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RASSEGNA STAMPA

Eriksson, l’ultimo saluto: delegazione Lazio in Svezia per il funerale

“Nel giorno dell’ultimo saluto a Sven Goran Eriksson la Lazio sarà presente. Sono infatti stati inviati a Torsby, in Svezia, il dg di Primavera e Women, Enrico Lotito, e il club manager della prima squadra, Alberto Bianchi. Salvo sorprese dell’ultimo minuto quella biancoceleste sarà l’unica società attesa alle esequie dell’allenatore del secondo scudetto stamani alle 10:30 alla chiesa Fryksande”. Questo si legge nell’edizione odierna de “Il Messaggero”, nell’articolo dal titolo “Due dirigenti oggi in Svezia al funerale di Eriksson”.

Il mondo del calcio, e non solo, si appresta a dare l’ultimo saluto a Sven-Göran Eriksson. Nella giornata di oggi, nella chiesa Fryksande a Torsby (Svezia), si terranno i funerali del leggendario ex allenatore della Lazio, al momento tecnico più vittorioso nella storia del club biancoceleste.

Presente una delegazione laziale, composta dai due dirigenti Enrico Lotito e Alberto Bianchi. La Lazio, salvo sorprese, sarà l’unica ex squadra di Sven presente.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Conceiçao: “La Lazio ed Eriksson sempre nel cuore. Futuro? Non si sa mai in futuro…” (AUDIO)

Sergio Conceiçao in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“E’ un piacere intervenire da voi in radio e parlare con tutti i tifosi laziali. Mi viene la pelle d’oca sentendo i miei gol laziali raccontati. Io la Lazio non l’ho mai dimenticata. Mi sono trovato benissimo, vengo spesso a Roma ed i tifosi della Lazio mi sono rimasti nel cuore. Sono un professionista, non si sa mai dove posso capitare. Questa piazza, certamente, mi ha riempito il cuore. Continuo a dire ‘forza Lazio’ sempre, l’ho fatto anche nella scorsa stagione in tv dopo una gara di Champions. Devo guardare avanti, alleno in qualsiasi squadra.

Siamo tutti d’accordo con Eriksson fosse una persona meravigliosa, tutti noi eravamo attacchi a lui. Non era facile per lui, c’era uno spogliatoio pieno di personalità e lui l’ha gestito in modo fantastico. Sono dispiaciuto, ma ha vissuto gli ultimi giorni della sua vita nello stesso modo in cui ha vissuto la sua vita. Pensando agli altri, in modo positivo, è stato davvero un grande signore.

Sven non si arrabbiava mai, magari ogni tanto diventava rosso dal nervoso, ma non sfogava mai. Era calmo, tranquillo, nonostante la presenza di giocatori difficili caratterialmente. Con il suo modo di fare con i giocatori ha creato un gruppo coeso con grande fame di vincere. Tutti campioni con la propria personalità e voglia di vincere e tutti con lui. Io volevo giocare tutte le gare, mi giravano le scatole quelle volte che lui sceglieva di mandarmi in panchina. Questo ti portava a lottare, se volevi riprendere la maglia da titolare dovevi farlo. Era un ambiente molto competitivo e bello.

Nella Lazio di Eriksson non c’era un elemento che spiccava sugli altri. Mancini era un fenomeno, Boksic faceva la differenza anche giocando meno. Almeyda era incredibile, Sinisa era una roba assurda, Nesta fantastico, Nedved un campione e così via. Dispiace solo non aver vinto la Champions League, per il resto abbiamo vinto tutto.

L’arrivo di mio figlio Francisco alla Juventus? La nostra è una famiglia di calciatori, uno gioca a Cipro, un altro a Zurigo, poi c’è Moser che è in seconda divisione in Portogallo. Francisco è diverso da me, è forte, ha cambio di direzione facile, è forte nell’uno contro uno. Ha tanta voglia, ha sempre voglia di vincere, è affamato. Cinque figli e tutti nel calcio”.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Marcolin: “Eriksson un secondo padre, con lui è cambiato il nostro modo di pensare. La litigata Couto-Simeone…” (AUDIO)

DARIO MARCOLIN in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

L’ex centrocampista della Lazio è stato tra i protagonisti nel pre-match di Lazio-Milan, quando il club biancoceleste ha reso omaggio a Sven Goran Eriksson: “E’ stata un’emozione grande, ricordare quello che per me è stato un secondo padre è stato forte. E’ stato unico, mi sono sentito fortunato ad essere lì in quel momento a ricordare una persana del genere. Era apprezzato da tutti e da grande signore ha vissuto la malattia addirittura dando consigli agli altri. In quel momento ho rivissuto tutto, il nostro feeling personale e di squadra. E’ davvero morto uno di noi.

