Categorie
CALCIOMERCATO

Lazio, effetto Kamada: Sartori sonda Tudor, riflessioni in corso

L’addio di Kamada ha lasciato scorie. Nelle ultime ore, proprio a margine della mancata permanenza del giapponese, si sono intensificati i contatti fra Tudor e la Lazio. Malesseri che iniziano a prender forma, con il tecnico amareggiato. Tudor voleva ripartire proprio dal centrocampista per costruire la ‘sua’ Lazio. Nel caso in cui i malesseri dovessero portare ad una prematura separazione, attenzione al nome di Vincenzo Italiano. Secondo Alfredo Pedullà, potrebbe concretizzarsi anche un incastro con il Bologna. Il club felsineo infatti, orfano di Thiago Motta, è a caccia del nuovo tecnico. Sartori sta valutando anche la pista Tudor.

Categorie
DICHIARAZIONI

Lazio, il bilancio di Rovella: “Positivo nonostante l’infortunio, spero di restare altri 10 anni. Tudor? Mi adatto…”

Un pareggio poco brillante per chiudere la stagione, ma è un punto che permette alla Lazio di conquistare il settimo posto e l’accesso alla prossima Europa League. Decisiva la rete di Zaccagni, raggiunto poi da quella di Viti, per l’1-1 finale. Al termine del match con il Sassuolo, Nicolò Rovella: “Eravamo felici oggi di vedere Felipe in campo per l’ultima volta. Lo ringrazio per i complimenti, spero di esserne all’altezza. Il bilancio è positivo, ma si può fare sempre meglio. Ho avuto due mesi d’infortunio che mi hanno tenuto lontano dal campo, per l’anno prossimo spero di stare bene sempre. L’obiettivo sarà andare in Champions: ci rivediamo ad Auronzo per preparare al meglio la stagione. A livello personale spero di essere più presente in zona gol. Quest’anno abbiamo fatto bene in Europa, vogliamo tornare in Champions dall’anno prossimo. L’Europa League dev’essere un obiettivo, lo abbiamo visto con l’Atalanta. La partita di questa sera non è stata molto bella, siamo entrati un po’ molli in campo ma volevamo vincere”, queste le sue parole alla radio ufficiale del club.

Poi, il centrocampista biancoceleste ha rilasciato dichiarazioni anche in zona mista: “Spero di restare qui per i prossimi 10/15 anni. Ringrazio Felipe per i complimenti che mi ha fatto cercherò di dargli ragione”

I tifosi? “Sono fantastici. Mi emoziono quando cantano I giardini di Marzo. Sempre un’emozione giocare qui all’Olimpico. Oggi è stato speciale difficile da spiegare a parole. Un’atmosfera bellissimo, ringraziamo i tifosi nella speranza di fare molto meglio la prossima stagione”.

Tudor? “Sarri era un maestro, mi ha aiutato tantissimo anche in fase difensiva. Con Tudor è un calcio diverso, cerco di adattarmi. Vediamo l’anno prossimo, ha idee diverse sicuramente”.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lotito: “Sarri? Presi giocatori che gli piacevano, è stato un problema di fame…”

Arriva puntuale la risposta di Claudio Lotito dopol’intervista rilasciata da Maurizio Sarri, prima occasione in cui l’ex tecnico biancoceleste è tornato a parlare della Lazio. Sulle colonne del Corriere della Sera il patron ha voluto rispondere all’allenatore, queste le sue parole: “Lui ha chiesto Berardi, che alla fine non ha lasciato il Sassuolo. Per come è andata, il ragazzo, sfortunatissimo per il grave infortunio subito qualche tempo fa, probabilmente non ci avrebbe potuto aiutare. Un’altra sua richiesta fu Zielinski, ma nemmeno lui ha lasciato Napoli, così abbiamo preso Rovella, che a Sarri piaceva. Lo stesso Isaksen, che ci aveva segnato contro, lo ha fortemente voluto Sarri. Di Kamada era contento, ma poi non lo faceva giocare. Forse aveva bisogno di tempo per integrarsi, non so”.

Poi, sull’appiattimento di cui ha parlato Sarri: “Non so se è una questione di carattere. Ma all’interno di uno spogliatoio è anche una questione di alchimie. A volte la squadra rende, a volte no. Recentemente abbiamo celebrato la Lazio del 1974 che sicuramente viveva in condizioni meno favorevoli e confortevoli rispetto a oggi. Qua i giocatori ricevono lo stipendio con largo anticipo, si allenano in uno dei migliori centri sportivi al mondo. Eppure la squadra quest’anno ha conquistato meno punti rispetto a quelli che avrebbe dovuto avere. Ma è un problema globale. I calciatori devono essere affamati. Il vero campione è quello che riesce sempre a esprimersi al meglio. Noi comunque abbiamo piani ambiziosi, vogliamo rinforzare la squadra e siamo determinati su Academy e stadio Flaminio”.

