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Lazio, Marusic in conferenza: “Volevamo vincere a tutti i costi, stiamo facendo fatica ma restiamo positivi”

Al termine della gara pareggiata in casa con il Torino, Marusic è intervenuto in conferenza stampa per analizzare la sfida:

“Purtroppo hanno pareggiato, avevamo tanta voglia di vincere ma non ci siamo riusciti. Volevamo vincere a tutti i costi, siamo tutti arrabbiati e ora dobbiamo vedere dove abbiamo sbagliato. Bisogna stare più lucidi quando siamo in vantaggio. Guardiamo avanti perché ci sono tante partite, restiamo positivi. Lavoriamo forte ogni settimana per fare bene ogni partita.

Purtroppo in questo periodo non siamo riusciti a fare tanti gol, ci manca anche Castellanos. Restiamo positivi e lavoriamo con entusiasmo, nel calcio ci sono i periodi buoni e meno buoni. Mi dispiace per il risultato, andiamo avanti.

I ragazzi nuovi ancora soffrono, io guardo solo noi e non le altre squadre. Al momento stiamo facendo fatica, dopo il primo gol dovevamo essere più cattivi e chiudere la partita. Dobbiamo crescere in questo, era fondamentale per noi”.

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Lazio, Marusic: “Dobbiamo chiudere prima le partite. E sulle parole di Milinkovic…”

La Lazio non va oltre l’1-1 in casa contro il Torino. L’autore del vantaggio Adam Marusic al termine del match è intervenuto ai microfoni di Dazn: 

“Di cosa siamo arrabbiati? Del gol, dobbiamo essere più cattivi, lucidi, concentrati, non si può prendere un gol così.

Cosa mi ha detto Vanja Milinkovic-Savic? Abbiamo parlato post partita, mi ha detto che non ha potuto fare niente, ho tirato bene, non abbiamo vinto mancano ancora 8 partite.

Dobbiamo analizzare e lavorare su ciò che abbiamo sbagliato. Loro hanno pareggiato, dovevamo fare un altro gol proprio perché loro sono pericolosi dobbiamo migliorare in ogni allenamento, dobbiamo chiudere prima le partite”.

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Lazio, Baroni: “Punti buttati via. Serve alzare la testa e avere voglia. E sulle rotazioni…”

Il tecnico della Lazio Marco Baroni ai microfoni di Dazn ha commentato il pari per 1-1 contro il Torino:

Non mi piace parlare degli assenti, non voglio trovare alibi. Abbiamo trovato il gol e avuto le occasioni  per raddoppiare, non vedevo i presupposti per prendere il pari, è una cosa che dobbiamo togliere, certe disattenzioni dobbiamo evitarle.

Le rotazioni le abbiamo fatte sempre e continueremo a farle, ci sono giocatori che stanno rientrando, qualcuno è ritornato da uno stop prolungato e deve mettere minutaggio. Abbiamo partite ravvicinate e abbiamo bisogno di tutti.

Dobbiamo riprendere il nostro ritmo, ci mancano dei punti e alcuni li buttiamo via, come oggi. Abbiamo troppe gare importante per abbassare la testa, quindi dobbiamo alzarla e avere voglia”. 

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Lazio, Guendouzi: “Torino squadra tosta. Qui sono felice, do tutto per questa maglia”

Vigilia di Serie A in casa Lazio. I biancocelesti tornano protagonisti in campionato dopo due settimane di pausa dovuta agli impegni nazionali. Nella giornata di domani, lunedì 31 marzo, la squadra di Marco Baroni ospiterà allo Stadio Olimpico il Torino di Paolo Vanoli, nel match valido per la 30ª giornata di Serie A. Gara importante per la Lazio, che deve rispondere alle vittorie di Bologna, Juventus e Roma. Battaglia per l’Europa serrata, con i biancocelesti attualmente settimi a meno cinque punti dalla zona Champions League. A poco più di 24 ore dalla sfida, il centrocampista della Lazio Mattéo Guendouzi ha presentato i 90 minuti dell’Olimpico ai microfoni del club, nel consueto match program che anticipa le gare casalinghe della squadra di Baroni: 

“Sappiamo di affrontare un’ottima squadra, il Torino è sempre difficile da battere perché è aggressivo e ha calciatori tecnici. Sarà una gara intensa, dovremo pressarli alti per metterli in difficoltà. Conosciamo però le nostre qualità, vogliamo conquistare i tre punti per iniziare al meglio le nove gare che mancano alla fine del campionato”.

