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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Scudetto 2000, Patania ricorda: “ll titolo ‘Grazie Lazio’ nacque dallo scandalo di Parma-Juventus…” (AUDIO)

FABRIZIO PATANIA (CdS) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Dopo lo scudetto del 2000, l’allora direttore del Corriere dello Sport, Mario Sconcerti, decise di aumentare le pagine dedicate quotidianamente dedicate alla Lazio. Ricordo l’abbraccio in redazione dopo il gol di Calori, ricordo i servizi che abbiamo fatto per i festeggiamenti di quella serata. Sconcerti fece un titolo che venne contestato, ‘Grazie Lazio’, ma soprattutto dopo il gol di Cannavaro annullato del Parma contro la Juventus fece una campagna mediatica feroce a difesa della Lazio. Lo definì uno ‘scandalo’, parlò di un calcio che perse credibilità, parlò di complici che non avrebbero dovuto far passare quelle bugie. Chiese soprattutto giustizia e si augurò che qualcosa potesse accadere per ripristinare la verità. Venne aperta un’inchiesta con la Juventus che si indignò. Attaccò il sistema di difendere solo se stesso, scrisse che il calcio italiano avrebbe dovuto difendersi da mediocri con il fischietto. Dopo la partita di Perugia era emozionato, quel ‘Grazie’ era di gratitudine alla Lazio per aver salvato la credibilità del calcio”.

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RASSEGNA STAMPA

Scudetto del 2000, Veron: “Ho pianto come un bambino. Nessuno era forte quanto la mia Lazio”

Sono passati 25 anni dal secondo scudetto della Lazio ma le emozioni sono ancora vivissime: la rimonta, l’attesa, la pioggia, tutto ha contribuito a rendere speciale quella giornata.

Tra i protagonisti di quelle stagioni c’era sicuramente Juan Sebastian Veron che a La Gazzetta dello Sport ha ricordato lo scudetto.

“Cosa mi vine in mente? La radiolina di Sensini, naturalmente. Non c’erano mica gli smartphone, a quel tempo. Si poteva vedere la partita su qualche schermo nella pancia dell’Olimpico, ma io non ce la facevo. Soffrivo troppo. E allora mi sono affidato a quell’oggetto che gracchiava un po’, la voce non era sempre nitida, pulita… Il mio amico Nestor mi ripeteva di stare tranquillo, ma non ci riuscivo, ero agitatissimo”.

Fischio finale – “Ho fatto un salto con le braccia alzate verso il cielo, che era poi il soffitto dello spogliatoio. E mi sono messo a piangere. Sì, a piangere come un bambino. Avevo raggiunto il mio sogno e quello era il mio modo di festeggiare, mentre la gente impazziva di gioia, dentro e fuori dall’Olimpico”. 

“Scudetto figlio della sofferenza? Considerando il finale, direi di sì. Ma lo definirei anche lo scudetto della qualità. Eravamo la squadra più forte del campionato, e questo voglio gridarlo forte anche a venticinque anni di distanza. Nessuno era forte quanto la mia Lazio”. 

“Eravamo una squadra fantastica, dotata di grandissime qualità tecniche e, soprattutto, umane. E poi a guidarla c’era un allenatore speciale, Sven Goran Eriksson, uno che a me ha insegnato tantissimo. Mi ha spiegato come dovevo fare il calciatore e, contemporaneamente, mi ha fatto crescere come uomo. Gli devo tantissimo”. 

Il segreto del successo – “Molto semplice. Eravamo una squadra con tantissimi talenti. Penso a Mancini, a Boksic, a Nedved, a Mihajlovic, a Nesta, e di sicuro me ne sto dimenticando qualcuno… Bene, sapete che cosa ha fatto Eriksson? Non si è messo a disegnare schemi sulla lavagna, sapeva che sarebbe stato inutile, ma ci ha fatto sedere sulle panche dello spogliatoio e ci ha detto che cosa pretendeva da noi sul piano umano. Desiderava che ognuno di noi togliesse qualcosa al proprio ego e lo mettesse a disposizione del gruppo. Tutti fummo convinti da quel discorso, e i risultati sono lì a testimoniarlo. Quella Lazio era, prima di tutto, un grande gruppo. Si lavorava duramente in allenamento, ci si impegnava per la causa e si lottava dimostrando un’unità d’intenti che non è sempre facile trovare in un club”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Sono stato fortunato, ho commentato in diretta tv sia lo scudetto del 2000 che la Coppa Italia del 26 maggio” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Il 14 maggio del 2000 ebbi l’intuizione di farmi passare la partita di Perugia in bassa frequenza. All’epoca non c’erano le varie piattaforme, tutti la stavano sentendo. Solo io nello studio Rai potevo vederla, la voce di sparse e qualcuno della Lazio mi raggiunse: in una stanza 4×4 ci saranno state 50 persone.

