“A Como ho visto una Lazio deludente, ma non vorrei cadere in un catastrofismo totale. La prima di campionato può comportare una sconfitta a Como, dove ha giocato una squadra con il problema di Rovella ed altre assenze. Il centrocampista ha fatto una cosa da padre che si può capire, ma ha comunque comportato un problema alla squadra. Mi aspettavo di più da Nuno Tavares, ma inizio a pensare che questo giocatore abbia un’intelligenza calcistica relativa. Dele-Bashiru ha pochissima qualità, ha fatto quello che mi aspettavo. Le migliori cose sono arrivare nella ripresa, quando c’è stata maggiore verticalità, un po’ alla Baroni. Mi ha deluso anche un po’ Sarri nelle dichiarazioni. Dicendo certe cose non dai una scossa, ma avvilisci il gruppo.
Una sconfitta contro il Como di può stare in un primo turno in cui hanno steccato anche Milan e Bologna. Quello che vorrei dire è che la Lazio è questa. Visto il blocco del mercato ed un gruppo non migliorabile, senza coppe bisogna vivere alla giornata. I problemi della società restano, quindi cosa attenderci di più. Al massimo questa squadra può raggiungere il sesto posto. Bisogna rimboccarsi le maniche e non fare catastrofismo per una squadra che più di questo non può fare“.
GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“Io credo che la Lazio non abbia capito l’importanza della partita di Como, proprio nell’ottica della situazione che sta vivendo il club tutto. Ora ci aspetta una settimana, l’ultima di mercato, con le altre che si muoveranno sullo stesso e con la Lazio che dovrà preparare una gara già delicata con il Verona. Tutte le leghe europee avevano trovato un accordo per chiudere il mercato a metà agosto. poi la Liga si è opposta ed ora stiamo vivendo queste prime due gare con la sessione aperta.
Prima di definire il reale valore di classifica della Lazio rispetto alle altre, vorrei vedere la squadra con i titolari che sono mancati a Como. Non credo che la rosa della Lazio valga l’ottavo-decimo posto. Mi sembra troppo, credo che siamo completamente devastati dalla sconfitta di domenica. Io ho negli occhi una rosa che per metà stagione scorsa ha fatto benissimo. Sembra sia una squadra che abbia dei valori, poi se inizi male ci sono scorie importanti. La Lazio che è arrivata seconda non aveva il potenziale sulla carta per quella posizione. Cancellieri è la terza riserva della fascia destra, per fare un esempio. A questo punto mi chiedo perché è stato preso Sarri, se le cose stanno così. Io dico solo che voglio vedere la squadra al completo prima di farmi un’idea precisa, non dimenticando che questa squadra non dovrà giocare le coppe. Quella di Como è la vera Lazio?Io non lo so onestamente. Non credo che Dele-Bashiru sarà il titolare nel momento in cui tornerà Vecino. Così come non credo che Marusic non sia il titolare in luogo di Lazzari. Poi si può anche giocare in modo diverso, magari con tre centrocampisti e la coppia Dia-Castellanos.Penso che complessivamente sia da sesto-settimo posto. Poi se si arrivasse ottavi chiaramente non sarei sorpreso”.
GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“Sono molto deluso dalla Lazio, a Como mi aspettavo tutta un’altra prestazione. La squadra di Fabregas ha dominato sotto tutti gli aspetti. Sarri era molto amareggiato, i segnali dell’esordio sono allarmanti. La situazione mi sembra abbastanza complessa, la reazione della squadra di fronte alla qualità del Como è stata molto pigra e timorosa. Non si può non essere preoccupati dopo questa prima giornata, anche se poi c’è stato il solito colpo di sfortuna visto il gol annullato a Castellanos per pochi centimetri. Siamo molto più concentrati sui segnali della squadra, tutto agita, dalla prestazione alla dichiarazioni del tecnico. Va detto che alcuni giocatori mancavano, l’assenza di Rovella è stata pesante, ma anche al Como mancavano alcuni elementi importanti.
