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Tudor: “Europa League grande risultato, ora costruiamo la miglior Lazio possibile”

Igor Tudor al termina di Lazio-Sassuolo, ai microfoni di LazioStyle:

“Un grande risultato, s’è fatto un grade percorso. L’Europa League una bellissima competizione, da godere, vanno fatti i complimenti ai ragazzi.

Oggi bastava un punto, c’erano tante emozioni. I ragazzi hanno probabilmente sentita un po’ tutto questo, non siamo riusciti a vincere ma questo non toglie niente”.

“Rendimento positivo? Abbiamo fatto le cose giuste, siamo contenti. Ci siamo conosciuti man mano con i giocatori, bisogna essere contenti, ho trovato tanta disponibilità. Bagno di lazialità? È stato emozionante, magari l’hanno sentita anche i ragazzi. Oggi era l’ultima, bastava un solo punto, cambia anche un po’ la mentalità dei giocatori, va capito”.

Europa League?

“C’è da fare il meglio possibile. Ora, prima di tutto, fare le scelte giuste di mercato. Ci sarà da fare un grande lavoro li e prepararsi alla prossima stagione”.

Primavera?

“Vedremo, vedremo se portare qualcuno in ritiro”.

Ambiente?

“La città di Roma parla di calcio, le piace il calcio e soprattutto discuterne. Viene data tanta importanza al calcio, questa è una caratteristica della città. Tante radio, TV, ho capito come si vive il calcio qui a Roma”.

“Una competizione bella, non è la Champions che è più bella. Va fatta nel modo migliore. Vedremo, c’è da riposare e prepararsi al meglio con la rosa giusta per fare la migliore Lazio possibile”.

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L’addio di Felipe: “Per sempre laziale. Ho ottenuto più di quanto pensavo di ricevere”

Felipe Anderson saluta la Lazio. Al termine del match, il brasiliano si è commosso parlando al suo pubblico: “Volevo ringraziarvi perché dal primo giorno in cui sono arrivato mi avete accolto non solo come calciatore ma come ragazzo che adesso è uomo. Grazie perché al di là del calcio, mi avete dato di più di quello che avrei pensato di vivere nel calcio. Sarò per sempre laziale, Forza Lazio Sempre”.

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La notte di Eriksson: “Laziali, grazie di tutto. Mai avuta una squadra così forte”

Sven Goran Eriksson al centro del campo, visibilmente commosso, ha dedicato un pensiero ai suoi tifosi prima di Lazio-Sassuolo: “Grazie mille per tutto. E’ bellissimo vedere tanta gente, siete forti. Ricordo anni molto belli per me, mi sono trovato benissimo, mai avuto una squadra così forte. E’ il ricordo della vita, grazie per l’invito e in bocca al lupo per oggi, grazie grazie grazie”

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Lazio-Sassuolo, Felipe pre match: “Amo questi colori. Ho pianto…”

Lazio-Sassuolo, Felipe Anderson nel pre match ai microfoni di DAZN: “Questa settimana tutti quanti sapevano che sarebbe stata la mia ultima partita, tutti sanno quanto mi piace e quanto amo la Lazio. Tutti mi hanno chiesto se avessi già pianto. Se l’ho fatto? Sì, ma provo a contenermi ogni secondo”.

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Parla Luca Pellegrini: “Stagione di alti e bassi, con gli emiliani non sarà facile”

Alla vigilia di Lazio- Sassuolo, Luca Pellegrini è intervenuto nel match program pubblicato dalla società sul proprio sito ufficiale.

“Sappiamo che è stata una stagione difficile, molto complicata anche sotto l’aspetto emotivo. Ora però mancano gli ultimi ’90 da chiudere nel migliore dei modi”.

Quanto sarebbe importante centrare la qualificazione alla prossima Europa League, soprattutto per come era la classifica due mesi fa?

“Servirà prima di tutto una prestazione di livello contro il Sassuolo, non sarà una partita semplice: gli emiliani sono matematicamente retrocessi ma questo vuol dire anche che verranno all’Olimpico senza pensieri. Dobbiamo vincere per qualificarci alla prossima Europa League, una competizione da giocare fino in fondo, ricordando il percorso positivo fatto quest’anno in Champions League”.

Cosa chiedi alla prossima annata?