Poi, sul rapporto con i tifosi della Lazio“Se mi aspettavo di diventare un idolo? Sì, per me è fondamentale dare tutto in campo per aiutare la squadra e rendere felici i tifosi. Non dimenticherò mai l’accoglienza in aeroporto quando sono arrivato, erano tantissimi. Così in ogni partita gioco al massimo anche per loro. Poi a volte si vince e altre si perde ma l’importante è uscire dal campo sapendo di aver onorato la maglia. Sono felice di giocare nella Lazio e sono totalmente focalizzato sui nostri obiettivi perché abbiamo una squadra che può togliersi tante soddisfazioni”.

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Lazio-Torino, Baroni: “Richieste società? Non è cambiato niente. Ora si entra nel vivo, niente paura” (AUDIO)

Lazio-Torino, Marco Baroni in conferenza stampa. Il tecnico biancoceleste presenta il monday night di Serie A dal Centro Sportivo di Formello.

Il confronto con la società

“Il presidente l’ho visto ieri, è stato a pranzo con altre persone, siamo stati 20 minuti insieme. Con il ds e Bianchi c’è un confronto quotidiano, non c’è stato nulla di diverso rispetto alla quotidianità del nostro lavoro. 

La società le ha chiesto di fare più turnover?

La società non mi ha fatto nessuna richiesta. Abbiamo sempre lavorato verso questa soluzione, anche i ragazzi che sono arrivati ora sono più pronti. 

È rimasto dispiaciuto di alcune dichiarazioni del ds? Che il suo lavoro fosse legato ai risultati…

No, noi siamo concentratissimi sulla prossima partita. Lo sono da appena finita la partita di Bologna. Le critiche fanno parte del lavoro, sono utili quando circostanziate. Ho preso questo aspetto come una leva del nostro lavoro. Vanno utilizzate per fare un bel finale.

Cosa serve per farsi trovare pronti ogni 3 giorni?

Stiamo entrando nell’ultimo quinto della stagione, sappiamo che è la parte più importante. Siamo coscienti di questo, ci portiamo dietro quanto di buono, per affrontare il finale al massimo.

Stato fisico

Stiamo bene, non cerco mai alibi ma siamo arrivati alla settima partita con diverse situazioni da valutare. La pausa serve a ricaricare più le energie mentali che fisiche. Abbiamo lavorato con tutta la squadra soli pochi giorni, i nazionali hanno continuato a giocare e viaggiare. Siamo consapevoli che qualcuno farà 60 partite, sono quasi 2 campionati. Non deve essere un alibi, ma qualcosa che ti rafforza e indica il percorso che stiamo facendo. C’è un’opportunità incredibile.

Sugli infortuni?

Il calcio è l’unico sport in cui ci sono tante componenti. I rimpalli, i contatti, i campi, tante situazioni che ti possono portare all’infortunio. Noi stiamo cercando di recuperare tutti. Quello di Taty è stata una condizione… Io ascolto sempre il giocatore e lo staff medico, era programmato part time, lui mi ha detto di voler fare ancora 10 minuti dopo l’intervallo. Ci sono tante situazione che pur prestando massima attenzione escono dal controllo dei medici, dell’allenatore e del giocatore. Oggi Nuno si è allenato con la squadra, sta meglio, è arrivato un po’ “intossicato”, ha giocato di più rispetto al passato. abbiamo ancora domani, valuteremo insieme. Sarà dei nostri in queste partite importanti. 

Cosa non va rispetto all’inizio della stagione?

