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RASSEGNA STAMPA STATISTICHE

Lazio, Sarri ed il “derby che prosciuga”: è caccia a Maestrelli e Sven

Maurizio Sarri e il derby della Capitale, certamente un rapporto simbiotico e che è nato fin da subito, fin da quando per la prima volta ha messo piede sulla panchina biancoceleste. Mau è diventato lo Special derby, l’uomo della stracittadina romana, quello che sportivamente ha punito più volte la Roma.

Come riporta il Corriere dello Sport questa mattina, il rapporto tra Sarri e il derby della Capitale sorride al tecnico toscano. Il primo lo vinse il 26 settembre 2021 per 3-2, dall’altra parte c’era Mourinho e per portare a casa i 3 punti preparò questa partita in maniera diversa. Derogò da alcuni concetti, con le chiavi di volta che ancora si ricordano: niente pressing esasperato, niente baricentro alto, avvio sì aggressivo ma senza sbilanciarsi.

Fu una Lazio attenta, accorta, equilibrata, con le distanze giuste tra i reparti. Manovra profonda e verticale, una Lazio votata alle verticalizzazioni e alle ripartenze fulminee. Mau è diventato lo Special derby, quindi, ne ha vinti 4 su 6 e il record, coppa compresa, lo detengono Maestrelli ed Eriksson.

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ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – Mancini: “Vincere a Roma non semplice. Artefici? Sven e Sinisa in campo, Governato e Cragnotti sul mercato. Su un ritorno alla Lazio…” (AUDIO)

ROBERTO MANCINI a 25 anni dal secondo scudetto della Lazio ai microfoni di ‘QDL’:

Oggi è un giorno importante per la Lazio, ma c’è la tristezza per la retrocessione della Sampdoria. L’ho vissuta male la retrocessione in serie C, si pensa sempre di potercela fare. Va accettata anche questa parte del calcio, è giusto che la Juve Stabia abbia giocato la propria partita. Giorno duro, ma la Samp ha un grande patrimonio nei suoi tifosi e presto tornerà a giocare dove merita.

E’ importante ricordare il nostro scudetto. Roma è la città più bella del mondo, ma dove vincere non è semplice. E’ un ricordo bellissimo, indelebile nella mente di tutti quanti. Da allenatore con il Manchester ho vissuto una situazione simile, si è vinto il titolo all’ultimo secondo dopo 50 anni dall’ultima volta.

Eriksson e Mihajlovic sono stati due artefici fondamentali di quello scudetto. Il mister aveva a che fare con 23-24 giocatori incredibili per qualità e personalità. Non era semplice gestirli. Sinisa, poi, è stato uno dei migliori giocatori del mondo. Luciano Spinosi, il vice di Sven, conosceva molto bene la piazza di Roma essendo anche passato per la sponda opposta. Poi ricorderei anche Nello Governato. Quando arrivai alla Lazio era lui il direttore sportivo, fu lui con Cragnotti l’artefice di tutto. Ho avuto la fortuna di avere grandi presidente, bravi e visionari, lui lo è stato assolutamente.

Se un giorno arrivasse una proposta della Lazio? Io faccio l’allenatore di professione, al di là di dove hai giocato e vinto, un tecnico deve prendere in considerazione qualsiasi situazione. Si può fare questa professione nella Lazio, nel Milan, nella Roma senza cancellare tutto quello che è stato fatto nel passato. Gli allenatori vogliono trovare qualcosa che li renda felice. Non solo i soldi, ma una squadra che sia bella da allenare, dove si possa far bene e divertirsi”.

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ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – Marcolin: “Il gol di Simeone cambiò tutto, quello annullato a Cannavaro ci fortificò. I minuti finali nello spogliatoio…” (AUDIO)

Speciale 14 Maggio: Dario Marcolin, centrocampista Campione d’Italia 99/00 con la maglia della Lazio, ai microfoni di Radiosei in ‘9 GENNAIO 1900’

I passaggi chiave della stagione

“La stagione ci cambia completamente con il gol di Simeone a Torino su assist di Veron. Siamo diventati così una squadra che ha cominciato a crederci veramente. Quella cavalcata nasce lì, ma va sottolineato come quella squadra poteva ambire praticamente a qualsiasi cosa, niente le era preluso in partenza. Il gol annullato a Cannavaro? Anche noi avevamo assorbito la rabbia dei tifosi, ma ci ha anche fortificato. Eravamo contro tutto e contro tutti a quel punto. Noi sapevamo che tanto dipendeva di noi, eravamo consci dei nostri grandi mezzi”.

