Categorie
DICHIARAZIONI

Lazio, Cucchi: “Da ragazzo di Curva a telecronista. Testimone orgoglioso del secondo scudetto”

La voce storica del secondo scudetto della Lazio, Riccardo Cucchi, direttamente dalla sala stampa di Formella ha ricordato il secondo scudetto biancoceleste:

“Per me da ragazzo di Curva, diventato radiocronista che doveva nascondere la sua fede calcistica, è stata una giornata difficile. Dovevo dividermi in due: dovevo essere la voce di tutti e allontanarmi dal mio essere laziale fio al midollo.

Entrambi gli scudetti della Lazio sono straordinari. Il secondo è una sorta di ‘giustizia’ che si rivela in campo, ogni tanto il calcio fa le cose giuste. Quello scudetto non poteva non essere della Lazio.

Mi fermano allo stadio per ripetere “‘Sono le 18 e 4 minuti’. Io sono un semplice testimone, ma con grande orgoglio”.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, Cragnotti-Lotito: abbraccio storico a Formello

Lotito è un pragmatico, uomo di sostanza e di durezze gestionali, ventuno anni di presidenza usando “il passo di montagna” e limitando i rischi con parsimonia. Cragnotti era un genio creativo, partorì l’intuizione di portare la Lazio in Borsa e farla diventare una società per azioni: era un vulcano di idee, alla ricerca di partnership per favorire lo sviluppo commerciale del club entrato nella holding Cirio incontrò persino Murdoch. Lo scudetto, a chiusura del ciclo triennale di Eriksson che si sarebbe concluso con un’altra Supercoppa italiana nel settembre Duemila, e l’improvviso sgonfiarsi delle valutazioni di mercato (Nesta venne ceduto al Milan per 30 milioni e non 100 come aveva promesso la Juve pochi mesi prima) lo obbligarono agli aumenti di capitali per mantenere in equilibrio il bilancio, ma se non fosse venuto meno l’appoggio di Geronzi e dalla banca non se ne sarebbe mai andato.

Lazio, Cragnotti torna a Formello

La crisi deflagrò tra novembre e dicembre 2002 per il default della controllante Cirio, la Lazio aveva ancora i crediti dei diritti televisivi e Capitalia si rifiutò di “scontarli”, come si dice in gergo, garantendo la liquidità che avrebbe permesso di pagare gli stipendi ai giocatori. Il finanziere di Porta Metronia decise, suo malgrado, di fare un passo indietro nel corso di un Cda infuocato sotto Natale in via Valenziani. Il 3 gennaio 2003 firmò le dimissioni, lasciando il timone all’avvocato Ugo Longo, già consigliere del club, suo amico e uomo di fiducia della banca. La montagna di debiti si accumulò in larghissima parte nel biennio successivo, Masoni prese il posto di Baraldi e nel luglio 2004, come tutti sanno, Lotito entrò nell’azionariato della Lazio evitando il fallimento. Oggi, avviando le celebrazioni per i 25 anni dal secondo scudetto, per la prima volta accoglierà l’ex presidente a Formello. Oggi Sergio Cragnotti, per la prima volta dopo 22 anni, tornerà nel centro sportivo della Lazio che lui stesso aveva acquisito e inaugurato nel 1997, quando la squadra biancoceleste mollò il campo di Tor di Quinto per trovare casa in via di Santa Cornelia, limitrofa alla Cassia Veientana. 

Si tratterà di un momento emozionante e neppure è il caso di tornare su antiche polemiche. Lotito, cedendo a uno smisurato orgoglio, ogni volta in cui veniva contestato e soprattutto nei primi anni di gestione (durissima e dedita al risanamento dei conti), era solito snocciolare i miliardi di debiti ereditati per salvare il titolo nobiliare del club, disconoscendo la storia, la tradizione e i titoli. La verità storica è un’altra, come accennato: il dissesto finanziario si acuì nel biennio gestito dalla banca, che aveva voluto mantenere certi standard sportivi e costi altissimi di gestione. Lotito avrebbe dovuto usare un minimo di dolcezza in più, Cragnotti non è mai stato aggressivo nei suoi confronti, anzi ne ha sempre apprezzato le capacità imprenditoriali: sicuramente sarebbe ancora capace di trasmettere idee e suggerimenti. Oggi quasi certamente si commuoverà nel vedere un centro sportivo diventato gioiello della Lazio e ristrutturato quasi completamente da Lotito. 