Categorie
ESCLUSIVE

‘NMM’ – Giordano: “Sarri non è riuscito a incidere nella testa dei giocatori. Kamada-Guendo, le due facce dei tecnici” (AUDIO)

Bruno Giordano a ‘NMM’

Bruno Giordano a Radiosei: “Sarri ha raccontato la difficoltà che ha avuto nell’incidere sulla testa dei giocatori in questa stagione. Non è nuovo a questo, lo stesso è successo alla Juventus qualche anno fa. Inoltre, non mi è piaciuta la ‘pretesa’ dei 3 anni per un nuovo progetto tecnico. Gli altri allenatori non parlano così. Mi è piaciuta la parentesi dedicata alla coppia Thiago Motta-Giuntoli. Kamada? Credo sia stato bravo Tudor a parlarci di più, che sia riuscito a farso sentire parte del gruppo. Discorso inverso per Guendouzi, Nazionale francese. Se fossi in Tudor chiuderei un occhio, a meno che non ci siano cose gravi fuori dal campo. Un giocatore così è importantissimo per il futuro della Lazio”.

https://podcasters.spotify.com/pod/show/radiosei98100/embed/episodes/Bruno-Giordano-24052024-e2k2iso
Categorie
DICHIARAZIONI

Parla Sarri: “Sopravvalutazione secondo posto, delusione mercato e piattezza vecchia guardia. Non mi piacciono i seguaci di Gasp, il popolo laziale…”

Maurizio Sarri torna a parlare a 70 giorni dalla sue dimissioni dalla Lazio ai microfoni di Sport Italia e di Alfredo Pedullà:


Siamo a 70 giorni circa dalla tua decisione di lasciare la Lazio. Cosa ti è rimasto?
“Ti rimangono anche tante sensazioni anche contraddittorie tra di loro, è stata un’esperienza bella a livello globale, abbiamo fatto il miglior risultato dell’era Lotito. Un pizzico di delusione per l’ultimo mese, ma non può scalfire completamente la storia dei tre anni. Secondo me ho preso la decisione giusta, la squadra aveva bisogno di una scossa forte in quel momento, a un certo punto mi sono reso conto che potevo darla solo io, prendendo una decisione forte. Nell’ultimo mese c’era la sensazione che, soprattutto nei giocatori che erano lì da tanto, facevo molta fatica a toglierli da uno stato di piattezza mentale; era giusto prendere una decisione forte per toglierli da una situazione mentale che li faceva giocare in modo triste”.

Ci stavi pensando anche nei mesi precedenti, fermo restando che nell’ultima intervista avevi detto una cosa non passata inosservata: “Un allenatore normale, dopo quanto fatto e quanto ricevuto, si dimette”.
“Ti dissi che se avessi dovuto fare una scelta logica, egoistica, quella sarebbe stata la migliore perché era difficile ripetersi su quei livelli. Il risultato (è stato sopravvalutato) è stato frutto di un’annata eccezionale, in un’annata in cui hanno fallito squadre sulla carta più forti di noi a livello di organico; si è innescato un meccanismo di aspettative troppo elevate. Ci sono stati momenti in cui potevo dare le dimissioni”.

Cambieresti decisione, tornassi indietro?
“Non lo so, le decisioni vanno valutate in base allo stato d’animo di certi momenti. Alla Lazio stavo bene con la piazza e i tifosi, ero riconoscente con un gruppo di giocatori che aveva fatto una stagione d’altissimo livello; mi sembrava di tradire andando via quel momento lì. Se mi parli di livello di scelta lucida, forse era meglio. Non posso rinnegare la scelta che ho fatto con l’animo e con il cuore, meno con la testa”.

Hai lasciato un anno di contratto, cosa più unica che rara nel mondo del calcio.
“E’ anche giusto, se te arrivi a prendere una decisione di quel tipo, devi farne le spese anche te. Secondo me ci sono momenti in cui quella scelta va fatta”.

