La sconfitta della Lazio è argomento che trova posto nella prima pagina de Il Messaggero. Dopo le belle vittorie raccolte in settimana contro Napoli e Ajax, la squadra di Baroni viene ridimensionata in casa subendo la più ampia sconfitta della propria storia.. Uno 0-6 contro l’Inter che certo non ridimensiona quel che fatto fino a questo momento da Zaccagni e compagni, ma che lancia un segnale piuttosto netto per il campionato. Dopo una prima mezz’ora giocata anche bene dai padroni di casa, nei successivi 60 minuti Chalanoglu, Dimarco, Barella, Dumfries, Carlos Augusto e Thuram permettono all’Inter di dilagare. Lazio che resta al quinto posto a 31 punti, gli stessi della Fiorentina (che ha una gara in meno, proprio contro l’Inter).
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Luis Alberto torna a parlare. L’ex centrocampista della Lazio, intervistato dall’edizione odierna della Gazzetta dello Sport si è soffermato sul tecnico dell’Inter – e suo ex allenatore in biancoceleste – Simone Inzaghi: “È stato un vero padre per me, gli voglio molto bene, gli posso solo dire grazie per avermi dato fiducia. Quando uno di noi in squadra aveva un problema lui gli stava davvero vicino.
Senza di lui non avrei fatto sicuramente ciò che ho fatto. In questi anni passati all’Inter è cresciuto moltissimo e il suo segreto è sempre stato il gruppo. Spero possa vincere di nuovo lo scudetto, ma gli auguro il meglio a partire da martedì prossimo in poi. In campo all’Olimpico spero vinca la mia Lazio”.
Angelo Peruzzi è stato intervistato dal Corriere della Sera. Al centro del colloquio ovviamente il suo futuro nel calcio, soprattutto in merito ad un suo ritorno alla Lazio.
«Adesso? A casa ci sto poco. Curo i miei interessi immobiliari e soprattutto sto all’aria aperta: il mio terreno, i miei boschi, i funghi, la caccia al cinghiale. La famiglia, gli amici, le cose semplici che mi fanno star bene. Il calcio è diventato un cinema, non fa per me».
«La Lazio la chiama nel 2001? Cragnotti, lo scudetto ch avevano appena vinto, trenta chilometri da Blera: come potevo dire di no. Sono stato benissimo, anche se poi il club fallì e Lotito ci spalmò i contratti. Ma ero sereno. Stavo bene. Anche se i romanisti dicevano che ero diventato laziale e i laziali che ero romanista».
“Meglio team manager alla Lazio? Era bello fare da unione tra la squadra e la società e vogli sfatare una leggenda sul mio addio per contrasti con Lotito. Sono andato via in pace. Lui ha il suo carattere, ma pure io: permaloso, tanto. E capoccione, testardo. È finita. Giusto così».
“E oggi? Chi para meglio? Sono tanti. Sono bravi. Ma sto gioco dal basso mi fa ridere. Dice: serve per fare gol. Se non sbagli però. Se qualcosa va male, hai il nemico in casa. Ma siamo matti?»
“Il futuro di Peruzzi? Faccio tante cose, vedo poche partite, mi annoiano a volte, meglio i boschi, i funghi la caccia. Lo so, lo so: vivo a Blera, un paesino in provincia di Viterbo. Ma io qui sto bene, sono felice. E per me il posto più bello del mondo. Com’è che si dice? Contento io, contenti tutti”.
“Finalmente l’appuntamento è fissato. Venerdì, ore 10 in Campidoglio, Lotito presenterà «uno studio di pre-fattibilità di 200 pagine sul Flaminio»”. Così recita l’edizione odierna de “Il Messaggero” nell’articolo dal titolo “Lotito presenta il progetto «Ecco lo stadio della Lazio»”. Il patron biancoceleste ha fissato la data per la presentazione dello studio di pre-fattibilità nel giorno venerdì 13 dicembre alle ore 10.
Il gruppo forte, solido. Quest’anno la Lazio ha cambiato marcia, via i calciatori che negli anni passati hanno fatto le bizze, dentro giocatori giovani e che remano tutti dalla stessa parte. Come riportato dal Corriere dello Sport, edizione odierna, dentro lo spogliatoio ci sono dei nuovi leader. Matteo Guendouzi e Nuno Tavares sono tra questi. L’importanza dei due calciatori è di vitale importanza per Baroni che può contare sui due calciatori che fino a qui stanno fornendo prestazioni di altissimo livello. Il francese non ha saltato neanche una partita di campionato, mentre il portoghese è il re degli assist, colui che accende le partite. Guendo è in crescita costante dallo scorso anno ed è in grado di reggere il centrocampo praticamente da solo, Nuno va solo gestito un po’ di più per evitare ulteriori stop. Entrambi sono dei valori imprescindibili per la squadra di Baroni, ai vertici della classifica sia in Serie A che in Europa League.
