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Guendouzi: “Io come Sarri, nati per vincere. Alla Lazio per essere il migliore e mettere in bacheca trofei”

Un diavolo per capello già in testa. Senza quel cespuglio sarebbe un pescatore sprovvisto della migliore esca, un calciatore senza palla: «Non me li taglierei neanche se vincessi la Coppa del mondo con la Francia», giura Matteo Guendouzi a Formello, con gli occhi spiritati che sorridono, tra una carezza e l’altra alla sua folta chioma. Forse quella specie di medusa è anche una forma di protesta di uno affamato dalla nascita e voglioso di vincere: «Sin da bambino sono uno che vuole vincere a tutti i costi, che sia in partita, in allenamento, a ping pong oppure a carte. Per questo posso avere delle reazioni forti, decise. Io voglio essere sempre il migliore e sono venuto alla Lazio con l’idea di mettere tanti trofei in bacheca». Di fronte a così tanta smania, toglietevi voi la parrucca.

A settembre ha già scapigliato i laziali al suo arrivo a Ciampino dopo una lunga attesa.

«È vero, alla fine ci sono voluti un po’ di giorni per definire tutto fra i club, e fra me e il Marsiglia, ma io nella mia testa avevo solo la Lazio. Ero tranquillo, avevo la certezza che sarei sbarcato da un momento all’altro e nulla me lo avrebbe impedito. Mi volevano pure in Premier, ma io avevo già scelto un progetto serio, un club che ha vinto tanto in passato in Italia e in Europa, e ora con la Champions vuole crescere ancora».

E poi come non farsi trascinare da Roma, dalla grande bellezza.

«Con mia moglie e mia figlia abbiamo fatto già delle lunghe passeggiate, è fantastico il calore dei tifosi e di questa città».

Sarri invece non è un espansivo, ha inciso sulla sua firma?

«Sì, mi voleva e mi ha chiamato per dirmi come mi avrebbe fatto crescere ancora. Era fine luglio e io ero già allettato dall’idea di sbarcare in Serie A. Poi avevo già giocato 4 volte contro il tecnico in Inghilterra. Un’amichevole, due gare di campionato, la finale di Europa League. Mi aveva stregato la sua filosofia offensiva, in cui un centrocampista ha anche una certa libertà. Ora devo assimilare ancora molti schemi nuovi, ma lui ha la mia mentalità, vincente».

A proposito di allenatori: non è andata bene con Landreau e Arteta.

«Ma non è vero, ho giocato anche con loro, ma poi hanno preso altre strade. Il mio carattere mi ha permesso di diventare calciatore, di essere qui e di conquistare la Francia. Ora sono pure un po’ cambiato, ho appreso dagli errori di gioventù. Sono meno istintivo, più uomo, un padre di famiglia».

Il veleno è nel Dna o è stato iniettato dalla vita?

«Ho praticato diversi sport, anche individuali. Come il karate, dove sei solo contro il tuo avversario. Poi parallelamente ho cominciato a giocare a calcio e me lo sono divorato. Pranzo col calcio, dormo col calcio, è tutta la mia vita»

A settembre c’era una folla ad aspettarla, una bolgia.

«Come a Marsiglia, più che all’Arsenal. Restituirò con gli interessi quell’accoglienza».

Un vecchio resoconto in Francia parla di un bambino, a Poissy, il suo paese, che era già un leader.

«Ma no (ride, ndr). È vero però che sin da bambino sono stato sempre il capitano della squadra. È una questione di personalità, mi è sempre piaciuto essere al centro, parlare molto con i compagni, nello spogliatoio. Mi piace dire le cose in faccia, quando si va bene o quando si va male».

Psg, Lorient e poi Arsenal. Ma è noto che Matteo è tifosissimo dei Gunners. Come mai?

«In Francia l’Arsenal è molto popolare, perché vi hanno giocato molti francesi: Pires, Henrym, e Wenger in panchina».

