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Lazio, test Romagnoli: segnali positivi con massima prudenza

In vista di Bologna, valutazioni in corso sull’impiego del difensore.

Romagnoli vede il rientro e punta il Bologna, anche se la decisione definitiva verrà presa solo nelle prossime 48 ore. Stando a quanto riporta il Corriere dello Sport, il difensore della Lazio ha svolto ieri un nuovo test sul campo: le risposte sono state positive, ma lo staff medico e tecnico valuteranno con attenzione i rischi da qui a sabato.

Il difensore, si legge, ha aumentato i carichi di lavoro e il test di ieri ha dato riscontri incoraggianti, alimentando la speranza di rivederlo tra i convocati già per la prossima gara. Resta comunque un nodo legato alla gestione del rischio: la Lazio non vuole correre pericoli inutili, soprattutto in un momento della stagione in cui ogni scelta può fare la differenza. Romagnoli, dal canto suo, spinge per tornare.

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Lazio, ora le prestazioni di Tavares convincono: valutazioni in corso sul futuro

Il portoghese sta convincendo: la sua cessione non è più scontata.

Il futuro di Tavares è un dilemma. Il portoghese, dato per partente certo fino a poche settimane fa, stando a quanto riporta il Corriere dello Sport, ha cambiato il proprio destino con una serie di prestazioni che hanno riaperto il dibattito. L’arrivo già programmato di Pedraza a parametro zero per la prossima stagione, poi, sembrava la conferma di una separazione inevitabile ma, dopo i rumors di gennaio (era finito nel mirino del Como, ma soprattutto su di lui c’erano piste estere tra Arabia Saudita e Turchia) il terzino ha cambiato volto.

Oggi è un esterno più completo, più consapevole, più utile al sistema di Sarri. Il lavoro quotidiano con il tecnico ha iniziato a dare frutti evidenti. Tavares continua a essere impredibile quando attacca, ma ha imparato a scegliere i tempi, a dosare le energie, a non scoprirsi inutilmente. La sua spinta resta un’arma, ma ora è inserita dentro un contesto più equilibrato, con maggiore attenzione alla fase difensiva.

Se fino a qualche settimana fa, conclude il quotidiano, la cessione appariva come una scelta logica, oggi la situazione è molto più sfumata. Tavares sta ritrovando valore tecnico e, di conseguenza, anche valore di mercato. Una crescita che potrebbe spingere il club a rivedere strategie e tempistiche. Cederlo a giugno significherebbe rinunciare a un giocatore in piena risalita, proprio nel momento in cui sta assimilando i principi di Sarri e diventando funzionale al sistema. Tenerlo, invece, aprirebbe scenari diversi: una possibile convivenza con Pedraza o una valorizzazione ulteriore in vista di una cessione futura a condizioni più vantaggiose. Il dilemma resta aperto. E non riguarda solo il mercato, ma anche la costruzione della Lazio del prossimo anno. Perché Tavares, da possibile esubero, è tornato a essere una risorsa. Se continuerà su questi livelli, non sarà più solo un’opportunità di mercato, ma un tassello su cui costruire.

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Lazio, Lotito-Sarri: il futuro non dipende dalla Coppa Italia. Tifosi e “anno uno”, il tecnico chiede il cambio di rotta

(…) Lotito non fa calcoli, la reazione della squadra dopo il flop di Torino e le due vittorie con Sassuolo e Milan lo spingono ad avere fiducia. Insieme all’impresa di Coppa ha chiesto una risalita in classifica dopo lo scivolamento che aveva portato la Lazio fin giù all’undicesimo posto. Forse qualcosa è cambiata davvero, lo ha ammesso anche Sarri: «C ’è più carattere». Il cammino in campionato e in Coppa condizionerà parte del futuro tra Lotito e Sarri, appeso comunque ad altri punti sostanziali (dal progetto al mercato fino alle condizioni ambientali). Mau ha chiesto un mutamento di rotta: riportare i tifosi all’Olimpico e dar vita «ad un anno uno». Ma di recente ha confessato il timore che si vada incontro ad un altro «anno zero». L’Olimpico rischia di tornare spettrale e di rimanere tale fino alla fine della stagione. La contestazione infuria ancora di più, Lotito è stato accusato dai tifosi di essere illiberale e censorio dopo il caso della scenografia bloccata in Tevere. La Coppa Italia non scalda più di tanto, per adesso. Lo stesso Sarri prima dell’andata con l’Atalanta ha sentenziato che «l’esito della Coppa non cambia il futuro». Per molti sarebbe un palliativo, un euforizzante a tempo, senza un vero progetto di rilancio e un dialogo costruttivo con i tifosi l’effetto svanirebbe in tempi brevi. Per Lotito l’esatto contrario, la vittoria di chi non si sente mai vinto. Corriere dello Sport