Quella rosa era di 31 giocatori, tutti campioni. Io e Gottardi avevamo un calendario in cui mettevamo le croci sugli indisponibili (ride, ndr). Era complicato anche andare in panchina. Di quella squadra lì, molti sono diventati allenatori. Questo significa che Sven è stato per tutti un’ispirazione, tecnica e di gestione. E’ vero, io giocavo poco, ma lo spogliatoio mi ha affidato la festa interna per lo scudetto. Evidentemente ero apprezzato dal gruppo. Era giusto che avanti ci fossero i campioni con alle spalle una base solida. Questo è stato il segreto dei successi di Eriksson e della sua gestione del gruppo. Faceva sfogare tutti senza intervenire, poi dopo 3 giorni chiedeva conto. Oggi undici giocano e gli altri sono arrabbiati, nella nostra Lazio non era così.

Quando sono arrivati Sven e Mancini, siamo passati da una squadra che ci provava ad un’altra che ci credeva. E’ cambiato il pensiero grazie al loro arrivo, l’approccio era lo stesso in casa ed in trasferta. Ricordo tanti momenti particolari, la lite tra Simeone e Couto sono stati minuti che non ho mai visto in vita mia. Ricordo Mancini che riprese Boksic chiedendo di rispettare la squadra. Lui da quando professionista ha capito e tornato indietro”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio-Milan, l’Olimpico prepara l’omaggio a Eriksson: i dettagli

Anche se la Serie A ha deciso di rendere omaggio a Sven-Goran Eriksson su tutti i campi, con un minuto di silenzio, allo Stadio Olimpico di Roma sarà, certamente, tutt’altra cosa. In vista di Lazio Milan, infatti, sarebbero pronte molte iniziative per celebrare l’indimenticabile allenatore. La notizia è riportata da Il Corriere dello Sport, ma trova conferme in molti ambienti vicini alla Lazio. In occasione di Lazio-Milan, giornata numero tre della Serie A 2024/25, saranno numerose le iniziative per celebrare Eriksson.

Si parla di un video emozionale nel ricordo del mister, ma anche una sfilata di tutti i trofei della gloriosa Lazio dello svedese (campionato, due Coppe Italia, due Supercoppe Italiane, Coppa Delle Coppe e Supercoppa Europea). Con la presenza di alcuni dei calciatori simbolo della sua, e quindi della nostra, Lazio.

I conti per domenica sono fatti da Il Corriere dello Sport: 27800 abbonati+16.500 tagliandi venduti per Lazio-Milan portano la cifra intorno ai 45000.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Serena ricorda Eriksson: “Decisivo per la mia carriera. Quella volta con Mancini…” (AUDIO)

Michele Serena, ex giocatore della Sampdoria, in collegamento a Radiosei.

L’ex calciatore racconta Sven Goran Eriksson da un’altra prospettiva: quella precedente al suo sbarco a Roma.

Michele, raccontaci il primo impatto con il Mister

“Sven l’ho avuto 3 anni a Genova. Mi piace ricordarlo attraverso i tanti momenti belli vissuti in carriera. Ero un giovane, è stato un papà calcistico, mi ha insegnato tanto anche se ero alle prime armi. Purtroppo eravamo preparato al suo addio. Mi porto dietro un ricordo particolare. Ebbi uno screzio con Mancini, io ragazzino lui campione già affermato. Andai da Sven a chiedere se aveva visto qualcosa e lui mi rispose “visto cosa? Mi stavo allacciando una scarpa”.

L’altezza umana, l’ironia. La gestione del gruppo.

“Sì, è riuscito a sedare una questione con una battuta, anche oggi mi ispiro a questo modo di essere per la mia carriera. Sono quegli allenatori che capisci nel corso del tempo, soprattutto riguardo alla gestione dei calciatori. Per me sarà sempre un punto di riferimento, gli sono eternamente grato”.

