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‘NB’ – Kozak: “Ho lasciato il cuore a Roma, con la Lazio sono diventato uomo. Sarri un grande e la Champions…”

Libor Kozak, ex attaccante della Lazio, ai microfoni di Radiosei

Libor, ultimi anni di carriera dopo quel grave infortunio. Come li stai vivendo?

“Sto ancora giocando qui in Repubblica Ceca. Ho avuto qualche problemino in questa stagione, credo che il ritiro sia vicino. L’infortunio con l’Aston Villa mi ha lasciato grande rammarico. Stavo giocando in Premier e in Nazionale, ora però l’ho superato. L’ho preso come una sorta di lezione di vita, sono andato avanti e in patria sono tornato a far bene”.

Raccontaci l’arrivo nella capitale

“Sono venuto alla Lazio dalla seconda divisione ceca, il salto fu grande. Ero un ragazzo con tanta voglia, vivevo giorno per giorno e poi piano piano sono salito in prima squadra dalla Primavera. Sono cresciuto come uomo e come calciatore. E’ difficile trovare un solo momento alla Lazio. Era uno spogliatoio bello e unito e quando sono tornato da Brescia ho cominciato a prendere minuti. Ricordo il gol vincente con la Fiorentina, quello fu un punto di svolta che mi ha dato tanta fiducia. Legai con tutti, il gruppo era solido. Era come stare in famiglia. Miro Klose era da studiare, tutte le cose che faceva in campo e fuori erano da professionista esemplare. Ledesma e altri, insomma, è difficile fare solo un nome”.

Il 26 maggio, una data indimenticabile

“Il 26 maggio era una partita tutta da vivere. Prima della partita c’era una tensione incredibile, ho visto quasi tutti i compagni nervosi. La gara er troppo importante. Ripensandoci, mi ha fatto tanto piacere rivedere i compagni il mese scorso contro la Cremonese. Il ritiro fu la scelta giusta, la pressione era troppo alta”.

Il passaggio in Premier

“Il fatto che mi fischiavano fallo molto spesso mi ha spinto ulteriormente verso la Premier, all’epoca. Fu un fattore limitante per me, per il mio gioco. Gli arbitri mi presero di mira e questo non è il massimo per concentrarsi, ti condiziona. Il mio gioco mi porta ad usare il corpo”.

La Lazio di oggi

“Seguo ancora la Lazio perché a Roma ho lasciato il cuore. Sono contento di quanto è stato fatto nell’ultimo campionato e della Champions. Sarri è un grande allenatore, si vede il suo gioco e la sua identità. Quando i ragazzi fanno quello che vuole la squadra gira perfettamente. Credo che si possa andare avanti in Champions e io sicuramente la seguirò”.

Dario Cadeddu

09/07/2023

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NEWS

Laziostory – Maurito Zarate: la cotta di mezz’estate

Non tutte le storie d’amore hanno un lieto fine.
Esempio calcistico lampante, di questo concetto, è Mauro Zarate.
I calciatori come lui sono destinati a dividere, perché si appropriano del cuore dei tifosi e spesso, non sanno cosa farsene. 
E’ l’estate del 2008 e nella Lazio stanno cambiando alcune cose. Il presidente Lotito ha eletto Igli Tare (appena ritiratosi dal calcio giocato) direttore sportivo, dopo l’addio di Walter Sabatini. In rosa, sono stati aggiunti pezzi importanti come Lichtsteiner, Foggia, Brocchi, Matuzalem, Kozak e un certo Simone Inzaghi, di ritorno alla base dall’avventura Atalantina. Zarate ha appena disputato una stagione in prestito in Inghilterra, al Birmingham, dove ha ritrovato un calcio di livello. L’argentino di Haedo, città nell’orbita di Bueno Aires, è infatti un tesserato dell’Al Saad, squadra del Qatar. Lotto affonda il colpo e il 9 luglio lo porta a Roma, con un prestito oneroso di 3 milioni più 17 per l’eventuale riscatto.