“È stato un campionato fatto di alti e bassi, il prossimo anno dovremo avere più equilibrio nella concentrazione e nei risultati. A livello personale invece ho tanta voglia di diventare ancora più importante per questa squadra, farò tutto quello che chiede il mister per far sì che questo accada”.

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Tudor: “Modello Atalanta da seguire. Alcuni perfetti, altri faticano. Qui per essere importante nella programmazione, Kamada vuole restare” (AUDIO)

Igor Tudor in conferenza stampa alla vigilia dell’ultimo match di Serie A, Lazio-Sassuolo: “Vogliamo finire nel miglior modo possibile, facendo una bella gara e mi aspetto una grande Lazio contro una squadra già retrocessa. Questo potrebbe far sembrare la partita in un certo modo ma non mi fido. Dobbiamo dare il massimo”.

L’Atalanta può essere un modello per la Lazio?

“Il calcio di Gasperini lo conosciamo tutti, fa bene da tanti anni. Lui come la società ed è un modella da seguire. La crescita ha permesso loro di avere una grande squadra, con programmazione, idee e con l’allenatore al centro del progetto. Questo è il modello da seguire non solo in Italia, anche nel resto d’Europa”.

La rosa va rivoluzionata?

“C’è gente perfetta che può rimanere, altri invece che fanno più fatica. Devo comunque fare i complimenti alla squadra, mi hanno dato tutti disponibilità e siamo andati bene. Domani ci siederemo e programmeremo il futuro e la prossima stagione”.

Kamada è in bilico. Sta cercando di capire se resterà alla Lazio?

“La sua volontà di rimanere c’è. Dovrà vedersi con la società per andare avanti. Ripeto, la volontà del giocatore c’è, speriamo di arrivare al dunque molto presto.”

Cosa c’è da migliorare in vista della prossima stagione?

“Credo non ci sia mancato nulla, anzi abbiamo fatto tante buone cose facendo bene dalla prima all’ultima gara, poi non si possono vincere tutte, non ci riescono neanche Manchester City e Real Madrid. Sono contento del lavoro fatto e fiducioso per il futuro, c’è una buona base per fare bene. Il bilancio è positivo”.

Si ripartirà dai giovani o si cambierà per avere giocatori diversi?

“Ne discuteremo, tutti i club vogliono giocatori forti e giovani. Tutti vogliono giovani fenomeni che ti portano subito a fare risultato. Bisogna vedere ed essere bravi nel creare la squadra, come in ogni settore del lavoro la qualità serve e bisogna essere bravi a scegliere bene, a quel punto si farà una bella stagione, sennò non si fa bene. La bravura è ciò che fa la differenza. Vedremo se saremo in grado di fare il lavoro sul mercato in modo giusto e far contenti tutti quanti”.

Ha detto che il modello Atalanta è da seguire anche perché mette l’allenatore al centro del progetto. Si sente così alla Lazio?
“Mi sento importante sotto tutti i punti di vista. Quando ci siamo parlati all’inizio gli accordi erano questi, altrimenti non avrei accettato. La Lazio ha sempre dato importanza all’allenatore e lo ha protetto. Questo mi è piaciuto ed è una delle ragioni che mi ha fatto decidere di venire qui. Abbiamo fatto due mesi buoni con il direttore, ora dobbiamo fare un grande lavoro di programmazione per la prossima stagione, perché se sbagliamo poi soffriremo. Devo essere importante nelle scelte, dopo la partita ci metteremo a lavoro”.

Sarà l’ultima partita di Felipe Anderson. Fosse stato per lei lo avrebbe blindato?
“Lo conoscete meglio di me. Quello che ho visto io è un ragazzo che tutti vorrebbero avere, eccezionale e anche troppo buono dal punto di vista umano. Sorride sempre, non fa casini e ha valori umani che nello spogliatoio servono sempre. Poi c’è il giocatore, completo, che può giocare ovunque. Ho detto tutto con le mie parole e ho risposto in questo modo alla domanda”.

Ha un rimpianto per non essere arrivato a fine campionato in lotta per la Champions?

“Dal punto di vista mentale siamo cresciuti abbastanza. L’ultima gara contro l’Inter ne è la dimostrazione. Avevano già vinto ma hanno messo in campo la formazione migliore. Noi abbiamo messo la giura cattiveria in campo, ho visto tutte la partite della Lazio quest’anno e ho avuto buone risposto, visto che l’Inter è una squadra dell’altro mondo. Abbiamo fatto anche alcuni sbagli ma è normale. Dobbiamo imparare in fretta e in questi mesi ho scoperto qualcosa dei miei giocatori”.

