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Lazio, la storia si ripete: quando le cose vanno male il tecnico diventa il caprio espiatorio

C’è un trend preoccupante attorno alla Lazio. Giunti a un certo punto della stagione, gli allenatori cominciano a vedersi chiusi gli spazi e scelgono di cambiare aria. Ultimamente sta capitando piuttosto spesso, nel primo o secondo anno sulla panchina biancoceleste. Anche Sarri potrebbe essere giunto a un punto di non ritorno con una società che gli addossa troppe colpe, incluse quelle che non può avere.

“Sembra di tornare a marzo 2024”. Secondo quanto racconta Il Messaggero, lo spogliatoio di Formello ha un solo pensiero in questi giorni. Come sta accadendo sovente, giunti a un certo pounto della stagione, i tecnici cominciano a essere considerati la causa degli insuccessi stagionali, diventando il capro espiatorio di tutto quello che non va alla Lazio, che spesso non c’entra nulla con il loro lavoro. Nonostante Delio Rossi vinse una Coppa Italia e portò i biancocelesti in Champions, l’anno dopo se ne andò, non vedendo una squadra all’altezza della competizione.

Poi venne Petkovic, il quale riportò la Lazio tra le prime 8 squadre di una competizione europea e vinse una storica Coppa Italia, quella del derby del 26 maggio. Invece di godersi quei trionfi, salutò per accettare l’incarico da ct della nazionale svizzera, ma forse, semplicemente, non vedeva sbocchi per quel progetto. Quando fu allenatore Pioli, gli aquilotti furono eliminati dal Bayer Leverkusen nel preliminare di Champions, al termine di una partita giocata senza centravanti perché la società non ne aveva acquistato nessuno. Anche questo tecnico se ne andò, dopo aver giocato bene per mesi, poiché non aveva risposte dal mercato. Simone Inzaghi fu il più longevo sotto la gestione Lotito. Se ne andò dopo 5 anni per approdare all’Inter e la sua ultima stagione, anch’essa condizionata da un mercato sotto le attese, fu liquidata come fallimentare a causa della sua fissazione con il 3-5-2 troppo rigido, quando i motivi degli insuccessi erano in realtà ben altri.

L’inizio trionfale dell’esperienza di Sarri, che lo portò a chiudere secondo dietro l’imprendibile Napoli di Spalletti, terminerà pochi mesi dopo, a causa delle terze dimissioni di un tecnico in 15 mesi. Questa volta, Lotito commentò dicendo che Sarri non era gradito ai giocatori. Tanto che lo ha richiamato.

Poi Tudor, Baroni e ora ancora Sarri. Tutti condizionati da critiche sul loro tatticismo tirate in ballo dalla società quando le cose vanno male. In Italia c’è un po’ il tarlo di prendersela con l’allenatore, ma bisognerebbe considerare che cosa gli sta attorno. La Lazio è decima per valore della rosa (223 milioni) ed è più vicina al Lecce terzultimo (92 milioni) che al quarto posto del Napoli (rosa da 422 milioni). Questa forbice è confermata dai punti in classifica, con il Lecce a -10 e il Napoli a +16.

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Lazio, gruppo stretto al fianco di Sarri: Zac e compagni chiedono spiegazioni a Lotito

Malumori e malcontento, ma anche una stagione da terminare al meglio per i biancocelesti.

Quando riemerge qualche mugugno, riporta Il Messaggero, va sempre trovato un compromesso. Il gruppo è ancora stretto al fianco di Sarri, lo ha sostenuto e ha chiesto spiegazioni a Lotito su quanto accaduto in estate e poi a gennaio. Ora l’allenatore deve andare incontro ai giocatori, alcuni dei quali chiedono meno schemi, meno ripiegamenti e più libertà di movimento. Zaccagni è appena tornato e ha inviato un messaggio: «Dobbiamo tenere di più la palla nella metà campo avversaria, gestire di più e imbucare quando è il momento, attaccare gli spazi e riempire di più l’area. Sono tante le cose su cui stiamo lavorando e dovremo iniziare a mettere in campo qualcosina in più». Un discorso da capitano, sottoscritto da Mau, che ha concesso due giorni di riposo perché capisce il momento. Il gioco di Sarri è dispendioso sia a livello mentale che fisico.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Venturin: “Lazio, era Lotito al punto più basso di sopportazione. Sarri e la squadra stanno facendo il massimo” (AUDIO)

GIORGIO VENTURIN in collegamento a ‘NMM’

“Lazio e Torino stanno attraversando un momento molto critico. L’era Lotito è arrivata al punto più basso di sopportazione da parte dell’ambiente. Si respira nell’area questa atmosfera. Il Torino, inoltre, è anche a tre punti dalla zona salvezza e si annuncia un finale di stagione molto complicato. La Coppa Italia per la Lazio, invece, resta l’unico obiettivo. Se dovesse andare avanti farebbe il bene dell’ambiente, ma la situazione è complicata.