È ancora la sua squadra del cuore?

«Da piccolo sì. E quando c’è stata la possibilità di trasferirmi, non ho avuto dubbi, anche se avevo altre opzioni. Emery ha fatto di tutto per avermi».

Lei è nato nel 1998, nella Francia campione del mondo. E lei ha vestito la maglia della Nazionale.

«Era il mio sogno. Quando sono stato convocato, è stato il massimo, mi ha ripagato di tutti i sacrifici fatti da ragazzo. È bello rendere fiera la tua famiglia che ti vede in Bleus. Sono orgoglioso di questo. Ora sono sei mesi che non vengo convocato, dopo essere stato al Mondiale».

Quindi ora l’obiettivo è di rientrare per l’Europeo in Germania.

«Certo. Andare in Qatar è stato un grande traguardo. So che devo lavorare duro per andare in Germania la prossima estate. So che Deschamps mi segue, è dai 19 anni che faccio parte del giro. Devo giocare e giocare bene, per tornarci».

I tifosi della Lazio l’hanno conosciuta a Napoli: palla all’incrocio, gol pazzesco, poi annullato. Che cosa ha pensato in quegli istanti?

«Veramente non ho ancora capito perché mi sia stato annullato… Per me era rete, poche storie. Ma ora le regole col Var sono diventate più complicate, mi pare, o anche differenti tra paese e paese».

Ma per tutti quello è un gol valido, meraviglioso con la sua esultanza col brivido.

«Mi ha fatto piacere, ho sentito subito un grande sostegno. Per questo ho voglia di rendere fieri i tifosi, di segnare, di vincere, di fare assist, di aiutare la squadra. E ovviamente di vincere dei trofei con la Lazio».

Ha preso la maglia numero 8 di un type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idolo come Gascoigne.

«Sì, lo so. Ma sin da ragazzo ho avuto sempre il 6 o l’8. Se c’è la possibilità prendo sempre uno di questi, mi stanno a cuore».

Come fa a correre e a giocare con tutti quei capelli?

«Io ci vedo molto bene. Sin da ragazzo ho sempre avuto questa chioma… È una parte di me. All’Arsenal ho giocato insieme con David Luiz, era divertente, spesso non ci distinguevano».

Non si ti taglierebbe la chioma nemmeno per scommessa dopo una vittoria al Mondiale?

«Assolutamente no, non se ne parla».

Il Messaggero

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APPROFONDIMENTI

Sassuolo-Lazio, numeri e precedenti: confronto Berardi-Zaccagni

5 vittorie Sassuolo, 12 vittorie Lazio e 3 pareggi. Ecco il bilancio dei 20 precedenti complessivi in Serie A. Al Mapei Stadium, il bilancio è di 3 vittorie del Sassuolo, 2 pareggi e 5 vittorie della Lazio. Lazio, che è uscita vincente negli ultimi tre confronti. Domenico Berardi è il giocatore che ha messo a segno più reti contro la Lazio: 9. Dal lato opposto,  Mattia Zaccagni ha nel Sassuolo la sua vittima preferita: 4 gol realizzati contro i neroverdi. Sarri ha vinto 3 dei suoi 4 incontri contro Dionisi, perdendo solo il primo. Contro il Sassuolo, il tecnico biancoceleste ha un bilancio di 6 vittorie, 6 pareggi e 5 sconfitte.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Immobile ok con il Sassuolo, si giocherà una maglia. Zaccagni al massimo in panchina al Mapei” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Quella di questa sera a Wembley sarà una grande partita. L’Inghilterra dopo la finale dell’Europeo è cresciuta molto, noi siamo peggiorati. Southgate sta rinnovando con giovani molto bravi come Bellingham. Hanno tutto, tecnica, qualità e ritmo, hanno qualcosa più di noi, vedremo se con un centrocampo con due incursori come Frattesi e Barella, con Cristante a protezione, potrà giocarsela.

