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RASSEGNA STAMPA

Lazio, emozione Motta: studia da eroe… ed i rigoristi dell’Inter


Edoardo Motta è pronto a lasciarsi alle spalle l’errore di Cremona e le incertezze contro l’Inter per tornare a vestire i panni dell’eroe di coppa: in vista della finale, il portiere della Lazio sta studiando i rigoristi nerazzurri per farsi trovare pronto nel caso in cui la sfida si dovesse decidere dagli undici metri.

Lautaro, Zielinski, Dimarco, Pio Esposito e Bonny, senza dimenticare Bastoni e Barella: tutti sono finiti nel mirino di Edoardo Motta, al lavoro per farsi trovare preparato nel caso in cui si arrivasse fino ai rigori. Come riporta Il Messaggero, infatti, il portiere della Lazio non vuole lasciare nulla al caso e studia nel minimo dettaglio gli avversari che potrebbero presentarsi sugli undici metri. L’obiettivo è uno e uno soltanto: replicare l’impresa della New Balane Arena, dove Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere erano stati pietrificati uno dopo l’altro.

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Rambaudi: “La Lazio ha fatto la partita che aveva preparato. Motta? La parata su Scamacca vale più dei rigori” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Sofferta ma partita interpretata come dovevi, la Lazio si è difesa bene con l’organizzazione che ha. Grande Motta, bravi anche i ragazzi a fare gol, ad essere lucidi. L’Atalanta ha dominato e tu l’hai vinta come volevi.

Partita seria, difensiva, hai parcheggiato e ti sei mosso bene. La parata su Scamacca vale più dei rigori, è stata un miracolo.

Tutti hanno messo grinta, fame, applicazione. L’unico che non mi ha convinto molto è Isaksen, mi dispiace ma lo dico perché so che può fare meglio. Ancora una volta mi è piaciuto Noslin, ha fatto una gara di presenza, di corsa, di lotta. Però tutti si sono messi in mostra in maniera positiva per la prestazione fatta in fase difensiva”.

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COPPA ITALIA

Coppa Italia, la Lazio c’è ancora! Festa ai rigori: è semifinale. Ansia Pedro

Termina 1-1 ai tempi regolamentari Bologna-Lazio, gara valida per i quarti di Coppa Italia: Noslin risponde a Castro, poi ai rigori hanno la meglio i biancocelesti.

PRIMO TEMPO
Qualche sorpresa nell’11 titolare di Sarri. Tra i pali l’inamovibile Provedel; dietro ce la fa Gila che prende il suo posto vicino a Romagnoli con Marusic e Pellegrini, che ha la meglio Tavares, sulle corsie; in mezzo al campo si rivede Rovella, con ai lati Dele-Bashiru, e Taylor; davanti il tridente composto da Isaksen, Maldini e Pedro. La gara si accende dopo un quarto d’ora con l’intervento provvidenziale di Provedel su Cambiaghi e la traversa poi del Bologna; azione comunque annullata: Chiffi ha fermato il gioco per fallo precedente del 9 rossoblù. Alla mezz’ora svanisce l’equilibrio: da calcio d’angolo di Moro, Castro si smarca e sigla l’1-0. A pochi minuti poi dal duplice fischio pessima notizia per la Lazio: si ferma Pedro (al suo posto Noslin) e l’infortunio alla caviglia destra appare subito grave, con lo spagnolo trasportato immediatamente in ospedale per accertamenti dopo che ha lasciato il campo su una gamba (da capire se l’infortunio riguarda anche il ginocchio).

SECONDO TEMPO

Parte decisamente meglio la Lazio che dopo un paio di minuti arriva il gol dell’1-1 con Noslin: Marusic serve Dele-Bashiru che consegna l’assist perfetto all’olandese che deve solo spingere la palla in rete. Al 60′ due cambi per Sarri: fuori Rovella e Maldini per Cataldi e Dia. Nel frattempo si alza l’intensità del gioco, con i padroni di casa che si fanno vedere spesso dalle parti di Provedel. A 10′ dalla fine in campo Cancellieri e Tavares per Isaksen e Pellegrini. La Lazio ci prova in un paio di occasioni ma nel complesso regna l’equilibrio e i tempi regolamentari non bastano per decretare chi andrà in semifinale ad affrontare l’Atalanta.

