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Lazio, infortuni fino alla fine: con il quarto di Lazzari raggiunta quota 23

L’incubo infortuni continua a perseguitare la Lazio anche in questo finale di stagione: come riporta il quotidiano Il Messaggero, Baroni per la trasferta di Milano contro l’Inter non potrà contate sul terzino Lazzari a causa di una lieve lesione al flessore della coscia sinistra. Il giocatore era da poco rientrato da un infortunio al polpaccio destro rimediato durante il mezzo contro il Genoa: adesso, il nuovo fastidio muscolare porta il conto personale a 4 (non considerando lo infortunio al ginocchio) e 23 in totale per la Lazio quest’anno. Lazzari, d’altronde, è al secondo posto della classifica dei biancocelesti bersagliati dalle lesioni, superato soltanto da Tavares, fermato sette volte e di rientro dall’ennesimo infortunio all’adduttore sinistro nato da una forzatura dei tempi di oltre una settimana.

Oltre a Lazzari e Tavares, anche Vecino è stato costretto ad una lungo stop quest’anno. Ha pesato particolarmente anche l’assenza di Castellanos fra metà febbraio per una lesione all’adduttore (rimediata il 15 febbraio scorso durante il match contro il Napoli) e metà aprile e subito dopo un altro al polpaccio, pure in questo caso nato dalla fretta rispetto alla tabella di marcia. Si sono fermati almeno una volta per problemi muscolari anche Hysaj per uno strappo; Pedro e Gila per una lesione; Romagnoli, Pellegrini, Rovella e Zaccagni per un affaticamento. Non è andata bene nemmeno con le caviglie viste gli stop di Dia, Noslin, Dele-Bashiru e soprattutto Patric, addirittura costretto ad operarsi chiudendo anzitempo la stagione: un lungo viavai in infermeria che, molto probabilmente, incide sulla corsa al quarto posto.

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Castellanos: “Non sono un bomber? In Italia fissati con i numeri. Sul futuro alla Lazio…”

Castellanos ha rilasciato una lunga intervista a Repubblica. Il centravanti si è espresso sul suo modo di stare in campo, lasciando aperto il suo futuro con la maglia della Lazio.

«L’Inter lotta per lo scudetto, sono fortissimi, ma noi vogliamo 6 punti in 2 gare per il quarto posto. Per la stagione che abbiamo disputato, meritiamo la Champions. Riscattarci dal 6-0 dell’andata è una motivazione in più. Ho saltato quella partita e quella di Coppa Italia, non vedo l’ora di giocare questa sfida così importante. Di sicuro i napoletani faranno il tifo per noi».

“La sua stagione: 38 gare, 14 gol, 5 assist, 4 rigori guadagnati. Cosa pensa quando dicono che lei non sia un bomber? Qui in Italia c’è questa fissazione dei numeri, come se contasse solo quanti gol segni. Io non la penso così, è fondamentale che la squadra funzioni e vinca. Lavoro per il collettivo»

“Ha sempre giocato da 9? No, da piccolo a Mendoza, la mia città, tra le montagne, a due ore di volo da Buenos Aires, il mio ruolo era il 10, alle spalle della punta. Ho iniziato a 5 anni, nell’accademia di Leopoldo Luque. Giocavo anche a futsal, ha contribuito ad affinare la mia tecnica”.

“L’anno prossimo c’è il Mondiale. Voglio giocare le mie carte facendo bene nella Lazio. So che il ct Scaloni ha fiducia in me, è uno stimolo in più». I suoi centravanti di riferimento? «Adoravo Luis Suarez e Ibra: grande tecnica, lavoro per la squadra e gol. Come piace a me».

“Ledi in campo sembra mettere molta rabbia. È il mio modo di vivere le partite. Curo ogni dettaglio, le sponde, le rifiniture, i duelli individuali”.

“Quanto è pesante l’eredità di Immobile, 207 gol nella Lazio? «Sento molto questa responsabilità. Ma sono al secondo anno, Baroni ha fiducia in me, i tifosi anche, sto bene qui e mi piacerebbe restare. Vedremo cosa accadrà in estate. La coppia con Dia? C’è intesa”.