Domani ci sarà il saluto a Eriksson, ha mai parlato con Boksic di lui?

“Sarà un momento emozionante, Alen mi parlava tanto delle sue dote come persona e allenatore. Sicuramente sarà un piacere vedersi, sentire le sue parole sarà emozionante. Magari ci darà le motivazioni per fare una bella gara”.

Come può mettervi in difficoltà il Sassuolo?

“Sotto tutti i punti di vista. Il Sassuolo per rosa non merita la retrocessione. Io non mi fido di niente e di nessuno, ne ho già parlato con i ragazzi. Ci sono migliaia di esempi di partite che sembravano già vinte e non lo sono state. Io l’ho preparata come una finale”.

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‘QDL’ – Liverani su Tchaouna: “Buon giocatore, ma non è Felipe Anderson” (AUDIO)

Intervenuto a Quelli della Libertà, Fabio Liverani, che in stagione ha allenato la Salernitana, ha parlato di Loum Tchaouna e di Boulaye Dia in ottica Lazio.

“Credo che ci prende Tchaouna prenda un buon giocatore, anche se per me non può giocare a tutta fascia. Nel modulo di Tudor può fare il trequartista. Dia è un giocatore invece è esclusivamente una punta. Castellanos tra i due trequartisti? Il calcio di Tudor è fatto di giocatori offensivi, ha fatto pochi gol però è la prima stagione ci può stare. Non so come lo vede Tudor, io credo che i due trequartisti siano giocatori più diversi, a oggi pensarlo mi diventa difficile ma dipenderà dal lavoro e dall’applicazione che possono mettere. Guendouzi? Io credo che lui sia uno dei due centrocampisti centrali, ma proprio in maniera naturale non adatto. Atalanta? Io non credo che regalerà nulla a nessuno, per mentalità non è una squadra che regala. Ma negli ultimi anni tutti si giocano tutto, con un calendario così programmare non facile. Su chi punterei il prossimo anno alla Lazio? I portieri sono forti entrambi, Romagnoli e Gila in difesa. Poi Kamada, Marusic, Guendouzi e Vecino sa centrocampo. Davanti Zaccagni e punterei sulla rivalsa di Ciro”.

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Felipe, è già nostalgia: “Lazio, mi mancherai, non riesco a dirti addio. Ecco che società lascio…”

Felipe Anderson al passo d’addio. Il brasiliano, domenica, toccherà quota 326 presenze con la maglia biancoceleste. Undicesimo per presenze nella storia della Lazio; quarto giocatore straniero a 15 gettoni da Milinkovic-Savic. 58 gol e 63 assist complessivi. Ai microfoni di Lazio Style, il brasiliano – visibilmente commosso – ha parlato della sua storia, ai suoi tifosi:

 “Se riuscirò a dormire prima della sfida col Sassuolo? Eh, siamo arrivati quasi all’intervista più difficile. Anche se sapevo che un giorno sarebbe successo, non so cosa proverò però sicuramente sarà una bella giornata e difficile. In questi ultimi mesi ho avuto tempo di ragionare, mi sono goduto tutto e ho avuto tutto qui. Questa scelta l’ho fatta col cuore insieme alla mia famiglia. È difficile dire addio, una parola che non voglio dire alla Lazio e alla sua gente perché li porterò sempre nel mio cuore. Mi mancherà, sì”.

“Seconda avventura? Quello che dico sempre, è più di una squadra per me la Lazio. Da quando sono arrivato a oggi ho vissuto un po’ di tutto: momenti bellissimi, incredibili e difficili. Poi, soprattutto, quando non giocavo e la Lazio mi ha ripreso dandomi tutta la fiducia come se non fossi mai andato via. Questa è una cosa che vale più del calcio, più di tutto”.

“Cosa mi ha dato la Capitale? Affetto, quello che ho avuto e ha avuto anche la mia famiglia ovunque andassimo. L’Italia è il paese più bello del mondo, l’affetto della gente ci ha colpito di più. Cosa hanno in comune con i brasiliani? Sono molto espressivi, è stato facile fare amicizia qui. La parola romana che ho detto di più? Aoh. Cosa mi mancherà? Penso la mia routine, sempre verso il calcio. Abito sempre vicino a Formello. Quella routine di venire qui e di trovare sempre i tifosi fuori”.

