“Resto, sicuro”. La risposta a Giorgia Rossi di DAZN nel pre-derby di Tare, sembra escludere un suo addio nell’immediato. D’altra parte però, il portale ‘Tuttomercatoweb.com’ oggi riporta dei contatti avvenuti fra il Ds biancoceleste e l’Eintracht di Francoforte, oltre ad alti club. Tare – all’ultimo anno di contratto con la Lazio – potrebbe quindi pensare di lasciare la Capitale. Va ricordato – ad ogni modo – che proprio con il club tedesco, in estate, ci furono alcune frizioni per l’affaire Kostic. E per il contratto in scadenza, Tare è da sempre legato allo stesso principio del presidente Lotito: ‘Una stretta di mano vale più di una firma sul contratto’. Ma nella vita, mai dire mai.
“Se non dovesse vincere lo Scudetto, per lui, sarebbe un passo indietro notevole. Qualcosa ancora manca, per stare a grandi livelli, ma ci sono ancora nove giornate per l’Inter per rimediare. Nella testa del tifoso comune, ne uscirebbe forse ridimensionato. Allenare una grande squadra è una grande occasione, nonostante i nerazzurri abbiano perso giocatori importanti. Aveva staccato Napoli e Milan, sembrava tutto scontato e invece la flessione li ha rimessi in corsa in campionato. Questo è un campionato particolare, non c’è continuità e tante big hanno fatto un percorso altalenante. Fino all’ultimo saremo lì, ci sarà una battaglia serrata. Il Napoli veniva dal quinto posto, sta facendo grandi cose. Chiaro che lo stesso discorso non lo si può fare per l’Inter visto che sono i campioni in carica”.
RISCHIO CROLLO PER LA LAZIO
“La partita col Sassuolo sarà decisiva. Se non vinci, anche un pareggio sarebbe un risultato molto negativo. La Lazio deve rialzarsi subito, non c’è tempo da perdere. Vediamo anche che tipo di finale di stagione faranno le seconde linee, sono curioso di capire per esempio quanti minuti avrà Basic. Atalanta, Roma: la battaglia sarà tosta fino alla fine, ma adesso la Lazio ha la necessità di mettersi alle spalle il derby. Purtroppo la sosta non aiuta, ingigantisce l’errore nella stracittadina e non ti permette di resettare subito. Campionato livellato, in ogni caso. Ci sarà grande incertezza fino alla fine anche per i piazzamenti europei”.
IMMOBILE
“Ho sentito che potrebbe essere capitano dell’Italia. Questo da responsabilità, ma anche serenità, un premio per ciò che ha fatto negli anni. L’impegno non è mai mancato, poi dipende anche dalla squadra e come lavorerà per lui. Non si risparmia mai”.
Giancarlo Oddi a ‘NMM’: “Mi auguro che l’Italia passi il turno, ovviamente. Da Campioni d’Europa non andare al Mondiale sarebbe un fallimento doppio. Non sarà facile, bisognerà fare gli straordinari. La coppia di centrali titolari non c’è, Mancini dovrà ripiegare su giocatori con meno esperienza e in generale meno forti. Nel 2016 sembrava ancora più facile ed abbiamo fallito miseramente. Tante volte i risultati sono figli del momento, con la Macedonia sembra una passeggiata, ma ricordiamoci sempre che è una gara secca. Stesso discorso per il Portogallo – fortissimo – ma giocare con la Turchia non è affatto semplice. Vedo un Mancini molto carico e determinato, è straconvinto dei suoi e vuole andare a vincere il Mondiale. Immobile? Qualche partita l’ha sbagliata, ma chi non sbaglia? Di lui mi fido ciecamente, anche se non lo conosco personalmente. Ci tiene molto e si vede, non si da arie e non è possibile discuterlo come calciatore. Davanti a lui, ce ne sono solo due-tre in Europa“.
