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Settimo posto anche negli scontri diretti: Lazio ultima, solo 8 punti raccolti

C’è una classifica a parte che racconta le difficoltà della Lazio. Questa classifica è frutto della somma dei punti ottenuti negli scontri diretti, fra le prime sette squadre della Serie A. Su 10 incontri disputati, la squadra di Sarri ha ottenuto 8 punti, ed è ultima, settima. La Roma – grazie alla vittoria nel derby di ritorno – è penultima con 10 punti. Quinto posto per l’Atalanta (11), poi Juve ed Inter appaiate a 14 ed in vetta ci sono Napoli (15) e Milan, addirittura 21 punti. Gli otto punti della Lazio sono stati racconti nel derby d’andata (3-2), nella vittoria contro l’Inter (3-1) e nel doppio pareggio contro l’Atalanta (2-2; 0-0). Mai come stavolta, la classifica generale rispecchia perfettamente la somma degli scontri diretti fra le prime della lista.

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Lazio, ora la reazione: ecco le otto finali per credere all’Europa

“Questa è una squadra che di solito, quando subisce una sconfitta così, reagisce, questo lascia ben sperare”. Maurizio Sarri, dopo il ko nel derby, guarda avanti e punta il finale di stagione. La sfida con la Roma, diretta concorrente per un posto in Europa, era fondamentale per dare una misura ai progressi visti nell’ultimo periodo. Il 3-0 invece, è una sconfitta pesante pure per il morale. La pausa capita forse nel momento giusto. Tasto reset, poi di nuovo start per giocare al massimo le otto partite che restano.

Il calendario della Lazio

Dopo la pausa si riparte all’Olimpico, domenica 3 aprile, contro il Sassuolo. Match sicuramente insidioso. Una settimana dopo sfida al Genoa sempre immischiato nella lotta salvezza. Poi Torino e Milan in casa. Spezia in trasferta, Sampdoria all’Olimpico. Il 15 maggio c’è la Juve allo Stadium per poi finire a Roma contro il Verona. Il 22 maggio si faranno i conti. Guai a mollare, Sarri si aspetta una forte reazione da parte del gruppo. Non si può più sbagliare. Corrieredellosport

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Naufragio totale, la rabbia dei tifosi risparmia solo il giovane Romero

“È una vergogna approcciare un derby così”. I tifosi della Lazio sui social e nelle radio si infuriano e la pensano tutti allo stesso modo, condannando l’atteggiamento dei biancocelesti, sotto nel punteggio dopo 56 secondi e mai realmente in partita. Leziosi, poco umili, spocchiosi senza alcun motivo, visto che in classifica c’era solo un punto a dividere le due squadre. Mai una seconda palla recuperata, mai un contrasto vinto: un tracollo totale, nella sfida cittadina più attesa dell’anno. “Non capisci la mancata reazione, c’era tutto il tempo per recuperare invece ci siamo buttati giù”, dice Sarri. La Roma carica ha sconfitto una Lazio spenta. Eppure sarebbe dovuto essere il contrario, visto che il tecnico toscano ha potuto lavorare per una settimana intera a Formello, mentre Mourinho ha avuto l’impegno in Conference League.

Invece è accaduto l’opposto e nessun singolo biancoceleste si è salvato dal naufragio dell’Olimpico. Da Strakosha, che avrebbe potuto fare di più soprattutto sulla traiettoria da corner di Pellegrini, ad Acerbi, irriconoscibile dopo le due ultime prestazioni positive post infortunio, passando per i vari Felipe Anderson, Milinkovic, Luis Alberto, Hysaj e via dicendo. Immobile si batte e fa quel che può, lo stesso Pedro, che almeno ci prova. Unica nota positiva: l’ingresso del 2004 argentino Luka Romero, frizzante e in campo con agonismo al contrario di molti suoi compagni.

A livello di classifica, cambia poco per la Lazio, che si giocherà fino alla fine l’Europa League con Roma e Atalanta. La pesante sconfitta può però pesare sul morale e sul futuro di alcuni giocatori, che sembrano essere arrivati a fine ciclo. Tuttomercatoweb.com

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Derby senza storia: la Roma passeggia su una Lazio inesistente