Immobile e Zaccagni oggi si alleneranno a parte, da domani Ciro tornerà ad allenarsi con il gruppo. Contro il Sassuolo sarà a disposizione, si giocherà una maglia da titolare. Alla fine penso possa giocare da titolare la gara di Champions League contro il Feyenoord a Rotterdam. Non sarà facile, invece, per l’esterno, spero che almeno possa andare in panchina al Mapei, visto che non è certo che potrà tornare ad allenarsi nelle prossime 48 ore.

Sono un fautore dei cambi di modulo per aumentare l’imprevedibità. Abbiamo anche visto che quando aumenta il ritmo come è accaduto con l’Atalanta si torna a produrre occasioni da gol. Dico solo che a volte si possono pensare ad alternative per sopperire ai momenti di involuzione. Immobile si trovava molto bene con Caicedo, nel 4-3-3 a volte si trova da solo a combattere con i difensori avversari”.

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Immobile, i confronti a Formello dopo lo sfogo

Non saranno giorni facili i prossimi a Formello per Ciro Immobile. L’attaccante nei giorni scorsi ha aperto all’addio nel calciomercato Lazio di gennaio o giugno e per questo sono in programma confronti con Sarri e con lo stesso Lotito per capire da cosa derivi il suo malessere.

Come riferito dal Corriere dello Sport, risulta difficile credere che a far nascere i malumori di Ciro siano state solo le critiche di una parte minoritaria dei tifosi. Alla base potrebbero esserci piccole incomprensioni con Sarri, un adeguamento economico mai arrivato dopo la ricca offerta araba rifiutata oppure il dualismo con Castellanos. Gennaio si avvicina: la Lazio non vuole farsi trovare impreparata.

LEGGI ANCHE: Immobile “ferito da pochi”: “Lazio ti amo, ma non posso più dire che sarà per sempre. Arabia? Ora vacillo, vedremo a gennaio”

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Sarri ha deciso, con il Sassuolo conferma Castellanos

Potrebbe essere confermato al centro dell’attacco, Taty Castellanos. Dopo la prova ottima contro l’Atalanta, condita da un gol e un assist, l’attaccante argentino potrebbe giocare titolare anche alla ripresa del campionato, al Mapei Stadium di Reggio Emilia contro il Sassuolo di Alessio Dionisi. Sarri non ha ancora recuperato Ciro Immobile dal problema all’adduttore e, anche se il capitano dovesse farcela, sceglierà in base a chi sta meglio fisicamente, per questo potrebbe toccare ancora al numero 19. Lo riporta il Corriere dello Sport

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Immobile “ferito da pochi”: “Lazio ti amo, ma non posso più dire che sarà per sempre. Arabia? Ora vacillo, vedremo a gennaio”

Il battito dei suoi pensieri segue quello dei suoi gol. Ora è un momento no. Immobile è un leone ferito: «Sì, un po’ lo sono», ammette a denti stretti, gli occhi lucidi e un sorriso amaro. Lo incontriamo a Formello di prima mattina, in pantaloncini, pronto per le cure, con lo sguardo all’ingiù, ma ancora con tanti lampi di gioia e d’orgoglio. Ciro è tutt’altro che finito, ha gli anni di Cristo e non esclude mai il ritorno al futuro: «Le reti, le ritroverò. Il problema non è quello. Forse molti si dimenticano che, quando sono arrivato qui, nel 2016, non era come adesso. Non si sapeva nemmeno chi sarebbe stato l’allenatore. Adesso che facciamo la Champions mi vogliono parcheggiare fuori? Non mi sembra il massimo come riconoscimento. Ma io vado avanti, come ho sempre fatto».

Appunto. Come sta il flessore destro? Quando c’è di mezzo Ciro, cala sempre un velo di mistero.
«È un infortunio particolare, già avevo sentito tirare la coscia nella partita con il Celtic. Ultimamente sono diventato esperto con gli infortuni (ride, ndr), mi sono reso conto subito che qualcosa che non andava. Per fortuna non è niente di grave, lunedì avrò un’altra risonanza, il muscolo andrà valutato di giorno in giorno».