Un finale inaspettato

“L’ultima giornata di campionato contro la Reggina, il nostro pensiero fisso avvicinandoci allo stadio era arrivare in qualche modo allo spareggio con la Juventus. Non ci aspettavamo minimamente quell’epilogo, nessuno se lo aspettava e non c’era niente di preparato allo stadio. Una giornata che ci ha cambiato la vita, letteralmente. Dopo il fischio finale all’Olimpico – prosegue Marcolin – noi eravamo tutti nello spogliatoio. Nessuno voleva sentire nulla, neanche la radio. Avevamo paura che ascoltando avremmo portato in qualche modo fortuna alla Juventus. Mi ricordo la scena: tutta la squadra seduta, muta, nessuno voleva sapere assolutamente nulla. Ogni tanto entrava qualcuno e tutti si aspettavano che avrebbe portato un cambio di risultato. Pensavamo “vedrai che adesso pareggiano, adesso pareggiano…”. Fu una liberazione: qualcuno da un calcio alla porta e urla “è finita!”. Avevamo paura della delusione, per noi e per i tifosi. Era un gruppo unito in un silenzio di tomba, in quei secondi finali. Nessuno si azzardava a muovere un muscolo. Attimi di speranza e di tensione”.

La Lazio Scudettata spiegata ai ventenni di oggi

Se dovessi raccontare quella Lazio ad un ragazzo di vent’anni? Gli parlerei della testa di questi giocatori, della mentalità. Nesta e Mihajlovic si compensavano; a centrocampo avevamo malizia e cattiveria, oltre alla tecnica debordante di Veron che spesso iniziava terminava l’azione. Esterni bravi nell’uno contro uno, la classe di Mancini e attaccanti che ruotavano sistematicamente. Eriksson – prosegue Marcolin – era il collante, riusciva ad ottenere da tutti qualcosa. Era un innovativo, un moderno. Era uno di noi, uno del gruppo”.

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SPECIALE 14 MAGGIO – Marchegiani: “Lazio poliedrica figlia di Eriksson. Lo Scudetto coronò un percorso coraggioso” (AUDIO)

Speciale 14 maggio: Luca Marchegiani, portiere della Lazio Campione d’Italia 99/00, ai microfoni di Radiosei in ‘NMM’

I protagonisti di una squadra irripetibile

“Esperienza indimenticabile, gioia immensa. Il coronamento di un’intera carriera, di tutti quelli che hanno cominciato quella lunga scalata verso la vetta. Ho avuto la fortuna di assistere allo sviluppo di quell’idea, di quella squadra fortissima. Siamo cresciuti insieme e forse quella è la soddisfazione maggiore. Abbiamo costruito una squadra che non ha vinto per caso, ma seguendo un percorso a tappe ben preciso. Siamo partiti con ambizioni e consapevolezze. Eriksson? Allenatore straordinario, perché è riuscito a combinare la sua capacità di arrivare ai giocatori e ottenere il massimo, a un’esperienza nella gestione e nella chiarezza tattica. Sapeva adattare la squadra ai momenti e alle situazioni, era un calcio meno preparato a tavolino. Serviva quella sensibilità di capire quale fosse la mossa giusta da fare nel momento chiave della stagione.

La fiducia guadagnata

“Ricordo quando venne espulso Favalli nel derby dopo pochi minuti, primo anno di Eriksson. Eravamo frastornati, ma lui non tolse una punta, bensì Almeida. Ci lasciò sorpresi – prosegue Marchgiani – ma al tempo stesso diede un segna,e di entusiasmo e coraggio che ci permise di ribaltarla. Guadagnò stima e fiducia da parte del gruppo. Sven era un uomo che difficilmente lasciava trasparire emozioni, la sua dote migliore era quella di tener fuori la squadra dalle questioni esterne. Fu messo spesso in discussione anche pubblicamente anche dalla tifoseria, alcuni pensavano servisse un ‘manico’ diverso. Alla fine, lo Scudetto porta il suo nome”.

Un flashback di 25 anni: il triplice fischio all’Olimpico e l’attesa…

“Di aneddoti ce ne sono tanti, ma la giornata finale fu speciale. Un altalena di emozioni infinita. Io ero infortunato, ero a bordo campo con mio figlio piccolo. Quando ci fu l’invasione prima del finale a Perugia, uscii e tornai verso casa. In macchina sentii però il gol di Calori e a quel punto, girai la macchina e tornai indietro (ride, ndr). Tornai quindi con speranza e un filo di disillusione, perché quando dipendi dai risultati degli altri non hai mai tante sicurezze. Non era artefice del tuo destino e non era facile arrivare al traguardo. La delusione della stagione precedente era ancora viva, nessuno voleva illudersi. Lo spareggio era il massimo delle aspirazioni, la vittoria del Perugia era al di là dia qualsiasi aspettativa”.

