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Lazio-Torino, numeri e precedenti: Granata a secco dal 2017, quando Giacomelli…

Granata a secco dal 2017, dal famoso match arbitrato da Giacomelli. Felipe brilla contro il Torino. Il brasiliano è fra i giocatori che – storicamente – più hanno fatto male ai Granata. Quattro pareggi consecutivi fra Lazio e Torino nelle ultime sfide. Nella gestione Sarri il Torino è una delle due squadre, assieme all’Udinese, contro cui la Lazio non ha mai vinto in Serie A. Il Torino ha vinto solo una delle ultime 18 partite fuori casa nel massimo campionato contro la Lazio (10 pareggi e 7 sconfitte). Granata a secco dall’11 dicembre 2017. La vittoria con le reti di Alejandro Berenguer, Tomás Rincón e Simone Edera. Il Toro vinse 3-1 all’Olimpico e il matchi laziali lo ricordano bene per l’arbitraggio molto discusso di Giacomelli.

Era dalla stagione dell’ultimo Scudetto (1999/2000) che i biancocelesti non si trovavano, dopo 30 gare giocate, al secondo posto con almeno cinque punti di vantaggio sulla terza in classifica in Serie A. Allora erano a +7 sul Parma. La Lazio ha collezionato 18 clean sheet in questo torneo, subendo in totale solo 20 reti: in entrambi i casi solo il Barcellona (22 e 9) ha fatto meglio nei cinque grandi campionati europei in corso. Il Torino è l’avversaria contro cui Felipe Anderson ha preso parte a più gol in Serie A. Ben otto marcature in 11 precedenti (cinque reti e tre assist). Felipe è a quota 99 successi nel massimo campionato italiano, il giocatore della Lazio è uno dei cinque centrocampisti sempre presenti nel torneo in corso. 30 presenze per lui, come per Lobotka, Bourabia, Frattesi e Kostic.

Dati: OPTA.

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Incidente Immobile: “Il semaforo verde non funzionava da giorni”

Ciro Immobile sta bene, le figlie anche. Ora serve solo un po’ di tempo per cancellare dalla testa lo shock post incidente. E intanto si indaga su come sia accaduto l’impatto tra il suv del bomber della Lazio e il tram. Il Gazzettino raccoglie la testimonianza di Marco S., tassista di Roma che ogni giorno, per lavoro, passa in quel tratto di Piazza delle Cinque Giornate e Ponte Matteotti. E spiega: “L’anomalia che personalmente ho riscontrato riguardava il semaforo che regola la viabilità sulla preferenziale riservata a mezzi pubblici, disabili, Ncc e a noi tassisti”.

Il malfunzionamento del semaforo

Un primo malfunzionamento del semaforo consisteva nel segnalare il rosso per un lunghissimo tempo. E questo mentre erano intermittenti il rosso e il verde per chi proveniva dal lungotevere Oberdan. Quindi ho visto colleghi inchiodati davanti a me per minuti interminabili e qualcuno alla fine attraversare ugualmente l’incrocio con molta cautela pur di passare. Si stava fermi anche per venti minuti. Poi, però, succedeva anche qualcosa di opposto. Che il verde durava appena due o tre secondi, poi ridiventava subito rosso. E così tu ti trovavi ad avere impegnato regolarmente l’incrocio ma di trovarti in mezzo alla strada con il rosso, mentre chi proveniva dal lungotevere Oberdan vedeva il segnale di via libera di fronte a sé e non frenava. Ho sentito le parole di Immobile che proveniva dal Lungotevere e ho letto quelle del tranviere che arrivava dalla preferenziale ed entrambi sembravano molto determinati nel sostenere di essere passati con il verde. Visto quello che ho sperimentato io e anche altri miei colleghi che hanno risposto in chat, che possa essere accaduto realmente non mi stupirebbe”. Corriere dello Sport

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Immobile, prognosi incerta ma ha già fatto una promessa a Sarri…

Nenanche un incidente d’auto riesce a fermare Immobile. Come scrive il Messaggero questa mattina, l’attaccante della Lazio ha già parlato con Sarri dicendogli che farà di tutto per esserci contro l’Inter.

A seguito della frattuta alla costola e alla distorsione alla colonna vertebrale riportati nello scontro di ieri tra il suo suv e un tram, per il capitano della Lazio si prevede un possibile stop di non meno di 10-15 giorni. In un primo momento si era parlato addirittura di un mese. I medici in ogni caso predicano cautela. Ulteriori accertamenti saranno comunque svolti in settimana. Ciro però, scrive il quotidiano romano nel racconto del retroscena, non accetterà mai di restar fuori fino a fine campionato. L’ultima parola su un suo eventuale rientro in campo spetterà comunque a Sarri.