Categorie
AVVERSARIO

Inter, con la Lazio ultimo assalto allo scudetto: “Ma senza quattro giocatori”

La prossima partita di campionato rivelerà molte cose sulla nostra Serie A. Per questa ragione mister Inzaghi è molto preoccupato in vista di Inter Lazio per diversi motivi. In primis le ansie deriveranno dal fatto che si tratterà di un match decisivo in ottica scudetto al quale va aggiunto anche il fatto che, stando a quanto affermato dal tecnico ai microfoni di Sky Sport, ci saranno diverse assenze. Ecco chi rischia di saltare la sfida contro la Lazio.

«Adesso avremo qualche giorno libero; i ragazzi devono riposarsi. Per quanto riguarda chi non c’era, non penso di poter recuperare Frattesi, Mkhitaryan, Pavard e Lautaro per la prossima. Vediamo per l’ultima….

A noi mancano venti giorni; dobbiamo cercare di fare due buone partite e allenarci con serenità come facciamo sempre. L’ansia non aiuta; devono allenarsi bene come abbiamo fatto finora».

Categorie
ESCLUSIVE

ANTEPRIMA SPECIALE 14 MAGGIO – Cragnotti: “Premio alla nostra grandezza con rimpianto Champions. Con Murdoch accordo per ulteriore sviluppo”. E sul Flaminio… (AUDIO)

Il presidente SERGIO CRAGNOTTI a Radiosei ricorda il 14 maggio 2000 a 25 anni dallo Scudetto:

“Venticinque anni sono tanti, ai tempi ne erano passati 26 dal precedente, è maturo il tempo per il terzo (ride,ndr). Eravamo arrivati in graduatoria FIFA primi nel mondo, avevamo i migliori giocatori che circolavano in Europa. C’è addirittura il rimpianto di aver vinto meno di quello che avremmo potuto. Un periodo aureo con la vittoria di quello scudetto incredibile, un titolo tribolato a conferma che la Lazio deve sempre vincere nella sofferenza. Non me l’aspettavo più, tanto che prima di quella giornata firmai anche un contratto con Siemens per gli anni successivi. Se avessi aspettato avrei strappato un accordo più importante ancora. Fu una grande soddisfazione, l’imprevisto di Perugia ci diede anche maggiore gioia. Ricordo l’altoparlante dello stadio che irradiava il match della Juventus. Eravamo una squadra all’altezza di qualsiasi situazione, avremmo vinto anche in caso di spareggio. Già l’anno precedente avremmo meritato, è sempre difficile vincere. Incontro tifosi che ancora mi raccontano di aver conservato le zolle dell’Olimpico di quel 14 Maggio. 

Resta il rimpianto di non aver disputato una finale di Champions, resta il fastidio per quella gara di andata con il Valencia. La grande ambizione di appartenere al grande calcio europeo venne a mancare. Eravamo troppo sicuri dopo la vittoria di Torino con il gol di Simeone. Avevamo fatto i conti senza oste. Forse ambiente e città non hanno permesso un ulteriore salto. Il fatalismo e l’aspetto culturale di Roma è parte in causa di questa città, poi fatalmente tutto il progetto cadde e non fu possibile andare oltre da quei fasti. Magari dopo lo scudetto subentrò anche appagamento. Anche nella stagione successiva c’era tutto per ripetersi, prendemmo Crespo. Fu una fatalità perdere quel match di Bari con l’Inter. 

Con Murdoch a Milano stipulammo accordi economici per far decollare ulteriormente il nostro progetto internazionale. Avevamo facile contatto con grandi gruppi finanziari mondiali. C’era un ulteriore piano di sviluppo. L’affetto che ancora oggi mi dimostrano i tifosi biancocelesti mi gratifica, li ringrazio con nostalgia. 

Stadio di proprietà? Lo stadio Flaminio fu il primo progetto che tentai, ma c’erano tanti problemi ed ostacoli. Se Lotito ci riuscisse sarebbe un grande affare, all’epoca anche il sindaco Rutelli mi consiglio di lasciar stare. C’erano proteste e trambusti, non procedemmo. Poi la burocrazia così lenta non ci permise di concretizzare altri progetti come quello nella zona della centrale del latte. Il progetto oggi è fattibile, ma all’epoca anche il Coni si oppose. Pensammo con la Roma anche a prelevare la proprietà dell’Olimpico, ma nonostante gli accordi non ci fu permesso”. 

Categorie
SERIE A

Scudetto e Champions, penultima giornata: tutti domenica 18 maggio ma….

La Lega Serie A ha ufficializzato la programmazione parziale della 37esima giornata: tutte le partite della penultima giornata di campionato si giocheranno domenica 18 maggio. Nei prossimi giorni saranno comunicati gli orari. Si giocheranno in contemporanea le partite conle squadre che condividono gli stessi interessi di classifica, quindi la lotta scudetto tra Napoli e Inter, quella per i piazzamenti europei e quella per la salvezza.

