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Gila: “Futuro Real, ma ora la Lazio. Non siamo costruiti per lo scudetto, Baroni mi ricorda Ancelotti”

Mario Gila tra passato, presente e futuro nell’intervista rilasciata a La Repubblica. Il giocatore spagnolo ha parlato del momento che sta vivendo la sua Lazio e non solo: “Dopo 12 giornate non mi aspettavo potessimo essere così in alto, credevo che dopo una stagione difficile i risultati sarebbero arrivati in maniera graduale, non così velocemente. Allo scudetto non ci pensiamo, è un concetto lontano; non dico che sia impossibile, ma la squadra non è stata costruita per quello”

BARONI – “Ha di speciale l’umiltà, alcuni allenatori arrivano e hanno la pretesa di comandare e dettare legge fin da subito. Lui invece tenta di coinvolgere tutti e comprende le necessità di ognuno di noi. Ho visto dei suoi video mentre giocava e devo ammettere che era bravo, ha segnato anche il gol del secondo scudetto nel Napoli di Maradona”

SARRI – “Per più di un anno non ho mai visto il campo e questo mi rattristiva perché ero arrivato a Roma con tante aspettative e non stavo giocando mai. In quel periodo ho avuto anche bisogno di un supporto psicologico che mi aiutasse a vedere le cose in modo positivo. Sarri comunque non aveva tutti i torti, non ero ancora un top e mi sento molto maturato da allora e lui mi ha aiutato a crescere a livello tattico”

ANCELOTTI – “A 21 anni mi ha fatto debuttare al Real. Il suo è un calcio semplice, dove i difensori difendono e gli attaccanti attaccano. Un po’ mi ricorda Baroni nel modo in cui cerca di creare legami all’interno dello spogliatoio”

NAZIONALE – “Aspetto una chiamata che ancora non è arrivata. Come nel caso di Sarri cerco di vedere il lato positivo. Se De La Fuente non mi ha ancora chiamato avrà i suoi motivi, posso ancora migliorare”

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La Lazio blinda Rovella: maxi clausola dopo il riscatto

«Clausola antiscippo: 50 milioni. Per non lasciarsi più. È a prova d’amore e d’assalto il contratto che Rovella ha firmato con la Lazio, un quinquennale». Così recita l’edizione odierna de “Il Corriere dello Sport” nell’articolo dal titolo “Rovella blindato clausola d’oro: 50 milioni”. Lotito e Fabiani sono pronti a blindare il numero 6, protagonista di un inizio di stagione sfavillante. L’ex Juventus verrà riscattato proprio dai bianconeri a giugno e si legherà alla Lazio con un contratto di cinque anni che dovrebbe prevedere l’inserimento di una clausola rescissoria di 50 milioni di euro.

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Lazio, falso allarme confermato per Dia: da oggi corre verso il Bologna

Confermato il falso allarme per Dia. Il caso di malaria è ormai chiuso e definitivamente rientrato dopo i controlli effettuati in italia dallo staff della Lazio. Baroni può tirare un sospiro di sollievo e sperare di poterlo utilizzare senza problemi già contro il Bologna. Come riporta il Corriere dello Sport, in queste ore il senegalese dovrebbe tornare ad allenarsi a parte per poi rientrare successivamente in gruppo. Ci sono quattro giorni a disposizione per farlo tornare al top della condizione prima della partita di domenica sera. Nel frattempo il tecnico ha ritrovato Patric e Romagnoli, recuperati dai fastidi fisici, Mandas e Marusic. Si attendono ancora i rientri di Rovella, Guendouzi, Dele-Bashiru, Isaksen, Tchaouna e Castellanos, con quest’ultimo ancora impegnato con l’Argentina.

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Lazio, oggi la verità su Tavares. Pellegrini si scalda

Nuno Tavares è tornato in Italia in seguito ad un problema muscolare accusato durante l’allenamento con la sua Nazionale. Dal Portogallo si parla di mialgia, ma soltanto gli esami strumentali chiariranno le condizioni del terzino della Lazio. Come riportato da Il Corriere dello Sport, gli esami verranno svolti nella giornata di oggi. In ogni caso Tavares dovrebbe saltare il match contro il Bologna anche se i risultati avranno esito negativo. Al suo posto è pronto Pellegrini, alla seconda da titolare in campionato dopo la vittoria con il Cagliari in cui fu decisivo (punizione respinta per la rete di Dia e calcio di rigore conquistato per il 2-1).