Provstgaard è stato, forse, il migliore, ma Romagnoli è un pilastro della squadra. La fascia destra, da quando è stato ceduto Felipe Anderson, continua ad essere il punto debole della squadra. Tutta la catena, Lazzari non può più essere considerato un titolare.
Altro che vantaggio, il mercato bloccato è un disastro totale che resterà nella storia della Lazio. Il Como ha un progetto eccezionale, ieri hanno rifiutato 70 milioni di euro per Nico Paz. Ha respinto corteggiamenti di Inter e Roma per Fabregas, è un altro mondo. Il contrario esatto della Lazio. Come ha detto bene Sarri in conferenza stampa vince chi ha soldi ed investe.
Anche i giocatori si sono resi conto che quella di ieri non può essere una prestazione da Lazio. Chiaro che dirlo dopo è un’altra cosa, anche loro hanno le proprie responsabilità”.
“I risultati non ci devono condizionare; qui purtroppo si analizzano i risultati del pre-campionato ma non sono mai troppo indicativi.
I calciatori del Como ieri sono stati più forti ma non sono più bravi.
Si deve cambiare qualcosa, così la Lazio è prevedibile. La differenza con gli altri anni di Sarri è che prima c’erano giocatori che che cambiavano la gara.
Non scarichiamo tutte le colpe sul mercato. Secondo me i giocatori ci sono, si deve trovare la soluzione. Si deve cambiare qualcosa, non si può sempre sperare che gli altri non facciano gol
Credo che la responsabilità sia di tutti ma il capitano della nave, Sarri, deve risistemare l’equipaggio; così i giocatori sono prevedibili.
Provedel? Me lo aspettavo, sul gol non credo sia colpa sua. Mandas è bravo ma deve essere un contesto più rassicurante, con delle prosseioni può andare in difficoltà”.
«Lazio, in uscita l’Empoli vuole Basic in prestito, mentre Gigot è nel mirino del Paok e alcuni club tra Dubai e Qatar». Così recita l’edizione odierna de “Il Messaggero” nell’articolo dal titolo “Sarri duro: «Se la realtà è questa non andiamo molto lontano»”.
Il difensore classe 1993 è ormai fuori dalla rosa, dopo aver totalizzato zero minuti nel precampionato ed essere finito fuori lista nella prima contro il Como. Adesso sull’ex Marsiglia c’è l’interesse del Paok Salonicco in Grecia e di alcuni club arabi e dal Qatar. Per la Lazio sarebbe vitale cedere il francese per alleggerire il monte ingaggi.
Stefano Mattei è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosei per analizzare l’andamento della Lazio di Sarri, in attesa dell’esordio a Como dopo un’estate senza mercato.
“Le altre sul mercato? Il ballo sulle punte. Il Napoli deve sostituire Lukaku. Il Milan ci prova con Boniface, ma ci sono dubbi sul suo stato fisico. Dipendesse da me io rispedirei il nigeriano al mittente. La Roma ha sì Ferguson ma non può garantire al 100%. Le prime giornate sono sempre di assestamento, quello vero di campionato parte dal terzo turno”.
“Il Como ha alcuni giocatori infortunati, altri acciaccati. I lariani sono un po’ indisponibili. C’è Nico Paz che inventa ma dietro sono vulnerabili. Il Como è una squadra spregiudicata”
“Firmare per il pareggio? Ci può stare, ma Sarri domani dovrà capire le potenzialità della propria squadra. Lo scorso anno, a Verona, il Napoli perse 3-0 e Conte capì come intervenire”
“La squadra di domani dimostra che la Lazio tecnicamente negli ultimi due anni ha perso molto. Ora il top è Pedro. Il fatto di doverti affidare ad un giocatore di 38 anni illustra tante cose”.