“La prestazione più vicina alla perfezione di quel Lazio-Sampdoria del 2015? Per la vittoria e per come mi sono sentito, sono state due Atalanta e Milan dello scorso anno. Abbiamo fatto una grande prestazione, ma come quella contro la Sampdoria è difficile”.

“Il mio FA7 preferito? Quello del 2014/15, individualmente si. Però negli ultimi anni ero molto contento di partecipare tanto durante le partite. Ma come individualità, quello”.

“Cartolina dei derby? Il mio primo, peccato che abbiamo pareggiato. È stato bellissimo. E quello in cui ho segnato e abbiamo vinto 1 a 0, ho segnato per un amico che oggi non c’è più. Mi aveva detto che se avessi fatto gol dovevo esultare in quel modo, è stato un derby speciale”.

“Che Lazio lascio? Ambiziosa, che ogni anno cresce sempre di più. Si vedeva la voglia in ogni allenamento e nelle nostre giornate insieme di voler vincere. Anche se quest’anno non è andato molto bene come lo scorso, c’è sempre la voglia di crescere e di competere a alto livello. È cambiata tantissimo”.

“Compagno che ha mostrato più talento in allenamento, ma che poi non è riuscito a esprimersi in partita? Tantissimi, ma soprattutto i giovani perché a volte in partita soffrono la mancanza di fiducia. A volte giocano poco, ma sono giovani che sicuramente erano devastanti. Pedro Neto era molto forte in allenamento. Il più simpatico? Bastos, ci faceva divertire tutti ballando e provando a scherzare. Chi ha meno gusto nel vestirsi? Tantissimi, metà della squadra. Chi ascolta musica discutibile? Patric, ma è bravo. Fa il dj. Il più forte? Leiva, la fiducia che ci dava quando andava in duello o quando veniva con la palla, per quello che ci diceva. Era diretto e dava molta chiarezza in campo. È stato il più forte”.

“Chi vorrei ringraziare all’interno del club? Klose, mi ha aiutato tanto da quando sono arrivato. Anche i brasiliani, Hernanes e Ederson. Quando sono arrivato mi hanno aiutato con la lingua, ero anche infortunato e loro subito nei primi mesi mi hanno dato una forza incredibile con consigli e fiducia”.

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Parla Sarri: “Sopravvalutazione secondo posto, delusione mercato e piattezza vecchia guardia. Non mi piacciono i seguaci di Gasp, il popolo laziale…”

Maurizio Sarri torna a parlare a 70 giorni dalla sue dimissioni dalla Lazio ai microfoni di Sport Italia e di Alfredo Pedullà:


Siamo a 70 giorni circa dalla tua decisione di lasciare la Lazio. Cosa ti è rimasto?
“Ti rimangono anche tante sensazioni anche contraddittorie tra di loro, è stata un’esperienza bella a livello globale, abbiamo fatto il miglior risultato dell’era Lotito. Un pizzico di delusione per l’ultimo mese, ma non può scalfire completamente la storia dei tre anni. Secondo me ho preso la decisione giusta, la squadra aveva bisogno di una scossa forte in quel momento, a un certo punto mi sono reso conto che potevo darla solo io, prendendo una decisione forte. Nell’ultimo mese c’era la sensazione che, soprattutto nei giocatori che erano lì da tanto, facevo molta fatica a toglierli da uno stato di piattezza mentale; era giusto prendere una decisione forte per toglierli da una situazione mentale che li faceva giocare in modo triste”.

Ci stavi pensando anche nei mesi precedenti, fermo restando che nell’ultima intervista avevi detto una cosa non passata inosservata: “Un allenatore normale, dopo quanto fatto e quanto ricevuto, si dimette”.
“Ti dissi che se avessi dovuto fare una scelta logica, egoistica, quella sarebbe stata la migliore perché era difficile ripetersi su quei livelli. Il risultato (è stato sopravvalutato) è stato frutto di un’annata eccezionale, in un’annata in cui hanno fallito squadre sulla carta più forti di noi a livello di organico; si è innescato un meccanismo di aspettative troppo elevate. Ci sono stati momenti in cui potevo dare le dimissioni”.