Dario Cadeddu

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CALCIOMERCATO PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Calisti: “Lazio senza identità e qualità. Arthur mi piace, Casale ora improponibile” (AUDIO)

ERNESTO CALISTI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Con Eriksson se ne va un signore del calcio. Mai fuori dalle righe, si arrabbiava poco, anche se a me è capitato qualche volta, nei due anni di Firenze, di farlo un po’ innervosire. Ogni tanto rispondevo, non stavo mai zitto (ride, ndr) e lui queste cose le sopportava poco. Avevo voglia di giocare, ogni tanto mi capitava di rispondergli e lui diventava rosso nel volto senza dire nulla di particolare. Mi prendeva da parte e ne discutevamo per poi chiuderla lì.

Della Lazio di oggi sto vedendo molte cose negative. Sono molto preoccupato. Già con il Venezia si è vista una squadra in difficoltà, ancora priva di identità. Manca, certamente, un po’ di qualità, un calciatore che riesca a dettare i tempi. E’ una squadra di corsa che, però, ancora fa fatica a trovare l’assetto giusto. Mi preoccupa molto la difesa ed in particolare credo che purtroppo in questo momento Casale sia improponibile. C’è ancora molto da lavorare, ma allo stato attuale ho la sensazione di una squadra modesta. Ora speriamo in una reazione di carattere già contro il Milan. Arthur? A me piace molto, è un regista importante, ha qualità nel palleggio ed è svelto”.

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Paglia: “Dal ballottaggio con Capello all’addio, vi racconto l’Eriksson laziale” (AUDIO)

GUIDO PAGLIA IN COLLEGAMENTO A ‘SVB’

“Ciò che è accaduto alla Lazio del primo scudetto lo sappiamo, ma dopo Sinisa possiamo dire che anche la Lazio del secondo sta vivendo una situazione antipatica.

Capello sulla panchina prima di Eriksson? Sondaggio discreto della Lazio, senza crederci  granché. Sven era già stato considerato. La trattativa l’ha gestita direttamente il presidente, nessuno sapeva niente dell’accordo, come accadeva sempre tra l’altro. Cragnotti era il finanziere che non concedeva la minima indiscrezione a nessuno, sua deformazione. Era abituato a fare affari e sapeva bene l’importanza delle tempistiche; anche degli acquisti non diceva nulla.

Primo approccio con Eriksson? Chiaramente anche Mancini si era espresso bene su di lui. La persona era talmente gradevole, sempre sorridente ed entusiasta, che il primo approccio fu di grande carica. Un momento di assoluta gioia, di entusiasmo: eravamo convinti fosse la persona giusta.

Non si arrabbiava mai. Anche quando vincevamo, al massimo stringeva i pugni mentre noi ci abbracciavamo. Era super controllato. Maestrelli? Sì, lo ricordava.

Per quanto riguarda il mercato, si confrontava inizialmente con Nello e con Mancio, poi il presidente decideva quale strada percorrere. Eriksson rispettava i ruoli e sapeva che veniva rispettavo il suo. Non amava chiedere. Non ci sono mai stati problemi  di nessun genere con lui, me lo ricordo sempre sorridente e felice. Lui era innamorato di Roma, questo ci stupì, e quando è andato via ha sempre detto che sarebbe tornato.

Signori ebbe un problema fisico, non c’era contrasto con l’allenatore. Anche Beppe era uno di quelli che non creava mai problemi. Ricordo un problema alla schiena, una leggera ernia, per questo le strade con Signori si separarono.

La notizia dell’Inghilterra l’ha riferita direttamente Eriksson a Cragnotti. La compagna di allora influì, voleva andare a Londra. Eriksson amava talmente tanto Roma che se fosse dipeso soltanto da lui non si sarebbe mai mosso. Ad ogni modo, anche in questo caso non ci fu contrasto. Lui non era sicurissimo che fosse la scelta giusta quella di andare ad allenare la Nazionale, si vedeva più allenatore di club. Sentiva questa cosa come una sorta di peso, era gratificato ma a Roma stava benissimo. Tuttavia lo spiegò in maniera chiara e Cragnotti, da gran signore, ha compreso subito.

Nesso tra Eriksson e il fatto che buona parte dei campioni del 2000 oggi allena? Direi di sì. Certo, era talmente straordinaria quella squadra che si sapeva che tutti avrebbero continuato col calcio. Hanno preso tanto da Eriksson. Il clima con lui era sereno: sorrisi e pacche sulle spalle. Poi anche Mancio, uomo di collegamento con lo spogliatoio, fece un grande lavoro. Spesso non si riusciva a capire come Eriksson riusciva a far convivere in allegria tutti questi giocatori così forti. Mancini succhiava l’esempio di Erikkson e iniziava a gestire il gruppo. Un gruppo di prime donne come quello poteva diventare un problema.