Una squadra poliedrica: talento e personalità

“Quella squadra aveva un talento straordinario. Tante, tantissime soluzioni che la facevano essere tra le migliori della Serie A. Un campionato pieno di grandi giocatori in generale. Se pensi al centrocampo di quella Lazio, c’erano grandi giocatori e tutti con caratteristiche diverse, in grado di incidere in tanti momenti della partita. Sui calci piazzati con Sinisa era come avere un attaccante in più. Secondo me avevamo, in più delle altre, proprio questa incredibile varietà di soluzioni in campo”

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‘NMM’ – Agostinelli e lo Scudetto: “Veron il più forte, Eriksson fece ‘il Maestrelli’. Un pensiero per Mazzone…” (AUDIO)

Andrea Agostinelli in collegamento a ‘NMM’

“Non ero in campo quando la Lazio si giocava lo Scudetto. Ci arrivavano notizie sul caos al Curi. L’emozione di sentire alla radio: “Lazio campione” è indescrivibile, semplicemente indescrivibile. Vincere così uno Scudetto, assolutamente meritato, è straordinario. Ma come fai ad aspettarti un epilogo del genere? Mazzone, un grandissimo davvero, fece le cose giuste. Una partita giusta. Il calcio a volte è anche questo e aggiunge credibilità a tutto il sistema”.

Il centrocampista più forte di quella Lazio era Juan Sebastian Veron. Non ho dubbi. Parliamo di un campione, secondo me anche sottovalutato a livello mondiale. Faceva delle cose fuori dall’ordinario. Bello e concreto, regista e rifinitore. Io lo metto vicino a Zidane, per me era qualcosa di veramente speciale. Oggi non ce ne sono, forse Rodri (con caratteristiche diverse) può esser avvicinato alla sua grandezza”.

Eriksson? Lui faceva giocare bene le squadre, non solo la Lazio. La vittoria di quel campionato però, fu un successo legato alla gestione, più che alla tattica. Sapeva gestire in maniera favolosa spogliatoi complicati, con tantissima personalità. Quello del 2000 aveva tante ‘prime donne’, non ce lo dobbiamo dimenticare. Un allenatore molto vicino a Maestrelli, in merito al rapporto con la sua squadra. Da levarsi il cappello, davvero, di fronte ad un mito assoluto”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Scudetto 2000, Patania ricorda: “ll titolo ‘Grazie Lazio’ nacque dallo scandalo di Parma-Juventus…” (AUDIO)

FABRIZIO PATANIA (CdS) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Dopo lo scudetto del 2000, l’allora direttore del Corriere dello Sport, Mario Sconcerti, decise di aumentare le pagine dedicate quotidianamente dedicate alla Lazio. Ricordo l’abbraccio in redazione dopo il gol di Calori, ricordo i servizi che abbiamo fatto per i festeggiamenti di quella serata. Sconcerti fece un titolo che venne contestato, ‘Grazie Lazio’, ma soprattutto dopo il gol di Cannavaro annullato del Parma contro la Juventus fece una campagna mediatica feroce a difesa della Lazio. Lo definì uno ‘scandalo’, parlò di un calcio che perse credibilità, parlò di complici che non avrebbero dovuto far passare quelle bugie. Chiese soprattutto giustizia e si augurò che qualcosa potesse accadere per ripristinare la verità. Venne aperta un’inchiesta con la Juventus che si indignò. Attaccò il sistema di difendere solo se stesso, scrisse che il calcio italiano avrebbe dovuto difendersi da mediocri con il fischietto. Dopo la partita di Perugia era emozionato, quel ‘Grazie’ era di gratitudine alla Lazio per aver salvato la credibilità del calcio”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Sono stato fortunato, ho commentato in diretta tv sia lo scudetto del 2000 che la Coppa Italia del 26 maggio” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Il 14 maggio del 2000 ebbi l’intuizione di farmi passare la partita di Perugia in bassa frequenza. All’epoca non c’erano le varie piattaforme, tutti la stavano sentendo. Solo io nello studio Rai potevo vederla, la voce di sparse e qualcuno della Lazio mi raggiunse: in una stanza 4×4 ci saranno state 50 persone.