Cambieresti decisione, tornassi indietro?
“Non lo so, le decisioni vanno valutate in base allo stato d’animo di certi momenti. Alla Lazio stavo bene con la piazza e i tifosi, ero riconoscente con un gruppo di giocatori che aveva fatto una stagione d’altissimo livello; mi sembrava di tradire andando via quel momento lì. Se mi parli di livello di scelta lucida, forse era meglio. Non posso rinnegare la scelta che ho fatto con l’animo e con il cuore, meno con la testa”.

Hai lasciato un anno di contratto, cosa più unica che rara nel mondo del calcio.
“E’ anche giusto, se te arrivi a prendere una decisione di quel tipo, devi farne le spese anche te. Secondo me ci sono momenti in cui quella scelta va fatta”.

Alla fine qualcuno ha immaginato che non ci fosse più lo sprint in quella Lazio, soprattutto nei giocatori più rappresentativi del gruppo.
“Non si può pensare che ci sia dietro una situazione particolare, non ho alcun dubbio su questo. Si è venuta a creare solamente una situazione in cui facevo grande fatica a eliminare sensazioni negative che il gruppo si portava in campo. Immobile? Era un aspetto generalizzato. I giocatori che erano lì da più anni erano in una situazione mentale difficile. A volte ci sono situazioni in cui mentalmente la squadra non va e ci va una scossa forte. I nuovi erano probabilmente in una condizione mentale diversa. Ci sono situazioni in cui la squadra si appiattisce, avevo fiducia nei giocatori. Non stava arrivando la scossa e ho cercato di darla io”.

Kamada non ha dato con te quello che ha dato dopo. Spiegazione?
“Sai, ha fatto fatica cinque mesi Platini quando è arrivato in Italia. Ci sta che un ragazzo giapponese faccia fatica all’inizio, nonostante fosse già in Europa. Kamada in allenamento si vedeva che era un giocatore di buon livello, non avevo dubbi sulla sua qualità tecnica di buon livello, nei mesi in cui c’ero io ha fatto fatica”.

Per te è stato un periodo difficile con la scomparsa di tua mamma. Da dove riparte Maurizio Sarri?
“La morte del genitore non serve, è solo un’esperienza dolorosa. A livello calcistico ci sono momenti in cui è troppo facile dare la colpa a tutti per giustificare se stessi. Con lo staff stiamo cercando di fare un percorso per vedere e capire dove abbiamo sbagliato. Noi non possiamo risolvere i problemi delle altre componenti nella situazione globale, le responsabilità non sono mai solo da una parte, ma stiamo discutendo per capire cosa possiamo fare di meglio”.

Emerge un aspetto particolare dalla vostra autocritica?
“Probabilmente tanti errori vengono fuori dall’inconscio. Parlando con il mio staff io sono rimasto deluso dal mercato estivo e questa mia insoddisfazione l’ho trasmessa alla squadra. A livello di ‘conscio’ avevo cercato giocatori con lo stesso entusiasmo di prima”.

Non sei mai stato molto simpatico mediaticamente. Se avessi fatto tu quello che ha fatto Allegri, ti avrebbero dato l’ergastolo?
“A me non è mai stato perdonato niente. Purtroppo faccio parte di quei pochi che vengono dal basso, e quando arrivi in alto, tanti gli vogliono ricordare che arrivi dal basso. Secondo me è una qualità, non un difetto da rinfacciare. Ho spesso avuto queste sensazioni, non si può giudicare l’atteggiamento di un allenatore. Ieri sera ho letto un’altra cosa che mi ha lasciato perplesso. In un club in cui “Vincere è l’unica cosa che conta”, probabilmente non sono soddisfatti di aver vinto solo la Coppa Italia. Non è una critica alla società, ma una constatazione. Può essere che Allegri abbia fatto una grande stagione, che la squadra non potesse fare di più. Sicuramente non mi avrebbero trattato benissimo. Ma non facciamo vittimismo: ognuno deve avere la consapevolezza di come è trattata la propria figura a livello mediatico, e comportarsi di conseguenza. Io sono orgoglioso da dove vengo”.

