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26 MAGG10 – Mauri: “Norcia ci diede respiro, la pressione era enorme. Non pensavo di entrare, ma…” (AUDIO)

Stefano Mauri in collegamento a Radiosei nel decennale del 26 maggio

“Avevo già organizzato tutto per il dopo, ma prima della partita stavo male. Sapevo da giorni che non avrei giocato dal 1′, non ero al 100% e venivo da un infortunio. Chiaro, avrei voluto giocare, ma capii le scelte del tecnico. La tensione in panchina era quasi più alta di quella in campo. Speravo di entrare, non puoi mai sapere dall’inizio se ci sarà spazio per te. Quando s’è fatto male Ledesma io non pensavo di entrare, anche perché i ruoli e le caratteristiche sono molto diverse. Quando sono stato chiamato è stata una sorpresa, poi dopo mi sono sciolto. Sono gare che si risolvono con degli episodi”.

“Noi eravamo consapevoli di essere una buona squadra che poteva giocarsela fino alla fine. Non partivamo da sfavoriti, né da sconfitti. La partita è cambiata al gol di Lulic e si è incanalata su un piano favorevole. Abbiamo difeso e giocato in contropiede, creando anche presupposti per il raddoppio. In campo giochi una finale, non eravamo tanto abituati a questo palcoscenico e avvertivamo che la posta in palio era molto diversa. Il calciatore durante la partita pensa solo a far bene, il momento veramente duro è stato prima, ovvero la lunga attesa prima del fischio d’inizio. Norcia decisiva? Non si può sapere. Noi siamo andati in ritiro per stare lontani dalla città, non certo per ritiro punitivo. Volevamo preparare al meglio la partita e stare più tranquilli possibile. A Roma non si parlava d’altro, uscire ti permetteva di respirare un po’”.

A distanza di anni, c’è chi preferisce far finta di nulla…

“A molti piacerebbe che non se ne parlasse più di questa partita, ma la verità è che se ne parlerà ancora per tanto tempo. La Lazio di oggi è senza dubbio più forte e completa di quella del 2013. Forse noi avevamo qualcosa in più a livello di gruppo, ma lavoravamo sempre sui nostri limiti per cercare di migliorarci. La Lazio di oggi ha tante individualità che possono risolvere la partita in qualsiasi momento. Non vedo l’ora di tornare all’Olimpico domenica. Radu? Si merita una giornata per lui. Ha fatto la storia della Lazio ed è stato un leader in campo e nello spogliatoio. Daremo il giusto tributo a Stefan”.

Dario Cadeddu

26/05/2023

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26 MAGG10 – Manzini: “L’attesa più dura della mia vita. Le lacrime al fischio finale mi emozionano ancora oggi” (AUDIO)

Maurizio Manzini, storico team manager della Lazio, in collegamento a Radiosei: “L’attesa più dura della mia vita. Le lacrime al fischio finale mi emozionano ancora oggi”

Il ricordo più vivo

“Ancora oggi mi emoziono al ricordo della grande gioia. Ricordo il senso d’orgoglio, qualcosa che non appassirà mai nella mia mente. Le mie emozioni furono espresse al meglio da quella foto che venne pubblicata il giorno dopo, con Ledesma. L’avvicinamento? I minuti duravano 24 ore l’uno. Più ci avvicinavamo più saliva l’ansia. Sapevamo che l’avversario era forte, ma siamo riusciti a vincerla. Devo ringraziarvi, mi avete dato l’occasione per ricordare a tutti che l’Aquila è Roma. Rinunciai ad una vice presidenza mondiale per la Lazio. Quando mi chiedono ancora, ‘come hai fatto?’. Ebbene io rispondo: ‘se non sei laziale, non puoi capire’. Quando riesci a fare della tua passione un lavoro, non puoi chiedere altro”.

“Io non sono antiromanista, ma vi assicuro che l’attesa del 26 maggio è stata la più dura di tutta la mia via. Più di finali anche più importanti a livello internazionale. E’ stato un momento unico. Le lacrime al fischio finale? Non me ne vergogno. L’emozione era enorme, un unico grande immenso abbraccio al fischio finale. Anche adesso mi sembra di riviverla, in ogni sfumatura”.