Lazio's Serbian midfielder Sergej Milinkovic-Savic (R) celebrates with Lazio's Spanish midfielder Luis Alberto after scoring during the Italian Serie A football match lazio Rome vs Juventus Turin on December 7, 2019 at the Olympic stadium in Rome. (Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP) (Photo by FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)
STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“Il Club Referee Manager? Ricordiamo che tutte le società lo hanno, era alla Lazio che mancava.
Esuberi? Sarri lo ha detto: vanno tagliati due giocatori. Visto che a centrocampo la rosa è corta, inevitabilmente i due tagli riguarderanno attacco e difesa. Secondo me i tagli avverranno in base a chi si riuscirà a piazzare sul mercato. Ad esempio, a mio avviso Lazzari si vorrebbe tagliare ma se arrivasse l’offerta per Pellegrini, la Lazio lascerebbe partire lui. In attacco il dubbio è tra Noslin e Cancellieri ed il discorso è lo stesso: si vorrebbe tenere Cancellieri ma se per lui arrivasse un’offerta saluterebbe.
La Lazio due o tre anni fa aveva come mezzali Luis Alberto e Milinkovic Savic e invece di andare avanti a livello di qualità, va indietro. Qualcuno poi ci parla di progetto.
Cosa aspettarsi all’Olimpico alla prima gara in casa della stagione? Il clima dell’ambiente dipenderà dal risultato di Como; l’esordio è difficile”.
Fabio Ruggeri è tra i giovani convocati da Maurizio Sarri per il ritiro estivo della Lazio, che prenderà il via a Formello con 31 elementi. Insieme a lui, tra le nuove leve ci sono anche Renzetti, Pinelli e Sana Fernandes. Ma per il difensore classe 2004 il futuro potrebbe essere ancora lontano da Roma: su di lui i campani della Juve Stabia, ma anche Carrarese e Ternana. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport nell’edizione odierna, su Ruggeri della Lazio è piombata con prepotenza più delle altre proprio la Carrarese. I gialloblù vorrebbero portarlo a Carrara con l’obiettivo di rinforzare la difesa di Antonio Calabro e, magari, puntare a centrare l’obiettivo playoff.
Niente alibi, niente distrazioni. Almeno internamente, il mercato bloccato non è da vedersi come una zavorra, ma come un’opportunità. Un’occasione per conoscersi meglio, per stringersi, per crescere davvero. Ma soprattutto, per mettersi in gioco. È questo il messaggio che Maurizio Sarri ha ribadito al gruppo, sia prima che dopo l’amichevole di Frosinone contro l’Avellino, vinta 1-0 al 92’ con un rigore trasformato da Guendouzi. Quello al Benito Stirpe è stato il test che ha simbolicamente chiuso il ritiro a Formello, un periodo in cui il Comandante ha ribadito più volte al gruppo lo stesso mantra: «Dobbiamo sfidare noi stessi. Le difficoltà si possono affrontare in modo negativo, con gli alibi, oppure in modo positivo, facendo gruppo».