RIGORI

Tavares – gol

Ferguson – para Provedel

Dia – gol

Dalllinga – gol

Marusic – gol

Orsolini – fuori

Taylor – gol e Lazio in semifinale di Coppa Italia.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Provedel è la certezza anche in Coppa Italia. Il dato dei rigori parati in carriera

Rinato con Sarri, il portiere resta una delle certezze di questo gruppo.

La porta è sua e sua rimarrà, adesso senza distinzione di competizione. Provedel, riporta il Corriere dello Sport, si prepara per il Bologna, sogna un’altra serata da protagonista. Stavolta senza beffa, ma con la qualificazione in semifinale. Un muro a Torino contro la Juventus, si è inchinato soltanto ai colpi di testa di McKennie e Kalulu. Troppo precisi, troppo vicini per potersi opporre. Domenica ha respinto qualsiasi altro assalto bianconero, dal tentativo nel primo tempo di Bremer alle conclusioni angolate di Yildiz e Zhegrova nella ripresa. Per le parate effettuate meritava di tornare a Roma (Coverciano) tenendo i 3 punti con i guanti. Stasera c’è una partita ancora più importante sulla carta, quella della possibile svolta in stagione.

Provedel cercherà di ripetersi al Dall’Ara, la prestazione con la Juventus è stato l’ennesimo segnale della sua rinascita. Con il ritorno di Sarri in panchina si è ripreso il posto da titolare perso nel finale della scorsa stagione. Sta ripagando la fiducia del tecnico giornata dopo giornata, per rendimento è stato uno dei migliori dell’intera rosa. La cessione di Mandas a gennaio (prestito oneroso al Bournemouth con diritto di riscatto) ha cancellato pure ogni tipo di dubbio sul ballottaggio per la Coppa Italia: agli ottavi con il Milan era stato il greco a strappare la prima chance personale dall’estate, è rimasta l’unica presenza fino alla sua partenza per l’Inghilterra.

Per Provedel, quindi, si tratterà dell’esordio stagionale nella competizione. Un dato particolare, conclude il quotidiano: sarà soltanto la seconda gara in assoluto in Coppa Italia con la maglia della Lazio. La prima – e unica, fino a questo momento era stata il 5 dicembre 2023 all’Olimpico con il Genoa: finì 1-0 agli ottavi con il gol decisivo in apertura di Guendouzi. L’arrivo del baby Motta (classe 2005) come vice gli consentirà di mantenere il posto tra i pali non solo per le partite di Serie A.

Provedel in carriera ha parato 11 rigori (considerando i tempi regolamentari), di cui 2 da quando è alla Lazio. Il primo in Europa League sul campo del Midtjylland (stagione 2022-2023): penalty murato inutilmente a Evander vista la respinta raccolta e infilata in porta da Isaksen, all’epoca baby calciatore del club danese. Fu una delle due sfide che poi convinsero la Lazio ad acquistare l’esterno d’attacco. Il secondo rigore è recente, risale allo scorso 19 gennaio: tiro incrociato di Nico Paz in Lazio-Como, intuito e rispedito al mittente.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Gregucci: “Castellanos non doveva calciare. La Lazio ha dato tutto, ma quel gol concesso…” (AUDIO)

Angelo Gregucci in collegamento a ‘NMM’

“Sperando di avere altre opportunità a stretto giro, ma la gara di ieri ci deve insegnare qualcosa. Quel gol del Bodo in pieno supplementare lo abbiamo preso troppe volte. E’ un peccato, perché per 100 minuti siamo stati a posto. Il 2025 è tutto racchiuso in questa partita, anche con l’infortunio di Tavares (l’ennesimo). Ora dobbiamo rituffarci nel campionato ed essere maturi, nulla è ancora deciso. Da ex calciatore, io il quinto rigore ad uno che era in quella difficoltà, non lo facevo battere (Castellanos, ndr)“.

“Quella palla (gol del Bodo) la Lazio la legge sempre alla stessa maniera. Globalmente, la gara che dovevi fare l’hai fatta. C’erano anche dei segnali, tipo il gol divorato dal Bodo prima del raddoppio di Noslin. Ora trovare la testa e gambe fresche per onorare la stagione, questo finale di campionato. Secondo me i baschi arriveranno fino in fondo, il nostro rimpianto è non aver avuto l’opportunità di provarci in semifinale”.