Dario Cadeddu

26/05/2023

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26 MAGG10 – Petkovic: “Onore essere ricordato dai laziali. Ho puntato sull’aspetto mentale”. Poi bordata alla Uefa! (AUDIO)

26 Maggio 2013-23, VLADIMIR PETKOVIC in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

Petkovic a Radiosei: “E’ un grande piacere essere ricordato dai laziali per questa ricorrenza. Quando c’è stata quella partita non avrei mai immaginato poi sarebbe stata commemorata così.

Il periodo prima della partita è stato così così e non ero molto d’accordo su un ritiro così lungo prima di un match così importante. A distanza di tempo dico che è stata una decisione molto giusta.

Per la preparazione della gara ho puntato più sull’aspetto mentale: scaricare e non caricare la squadra e avere da parte di tutti il miglior stato mentale. Ho lavorato soprattutto su quello. Sapevo che dovevamo dominare la partita, vincere contrasti ed essere concreti quando avevamo il possesso di palla.

Quando si è infortunato Ledesma e ho fatto entrare Mauri e quindi un giocatore maggiormente offensivo al posto di un mediano, ho pensato di dover dare un segnale alla squadra. Il segnale che volevamo vincerla e non aspettare gli eventi.

In realtà i momenti peggiori li ho vissuti nel prepartita, nelle decisioni tattiche e di titolari. Cana mi era sembrato più in forma e più adatto, per questo scelsi lui titolare al posto di Dias per fare coppia con Biava. Mi sembrava fosse più utile un giocatore bravo a uscire palla al piede che due difensori puri. Del resto gli allenatori sono pagati proprio per questo: per prendere decisioni.

A Lulic dicevo di attaccare il secondo palo come ha confermato lui ed erano cose che provavo in allenamento. Erano cose che ai giocatori piacevano e da quei movimenti sono arrivati molti gol, ma soprattutto è arrivato quello più importante, quello del 26 maggio.

Ricordo la mia Lazio: facemmo 17 partite senza sconfitte. Eravamo avanti su tre fronti e a un certo punto subentrò la stanchezza. I giocatori più esperti forse inconsciamente fecero delle scelte per dosare le energie e scelsero di puntare su Europa e Coppa Italia. Purtroppo in Europa arrivammo ai quarti e venimmo ostacolati dagli arbitri, mentre in Coppa Italia battemmo la Juve e conquistammo la finale.

Sono ancora arrabbiato dall’arbitraggio di Istanbul contro il Fenerbahce e anche per il ritorno a Roma a porte chiuse. Abbiamo un po’ litigato con la Uefa e abbiamo pagato”.

Alessio Buzzanca

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26 MAGG10 – Ledesma: “L’attesa, la promessa fatta alla mia famiglia, lo sguardo dei miei compagni ed il senso del dovere compiuto” (AUDIO)

Dieci anni dopo, dieci domande ad un eroe del ’26 Maggio’: a tu per tu di Radiosei con Cristian Daniel ledesma

Dieci anni dopo, dove collochi quell’emozione nella tua carriera e nella tua vita personale?

“Dieci anni sono tanti, mi sento un po’ vecchio (ride, ndr). Ho tantissimi ricordi e non solo della partita. E’ stata talmente grande quella gioia che mi ricordo ogni momento, ogni dettaglio anche del prima e del dopo. La cosa più bella è aver portato una gioia infinita ai tifosi”

Quella finale vinta ti ha reso ancora più laziale?

“No, già stavo fuori di testa per questi colori. La Lazio mi è entrata dentro quando ho superato il momento peggiore in termini di rapporti con il club. Sono arrivato a quella finale che già ero pieno e con la maturità giusta. Dopo il rinnovo, in alcuni derby ho anche un po’ esagerato con le espulsioni. Al 26 maggio, invece, sono arrivato con la giusta dose di lazialità”

Cosa c’era in quel piano finale a fine partita?