Lui, neanche a dirlo, ha scelto la seconda via. E ha chiesto ai suoi di fare lo stesso. Il blocco del mercato, frutto delle ormai note vicende legate all’indice di liquidità e all’impossibilità di intervenire in entrata, ha costretto la Lazio a rivedere piani e strategie. Ma per quanto possa essere un fattore che evidentemente sta incidendo su tutto, non può e non deve rappresentare un freno all’ambizione individuale e collettiva. Non serve prefissarsi obiettivi di classifica, sarebbe forse controproducente. Certo, l’idea è quella di migliorare i due settimi posti conquistati nelle ultime stagioni. E per riuscirci occorre che dia molto di più chi già c’era, senza contare su risorse esterne. «Se non potremo migliorarci attraverso il mercato – ha spiegato il tecnico – allora lo faremo con l’allenamento». Una sorta di dichiarazione di guerra alla rassegnazione, al vittimismo. Una chiamata collettiva alla responsabilità, rivolta a ogni singolo giocatore. Sarri vuole una Lazio concentrata solo su sé stessa, capace di isolarsi dal rumore del mondo esterno e guardarsi dentro. Ogni elemento della rosa dovrà affrontare una sfida personale. Contro sé stesso, perché ad oggi è l’unico duello che conta davvero: superare i propri limiti, scrollarsi di dosso la mediocrità, tornare a somigliare a una squadra che ha l’Europa nel DNA. Corriere dello Sport
La conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico della Lazio Maurizio Sarri presso il centro sportivo di Formello: “Si riparte con delle difficoltà, ma ai ragazzi ho detto che dobbiamo affrontarla senza crearci degli alibi. Veniamo da due settimi posti, abbiamo bisogno di miglioramenti che in questo momento non possono arrivare attraverso il mercato. L’alternativa ora è migliorarci attraverso il lavoro. Dobbiamo lottare tutti i giorni per gli altri miglioramenti, ovvero quelli relativi alla crescita dei singoli”.
I tifosi stanno rispondendo presente: “Ho detto che la Lazialità ti invade e lo dimostrano ancora una volta, i tifosi si incazzano ma poi ancora una volta sono lì. Questo significa essere laziali e questo è uno dei motivi per cui sono tornato qui“.
Il primo pensiero quando ha saputo del blocco del mercato? “Che il presidente mi aveva fregato (ride, ndr), ma ormai la decisione era presa. La decisione di tornare era quella, lasciare per la difficoltà mi sembrava brutto nei confronti del club e dei tifosi. C’è stata un’arrabbiatura di un’ora, poi ho messo da parte. Ho fatto una scelta, ho letto che sono tornato perché non avevo alternative ma ho trattato con quattro società italiane, club arabi e sudamericani. È stata un’estate prolifica, ma ho scelto la Lazio per il rapporto con l’ambiente compresi anche i magazzinieri. Tornare è una soddisfazione”.
C’è preoccupazione dopo due settimi posti consecutivi e l’impossibilità di fare mercato? “L’obiettivo deve essere costruire una buona base per poi intervenire in futuro sulle 2-3 cose di cui avremo bisogno, non c’è preoccupazione. Questa squadra avrebbe bisogno di qualcosa per fare il salto di qualità necessario. Serve umiltà perché siamo reduci da due settimi posti, ma serve anche convinzione perché c’è margine per crescere. Pensare ad altro ci toglie solo energie, se questo miglioramento ci porterà qualcosa di concreto non lo so”.
Quest’anno centrare l’Europa sarebbe un miracolo? “Il rischio che squadre ti sono arrivate subito dietro e possano superarti è evidente. Il Como è la squadra più attiva sul mercato, ma questo ci deve interessare fino a un certo punto, l’obiettivo deve essere costruire una bella base per poi diventare competitivi aggiungendo 2-3 innesti. Più faremo crescere questi ragazzi più saremo solidi, in questo momento se ragioniamo sulle altre squadre ci facciamo del male da soli. Dobbiamo pensare a lavorare e andare in un’unica direzione, serve determinazione feroce“.
Come procede l’adattabilità al suo calcio di Tavares e Dele-Bashiru? “Prima di tutto mi lego a ciò che diceva il presidente, ovvero che si può provare a portare a un limite la squadra ma questo limite magari non è sufficiente. Il fattore economico è fondamentale e lo dimostra il fatto che vincono sempre le società che hanno un fatturato mostruoso.Tavares e Dele-Bashiru sono due libri da scrivere, l’approccio è buono. Nuno non è tatticamente come pensavo, l’esperienza da giovane al Benfica gli ha lasciato qualcosa di importante. Dele è un ragazzo di grande forza, se impara qualche movimento ci può dare una grande mano. Noi questa settimana si voleva lavorare su moduli alternativi, ma abbiamo deciso di posticipare per evitare di mandare in confusione qualche giocatore. Ci lavoreremo quando i giocatori avranno certezze”.