Delio Rossi – probabilmente l’unico allenatore riuscito a valorizzarlo al meglio – può quindi reinventare la rosa dei titolari: si gioca il 4-3-1-2 con Mauri ad ispirare Pandev e ovviamente, Zarate. Già, perché l’argentino ci mette poco a guadagnarsi un posto da titolare. Debutta a Cagliari con una doppietta, lasciando a bocca aperta tutti e si ripete contro la Samp, all’Olimpico nella seconda giornata, con uno dei gol più belli mai visti nella capitale. Controllo e protezione del pallone spalle alla porta, finta e controfinta sul marcatore e sinistro improvviso sotto la traversa. Magia pura, la Lazio ha un nuovo 10. I tifosi si innamorano perdutamente di Mauro, ormai diventato per tutti ‘Maurito’, della sua faccia da Indio e di quel suo modo tutto argentino, sfacciato e puro allo stesso tempo, di trascinare la squadra. La collezione di perle continua: c’è la punizione folgorante contro il Siena, la serpentina contro il Chievo e, soprattutto, la fucilata all’incrocio dei pali contro la Roma, nel derby di ritorno.

Fiammate su fiammate, che non portano però la squadra oltre il decimo posto in classifica, con 50 punti finali. In Coppa Italia però, la musica è diversa: la Lazio supera i primi turni agevolmente, poi fatica e stende il Milan, il Torino, e la Juventus, nella doppia semifinale. Ah, a proposito di perle, la carezza di destro a giro dai 25 metri a Buffon finisce di diritto nella collezione, lasciando senza parole anche un grande Sandro Mazzola in cabina di commento. Il 13 maggio 2009 si gioca all’Olimpico la finale contro la Sampdoria di Mazzarri. Mauro apre le danze con quello che ormai è ‘il suo gol’. Destro secco sul secondo palo dallo spigolo dell’area di rigore. Pareggerà Pazzini (a cui poi saremo grati, per altre ragioni) e chiuderà il discorso Ousmane Dabo, ai calci di rigore, per la quinta Coppa Italia biancoceleste e il timbro sul passaporto per la Supercoppa di Pechino.

Il bottino di Zarate è di 16 gol in 41 partite nella stagione d’esordio. E… e mi fermo qui, perché Zarate è la ragazza sbagliata, è un amore non corrisposto, una lama di luce che ti illumina per pochi istanti. Dissidi interni e tribunali sporcheranno la favola dell’argentino a Roma, lasciando in tutti gli spasimanti il dubbio di ciò che sarebbe potuto accadere, se le cose fossero andate diversamente. Come in una storia d’amore, appunto. 

Dario Cadeddu

06/07/2023

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Piscedda: “Berardi internazionale, Orsolini buona riserva. Ecco perchè preferisco Paredes a Torreira…” (AUDIO)

Massimo Piscedda, ex calciatore della Lazio a Radiosei

Strategie di mercato: tutto parte dal DS

“Non mi preoccuperei di quale direttore sportivo viene inquadrato dalle telecamere. I direttori sportivi veri, quando gioca la propria squadra, sono in giro a visionare giocatori. Una società normale ha più figure che si occupano di più cose, devi esserci un’organizzazione del genere. Ma questo tipo di discussione la farei dal primo luglio in poi. A breve vedremo se la Lazio ha pianificato, preparato qualcosa per poi raccogliere. Adesso non dico sia presto, ma tra una settimana avremo le type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee più chiare sul mercato della Lazio. Fabiani? Aspettiamo a giudicare il suo operato, il curriculum serve, ma la cosa più importante è saper fare. In questo mondo di chiacchieroni, tutti sono bravi e tutti non lo sono. Non voglio difendere Fabiani, ma contraddico chi critica una persona solo perché viene dalla provincia”.

Berardi il colpo più importante

Berardi è un giocatore internazionale, ha giocato e vinto un Europeo, Orsolini è un giocatore che ha fatto per il momento una carriera diversa, tra Ascoli e Bologna. Berardi ha segnato 120 gol in serie A, è una certezza, mentre l’esterno del Bologna sarebbe una buonissima riserva. Su Paredes dico che è un giocatore che fa guadagnare tutte le componenti nel momento in cui viene ceduto, dagli agenti ai club. Ha uno stipendio altissimo e non gioca molto, anche se è un centrocampista di livello internazionale. Devo dire che a me lui piace, a differenza di Torreira. I giocatori che giocano corto e non verticalizzano mai non mi piacciono, lo dico dai tempi di Biglia alla Lazio. Certamente, però, sarebbe l’ideale per il modo di giocare di Sarri. Poi dipende da che tipo di centrocampo hai, dalle caratteristiche degli altri calciatori che completano la mediana. Sono due registi diversi”.

Dario Cadeddu

30/06/2023

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Caravello: “Luis Alberto merita contratto top, per Milinkovic occhio a uscite Inter. Berardi? Affare non chiuso, ma…” (AUDIO)

Danilo Caravello, procuratore sportivo, ai microfoni di Radiosei.