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Spezia-Lazio, numeri e precedenti: Nzola contro Ciro e quel record di Eriksson…

Nzola contro Ciro; Aquile contro Aquile. Spezia-Lazio si avvicina. I precedenti del match e le curiosità statistiche. Bestia nera. La Lazio è una delle tre squadre contro cui lo Spezia ha perso tutte le partite disputate in Serie A: cinque sconfitte su cinque contro i biancocelesti, sei contro la Juventus e una contro il Monza. Sono sei i gol subiti dai liguri in due partite casalinghe contro la Lazio in Serie A. Nelle ultime cinque partite di campionato lo Spezia non ha mai incassato più di un gol: per i liguri è la miglior striscia di gare senza almeno due reti subite in Serie A. Liguri imbattuti nelle ultime tre partite casalinghe di Serie A, con Leonardo Semplici in panchina. La Lazio ha tenuto la porta inviolata nelle ultime quattro trasferte di Serie A e non fa meglio dal suo record di cinque registrato nel 1998, sotto la guida di Sven-Göran Eriksson.

I biancocelesti hanno subito cinque gol nei primi tempi in questo campionato; nelle prime 29 giornate di Serie A, soltanto sette volte sono state incassate meno reti nei primi 45’ di gioco. La Lazio è la squadra che ha segnato più gol (10) nei primi 15′ di gioco in questo campionato. Al contrario lo Spezia è quella che ne ha realizzati meno (1) nel quarto d’ora finale di gara. Bomber a confronto, Nzola contro Ciro. Nzola (13 reti e due assist in questo campionato) è il primo giocatore dello Spezia a prendere parte a 15 gol nel corso di una singola stagione di Serie A. Ha partecipato al 60% delle marcature spezzine. Ciro Immobile ha segnato 5 gol in 5 incontri con Lo Spezia. Per la sfida è stato scelto il fischietto.

Dati: OPTA.

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Sarri ed il ritorno alle origini: è dove può incidere e decidere che fioriscono le sue idee

Maurizio Sarri a Napoli è passato alla storia soprattutto per la stagione dei 91 punti ma quel campionato esaltante e doloroso, culminato nel tragico pomeriggio di Firenze, fu il frutto di due anni di lavoro. Soprattutto della stagione precedente, la prima senza Gonzalo Higuain.
Serie A 2016/17: quel Napoli conquistò 48 punti dal giro di boa in poi, la miglior squadra del girone di ritorno di un campionato che concluse al terzo posto con 86 punti. Mertens centravanti fu la ciliegina sulla torta, l’upgrade definitivo per un successivo campionato che ancora oggi viene ricordato anche se non ha portato ad alcuna vittoria.
Vi ricorda qualcosa? La Lazio oggi sembra stia vivendo proprio quel secondo anno lì. Ci sono delle differenze, evidentemente, ma è fuor di dubbio che in questo girone di ritorno stia emergendo in tutta la sua forza il lavoro meticoloso di Sarri. Sei vittorie e un pareggio nelle ultime sette partite di campionato, nessuno come la Lazio negli ultimi due mesi. Una squadra che non sa ancora gestire (o forse non ha la forza per farlo) un impegno ogni tre giorni, ma che quando può concentrarsi su un solo obiettivo può battere chiunque. Si stanno ponendo le basi per una stagione straordinaria, anche se qualcosa andrà sistemato. Anche se in estate Lotito dovrà prendere una decisione già troppe volte rinviata.