Che step è mancato alla Lazio di crescere ulteriormente dopo il suo secondo posto? “Ho detto che dall’esterno avevo la sensazione che sia mancato questo impatto emotivo che per 4-5 mesi la squadra ha avuto e mi ha fatto impressione per l’energia nervosa e caratteriale che aveva. Può anche darsi che le energie nervose erano al lumicino, sono state giocate tante partite e non parlerei di fallimento per la scorsa stagione. Due anni fa c’era un gruppo con età media molto elevata, c’era bisogno di un cambiamento e i giocatori arrivano a un momento del loro percorso in cui sentono la necessità di cambiare. I cicli finiscono, su questo non c’è niente da fare. Bisogna innescare un ciclo nuovo e non è sempre così semplice, tra un paio d’anni faremo i conti”.
Tornando indietro Sarri avrebbe accettato la Lazio consapevole di non aver potuto far mercato? “La vita è fatta di scelte, non puoi mai sapere quali effetti possano portare altre scelte. Da quel punto di vista sono ignifugo, non guarderò mai indietro e sindacare sulle possibili scelte fatte o non fatte. Dovevo solo scegliere se rimanere o meno e ho ritenuto fosse il caso di rimanere e affrontare tutte le difficoltà con la gente laziale”.
Sente la responsabilità anche del garante della stagione della Lazio? “Sento di avere l’obbligo di dover dare tutto per rispetto a questa gente. Io non posso essere garante di risultati, né di comprare giocatori da 100 milioni. Io devo sentirmi garante di portare la mia professionalità e mettere l’anima cercando di trascinare un gruppo, magari questo non basterà perché ci serve la gente al nostro fianco. Magari possono criticarci tutta la settimana, ma poi abbiamo bisogno della gente al nostro fianco. Sento la gente partecipe al 100%”.
Ha qualche idea sui due calciatori che potrebbero essere tagliati? Come ha trovato Provstgaard? “Visto che in 14 non si può giocare qualche scelta andrà fatta, sarà il percorso che ci dirà chi merita di giocare di più. Sono stati fatti nomi di giocatori che giocheranno tante partite, pensare di avere una gerarchia dopo 8-9 giorni di allenamento è una follia. In questo momento ci sono giocatori che entrano subito in condizione e altri che avranno bisogno di più tempo. Provstgaard ha una grande attitudine al lavoro, ha una professionalità incredibile. È un ragazzo destinato a crescere e fare una carriera di buon livello, poi in questo momento ha da mettere apposto anche lui alcuni dettagli“.
Ha avuto modo di contattare Insigne? “Ho cancellato la lista dei desideri dopo che ci hanno bloccato il mercato. L’unico desiderio è lavorare con la squadra, pensare a quello che può succedere tra 4-5 mesi mi sembra porre l’attenzione su qualcosa che non mi fa comodo. Lorenzo mi ha dato tantissimo, ma in questo momento da quello che mi sta dicendo il presidente certe possibilità non ci sono“.
Che derby si aspetta con Gasperini? “Le partite contro Gasperini sono sempre dure e difficili, la caratteristica che aveva l’Atalanta è che se l’affrontavi quando stava bene fisicamente era dura, poi magari affrontava qualche momento di down e ci potevi giocare tranquillamente. Le ultime 10 partite con Gasperini sono state sempre vittorie o sconfitte, raramente ricordo pareggi. Sarà una partita difficile, cerchiamo di renderla possibile. Il derby è la partita più costosa dal punto di vista emotivo e di energie, io stavo un giorno al letto dopo i derby perché ti prosciuga, spero mi possa dare le stesse sensazioni“.