“Nei supplementari siamo andati avanti, ma eravamo sotto in termini di energie. Tchaouna? Grandi doti fisiche, ma scelte spesso sbagliate. Che strada deve fare adesso? Credo debba andare in prestito per migliorare. E’ complicato valutarlo, ma chi ci lavora tutti i giorni deve dare la sua lettura. Parliamo comunque di un giocatore giovane (2003, ndr) che ha dei margini di miglioramento”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Lazio, ferita profonda da sanare. I limiti sono venuti fuori, l’origine del male…” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

«Ero sicuro che la squadra avrebbe fatto una partita di carattere e cuore. Il problema è che oltre alla prestazione, improvvisamente sono venuti fuori i limiti dei singoli. La squadra, finché ha avuto il suo zoccolo duro, ha giocato e retto. Zaccagni aveva 80 minuti, Castellanos è rimasto in campo per assenza di alternative. Sono entrati giocatori impresentabili. L’infortunio di Tavares ha costretto Taty a rimanere in campo, non capisco se il portoghese stia bene o no. Il calendario è stato favorevole, la Lazio ha affrontato Viktoria Plzen e Bodo, mi chiedo se sia davvero una squadra da semifinale. Adesso c’è da sanare una ferita profonda, in queste ultime sei partite. I tifosi non sono da Champions, sono da scudetto, non meritano questo.

Sul gol dei norvegesi Tchaouna si sposta e fa crossare il giocatore, mentre Hysaj si fa sovrastare da un giocatore sconosciuto. Mi chiedo se un allenatore cosa avrebbe voluto fare un allenatore come Conte con questo organico. Se non capiamo qual è l’origine del male della Lazio perdiamo tempo“.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Frustrazione Lazio, Cardone: “Il sintetico, il karma lista e l’ennesimo gol preso a difesa schierata. Su Guendo e Tavares…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

Sul 3-0 per la Lazio la rimonta era diventata un fatto. Discuteremo molto dei rigori, delle scelte di Baroni, della rabbia di Guendouzi, ma nel gol che la Lazio prende nel secondo tempo supplementare ci sono undici giocatori in area. Ancora una volta la Lazio è riuscita a prendere questo tipo di gol, nessuna ripartenza, sempre difesa schierata in area piccola, ed ancora una volta in casa. Parleremo di mille cose, compresa la discutibile sostituzione di Zaccagni e non di Castellanos che avrebbe dovuto giocare un’ora. Ma il fulcro della serata eccezionale e di grande amore andata in scena ieri è quella rete presa. Incredibile, c’era tutta la terza linea schierata ed è la tredicesima volta di fila che si incassa una rete all’Olimpico.

La grande attenuante di questa eliminazione sono le condizioni del campo di Bodo, di un terreno sintetico e condizioni atmosferiche assolutamente condizionanti. Quella non è stata una partita normale, quantomeno particolare. Lo stesso Baroni, uno davvero mite e contenuto, è arrivato a dire che è stato apparecchiato il match ai norvegesi. Parlo di attenuanti, non di causa unica ovviamente.

Poi c’è anche una questione di karma. Dalla lista Uefa è stato escluso Pellegrini ed il gol decisivo lo prendi con l’errore di Hysaj e dopo l’infortunio di Tavares. Quello di schierare il portoghese non era un rischio calcolato, ma un rischio e basta. Si sapeva che giocando sarebbe andato incontro all’ennesimo infortunio. La gara era talmente definitiva che si è fatta, con il ragazzo questa scelta.

Poi andrà approfondita la scena inquietante che ha visto protagonista Guendouzi a fine partita. Probabilmente ci si aspettava dal dischetto giocatori più esperti come Romagnoli e Vecino. Zaccagni ha escluso che il francese si riferiva alla scelta dei rigoristi, ma viene difficile pensare che sia così. Credo e spero che sarà una cosa che si possa rimarginare subito”.