La circolare diffusa lo scorso luglio permette la distribuzione delle partite in diversi blocchi mantenendo la contemporaneità senza giocare obbligatoriamente tutte e 10 le partite alla stessa ora. La Lega Serie A non ha ancora comunicato gli orari ufficiali, ma c’è la certezza che per esempio Napoli e Inter giocheranno le rispettive partite contro Parma e Lazio alla stessa ora. Nella nota però, sono state fatte due precisazioni: “Nel caso in cui la gara Genoa-Atalanta, all’esito delle gare della 36^ giornata, non avesse più necessità di contemporaneità con le gare della domenica, la stessa si disputerà sabato 17 maggio 2025 alle ore 20.45”. Ciò si riferisce alla lotta per la qualificazione alla prossima Champions League. Infatti i bergamaschi potrebbero conquistare aritmeticamente l’accesso alla UCL già nella 36esima giornata. Un’altra precisazione viene fatta sulla lotta salvezza: “Nel caso in cui la gara Hellas Verona-Como, all’esito delle gare della 36^ giornata, non avesse più necessità di contemporaneità con le gare della domenica, la stessa si disputerà sabato 17 maggio 2025 alle ore 18.00”. Il Como è già certo della permanenza in Serie A, ma non il Verona, ancora in lotta e con la possibilità di salvarsi già in questo turno del campionato.

Queste le sfide della 37esima giornata, in programma per domenica 18 maggio (in attesa degli orari ufficiali):

  • CAGLIARI – VENEZIA
  • FIORENTINA – BOLOGNA
  • GENOA – ATALANTA
  • HELLAS VERONA – COMO
  • INTER – LAZIO
  • JUVENTUS – UDINESE
  • LECCE – TORINO
  • MONZA – EMPOLI
  • PARMA – NAPOLI
  • ROMA – MILAN
Categorie
DICHIARAZIONI

Immobile e il legame indissolubile con la Lazio: “Un amore folle. Mi pesa non aver salutato i tifosi. E su Inzaghi e il sogno scudetto…”

Da qualche giorno ha inaugurato la sua Academy per aiutare i giovani a farsi strada nel mondo del calcio: nel raccontare di questa nuova esperienza ai microfoni di Radio Serie A, l’ex capitano biancoceleste Ciro Immobile è tornato anche a parlare dei suoi anni alla Lazio.

Superare il record di giocatori che hanno fatto la storia della Lazio è stata una soddisfazione enorme. Se mi guardo indietro, se guardo i sacrifici fatti, mi rendo conto da dove sono partito e dove sono arrivato. La Lazio mi ha dato tutto e io ho dato tutto per lei, è stato un amore folle. Non ero visto benissimo all’inizio perché mi ero perso un po’ in Spagna, c’era scetticismo, ma fu spazzato via dopo sei mesi per la grinta che mettevo in campo.

Sogno scudetto? Ricordo l’alchimia pazzesca del gruppo nel 2020, è stata un’annata in cui fino alla gara contro l’Atalanta eravamo quasi a rischio esonero Inzaghi e contestazione per noi. Poi scattò qualcosa che unì tifosi, staff, squadra: c’era un’energia positiva pazzesca. Le partite finivano prima di iniziare, era complicato giocare contro di noi. Poi ripartì un campionato nuovo, abbiamo perso punti e abbiamo perso quel treno. Ricordo la gara col Genoa, avevamo festeggiato i miei 30 anni in settimana. Eravamo tutti insieme e si vociferava dello scudetto, noi eravamo un po’ ingenui ma quando si scendeva in campo era bellissimo. A Marassi segnammo subito con Marusic, un’azione travolgente. Stavamo bene fisicamente, ma la testa quando gira bene aiuta anche il fisico. 

Inzaghi? Riesce ad unire aspetto maniacale della tattica all’unione della squadra e questo per me è fondamentale. I giocatori non si devono voler bene per forza, non devono essere amici anche fuori, ma passi tutta la stagione con i compagni, quindi se non c’è alchimia, voglia di vincere insieme, è dura. In questo Inzaghi è davvero forte.