“Undici vittorie in trasferta e invece in casa un successo nelle ultime 11. C’è una spiegazione? In casa gli avversari si chiudono ed è più difficile. Ma in realtà io penso sia una coincidenza, sono le cose strane del calcio»

A quel rigore sbagliato contro il Bodø/Glimt pensa ancora? «Oh sì, sì. Pesa. Ma se tornassi indietro lo tirerei di nuovo nonostante i crampi, era normale assumersi quella responsabilità. Solo, lo calcerei in modo diverso».

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Baroni punta su Guendouzi e Romagnoli: la mossa del tecnico

Trasferta storicamente delicata per la Lazio a Milano, ma la prossima sfida potrebbe addirittura essere determinante per il futuro dei biancocelesti.

La Lazio arriverà a San Siro senza Zaccagni e Pellegrini che sono squalificati. Contro l’Inter quindi la situazione appare complessa, ma i biancocelesti sanno l’importanza della prossima sfida.

La matematica ancora permette di sperare nel quarto posto e i capitolini dovranno fare il possibile per raccogliere punti in queste ultime due gare di campionato, che sono a tutti gli effetti due finali.

Punto fermo dell’11 tipo di Baroni, Guendouzi oltre che in campo è determinante anche a livello di leadership. E questo lo sa benissimo pure Barone, motivo per il quale in questo finale punterà molto sul francese.

Come riporta il Corriere dello Sport infatti, ieri, al termine dell’allenamento, i due – insieme a un altro leader come Romagnoli – sono rimasti per qualche minuto supplementare a colloquio sul campo, una sorta di preparazione extra della gara con i nerazzurri. Sarà solo ed esclusivamente questo il focus di Guendouzi.

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Lazio, Baroni vuole eguagliare Inzaghi: il dato che li accomuna

Una gara che può significare tanto, in un momento in cui ancora tutto è in ballo: la Lazio a San Siro cercherà l’impresa per continuare a sognare un posto in Champions League.

Domenica l’appuntamento in quel di Milano: Inter-Lazio è in programma alle 20.45; da una parte i nerazzurri, finalisti di Champions League, che vogliono tentare fino all’ultimo di prendersi lo scudetto; dall’altra i biancocelesti che sognano di raggiungere il quarto posto.

Baroni, si legge sul Corriere dello Sport, cerca comunque lo sgambetto all’Inter e di raggiungere il primato biancoceleste che appartiene proprio a Simone Inzaghi.

Finora, in questo campionato, il tecnico ha vinto 11 trasferte alla guida della Lazio: con il successo di Empoli è arrivato a -1 dal dato ottenuto dall’attuale allenatore nerazzurro nel 2017-2018, quando chiuse quota 12 concludendo la Serie A sul quinto gradino.

Per ironia della sorte, lo scontro diretto dell’ultima giornata perso all’Olimpico con l’Inter – gol di testa di Vecino – tolse alla Lazio la possibilità di disputare la Champions League l’anno successivo.

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Lazio, Romagnoli tra ‘promesse da mantenere’ e possibile rinnovo: incontro Fabiani-Raiola


La stagione sta per terminare e la testa è già al prossimo anno; a Formello infatti si continua a lavorare sul futuro di alcuni big.

Dopo le recenti ‘polemiche’ e le parole del ds Fabiani che evidenziavano la volontà del club di trattenere i big per ripartire da loro, qualcosa sembra essersi mosso.

A Formello, riporta Il Messaggero, si lavora per il futuro: il ds Fabiani non c’era ieri alla cena, ha incontrato Raiola per provare a ricucire lo strappo con Romagnoli sull’eventuale rinnovo.

Romano e laziale, Alessio spera di restare ancora a lungo nella Capitale; dal canto suo il direttore Fabiani, in rappresentanza del club, punterà a mettere in piedi una formazione di qualità, ripartendo dai calciatori di maggiore qualità ed esperienza.

Al momento quello che è certo è che sono stati fatti dei passi avanti per risolvere la situazione. Chiaro è che i tifosi laziali sperano nella permanenza del numero 13 che, anche quando era a Milano, non ha mai nascosto la sua fede laziale.