Noi guardiamo i numeri, si parte da un’analisi positiva. Ho detto alla squadra che entriamo nella fase più importante, sappiamo quello che abbiamo fatto, ma dobbiamo pensare di partita dopo partita. La cosa più importante, ho fiducia nella squadra. Oggi preferisco fare le analisi per guadagnare fiducia, non scetticismo. Non sto qui ora a dire i tanti fattori, perché poi sanno di alibi. Io non li voglio, non li vuole nemmeno la squadra. Pensiamo al Torino, ha perso 1 volta nelle ultime 12, occorrerà la migliore Lazio possibile. 

Il Torino può servire da slancio? Pellegrini?

La vittoria è fondamentale, davanti ai nostri tifosi, lo sappiamo. Una gara difficile, ma siamo determinati per fare una grande partita, partendo dalla prestazione. Su Pellegrini: ve lo dissi subito, ha lavorato con voglia e attenzione, rientra con noi, è una risorsa ancora più importante, insieme abbiamo fatto uno step utile per lui e per la squadra. 

Il lavoro con i giocatori rimasti a Formello

Li abbiamo seguiti in nazionale, per esempio Provstgaard. Oggi sono più pronti, perché hanno fatto un percorso con la squadra. Quando si è così giovani, il periodo estivo serve per fare il ritiro e le amichevoli. Loro sono entrati dentro una squadra che correva, con la palla che scotta. Normale inserimento. Ibra rientrerà la prossima settimana, gli altri stanno bene, sono centrati sempre di più. In questo momento in cui non ci sono stati i nazionali abbiamo lavorato bene con quelli rimasti dal punto di vista fisico e mentale. 

Cosa si aspetta da Noslin? Come sta Dia?

Anche Dia è arrivato un po’ poco lucido alla sosta, ma sta bene. Noslin e Tchaouna sono ragazzi giovani, provo ad alleggerirli, capisco le pressioni quando si sale di livello. Queste situazioni devono imparare a gestirle, io voglio che vadano in campo sereni e liberi, con la voglia di rischiare. Lo faranno. 

Visto che sono tutti finali, sta pensando alle rotazioni per questo periodo? Come sta Isaksen?

Isa è tornato, sta bene, ha un leggero fastidio al tendine, lo abbiamo gestito ma sarà disponibile. Una strategia c’è, ma è troppo importante andare partita per partita. Dobbiamo assolutamente pensare 90 minuti alla volta, la prima gara ti dà la continuità nella fiducia e nella convinzione di affrontare quelle successive.

Come si spiega i gol subiti? Avete analizzato i motivi? 

Ci stiamo lavorando, è fondamentale. Sono convinto che da questo punto di vista non si parla solo di difesa, ma di fase difensiva della squadra, che deve essere solida nelle due fasi. Ci stiamo lavorando ogni giorno. 

Sente un giudizio sempre più esigente nei suoi confronti?

In questo momento la mia attenzione è veramente rivolta solo al Torino. Ho l’esperienza per capire e schermare la squadra, è giusto fare così, dobbiamo lavorare sulla consapevolezza del percorso e le gare da affrontare. Non va mai lasciata la fiducia e la voglia. 

Cosa ha detto ai ragazzi per affrontare al meglio questa fase?

Una cosa che ci siamo detti tra noi. Io non nascondo mai la realtà, va guardata negli occhi, non bisogna avere paura. Per questo parlo di fiducia, così si trova la forza di affrontare questa fase che è la più importante, ma anche la più bella. Serve il massimo del coraggio per affrontare il finale. 