Io ho avuto la fortuna di commentare in diretta sia quello scudetto che la famosa finale di Coppa Italia del 26 maggio 2013. Devi mantenere calma, lucidità, freddezza a professionalità; devi fare attenzione ad ogni singola parola”.

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ESCLUSIVE

‘SPECIALE 14 MAGGIO’ – Pinzi: “Uno scudetto da tifoso della Lazio nello spogliatoio. Eriksson? Ecco con chi perse la pazienza…” (AUDIO)

L’ex centrocampista della Lazio, nonché accesissimo tifoso biancoceleste, Giampiero Pinzi, è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosei per ricordare lo scudetto vinto il 14 maggio 2000.

“Il 14 maggio 2000 ho avuto il privilegio di passare dagli spalti allo spogliatoio. L’ho vissuto da tifoso dentro lo spogliatoi. Un sogno che si ripeteva tutti i giorni, facendo parte di quel gruppo storico”.

“Anche il 26 maggio 2013 ero allo stadio. Io il 14 maggio al Circo Massimo ho scelto di essere tra i tifosi. Paradossalmente il 14 maggio, per protesta non andai allo stadio ma ero a Bracciano a pranzo con i Marchegiani mi voleva sul pullman della squadra ma dissi di no. Già a Bologna il 7 maggio 2000 salgo con la squadra ma vedo la gara dagli spalti”.

“Quella Lazio aveva una grandissima personalità. Le partitelle tra noi a Formello erano una guerra, si andava spesso oltre i limiti. Per me ogni palla  portava con sé grandissima tensione. Faccio fatica a sceglierne uno perché era uno spogliatoi pieni di campioni”.

“La mentalità si forma in allenamento. Eriksson? Posso dire che non ha mai alzato la voce, mi stimava molto ma c’era una concorrenza incredibile. Solo una volta si arrabbiò con Sergio Conceicao che in allenamento rispose in portoghese. Sven conosceva il portoghese, rispose per le rime tanto che Conceicao lasciò l’allenamento prima, uscendo a testa bassa”.

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ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – Pancaro: “Scudetto in pieno stile Lazio, Eriksson l’artefice. E Sinisa…” (AUDIO)

GIUSEPPE PANCARO a 25 anni dal secondo scudetto della Lazio ai microfoni di Radiosei:

“Nonostante siano passati 25 anni le sensazioni sono sempre di grandissima soddisfazione. Lo scudetto con la Lazio è stato il punto più alto della mia carriera, è stato il sogno di un bambino che si è realizzato. È un un ricordo sempre vivissimo, che porterò con me per sempre.

Se per modalità, si può definire uno scudetto in pieno stile Lazio? Sì, uno scudetto unico, anche per tutto quello che che è successo.

Ricordo che noi all’epoca, nella migliore delle circostanze, speravamo di poter andare a fare uno spareggio con la Juventus, mai avremmo pensato che la Juve avrebbe perso a Perugia e quindi, ripeto, speravamo di poter andare a fare lo spareggio e invece ci fu il gol di Calori e la vittoria che ci diede la possibilità di vincere uno scudetto, secondo me, in modo meritato; in quegli anni, soprattutto nella stagione precedente, avevamo avuto la possibilità di vincere lo scudetto, non c’eravamo riusciti e nel 2000 quindi è arrivato il finale giusto dopo diverse stagioni fatte bene. Ricordo benissimo la grande delusione dell’anno precedente quando pensavamo di vincere invece poi purtroppo finì come tutti sappiamo; il Milan ci recuperò, ci superò e vinse lo scudetto. Diciamo che per poter vincere a volte, oltre alla bravura e alla forza, ci vuole anche quel pizzico di fortuna che ti aiuta e per noi, l’anno prima, quando vinse il Milan, alcuni episodi furono sfortunati; ricordo magari la partita in casa con la Juventus dove tutta la difesa era squalificata, me compreso, perché venivamo dal post derby, oppure un rigore non dato in Fiorentina-Lazio. Diciamo che gli episodi l’anno precedente non ci premiarono e poi invece, per fortuna, l’anno seguente sì.