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Rovella e Guendouzi fanno impazzire la Lazio. Oggi l’abbraccio e arriva il soprannome…

Guendouzi lo ha accarezzato, c’è una foto diventata virale sui social, perché ha fatto impazzire i laziali in amore. Rovella, invece, lo ha steso e le immagini di San Siro sono entrate nelle case degli italiani attraverso il televisore. Due legnate mica male, tanto per mettere a posto Matteo, che stava giocando a petto in fuori, come fa ogni volta, e stava cominciando a discutere con gli azzurri. Ci ha pensato il laziale, appena entrato, e ci ha strappato un sorriso, non solo ammirazione. Sana e leale competizione. Niente inchini, si contrastaGuendouzi è rimasto a terra e poi si è rialzato, perdonando l’amico. Avrebbe fatto lo stesso, c’è da giurarci. A Formello un po’ hanno tremato, come confessava sorridendo il ds Fabiani. I tifosi anche, ricche testimonianze sui profili dei due giocatori. Rovella ha postato la foto simbolo della serata, il francese l’ha ripubblicata aggiungendo un «my bro», mio fratello. La Lazio si è riempita e gonfiata d’orgoglio. Che coppia quei due. Li ha tirati su Sarri, se li gode Baroni. E la società rivendica le scelte compiute nell’estate Champions: 18 milioni per Guendouzi, 17 per Rovella, il totale fa 35. Si chiama ottimizzazione dei costi, si legge competenza.

Rovella-Guendouzi, la svolta con Baroni

Un anno di rodaggio e ora viaggiano in tandem, anzi si può dire siano diventati il vero segreto dell’orchestra di Baroni. Due punte e due esterni, un 4-2-3-1 tendente al 4-2-4, perché in mezzo ci sono quei quattro polmoni. Che poi se le siano date di santa ragione al Meazza poco importa. Anzi, se volete, sono in linea con la storia più bella della Lazio. Sul campo di Tor di Quinto, gli eroi del ‘74 si gonfiavano regolarmente sotto gli occhi di Maestrelli. Era un modo di allenarsi e di arrivare tiratissimi alla partita di campionato. Baroni, guardandoli in tv, avrà pensato al Bologna: si presenteranno in ottima condizione, così sono apparsi durante Italia-Francia.

Da comprimari a nazionali

Guendouzi ha ormai conquistato i galloni di titolare aggiunto per Deschamps che lo ha sistemato accanto al romanista Koné e all’ex bianconero Rabiot. Le cifre: 11 chilometri percorsi, 39 passaggi riusciti su 44, 54 tocchi di palla, 5 falli subìti. Rovella, dopo il debutto convincente di Bruxelles, non ha perso tempo per confermarsi. Locatelli non ingranava e Spalletti lo ha messo dentro: in 29 minuti 26 passaggi riusciti su 28, un tiro (centrale ma potente), 1 cross, 1 tackle, 3 palloni recuperati, un ingresso lucidissimo e pieno di personalità. Senza paura sul campo dove sognava di giocare da bambino. Lucio era rimasto colpito dal suo volume di corsa e di lavoro difensivo in Belgio. Deve verticalizzare di più il gioco e specializzarsi da vertice basso, ma è stato promosso a pieni voti. Resterà nel gruppo azzurro. Ha scalzato Fagioli e staccato Locatelli. Se la giocherà con Samuele Ricci, suo amico dai tempi dell’Under 21, titolare in regia. Papà Paolo e mamma Deborah erano allo stadio Re Baldovino per il suo esordio. Abitano nel quartiere milanese di Pagano, vicinissimo a San Siro. Domenica lo hanno atteso fuori dopo la partita e sono tornati a casa a piedi, come nel 2019, quando Nicolò debuttò in Serie A (Inter-Genoa 4-0). Un altro segno del destino. Rovella ieri era a Milano. Oggi tornerà a Formello e riabbraccerà Guendouzi. Chissà che risate nello spogliatoio. Corriere dello Sport

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La Lazio riparte verso il Bologna: attesa Tavares, controllo per Dia. Taty solo venerdì…

Come riportato da Il Messaggero, oggi alle ore 15:00 la Lazio tornerà a lavorare a Formello e Baroni ritroverà una parte dei giocatori partiti con le Nazionali. Sono da valutare, però, le condizioni di alcuni giocatori in vista del Bologna.