Sarri è tornato alle origini dopo aver toccato con mano ciò che non gli piace
A 64 anni Maurizio Sarri si ritrova ad allenare soprattutto per il gusto di allenare. Se il Napoli fu il trampolino di lancio per riscattare, anche economicamente, 20 e passa anni di gavetta tra Promozione e Serie B, la Lazio è il ritorno alle origini. Maurizio Sarri è un allenatore, un insegnante di calcio, un ruolo molto diverso da quello di gestore ricoperto al Chelsea prima e alla Juventus poi. Soprattutto l’anno bianconero fece emergere ciò che Sarri non è, con quali compromessi ha dovuto fare i conti pur di alzare al cielo prima un’Europa League e poi uno Scudetto nemmeno festeggiato.
È passata alla storia questa sua ammissione a capitolo bianconero ormai concluso: “A metà ottobre feci una riunione con lo staff, chiedendo di fare una scelta. Andiamo dritto per la nostra strada e andiamo a casa tra 20-30 giorni o scendiamo a qualche compromesso, vinciamo il campionato sapendo che andiamo a casa lo stesso? Abbiamo scelto la seconda”.
Quel capitolo della sua vita è ormai chiuso. Dopo aver visto cosa c’è dall’altro lato della Luna, Sarri oggi non ha più quella smania che agitava le sue giornate partenopee e sa che questo tipo di ambiente, dove può decidere e incidere, rappresenta l’humus ideale per far fiorire le sue idee. Che hanno bisogno di pazienza e duro lavoro, che hanno bisogno di tempo e applicazione per sedimentarsi, ma che poi sanno apparire in tutta la loro magnificenza. Perché per Sarri i risultati sono sempre una conseguenza. L’effetto e non la causa.
Claudio Lotito l’ha capito. Ha dimostrato di saperlo assecondare e di saper aspettare. Ha creato un rapporto talmente solido che ha spinto Sarri, dopo la vittoria col Monza, a rilasciare una dichiarazione non banale: “Se non succede qualcosa di clamoroso, mi vedo in un progetto a lunga scadenza. Voglio smettere alla Lazio”. C’è però ancora qualcosa di irrisolto e tra qualche settimana, a bocce ferme, su questo irrisolto toccherà tornarci.

Ma a giugno ci sarà la resa dei conti
È evidente però che qualcosa negli ultimi anni sia cambiato. È cambiato lo scenario col cambio di allenatore. A differenza di Inzaghi, Sarri di Tare non condivide idee e scelte. Il suo modo di far mercato, le sue strategie e i suoi orientamenti. A Lotito questo quadro è apparso chiaro quasi subito e per questo motivo, un anno dopo l’arrivo di Sarri, ha inserito nell’organigramma societario la figura di Angelo Fabiani: ufficialmente Direttore Sportivo della Primavera, ufficiosamente molto di più. Fabiani ormai dalla scorsa estate è il trait d’union tra le richieste di Sarri e le decisioni di Lotito, è colui che insieme a Enrico Lotito gli ultimi giorni di agosto era a Milano per risolvere le ultime operazioni di mercato della Lazio e che ha operato come e più di Tare. Che qualche operazione l’ha pur definita, ma molte più volte è rimasto a guardare.
Più che un Direttore Sportivo, Tare nell’ultima stagione è stato il pungiball di Sarri, da colpire tutte le volte che le cose non hanno funzionato. L’ultima dopo l’eliminazione dall’Europa League: “Non siamo strutturati per tre competizioni. Dobbiamo crescere sotto tutti i punti di vista”. Tare paga alcuni grossolani errori di mercato, ma più di tutto una vision molto diversa da quella del suo allenatore. Di quel Sarri che oggi è figura attorno a cui si avvinghiano i sogni di gloria biancocelesti. Di quel Sarri che chiede sempre più persone allineate al suo credo per portare a compimento il suo lavoro.
La bilancia alle porte di un terzo anno che si preannuncia ricco di speranze e possibilità pende tutta in un’unica direzione e per questo motivo, mai come ora, la storia tra Lotito e Tare sembra giunta ai titoli di coda.

Tuttomercatoweb.com

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Juventus bestia nera anche di Felipe: non ha mai battuto i bianconeri

Juventus bestia nera assoluta per il club biancoceleste. Sette stagioni con la maglia della Lazio e nessuna vittoria contro la bestia nera Juventus. Se i bianconeri sono la vera bestia nera della Lazio, lo sono anche per Felipe Anderson. Il brasiliano è alla soglia dei trent’anni (il prossimo 15 aprile). Sono due volte la Lazio ha avuto la meglio sulla Juventus con il brasiliano in rosa, ma in entrambe le occasioni lui non era in campo. Si tratta delle due sfide nel 2017 (compresa la Supercoppa Italiana). Lo score di Felipe Anderson contro la Vecchia Signora è di 14 sconfitte e un pareggio. Soprattutto, nessun gol a referto. Insomma per il brasiliano l’occasione di sfatare un tabù e farsi un regalo per il compleanno ormai imminente. Nell’ultima gara (quarti di finale di Coppa Italia) Felipe ha giocato 90′. Prova opaca in generale quella della Lazio, che ha rimediato una sconfitta per 1-0 e la relativa eliminazione dalla competizione.