E’ brutto giocare senza i propri tifosi, questo è certo. La contestazione dei tifosi e scegliere di non andare allo stadio è la cosa più democratica che ci possa essere. Qui parliamo di migliaia di persone, non credo che siano felici di stare a casa. E’ una forma di protesta forte che va rispettata ed accettata, chiaramente un handicap per la squadra.

Lo scoramento che si respira a Roma è dovuto dal fatto di non vedere un’obiettivo, una programmazione di rescita. Come se si dovesse vivere alla giornata. E’ questo il punto, non vedere uno spiraglio.

Penso che la posizione in classifica rispecchia il tipo di stagione ed il valore della squadra. La parte sportiva, la gestione tecnica ed il comportamento dei giocatori sono tutti fattori che stanno tirando fuori il massimo possibile. Anche Sarri sta facendo il suo nelle difficoltà. Lui in questo momento è il riferimento un po’ per tutti. Per il gruppo squadra e per la società. Penso che sia un tecnico serio, con un trascorso e delle esperienze che parlano da sole. Ha accettato una situazione in corsa che non era stata spiegata bene dal club. Già lì ha buttato giù un boccone amaro. Sta facendo il professionista. Già essersi dovuto privare di Guendouzi fa la differenza. Quello che può fare ora il club sul mercato è ai minimi termini. Non credo che si possa parlare di un gennaio con dei rinforzi. Squadra e tecnico stanno, ora, cercando di tirare fuori il massimo”.

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Lazio, Przyborek e Ratkov la sfida di Sarri costata 20 milioni a gennaio

Due calciatori ancora da scoprire: il tecnico ci sta lavorando.

Venti milioni (commissioni e bonus compresi) in sospeso: Przyborek e Ratkov, due degli innesti del mercato invernale di Fabiani, sono ancora un mistero. Sarri, riporta Il Messaggero, considera il centrocampista tecnicamente valido ma non a livello tattico: per questo non gli ha ancora concesso nemmeno uno spezzone, ma potrebbe accadere presto, magari proprio a Torino. L’attaccante invece oltre al lavoro con la squadra sta facendo delle sedute sulla tecnica di base (quel pallone lisciato contro l’Atalanta a due metri dalla porta ha fatto il giro del web) e sull’intensità delle giocate.

Due diamanti grezzi, conclude il quotidiano, che il Comandante deve lavorare per portarli a sua immagine e somiglianza. Una sfida. Chissà chi la vincerà.

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Lazio, Rovella out a lungo con Sarri: tutte le assenze del centrocampista

Sarri e Rovella, mai continuità nel lavoro: il dato.

Non è un rapporto fortunato, quello tra Sarri e Rovella. Come evidenzia il Corriere dello Sport, nella prima stagione in cui i due hanno lavorato insieme (2023/24), nelle 39 partite complessive prima della sue dimissioni, il tecnico ha dovuto fare a meno di lui in 9 occasioni (compreso il doppio confronto agli ottavi di Champions con il Bayern), facendolo giocare in 24 circostanze (nelle 6 restanti è rimasto in panchina).

Ancora peggio, si legge, è andata nell’annata in corso, visto che su 28 match disputati fino a questo momento dalla Lazio, il centrocampista è stato convocato solo 13 volte, venendo impiegato in 9. Significa che – tra infortuni e squalifiche – Mau non ha potuto contare su Rovella in 24 delle 67 partite (il 35%) in cui ha guidato la squadra biancoceleste avendo il centrocampista in rosa. E i numeri sono destinati ad aumentare.

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Lazio, la società chiede un cambio di passo. Squadra con Sarri ma non mancano i mugugni nello spogliatoio

Classifica da migliorare e futuro del tecnico: la situazione.