Primo tempo senza storia
In un Olimpico gremito e bollente la Roma parte a razzo e alla prima occasione utile passa in vantaggio: se la traversa ferma una possibile prodezza di Pellegrini direttamente da calcio d’angolo, è invece lesto Abraham a correggere in rete e sbloccare la contesa quando sono passati appena 56 secondi. Sulle ali dell’entusiasmo i giallorossi insistono e al 10’ Strakosha deve mettere i guantoni, per fermare Pellegrini. La Lazio cerca di reagire ma tutto il primo tempo è un monologo giallorosso e arriva pure il raddoppio a metà frazione: ci pensa ancora Abraham, sempre più frontman dei suoi oltre che autore della perfetta zampata volante sul cross teso di Karsdorp. Proseguono le offensive della Roma, vicina al terzo gol con la matricola Zalewski e poi con Pellegrini. Quelle del capitano sono prove generali: al 40’ estrae dal cilindro un vero e proprio gioiello, una punizione che si insacca all’incrocio e vale il 3-0. La squadra di Sarri è tramortita e, dopo aver dato qualche segnale timidissimo prima e dopo (due conclusioni dalla distanza di Luis Alberto e Immobile), rischia anche di subire il quarto gol, se non fosse che Mkhitaryan sbatte sulla traversa. Il duplice fischio di Irrati, ad un occhio biancocelesti, appare dunque come una manna dal cielo.

La reazione laziale non riesce
Inevitabile vedere una Lazio diversa da quella moscia e ripetutamente trafitta del primo tempo. Già dopo poco più di un minuto è Pedro a lanciare il primo segnale, con un destro alto che vale più per il morale che come gesto di pericolosità vero e proprio. I biancocelesti trovano maggior predominio territoriale e nel possesso, non riuscendo però a far male per lunghi tratti alla difesa di casa, ben schierata e supportata anche dal lavoro dei centrocampisti. La grande occasione della prima metà di ripresa, perciò, la confezionano i giallorossi con un efficace asse verticale Cristante-Abraham e la tripletta mancata dal centravanti per un piatto troppo aperto di fronte a Strakosha. Più passano i minuti e più diventa chiaro come gli attacchi laziali siano destinati a rimbalzare contro all’attenzione difensiva romanista, spinta anche dagli incessanti canti degli spalti. Un’occasione ghiotta capita a Cataldi, su punizione, ma il 32 mostra la differenza tecnica oggi esistente tra lui e Pellegrini. Gli ultimi minuti diventano quindi giusto occasione perché la grande festa romanista prenda forma. Tuttomercatoweb.com

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Lazio, per quattro giocatori potrebbe essere l’ultimo derby

Strakosha, Patric, Luiz Felipe, Marusic e Lucas Leiva. Oltre ad essere – praticamente – l’inizio della filastrocca della formazione titolare della Lazio, cos’hanno in comune? Questi cinque giocatori sono quasi tutti al passo d’addio e per loro, il derby numero 156 della Capitale (per la sola Serie A) potrebbe essere l’ultimo. Marusic va considerato – fra tutti – la voce fuori dal coro, nel senso che il suo rinnovo sembra essere vicino, manca solo la comunicazione ufficiale. Strakosha è ancora un punto interrogativo, esattamente come Patric e Luiz Felipe. Non ci sono segnali di riavvicinamento, il loro contratto è prossimo alla scadenza (giugno 2022). Leiva invece sembra aver deciso di tornare in patria a fine stagione e sta chiudendo alla grande la sua lunga esperienza romana, con professionalità e attaccamento fuori dal comune. Menzione a parte per Acerbi: il centrale non è certo prossimo alla scadenza del contratto, ma la sua permanenza a Roma non è affatto scontata.

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Juve nella bufera: il confronto Sarri-Allegri è impietoso

In casa Juventus, l’eliminazione dalla Champions League per mano del Villarreal, non è stata digerita. I bianconeri sono crollati in casa (0-3) e hanno abbandonato la competizione. Oggi a Torino è il giorno dei consuntivi e dei paragoni e fra questi, ce n’è uno che riguarda l’attuale allenatore della Lazio. Allegri e Sarri condividono l’uscita dalla Champions agli ottavi, ma il percorso in campionato è estremamente diverso. Max in 29 giornate ha raccolto 56 punti, Pirlo (lo scorso anno) ne aveva raccolti 59. E Sarri? Il tecnico toscano – dopo 29 giornate – aveva raccolto addirittura 72 punti, 16 in più di Allegri. Quella Juventus rallentò poi nel finale, ma vinse lo Scudetto. La Coppa Italia resta l’unica scialuppa per Max, altrimenti questa sarebbe la prima stagione senza trofei da 12 anni a questa parte per ‘La Vecchia Signora’.