Boulaye Dia è risultato negativo alla malaria, ma nella giornata di oggi sarà controllato dallo staff medico nella speranza di rivederlo con i compagni il più presto possibile. Ieri sera a Formello. L’ex Salernitana sta bene, ma la Lazio farà comunque delle analisi per vederci chiaro nella vicenda, anche se il certificato inviato dai medici del Senegal rassicurano i biancocelesti.

Tavares ha saltato il match di ieri con il Portogallo a causa di una mialgia ed è in dubbio per la prossima gara di campionato. Patric, invece, aspetta il via libera da parte dello staff medico per tornare in gruppo. Niente di grave per Romagnoli che dovrebbe allenarsi dopo il pestone rimediato giovedì scorso, mentre Castrovilli sta proseguendo la riabilitazione in seguito all’intervento al ginocchio. Per quanto riguarda Castellanos, rientrerà soltanto venerdì dagli impegni con l’Argentina.

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Lazio, Pellegrini: “Oltre i limiti con fame ed entusiasmo, ma le pressioni le lasciamo agli altri”. Su Baroni e Tavares…

Come una seconda pelle. Più di vent’anni passati a desiderare di indossare quella maglia. Luca è riuscito a coronare il suo sogno il 31 gennaio 2023: concluso il prestito di sei mesi dalla Juve, la Lazio ha trovato l’accordo con i bianconeri per prolungare la sua permanenza per altre due stagioni e da giugno 2025 sarà riscattato a titolo definitivo. Questa è casa sua. E nessuno meglio di Pellegrini poteva raccontarci la nuova Lazio di Baroni.

Qual è stato il vostro segreto finora?
«Forse dovreste chiederlo al mister. Stiamo lavorando bene, così come abbiamo fatto in ritiro. C’è un percorso che non si ferma a quel mese. La cosa che ci dà questa forza è un pò di entusiasmo. Dobbiamo essere bravi a non oltrepassare la linea che divide entusiasmo e presunzione».

Ha trovato un limite a questa squadra?
«In realtà di limiti ne abbiamo tanti. Siamo una squadra giovane, dobbiamo puntare sempre a migliorare. Sappiamo come nasconderli, o comunque conoscerli per migliorare ogni giorno. All’inizio dell’anno tante parole sono state spese, della Lazio non ne parlava nessuno. Ma a noi piace così, non vogliamo stare in questa orbita, le pressioni le lasciamo agli altri».

Dentro lo spogliatoio la guardate la classifica?
«Finora è stato un campionato bello, sei squadre in due punti. La Serie A è molto competitiva, secondo me è seconda solo alla Premier League, anche se non ci ho mai giocato. Il calcio si sta modernizzando, anche una squadra cosiddetta piccola non ti regala niente, anzi prova anche a farla e ti mette in difficoltà».

Come è scattata la scintilla con Baroni?
«Il mister è stato bravo, è una persona molto intelligente e molto empatia. Ha tutte le qualità per fare bene con una squadra come la nostra, ha toccato i punti giusti, si è creato subito il feeling. Noi come gruppo siamo sempre stati coesi e forti, sotto tanti punti di vista il mister però ci ha dato una mano. Nei punti ciechi ci ha fatto vedere la luce»

Non va sottovalutato l’aspetto tattico…
«È stato bravo a esaltare le caratteristiche di questo gruppo. Un allenatore bravo è quello che capisce le qualità del gruppo a disposizione. Lazio offensiva? Questa idea mi è sempre piaciuta, a parte per gusto personale, ho fatto una scuola importante prima con Allegri, poi l’esperienza all’estero con l’Eintracht e infine Sarri. Per quanto mi riguarda è questa la filosofia di calcio che mi piace: adesso si difende tutti e si attacca tutti».