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Lazio, Lotito: “Ho parlato con Baroni, sta a loro ricreare le condizioni. Auronzo? Tre opzioni” (VD)

Luiss, Il presidente della Lazio Claudio Lotito: “Ho parlato con Baroni? Si, assolutamente sì. Ci siamo detti quello che ho ribadito nell’intervista da Chiambretti, che può accadere a tutti di cadere l’importante è avere la volontà e la forza di rialzarsi perché ci sono le condizioni per farlo. Sta a loro ricreare quel clima di fiducia con sé stessi e quello spiritosi gruppo fatto di determinazione, umiltà. Gli obiettivi sono quelli di fare il meglio. Ritiro? Non abbiamo ancora deciso, stiamo facendo una riunione con tutti i comparti. Sul tavolo ci sono tre ipotesi: mantenere il ritiro ad Auronzo, andare in un’altra località oppure direttamente a Formello atteso che quest’ultimo è un centro sportivo con tutte le qualità e organizzazioni per poterlo svolgere. Scadenza? C’è contrattualmente, ma non penso che determini la possibilità per farlo. Se ci sarà la possibilità di andare all’estero? Bisogna vedere quello che propongono i miei collaboratori”.

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Lazio, Gila: “Nove finali più l’Europa, chiediamo ai tifosi…”

Nella giornata di ieri, presso il centro commerciale Rome Est, è stata allestita una mostra a tinte biancocelesti. Nel primo pomeriggio si sono recati all’evento anche alcuni tesserati della Lazio, sia della prima squadra maschile che femminile. Tra loro c’era anche Mario Gila, che ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni ufficiali del club:

 “È molto bello, siamo contenti di essere qui con i tifosi. Abbiamo bisogno di questi stimoli. Siamo felici di sentire la tifoseria vicino a noi e di fargli passare un bel pomeriggio. Il tifo della Lazio sarà importantissimo nelle prossime partite.

Noi chiediamo sempre ai tifosi di aiutarci, ci mancano nove finali più l’Europa League: se ci staranno vicini e ci sosterranno sarà più facile per noi raccogliere punti e giocare il finale di stagione”.

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Immobile e il legame indissolubile con la Lazio: “Un amore folle. Mi pesa non aver salutato i tifosi. E su Inzaghi e il sogno scudetto…”

Da qualche giorno ha inaugurato la sua Academy per aiutare i giovani a farsi strada nel mondo del calcio: nel raccontare di questa nuova esperienza ai microfoni di Radio Serie A, l’ex capitano biancoceleste Ciro Immobile è tornato anche a parlare dei suoi anni alla Lazio.

Superare il record di giocatori che hanno fatto la storia della Lazio è stata una soddisfazione enorme. Se mi guardo indietro, se guardo i sacrifici fatti, mi rendo conto da dove sono partito e dove sono arrivato. La Lazio mi ha dato tutto e io ho dato tutto per lei, è stato un amore folle. Non ero visto benissimo all’inizio perché mi ero perso un po’ in Spagna, c’era scetticismo, ma fu spazzato via dopo sei mesi per la grinta che mettevo in campo.

Sogno scudetto? Ricordo l’alchimia pazzesca del gruppo nel 2020, è stata un’annata in cui fino alla gara contro l’Atalanta eravamo quasi a rischio esonero Inzaghi e contestazione per noi. Poi scattò qualcosa che unì tifosi, staff, squadra: c’era un’energia positiva pazzesca. Le partite finivano prima di iniziare, era complicato giocare contro di noi. Poi ripartì un campionato nuovo, abbiamo perso punti e abbiamo perso quel treno. Ricordo la gara col Genoa, avevamo festeggiato i miei 30 anni in settimana. Eravamo tutti insieme e si vociferava dello scudetto, noi eravamo un po’ ingenui ma quando si scendeva in campo era bellissimo. A Marassi segnammo subito con Marusic, un’azione travolgente. Stavamo bene fisicamente, ma la testa quando gira bene aiuta anche il fisico. 

Inzaghi? Riesce ad unire aspetto maniacale della tattica all’unione della squadra e questo per me è fondamentale. I giocatori non si devono voler bene per forza, non devono essere amici anche fuori, ma passi tutta la stagione con i compagni, quindi se non c’è alchimia, voglia di vincere insieme, è dura. In questo Inzaghi è davvero forte.