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Lazio, partite sognate e segnate: frammenti di una serata laziale ed ingiusta

L’errore di Helmersen al 91’ e la partita ancora incredibilmente viva. Il 2-0 di Noslin al 93’ e l’Olimpico in deliquio. I supplementari: subito le lacrime di Nuno Tavares, un nuovo infortunio. Il bacio di Noslin e Baroni che chiede l’applauso del pubblico. Il gol di Dia. Improvviso eppure atteso. Lo shock del 3 a 1. Di Helmersen, sempre lui. Poi espulso. I rigori. Già, i rigori.

Frammenti di una serata drammaticamente laziale e ingiusta. Cosa posso dire della squadra di Baroni che alla 46esima uscita stagionale è stata eliminata ai rigori? Vado di aggettivi, che è facile: concentrata, continua, rabbiosa, perfino ossessiva, coinvolgente, a tratti esaltante. Ma anche imprecisa e sfigatissima: ci ha provato in ogni modo e da ogni dove: dalle fasce, dal centro, di testa, di piede, di tacco (ha fatto centro) e di sponda, negli ultimi venti minuti del primo tempo e per quasi tutta la ripresa ha praticamente affittato il pallone, concedendo pochissimo ai norvegesi.

Isaksen, Guendouzi e Rovella sono stati addirittura commoventi per impegno e produttività.

Il Bodø, sul naturale, era alla portata, molto meno sul sintetico dove la prestazione della Lazio fu indecente. Si è rifatta ieri. Ma senza gli interessi. 

Comunque bella, questa Lazio. Bella, libera, decisa. Imperfetta anche, ma ci sono partite in cui sembra dimenticarsene: troppo importante il risultato. Baroni incoraggia il calcio verticale in cui tutto è contemplato, anche il pallone portato per trenta, quaranta metri. Guendouzi, inesauribile, e gli esterni praticano con disinvoltura l’area-area senza fermarsi all’errore.

Ci sono partite sognate e altre segnate. Non importa che specifichi a quale specie appartiene questa. L’editoriale del direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni

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EUROPA LEAGUE

Tre reti non bastano: termina ai rigori il sogno europeo della Lazio

Succede di tutto all’Olimpico: la Lazio chiude sul 2-0 i tempi regolamentari (Castellanos al 20’e Noslin allo scadere), ai supplementari finisce 3-1 (99′ Dia e 109′ Helmersen) poi spazio ai rigori. Dal dischetto sbagliano Tchaouna, Noslin e Castellanos: Bodo/Glimt in semifinale.

PRIMO TEMPO

Baroni conferma Mandas tra i pali; Lazzari a destra e Marusic trasloca sulla corsia opposta con Gila e Romagnoli al centro; in mezzo al campo gli inamovibili Guendouzi e Rovella; davanti Isaksen, Pedro e Zaccagni alle spalle di Castellanos. Parte forte il Bodo/Glimt ma tempo qualche minuto e la Lazio viene fuori ed inizia ad attaccare. Al 21′ è Castellanos a sbloccare la gara di tacco, dopo un assist di Isaksen su recupero perfetto di Lazzari. I padroni prendono coraggio, spinti in ogni istante dai tifosi laziali, e creano diverse occasioni per raddoppiare, fino al colpo di testa di Zaccagni che finisce sulla traversa allo scadere dei primi 45′. Si va all’intervallo sul risultato di 1-0.

SECONDO TEMPO

Nessun cambio all’intervallo. La Lazio parte forte come aveva chiuso la prima frazione di gioco, il Bodo ha un’occasione al 60′ ma nel frattempo i biancocelesti continuano a creare i presupposti per il raddoppio. Le prime mosse di Baroni arrivano al 68′: in campo Tavares e Dia, fuori Marusic e Pedro. A 10′ dalla fine spazio anche a Tchaouna, e Vecino, out Isaksen e Rovella. Quasi allo scadere Zaccagni lascia il posto a Noslin. E quando tutto sembrava finito, in pieno recupero, Noslin sigla il 2-0 che tiene in vita i suoi: Lazio ai supplementari.

PRIMO TEMPO SUPPLEMENTARE

Neanche il tempo di iniziare i supplementari che si ferma di nuovo Tavares: il portoghese lascia il campo in lacrime per l’ennesimo stop, abbracciato prima dai compagni poi dal tecnico e dai calciatori in panchina, entra Hysaj. Passano 10’e la Lazio ribalta tutto: cross di Guendouzi per l’incornata vincente di Dia che sigla il 3-0 (100′).