Quante differenze ci sono tra l’idea di calcio di Baroni e quella di Sarri?
«È totalmente un’altra squadra. Non voglio schierarmi né da una parte né dall’altra. Sarri mi ha insegnato tanto, però è cambiata drasticamente. Lo si vede anche dai risultati. Non è più possibile che lo stesso giocatore faccia tre partite da 90 minuti in una settimana, o almeno non gli stessi undici, mantenendo la stessa intensità sia fisica che mentale».

Obiettivo personale a breve e a lungo termine?
«Quando hai davanti un giocatore come Tavares, che penso al momento sia il miglior terzino d’Europa per rendimento, e non parlo di statistiche. Non ha rivali. È normale che uno deve anche guardare il dato oggettivo e mettersi nei panni dell’allenatore. Quello che posso fare io è rimanere concentrato su di me, allenarmi al massimo e farmi trovare sempre pronto quando vengo chiamato in causa».

Però in questi 12 mesi è cambiato anche il sentimento all’interno dello spogliatoio…
«Innanzitutto vincere aiuta a vincere, questo me l’hanno insegnato alla Juve. La cosa che non deve mancare è la fame, come quando ho fatto quella scivolata col Porto. Bisogna lottare su ogni pallone, quell’atteggiamento lì in questo gruppo vedo che sta crescendo nel modo giusto».

Quanto ti giri verso il compagno vedo la stessa fame negli occhi?
«Io muoio per te, tu muori per me. L’esempio è Pedrito che nelle ultime partite ha corso come un ragazzino di vent’anni».

L’emozione di giocare contro Nesta e il ricordo di un simbolo come Mihajlovic?
«È difficile parlare di uno come Nesta, lo stesso dico di Mihajlovic. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo, si vede quando una persona ha uno spessore umano. Un’icona come lui non manca solo al calcio, ma al mondo intero. Servirebbero più Sinisa in questo mondo».

Il sentimento di vestire la maglia della Lazio per la prima volta?
«Cresce giorno dopo giorno, non ti abitui mai. La Lazio non è una cosa personale. La Lazio è mia ma anche di altre centinaia di migliaia di persone. Più condividi più è esponenziale, dai tifosi ma anche ai compagni quando stai dentro al campo».

A proposito, come ha fatto Rovella a diventare così laziale in poco tempo?
«L’entusiasmo che ti porta una piazza del genere è tanto. Lui ci si è calato dentro subito. Un po’ di merito è anche mio: i primi giorni che è venuto a Roma stavamo sempre insieme, gli ho fatto anche da Cicerone. Abbiamo fatto un po’ di scuola di tifo: gli ho fatto vedere i video delle partite che sono entrate nella storia della Lazio. Ma lui non solo con me, anche con altre persone che ha conosciuto gli è cresciuta questa passione che a volte meraviglia anche me. È diventato un Ultras in campo».

Che cosa rappresenta per lei giocare il derby con la maglia giusta?
«Io l’ho vissuto sia da una parte che dall’altra e l’ho vissuto ancora prima quando nemmeno giocavo. Senza voler togliere nulla all’altra parte, viverlo con questa maglia è totalmente un’altra cosa a livello emotivo. Prima e durante c’è questa aria di tensione, poi scarichi tutta l’adrenalina che si era accumulata durante la settimana. Io vado controcorrente e dico di non caricare troppo i giovani e di viverla con un po’ più di leggerezza, anche per il gruppo che siamo adesso. Fino a questo momento è stata questa la nostra forza. Poi il mister sarà ancor più bravo di me a prepararla».

Dove era il 26 maggio 2013?
«Io ero uno dei raccattapalle. In quella partita c’erano sia i ragazzi del settore giovanile della Lazio che della Roma: anche i nostri spogliatoi erano divisi». Il Tempo

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Capitan Zac: “Lazio, rinnovamento e libertà. Baroni mai uno sbaglio, restiamo aggrappati al sogno”

La sua assenza si nota. La sua presenza anche. Mattia Zaccagni è temporaneamente fuori dalla Nazionale, ma straordinariamente dentro una Lazioentusiasmante della quale è diventato il leader non solo tecnico. Vive un momento talmente felice da non riuscire a coltivare rimpianti o accendere polemiche. «Felicità massima, la mia» garantisce, «la squadra sta andando bene, risponde alle sollecitazioni di Baroni ed è tutto fantastico». Mattia è oggi un giocatore solido, per il quale l’esecuzione viene sempre prima dell’invenzione. Per colpa del cognome è inseguito da un termine, “zaccagnata”, che ferisce solo chi ne subisce una o più. Lo incontriamo a Formello, campo e ormai casa: «Da qui non intendo muovermi più». 

