Bruno Giordano a Radiosei: “Essendoci scontri diretti, ci sono anche opportunità di classifica domani. Per battere il Milan devo fare almeno due gol, perché hanno un attacco che segna molto, ma anche una difesa che concede. L’idea deve essere quella di azzannare la partita e non accontentarsi. Loro ritrovano Leao, sono in salute, ma difensivamente sono abbastanza fragili. Sono una squadra ballerina, che però ha dei giocatori davanti che possono determinare. Per marcare Leao scelgo più Hysaj, ma credo che il lavoro sporco dovrà farlo Guendouzi. Gli direi di pressare meno nella metà campo avversaria per dare manforte alla difesa. Quella del Milan è la miglior fascia sinistra d’Europa, con Theo e Leao”.
“La Lazio deve lavorare in silenzio, senza parlare. Far parlare i fatti, perché solo attraverso le prestazioni puoi rialzare la testa. Forse sarebbe stato meglio il silenzio stampa e parlare invece, dopo il Bologna. Adesso l’atleta è diverso, prima di bastonarlo devi stare attento. La generazione precedente aveva la scorza dura, oggi giorno devi cercare di farlo stare bene. Sono cambiati i tempi, prima si giocava di meno. Bastone e carota è importante, ma oggi sembra contare un po’ di più la carota. Fa bene Sarri a cercare di compattare il gruppo con queste iniziative ed uscire dal solo lavoro di campo”.
“Nessuno può dire che si sia giocato bene l’altra sera, mi sembra di portare il pensiero di qualsiasi tifoso biancoceleste vedendo quella partita. L’Avellino in Serie C a Firenze fa una figura migliore della nostra e non subisce quello che ha subito la Lazio in novanta minuti. Non abbiamo mai visto il gioco del Napoli di Sarri, se non in 6-7 circostante in oltre 100 partite.
Leggendo le dichiarazioni di Sarri, quando si parlava di mercato gli veniva l’allergia e ora pretendiamo che lui alla Lazio faccia mercato. Al Napoli e alla Juventus non ha mai deciso un giocatore, ha sempre usato il materiale che aveva a disposizione. Al Napoli aveva dei meccanismi belli, fame e tanta qualità. Se gli stessi ingredienti li metti in questa Lazio allora puoi vedere quel gioco. Sarri è stato intelligente, ma non tutte le volte puoi giocare lo stesso calcio con uomini differenti. Anche solo un uomo in meno può cambiare tutto, in positivo o in negativo. La mia delusione viene dal fatto che ci avevano detto che con il suo arrivo sarebbero arrivati acquisti stellari. Lui però è un allenatore di campo e questo fa, prova a migliorare i suoi giocatori: nella sua carriera non ha mai preso decisioni di mercato.
Un allenatore si mette con il DS e parla delle caratteristiche fisiche e geometriche che gli servono. Sarri ama la geometria nel suo calcio, ma non ci sono le possibilità di fare acquisti straordinari. Se dei giocatori non hanno le sue caratteristiche, bisogna cercare di cambiare modulo. A me piace quando è più compatto e sfrutta le qualità della Lazio, se ci mettiamo a palleggiare facciamo la fortuna degli altri. Se si torna a parlare di mercato lo spogliatoio non è tranquillo.
C’è da dire che a fine mercato eravamo tutti contenti, erano arrivati 4-5 giocatori di livello. Ora non è il momento di fare processi, ci sono ancora 3 mesi. Non possiamo dire ogni tre settimane se il mercato sia giusto o meno, ora è il momento solo di lavorare. L’allenatore è importante, ma quelli che determinano sono i calciatori che vanno in campo: non dobbiamo dare alibi perchè tutte le squadre hanno problemi. E’ il momento di pedalare.”
“Le colpe del momento della Lazio sono un po’ di tutti, non possiamo puntare il dito su una sola persona, anche se una per quanto mi riguarda è più responsabile delle altre. Mi dispiace per questi giocatori. Io li conosco, li sento, li vivo, sono diventati un po’ una famiglia. Mi dispiace vederli così dimessi in campo. La sensazione che ho io è che siano un po’ stanchi. C’è una specie di ossimoro delle caratteristiche individuali dei giocatori e l’allenatore. Questa squadra per le caratteristiche fisiche e mentali che ha non si sposa perfettamente con le type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee di calcio di Sarri. Da qui questo ibrido cui spesso di parla in casa Lazio.