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Lazio, Lotito punta sul rilancio: raddoppiato il bonus Coppa Italia

Lascia o raddoppia? Raddoppia, la presidenza e la puntata dei premi alla squadra. La posta in gioco è altissima e il Lotito più assediato di sempre non molla, non è tipo da gettarsi sulla sua spada. Prova a rilanciarsi ancora una volta aggrappandosi alla Coppa Italia come a un salvagente. È l’unico rimasto quest’anno. Il salvagente possono lanciarglielo solo i giocatori e sui giocatori punta avendo quasi tutto l’Olimpico contro. Il presidente è tornato al centro delle manovre di Formello nelle scorse settimane. «Ora ci penso io», uno dei suoi slogan più famosi, proclamati nei momenti topici, lo stanno udendo in tanti. Di recente ha parlato allo spogliatoio chiedendo uno scatto d’orgoglio, provando a rassicurare tutti sul futuro, riconoscendo un premio maggiore per l’eventuale vittoria della Coppa. Il primo era stato fissato in 2 milioni lordi, da aggiungere ai premi individuali già previsti nei contratti singoli. Il premio è stato accresciuto almeno del doppio. Un incentivo in più per tentare l’impresa. Lotito ci crede e non da ora. A inizio febbraio, dopo il mercato, aveva parlato allo spogliatoio e in quell’occasione aveva incitato tutti ad avere fede nel cammino in Coppa. La Lazio era in panne. Lotito si presentò al Dall’Ara nella notte dei quarti, esultò al rigore di Taylor, il lasciapassare per la doppia semifinale. Il presidente nel viaggio di ritorno in charter ricordò ai giocatori quel discorso fatto poche settimane prima. 

La Coppa sarebbe vitale per la qualificazione europea, in ogni caso la finale può avere un valore a prescindere: può valere la partecipazione alla finale di Supercoppa. La Lazio vi accederebbe nel caso di partita con l’Inter (da vincitrice dello scudetto) con qualsiasi risultato. La Coppa Italia, dopo la semifinale d’andata con l’Atalanta, finita 2-2, con Como e Inter in corsa, resta una roulette. Lotito non fa calcoli, la reazione della squadra dopo il flop di Torino e le due vittorie con Sassuolo e Milan lo spingono ad avere fiducia. Insieme all’impresa di Coppa ha chiesto una risalita in classifica dopo lo scivolamento che aveva portato la Lazio fin giù all’undicesimo posto. Forse qualcosa è cambiata davvero, lo ha ammesso anche Sarri: «C ’è più carattere». Corriere dello Sport 

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Lazio, stagione tormento per Zac: ora brivido Coppa, Sarri si affida a Pedro e Noslin

Lo stop di Zaccagni non è soltanto numerico. La Lazio perde infatti un giocatore centrale negli equilibri offensivi, capace di dare strappi, qualità nell’uno contro uno e lavoro tattico senza palla. Anche quando non è al massimo della brillantezza, il numero dieci resta una pedina che condiziona la partita con movimenti, letture e personalità.

Per Sarri si tratta di una tegola doppia: tecnica, perché viene a mancare il titolare naturale sulla fascia sinistra, e simbolica, perché il capitano rappresenta uno dei riferimenti del gruppo nel momento più delicato dell’anno.