Situazioni contrattuali, proposte e obiettivi di mercato

“Luis Alberto merita contratto top, per Milinkovic occhio a uscite Inter. Berardi? Affare non chiuso, ma…”. L’agente Danilo Caravello a Radiosei: “Per ora mercato silenzioso, le società daranno vita alle operazioni dopo il 1 luglio, adesso è il momento di pensare a sistemare bilanci e simili. Il mercato arabo è quello più vivo, sono tanti i nomi aggiunti in poche settimane di mercato. Da Benzema a Kante, passando per Koulibaly. Luis Alberto? A lui la palma del miglior giocatore di questa stagione, a mio avviso merita un contratto top. Detto questo, meglio prendere 4 milioni nel campionato italiano che prenderne di più in quello arabo. Mi auguro che si possa pianificare una squadra che possa trattenere i giocatori più importanti e contestualmente, rinforzarsi. Discorso diverso per Milinkovic: non è scontato il suo addio, visto che Lotito è un osso duro, ma sicuramente il giocatore è al centro delle attenzioni della Juventus. Il suo agente ha un accordo da tempo, con i bianconeri. Bisogna stare attenti anche alle uscite del centrocampo di Inter e Milan, c’è qualcosa anche all’estero, ma il giocatore vorrebbe rimanere in Italia. Il mercato è lungo, fino al 30 giugno nessuno può comprare Sergej”.

Capitolo Berardi

“Berardi? Parto dal fatto che dopo tanti anni la Lazio ha un allenatore che ha fatto richieste di spessore. Sarri non è uno che resterà in silenzio, bisogna accontentarlo. Domenico è uno dei nomi che lui sponsorizza da anni. Operazione non chiusa, a quanto mi risulta. Il Sassuolo è bottega cara. Lui e Frattesi sono in uscita. Berardi è una priorità della Lazio, se i biancocelesti confermano la ferma volontà dovrebbero prenderlo, attenzione però ad eventuali inserimenti di altre squadre, per ora non registrati. In generale, la Lazio ha bisogno di alzare il tiro per consolidarsi in campionato e migliorarsi in Europa”.

Dario Cadeddu

21/06/2023

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Giordano: “Chapeau se la Lazio prendesse Berardi. Sarebbe il miglior colpo dell’era Lotito. Vi spiego perchè…” (AUDIO)

Bruno Giordano in collegamento a Radiosei

Bruno, la Lazio sembra vicina ad acquistare Domenico Berardi

Se la Lazio dovesse prendere Berardi sarebbe protagonista del migliore o uno dei migliori acquisti dell’estate del calcio italiano. Negli anni sono arrivati giocatori come Klose e Pedro, ma parliamo di calciatori già avanti nell’età. Tutti gli altri, Da Hernanes a Immobile, passando per Zaccagni lo sono diventati dei grandi giocatori. Se rapportiamo il giudizio al momento dell’acquisto, quello di Berardi sarebbe il miglior colpo di tutta l’era Lotito. Parliamo della certezza di andare a prendere un grande giocatore. Se la Lazio è davvero intenzionata a fare questo acquisto si sbrigasse, perché alla lunga potrebbero subentrare delle concorrenti. Il suo unico difetto è anche il suo pregio, quello di dare tutto per la squadra, al Sassuolo si è sentito tanto responsabilizzato da eccedere in alcuni comportamenti. Questo è l’unico rilievo che posso muovere ad un giocatore che va puntualmente in doppia cifra, segna in tutti i modi, calcia le punizioni, i rigori ed ha una grandissima qualità. Io sono pazzo di lui da sempre. Lo dice la sua storia, ha più di cento gol in serie A (124 in 333 gare, ndr). Se dovesse essere preso davvero giù il cappello al club, chapeau“.

Come si inserirebbe nella rosa

Nel caso in cui dovesse aggiungersi al reparto offensivo di Sarri già in essere, quello della Lazio diventerebbe tra i migliori della Serie A. Staremmo messi bene, tanto da poter anche prescindere dall’acquisto di un’altra prima punta. Questo, però, meglio non dirlo (ride, ndr). Lui è una certezza assoluta e l’attacco della Lazio avrebbe davvero tante soluzioni da utilizzare. E’ vero che è importante andare ad investire sui giovani, ma quando prendi uno importante da 28-29 anni va bene. Concorrenza? I grandi giocatori vogliono confrontarsi in grandi squadre con grandi giocatori. Se sei grande giocatore ragioni in questo modo. E’ più importante giocare una partita in una grande squadre che tre in una normale. Si migliora con la concorrenza”.