Il tifoso vuole vincere e la Lazio stando così le cose non potrà mai ambire ad una vittoria importante. Anche in Italia le cose stanno cambiando, molti club appartengono a grandissimi fondi e proprietà, questo mi preoccupa molto. Se Lotito tiene davvero alla Lazio come dice, per il bene di questa squadra e di questi tifosi che hanno bisogno di vincere, dovrebbe fare un passo indietro. Venti anni sono tanti, è un discorso ciclico che si ripete. Non si tifa per il bilancio, un po’ ce l’ho con i tifosi che ragionano in questo modo. Mi piacerebbe ancora vincere, poi è chiaro che essendo nato nell’era Cragnotti sono un po’ condizionato da questa magia che non c’è più. Anch’io ho avuto dei confronti con il presidente, ho fatto dei complimenti quando sono state fatte cose giuste, ma basta dire che questa società non se la compra nessuno. Se non vogliamo sempre alternare buoni anni ad altri negativi, bisogna che apriamo gli occhi”.
La bandiera biancoceleste Angelo Adamo Gregucci interviene a ‘NMM’ per parlare del momento della Lazio dopo la sconfitta con la Fiorentina per 2-1.
“Non sanno neanche loro quale sia il problema, non hanno una forza type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ identitaria. Sei alla vigilia di partite fondamentali dove trovi avversari talmente forti da darti motivazioni, ma essere asfaltati dalla Fiorentina significa non avere dignità. Ai giocatori dico che oltre al logo davanti, sul retro c’è anche il proprio cognome, quindi bisogna dare tutto. Bisogna rappresentarsi meglio, tirare fuori i coglioni in queste prestazioni altrimenti è la fine. La Fiorentina sembrava il Real Madrid, ci hanno letteralmente asfaltati.
Siamo carenti a livello strutturale, ma queste mancanze non giustificano il tipo di prestazione fatta. La Fiorentina pressa, ma sicuramente è un elemento che Sarri e il suo staff avranno affrontato, la giocata per andare in porta l’abbiamo fatta. Ma dopo il gol non è cambiato niente, nemmeno a livello di entusiasmo: a inizio secondo tempo avevo la consapevolezza che non fosse cambiato nulla. Penso che la Lazio abbia una struttura, ma ha una debolezza sull’identità del gruppo e sulla forza d’insieme. Lo scorso anno Romagnoli e Casale li volevamo in nazionale a furor di popolo, e ora non riescono a giocare contro la Fiorentina? Non ci credo. C’è una debolezza a livello di empatia del gruppo, bisogna guardarsi in faccia e superare le difficoltà tutti insieme. Ora come ora nessuno ha le chiavi per portarci fuori da questa situazione.
Sarri parla di cilindrata e tenuta mentale, ma la forza di una squadra di fare quadrato e costruire un muro non l’ho vista nella Lazio. E’ un aspetto preoccupante per dei giocatori che sono arrivati secondi. Può darsi che a questo livello ogni tre giorni non è ‘giocare’ quanto più ‘rappresentarsi al meglio’. In questo abbiamo problema, non siamo Maldini e Baresi che sono sempre al 100%. Manca la componente fondamentale, che è la Mentalità. Questa squadra non può avere più impegni settimanali contemporaneamente, ci sono giocatori che si fermano spesso, non c’è equilibrio perchè non è solida quando scende in campo. Non penso che aver rinnovato il contratto a Luis Alberto sia un errore, ricordiamoci il giocatore dell’anno scorso.
Bisogna avere gli attributi di essere squadra ogni tre giorni. Non esiste un allenatore che non sbaglia, ma riappropriamoci di una squadra che deve combattere: gli uomini si vedono nel momento di difficoltà. La Fiorentina ha fatto un tiro a segno. Mi rifiuto di pensare che una squadra si faccia prendere a pallonate, se si guardano in faccia non importa chi gioca: è quando le cose vanno male che si vedono i grandi giocatori. La Fiorentina è tatticamente facile da leggere, a patto che tu in campo abbia 10 persone lucide.”