Mentre Castellanos dall’Inghilterra esalta il gioco di Marco Baroni che lo ha valorizzato nella passata stagione, restano dentro lo spogliatoio, riporta Il Messaggero, altri mugugni per un gioco troppo dispendioso e poco adatto alle caratteristiche di questo organico. La squadra è ancora stretta al fianco di Sarri, ma chiede al tecnico meno ripiegamenti e palleggio. Sembra di tornare a marzo 2024, quando poi il Comandante fece un passo indietro.

Stavolta, si legge, non c’è nessuna chance che Sarri si dimetta, dovrebbe essere la società a licenziarlo. Eppure Mau aveva fatto meglio di adesso nel suo terzo anno, aveva 6 punti e 6 gol in più (peggio dei 2 attuali nel 2010-21). Da 16 anni non venivano collezionati così pochi punti (34) dopo le prime 26 turni, è la quarta peggior stagione sotto la gestione Lotito.

La società, conclude il quotidiano, chiede un cambio di passo anche in campionato. Serve un miglior posizionamento del decimo posto, per i maggior ricavi a bilancio, ma anche per non compromettere la prossima preparazione estiva con la prima fase di Coppa Italia, che si giocherebbe tra il 15 e il 18 agosto, a dieci giorni dalla prima giornata del campionato. Succede a chi non finisce fra le prime otto, è successo al Milan l’anno scorso. La Lazio non finisce nella parte destra della classifica dal 2009/10, al dodicesimo posto con Ballardini (e poi Reja subentrato) come nel 2007/08. Il peggior piazzamento dal 2004 in poi (penalizzazioni a parte) è il 13° posto conquistato nel primo anno dell’era Lotito. Va bene il ridimensionamento, ma non si può tornare 22 anni indietro.

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Lazio, Romagnoli e Gila le certezze di Sarri dal futuro incerto

Oggi guidano la difesa biancoceleste, a fine stagione le strade potrebbero separarsi.

Gila e Romagnoli sono tra i pochi uomini che potrebbero garantire un domani di valore e sono sempre in scadenza nel 2027. Romagnoli, riporta il Corriere dello Sport, conta sempre di partire a giugno, forte della promessa dell’Al-Sadd. Anche l’addio di Gila sembra inevitabile. Non ha ricevuto offerte di rinnovo dalla Lazio, forse perché la società ritiene scontato il no dello spagnolo. Guadagna poco più di un milione, è sotto la soglia minima stando al suo calibro. Fatto sta che dai contatti dei mesi scorsi non si è più entrati nel vivo. Le voci su Inter e Milan girano e rigirano da tempo. La Lazio, in caso di cessione, deve riconoscere il 50% della vendita al Real Madrid. Perdendolo a zero non dovrebbe nulla, ma rinuncerebbe ad un incasso. Tra quattro mesi la società sarà chiamata a intervenire. C’è il rischio di perderli entrambi e di dover ricostruire la difesa.

Gila e Romagnoli, conclude il quotidiano, sono tra i pochi uomini che tengono a galla Sarri, per ora e non si sa per quanto. Gran coppia quando sono in palla. Da clean sheet. Mau spera di averli a Torino e quindi pronti per l’Atalanta. Dipende dallo spagnolo, fermo per un’infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio sinistro. Sarà ricontrollato oggi, si valuteranno le sue condizioni. Lui conta di esserci domenica, di ricarburare per la Coppa Italia.

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‘SVB’ – Bucciantini: “Da ammirare l’orgoglio della Lazio che combatte controvento. Stagione ingiusta per Sarri e l’ambiente” (AUDIO)

MARCO BUCCIANTINI in collegamento a ‘SVB’

“Lazio è lontana dai fuochi, questo è il dispiacere; naviga in un mare calmo, senza obiettivi. Per come è nata la stagione e poi come è andata avanti, pensando pure a gennaio, per me era più facile essere sotto che sopra in classifica. È quasi scontato essere lontani dal Como.

Da esterno, io sono perfino ammirato dall’orgoglio che sta manifestando tutto il gruppo di lavoro, parlo di Sarri e dei ragazzi. Si vede che si combatte controvento, per amor proprio. Ora c’è da capire chi ha agitato il vento. La Lazio non combatte solo con gli avversari della domenica, ma anche con la distanza societaria. Sono ammirato da quello che sta facendo la squadra perché la vedo muoversi nelle difficoltà indotte.