Le zaccagnate, i 4 gol e i due assist col Verona, hanno fruttato 9 punti, nessuno finora ha portato più punti di te.
«Mi sono fatto le ossa in C e in B. Ho raggiunto la consapevolezza, mi fa sentire sereno, è stato lo step mentale per diventare completo».

Capello ha detto che sposti le partite.
«Penso che sia vero. Lo ringrazio, è un grande. Sono onorato».

Una zaccagnata è il “tiraggiro” alla Del Piero o alla Insigne. Come ti viene? Lo alleni?
«L’ho allenato tanto nella mia mente. Avendo da sempre come idolo Alex (Del Piero, ndi) guardavo tante sue giocate, era il suo tiro, la sua mattonella. Mi ha scritto dopo Monza e mi ha detto “gol bellissimo”».

Cos’hai risposto?
«Gli ho scritto “non potevo che onorare il tuo 50º compleanno dalla tua mattonella”».

La scintilla bisogna averla dentro.
«Provo tanto in campo. Ma il gesto mi viene naturale. Partendo da sinistra, calcio col mio piede che è il destro, mi viene automaticamente».

Il bello è che il “tiraggiro” di destro ti viene con una torsione innaturale della caviglia sinistra, tutta piegata, da molleggiato. È successo a Monza come nel derby del 19 marzo 2023: è come segnare in bilico.
«È una mia postura naturale, la assumo dopo il tiro. Mi piego molto col corpo sulla gamba d’appoggio, ma questo non lo percepisco. Non so se aiuta a dare il giro, so che mi viene così».

Non dimentichiamo l’incornata in avvitamento contro l’Empoli, assist di re Tavares.
«Ho segnato anche di tacco, di testa, un po’ in tutti i modi».

Com’è avere quel treno alle spalle?
«Un altro po’ e Tavares butta giù anche a me (altra risata). Grande giocatore, ci dà tanta qualità, forza. Stiamo cercando di sfruttare le sue doti e i frutti si vedono».

Non vale come risposta “è merito del lavoro”. Che magia c’è dentro la Lazio?
«Partiamo dal lavoro della società, il mercato di rinnovamento. E Baroni da subito ci ha dato una grande carica, serenità, la scelta dell’allenatore è stata fondamentale».

Luca Pellegrini un giorno ha detto “Baroni non ha mai sbagliato un discorso”.
«E non ha mai sbagliato a preparare una partita, non ci riempie di indicazioni tecniche o tattiche, ci dà quelle che servono».

Nessuno ci credeva, non dirmi che voi…
«Eravamo carichi, curiosi di scoprire Baroni. È stato un impatto piacevole. Ci ha immersi in tanto lavoro, in tanti allenamenti a grande intensità, questo ci ha portati nella condizione di sfruttare il suo gioco».

Guardate la classifica o mi dai la risposta di comodo?
«Dev’essere il motivo che ci dà la spinta per andare avanti così. Si guarda, ma a questo punto della stagione è prematuro pensare a grandi obiettivi. Giochiamo per vincere sempre, l’atteggiamento dev’essere lo stesso».

Quattro punte mobilissime, come si gioca nel calcio senza “ruoli” di Baroni?
«La mobilità che abbiamo descrive l’efficacia del calcio di oggi, con sempre meno ruoli rigidi. Ognuno di noi ha più ruoli da coprire, questo ci chiede Baroni. Non dare punti di riferimento. Io vado molto dentro al campo o resto largo, dipende anche da cosa fanno il terzino e il mediano. Tutti movimenti che portano a soluzioni di gioco».

Dopo Monza hai detto “mi sento libero”.
«Sì perché Baroni, a 30 metri dalla porta, ci dice “fate quello che volete”. Insiste molto nel puntare l’uomo, io mi trovo alla grande».