Dario Cadeddu

9/06/2023

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ESCLUSIVE

26 MAGG10 – Manzini: “L’attesa più dura della mia vita. Le lacrime al fischio finale mi emozionano ancora oggi” (AUDIO)

Maurizio Manzini, storico team manager della Lazio, in collegamento a Radiosei: “L’attesa più dura della mia vita. Le lacrime al fischio finale mi emozionano ancora oggi”

Il ricordo più vivo

“Ancora oggi mi emoziono al ricordo della grande gioia. Ricordo il senso d’orgoglio, qualcosa che non appassirà mai nella mia mente. Le mie emozioni furono espresse al meglio da quella foto che venne pubblicata il giorno dopo, con Ledesma. L’avvicinamento? I minuti duravano 24 ore l’uno. Più ci avvicinavamo più saliva l’ansia. Sapevamo che l’avversario era forte, ma siamo riusciti a vincerla. Devo ringraziarvi, mi avete dato l’occasione per ricordare a tutti che l’Aquila è Roma. Rinunciai ad una vice presidenza mondiale per la Lazio. Quando mi chiedono ancora, ‘come hai fatto?’. Ebbene io rispondo: ‘se non sei laziale, non puoi capire’. Quando riesci a fare della tua passione un lavoro, non puoi chiedere altro”.

“Io non sono antiromanista, ma vi assicuro che l’attesa del 26 maggio è stata la più dura di tutta la mia via. Più di finali anche più importanti a livello internazionale. E’ stato un momento unico. Le lacrime al fischio finale? Non me ne vergogno. L’emozione era enorme, un unico grande immenso abbraccio al fischio finale. Anche adesso mi sembra di riviverla, in ogni sfumatura”.

Dario Cadeddu

26/05/2023

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ESCLUSIVE

26 MAGG10 – Ledesma: “L’attesa, la promessa fatta alla mia famiglia, lo sguardo dei miei compagni ed il senso del dovere compiuto” (AUDIO)

Dieci anni dopo, dieci domande ad un eroe del ’26 Maggio’: a tu per tu di Radiosei con Cristian Daniel ledesma

Dieci anni dopo, dove collochi quell’emozione nella tua carriera e nella tua vita personale?

“Dieci anni sono tanti, mi sento un po’ vecchio (ride, ndr). Ho tantissimi ricordi e non solo della partita. E’ stata talmente grande quella gioia che mi ricordo ogni momento, ogni dettaglio anche del prima e del dopo. La cosa più bella è aver portato una gioia infinita ai tifosi”

Quella finale vinta ti ha reso ancora più laziale?

“No, già stavo fuori di testa per questi colori. La Lazio mi è entrata dentro quando ho superato il momento peggiore in termini di rapporti con il club. Sono arrivato a quella finale che già ero pieno e con la maturità giusta. Dopo il rinnovo, in alcuni derby ho anche un po’ esagerato con le espulsioni. Al 26 maggio, invece, sono arrivato con la giusta dose di lazialità”

Cosa c’era in quel piano finale a fine partita?

“C’era un mese di attesa, c’era un’annata intera in cui eravamo partiti bene, ma poi è diventata negativa. C’era la stagione, il percorso in coppa Italia, la voglia di vivere un momento unico, il momento in cui abbiamo saputo che avremmo affrontato loro. C’era il ritiro a Norcia, c’era uno sfogo che non ho scaricato fino al momento del riscaldamento”

Occasione e storica o onta, che preparazione è stata?

“C’era la finale, non si poteva mollare. Le motivazioni c’erano sempre, ogni giocatore la voleva giocare. C’era tensione in campionato, ma non abbiamo lasciato nulla da parte perchè non avevamo una rosa larghissima. La speranza era di arrivare nelle migliori condizioni fisiche. E’ stato importante la scelta del club di portarci a Norcia per isolarci dall’ambiente”

La partita…

“La partita è stata brutta. Tesa, tirata, ma guardando i miei compagni avevo la consapevolezza di la squadra avesse lo sguardo giusto. Dall’altra parte non vedevo quegli occhi fermi e convinti. L’ho sempre detto, anche durante la partita. Tra i tifosi c’era timore, vedendo gli occhi dei miei compagni, invece, avevo sensazioni positive”

Pensiero fisso?