Il vero nodo riguarda i tempi. Un mese di stop significa entrare in una zona rossa del calendario, con il rischio concreto di saltare l’appuntamento di Coppa Italia che può indirizzare il giudizio sull’intera stagione. La sfida con l’Atalanta diventa quindi anche una corsa contro il tempo, ma senza forzature che potrebbero peggiorare il quadro.

Per questo Sarri è già costretto a studiare alternative. Pedro e Noslin restano le soluzioni più immediate per occupare quella zona di campo, con caratteristiche diverse ma entrambe utili per provare a tamponare l’assenza del capitano.

L’infortunio di Zaccagni si inserisce dentro una stagione complicata sul piano fisico, fatta di stop, ricadute e continui tentativi di ritrovare continuità. È proprio questo l’aspetto che preoccupa di più: la Lazio perde un giocatore importante in una fase in cui servirebbero invece certezze e condizione piena. Il nuovo problema muscolare impone adesso prudenza assoluta, sia per evitare recidive sia per non compromettere il finale. Senza Zaccagni, la Lazio dovrà trovare risorse diverse, magari distribuendo responsabilità offensive su più uomini. Toccherà a Sarri scegliere la soluzione migliore, ma toccherà anche al gruppo alzare il livello per non trasformare questa assenza in un alibi. Perché il calendario non aspetta, e il margine d’errore ormai è ridottissimo. La Repubblica.

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Lazio, l’enfasi del club alimenta la protesta: cortocircuito definitivo con i tifosi (VD)

La protesta del popolo laziale non resta più confinata all’Olimpico o alle cronache romane. Il tema ormai ha superato i confini italiani, fino a trovare eco persino negli Stati Uniti, dove viene osservata e ricostruita la lunga frattura che divide una parte della tifoseria biancoceleste dalla società guidata da Claudio Lotito. È il segnale più evidente di quanto il clima attorno alla Lazio sia diventato pesante, teso, logorato da una contestazione che non conosce tregua.

Il punto di partenza è la serata contro il Milan, una partita che aveva restituito all’ambiente una fotografia diversa, almeno sul piano dell’impatto emotivo. Uno stadio pieno, il trasporto del pubblico, una cornice importante attorno alla squadra. Ma proprio nel momento in cui il club ha provato a trasformare quella notte in un messaggio celebrativo, pubblicando sui propri canali un video dai toni enfatici, la situazione è esplosa di nuovo.

Il video del club riaccende lo scontro

L’intenzione della società era quella di esaltare la partecipazione dello stadio e l’atmosfera della serata. Il risultato, però, è stato opposto. Sotto il post si è riversata una valanga di commenti negativi, con la protesta che ha immediatamente ripreso forza. Il riferimento più ricorrente è stato ancora una volta alla parola “Libertà”, diventata il simbolo del dissenso e del malcontento di una parte della tifoseria nei confronti della proprietà.

Il cortocircuito comunicativo ha così riportato in superficie una frattura che non riguarda una singola partita o un episodio isolato, ma un disagio radicato. Da una parte la società prova a proteggere e rivendicare la propria immagine, dall’altra il tifo organizzato e una fetta consistente della base laziale continuano a contestare gestione, scelte e clima generale.

Una frattura ormai strutturale

Il cuore del problema è proprio questo: la contestazione non appare episodica, ma strutturale. Nel racconto emerge un ambiente segnato da tensioni continue, da striscioni, prese di posizione e momenti di scontro che nel tempo hanno costruito una distanza sempre più profonda tra la dirigenza e la piazza.

La Lazio, così, finisce per vivere una contraddizione evidente. La squadra trova sostegno sul campo, ma il club continua a scontrarsi con una parte del suo stesso popolo. E ogni tentativo di normalizzare il quadro, almeno per ora, sembra produrre l’effetto contrario.

Il caso Lazio ormai è osservato anche fuori dall’Italia

Che una simile vicenda venga raccontata anche fuori dai confini nazionali rende bene la portata del caso. Non si tratta più soltanto di una polemica interna al mondo biancoceleste, ma di una situazione che colpisce per intensità, durata e dimensione simbolica. La protesta contro Lotito, insomma, è diventata una delle chiavi per leggere il presente della Lazio, ben oltre il risultato del campo. Il Tempo.