“C’era un mese di attesa, c’era un’annata intera in cui eravamo partiti bene, ma poi è diventata negativa. C’era la stagione, il percorso in coppa Italia, la voglia di vivere un momento unico, il momento in cui abbiamo saputo che avremmo affrontato loro. C’era il ritiro a Norcia, c’era uno sfogo che non ho scaricato fino al momento del riscaldamento”

Occasione e storica o onta, che preparazione è stata?

“C’era la finale, non si poteva mollare. Le motivazioni c’erano sempre, ogni giocatore la voleva giocare. C’era tensione in campionato, ma non abbiamo lasciato nulla da parte perchè non avevamo una rosa larghissima. La speranza era di arrivare nelle migliori condizioni fisiche. E’ stato importante la scelta del club di portarci a Norcia per isolarci dall’ambiente”

La partita…

“La partita è stata brutta. Tesa, tirata, ma guardando i miei compagni avevo la consapevolezza di la squadra avesse lo sguardo giusto. Dall’altra parte non vedevo quegli occhi fermi e convinti. L’ho sempre detto, anche durante la partita. Tra i tifosi c’era timore, vedendo gli occhi dei miei compagni, invece, avevo sensazioni positive”

Pensiero fisso?

“Di mantenere la promessa fatta ai miei figli ed a mia moglie che l’avremmo portata a casa. L’altro pensiero era sulle mie condizioni fisiche, non ero al meglio e durante la partita su una giocata di Destro ho sentito un dolore che mi ha dato il segnale che non potevo più dare il massimo. Noi dovevamo vincere, non c’era spazio per individualismi. Questi sono i pensieri che mi hanno segnato”

In panchina che sofferenza è stata?

“L’ho vissuta sul lettino negli spogliatoi con il fisioterapista Sistili. L’ho cacciato via, volevo stare solo, gli ho detto di tornare solo quando avremmo vinto. E’ stata una sofferenza, non vede, non capire, non sentire è stato veramente angosciante. Poi l’ho sentito arrivare di corsa quando Senad ha segnato…”

Ambiente romano provinciale?

“Chi ha voglia di non capire il sentimento delle persone può tranquillamente andare avanti con questi pensieri. Sarebbe inutile rispondere a chi vuole sminuire quel trofeo, quella finale, questa competizione che nel tempo ha assunto sempre più importanza”.

Ci sarà mai rivincita?

“No, non credo, è una cosa molto difficile. C’è stato un momento con Reja in panchina in cui abbiamo rischiato di andare su quella via. A Napoli ci sarebbe bastato l’1-0, abbiamo pareggiato. Non è accaduto e non credo possa più succedere. Durante la gara ci pensavo che potesse accadere”.

La rigiocheresti?

“Non la rigiocherei, sono cose uniche, che si vivono una sola volta. Pensa che la partita non l’ho mai più rivista in video. Il senso del dovere compiuto resta lì, alto, che mi ricorda bene che noi volevamo quello e l’abbiamo fatto”.

Dario Cadeddu

26/05/2023

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26 MAGG10 – Cana: “Mai avuto paura di perdere! E su Radu…” (AUDIO)

26 Maggio 2013-2023, LORIK CANA in collegamento a ‘SVB’!

Lorik Cana a Radiosei: “Per me i festeggiamenti del 26 maggio valgono doppio perché nello stesso giorno del 1993 il Marsiglia ha vinto la Champions League contro il Milan. Poi dal 2013 da quando abbiamo vinto la Coppa con la Lazio è diventato un giorno praticamente santo per me. La gente non te lo fa mai scordare e ti chiedono com’è stata quella giornata. I tifosi mi raccontano spesso come hanno trascorso l’attesa e sono curiosi di sapere come l’abbiamo passata noi che eravamo i protagonisti di quella sfida. I ragazzi erano molto sereni, ma al tempo stesso decisi e cattivi visto che era un dentro o fuori”.

RADU – “Era il più teso, aveva un’ansia maggiore rispetto agli altri. È sempre stato uno dei leader della squadra, diceva sempre qualcosa ai compagni prima delle partite importanti, nei giorni precedenti al derby non disse praticamente nulla”.