Duecento reti con questa maglia a un passo. Ogni volta che si avvicina una cifra tonda, c’è un ingorgo.
«Forse anche quella pressione mi condiziona, è un numero veramente importante. Mi era già successo con quota 100. Per prima cosa però devo tornare in campo, altrimenti non posso gonfiare la rete».

Possono bastare dieci partite a far dimenticare chi ha fatto la storia della Lazio?
«A quanto pare sì. Ma solo per alcuni, perché poi anche domenica gli striscioni della Nord e della Maestrelli mi hanno emozionato, mostrandomi il loro sostegno in un momento delicato».

È il più difficile di sempre?
«No. Il primo anno forse è stato il più complicato perché il mio popolo doveva imparare a conoscermi e diceva di tutto. Ora c’è solo una piccola parte della gente, che non so nemmeno se definire veri tifosi della Lazio, che mi contesta. Non credo che il vero laziale possa dirmi qualcosa, non ci credo. È solo una questione di tempo e farò ricredere anche il più scettico».

Gli effetti della scorsa stagione maledetta, anche con l’incidente in auto, si fanno sentire?
«Sicuramente non mi hanno aiutato. Prima i tanti infortuni, poi l’incidente in macchina con le mie bimbe. Un po’ il corpo e la testa ne hanno risentito, ma non penso di portarmeli ancora dietro. Forse ho un altro tipo di blocco, dovrei giocare con la testa più libera e con il corpo meno contratto».

Da dove si riparte?
«Quando vedi che le cose vanno bene cerchi di allenarti come hai sempre fatto, quando invece vanno male torni a fare le cose più semplici per ritrovarti. Se capisci che è un momento un po’ così, cerchi di non strafare perché poi fai peggio. A parte la mia situazione personale, anche la squadra ha sofferto un inizio di campionato infelice e io ho bisogno che tutto giri al meglio per segnare. Andate a vedere quante palle-gol ho avuto…».

C’è chi dice che nel 3-5-2 si sentiva più libero.
«Non c’entra nulla il modulo, ho fatto 27 reti anche con il 4-3-3 e 12 l’anno scorso, avendo saltato la metà delle partite, forse qualcuno non se n’è accorto».

Servono più assist da Zaccagni e Felipe Anderson?
«Credo che tutti avessero bisogno di sbloccarsi e la vittoria con l’Atalanta può aver segnato una svolta in un campionato in cui non siamo arrivati abbastanza pronti all’impatto e in cui abbiamo subito un calendario tostissimo».

C’è nostalgia anche delle verticalizzazioni di Milinkovic
«Manca a tutti. Ma quante volte l’addio di un grande campione fa emergere la forza del gruppo? I rinforzi hanno sofferto l’inizio, come successe a noi i primi tempi con Sarri, ma ora già sono dentro gli schemi e il suo calcio. Nuovi e veterani insieme, dobbiamo essere bravi a sopperire all’assenza di Sergio sia a livello tecnico che nello spogliatoio. Lui ha fatto la sua scelta in estate».

Opposta a quella di Ciro, ma dall’Arabia continuano a bussare per gennaio.
«È una soluzione che avevo preso in considerazione quest’estate quando era arrivata qualche offerta, poi però ho deciso di rifiutarla per la Nazionale e la Champions. Dopo un inizio di campionato così, qualche domanda me la sono fatta, specialmente dopo le critiche di alcuni, fortunatamente non tutti, che non hanno visto e apprezzato il gesto ma hanno subito presentato il conto. Questo mi fa male, anzi mi fa vacillare. E ora il mio pensiero non è più lo stesso di luglio. Alcuni giorni, quando ero più giù di morale, ho pensato “era meglio se me ne andavo”».