Come abbiamo vissuto il pre gara? Non immaginavamo quell’epilogo stupendo. Noi eravamo veramente in forma straordinaria, nelle ultime 10 partite di quel campionato praticamente vincemmo quasi sempre,  stavamo bene fisicamente, stavamo bene mentalmente e quindi la speranza era che la Juventus non andasse a vincere a Perugia e con un pareggio ci sarebbe stato lo spareggio. Noi in quel caso ci sentivamo forti, perché stavamo bene. E invece poi, per fortuna, è finita ancora meglio con l’esplosione che ci fu all’Olimpico, al triplice fischio della sfida di Perugia.

Terminata la nostra gara ho guardato la partita di Perugia con Sinisa e Stanković. Ci sono state scene bellissime. Ognuno poi, l’attesa la viveva a modo proprio. Ricordo alcuni che praticamente non si sono mossi per 45 minuti dal posto in cui stavano. Poi subentra la scaramanzia, subentrano tantissime cose. Il mio, il nostro, con Sinisa e Stanković, era anche un modo forse per far terminare l’attesa, perché non guardare era ancora peggio e quindi in quel momento il tempo a noi ci scorreva un po’ più veloce, forse.

Eriksson? Quello è stato lo scudetto in primis dei tifosi laziali, di tutto il popolo laziale. È stato lo scudetto di Cragnotti, è stato lo scudetto nostro, però è stato principalmente lo scudetto di Eriksson, io penso che lui sia stato l’artefice principale di quella vittoria;  è stato colui che ha creato quel gruppo scegliendosi i giocatori uno per uno ed è stata la persona che, in un ambiente che tutti conosciamo, con alti e bassi, non ha mai perso l’equilibrio, è sempre stato molto lucido, ci ha sempre creduto anche quando eravamo andati dietro alla Juve di tanti punti. Ricordo come se fossi oggi una sua intervista in cui diceva che fin quando c’era la possibilità bisognava crederci, quindi è stato sicuramente lo scudetto di Eriksson, allenatore straordinario ma soprattutto un uomo unico che a me, come a tanti miei compagni, ha dato veramente tanto. Ancora oggi quando parlo di lui mi emoziono e mi reputo fortunato ad aver avuto la possibilità di dargli un ultimo saluto quando è venuto a salutare i tifosi della Lazio all’Olimpico. Lui faceva da equilibratore, non c’è stato mai bisogno che alzasse la voce. Noi in quegli anni eravamo abbastanza caldi di nostro anche in allenamento, nelle partitine, durante la partita e lui è stato sempre molto pacato, ha sempre tenuto i toni bassi e poi era una persona che si faceva voler bene dal primo all’ultimo componente di quella fantastica squadra. Tutti gli volevamo bene, tutti quanti avevamo grande fiducia e grande rispetto e quindi io sono convinto che l’artefice principale della vittoria di quello scudetto sia assolutamente lui.

È giusto anche ricordare Sinisa, pure lui è stato uno dei grandissimi protagonisti di quello scudetto, e purtroppo ci ha lasciato troppo presto. Anche lui è stato veramente un uomo straordinario, un uomo al quale io volevo davvero bene perché era una persona tutta di un pezzo, una persona onesta, schietta, leale; col passare degli anni, crescendo, uno si rende conto anche della fortuna che ha avuto nel poter stare insieme a persone di questo spessore. Le sue punizioni? Per noi, che ci stavamo a contatto tutti i giorni, era la normalità. Col passare degli anni ti rendi conto invece che faceva delle cose che di normale non avevano niente. Io penso veramente che lui abbia avuto, insieme a Maradona, il piede migliore della storia del calcio; lui faceva delle cose che poche altre persone al mondo erano capaci di fare. Spesso allontanava la palla di propositivo, se la tirava un po’ dietro perché così aveva la possibilità di farla scendere di più sopra alla barriera quando invece magari molti tendono a portarsela un po’ avanti”.