Nuovo Stadio Flaminio. Come già anticipato da Alessio Buzzanca a Sei volte buongiorno di venerdì scorso e come confermato dal Presidente Lotito, uno studio di architettura di valore internazionale è stato incaricato di redigere il progetto per trasformare il Flaminio nella nuova casa della Lazio.
Emergono a proposito le prima importanti indiscrezioni su numeri e date.
Ovviamente tutta la progettazione è coperta da un NDA (non-disclosure agreement) pertanto non sarà possibile andare a fondo sui particolari, ma ci sono nuovi elementi.
Entro circa 60 giorni verrà presentato al Comune un primo progetto preliminare (studio di fattibilità). Ad oggi non è ancora dato di sapere se si procederà a ristrutturare l’esistente o se abbatterlo e costruirne uno nuovo. L’analisi di questo progetto verterà anche su questo e non è ancora stata presa una decisione, anche se la direzione presa sembra quella della demolizione.
Se dovessero terminare con esito positivo tutte le verifiche, tutte le conferenze e terminati tutti gli intoppi, dall’inizio dei lavori sarebbero necessari due anni e mezzo per veder realizzato il nuovo Stadio Flaminio.
Un altro elemento importante sarà quello dei parcheggi: è previsto un ripensamento e dunque una progettazione di tutta l’area tra il Flaminio e l’Auditorium per dotarla di un numero cospicuo di parcheggi.
E’ corretto ribadire che lo studio di fattibilità e dunque il primo progetto non è minimamente un’ipoteca sullo stadio Flaminio, ma solo un primo passo. Utile per capire quali ostacoli ci sono attorno alla possibilità di trasformare il Flaminio nella casa della Lazio e se essi sono superabili.
Insomma, siamo davvero solo all’inizio. Ma è comunque un inizio.
“La vittoria col Toro ha dato slancio, quella con la Fiorentina in caso di vittoria staccherebbe i viola dalle zone europee e lancerebbe la Lazio. Fin dove può arrivare non si sa, fino ad oggi il cammino è stato altalenante. La vittoria in coppa è stata stimolante, ma in campionato è stata sempre lì: nè alto nè basso. La Lazio partiva con una spada di Damocle sulla testa, migliorare il secondo posto era impossibile e ritrovandosi da subito a rincorrere è incappata in qualche sconfitta. Probabilmente negli uomini è migliorata rispetto alla scorsa stagione. Per sua bravura la Lazio è andata avanti in coppa, quindi concentrandosi su più fronti il campionato è venuto meno. Anche gli infortuni hanno contribuito: Zaccagni c’è stato poco, Immobile a tratti. La classifica la fanno soprattutto gli attaccanti, se mancano per infortunio lo senti.
In partita un conto è quello che prepara l’allenatore e un altro quello che si fa in campo. La Fiorentina è una squadra brava a giocare a calcio, la Lazio quando è messa in condizione di ripartire in campo aperto con Felipe, Isaksen e altri è devastante. Sarri è uno che mi avrebbe insegnato tanto, è fonte di ispirazione: il suo 4-3-3 è bello da sviluppare anche per via dei giocatori che ha, come Luis Alberto. Credo che per caratteristiche Sarri abbia rimodulato la sua squadra a seconda delle esigenze. Per me la Lazio ha molto margine di crescita, se dovesse uscire dalla coppa per assurdo sarebbe un vantaggio per il campionato. Avere una settimana per preparare queste partite è utile, e la Lazio lo ha dimostrato lo scorso anno. Però testa alla Champions, che è l’obiettivo più grande.