Passati 11 giorni di ritiro è sempre convinto che serviranno 2-3 aggiustamenti? “Quello va fatta una valutazione corretta, si possono variare delle considerazioni valutando i giocatori quotidianamente rispetto all’esterno. Può essere che le mie idee saranno completamente diverse tra quattro mesi rispetto a quanto pensavo 20 giorni fa. In questo momento i giocatori sono difficilmente valutabili, c’è il ragazzo che magari arriva più pronto ed è più leggero, in questi momenti ci vuole grandissima attenzione a dare dei giudizi”.
Come ha vissuto questo ritiro a Formello e come lo ha vissuto la squadra? “La tendenza generale è quella di fare i ritiri nei centri sportivi, specialmente per chi ha centri sportivi di alti livelli. Sono cambiate le abitudini dei giocatori, il giocatore vuole avere la macchina per la crioterapia alle 7.30, sono necessità completamente diverse rispetto a 10 anni fa e nei ritiri in montagna è impossibile trovare queste comodità e abitudini. È una tendenza non della Lazio, ma che si sta generalizzando. Noi ci stiamo trovando bene, è chiaro che l’ideale sarebbe avere un bagno di folla e un contatto diretto con i tifosi 3-4 volte in questo periodo“.
Cosa l’ha colpita tatticamente del 4-2-3-1 di Baroni? “La Lazio non mi ha colpito tatticamente, ma dal punto di vista dell’energia che sprigionava in campo. Non posso derogare sul modulo, in certi momenti della partita alzava l’energia e questo ho sempre detto della Lazio di Baroni. A me riesce un calcio diverso, non ho guardato l’aspetto tattico. A Baroni veniva contestato di giocare il 4-2-3-1 e serviva un centrocampista in più, ora arrivo io e mi si chiede di togliere un centrocampista. Belahyane mi piace, ha una bella gestione della palla”.
Si sente di ribadire di voler chiudere la carriera qui alla Lazio? “Questo l’ho sempre detto, poi nella vita ci sono momenti più importanti del calcio e purtroppo ho attraversato uno di quei momenti. A me piacerebbe allenare una squadra con l’età media più bassa, è una cosa che mi affascina e penso di saper fare. Il PSG ha dato una lezione a tutti, ha fatto fuori le stelle mondiali e preso dei giovani forti, veramente forti perché li ha pagati tanti soldi, ma ho visto una squadra con una brillantezza e un’energia che con quelle stelle internazionali non poteva avere. Ha vinto dove aveva fallito, la lezione l’ha data a tutti. Questa voglia di allenare una squadra dall’età media molto bassa ce l’ho”.
Che ruolo avrà in questa Lazio Cataldi? “Il capitano è il giocatore che ha più presenze nel club, Marusic ci tiene un pochino meno di Cataldi da questo punto di vista ma poi il percorso deciderà chi indosserà la maglia. Cataldi e Rovella verranno gestiti come tutti gli altri, chi merita di più gioca”.
Si sente di avere alibi in questa stagione? “Se ti dai degli alibi non tirerai mai fuori il 100% delle tue possibilità, ci si deve dimenticare di tutto questo. Poi il 100% delle proprie possibilità magari non può bastare, se il nostro livello di valore è 7 e rendiamo 7,1 abbiamo fatto un grande lavoro, se poi altre sette squadre faranno meglio avremo comunque fatto un grande lavoro. Ci vuole la consapevolezza di capire che ci sono tante squadre migliori di noi, ma il nostro unico appiglio per il miglioramento è il lavoro In questo momento la squadra deve essere un condensato di umiltà e valori”.
Qual è l’obiettivo del secondo ciclo di Sarri? “L’obiettivo del diverimento deve essere per i giocatori, se un giocatore si diverte riesce a contagiare i compagni di squadra, lo staff, la curva e lo stadio. Divertirsi in campo ha una prerogativa, per divertirsi la domenica bisogna lavorare tanto durante la settimana. Per dominare serve equilibrio tattico, per avere equilibrio serve enorme lavoro sul campo”.