In vista del prossimo incontro Sarri lavora sul campo di Formello

Oggi primo vero allenamento della settimana, dopo le blande sedute post vittoria di Monza di domenica. Sarri attende notizie dall’infermeria per Gila e Lazzari: il primo è tornato con un trauma contusivo al piede dalle partite con la Spagna U21, il secondo invece è uscito malconcio, zoppicando, dal Brianteo per una botta subita. Nulla di grave per Lazzari, atteso già oggi con i compagni, mentre Gila ancora è da valutare. Nonostante possibili sviluppi positivi, entrambi sabato con la Juventus si accomoderanno in panchina. Le scelte per la difesa, la migliore del campionato con 19 reti subite (il Napoli 20), sembrano già essere fatte. Nessuna speranza per Gila: la coppia centrale Casale-Romagnoli si sta rivelando un’assoluta garanzia. Lazzari può alimentare una flebile possibilità, ma Sarri ritroverà Marusic (squalificato a Monza) e confermerà Hysaj, tra i migliori nel 2023. Lazzari, molto più offensivo, può essere un’arma da sganciare in corsa, così come Pellegrini.

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Roma, insulti razzisti a Stankovic: “Orgoglioso di essere zingaro”

Subito dopo l’espulsione di Murillo che ha lasciato in dieci la Sampdoria contro la Roma all’Olimpico sono state veementi le proteste di Stankovic contro il direttore di gara. Polemiche che hanno acceso la Curva Sud, e poi tutto l’Olimpico, che ha insultato il tecnico blucerchiato con il coro razzista “sei uno zingaro”. Per cercare di fermare il coro è intervenuto anche Mourinho, chiedendo alla Curva di smettere, mentre Stankovic  ha ringraziato, in modo ironico, lo stadio che lo continuava a insultare. Sugli spalti presente anche il responsabile Can Gianluca Rocchi.

Stankovic: “Io zingaro e fiero di esserlo”

“Io sono fiero di essere zingaro, lo sa anche Josè, nessuno mi offende se mi chiama zingaro. Grazie a Josè che li placava, ma io non mi offendo, sono orgoglioso”. Ha detto Dejan Stankovic a Dazn.

Mourinho: “Sono intervenuto per un grande uomo”

“L’ho fatto per un grande uomo e un grande amico, ma lo farei anche per un altro, sono stato insultato tante volte negli stadi, ho costruito intorno a me un muro di protezione e penso che lo abbia fatto anche lui, che è un grande uomo e un uomo grande. Però hai famiglia, hai figli, magari sono qui o a casa che sentono, e non è bello. Abbiamo dei tifosi fantastici e ho pensato di intervenire in quel momento per far capire che non va bene”, ha poi detto Mourinho.

Mourinho: “Chi dice che resto interpreta il futuro”

“Quello che si scrive di me? Io del mio futuro, del mio stato d’animo, non ne parlo con amici, non ne parlo con i compagni e con i giornalisti. Se qualche mese fa il nostro ceo Berardi ha detto che era sicuro che io sarei rimasto, è un’interpretazione sua. Se qualcuno scrive che resto è interpretazione sua”, ha poi precisato il portoghese.”Dal punto di vista contrattuale ho ancora un anno, ma qualche volta i contratti non sono la cosa più importante”. Repubblica.it

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Numeri e precedenti di Monza-Lazio: Zaccagni per la doppia cifra, la difesa per confermarsi super

Il ventottesimo turno di Serie A è alle porte. La Lazio affronterà il Monza, al U-Power Stadium

Numeri e precedenti di Monza-Lazio: in questa stagione il Monza ha raccolto un solo punto in cinque sfide contro formazioni che a inizio giornata occupavano le prime quattro posizioni in classifica in Serie A (2-2 v Inter il 7 gennaio scorso). Dato che include la sconfitta per 0-1 contro la Lazio nel match d’andata dello scorso 10 novembre. Il Monza ha pareggiato gli ultimi due match di campionato e non hanno mai registrato tre pareggi di fila in Serie A. La Lazio è rimasta imbattuta in 16 delle ultime 17 sfide contro squadre neopromosse in Serie A, perdendo però quella più recente (2-1 v Lecce fuori casa). I biancocelesti potrebbero registrare due sconfitte di fila contro queste avversarie per la prima volta da Empoli e Cesena, nel 2014-2015.