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Lazio, Gila il muro biancoceleste dal futuro quasi scritto: ultimo tentativo per il rinnovo

Altra prova di grande livello contro il Milan, ma il futuro dello spagnolo difficilmente sarà ancora a Roma.

S’intravede il passato a centrocampo di questo catalano atipico, cresciuto nelle giovanili del Real Madrid, che vanta ancora il 50%, ma non ha mai esaudito il suo desiderio di un ritorno “gálactico”. I piedi erano già abbastanza educati, ma ora Gila si sta consacrando anche come playmaker difensivo: cambi di campo, tagli verso le mezzali, lanci lunghi per gli attaccanti (il 91% di passaggi riusciti lo testimoniano). Sarebbe davvero un peccato perdere un centrale di questo calibro. Gila al momento, sottolinea Il Messaggero, guadagna “solo” 1,6 milioni lordi all’anno, non ha mai battuto i pugni, ma non ci sono trattative per il rinnovo. Il suo contratto scadrà nel 2027, in estate sono svaniti gli approcci per il prolungamento. C’è chi già lo considera del Milan di Tare (che lo ha scoperto e trascinato a Fomello), anche se l’Inter è in vantaggio e sogna addirittura di accparrarselo a parametro zero. In realtà, la Lazio farà un altro tentativo per trattenerlo, poi proverà a cederlo a giugno all’estero (ci sono Leicester e Bournemouth) per non rimanere con nulla in mano.

Non è un caso, conclude il quotidiano, che Fabiani stia monitorando Eray Comert, 28enne del Valencia, svincolato a fine stagione (ma ci sono anche Osasuna, Cske, Fiorentina e club della Bundeslinga) e non abbia affatto mollato Danilho Doekhi e Diogo Leite, anche loro a scadenza con l’Union Berlino.

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Lazio, questione Basic: lo stop al rinnovo sullo sfondo di un rientro dall’infortunio che tarda. E gli esami…

La Lazio nella prossima giornata di campionato si dirigerà a Bologna per affrontare i rossoblù di Vincenzo Italiano, gara prevista domenica 22 marzo alle ore 15. Contro la compagine di Italiano mister Sarri è pronto a schierare Patric di nuovo nel ruolo di regista davanti alla difesa, visto che è complicato pensare ad un ritorno di Basic in mezzo al campo. Rovella ha terminato anzitempo la stagione, Cataldi tornerà dopo la sosta per smaltire la distrazione muscolare al polpaccio.

Il croato, in particolare, è assente dall’8 febbraio: continua a lamentare fastidi, nonostante gli esami abbiano escluso per due volte lo stiramento, parlando di una risoluzione clinica del problema accusato. Permane, sullo sfondo, inevitabile, la delusione per la mancata firma sul suo prolungamento (nonostante l’accordo di massima trovato con l’entourage del calciatore), con il club che ha deciso a rinviare tutti gli argomenti di natura contrattuale dopo la situazione del bilancio di marzo.  Il mese di aprile potrebbe essere risolutivo in un senso o nell’altro: Basic potrebbe tornare finalmente ad allenarsi in gruppo e, magari, esplorare la possibilità di risolvere gli intoppi nati con la società. Il tutto in attesa che la Croazia emetta la lista dei convocati per la prossima sosta per le Nazionali, dopo aver inserito il classe 1996 in quella preliminare., 

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Lazio, cambio di marcia Isaksen: l’arma in più di Sarri per il finale di stagione

Adesso Gustav Isaksen non è più soltanto una scommessa da aspettare, ma una risorsa vera, concreta, sempre più pesante nell’economia della Lazio. Il Corriere dello Sport gli dedica ampio spazio e lo consegna al centro del racconto biancoceleste: il danese “spacca”, accelera, strappa, crea superiorità e soprattutto incide. È lui, oggi, una delle armi più riconoscibili della squadra di Sarri.