SECONDO TEMPO SUPPLEMENTARE

Riprende l’ultimo quarto d’ora di gara con il Bodo/Glimt che si fa vedere in avanti e la Lazio risponde con un’altra occasione. Al 109′ gol dei norvegesi: di testa Helmersen. E’ 3-1 e tutto da rifare per i biancocelesti perchè dopo il 2-0 dell’andata, la situazione è di parità. La situazione non cambia al 120′: si va ai rigori.

RIGORI

Inizia Hauge, para Mandas. In gol Dia e Fet. Parato il rigore di Tchaouna. Gol Sorli. Noslin tira fuori. Segna Moe. In gol anche Guendouzi. Berg spara alto. Ultimo rigore sui piedi di Castellanos: parato. E la Lazio saluta l’Europa League: Bodo/Glimt in semifinale.

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ARBITRI RASSEGNA STAMPA

Arbitri nel caos tra stop, caso-Var e il “peso” dei dialoghi aperti

La giornata peggiore di questo campionato. Per il livello degli errori (solo due “certificati”, però), per la portata delle polemiche e – anche – per l’elevato grado di sfortuna che ha accompagnato gli arbitri in questo turno. Basti pensare al gol di San Siro, quello nato dal pallone calciato ben oltre la linea di fondo da Bastoni. La svirgolata di Mandragora, sicuramente non da lui, ha messo nei guai tutta la terna guidata da La Penna, avesse colpito bene il pallone non se ne sarebbe neanche parlato. Al di là degli episodi, però, il problema c’è e resta d’attualità. Il livello dei nostri arbitri, per il nostro campionato, da diversi anni sempre più avvincente e tirato, non è adeguato.

Arbitri, fermati Feliciani e Di Paolo

Il caso, ad esempio, di Feliciani, quest’anno davvero negativo nel suo rendimento. L’ultimo caso (di una serie piuttosto corposa) è Torino-Genoa, il rigore non fischiato su Sanabria è paradossale, anche guardando al VAR, dove sedeva Di Paolo (non uno qualsiasi, il nostro migliore). Rocchi li fermerà entrambi. Così come dovrebbe osservare un po’ di riposo sicuramente Pairetto (ennesima prestazione insufficiente) per la gestione (post gara compreso) di Empoli-Milan: riprenderà dalla B, dove dovrebbe transitare anche La Penna (arbitro di Inter-Fiorentina). 

Var, scoppia il caso

Il problema però lo sta creando il VAR, lo strumento nato come salvagente arbitrale che invece si sta rivelando un boomerang. E se il protocollo a volte costringe i varisti a restare muti (però, il buonsenso: in quanti avrebbero gridato allo scandalo se lunedì sera a San Siro fosse arrivato un suggerimento fuorilegge sul quel pallone uscito?), come nel caso di Empoli (Tomori espulso, ma Colombo era partito probabilmente in fuorigioco), altre volte si resta di stucco. L’idea sarebbe quella di provare a sperimentare un’integrazione dei casi in cui il VAR può intervenire, riferendosi a quelli certi. Meglio, al pallone dentro o fuori, perché per il resto si rientrerebbe nel campo della soggettività. Per capirci, per Fabregas il tocco di mani di Gatti è «certamente» rigore, mentre per la Commissione arbitrale no. Già più complicato il discorso sui secondi gialli che portano all’espulsione, bisognerebbe a quel punto verificare la congruità della prima ammonizione. Molto si risolverebbe con il VAR a chiamata, che non trova però proseliti ai piani alti dell’Ifab. 

Open Var, la trasparenza è controproducente

C’è poi un problema legato ad altri aspetti. Senza addentrarci in figure che gravitano nel mondo arbitrale e che stanno creando più problemi che altro, sarà sufficiente pensare ai dialoghi che vengono diffusi a Open VAR su DAZN. Da strumento didattico si sono trasformati in atti d’accusa, la trasparenza che finisce per essere controproducente. Una riflessione che resterà lontano dalle stanze di Coverciano da oggi a sabato, durante il raduno verrà riaccesa l’attenzione sui falli di mano. Ma non ci saranno correzioni di rotta ulteriori. «Basta rigorini» aveva detto Rocchi a novembre, così continuerà ad essere. Corriere dello Sport