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‘SPECIALE 14 MAGGIO’ – Paglia: “Lo scudetto fu il suggello massimo. Andai a Via Allegri a calmare i tifosi. Ecco perché Cragnotti fu decisivo…” – (AUDIO)

;L’ex responsabile delle Comunicazioni della Lazio, Guido Paglia, è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosei per ricordare lo scudetto vinto il 14 maggio 2000.

“Il 14 Maggio è stato sia il suggello del lavoro fatto, ma è stato il Padreterno che ci ha restituito quanto tolto l’anno prima. C’era ottimismo ma sullo spareggio, ma bisognava essere pazzi nel pensare che il Perugia battesse la Juventus. Ci fu l’eccezione Paolo Negro che credeva alla vittoria già al termine dei tempi regolamentari”.

“Io mi sono perso il momento delle 18:04 perché ero a fare l’annuncio per la gente che aveva invaso il campo. La paura era che ci sanzionassero per l’invasione di campo. Il mercoledì prima del 14 Maggio, Cragnotti ara ad Hannover mentre i tifosi protestavano a Via Allegri. Massimo Cragnotti decise di non andare sotto la sede Figc, alla fine andai io. I tifosi più esacerbati mi chiesero addirittura di schierare la Primavera”.

“Al rientro da Hannover Cragnotti fece gli incontri dovuti per avere garantita la regolarità del campo e la designazione di Collina fu un chiaro segnale in tal senso”.

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SPECIALE 14 MAGGIO – Manzini: “Quello scudetto è stato l’apice. E il mio abbraccio con Cragnotti…” (AUDIO)

MAURIZIO MANZINI a 25 anni dal secondo scudetto della Lazio ai microfoni di Radiosei lo storico team manager biancoceleste:

“Il 14 maggio del 2000 non è una data casuale ma una data che segna l’ennesimo trionfo della Prima Squadra della Capitale. Io ho sempre creduto nei miracoli, per chi pratica una disciplina sportiva bisogna sempre puntare il più in alto possibile e nel calcio questo è lo scudetto, non posso che collocarlo all’apice.

L’abbiamo vinto forse per le personalità che c’erano nello spogliatoio e proprio per questo non ne abbiamo vinti 5/6.

Incontro Cragnotti-Lotito?? Mi ha colpito moltissimo ma soprattutto mi ha colpito l’abbraccio che ho potuto scambiare con Cragnotti: in un istante mi è passato davanti il film di una vita da laziale”.

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ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – Il massaggiatore Doriano: “Mancini, Mihajlovic e Simeone ci credevano allo scudetto. Quando scendevano in campo…” (AUDIO)

Ruggiero Doriano, storico massaggiatore della Lazio, a 25 anni dal secondo scudetto ai microfoni di Radiosei:

“Se ho preferito la Lazio del -9 o quella dello scudetto? Quella del -9, forse perché ero appena arrivato, c’era grande entusiasmo; il clima era più famigliare, c’erano giocatori-amici. Nel 2000 era cambiato tutto l’ambiente, c’erano ovviamente giocatori fortissimi altrimenti non si sarebbero vinti quei trofei, ma mi trovavo meglio con la Lazio del -9. Con qualche personaggio non ho legato, non parlo della squadra o del presidente che sapete come ci trattava bene.

Ricordi dello scudetto? Io ero un po’ scettico, sappiamo com’era la Juventus di quel periodo, qualcuno invece era ottimista. Io avevo un collega, Sergio Viganò, che portò Mancini, che l’ultima giornata salì sul pullman con lo champagne perché se lo sentiva. Eriksson fino alla fine ci ha creduto.

Tra i più convinti della vittoria dello scudetto c’era Mancini. Anche Mihajlovic e Simeone. Menomale che mi sono sbagliato io (ride, ndr).

Il grande merito è stato di Cragnotti ma i giocatori che avevamo erano davvero forti, ma abbiamo vinto anche poco. Come minimo dovevamo avere un altro scudetto e fare qualche finale di Champions. Eravamo i più forti d’Europa. Cragnotti ha preso in un giorno Vieri, quando l’ho visto a Formello non ci credevo neanche io. Poi una volta eravamo in Brasile e a Zoff arrivò la telefonata in cui dicevano che avevamo preso Winter, Di Matteo e altre persone così; il presidente faceva delle ‘sorprese’.

Eravamo fortissimi. Loro andavano in campo e io dalla panchina avevo la sicurezza da subito che certe partite sarebbero finite 3-4 a 0, da come si mettevano, da come cominciavano.