Il quotidiano insiste su un concetto preciso: Isaksen è diventato l’uomo del contropiede, l’esterno capace di ribaltare l’azione con velocità, tecnica e aggressività offensiva. Una crescita che si è vista in modo netto nelle ultime uscite, soprattutto nelle sfide contro Sassuolo e Milan, dove i suoi assalti hanno lasciato il segno e certificato il salto di qualità.

La sua stagione è stata a lungo vissuta tra attese e segnali intermittenti, ma ora il quadro appare diverso. L’esterno danese sembra aver preso definitivamente confidenza con ritmi, letture e richieste del campionato italiano. Non è più soltanto un giocatore di gamba, ma un attaccante esterno che sa scegliere il momento giusto per colpire e per affondare.

I numeri riportati nel focus ne rafforzano il peso specifico: Isaksen viene descritto come uno dei giocatori più produttivi della Lazio in termini di tiri, tocchi offensivi e capacità di creare pericoli. Un profilo che unisce corsa e concretezza, qualità che nel sistema di Sarri diventano fondamentali quando c’è bisogno di allungare la squadra e rompere gli equilibri.

La sensazione è che il tecnico abbia finalmente trovato nel danese una pedina affidabile anche nelle partite che contano di più. La sua esplosione arriva in un momento cruciale della stagione, quando la Lazio ha bisogno di giocatori in grado di accendere le gare con una giocata individuale, un cambio passo, una progressione improvvisa.

Isaksen, in questo senso, offre una soluzione diversa rispetto agli altri interpreti offensivi: attacca lo spazio, punta l’uomo, costringe gli avversari a rincorrere. È una minaccia continua, e per questo il suo rendimento può incidere in modo pesante nella corsa finale.

La Lazio cerca continuità, gol e imprevedibilità. E oggi una parte di queste risposte porta il nome di Gustav Isaksen. La sua crescita non è più un dettaglio, ma una notizia piena. Perché quando un esterno riesce a trasformare la velocità in sostanza, allora smette di essere una promessa e diventa un fattore.

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Lazio, Sarri “scudo e spada” ed il legame con i tifosi: è diventato simbolo di resistenza e speranza

Il legame tra Maurizio Sarri e il popolo laziale è ogni giorno più forte, suggellato ancor di più dopo quel passaggio di saluto sotto la Curva Nord prima della sfida con il Milan. Il Comandante e il suo popolo, l’eroe con l’Aquila sul petto e la sua gente: Mau ha scelto di essere laziale.

La coreografia della Curva Nord parlava di scudo e spada, raffigurazione di un eroe popolare, un combattente autentico, un condottiero a baluardo della lazialità. Questo è Maurizio Sarri per la Lazio, per i laziali, questo rappresenta per tutti quelli che hanno a cuore i colori biancocelesti. Come scrive il Corriere dello Sport nella sua edizione odierna, l’immagine del tecnico toscano sotto la Nord a ringraziare la sua gente, è potentissima. Ha una forza evocativa immensa. Mau è diventato un padre, l’argine al disorientamento, lo scoglio su cui si infrange l’onda, la certezza che resiste.

Sciarpa brandita, mano sul cuore, applausi scroscianti: Maurizio Sarri ha scelto ancora una volta la Lazio e i laziali. In 126 anni di storia, i laziali di tutte le epoche, nei momenti di difficoltà, si sono ritrovati sempre in riti unificanti e identificati in eroi che comprendessero quella esigenza. Il tecnico toscano è questo, è colui che ha accettato il martirio sportivo, l’incognita, l’incertezza di un mercato bloccato, ambizioni sportive ridotte al minimo. Gli è stata riconosciuta la statura concessa ai combattenti laziali. Quelli che Felice Pulici, come scrive il CdS, nel suo testamento spirituale indicava come gli eroi della Grecia trascinati dal destino, cui si ribellavano.

Negli occhi di Sarri, si rispecchiavano 50mila laziali. E’ bastata una notte, una sola notte, per trasformare una Lazio straziata e straziante, in qualcosa di bello. La Nord ha ringraziato Sarri per essere andato sotto la Curva, ma ha altresì dichiarato che la contestazione va avanti. Non entreranno in campionato, addirittura ancora hanno sciolto le riserve su Coppa Italia e Derby.