Nazionale? Le critiche social sono fastidiose perché non te le aspetti, ma è successo a tutti. Ora i social danno potere di parola a chiunque, devi stare bene attento a capire la gravità della cosa. Nell’ultimo periodo sono stato male, il calcio dimentica in fretta. Forse non eravamo pronti a questo. Fino alla prima gara dell’Europeo ho vissuto male il non poter esprimermi per le troppe pressioni. Rappresentavamo una Nazionale che ha vinto tanto, è normale che sia così. Dopo la vittoria dell’Europeo quello che dicevano su di me non contava più. Chi vince ha sempre ragione. Quello che c’è stato prima della gara con l’Inghilterra in finale, non ha contato più niente. Non puoi vincere e ricevere critiche anche se non hai giocato un minuto, questo conta. Le chiacchiere stanno a zero. Se perdi la finale e ti hanno criticato 10 poi ti criticano 100. Ora ho la Coppa a casa“.

Sull’addio alla Lazio e il futuro: “Io, Jessica e i bimbi stavamo pensando di andare via perché ogni cosa come inizia finisce. Le difficoltà della fine e il fatto la Lazio stava cambiando identità, sono state tutte componenti. Sono andati via Inzaghi, Felipe Anderson, Leiva, giocatori che hanno fatto la storia con me, ma alla fine nn posso biasimare i tifosi che ci sono rimasti male. Ci sono rimasto male invece di non averli salutati, questo mi pesa. Mi avrebbe fatto piacere fare l’ultimo giro di campo con la mia famiglia per dare il mio amore a loro e per darlo a me da parte loro. Il Besiktas è stata una scelta riguardante lo sport. Ho avuto offerte dall’Arabia che non ho preso in considerazione. Sono nel mood dove posso dare tantissimo, mi alleno due volte al giorno, seguo i ragazzi più giovani, voglio stare bene fisicamente. Futuro? Sto ancora bene di testa e di voglia, poter ritornare in Italia sarebbe bello per finire. Non è detto che poi alla fine smetto dopo la Turchia, anzi sto lavorando per avere un gran finale da un’altra parte“.

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Lazio, Pedro: “Uniti e forti per la parte più importante della stagione. Soprattutto l’Europa…” (VD)

A margine dell’evento della Lazio al Centro Commerciale Romaest, Pedro ha risposto ad alcune domande dei giornalisti presenti. “Adesso arriva la parte più importante della stagione. Siamo più forti con i tifosi al nostro fianco, dobbiamo fare bene fino alla fine se vogliamo chiudere una bella stagione. Abbiamo lavorato molto forte e molto bene, ma abbiamo anche riposato per staccare la testa e prendere un po’ di carica per queste partite che arrivano adesso che sono difficili e importanti per finire bene l’annata. È complicato ma anche bello stare in due competizioni, per noi sono molto importanti, soprattutto l’Europa League ma anche il campionato dove possiamo entrare in Champions League. Sappiamo che è difficile ma dobbiamo lavorare uniti, forti, come abbiamo fatto in tutta la stagione. Io sto bene, mi trovo bene ed è la cosa più importante”. 

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Nesta: “Laziale da sempre, mi voleva la Roma, farei fatica a tornare alla Lazio. Milan? Magari ci cascano…”