LA STAGIONE – “Arrivavamo da una stagione ricca di alti e bassi, siamo calati in campionato e siamo riusciti ad arrivare ai quarti di finale di Europa League senza un giocatore importante come Miroslav Klose e con una rosa piuttosto ristretta. Ho giocato nelle partite europee sempre da centrale difensivo. In quegli anni la coppia Biava-Dias dava garanzie importanti. Qualche giorno prima si era già capito più o meno chi avrebbe giocato quella finale, nonostante il mister non si fosse sbilanciato più di tanto”.

LA SQUADRA – “Il gruppo aveva una grande intesa e un buon equilibrio. Avevamo la nostra routine nella preparazione delle partite importanti. Siamo stati molto bene nel ritiro a Norcia e il fatto di poter vedere le nostre famiglie il giorno prima della partita è stato emotivamente molto importante. Ti carichi in un altro modo. Avevamo comunque diversi elementi maturi in squadra e in generale anche i più giovani reggevano bene la pressione”.

ROMA – “Quando abbiamo sconfitto la Juve in semifinale abbiamo assunto la consapevolezza che potevamo battere chiunque, a prescindere dal fatto che fosse stata la Roma o l’Inter. Tra l’altro in quella stagione avevamo dominato i giallorossi nei derby di campionato. Nonostante ci fosse qualcuno che diceva che loro erano più bravi, abbiamo dimostrato di essere superiori per ben tre volte nell’arco della stagione e non credo sia un caso”.

LA PARTITA – “Durante la partita non abbiamo mai avuto troppo il timore di perderla anche perché non è stata una bella sfida dal punto di vista dello spettacolo. L’abbiamo controllata abbastanza bene e abbiamo avuto le occasioni più nette soprattutto con Klose. L’unico momento in cui poteva cambiare la partita era sulla traversa di Totti dopo l’1-0 nostro. Lì siamo stati fortunati perché loro potevano prendere fiducia se avessero segnato. Poi negli ultimi venti minuti non è successo più niente e con una buona organizzazione siamo riusciti a portarla a casa”.

FESTA ALL’OLIMPICO – “Sarò presente contro la Cremonese e faccio un grande augurio ai tifosi laziali per questo decennale. La cosa più importante per noi è vedere la gioia negli occhi dei tifosi per la vittoria di questa coppa. A noi rimane il titolo come calciatori, però i tifosi sono laziali da quando sono piccoli e non si può paragonare la loro gioia alla nostra. Siamo felici per loro. Siamo laziali, vogliamo bene alla Lazio”.

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26 MAGG10 – Hernanes: “Noi ed i tifosi, abbiamo scritto la storia. Che orgoglio!” (AUDIO)

26 Maggio 2013-23, ANDERSON HERNANES in collegamento a ‘SVB’: “Entrati nella storia”

“Siamo entrati nella storia, sono fiero di aver contribuito ad aver fatto il regalo migliore ai tifosi della Lazio. Abbiamo scritto la storia tutti insieme. Sono molto legato alla spiritualità, per la finale di Coppa Italia non feci una preghiera speciale, faceva parte della mia quotidianità. Ovviamente fu così anche quella mattina, dal punto di vista della tensione. Ero molto concentrato, il cervello stava sempre al punto della partita, mentre io cercavo di pensare solo ai dettagli del momento. Già questo è un allenamento alla partita. Non volevo sbagliare nulla, non facevo casa alla motivazione degli altri, volevo che tutto fosse normale. Petkovic? Lui è un tecnico che mi è piaciuto molto. Bene dal punto di vista tattico, ma lui era uno molto bravo soprattutto dal punto di vista dei rapporti ed umano. Era sempre molto tranquillo, bravo nel comunicare con la squadra, questo è un fondamentale molto importante.

La Lazio di oggi forse è anche più completa nei vari reparti. Questo si nota dalla Champions che hanno raggiunto. La nostra era una squadra forte, importante, ma forse quella di Sarri è anche migliore. Io sono orgoglioso della mia carriera, mi è mancato un pezzo importante, il mio fisico. Non avevo una grande esplosione, era tutto basato sulla tecnica e sull’intelligenza di gioco”.