Rispetto allo scorso anno la squadra segna meno, ma per mancanza di attaccanti dovuta agli infortuni. Anche a livello difensivo ha dovuto cambiare tantissimo fra Casale, Patric, Gila. Quando fatichi a mettere in campo giocatori con continuità poi mancano gli equilibri. I calciatori ci sono stati a tratti, la difficoltà è stata questa: ci sono giocatori che Sarri non ha mai avuto. Zaccagni non c’è stato, di Immobile non ricordo 3 partite di fila. L’anno scorso qualcuno di questi ragazzi ha dato il 110%, quindi se ora dà il 90% sembra mancare qualcosa. Sostituire Milinkovic significava investire 80-90 milioni, cosa che la Lazio non farà mai. Sono mancate quelle caratteristiche, un calciatore che spesso la risolveva sui calci piazzati o sul lancio lungo. Per forza di cose si è dovuto manovrare e giocare sul corto, in Serie A le squadre sono organizzate è difficile sorprenderle se sanno come giochi.
La Lazio deve andare a Monaco per vincere e passare il turno perchè ha dimostrato di potersela giocare con tutti quando sta bene e ha modo di far male soprattutto in campo aperto. Il Bayern può soffrire in ripartenza perchè fara la partita. Con la Fiorentina è quasi un dentro o fuori, ma se l’obiettivo è quello del quarto posto bisogna andare a Firenze per cercare di vincere. In questa stagione forse la squadra che gioca meglio è il Bologna, fa un bel calcio dinamico da inizio campionato e fa tanti gol prendendone pochi.
Il problema della Lazio è che ha tutti terzini buoni, di cui l’unico mancino è Pellegrini. Chiunque tu faccia giocare la Lazio non cambia faccia, il problema è che dovendoli cambiare spesso non riesci a dargli continuità ottenendo sempre delle mezze prestazioni. Non hai una coppia di titolari, questo fa sì che il rendimento sia lontano dall’eccellenza. Gila è la rivelazione di questa stagione, è un po’ un oggetto misterioso ma ha dimostrato di valere giocando con qualità.”
Come da promessa del presidente Lotito, la Lazio sta facendo passi avanti per dare una casa ai tifosi laziali e soprattutto lo sta facendo con lo stadio Flaminio nel mirino.
Da informazioni raccolte in esclusiva, il Presidente avrebbe dato incarico a uno studio di fama internazionale di progettare il nuovo stadio Flaminio con l’obiettivo di arrivare a 44.000 spettatori. L’architetto incaricato è italiano, non è di Roma e ha già progettato strutture sportive in Italia e all’estero.
Tra gli interventi da mettere su carta anche la zona parcheggi che interesserebbe tutta l’area sino all’Auditorium.
Ovviamente questo è solo un primo passo e servirà del tempo sia per arrivare alla presentazione del progetto, che poi per la sua valutazione e per un eventuale via libera. Non si tratta chiaramente di tempi stretti, ma è importante iniziare…
Alessio Buzzanca
Pubblicato alle 10,46 del giorno Venerdì 23 Febbraio
Mi piace questo Torino, JIMMY GHIONE in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“Mi piace questo Torino, mi piace Juric e mi piace lo spirito che ha ora la squadra. Non abbiamo chissà quali aspirazioni, ma siamo lì a lottare.
Sono torinista perché nasco a Torino. Mi piacevano i colori e all’epoca – io sono del 64 – era una grande squadra. Ho preferito soffrire piutosto ce vincere facile.
Purtroppo il derby della Mole è uno dei pochi in cui sono anni che ha il risultato segnato. E l’unico derby importante in cui si sa già come finirà.
Ho amato Vincenzo D’Amico e l’ho frequentato tanto. Grandissimo calciatore e persona magnifica, con un’ironia incredibile. Ha giocato al Toro, ma lui era tutto vostro, un tifoso laziale totalmente innamorato dei vostri colori.
Conosco bene Immobile e con la potenzialità che aveva è normale che al di là del romanticismo aspirasse a qualcosa di meglio. Non poteva rimanere al Torino avendo ambizioni importanti e voglia di vincere qualcosa.
Mio figlio ha 13 anni ed è lazialissimo, un vero malato di Lazio. E’ nato a Roma, ma non sono riuscito a portarlo dalla mia parte. Torino-Lazio per me è una cosa meravigliosa perché è una sorta di derby in famiglia.