Io ho avuto la fortuna di commentare in diretta sia quello scudetto che la famosa finale di Coppa Italia del 26 maggio 2013. Devi mantenere calma, lucidità, freddezza a professionalità; devi fare attenzione ad ogni singola parola”.

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ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – Pancaro: “Scudetto in pieno stile Lazio, Eriksson l’artefice. E Sinisa…” (AUDIO)

GIUSEPPE PANCARO a 25 anni dal secondo scudetto della Lazio ai microfoni di Radiosei:

“Nonostante siano passati 25 anni le sensazioni sono sempre di grandissima soddisfazione. Lo scudetto con la Lazio è stato il punto più alto della mia carriera, è stato il sogno di un bambino che si è realizzato. È un un ricordo sempre vivissimo, che porterò con me per sempre.

Se per modalità, si può definire uno scudetto in pieno stile Lazio? Sì, uno scudetto unico, anche per tutto quello che che è successo.

Ricordo che noi all’epoca, nella migliore delle circostanze, speravamo di poter andare a fare uno spareggio con la Juventus, mai avremmo pensato che la Juve avrebbe perso a Perugia e quindi, ripeto, speravamo di poter andare a fare lo spareggio e invece ci fu il gol di Calori e la vittoria che ci diede la possibilità di vincere uno scudetto, secondo me, in modo meritato; in quegli anni, soprattutto nella stagione precedente, avevamo avuto la possibilità di vincere lo scudetto, non c’eravamo riusciti e nel 2000 quindi è arrivato il finale giusto dopo diverse stagioni fatte bene. Ricordo benissimo la grande delusione dell’anno precedente quando pensavamo di vincere invece poi purtroppo finì come tutti sappiamo; il Milan ci recuperò, ci superò e vinse lo scudetto. Diciamo che per poter vincere a volte, oltre alla bravura e alla forza, ci vuole anche quel pizzico di fortuna che ti aiuta e per noi, l’anno prima, quando vinse il Milan, alcuni episodi furono sfortunati; ricordo magari la partita in casa con la Juventus dove tutta la difesa era squalificata, me compreso, perché venivamo dal post derby, oppure un rigore non dato in Fiorentina-Lazio. Diciamo che gli episodi l’anno precedente non ci premiarono e poi invece, per fortuna, l’anno seguente sì.

Come abbiamo vissuto il pre gara? Non immaginavamo quell’epilogo stupendo. Noi eravamo veramente in forma straordinaria, nelle ultime 10 partite di quel campionato praticamente vincemmo quasi sempre,  stavamo bene fisicamente, stavamo bene mentalmente e quindi la speranza era che la Juventus non andasse a vincere a Perugia e con un pareggio ci sarebbe stato lo spareggio. Noi in quel caso ci sentivamo forti, perché stavamo bene. E invece poi, per fortuna, è finita ancora meglio con l’esplosione che ci fu all’Olimpico, al triplice fischio della sfida di Perugia.

Terminata la nostra gara ho guardato la partita di Perugia con Sinisa e Stanković. Ci sono state scene bellissime. Ognuno poi, l’attesa la viveva a modo proprio. Ricordo alcuni che praticamente non si sono mossi per 45 minuti dal posto in cui stavano. Poi subentra la scaramanzia, subentrano tantissime cose. Il mio, il nostro, con Sinisa e Stanković, era anche un modo forse per far terminare l’attesa, perché non guardare era ancora peggio e quindi in quel momento il tempo a noi ci scorreva un po’ più veloce, forse.

Eriksson? Quello è stato lo scudetto in primis dei tifosi laziali, di tutto il popolo laziale. È stato lo scudetto di Cragnotti, è stato lo scudetto nostro, però è stato principalmente lo scudetto di Eriksson, io penso che lui sia stato l’artefice principale di quella vittoria;  è stato colui che ha creato quel gruppo scegliendosi i giocatori uno per uno ed è stata la persona che, in un ambiente che tutti conosciamo, con alti e bassi, non ha mai perso l’equilibrio, è sempre stato molto lucido, ci ha sempre creduto anche quando eravamo andati dietro alla Juve di tanti punti. Ricordo come se fossi oggi una sua intervista in cui diceva che fin quando c’era la possibilità bisognava crederci, quindi è stato sicuramente lo scudetto di Eriksson, allenatore straordinario ma soprattutto un uomo unico che a me, come a tanti miei compagni, ha dato veramente tanto. Ancora oggi quando parlo di lui mi emoziono e mi reputo fortunato ad aver avuto la possibilità di dargli un ultimo saluto quando è venuto a salutare i tifosi della Lazio all’Olimpico. Lui faceva da equilibratore, non c’è stato mai bisogno che alzasse la voce. Noi in quegli anni eravamo abbastanza caldi di nostro anche in allenamento, nelle partitine, durante la partita e lui è stato sempre molto pacato, ha sempre tenuto i toni bassi e poi era una persona che si faceva voler bene dal primo all’ultimo componente di quella fantastica squadra. Tutti gli volevamo bene, tutti quanti avevamo grande fiducia e grande rispetto e quindi io sono convinto che l’artefice principale della vittoria di quello scudetto sia assolutamente lui.