La Lazio viaggia con 16 clean sheet in 27 match di questo campionato, nella sua storia in Serie A in sole due occasioni i biancocelesti hanno mantenuto più volte la porta inviolata in un’intera stagione: nel 2006/07 (18) e nel 1963/64 (17).

Il Monza è imbattuto in sette delle ultime otto gare casalinghe di campionato (3V, 4N). L’unica sconfitta nel periodo all’U-Power Stadium risale al 18 febbraio scorso contro il Milan. Andrea Petagna è una bestia nera per la Lazio: ha segnato quattro gol contro i biancocelesti in Serie A, solo contro l’Atalanta ha realizzato più reti nel massimo campionato. Carlos Augusto è tra i difensori in questa stagione nei maggiori cinque campionati europei: 5. In casa Lazio invece, Zaccagni attenta alla oppia cifra per la prima volta in carriera; Immobile per l’ottava. Il match sarà diretto dal signor Marcenaro. Il fischietto farà il suo ‘esordio’ con la Lazio. Non ci sono precedenti infatti, con il club capitolino. Ecco l’intera squadra arbitrale per Monza-Lazio.

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Lazio, ora 11 finali: se Sarri mantiene questa media punti…

Stop agli impegni delle nazionali, via alla ripartenza del campionato. Rush finale con la Lazio al secondo posto e in testa al treno Champions. Domenica 2 aprile ecco la trasferta a Monza, poi sabato 8, vigilia di Pasqua, il big match con la Juve all’Olimpico. Conquistare i tre punti contro i bianconeri sarebbe fondamentale per l’obiettivo finale. Spezia e Torino subito dopo, poi un altro big match dal sapore di spareggio Champions: l’Inter a Milano il 30 aprile. Sassuolo in casa il 3 maggio, trasferta ancora a San Siro con il Milan domenica 7 maggio. Lecce, Udinese, Cremonese e Empoli chiudono la stagione. Sono 11 finali che comprendono 3 spareggi per la grande Europa. Tutte d’un fiato.

I finali della Lazio e la proiezione Champions

Da quando c’è Lotito presidente la Lazio ha chiuso al meglio con le ultime 11 partite nella stagione 2005/2006: 24 punti con 7 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta. Sarri lo scorso ha fatto molto bene: 21 punti con 6 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte. Quinto posto finale e 64 punti. Ad oggi i biancocelesti viaggiano ad una media di 1,925 punti a partita. Se mantenuta porterebbe 21 punti e una chiusura potenziale a 73. Così Champions garantita. Ma sono proiezioni, il campo poi farà da giudice. Corriere dello Sport

LEGGI ANCHE: ‘QUELLI CHE…’ – De Grandis: “Lazio organizzata e verso la Champions senza un vice-Immobile. I meriti di Sarri sono evidenti…” (AUDIO)

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Levante: la RFEF gli assegna lo scudetto del 1937. La Figc cosa aspetta a fare altrettanto con la Lazio?

La Federazione spagnola ha assegnato il titolo Levante per il campionato vinto nel 1937.

Levante. Nel 1937 nonostante la guerra civile, nei territori spagnoli ancora non controllati dal regime franchista, si disputò ugualmente un campionato di calcio. La Copa de la España libre – come fu battezzato il torneo – venne vinta il 18 luglio 1937 dal Levante, ma il titolo non venne mai riconosciuto.

O almeno non fino a due giorni fa: sabato 25 marzo, dopo una lunga battaglia con la Federcalcio spagnola, il club di Valencia si è visto riconoscere ufficialmente quello che ad oggi è diventato il primo e unico titolo della sua storia.

In Italia la Lazio sta provando da anni a veder ripristinata la verità relativa al titolo di Campione d’Italia 1914-1915, ma senza risultati.

La Figc nonostante il parere positivo del famoso collegio dei saggi, è totalmente immobile e sorda di fronte alla caterva di prove inoppugnabili che mettono la Lazio sullo stesso piano del Genoa a cui lo scudetto del 1915 è stato ufficialmente assegnato. A questo punto le strade percorribili dovrebbero essere due: o revocare lo scudetto al Genoa e lasciarlo non assegnato, o dare l’ex aequo alla Lazio che all’interruzione di campionati a causa della guerra era nella stessa identica situazione del Genoa rispetto allo scudetto.

Gravina è evidentemente troppo impegnato ad ascoltare cori allo stadio…

Alessio Buzzanca