Sente ancora la fiducia di Sarri e Lotito?
«Del mister sempre, ci parlo tutti i giorni e sono tranquillo. Per il presidente io sono un figlio, ci siamo sempre detti le cose in faccia. Quindi, quando arriverà il momento in cui io non riesco più a dargli quello che si aspetta, le nostre strade si divideranno».

Smentiamo un falso mito: Immobile non ha mai voluto un vice che potesse sostituirlo.
«Da un lato mi fa piacere che si pensi che io abbia così tanto potere qui da decidere chi acquistare e in quali ruoli, ma il mio unico “potere”, in quanto capitano, sta nello spogliatoio. Fuori, può al massimo esserci stata qualche chiacchierata su qualche rinforzo».

Ma come, due anni fa firmò una carta privata con Sarri e Lotito per gli acquisti da fare sul mercato…
«È stata più una cosa simpatica, non dal valore reale, il mio sigillo. Diciamo che ho fatto da garante e testimone su un patto per gli acquisti che erano già stati decisi dal mister e dal patron».

In quel foglio c’era il nome di Caputo.
«Sì, è vero, poi si fece male e cambiarono i programmi. Non è vero invece che io non ho mai voluto un sostituto perché con il calcio che giochiamo, a ritmi altissimi, serve un altro bomber pronto, che ci possa dare una mano. Se una società vuole crescere in termini di obiettivi e poi di risultati, è fondamentale avere due giocatori per ogni ruolo».
Un giorno Castellanos sarà il suo erede?
«Non voglio mettere pressione al Taty. Ha un peso essere il mio successore e io non lo auguro a nessuno. Mi è capitato a Dortmund con Lewandovski e a Siviglia con Bacca, non è il massimo».

Il ricordo più bello e il rammarico più grande.
«Il rimorso è sicuramente il finale di stagione del 2020. Eravamo davvero in un periodo forte, ci sentivamo un rullo compressore, un treno che andava a mille all’ora e non poteva fermarci nessuno. Invece ci ha stoppato il Covid, è finito tutto, anche il sogno scudetto. Sia con Inzaghi che con Sarri ho vissuto tanti bei momenti. Ho amato i derby in cui non ho giocato e me li sono goduti, senza ansia, grazie al successo».

Come vive le stracittadine dopo tanti anni?
«Ancora in maniera particolare. Qui è una partita unica, non esiste nulla di simile in giro per il mondo. Nella capitale può spostare gli equilibri mentali per mesi, anche nella tua vita quotidiana. La rivalità va oltre ogni pensiero».

E come ha coltivato allora l’amicizia con Pellegrini, capitano dell’altra sponda?
«Prima con Lorenzo ci vedevamo di più, a casa o in qualche ristorante. Sopratutto quando sono nati i nostri figli, a pochi giorni di distanza, nella stessa clinica».

Martedì la Nazionale torna a Wembley dov’è arrivato il trionfo dell’Europeo.
«Un’emozione pazzesca. Vincere con l’Italia in casa degli avversari è qualcosa di unico. È stata una cavalcata bellissima, mi porto dentro tutto il viaggio: dal ritiro in Sardegna alla finale. Eravamo un gruppo con fame di vittoria e saremo legati per sempre».

Eppure il suo rapporto con l’Italia sembra sempre così problematico.
«Mai avuto un problema con nessun ct, è stato creato tutto dall’esterno. Ormai, anche chi non vede le partite mi critica, va di moda. Quando ti mettono un marchio addosso, è difficile toglierselo».

Non le dà fastidio sentire che non esistono centravanti nel nostro Paese?
«Ho vinto la Scarpa d’Oro, ma magari si aspettavano più gol da me. Invece di 200, dovevo farne 400».