In questo momento tutti sono protettivi nei confronti della Lazio e paradossalmente anche il tifo è protettivo; è in atto una protesta forte, che si può condividere o meno, ma dettata dalla protezione. Scioperano anche gli abbonati, quindi chi ha già speso. È uno sciopero particolare, da cui arriva un messaggio forte. Il tifoso ha distinto bene le colpe.

Con Rovella e Guendouzi ogni squadra avrebbe un senso. Poi Zaccagni non è in forma. A tratti la Lazio ha giocato senza centrocampisti, poi ha avuto problemi con i difensori. Sarri, come tutto l’ambiente, ha vissuto una stagione ingiusta. Stupisce, e allo stesso tempo piace, vederlo così serio nonostante tutto. Il suo futuro si deciderà in base a quello che accadrà negli ultimi mesi”.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Sarri: “Ai ragazzi posso imputare davvero poco, questa è una stagione maledetta. E sull’infortunio di Rovella…”

Il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha commentato a Sky la sfida contro il Cagliari:

“Ero nervoso perché non mi sono piaciute parecchie scelte della squadra. Questa è una squadra difficile da affrontare, qui hanno perso Juventus e Roma, non ero quindi nervoso per il risultato che può andare bene.

La partita alla fine è stata combattuta seppur con poche occasioni. Nel finale siamo stati più pericolosi a sinistra, con i due giocatori che sono subentrati e hanno fatto bene gli ultimi 20′.

Noi in trasferta non perdiamo da metà novembre, tra l’altro abbiamo perso con il Milan in maniera farlocca. Io ai ragazzi posso imputare davvero poco, questa è una stagione maledetta per duemila motivi. Siamo venuti qui senza 6 giocatori, a cui si aggiunge Rovella ha rimediato una frattura della clavicola.  E questo non è un momento d’emergenza, è tutta la stagione così.

Maldini fa fatica a attaccare la profondità, Isaksen non è da movimenti senza palla, Zaccagni non è in condizione ottimale. Tutto quello che rincorriamo dall’inizio: giocatori che stanno fuori da un mese e mezzo, devi aspettare per averli in condizione ma devi fargli mettere minuti nelle gambe; è tutto un rincorrersi di queste situazioni”.

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Lazio, Sarri aspetta il vero Zaccagni: valutazioni in corso sul suo impiego

Il capitano è tornato tra i convocati e Sarri spera di averlo al meglio in Coppa Italia.

Due squalifiche, una panchina e uno stiramento dal 20 dicembre a ieri. Tre gol in 19 partite di A, l’ultimo col Cagliari il 3 novembre. Torna oggi e forse è destino: Zaccagni è stato convocato ed è annunciato in panchina. Sarri, riporta il Corriere dello Sport, ha avuto la tentazione di lanciarlo subito, ma deve valutare pro e contro. Dopo Cagliari c’è la trasferta di Torino, ancora dopo l’andata con l’Atalanta in Coppa Italia. L’idea è inserirlo gradualmente. Se partirà dalla panchina, troverà spazio in corsa. Altrimenti completerà il tridente con Isaksen e Maldini.

Il capitano ne ha passate di tutti i colori nell’ultimo anno. Ha chiuso la scorsa stagione sofferente, giocava coi dolori dovuti alla pubalgia. A giugno la decisione di operarsi. Ha iniziato il ritiro a parte, il rientro non è stato immediato. A ottobre s’è fatto male agli adduttori. L’ultimo stop, che l’ha tenuto ai box da fine gennaio, è stato certificato come «lesione di medio grado a carico del muscolo obliquo dell’addome». Uno stiramento inusuale. Non è si è escluso che l’operazione di giugno possa aver inciso. La stagione di Zaccagni è stata tribolata, spera di aver pagato tutti i conti con la sorte. Se lo augura Sarri, ha avuto un contributo basso. Zac poche volte è apparso brillante, sciolto. I tre gol sono raggruppati nei primi tre mesi: Verona, Genoa e Cagliari da agosto a novembre.

Restano, conclude il quotidiano, le ultime 13 partite più la semifinale di Coppa Italia. L’idea è portarlo vicino al top a marzo per il primo round con la Dea. E’ dal 2022-23 che in campionato non chiude in doppia cifra. Sei gol nel 2023-24, otto l’anno scorso. I tre di quest’anno vuole migliorarli per avvicinarsi alle medie delle ultime due stagioni.