“Di mantenere la promessa fatta ai miei figli ed a mia moglie che l’avremmo portata a casa. L’altro pensiero era sulle mie condizioni fisiche, non ero al meglio e durante la partita su una giocata di Destro ho sentito un dolore che mi ha dato il segnale che non potevo più dare il massimo. Noi dovevamo vincere, non c’era spazio per individualismi. Questi sono i pensieri che mi hanno segnato”

In panchina che sofferenza è stata?

“L’ho vissuta sul lettino negli spogliatoi con il fisioterapista Sistili. L’ho cacciato via, volevo stare solo, gli ho detto di tornare solo quando avremmo vinto. E’ stata una sofferenza, non vede, non capire, non sentire è stato veramente angosciante. Poi l’ho sentito arrivare di corsa quando Senad ha segnato…”

Ambiente romano provinciale?

“Chi ha voglia di non capire il sentimento delle persone può tranquillamente andare avanti con questi pensieri. Sarebbe inutile rispondere a chi vuole sminuire quel trofeo, quella finale, questa competizione che nel tempo ha assunto sempre più importanza”.

Ci sarà mai rivincita?

“No, non credo, è una cosa molto difficile. C’è stato un momento con Reja in panchina in cui abbiamo rischiato di andare su quella via. A Napoli ci sarebbe bastato l’1-0, abbiamo pareggiato. Non è accaduto e non credo possa più succedere. Durante la gara ci pensavo che potesse accadere”.

La rigiocheresti?

“Non la rigiocherei, sono cose uniche, che si vivono una sola volta. Pensa che la partita non l’ho mai più rivista in video. Il senso del dovere compiuto resta lì, alto, che mi ricorda bene che noi volevamo quello e l’abbiamo fatto”.

Dario Cadeddu

26/05/2023

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Giordano: “Che questa Champions sia un punto di partenza per la società. A Sarri chiedo solo di essere più camaleontico” (AUDIO)

Bruno Giordano in collegamento a Radiosei.

La qualificazione in Champions è stata raggiunta, è tempo di bilanci

Come hai visto la gara di ieri?

“Testa e gambe vanno insieme, ieri la Lazio nella ripresa ha visto che c’era la grande occasione di chiudere il discorso Champions ed è stata bravissima ad approfittare di un avversario scarico a livello di motivazioni. Ora è più difficile affrontare un Lecce in lotta per la salvezza che una squadra come l’Udinese che tecnicamente è più forte. La Lazio ha capito il momento ed ha vinto meritamente con un’ottima prestazione ed un grande approccio alla ripresa. Mi è piaciuto molto Vecino, ha dato equilibrio e sostanza. Benissimo Romagnoli, nella lettura delle traiettorie è un numero uno. Ha fatto un intervento in chiusura da campione. Mi è piaciuto molto anche Sarri che ha tolto Zaccagni per inserire un giocatore diverso e più funzionale in quel momento come Basic”.

Punto di partenza

“Questa Champions deve essere un punto di partenza. Ora ci dobbiamo mettere in testa che va fatto anche un buon percorso anche in Champions. Non dico di vincerla, ma di iniziare a fare bene anche in Europa. Se manteniamo questa rosa si ripetono gli errori fatti in Europa League ed in Conference. Credo e spero che anche la società voglia fare qualcosa di meglio, di stupire regalando giocatori importanti. La Lazio e di propri tifosi lo meritano. Ci deve essere il rischio dell’imprenditore che va oltre il proprio target. Il modello da seguire è quello del Napoli, ora anche noi dobbiamo fare questo salto. Alla Lazio non manca nulla per farlo, solo qualche giocatore per poter non essere una sorpresa se si arriva tra le prime quattro“.

Un consiglio per Sarri

Sarri è un allenatore importante, l’unica cosa che mi sento di dire è che dovrebbe ragionare più per il risultato e meno per lo spettacolo. Alcune gare devi andare a vincere violentando anche il tuo modo di pensare calcio. Modificando di più, alternando, la crescita della Lazio deve passare anche attraverso l’Europa ed il confermarsi. Il percorso di Sarri non è stato facile, gli va tutto il riconoscimento, ma a volte è importante anche essere camaleontici e concreti. Che sia per tutti un punto di partenza per migliorare”.