Com’è il nuovo rapporto con Spalletti?
«Ottimo, mi ha fatto molto piacere che mi abbia dato la fascia da capitano, è stato un gesto importante che non mi aspettavo. Ho chiamato subito la mia famiglia, ero emozionato. Farà un bel percorso perché parla molto con i giocatori, le motivazioni sono fondamentali e lui riesce sempre a darle a ognuno».

Su quale attaccante scommetterebbe per il futuro azzurro?
«Quelli a disposizione sono tutti bravi, ma gli manca la continuità. Fare una stagione da 20 reti è facile, farne 4-5 allo stesso ritmo è più complicato. Se fai la punta, devi metterti almeno 2-3 annate consecutive con certi numeri nel curriculum. A me piace molto Raspadori. È umile e ha il veleno, tecnicamente bravo, ha personalità e sa fare tutto. È entrato nell’Europeo ed è continuo pur avendo davanti Osimhen e non giocando spesso».

E di Berardi che dice: non lo ha convinto a venire alla Lazio?
«No (ride, ndr), l’ho visto in Nazionale ma non ne abbiamo parlato perché è andato via subito».

Pensa ancora di chiudere la carriera alla Lazio?
«In questo momento dico sì e no. Non vorrei rispondere al volo, ci sto pensando da un po’ con la mia famiglia. Intanto devo tornare in forma e in campo al meglio. Una volta che ci sarò riuscito, potrò decidere davvero. Ora direi di no perché sono in un periodo negativo e sono infortunato, ma se avessi fatto 20 gol direi sì. Quindi la mia decisione non deve essere dettata dal momento. Sicuramente se prima ero convintissimo di rimanere a vita, ora lo sono un po’ meno. Sono un po’ ferito».

E come vede il suo futuro?
«Sicuramente alla Lazio, ma non so in quale ruolo. Deciderà il presidente, mi troverà qualcosa, lui non metterà mai in dubbio tutto ciò che ho fatto. Io amo la Lazio. E si dice che più ami qualcosa e più ci rimani male ed è quello che sta capitando a me. Quello che ho sempre detto, e che mi dispiace, è che prima di valutare quello che viene fatto in campo, mi piacerebbe che la gente mi valutasse anche per quello che sono fuori, come uomo. Non ho mai detto una parola fuori posto, i tifosi della Roma quando mi incontrano per strada mi dicono “Non ti abbiamo mai visto fare una provocazione verso di noi” e per questo mi rispettano. I veri laziali mi hanno sempre riconosciuto prima come persona e poi come calciatore, e lo abbiamo visto anche domenica pomeriggio. Anche qui in società hanno deciso di farmi capitano, non perché avessi più presenze, ma per il ruolo e le responsabilità che mi assumevo. Ci sono tante componenti che mi hanno spinto a dare tutto per la maglia che indosso».

In conclusione, per quello che ci ha raccontato, immaginiamo che il titolo di questa intervista non potrà essere “Lazio per sempre”, vero?
«No, perché poi la gente si fermerebbe solo al titolo, mentre io non so cosa succederà a gennaio o giugno. Non ho mai avuto paura di mettermi in discussione, né quando sono andato all’estero né quando sono tornato qui. Vedremo».
Il Messaggero

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‘QUELLI CHE…’ – Piscedda: “Se calciatori hanno scommesso, pene severe. Sport e spettacolo devono rimanere distanti” (AUDIO)

Poco garantista se sono colpevoli, MASSIMO PISCEDDA in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Io sarei poco garantista se fosse accertato il tutto nei confronti dei calciatori, ma la fonte è Corona che è un pregiudicato. Onestamente aspetterei prima di dare giudizi e di dare per certe alcune cose. Di calciatori stupidi ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno, quindi non sarebbe una novità, ma onestamente è presto per fare congetture. Il mondo dello sport dovrebbe rimanere separato da quello dello spettacolo. Mi spiace che ci vada di mezzo una categoria per colpa di qualche stupidotto che scommette non certo per guadagnare, ma per vizio. Il mondo dello sport e quello dello spettacolo devono rimanere separati proprio per evitare queste cose, mentre ormai si va sempre di più nella direzione opposta.