Gabriele Gravina – presidente della Figc – in un’intervista al quotidiano ‘La Repubblica’ ha parlato dell’utilizzo dell’indice di liquidità come parametro per l’iscrizione al campionato: “Il tema delle licenze è delicato. Se la A non comincia ad adeguare il propri modus operandi a logiche aziendali vere, avrà un risveglio violento quando sarà la Uefa, con la commissione che ho l’onore di presiedere, a inserire indicatori rigidi per giocare le coppe dal 2024-2025. La mia preoccupazione coincide con quella di Fifa, Uefa e tante altre federazioni. Non capisco le reazioni scomposte senza fornire possibili soluzioni. Tra due o tre anni, per partecipare ai campionati non si potrà spendere oltre una certa cifra. E bisognerà aver pagato tutti i debiti“.
Cristian Ledesma è il nuovo allenatore della Polisportiva Favl Cimini. Nella conferenza stampa di presentazione per la squadra militante nel campionato d’eccellenza, Ledesma ha dichiarato: “Quella della Favl Cimini la reputo una grande opportunità. È arrivata questa proposta, l’ho ritenuta ideale per la mia crescita e sono convinto ancora di più che lo sia dopo la partita che ho visto domenica scorsa a Ladispoli. Sono partito dalla Luiss in Promozione, ho fatto l’Eccellenza sempre con loro ma trovo di fronte qualcosa di migliore. Vedo una società strutturata ed anche questo è un salto sotto ogni punto di vista. Ora voglio solo concentrarmi sul lavoro insieme ai ragazzi per la partita di domenica contro il Pomezia”.
“Il derby è stato sbagliato da tutte le componenti, ma l’analisi che farei – adesso – è decisamente più ampia e riguarda la struttura Lazio. La società ha capito che Sarri ha delle esigenze e pretende di avere giocatori adatti al suo percorso. Oltre a questo, deve riflettere sui giocatori che perderà a breve per la scadenza dei contratti. Portiere e tre centrali, più un ‘nuovo’ Leiva e un vice Immobile. C’è tanto da fare e Lotito forse dovrebbe mettere da parte le sue battaglie in Lega e decidere cosa fare. Se scegli la strada Sarri, ora è il momento di uscire allo scoperto con il contratto promesso a Natale. Ripartire costa, cosa può offrire a Sarri? Perché se non puoi permetterti una campagna acquisti adatta alle idee del tecnico, temo che Sarri sia il meno indicato a lavorare in una situazione del genere. In altre parole, se non sei in grado di sostituire chi partirà con giocatori – almeno – di pari livello, meglio lasciar perdere”.
SARRI AL CENTRO DELLA RIFONDAZIONE
“Se si riparte lo si deve fare veramente, non certo come lo si è fatto a gennaio. Nel derby entra Romero e non Cabral, questo è chiaramente un segnale che manda Sarri a Tare. Cabral a Udine è stata una scelta forzata, non ne aveva altre, ma appena ha avuto la possibilità di scegliere – Sarri – gli ha preferito altri. La programmazione deve esser fatta da Sarri e con Sarri. Lo stesso Inzaghi le scorse stagioni bocciò i vari Vavro e Durmisi, non è la prima volta che un tecnico va in una direzione diversa rispetto a scelte di mercato. Serve ricapitalizzare, investire e farlo nel modo giusto”.
E’ iniziata la lunga settimana delle Nazionali. In casa Lazio, saranno 10 i giocatori che raggiungeranno – o hanno già raggiunto – i ritiri. Quattro gli azzurri: Acerbi, Zaccagni, Immobile e Luiz Felipe. Proprio l’italo-brasiliano è in bilico, nelle prossime ore capiremo se la sua convocazione sarà confermata da Mancini, o se tornerà a Roma. L’Italia affronterà la Macedonia del Nord giovedì 24 marzo, al Renzo Barbera di Palermo e – in caso di vittoria – la vincente fra Turchia e Portogallo per guadagnarsi la qualificazione a Qatar 2022. Milinkovic – in gruppo, con la Serbia – giocherà due amichevoli, contro Ungheria (24/3) e Danimarca (29/3).
Sempre nella Serbia – anche se Under 21 – giocherà Kamenovic, che sfidera Macedonia del Nord e Armenia per qualificarsi ai prossimi europei di categoria. Amichevoli contro Armenia e Grecia invece per Marusic, mentre Strakosha e Hysaj se la vedranno contro la Spagna e la Georgia. Ultimo – ma non per importanza – Luka Romero. Scaloni ha confermato la sua convocazione per le gare contro Venezuela ed Ecuador. L’Albiceleste è già qualificata, qualche minuto – Romero – potrebbe anche strapparlo.