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DICHIARAZIONI

26 MAGG10 – Klose: “Quel derby la felicità. Il mio compagno di stanza diventato Re di Roma…”

Anche Miroslav Klose, ancora molto legato alla Lazio e allo stesso Lulic, ha ricordato quel giorno nel libro di Argentini passando anche per il derby del 2011: «Sono arrivato alla Lazio nel 2011 e ho capito fin da subito che quello della Capitale era un derby speciale. Mi ricordo che quando arrivati erano due anni che la Lazio non ne vinceva uno. Poi arrivò la partita, la vincemmo e io segnai allo scadere il gol decisivo, e vedere la gioia dei tifosi sia quel giorno che i giorni dopo agli allenamenti, dove si strinsero con calore intorno a noi, mi fece capire definitivamente quanto era importante il derby della Capitale».

Poi sull’avvicinamento al 26 maggio: «Ricordo che la società ci mandò in ritiro a Norcia. Ci eravamo andati altre volte quindi quel posto evocava momenti brutti che avevamo passato in alcune occasioni. In quei giorni abbiamo parlato molto, abbiamo scherzato, insomma ci siamo divertiti e avvicinati ancora di più come un gruppo stretto».

Infine sui festeggiamenti: «Quando è finita la partita è stato fantastico. Sono andato subito a prendere Lulić e me lo sono messo sopra le spalle per portarlo in giro per il campo e farlo acclamare dai tifosi della tribuna e della Curva Nord. Lui quel giorno era diventato il Re di Roma. È stato il mio compagno di stanza e soprattutto è un caro amico con cui mi frequento ancora. Ancora oggi quando riguardo i video e le foto dei festeggiamenti provo emozione e mi sento veramente felice».

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RASSEGNA STAMPA

26 MAGG10 – Lulic: “C’è chi ha chiamato Senad il figlio. È per sempre!”

Non chiamatelo eroe. Nemmeno in quello che viene considerato il suo giorno. Il 26 maggio del 2013, esattamente 10 anni fa, Senad Lulic è entrato nella storia della Lazio. Lo ha fatto comunque da eroe segnando, al 71′, il gol che ha deciso l’unico derby della Capitale che abbia mai assegnato un titolo. “Bisogna però tenere in considerazione tutto il percorso, non solo la partita con la Roma – spiega Lulic -. La coppa l’ha vinta la squadra. Ciani è stato fondamentale con la rete al Siena a tempo scaduto, Carrizo parando i rigori. Poi Floccari con il gol alla Juve… Io ho messo la ciliegina sulla torta, ma il trofeo lo abbiamo vinto insieme”.
Cosa ricorda dei giorni precedenti alla gara?
“Eravamo a Norcia e non ne capivo il motivo. Per me non aveva senso isolarsi per la finale. Pochi anni dopo ho capito quanto fosse in realtà importante quella decisione. All’epoca ero arrivato a Roma da poco, non capivo quanto fosse storica quella partita. E penso sia una fortuna, perché oggi la vivrei molto peggio, con più pressione addosso. Mauri e Ledesma, che stavano alla Lazio da parecchio, erano molto più agitati di me. Ma non potevo capire. Ora sono teso solo a parlarne, figuriamoci se dovessi giocare”.
E della partita?
“Petkovic ci aveva preparato in maniera perfetta. Ognuno di noi sapeva cosa fare. Poi l’azione del gol: eravamo pochi dentro l’area romanista. Quando ho visto l’1-2 fra Candreva e Mauri ho pensato di attaccare il secondo palo che era una cosa sulla quale Petkovic martellava molto. Credo di essere stato bravo a non stoppare la palla e non dare tempo agli avversari di reagire”.
Dopo il gol la tensione è aumentata?
“Sembrava che la partita non finisse più. Ricordo la parata di Marchetti su Totti, con la palla che va sulla traversa. Mi si è gelato il sangue. Al fischio finale ho sentito un senso di liberazione. Ogni anno che passa mi sembra che quella partita sia sempre più importante. Si festeggia ancora perché è una coppa che resterà per sempre”.
Molti romanisti pensano che ricordarla così sia da provinciali…
“Anche loro hanno sempre festeggiato molto per qualche derby vinto nel corso degli anni. Se nella storia della città non è mai successo nulla di paragonabile, è inutile che qualcuno provi a sminuirla. Se avesse vinto la Roma, avrebbero festeggiato pure loro. Giustamente fra l’altro, perché è una partita unica. E speriamo resti tale”.
Quando ha capito l’importanza del suo gol?
“Quando ho visto gente che si tatuava il mio volto, l’immagine del gol o la coppa. Per strada si sono fermati e mi hanno baciato il piede. Qualcuno ha chiamato il proprio figlio Senad in mio onore. So che i laziali mi vogliono bene, esattamente come gliene voglio io”. Insomma, un eroe. Corriere della Sera