Riguardo Immobile devo dire che Spalletti ha diritto a decidere come meglio crede. Ad esempio è pieno di giocatori che vengono convocati e non giocano mai. E’ sempre accaduto. La fascia di capitano non è la garanzia di giocare titolare a vita. Ora Immobile non sta bene e giustamente valuta altri giocatori, Ora è inutile creare polemiche. Quando sarà al top lo valuterà e lo convocherà senz’altro.

L’idea di vedere Insigne alla Lazio mi piace ad esempio come sostituto di Pedro”.

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Alessio Buzzanca

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Felipe Anderson, appuntamento per il futuro

Secondo il Corriere dello Sport l’appuntamento per il rinnovo di Felipe Anderson ormai non può più essere oggetto di ulteriori rinvii. L’incontro con la sorella-agente avverrà settimana prossima, se non già nel weekend. Meno di tre mesi e il brasiliano sarà libero di accordarsi con altre squadre, visto il contratto in scadenza in estate.

Felipe Anderson non ha mai nascosto il desiderio di tornare nel Santos e aveva confidato di aver ricevuto un’offerta dall’Arabia Saudita. Il calciomercato Lazio ora deve allontanare ogni rumors. Per tornare in biancoceleste i giocatore si era abbassato lo stipendio che percepiva al West Ham: da 3 milioni a 2,2 più bonus. Adesso Felipe vorrebbe 3 milioni lordi mentre Lotito si è spinto fino a 2.5 più bonus. Serve trovare in fretta un punto d’incontro.

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Lazio a ripetizioni di difesa: Sarri sfrutta la sosta tra video e campo

Ripetizioni per tutta la Lazio tra monitor e campo. Come riporta Il Messaggero, Sarri a Formello insiste sulla fase difensiva, l’aspetto che più di tutti gli altri sta mancando in questo inizio di campionato: il tecnico più volte l’ha sottolineato, ribadendo però come le responsabilità siano collettive e non solo della linea a quattro davanti Provedel.

I numeri sono oggettivamente impietosi. La squadra con più clean sheet l’anno scorso in campionato (21), è diventata una delle più fragili con 12 gol in 8 partite: 7 in più dello stesso periodo della stagione passata, meno in Serie A solo di Sassuolo (l’avversario di sabato prossimo) e delle ultime 3 in classifica, Cagliari, Salernitana ed Empoli. Va invertito il trend per ricominciare a viaggiare, sfruttando l’entusiasmo delle due vittorie consecutive con Celtic e Atalanta.

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FORMELLO

FORMELLO – Prosegue la settimana di gestione: anche Luis Alberto ai box

Si prosegue con il programma prestabilito a Formello. Dopo la ripresa pomeridiana di ieri pomeriggio, la Lazio si è ritrovata nella mattinata odierna per il secondo allenamento della settimana. Prima lavoro atletico, poi spazio ancora una volta alla tattica. Alla ripartenza post Nazionali i biancocelesti si troveranno di fronte un avversario difficile come il Sassuolo, capace di battere Inter Juventus e ora pronto a mettere i bastoni tra le ruote alla squadra di Sarri. Mau lo sa, per questo sta già cominciando a tenere a rapporto i suoi.

Lazio, quattro titolari ai box

Come ieri, anche stamattina non si sono visti in gruppo in quattro. Si è trattato di Immobile, alle prese con un affaticamento al flessore della coscia destra e continuamente monitorato dello staff medico per cercare di tornare a disposizione in vista del Sassuolo. Appuntamento alla prossima settimana anche per Provedel, ai box per un ematoma a un fianco e infine Luis Alberto, non al meglio con gli adduttori come rivelato da Sarri stesso dopo la vittoria contro l’Atalanta. Anche oggi sono stati aggregati in sei dalla Primavera per sopperire alle assenze. Il Messaggero