Ora il calcio è cambiato. È cambiato tutto. Non si possono fare paragoni con Eriksson. Tutti si credono Gesù in terra, lui no. Con lui erano tutti amici, c’era l’allegria. Ogni giorno c’era da ridere e da scherzare. Anche dopo una sconfitta si ripartiva, non c’erano chiacchiere e polemiche. Infine, altra nota importante, all’epoca non c’era la faziosità dei media esasperata che c’è ora”.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Pancaro ricorda Sven: “Un signore, è un dolore immenso. Il nostro gruppo senza di lui non avrebbe legato, la sua dignità un esempio” (AUDIO)

Giuseppe Pancaro a Radiosei. L’ex terzino, in collegamento radiofonico, ricorda Sven Goran Eriksson.

A poche ore dalla scomparsa dell’allenatore più vincente della storia della Lazio, Giuseppe Pancaro ne traccia il commosso ricorso.

Non un fulmine a ciel sereno, Giuseppe. Raccontaci le tue emozioni.

“Era una notizia nell’aria, ma nel momento in cui arriva il dolore è grande, simile a quello di Sinisa Mihajlovic. Abbiamo perso un uomo straordinario, per me è stato decisivo per la carriera e non solo. Si era creato un rapporto umano bellissimo, il mister era di un’intelligenza fuori dalla media e ci spingeva a ragionare sulle cose con i modi giusti. Un signore, un gentleman. Grande perdita per il calcio. La sua forza e la grande dignità spiegano l’essenza di Sven. Era così, lo è sempre stato. Ha avuto un coraggio incredibile nel lottare con il sorriso questa malattia”.

Da giocatore, un maestro di calcio e vita

“Quello che ci lega è indissolubile, dallo Scudetto a tutti i trofei. Quel gruppo resterà legato a vita. Sono felice di aver avuto la possibilità di salutarlo all’Olimpico. Mi volle fortemente alla Lazio, si impuntò. Ebbi un periodo complicato all’inizio, pagai dazio, ma lui mi difese sempre a spada tratta. Non mi mise mai in discussione. Mi faceva sentire forte e sicuro”. 

Dario Cadeddu

26/08/2024

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LUTTO

Addio Sven, le parole di Lotito

La scomparsa di Sven-Göran Eriksson: le parole del Presidente Claudio Lotito.

“La S.S. Lazio piange la scomparsa di Sven-Göran Eriksson: il suo coraggio nell’affrontare la malattia che lo ha colpito è stato esempio ed insegnamento per chiunque lo abbia ascoltato. Nel corso delle interviste che ha rilasciato negli ultimi mesi ha saputo infondere amore per la vita e per il calcio. Non è stato solo l’allenatore più vincente nella storia della Società Sportiva Lazio, ma soprattutto un uomo integerrimo ed una persona squisita e signorile, doti che sapeva mescolare al classico aplomb nordico.

Lo ricordo allo stadio Olimpico di Roma, emozionato come un bambino, in occasione del suo ritorno nella Capitale, parlammo a lungo: mi colpì la sua serenità, ci abbracciammo forte. Lo vidi incamminarsi verso il bordocampo, a passo lento effettuò il giro dello stadio. Tutto il nostro popolo laziale, al suo passaggio, gli urlò frasi di ringraziamento e di affetto, un’emozione quasi palpabile, le lacrime a solcare i volti, lui seppe rispondere agli incitamenti con la forza del suo sorriso.

Mi verrebbe voglia di abbracciarlo ancora, per sussurrargli ad un orecchio che la Lazio non lo dimenticherà mai. Rivolgo commosso le condoglianze alla sua famiglia, il calcio ed il mondo hanno perso un grande uomo”.

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DICHIARAZIONI

La notte di Eriksson: “Laziali, grazie di tutto. Mai avuta una squadra così forte”

Sven Goran Eriksson al centro del campo, visibilmente commosso, ha dedicato un pensiero ai suoi tifosi prima di Lazio-Sassuolo: “Grazie mille per tutto. E’ bellissimo vedere tanta gente, siete forti. Ricordo anni molto belli per me, mi sono trovato benissimo, mai avuto una squadra così forte. E’ il ricordo della vita, grazie per l’invito e in bocca al lupo per oggi, grazie grazie grazie”