L’ex difensore Alessandro Nesta, attuale allenatore del Monza, è stato intervistato da Amazon Prime Video, all’interno della rubrica ‘Fenomeni’: “Abitavamo in un quartiere molto periferico di Roma e molto romanista. Noi eravamo i Nesta, eravamo segnati perché eravamo della Lazio. Io giocavo nel Cinecittà che era affiliata alla Roma. Mi sono venuti a vedere e volevano che andassi. In famiglia eravamo tutti malati della Lazio, da mio padre a mio fratello. Io da sempre sono stato laziale, mi avrebbero menato sennò! La Lazio mi ha preso quando avevo otto anni, ho fatto tutta la trafila fino alla Primavera con Caso allenatore”.
IL CAMBIO RUOLO – “Io giocavo attaccante, non arrivavo mai. In Primavera Caso mi ha messo terzino, che era uno scempio perché volevo crossare ma vedevo il fondo e non arrivavo mai (ride, ndr). Poi arriva Zeman che mi dice: ‘Tu fai il centrale’. Mi ha cambiato la vita. In partitella Gascoigne veniva carico, io ero ragazzino, avevo 16 anni. Nella gabbia, dove la palla non esce mai, mi aveva dato due ‘legnate’ e mi aveva fatto volare. C’era Zoff che mi diceva di andare piano. Poi un pallone rimasto lì, io sono andato forte su di lui e gli ho spaccato tutto. I tifosi mi hanno aspettato fuori, mio fratello mi aveva messo dietro e mi ha fatto uscire dal centro sportivo incappucciato. Poi ho avuto un buon rapporto con Gascoigne. Dopo sette mesi è tornato, avevo paura mi menasse! Invece mi ha regalato una canna da pesca con gli ami, anche se non ho mai pescato in vita, e un paio di scarpe. Ha aperto il cofano e quello che ha trovato mi ha dato (ride, ndr)”.

LA PARTITA CON LA ROMA MI HA CAMBIATO LA VITA – “La partita contro la Roma mi ha cambiato la vita, da lì ho iniziato a mettere qualcosa di diverso quando giocavo. Tutti “bravo bravo”, poi ho preso la mia prima batosta. Li ho capito che il compitino non bastava e che bisognava mettere qualcos’altro per diventare un giocatore. Sapevo già che era il mio ultimo anno, erano otto mesi che non prendevo lo stipendio. Il club aveva imbarcato acqua, aveva tanti debiti e io venivo dal settore giovanile. Tutto quello che era plusvalenza e mi avrebbero venduto, un anno difficile. Pensavo all’Inter all’inizio, al Real Madrid l’anno prima ma avevo detto di no perché io giocavo nella Lazio. Avevo appena vinto lo scudetto, l’anno dopo la Roma e mai ‘na gioia. Il problema è che sono andato via male, di questo sono dispiaciuto. Sarei rimasto a vita, come Totti alla Roma. Siamo cresciuti lì, poi negli anni nostri si guadagnava bene. Non avevamo voglia di andare via, stavamo bene a casa nostra. Poi c’è stato il tracollo. È stato un trauma, i primi mesi sono stati durissimi. La gente era molto attaccata a me, è stata una delusione per loro. Un po’ è cambiato anche il rapporto con i tifosi. Il sabato mi avevano convocato in sede per dirmi che me ne dovevo andare, l’ho presa male. Ero andato in difficoltà, mi sono pentito tanto di essere andato via al primo tempo. Non lo farei mai più, mi butterei nel fuoco. Per questo ho tirato un calcio di rigore alla finale di Champions League. Ero deluso da me stesso, ho fatto il ragazzino. Tutti a dirmi devi andare via, partita fatta male e ho pensato ‘sai che c’è, esco’. Me ne sono pentito. Mi ha fatto crescere, m’ha fatto bene”.

MONZA, LAZIO E MILAN – “La prima settimana l’ho sofferto un po’, però i punti erano pochi. L’ultima volta non me ne sono accorto, avevamo perso con la Juve. Col Lecce avevo detto al mio secondo ‘oggi ci seccano’ e invece, no. Oggi per me i giocatori sono più fragili, la maggior parte. Bisogna studiare la generazione nuova a livello mentale, noi siamo cresciuti a calci nel sedere. Adesso è meno, a Reggio Emilia avevo un gruppo vecchia scuola che ha trasmesso ai giovani quello stile. Se prendi uno spogliatoio più giovane è difficile. Se tornerei alla Lazio? Ci vado, ma a livello emotivo farei fatica. È una parte della mia famiglia. Ringrazio per essere andato al Milan, ma per me la Lazio è stata mio padre che mi portava allo stadio col panino. Mio fratello che andava in Curva. Allenare il Milan? Magari ce cascano. Vedremo”.