Personalità? Abbiamo vinto proprio perché tutti ne avevano tanta. Da Veron a Mancini, a Mihajlovic. E anche Simeone, Almeyda. Quando andavano in campo lo vedevi. Sulla personalità non si poteva dire niente, erano uomini.

Lo stesso Stankovic, che era in panchina, aveva 19 anni ma quando entrava si vedeva che era forte. E l’anno dopo eravamo ancora più forte perché oltre quelli che c’erano Cragnotti prese Stam, Lopez e Crespo. Abbiam buttato lo scudetto perché l’Inter ci fece uno ‘sgarbo’.

L’anno prima ci ricordiamo cos’è successo a Firenze? Il rigore su Salas. Poi tre giorni dopo vincemmo a Birmingham, con Vieri che ha fatto gol di testa dopo che gliel’avevo fasciata.

Dalla panchina si vedeva proprio che non c’era partita, che avrebbero segnato”.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – D. Rossi su Inter-Lazio: “Proibitiva, ma niente da perdere. Quanti rimpianti fra Parma e Juve…” (AUDIO)

Delio Rossi in collegamento a ‘NMM’

Inter-Lazio

“Importante giocare in contemporanea. Con la Juventus era ancora più importante per lo scontro diretto, sicuramente a Milano non sarà facile. Non so che Lazio aspettarmi contro l’Inter, con loro ancora in lotta per lo Scudetto. I nerazzurri sono i più forti del nostro campionato, su questo non ci piove. Sabato ho visto una Juve ai minimi termini, i rimpianti grossi sono per la Lazio. I punti persi, specialmente col Parma, pesano come un macigno. La Lazio deve andare a San Siro giocandosi tutto, senza troppi pensieri. E’ una partita proibitiva, ma la Lazio non ha niente da perdere”.

“La Lazio ha fatto molto bene fuori casa, specialmente nel 2025. Forse il fatto di non avere quella pressione di dover fare il risultato a tutti i costi, può essere un fattore a favore dei biancocelesti. Ho la sensazione che Baroni abbia un atteggiamento più conservativo in questo finale di stagione, che miri prima a non prenderle che a darle. La contemporaneità è giusta, ma da allenatore, non vorrei che nessuno si metta a vedere sul cellulare ciò che succede su gli altri campi”.

Lo Scudetto del 2000

“Del 14 maggio ricordo la pioggia (ride, ndr) e l’immagine di Collina che prova a far rimbalzare il pallone. Ovviamente non avevo idea che la Lazio sarebbe entrata nella mia vita, ma credo che per ogni tifoso laziale sia fondamentale ricordare il passato, per affrontare il futuro. Chi mi piaceva di più? Nedved l’avrei allenato volentieri. Era un giocator che incarnava tutte le caratteristiche del calciatore completo. Aveva personalità e sapeva guidare gli altri. Ogni allenatore lo avrebbe voluto, anche perché faceva la differenza nelle partite che contavano veramente”.

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DICHIARAZIONI

Zaccagni: “La lazialità ti entra dentro e mi ha portato a rimanere qui. Champions? Come diceva Eriksson…”

Presente a Formello anche capitan Zaccagni ha così parlato dello scudetto del 2000:

“La lazialità ti entra dentro, la città ti porta a respirare questa cosa. Mi è piaciuto molto ascoltare gli aneddoti del secondo scudetto. Anche i magazzinieri ci raccontano storie che hanno vissuto e noi le ascoltiamo con piacere.

Io l’anno scorso ho fatto una scelta importante per la mia carriera, la lazialità mi ha portato a rimanere qua e a sposare questo progetto”.

Poi in ‘zona mista’, al termine della conferenza stampa

Scudetto? Sarebbe qualcosa di magico, ai sogni ci si deve sempre credere e soprattutto porsi degli obiettivi e come diceva Eriksson, bisogna crederci sempre. Adesso è un calcio un po’ diverso, vanno messe delle basi solide per costruire una squadra per competere allo scudetto e io sono convinto che le basi si stanno mettendo e penso che la Lazio può iniziare a pensare di vincere qualcosa”. 

“Champions? È ancora tutto aperto, la lotta Europa e quella salvezza possono essere aperte a qualsiasi risultato e forse mai come negli ultimi anni, così tanto. Stiamo sul pezzo, mancano due partite e giocheremo al massimo”.