Alla fine qualcuno ha immaginato che non ci fosse più lo sprint in quella Lazio, soprattutto nei giocatori più rappresentativi del gruppo.
“Non si può pensare che ci sia dietro una situazione particolare, non ho alcun dubbio su questo. Si è venuta a creare solamente una situazione in cui facevo grande fatica a eliminare sensazioni negative che il gruppo si portava in campo. Immobile? Era un aspetto generalizzato. I giocatori che erano lì da più anni erano in una situazione mentale difficile. A volte ci sono situazioni in cui mentalmente la squadra non va e ci va una scossa forte. I nuovi erano probabilmente in una condizione mentale diversa. Ci sono situazioni in cui la squadra si appiattisce, avevo fiducia nei giocatori. Non stava arrivando la scossa e ho cercato di darla io”.

Kamada non ha dato con te quello che ha dato dopo. Spiegazione?
“Sai, ha fatto fatica cinque mesi Platini quando è arrivato in Italia. Ci sta che un ragazzo giapponese faccia fatica all’inizio, nonostante fosse già in Europa. Kamada in allenamento si vedeva che era un giocatore di buon livello, non avevo dubbi sulla sua qualità tecnica di buon livello, nei mesi in cui c’ero io ha fatto fatica”.

Per te è stato un periodo difficile con la scomparsa di tua mamma. Da dove riparte Maurizio Sarri?
“La morte del genitore non serve, è solo un’esperienza dolorosa. A livello calcistico ci sono momenti in cui è troppo facile dare la colpa a tutti per giustificare se stessi. Con lo staff stiamo cercando di fare un percorso per vedere e capire dove abbiamo sbagliato. Noi non possiamo risolvere i problemi delle altre componenti nella situazione globale, le responsabilità non sono mai solo da una parte, ma stiamo discutendo per capire cosa possiamo fare di meglio”.

Emerge un aspetto particolare dalla vostra autocritica?
“Probabilmente tanti errori vengono fuori dall’inconscio. Parlando con il mio staff io sono rimasto deluso dal mercato estivo e questa mia insoddisfazione l’ho trasmessa alla squadra. A livello di ‘conscio’ avevo cercato giocatori con lo stesso entusiasmo di prima”.

Non sei mai stato molto simpatico mediaticamente. Se avessi fatto tu quello che ha fatto Allegri, ti avrebbero dato l’ergastolo?
“A me non è mai stato perdonato niente. Purtroppo faccio parte di quei pochi che vengono dal basso, e quando arrivi in alto, tanti gli vogliono ricordare che arrivi dal basso. Secondo me è una qualità, non un difetto da rinfacciare. Ho spesso avuto queste sensazioni, non si può giudicare l’atteggiamento di un allenatore. Ieri sera ho letto un’altra cosa che mi ha lasciato perplesso. In un club in cui “Vincere è l’unica cosa che conta”, probabilmente non sono soddisfatti di aver vinto solo la Coppa Italia. Non è una critica alla società, ma una constatazione. Può essere che Allegri abbia fatto una grande stagione, che la squadra non potesse fare di più. Sicuramente non mi avrebbero trattato benissimo. Ma non facciamo vittimismo: ognuno deve avere la consapevolezza di come è trattata la propria figura a livello mediatico, e comportarsi di conseguenza. Io sono orgoglioso da dove vengo”.

La tua vittoria dello Scudetto alla Juve sembrava un portaombrelli. Che idea ti sei fatto? Quello scudetto veniva visto come ‘un Sarri rompiscatole perché la Juve non è allenabile’…
“Il fatto che la Juve non è allenabile tra virgolette, io non l’ho mai detto. Mi è stato attribuito questo virgolettato, va inserito in un contesto del club che vinceva da otto anni consecutivi. Il campionato veniva dato per scontato, il club faceva passare l’idea che dovessimo vincere la Champions; in realtà in Europa eravamo il dodicesimo fatturato, c’erano undici squadre che spendevano di più. Mi sembrava un po’ troppo ottimistico. Poi che si voglia vincere lo stesso è innegabile, che si sbandieri l’obbligo all’esterno è meno comprensibile”.

Il tuo 4-3-3 resta un riferimento per la prospettiva? In cosa è modificabile e perfezionabile questo modello?
“Penso tattica e sistema c’entrino poco. Lo stile di gioco che conta, in questo momento si fa passare il calcio moderno un calcio ‘uomo contro uomo’ che si giocava negli anni ’70 con il Libero, senza grandi coperture. Si sta spacciando come calcio moderno ed europeo. Se guardi le semifinali, non è assolutamente vero che si gioca così. C’è da fare un distinguo tra i precursori e i seguaci. Quello di Gasp è molto raffinato, con una serie di scalature molto dettagliate, i seguaci adattano un ‘uomo contro uomo’ a tutto campo. Gasperini è un tecnico straordinario, gioca in modo molto differente dal mio, ma ha una bellissima modalità d’interpretazione. I seguaci che hanno estremizzato non mi piacciono. Si è innescato un modo di giocare eccessivo”.