Nazionale? Le critiche social sono fastidiose perché non te le aspetti, ma è successo a tutti. Ora i social danno potere di parola a chiunque, devi stare bene attento a capire la gravità della cosa. Nell’ultimo periodo sono stato male, il calcio dimentica in fretta. Forse non eravamo pronti a questo. Fino alla prima gara dell’Europeo ho vissuto male il non poter esprimermi per le troppe pressioni. Rappresentavamo una Nazionale che ha vinto tanto, è normale che sia così. Dopo la vittoria dell’Europeo quello che dicevano su di me non contava più. Chi vince ha sempre ragione. Quello che c’è stato prima della gara con l’Inghilterra in finale, non ha contato più niente. Non puoi vincere e ricevere critiche anche se non hai giocato un minuto, questo conta. Le chiacchiere stanno a zero. Se perdi la finale e ti hanno criticato 10 poi ti criticano 100. Ora ho la Coppa a casa“.

Sull’addio alla Lazio e il futuro: “Io, Jessica e i bimbi stavamo pensando di andare via perché ogni cosa come inizia finisce. Le difficoltà della fine e il fatto la Lazio stava cambiando identità, sono state tutte componenti. Sono andati via Inzaghi, Felipe Anderson, Leiva, giocatori che hanno fatto la storia con me, ma alla fine nn posso biasimare i tifosi che ci sono rimasti male. Ci sono rimasto male invece di non averli salutati, questo mi pesa. Mi avrebbe fatto piacere fare l’ultimo giro di campo con la mia famiglia per dare il mio amore a loro e per darlo a me da parte loro. Il Besiktas è stata una scelta riguardante lo sport. Ho avuto offerte dall’Arabia che non ho preso in considerazione. Sono nel mood dove posso dare tantissimo, mi alleno due volte al giorno, seguo i ragazzi più giovani, voglio stare bene fisicamente. Futuro? Sto ancora bene di testa e di voglia, poter ritornare in Italia sarebbe bello per finire. Non è detto che poi alla fine smetto dopo la Turchia, anzi sto lavorando per avere un gran finale da un’altra parte“.

Categorie
ESCLUSIVE

‘NMM’ – Pancaro: “Derby pericoloso, occhio alle trappole. Sven un maestro nella preparazione. Tavares fortissimo, ma…” (AUDIO)

Giuseppe Pancaro in collegamento a ‘NMM’

“Le vigilie del derby sono cariche di tensione. E’ una partita che ha un’importanza superiore, ma non ci si abitua mai. La tensione l’ansia aumentano maggiormente rispetto a quanto comprendo l’importanza del match. A volte meglio l’incoscienza. Il primo? Non ricordo precisamente, però ricordo nitidamente il peso delle responsabilità durante queste gare. Quello che ricordo con immenso piacere sono i 4 vinti nella stagione e quello di ricordo con la punizione di Veron. Lì si è sbloccato tutto. Fu bravissimo Eriksson a continuare a crederci e a non porsi limiti. I derby, Sven, li preparava senza caricarli eccessivamente. Dal punto di vista emozionale sapeva che c’era poco da fare, si preparava da solo. Sapeva che non esistevano favoriti (come quello di domani, d’altronde). Mai commettere l’errore di pensare ai 15 punti in più. Quello che hai fatto finora non conta niente per domani”.

“Penso che la Lazio domani non si snaturerà. Farà quello che ha fatto finora, giocando un campionato straordinario. Squadra aggressiva che gioca con grande ritmo. Farà sé stessa e la Roma credo che l’aspetterà. Tavares? Forte, veramente forte. Forse ha un leggero calo fisico, ma ci sta. Ha fatto 4-5 mesi a livello altissimo, facendo spesso la differenza. La speranza è che domani sia nelle migliori condizioni. E’ un derby pericoloso, ma Baroni è esperto e sa benissimo quali sono le trappole di domani”.

Categorie
NEWS

‘NMM’ – Stendardo: “Lazio-Inter scontro scudetto. Baroni e Inzaghi? Ecco analogie e differenze…”

GUGLIELMO STENDARDO in collegamento a ‘NMM’

Lazio-Inter – Per la Lazio questa gara potrebbe significare dare continuità a prestazioni e risultati; sta facendo un grande campionato e sta facendo bene anche in Europa e in Coppa Italia. Ha un’identità precisa, bravo il tecnico a trovare l’equilibrio. Lui riesce a gestire tutto in maniera quasi perfetta. Dopo Napoli e Ajax, questo sarà un ulteriore esame per verificare a che punto è la crescita.

È uno scontro scudetto: l’Inter ci punta per ovvi motivi, ha una rosa attrezzata e sono anni che è protagonista. La Lazio sta meravigliando tutti, ma non è lì per caso. Non ha collezionato risultati casuali. Tuttavia credo che i nerazzurri abbiano qualcosa in più rispetto agli altri in corsa per lo scudetto“.