La tua vittoria dello Scudetto alla Juve sembrava un portaombrelli. Che idea ti sei fatto? Quello scudetto veniva visto come ‘un Sarri rompiscatole perché la Juve non è allenabile’…
“Il fatto che la Juve non è allenabile tra virgolette, io non l’ho mai detto. Mi è stato attribuito questo virgolettato, va inserito in un contesto del club che vinceva da otto anni consecutivi. Il campionato veniva dato per scontato, il club faceva passare l’idea che dovessimo vincere la Champions; in realtà in Europa eravamo il dodicesimo fatturato, c’erano undici squadre che spendevano di più. Mi sembrava un po’ troppo ottimistico. Poi che si voglia vincere lo stesso è innegabile, che si sbandieri l’obbligo all’esterno è meno comprensibile”.

Il tuo 4-3-3 resta un riferimento per la prospettiva? In cosa è modificabile e perfezionabile questo modello?
“Penso tattica e sistema c’entrino poco. Lo stile di gioco che conta, in questo momento si fa passare il calcio moderno un calcio ‘uomo contro uomo’ che si giocava negli anni ’70 con il Libero, senza grandi coperture. Si sta spacciando come calcio moderno ed europeo. Se guardi le semifinali, non è assolutamente vero che si gioca così. C’è da fare un distinguo tra i precursori e i seguaci. Quello di Gasp è molto raffinato, con una serie di scalature molto dettagliate, i seguaci adattano un ‘uomo contro uomo’ a tutto campo. Gasperini è un tecnico straordinario, gioca in modo molto differente dal mio, ma ha una bellissima modalità d’interpretazione. I seguaci che hanno estremizzato non mi piacciono. Si è innescato un modo di giocare eccessivo”.

De Zerbi ha rinunciato un contratto di due anni per aspettare. C’è ancora qualcuno che aspetta rinunciando a un contratto oneroso.
“Se gli devo consigliare una cosa, gli direi di rimanere in Premier. Io ho fatto quell’errore, se tornassi indietro non lo rifarei. Sarei rimasto al Chelsea, consapevole che probabilmente l’anno successivo non l’avrei finito. Se mi telefona, gli dico di restare là.”.

Ti hanno scritto tanti tifosi della Lazio: vuoi dare un messaggio di saluto?
“Sono stati una sorpresa in positivo, un popolo bello. Molto spesso in Italia abbiamo un’idea sbagliata del popolo laziale, sono etichettati. Sono un popolo bellissimo, allo stadio vedi i genitori con i figli, indirizzati subito da piccolissimi. Popolo bellissimo, sorprendente”.

La festa dei 50 anni dal famoso scudetto ti ha colpito?
“Sì, mi ha fatto dolore non esserci. La storia di Maestrelli è un imprinting da quando ero ragazzino. Questo condottiero con grande personalità. La festa l’avrei fatta molto volentieri”.

Vuoi mandare un messaggio a Lotito?
“Con Claudio sono stato bene, è un personaggio diverso da quello che appare pubblicamente. Mai un’interferenza tecnica, che è un grandissimo pregio. Ci sono stato bene. Sul piano degli investimenti avrei fatto cose decisamente diverse. Come dicevo sempre a tutti, la società è la sua, le scelte è anche giusto le faccia lui. Non ero d’accordo sulle azioni di quest’anno, ma sono stato bene”.

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Lotito: “Siamo passati a un calcio ormai industriale. Divieti sulle scommesse senza senso”

Anche Claudio Lotito, senatore e presidente della Lazio, ha partecipato oggi all’audizione sulle “Prospettive di riforma del calcio italiano”. Di seguito le sue principali dichiarazioni, riprese da Fanpage.

Ha detto, a proposito della Legge Melandri sulla ripartizione dei diritti televisivi: “Il male nasce dagli interventi spot, invece di fare elementi complessivi. Siamo passati a un calcio che ormai è industriale. Partecipare a un campionato superiore significa avere una situazione economica e non solo sportiva che permetta di competere. Dovremmo avere il coraggio di fare una norma complessiva”.

Quindi si è soffermato pure sul tema scommesse: La demagogia ha tolto la sponsorizzazione in diretta sulle scommesse, perché induce alla ludopatia, cose strumentali, non hanno senso. Questo mondo produce un miliardo. L’anno scorso, ho fatto una battaglia per lo slittamento dei versamenti fiscali e oggi tutti riconoscono che quella norma ha portato risultati importantissimi per lo stato. Bisogna avere il coraggio all’interno del sistema”. Chiosa finale sul tema stadi: “Senza stadi è come se uno ha il cavallo e non ha la stalla”