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Enigma Tavares, la Lazio si interroga sul futuro

Baroni ha provato a ricaricarlo e risollevarlo, anche a rischiarlo nel momento clou e questo ha peggiorato la sua condizione fisica. Dall’ultimo infortunio, contro il Bodø, non s’è più ripreso. Oggi Tavares si allena solo a parte, solitario. Ieri è entrato in campo quando gli altri compagni sono usciti, ha lavorato in modo differenziato come succede da giorni. S’era rivisto prima della Juve, ma non è stato convocato. Lo stesso, salvo soprese, accadrà prima dell’Inter. E a questo punto è difficile immaginare Tavares in campo per il finale all’Olimpico, neppure da subentrato. Non è mai stato un faro per le squadre in cui ha giocato, solo un fulmine. La migliore stagione l’ha vissuta a Marsiglia con Tudor, ebbe una continuità mai avuta. L’Arsenal aveva perso le speranze l’anno prima, poi ha iniziato a prestarlo. E alla Lazio l’ha venduto per 5 milioni dopo il disastroso trasferimento in prestito al Nottingham Forest, pur tenendosi il 40% dell’eventuale rivendita.

I pensieri della Lazio per il terzino

Tavares è uno che vive a modo suo il calcio, lo spogliatoio, la squadra. La Lazio se n’era accorta subito in estate. Ma dopo l’infortunio lampo, la lenta ripresa, aveva carburato. La quotazione era diventata stellare, sarebbe rimasta tale se avesse continuato a sfornare assist come cioccolatini. Non è più quel Tavares, è una delle grandi amarezze della stagione. Ora si tratta di capire che futuro lo attende. La Lazio da giorni ha avviato le trattative per chiudere il riscatto anticipato dall’Arsenal, può essere ufficializzato nei primi dieci giorni di giugno, quando ci sarà una finestra extra di mercato, aperta per favorire le squadre che parteciperanno al Mondiale per Club. E’ una mossa anche per valutare eventuali offerte, in questo modo la Lazio potrebbe vagliarle e nel caso decidesse di accettarle avrebbe il tempo necessario per trovare un sostituto. A sinistra in bilico c’è sempre Pellegrini, sarà riscattato dalla Juve per 4 milioni, ma da tempo è in lista d’uscita. Gli acquisti a sinistra potrebbero essere due, sempre che questo Tavares convinca qualcuno a puntarci. Deve convincere anche Lotito, i conti deve farli con il 40% da versare ai Gunners. Corriere dello Sport

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Lazio, per Baroni anche apprensione Isaksen: rischio emergenza sulle fasce per l’Inter

Non solo un Inter riabilitata in chiave scudetto, per la Lazio l’ultima opportunità di qualificarsi in Champions sembra essere viziata dall’emergenza sulle fasce. All’improvviso, Baroni rischia di ritrovarsi con gli uomini contati contro l’Inter: fuori Zaccagni e Pellegrini per squalifica, Tavares, dopo il solito lavoro differenziato, procede verso il forfait. In più, come riporta l’edizione odierna del quotidiano Il Messaggero, ieri non si sono allenati né Pedro, né Isaksen. Lo spagnolo è rimasto in palestra per semplice gestione; invece, il danese, già da martedì, non è al meglio delle condizioni per un problema muscolare, verrà valutato proprio stamattina.

Il problema è che tratto della zona da cui nascono la maggior parte delle azioni che portano al goal avversario, come dimostrano le reti subite dai biancocelesti nel 2025. Infatti, proprio dall’out destro è arrivato il cross di McKennie per Kolo Muani proprio nell’ultimo match contro la Juventus, uno scenario simile visto con il Parma; con il Bodo o con il Torino. Parimenti, in trasferta, è proprio dalla fascia destra che sono nate le reti di Orsolini, Castro, e Fabbian contro il Bologna; quella di Chukwueze contro il Milan e i due del Bodo in Norvegia. 