De Zerbi ha rinunciato un contratto di due anni per aspettare. C’è ancora qualcuno che aspetta rinunciando a un contratto oneroso.
“Se gli devo consigliare una cosa, gli direi di rimanere in Premier. Io ho fatto quell’errore, se tornassi indietro non lo rifarei. Sarei rimasto al Chelsea, consapevole che probabilmente l’anno successivo non l’avrei finito. Se mi telefona, gli dico di restare là.”.

Ti hanno scritto tanti tifosi della Lazio: vuoi dare un messaggio di saluto?
“Sono stati una sorpresa in positivo, un popolo bello. Molto spesso in Italia abbiamo un’idea sbagliata del popolo laziale, sono etichettati. Sono un popolo bellissimo, allo stadio vedi i genitori con i figli, indirizzati subito da piccolissimi. Popolo bellissimo, sorprendente”.

La festa dei 50 anni dal famoso scudetto ti ha colpito?
“Sì, mi ha fatto dolore non esserci. La storia di Maestrelli è un imprinting da quando ero ragazzino. Questo condottiero con grande personalità. La festa l’avrei fatta molto volentieri”.

Vuoi mandare un messaggio a Lotito?
“Con Claudio sono stato bene, è un personaggio diverso da quello che appare pubblicamente. Mai un’interferenza tecnica, che è un grandissimo pregio. Ci sono stato bene. Sul piano degli investimenti avrei fatto cose decisamente diverse. Come dicevo sempre a tutti, la società è la sua, le scelte è anche giusto le faccia lui. Non ero d’accordo sulle azioni di quest’anno, ma sono stato bene”.

Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Prandi: “Se la Lazio avesse cambiato tecnico a gennaio oggi avrebbe 70 punti” (AUDIO)

ANDREA PRANDI (LA7) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Sarri come uomo non si discute, grande personaggio, solidi principi, persona correttissima. Il mio pensiero, però, è che se la Lazio avesse cambiato tecnico a gennaio oggi avrebbe 70 punti. Di errori ne ha fatti, altrimenti la Lazio non avrebbe perso con lui 12 gare. E’ mancata la stessa fame e motivazione nell’applicare i suoi principi di gioco. Inoltre con lui non ho visto il miglior Luis Alberto che la sua migliore versione l’ha mostrata in estate. Sarri è un uomo spigoloso, un uomo complicato, ripete all’infinito sempre le stesse cose che porta alla stanchezza mentale la squadra. Il calcio non è soltanto quello che vede Sarri”.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Casale, parla l’agente: “Con Sarri nessun problema. E con Tudor…”

“Casale si era stufato di Sarri ed era spento? No, per questioni personali ha passato un periodo difficile. Non c’entra nulla Sarri. Con Tudor sta meglio perché ha superato il momento difficile”. Queste le parole, riportate dal Corriere dello Sport, di Mario Giuffredi, agente di Nicolò Casale, difensore biancoceleste.

Con Tudor la rinascita, dopo il periodo non favorevole con Sarri che lo aveva relegato in panchina. Nelle ultime nove partite ha saltato solo un match, quello con l’Empoli dello scorso 12 maggio.

Categorie
DICHIARAZIONI

Lazio, Immobile su Sarri: “Si era rotto qualcosa, non sono stato io a mandarlo via”

Tra le voci che arrivano dall’EA7 World Legends Padel Tour, in corso di svolgimento a Roma, c’è anche quella dell’attaccante della Lazio Ciro Immobile. Ecco le dichiarazioni raccolte da TMW: “La Lazio ha cambiato andamento? In realtà quando si cambia allenatore ci sono queste scintille emotive che ti portano a raggiungere determinati risultati. Siamo stati bravi a capire subito quello che cercava Tudor perché siamo passati da un estremo ad un altro. Purtroppo quando cambi l’allenatore e anche di nome così importante come Sarri, come ho sempre detto per una squadra è una grande sconfitta. Eravamo i primi ad essere dispiaciuti, ma evidentemente si era rotto qualcosa e quindi bisognava cambiare. Poi quello che è successo nei giorni seguenti e quello che si è detto e ridetto erano tutte cose normali che succedono quando va via un allenatore come Sarri. Con Tudor abbiamo avuto quella scossa che ci ha permesso di risollevarci un po’ in campionato, peccato per la Coppa Italia perché avevamo fatto una partita di ritorno importante, abbiamo pagato quella dell’andata”.