Inzaghi e Baroni – Sono persone equilibrate, intelligenti, che comprendono velocemente il contesto in cui si trovano. Hanno idee di gioco simili ma per me sono poi diverse, basta pensare ai moduli che scelgono. Non solo sono bravi allenatori in campo ma anche nella gestione del gruppo e delle risorse umane“.

Punto debole dell’Inter – Non ne ha tanti, ha una difesa forte, gli esterni bravi, in particolare Dimarco. Ha attaccanti che possono sempre segnare. In mezzo ci sono Calhanoglu e Barella. Ha delle alternative valide. L’ Inter comunque dovrà giocare al massimo e fare la partita perfetta all’Olimpico. La Lazio sarà attenta in fase difensiva e poi quando riparte è devastante, l’abbiamo visto anche in Olanda“. 

Formazione Lazio – Pedro sta facendo la differenza, Zaccagni è inamovibile. Anche Tavares è un’arma che il tecnico sta sfruttando bene. Pedro o Dia? Togliere a Pedro, soprattutto in questo momento è difficile, ma anche Dia ha qualità importanti; ad ogni modo lo spagnolo può anche dare una mano a gara in corso“. 

Categorie
ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Calori: “Lazio, c’è voglia di cose importanti. Baroni ha le idee chiare” (AUDIO)

“1-0 Calori. Perugia-Juventus, apoteosi del calcio italiano”, autore del libro Paolo Ortelli. A parlarne ai microfoni di Radiosei nella trasmissione ‘QUELLI CHE…’, Alessandro Calori, l’artefice di quel giorno storico per il calcio italiano e la Lazio: “Ormai ho capito cosa rappresento per i tifosi, sono quelle cose che mancano al calcio di oggi. Un calciatore deve saper stare al mondo, deve capire lo stato d’animo delle persone e cosa riesce a trasmettere. Ho segnato quel gol stoppando di petto e tirando all’angolino, la palla era angolata per il portiere non c’era niente da fare, anche perché il terreno era umido. Da piccolo avevo Scirea come idolo. Mazzone? Disse che per far vincere uno Scudetto alla Lazio ci voleva un romanista. Ad oggi sto aspettando di tornare ad allenare, vorrei farlo perchè è un ambiente che mi piace veramente. Baroni? È uno di quelli allenatori che ha fatto un percorso lungo, ha trovato un ambiente che ha voglia di fare cose importanti. È ancora presto, a Roma è difficile, ma vedo che ha un’idea chiara, in tanti sono cresciuti, il lavoro svolto è ottimo”.

Categorie
DICHIARAZIONI

Lotito: “Roma sempre inferiore da quando sono presidente. Non voglio più nomi, ma combattenti”. E Su Baroni…

Il presidente della Lazio Claudio Lotito, uscendo dal consiglio Figc, è stato intercettato dai microfoni dei giornalisti: “Da quando sono presidente, la Roma ha sempre veleggiato su posizioni inferiori, ma la mia competizione non è con la Roma. A me interessa risolvere problemi. La nostra è una famiglia in cui io metto la faccia e per questo attaccano tutti me. Ma da altre parti sento dire ‘Avessimo noi un presidente come Lotito!. Nella vita, se ti assumi la responsabilità di una gestione devi farlo fino in fondo. Ho in testa un programma tale che vede la Lazio raggiungere certi obiettivi, sia in termini organizzativi che di risultati sportivi senza fare “la figura della cicala”, quella non la farò mai. Lo scudetto? Il denaro è un elemento importante, non un elemento indispensabile, senza il quale non vinci. L’Atalanta lo scorso anno ha vinto l’Europa League e c’erano squadre ben più attrezzate”. 

Sullo Stadio: “Stiamo lavorando anche per quello, a metà novembre ci sarà lo studio di pre-fattibilità. Guardate quanti fronti abbiamo aperti. Abbiamo finito il centro sportivo, la prossima settimana inizieremo i lavori dell’academy”. 

“Io coltivo passioni – continua Lotito – , che sono nate nel 1900 quando è stata costituita la società e che sono state coltivate, quindi ho l’obbligo di preservarle, mantenerle  e tramandarle. E poi, come ricordo sempre, il calcio è di didascalico e moralizzatore, il calcio deve insegnare qualcosa, deve aiutare le persone meno abbienti, meno fortunate”.

Chiusura su Baroni ed un ipotetico rinnovo: “L’ho scelto con una funzione e la sta interpretando nel migliore dei modi, perché si sente parte integrante di questa famiglia. Noi abbiamo creato una famiglia dove sono tutti i figli. Baroni è colui che coordina questa grande famiglia dal punto di vista tecnico. Per la squadra deve essere un maestro di vita, come Tommaso Maestrelli. Io non voglio più i nomi, ma i combattenti”.