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Lazio, Tavares a rilento: poche speranze per Milano

Baroni ci spera fino all’ultimo. Il tecnico toscano aspetta Nuno Tavares, sa della sua importanza ma secondo quanto riportato da Il Tempo – questa mattina in edicola – il recupero dell’ex Arsenal va al rilento. Anche ieri il portoghese si è allenato da solo. Se oggi non dovesse rientrare in gruppo il suo recupero per la gara contro l’Inter non avverrà. Oggi e domani saranno i giorni decisivi per capire se Baroni, anche a partita in corso potrà contare su Tavares. Sarebbe fondamentale la sua presenza anche per pochi minuti. Il match può decidere il futuro della Lazio e anche quello di Marco Baroni. Senza Europa le strade tra il club biancoceleste e l’ex Verona potrebbero separarsi.

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Scudetto del 2000, Veron: “Ho pianto come un bambino. Nessuno era forte quanto la mia Lazio”

Sono passati 25 anni dal secondo scudetto della Lazio ma le emozioni sono ancora vivissime: la rimonta, l’attesa, la pioggia, tutto ha contribuito a rendere speciale quella giornata.

Tra i protagonisti di quelle stagioni c’era sicuramente Juan Sebastian Veron che a La Gazzetta dello Sport ha ricordato lo scudetto.

“Cosa mi vine in mente? La radiolina di Sensini, naturalmente. Non c’erano mica gli smartphone, a quel tempo. Si poteva vedere la partita su qualche schermo nella pancia dell’Olimpico, ma io non ce la facevo. Soffrivo troppo. E allora mi sono affidato a quell’oggetto che gracchiava un po’, la voce non era sempre nitida, pulita… Il mio amico Nestor mi ripeteva di stare tranquillo, ma non ci riuscivo, ero agitatissimo”.

Fischio finale – “Ho fatto un salto con le braccia alzate verso il cielo, che era poi il soffitto dello spogliatoio. E mi sono messo a piangere. Sì, a piangere come un bambino. Avevo raggiunto il mio sogno e quello era il mio modo di festeggiare, mentre la gente impazziva di gioia, dentro e fuori dall’Olimpico”. 

“Scudetto figlio della sofferenza? Considerando il finale, direi di sì. Ma lo definirei anche lo scudetto della qualità. Eravamo la squadra più forte del campionato, e questo voglio gridarlo forte anche a venticinque anni di distanza. Nessuno era forte quanto la mia Lazio”. 

“Eravamo una squadra fantastica, dotata di grandissime qualità tecniche e, soprattutto, umane. E poi a guidarla c’era un allenatore speciale, Sven Goran Eriksson, uno che a me ha insegnato tantissimo. Mi ha spiegato come dovevo fare il calciatore e, contemporaneamente, mi ha fatto crescere come uomo. Gli devo tantissimo”. 

Il segreto del successo – “Molto semplice. Eravamo una squadra con tantissimi talenti. Penso a Mancini, a Boksic, a Nedved, a Mihajlovic, a Nesta, e di sicuro me ne sto dimenticando qualcuno… Bene, sapete che cosa ha fatto Eriksson? Non si è messo a disegnare schemi sulla lavagna, sapeva che sarebbe stato inutile, ma ci ha fatto sedere sulle panche dello spogliatoio e ci ha detto che cosa pretendeva da noi sul piano umano. Desiderava che ognuno di noi togliesse qualcosa al proprio ego e lo mettesse a disposizione del gruppo. Tutti fummo convinti da quel discorso, e i risultati sono lì a testimoniarlo. Quella Lazio era, prima di tutto, un grande gruppo. Si lavorava duramente in allenamento, ci si impegnava per la causa e si lottava dimostrando un’unità d’intenti che non è sempre facile trovare in un club”.

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Lazio, sensazioni Tavares: il portoghese ci (ri)prova per l’Inter

Pochi giorni separano la partita tra l’Inter e la Lazio. Una gara dove entrambe le squadre si giocano tantissimo, gli uomini di Inzaghi lo scudetto quelli di Baroni l’Europa. L’importante della partita è alta per questo, come riportato da Il Tempo, Baroni spera di recuperare Nuno Tavares. Il portoghese è fermo ai box dopo il provino della scorsa settimana ed il lavoro differenziato di ieri, ma per domenica ci sono buone sensazioni che possa essere della gara magari non dal primo minuto ma entrare a partita in corsa. Baroni dovrà sostituire anche le assenze importanti di capitan Zaccagni e Luca Pellegrini entrambi squalificati. Pedro resta l’opzione numero uno per sostituire l’ex Verona.