Otto anni fa eri in C, oggi sei il capitano della Lazio a meno uno del Napoli e dell’en plein in Europa.
«Mi sono affezionato a questo club, ho anche la responsabilità della fascia. Mi sento di aiutare i ragazzi più giovani».

Capitano con la 10, ala-bomber. Il peso di Ciro, Luis e Felipe tutto sulle spalle.
«Uno stimolo. Ciro è un grande giocatore, è un grande amico. Mi sento con lui, mi dà consigli. È anche il padrino di mio figlio Thiago».

Sentivi che saresti stato tu l’erede?
«Non ne sapevo nulla. Quando Baroni mi ha comunicato la decisione ero veramente contento, orgoglioso e voglioso di indossare la fascia».

Sembrò una decisione imposta dall’alto.
«Mai nessun problema nello spogliatoio».

È la Lazio dei capitani, citazione di Baroni.
«Marusic ha tanta esperienza. Ci sono Patric, Alessio, che è stato capitano del Milan. L’ha indossata Ivan. È una bella cosa. Sono sereno, chiunque la indossa la porta in alto».

Lazio di capitani e di giocatori-tifosi. È bello vedervi cantare gli inni.
«È bello e coinvolgente vincere all’Olimpico, la Curva e tutti i tifosi trasmettono passione, voglia di indossare la maglia. C’è grande passione in campo. Giocare per la Lazio è diverso».

In che senso?
«Ti fa stare dentro la passione dei tifosi. Ti porta a essere tifoso di questa storia e di questa maglia».

Piola, Wilson, Chinaglia, D’Amico, Giordano, Signori, Nesta, Favalli, Immobile e Zaccagni. Che capitano pensi di essere?
«La fascia la indosso e la indosserò a modo mio, con tutto me stesso».

Nel calcio di oggi si può ancora dire “capitano a vita”?
«Ho quasi trent’anni e cinque di contratto. Qui sta bene la mia famiglia, siamo contenti, per ora non ho altro futuro che la Lazio».

Juric cosa ti ha dato a Verona?
«Il salto mentale».

E Sarri?
«Mi ha voluto alla Lazio, gliene sarò sempre grato. Mi ha insegnato come difendere, come attaccare la porta e come gestire il possesso».

Tudor cosa ti ha tolto?
«Nulla. Come allenatore era più simile a Juric, come ruolo lo interpretava in tutt’altra maniera. Certe volte mi sono trovato a fare il quinto. Spendevo un po’ troppo in fase difensiva. Siamo riusciti a raggiungere l’Europa che stiamo vivendo adesso».

Ti sei chiesto perché non sei in Nazionale?
«La Nazionale è un obiettivo per tutti, mi sarebbe piaciuto andarci. Spalletti ha fatto questa scelta, giocare in questo modulo obiettivamente è un po’ penalizzante».

Ne avete parlato?
«No, ma quando sono stato convocato dopo l’Europeo mi sono accorto che ero l’unico esterno d’attacco. Il cittì dice che posso anche ricoprire il ruolo di seconda punta. In partita con la Lazio mi alleno a farla, spesso mi trovo a ridosso del centravanti. Non è difficile, ma è un ruolo diverso. Questione di abitudine».

Dopo il gol alla Croazia non hai rigiocato, ci sei rimasto male?
«Se il modulo della Nazionale fosse lo stesso della Lazio il mister mi chiamerebbe a occhi chiusi. Credo sia tutto riferito a questo».

Dopo il gol nel derby rimanesti chiuso nello stadio, non ti facevano uscire. Il prossimo lo vivrai da capitano.
«Sarà ancora più bello vincerlo».

Sei nato regista.
«Marco Osio mi faceva giocare regista a 16 anni in C2, nel centrocampo a tre. Ero sempre stato mezzala sinistra. Quando abbiamo vinto la B a Verona ho fatto l’interno sinistro. Juric giocava a due in mezzo. Mi lasciava libero di allargarmi sulla fascia, di venire dentro da trequartista».

Ieri Del Piero, oggi chi ti ispira?
«Il più forte è Vinicius».

Ammucchiata scudetto, ci sarà anche la Lazio fino alla fine?
«Tante squadre forti, è bello così e per la Lazio sarebbe bello rimanere aggrappata fino alla fine».