C’è una classifica a parte che racconta le difficoltà della Lazio. Questa classifica è frutto della somma dei punti ottenuti negli scontri diretti, fra le prime sette squadre della Serie A. Su 10 incontri disputati, la squadra di Sarri ha ottenuto 8 punti, ed è ultima, settima. La Roma – grazie alla vittoria nel derby di ritorno – è penultima con 10 punti. Quinto posto per l’Atalanta (11), poi Juve ed Inter appaiate a 14 ed in vetta ci sono Napoli (15) e Milan, addirittura 21 punti. Gli otto punti della Lazio sono stati racconti nel derby d’andata (3-2), nella vittoria contro l’Inter (3-1) e nel doppio pareggio contro l’Atalanta (2-2; 0-0). Mai come stavolta, la classifica generale rispecchia perfettamente la somma degli scontri diretti fra le prime della lista.
Milinkovic è volato in Serbia, ha raggiunto il ritiro della sua Nazionale dopo il derby di domenica scorsa. Il Sergente ha subito un colpo al naso da Ibanez durante il primo tempo della stracittadina. L’episodio ha fatto discutere, soprattutto perché Sergej ha iniziato subito a perdere sangue dal naso e – nel resto della partita – ha portato un tampone nasale per fermare l’emorragia. La notizia della sua presenza in campo, con la Serbia, è però abbastanza confortante. Dovrebbe essere esclusa la frattura del setto nasale, il giocatore è – ovviamente – monitorato e lo sarà anche nelle prossime ore. Se però dovesse continuare ad allenarsi con il gruppo, la frattura sarebbe ovviamente scongiurata.
Primo tempo senza storia In un Olimpico gremito e bollente la Roma parte a razzo e alla prima occasione utile passa in vantaggio: se la traversa ferma una possibile prodezza di Pellegrini direttamente da calcio d’angolo, è invece lesto Abraham a correggere in rete e sbloccare la contesa quando sono passati appena 56 secondi. Sulle ali dell’entusiasmo i giallorossi insistono e al 10’ Strakosha deve mettere i guantoni, per fermare Pellegrini. La Lazio cerca di reagire ma tutto il primo tempo è un monologo giallorosso e arriva pure il raddoppio a metà frazione: ci pensa ancora Abraham, sempre più frontman dei suoi oltre che autore della perfetta zampata volante sul cross teso di Karsdorp. Proseguono le offensive della Roma, vicina al terzo gol con la matricola Zalewski e poi con Pellegrini. Quelle del capitano sono prove generali: al 40’ estrae dal cilindro un vero e proprio gioiello, una punizione che si insacca all’incrocio e vale il 3-0. La squadra di Sarri è tramortita e, dopo aver dato qualche segnale timidissimo prima e dopo (due conclusioni dalla distanza di Luis Alberto e Immobile), rischia anche di subire il quarto gol, se non fosse che Mkhitaryan sbatte sulla traversa. Il duplice fischio di Irrati, ad un occhio biancocelesti, appare dunque come una manna dal cielo.
La reazione laziale non riesce Inevitabile vedere una Lazio diversa da quella moscia e ripetutamente trafitta del primo tempo. Già dopo poco più di un minuto è Pedro a lanciare il primo segnale, con un destro alto che vale più per il morale che come gesto di pericolosità vero e proprio. I biancocelesti trovano maggior predominio territoriale e nel possesso, non riuscendo però a far male per lunghi tratti alla difesa di casa, ben schierata e supportata anche dal lavoro dei centrocampisti. La grande occasione della prima metà di ripresa, perciò, la confezionano i giallorossi con un efficace asse verticale Cristante-Abraham e la tripletta mancata dal centravanti per un piatto troppo aperto di fronte a Strakosha. Più passano i minuti e più diventa chiaro come gli attacchi laziali siano destinati a rimbalzare contro all’attenzione difensiva romanista, spinta anche dagli incessanti canti degli spalti. Un’occasione ghiotta capita a Cataldi, su punizione, ma il 32 mostra la differenza tecnica oggi esistente tra lui e Pellegrini. Gli ultimi minuti diventano quindi giusto occasione perché la grande festa romanista prenda forma. Tuttomercatoweb.com