Lazio? Ti senti di incarnare la lazialità?


“Lo avevo sentito tanto nei primi anni. Anche se non giocavo, anche se venivo criticato, capivo la situazione e l’ambiente Lazio mi entrava dentro. È come una famiglia. In certi momenti ti emozioni da solo senza pensarlo, significa che c’è qualcosa che ti è entrato dentro. La Lazio la porterò con me sempre, è la mia squadra del cuore. Ha qualcosa di speciale. Chi passa tanti anni qua si rende conto che non ne puoi fare a meno. Te la ricorderai per sempre. Ti entrano dentro i tifosi e la maglia. La gente muore per andare allo stadio a vedere la Lazio che vince. Sono valori che abbiamo da sempre e che ti fanno amare la maglia”.

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SERIE A

Gasperini furioso ne ha anche per la Roma…

Dopo la vittoriosa partita di Salerno della sua Atalanta, Gasperini ha tuonato contro chi si lamenta del recupero tra la Dea e la Fiorentina, posticipato e in attesa di una data di disputa: “Non è colpa nostra se non si conosce la data del recupero con la Fiorentina. Questa situazione ci ha penalizzato, avremmo giocato prima ma non era possibile. Stiamo scendendo in campo da tanto tempo per tre volte a settimana. Purtroppo, in quella circostanza, è successo un qualcosa di drammatico e bisogna rendersi conto che non era un codice giallo. Non abbiamo tratto nessun vantaggio, questo deve essere chiaro. Anzi, vedere la classifica che ci vede distanziati dalle altre può avere un peso. Ci hanno messo anche il recupero con l’Inter tra Milan e Bologna, sfida che per noi è stata negativa. E’ un problema che riguarda la densità delle partite, non è una scelta mia o della società”.

Alessio Buzzanca

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DICHIARAZIONI

Caso Mancini, Lotito: “Nessun giocatore della Lazio lo avrebbe fatto. Ci atteniamo alla decisione, ma…”

Caso Mancini, Lotito a margine della presentazione di euro 2024 torna sull’argomento: “Un gesto così non lo avrebbe mai fatto un giocatore della Lazio, il comportamento dei nostri giocatori è completamente diverso da quello delle altre squadre. Secondo voi, è una sanzione congrua? Rispetta i valori dello sport? Ognuno di noi è in grado di giudicare. Noi non possiamo che attenerci a quello che il giudice ha deciso, solo questo posso fare”.