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RASSEGNA STAMPA

26 MAGG10 – Stankevicius svela: “Vi dico chi fu determinante…”

E’ il giorno della celebrazione. Il 26 maggio 2023 segna la ricorrenza del anno da quella storica finale. Tra gli eroi nell’ombra di quel 26 maggio 2013 Lalaziosiamonoi.it ha contattato Marius Stankevicius. Il difensore lituano ricorda perfettamente quella giornata. “Il ricordo che ho sono i festeggiamenti dopo la coppa alzata. Ci tenevamo tutti. Fu una settimana molto dura da reggere a livello di pressioni. Diciamo che fu qualcosa di liberatorio”.

Chi o cosa vi portò a conseguire un’impresa simile? 

“Più che la finale, è bello ricordare il percorso che ci ha portati fino a lì, perché non fu semplice. Il nostro trascinatore fu Miro Klose: un campione totale. Aveva vinto tutto e si mise umilmente a nostra disposizione. Difficile trovare in carriera campioni così”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Capitolo addii, Abbate: “Oltre a Radu potrebbe essere l’ultima di Sergej, ma…” (AUDIO)

Alberto Abbate (Il Messaggero) a ‘NMM’: “Oltre a Radu potrebbe essere l’ultima di Sergej, ma…”

“Oltre a Radu potrebbe essere l’ultima di Sergej, ma…”. Alberto Abbate a ‘NMM’: “Sarri ha gestito le forze anche in questa settimana. Marcos Antonio ha ancora dolore alla caviglia e Cataldi difficilmente rientrerà ad Empoli. Credo che lo rivedremo ad Auronzo, quando avrà risolto la lesione al polpaccio, dato che sono passati 26 giorni dal suo infortunio. Il destino non è stato benevolo con Immobile in questa stagione. Questo finale però lo sta parzialmente ripagando: ha segnato i gol Champions e ha trovato continuità. Il suo vice la prossima stagione? Sarri vuole un giocatore forte, non per forza giovane. Al tecnico piaceva molto Rafa Silva ad esempio, che è sulla soglia dei trent’anni. Settore ospiti per Lazio-Cremonese, siamo ancora in attesa della decisione del GOS. Un centinaio di tifosi ospiti dovrebbero essere dirottati in Monte Mario”.

“Addii oltre a Radu? La risposta più scontata sarebbe Milinkovic, ma non ho tutte queste certezze. Abbiamo seguito l’evoluzione della sua situazione in questi ultimi mesi. Sappiamo che non rinnoverà, ma queste offerte non sono arrivate. La Juve ne farebbe una a ribasso, ma Lotito non ha intenzione di farsi prendere per il collo. Vedremo quando il presidente avrà voglia di fare muro, di tenere il punto. Partiva da una valutazione di 50 milioni, ma Kezman ha promesso un offerta da 40 (che non è ancora arrivata). Il concetto non è solo ‘quanto ci guadagni per la sua cessione’. Piuttosto ‘come’ potrebbe rimanere il giocatore. Io qualche dubbio sulle sue motivazioni ce l’ho, quindi la scelta deve essere presa non solo in base al fattore economico. Sergej ha fatto delle stagioni strepitose e questa non lo è stata. Difficile stabilire cosa lo abbia realmente frenato, se il Mondiale, qualche acciacco o altro. Io mi faccio delle domande su Kezman. Trovo assurdo che la scorsa estate non abbia portato (vista la stagione super positiva) un’offerta congrua. Milan? So che lo segue e l’interesse è forte. Voglio capire se rimane o meno Pioli, che vorrebbe un centrocampista con caratteristiche diverse”.