Dallo scetticismo di inizio estate al capolavoro invernale. Marco Baroni è diventato il vero vanto della Lazio. In pochi mesi, attraverso il lavoro e l’abnegazione, il tecnico toscano ha stabilito un forte legame con la piazza ed i suoi protagonisti, ha trasmesso identità e mentalità, ha lavorato sulla sostanza del rendimento e sulla forma delle prestazioni. Ha coinvolto e valorizzato, ha costruito e divertito. Ha aperto un ciclo. A 61 anni, Baroni è all’apice della sua carriera e Lotito vuole premiarlo: rinnovo di almeno uno o due anni in più rispetto alla scadenza 2026 e contratto raddoppiato rispetto al milione più bonus attualmente percepito. Lo scrive questa mattina il Corriere dello Sport che fa riferimento al periodo tra Natale e la chiusura dell’anno per impostare una trattativa che si potrebbe poi chiudere nel 2025. Se si seguisse la stessa strategia attuata con Sarri, è possibile che venga proposto un triennale direttamente (2028)
Dove tutto ebbe inizio, Matteo Guendouzi vuole rendersi ancor più protagonista. Il centrocampista francese torna sul campo che gli ha regalato l’esordio in Serie A, con assiste gol annullati dal VAR per fuorigioco lo scorso anno nella vittoria finale dei biancocelesti di Sarri per 1-2 contro il Napoli allenato da Garcia.Come riporta il Corriere dello Sport, ci sarà lui a centrocampo insieme a Dele Bashiru. Dopo la panchina iniziale in coppa Italia, Guendouzi è pronto a tornare titolare. Un giocatore che si è sempre speso al 100% per la squadra, questo servirà a Baroni stasera in un big match che vede la Lazio indietro nei favori del pronostico.
L’impatto del mercato attraverso i numeri. Sono 17 i punti portati dal mercato, inteso come apporto dei nuovi arrivati la scorsa estate. Un bottino raggiunto grazie a 15 gol e 13 assist. Come riporta Il Messaggero, oltre agli otto assist di Tavares, ci sono le otto partecipazioni al gol di Boulaye Dia. L’attaccante ha messo a segno sei reti e fornito due assist. In gol anche Tchaouna, Noslin e Dele-Bashiru, oltre a Gigot che ha aperto il match contro il Bologna in Serie A.
E’ il momento di Noslin. L’attaccande olandese, acquistato la scorsa estate dal Verona per 18 milioni, è entrato nella storia. L’edizione odierna del Corriere dello Sport, ricorsa come l’ultimo a segnare una tripletta contro il Napoli (fra i calciatori biancocelesti) fu Giorgio Chinaglia nel 3-3 del 7 aprile 1974.
La Lazio se lo gode, Noslin e – sempre secondo il quotidiano – ha inserito una clausola di ben 70 milioni per il suo cartellino. L’olandese spera nel bis al Maradona, anche se ai nastri di partenza, sembra partire dietro a Castellanos.
Conte può concentrarsi sul suo obiettivo principale, Baroni può godersi una squadra ancora in corsa su tre fronti. Al Napoli adesso resta solo il campionato, lo sta giocando da protagonista e potrà farlo senza altre “distrazioni” fino a maggio. La Lazio, invece, è abituata a scendere in campo ogni tre giorni, assorbe bene anche i cambi decisi dall’allenatore e si è guadagnata con merito anche i quarti di Coppa Italia. In campionato sta andando oltre ogni aspettativa, in Europa League sta dominando. Difficile pretendere di più, impossibile anche evitare qualche passaggio a vuoto. Fa parte del percorso di crescita di una squadra che ha iniziato da pochi mesi un nuovo progetto tecnico. Quello che conta è l’identità che Baroni ha dato al gruppo: in campo giocano spensierati e si divertono, chi entra ci mette lo stesso spirito di chi gioca di più. L’esempio di Noslin è quello più evidente, considerarlo una seconda linea è quasi offensivo. Corriere dello Sport