È giusto anche ricordare Sinisa, pure lui è stato uno dei grandissimi protagonisti di quello scudetto, e purtroppo ci ha lasciato troppo presto. Anche lui è stato veramente un uomo straordinario, un uomo al quale io volevo davvero bene perché era una persona tutta di un pezzo, una persona onesta, schietta, leale; col passare degli anni, crescendo, uno si rende conto anche della fortuna che ha avuto nel poter stare insieme a persone di questo spessore. Le sue punizioni? Per noi, che ci stavamo a contatto tutti i giorni, era la normalità. Col passare degli anni ti rendi conto invece che faceva delle cose che di normale non avevano niente. Io penso veramente che lui abbia avuto, insieme a Maradona, il piede migliore della storia del calcio; lui faceva delle cose che poche altre persone al mondo erano capaci di fare. Spesso allontanava la palla di propositivo, se la tirava un po’ dietro perché così aveva la possibilità di farla scendere di più sopra alla barriera quando invece magari molti tendono a portarsela un po’ avanti”.

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EUROPA LEAGUE STATISTICHE

Lazio oltre i divieti: ad Amsterdam eguagliato Eriksson

La Lazio ha ottenuto una vittoria straordinaria ad Amsterdam, superando divieti e difficoltà che avevano caratterizzato i giorni precedenti alla partita. Con cinque successi in sei gare di Europa League, nessuna sconfitta e il primato confermato nel girone unico, i biancocelesti scrivono una pagina importante della loro storia. È solo la seconda volta che la Lazio raggiunge un traguardo simile in una competizione europea, dopo il record stabilito nella Coppa Uefa 1997/98 sotto la guida di Eriksson.

I gol decisivi portano le firme di Tchaouna, Dele-Bashiru e dell’immancabile Pedro. Per Tchaouna, è il primo centro in Europa e il secondo stagionale, dopo quello al Como il 31 ottobre. Pedro continua a brillare, confermandosi il terzo calciatore over 30 più coinvolto nei gol in Europa League. Dele-Bashiru, invece, entra nella storia come il primo nigeriano a segnare contro l’Ajax in una competizione europea dai tempi di Osimhen (12 ottobre 2022).

Guardando i numeri, Zaccagni si distingue come il centrocampista italiano di Serie A con più assist nel 2024, raggiungendo quota 5 in tutte le competizioni, al pari di Lorenzo Pellegrini e Manuel Locatelli. La Lazio si conferma inoltre una squadra prolifica: ha segnato almeno due gol in ciascuna delle ultime tre trasferte di Europa League, un’impresa che non riusciva da settembre a dicembre 2017. Una dimostrazione di forza e continuità che alimenta le ambizioni europee dei biancocelesti.

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EUROPA LEAGUE

Lazio, prima volta con l’Ajax: in palio primato e qualificazione. Baroni insegue Sven…

Questa sera la Lazio scende in campo in Olanda contro l’Ajax. Come riportato dal Corriere dello Sport, nell’edizione odierna, per la prima volta le due squadre si affronteranno nella loro storia. Un match importante per la classifica, un incrocio in alta quota che potrebbe riconsegnare il primato della graduatoria alla Lazio dopo il successo di ieri del Bilbao. Non solo, fare la voce grossa nell’Arena di Amsterdam consegnerebbe, di fatto, quasi la certezza del passaggio del turno diretto. Inoltre, la squadra biancoceleste è alla ricerca anche di un altro traguardo. Fin qui i biancocelesti non ha mai battuto tre volte consecutive club olandesi. La gara si presenta da sola, Baroni vuole tornare in Italia con punti importanti, magari eguagliando la Lazio di Eriksson: l’ultima a vincere cinque delle prime sei gare europee.