Cosa non ha funzionato nella tua stagione? “In realtà quando parti male inizi a perdere perdi un po’ di precisione sotto porta che mi ha sempre contraddistinto. Quando la perdi un pochino ti ritrovi in un tunnel nel quale forse io non ero abituato e mi ha penalizzato. Ma bisogna essere più equilibrati nel valutare certe cose, una stagione non può sicuramente distruggere quello che di buono ho fatto con questa maglia”.

C’è qualcosa che ti ha ferito in questa stagione?“Quello che mi ha ferito più di tutti è il fatto che mi era stata accreditata la cosa che ero stato io a mandare via Sarri. Più che altro perché ha toccato il Ciro uomo e non il calciatore. Su certi temi non sono mai voluto entrare, soprattutto con Sarri, un allenatore così blasonato come lui. Ma non l’avrei mai fatto con nessuno”.

Cosa significa per te la Nazionale? “La Nazionale è sempre stata un obiettivo, è importante. È ovvio che bisogna essere anche razionali e veritieri nelle valutazioni e dopo una stagione così sicuramente non mi aspetto chissà che cosa. Poi se dovesse arrivare un regalo non lo rifiuto sicuramente. Spalletti? Non ci ho parlato, in Nazionale deve andare chi sta bene e chi è più in forma. In queste competizioni se Spalletti ritiene di avere bisogno di giocatori che hanno più esperienza e mi tiene conto, non posso sicuramente rifiutare”.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Sarri sul suo futuro: “Cerco un progetto arrapante”

Alla presentazione della 22esima edizione del Memorial “Niccolò Galli” è presente anche Maurizio Sarri. L’ex tecnico della Lazio ha così parlato ai microfoni di TMW:

Tornerà presto in panchina?
“Dipende dalle opportunità che si verranno a creare, vediamo se verrà fuori qualcosa che mi arrapa, che mi stuzzica, che sia figlio di un programma di medio o lungo periodo che valga la pena vivere”.

Lei sarebbe disponibile per un’avventura in viola?
“Io sono disponibile per tutti i progetti che mi intrigano, non ho preclusioni verso nessuno. Non sono alla ricerca di una squadra che faccia per forza la Champions, questi sono discorsi che mi interessano relativamente, sono discorsi mediatici ma a me interessano poco”.

Alessio Buzzanca

Categorie
APPROFONDIMENTI

Pioli, Sarri ed ora Inzaghi, tre campioni d’Italia: Lotito mediti

Pioli, Sarri e ora Inzaghi. Tre campioni d’Italia. Lotito mediti sul punto d’arrivo. Per adesso, o negli ultimi vent’anni, da Formello sono partiti. Lo scudetto si vince altrove, non alla Lazio, prigioniera del solito dilemma. Un passo avanti e uno indietro, sinceramente, come canta Annalisa. Mau incarna l’occasione persa, era un tecnico oltre i confini e i limiti del club. Simone, guarda il destino, alzerà la Coppa della seconda stella davanti alla Lazio. Succederà domenica dentro un groviglio di emozioni, il passato e il presente, la carriera e gli amori, il gemellaggio tra i 75 mila di San Siro e i suoi vecchi amici, su tutti Immobile, il precursore di Lautaro Martinez. Una festa vera, a distanza di tre anni da un trasferimento epocale, consumato nella notte pazzesca tra il 26 e il 27 maggio 2021.

Inzaghi se ne andava, lasciando Roma e il club del suo cuore dopo una vita. Era arrivato nel 1999. Scelta professionale, maturata in fondo a un quinquennio di successi e provocata dall’attesa estenuante di un rinnovo mai proposto (a certe cifre) sino all’ultimo giorno. Lotito gridò al tradimento, eppure commise con i suoi collaboratori un errore imperdonabile: presentarsi quella sera al ristorante senza i moduli federali, altrimenti Inzaghi avrebbe forse firmato il rinnovo a 2,7 e bonus. L’appuntamento venne rinviato alla mattina successiva e l’inserimento di Marotta, che nei giorni precedenti aveva tessuto la tela con l’agente Tinti, lo dirottò verso l’Inter (a cui Allegri nelle stesse ore disse no) dopo una notte con gli occhi aperti a guardare il soffitto e confrontarsi con la famiglia. Alle 9 di mattina, invece di andare a Formello a firmare dal segretario in attesa, Simone richiamò Lotito per comunicare la sua decisione, oggi impossibile non definire lungimirante. Corriere dello Sport