Oggi un bambino del Torino vale 10 della Juve perché a Torino tutto parla di Juventus e anche nel mondo tutto parla di Juve. Chi diventa torinista all’ombra della Mole deve aere un grande carattere”
Perdere sarebbe un problema in ottica Europa… GIANCARLO CAMOLESE in collegamento a ‘SEI VOLTE BUONGIORNO’
“Stasera partita difficile per entrambe le squadre che sono ambiziose e per entrambe perdere sarebbe un problema in ottica Europa. Sarò allo stadio a Torino anche perché tatticamente sarà una partita molto interessante e poi entrambe sono squadre a cui sono legatissimo.
La Lazio quest’anno non ha reso anche per l’arrivo di molti giocatori nuovi che vanno comunque aspettati. Milinkovic sicuramente dava qualche soluzione in più che ora la Lazio non ha e poi hanno un anno in più tutti e per alcuni questa cosa pesa.
Sarà una partita interessante perché il Toro gioca a uomo a tutto campo e le squadre avversarie devono adattarsi a questa lotta continua a tutto campo che genera interessanti confronti.
L’allenatore serve a dare una mano ai giocatori e le strade per vincere sono sempre diverse. Cambiare o non cambiare a livello tattico dipende da tanti fattori, anche dalla panchina che si ha. A me piace l’allenatore che a seconda della situazione interviene, ma non bisogna cambiare per cambiare.
Le caratteristiche dei giocatori a disposizione contano molto nella costruzione del metodo con cui si gioca e non è vero che due metri più in qua o più in là cambino poco nel rendimento di un giocatore. Un conto se fai il terzino e un conto se fai il quinto di un 3-5-2.
Faccio l’esempio di De Kaetelaere: nell’Atalanta è più libero di svariare partendo dall’esterno, mentre nel Milan doveva fare la punta e basta.
Se fai un investimento su un giocatore, buonsenso impone di metterlo in campo nelle condizioni migliori nelle quali possa rendere e non fuori ruolo.
Poi ci sono anche giocatori più duttili, ma non può essere una regola generale.
Sullo scarso rendimento di Kamada sicuramente conta molto anche la posizione in campo: un conto è se giochi nei due dietro la punta e sei libero di svariare e un conto se giochi mezzala e hai obblighi di copertura. Poi ripeto, conta anche molto la duttilità del giocatore e la voglia di adattarsi a nuovi ruoli. Non se ne può trarre una regola generale.
Calleri presidente per me è stato fondamentale perché lui e Regalia hanno avuto il coraggio di prendere me, Gregucci e Sgarbossa dall’Alessandria in C. All’epoca il salto di categoria non era consuetudine. E alla fine andò bene e i laziali si sono affezionati.”.
Torino-Lazio, Bruno Giordano a Radiosei: “Ci giochiamo una posta importante. Loro sono in un momento molto positivo e puntano a scavalcarci. I 36 punti rispecchiano il valore del Toro. Anche loro hanno delle assenze, ma noi dobbiamo solo vincerla. Il pareggio a livello di classifica non sposta nulla. Vedo l’Atalanta in volata e si rischia di creare una voragine per il quarto posto. Dobbiamo tornare da Torino con i 3 punti, altrimenti per il quarto posto credo sarebbe finita. Immobile? Ci sono pochi giocatori bravi come Castellanos. Io partirei con l’argentino facendo rifiatare Ciro per inserirlo nell’ultima mezz’ora. E’ una staffetta che ci sta”.
“Qualche cambiamento va fatto. Era giusto tornare in campo con gli stessi domenica col Bologna, ma adesso mi aspetto una rotazione diversa. Il Torino ha giocatori di gamba sugli esterni, mi aspetto qualcosa di diverso per i nostri terzini. Ormai le partite, coi 5 cambi, vengono studiate in maniera diversa. Sarri deve capire dalle facce dei suoi, chi potrà garantirgli un maggiore apporto a livello fisico, perché sarà, appunto, una gara molto fisica e dura”.
“Kamada? Dare segnali è difficile per uno che gioca così poco. Penso sia giunto il momento di far rifiatare Luis Alberto e vedere il giapponese per un paio di partite dall’inizio. Va provato, gli va data un’altra possibilità per non buttare al vento un capitale tecnico di alto livello. E’ impossibile pensare che in un solo quarto d’ora possa fare cose straordinarie”.