Cosa significa quella maxi tigre tatuata sulla schiena?
«Mi piaceva il disegno, tutto qui».

Perché l’Arciere?
«Nel video di presentazione della Lazio c’era una mia esultanza da Arciere, nata casualmente, era piaciuta ai tifosi. L’ho adottata».

Di padre in figlio. Il piccolo Thiago (ieri 2 anni festeggiati a Disnelyland) veste Lazio.
«Quando la mattina io e Chiara gli mettiamo jeans e felpa vuole indossare anche il pantaloncino della Lazio e la maglia. È fantastico. Non vedo l’ora che arrivi la partita per portarlo in campo. Vedo nei suoi occhi la passione per il pallone e verso la Lazio. E lui, appena vede qualcosa, lo scudetto della Lazio o l’aquila, impazzisce. È bello trasmettergli tutto questo».

Hai acquistato un lido sul lungomare di Bellaria-Igea Marina e uno storico caffè di Rimini. Studi da imprenditore?
«Ho acquistato una spiaggia, per ora mi piace solo investire. Il bar è storico, l’ho preso con alcuni amici, mi piace andare a trovarli quando torno a casa».

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Pedro canta: “Grazie Roma per la Lazio. Baroni mi ha rianimato. Sul futuro…”

La Lazio vola in quest’avvio di stagione e parte del merito è sicuramente di Pedro, uomo chiave di mister Baroni. Proprio l’attaccante spagnolo è intervenuto ai microfoni de Il Messaggero: «Mai pensato di andar via, volevo continuare alla Lazio e rispettare il contratto. Ho parlato con il ds e il presidente e, anche se avevano comprato tantissimi giocatori in attacco, hanno deciso di tenermi. E ora tutti insieme, i giovani e un vecchietto, siamo un’incredibile macchina da gol».

Cosa manca alla Lazio per diventare una big

«Trovare la continuità nei big match. I veri esami arriveranno con Napoli, Inter, Atalanta e le altre big sino al derby del 5 gennaio. Poi vincere un trofeo, come la Dea, darebbe un futuro diverso alla Lazio».

Pedro sul futuro nella Lazio

«Non c’è stata la proposta di rinnovo al momento, vedremo più avanti con Lotito, ci siederemo a un tavolo».

Pedro sull’addio alla Roma

«Non voglio raccontare vicissitudini di cui ho già detto sulla Roma e Mourinho. Sono il passato, anzi hanno preso la miglior decisione all’epoca e li ringrazio di avermi ceduto alla prima squadra della Capitale ovvero la Lazio. Io volevo continuare in Serie A, dove c’è tanta concorrenza, e sono stato accontentato».

Pedro in caso di trofeo con la Lazio

«Sono pronto a tuffarmi dentro la Fontana di Trevi, se mi danno il permesso e non mi arrestano (ride, ndr)».

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Lazio, Guendouzi “leader emotivo”: è il più utilizzato da Baroni

Nonostante la filosofia democratica della Lazio, tra i 22 giocatori della rosa utilizzati in maniera abbastanza equa, senza troppe differenze di minutaggio, c’è un’eccezione, rappresentata da Guendouzi. Il francese, nelle prime 16 gare stagionali, tra coppe e campionato, è stato il giocatore maggiormente utilizzato dal tecnico biancoceleste, anche più di Provedel (di solito sono gli estremi difensori a vantare il maggior minutaggio).

Come riporta La Gazzetta dello Sport, l’imprescindibilità del calciatore francese si misura con i minuti giocati, ma anche per il numero di presenze da titolare. Baroni ha scelto come titolare Guendouzi in 14 partite sulle 16 giocate dalla Lazio (12 su 12 in campionato, 2 su 4 in Europa League).

I motivi della scelta trovano spiegazione nelle prestazioni sul campo del calciatore che venivano apprezzate, allo stesso modo, anche da mister Sarri. Poche volte, nei primi sette mesi del francese a Roma, ha rinunciato a lui. Guendouzi è diventato un leader anche per i compagni. Presente in campo, sempre reattivo nel dare indicazioni e a mantenere alta la concentrazione della squadra.