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Derby, curiosità e numeri della stracittadina numero 156

COUNTDOWN DERBY

Il 156esimo derby della capitale – contando solo quelli giocati in Serie A – si avvicina. Roma contro Lazio, Mourinho contro Sarri. E’ – e sempre sarà – una partita fuori da ogni logica, completamente a sé, una partita che per i tifosi ha un significato che va ben oltre la classifica. I freddi numeri ci dicono che la Roma è imbattuta in casa contro la Lazio in Serie A dal 30 aprile 2017 (3-1 biancoceleste con protagonista Keita, autore di una doppietta); da allora, tre successi e un pareggio – i giallorossi potrebbero inoltre tenere la porta inviolata per due Derby interni consecutivi (dopo il 2-0 dello scorso anno) per la prima volta dal 2011 (tre di fila allora). La Lazio invece – dopo la vittoria per 3-2 nella gara d’andata – potrebbe trovare il successo per due derby di fila contro in Serie A per la prima volta dal novembre 2012 (tre di fila in quel caso, a cavallo tra la gestione di Reja-Petkovic).

DUELLO IN PANCHINA

Maurizio Sarri potrebbe diventare il primo allenatore della Lazio a vincere i suoi primi due Derby di Roma in Serie A da Sven-Göran Eriksson (1997/98) mentre José Mourinho il primo tecnico giallorosso a perdere i suoi primi due da Luis Enrique nel 2011/12. Nella storia del derby – sponda Lazio – solo Piola (6) e Rocchi (5) hanno segnato più di Immobile. Ciro è fermo a quota 4.

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Ora il derby: tridente obbligato, ma Sarri recupera Lazzari e Marusc

La settimana che porta al derby è iniziata con una vittoria sul Venezia per la Lazio di Maurizio Sarri. Tre punti fondamentali utili per issarsi al quinto posto scavalcando Roma e Atalanta. Per domenica, quando all’Olimpico si accenderanno i riflettori sulla stracittadina, tornerà a disposizione Marusic dopo il turno di stop inflitto dal giudice sportivo. Il rosso di Cagliari lo farà rientrare comunque in diffida, con lui Luiz Felipe e Pedro, salvi con il Venezia.

Davanti scelte obbligate

Sarri dopo l’emergenza terzini ritrova appunto Marusic e Lazzari, entrato nella ripresa contro i lagunari per quindici minuti circa. Buone accelerazioni, sta tornando al top della forma. Smaltito del tutto lo stiramento di secondo grado al flessore della coscia destra che lo ha tenuto in infermeria circa un mese. Da capire se potrà tornare Radu, alle prese con una fascite plantare. Sente dolore, i prossimi giorni saranno fondamentali per capire il suo recupero. Cataldi verso il rientro a centrocampo, in attacco invece, scelte obbligate. Zaccagni squalificato, toccherà a Pedro completare il terzetto offensivo con Felipe Anderson e Immobile. Corrieredellosport.it

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Lazio e Roma, giornata pre-derby: ecco tutti i diffidati

Roma e Lazio in campo pensando al derby. I giallorossi scenderanno in campo alle 18 contro l’Udinese, i biancocelesti se la vedranno domani col Venezia. In entrambi i casi, al di là delle espulsioni, ci sarà chi dovrà fare particolare attenzione a non rimediare cartellini gialli: nelle fila dei giallorossi, i diffidati sono Pellegrini e Zaniolo. Risponde la Lazio con Luiz Felipe, Zaccagni e Pedro. Nomi pesanti, come pesante è la stracittadina che si apprestano a vivere le due squadre nel successivo weekend di Serie A.

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Mistero Kamenovic: è l’unico senza presenze

Dimitrije Kamenovic continua ad essere l’oggetto misterioso della Lazio. Il difensore serbo, acquistato la scorsa estate e parcheggiato a Formello per sei mesi, è stato inserito in rosa in maniera ufficiale solo nell’ultimo giorno di mercato invernale. Da quel giorno convocazioni e apparizioni in panchina senza mai scendere in campo. Per Sarri, evidentemente, non è ancora pronto.

L’incognita Kamenovic

La Lazio ha utilizzato in campionato 26 calciatori. Tutti hanno almeno qualche minuto in campo, tranne Kamenovic. Il terzino, pagato circa 3 milioni di euro, non ha collezionato nemmeno una presenza. Doveva essere il nuovo giovane esterno di Simone Inzaghi, poi l’addio del tecnico e l’arrivo di Sarri hanno cambiato i piani. L’attuale tecnico biancoceleste non lo ha mai preso in considerazione, anche se la dirigenza ha scelto di tesserarlo dopo mesi dal suo arrivo come promesso all’agente, Mateja Kezman. Da centrale non si è mai visto, come terzino, a quanto sembra, non garantisce una buona fase difensiva. Sarebbe stato perfetto per il 3-5-2 inzaghiano, non per il 4-3-3 sarrista. Il serbo spera di fare qualche apparizione in campo in questo finale di stagione. Non gioca ufficialmente da un anno e a 21 anni la sua carriera deve ancora decollare in maniera definitiva. Corrieredellosport.it