Dario Cadeddu

22/05/2023

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‘NMM’ – Calori: “Per tre competizioni serve abitudine, organico e Sarri. Primavera? Il talento c’è…” (AUDIO)

Alessandro Calori, ex calciatore del Perugia che decise – con il suo gol alla Juventus – il campionato 1999/2000 in collegamento a Radiosei

Mister, ci racconti la sua esperienza nella Primavera biancoceleste

“Ho fatto un percorso da allenatore, quella alla Lazio è stata la prima in un settore giovanile. In genere si fa il percorso inverso, ma è stata una bella esperienza. Ci sono molti ragazzi di talento, sono contento che la squadra sia tornata in primavera 1. Abbiamo fatto un percorso di crescita, creato una base per poter tentare di fare il grande salto fra i professionisti. Bertini, Ruggeri Crespi… sono ragazzi che devono misurarsi con realtà importanti. Non è facile proiettarsi subito nella realtà della Lazio, ma iniziare dalle serie minori può dare loro la possibilità di migliorarsi”.

Sarri, un modello?

“Ha fatto un percorso da allenatore chiaro. E’ partito dal basso, è un insegnante di calcio a tutti gli effetti. Ha una metodologia sua, utilizza i giocatori quando li ritiene pronti. Certamente chiama spesso i giovani in prima squadra, per allenarsi con i grandi e acquisire conoscenze. Non bisogna illudere i ragazzi, ma farli crescere con pazienza. Poi certo, al netto dei passaggi obbligati, il merito viene sempre ricompensato”.

Il rendimento della Lazio

“La Lazio sta facendo un campionato da primi posti. Attraverso il gioco arrivano i risultati, questo il credo di Sarri. A tre dalla fine ha buone probabilità di raggiungere l’obiettivo. Per giocare tre competizioni al meglio serve abitudine e soprattutto un organico di 22 giocatori. Ci sono anche altre componenti e dei momenti favorevoli. A volte per costruire un ciclo importante c’è bisogno di anni di lavoro. Aggiungere pezzi importanti ogni estate e migliorare la rosa, questo è il margine di miglioramento. C’è bisogno di Immobile al meglio, la conferma della crescita di giocatori come Luis Alberto e Milinkovic e penso anche a Zaccagni. Felipe ha trovato continuità. Per vincere si devono incastrare tanti fattori, pensate al Napoli questa stagione. Le pressioni? Sarri vuole alzare l’asticella per poter fare uno step in più. Ci stanno provocazioni e stimoli per non accontentarsi di ciò che si ha, ma puntare in alto”.

Dario Cadeddu

19/05/2023

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – “Le 18 e 4′, la Lazio è campione d’Italia”, Cucchi: “Confesso di esser scoppiato in lacrime, quella Lazio poteva vincere di più” (AUDIO)

Riccardo Cucchi, storica voce di ‘Tutto il Calcio minuto per minuto’ di Radio Rai, in collegamento a Radiosei

Quella radiocronaca entrata nella storia…

Ero in Curva Nord il 12 maggio ’74. Fui travolto dall’abbraccio della gente laziale, sognavo di poter gridare ‘Lazio Campione d’Italia’. Potrete quindi capire il tumulto nel mio cuore al gol di Calori e lo sforzo che ho dovuto fare per calmarlo. Dovevo essere obiettivo e responsabile verso tutti. Confesso di esser scoppiato in lacrime a radiocronaca finita. Guardavo il cronometro sul tavolino della postazione di Perugia, il tempo scorreva lentissimo”.

Differenze fra i due Scudetti

Il primo fu assolutamente inaspettato e imprevedibile. La Lazio veniva praticamente dalla Serie B, da campionati di grande sofferenza, ma con lo stadio sempre pieno. Nessuno sognava neanche, di vederla con il tricolore sul petto. Una miscela di emozioni inaspettate. L’obiettivo era ‘solo’ quello di creare una squadra che giocasse bene al calcio. Quello di Cragnotti è figlio di grandi investimenti, credo che quella del ’99 forse era addirittura più forte di quella del 2000. Era fra le più forti d’Europa, forse poteva vincere anche di più nelle stagioni successive. C’è stata sofferenza per entrambi, ma altrimenti, non saremmo laziali”.

La Lazio di oggi

“La Lazio di oggi sta cercando il suo percorso. E’ un calcio diverso, più vocare: più spende e più vuole incassare. Reggere ad alti livelli è sempre più complicato, ora ci sono i fondi d’investimento, per raggiungere risultati servono grandi investimenti. Voglio essere ottimista, anche pensando a lunedì prossimo (Juventus-Lazio). Ora la Lazio è quinta, alle spalle di 4 grandi del nostro calcio. Faccio il confronto con i loro fatturati, ma anche con quelli di chi è sotto, in classifica. E’ un risultato tutt’altro che banale. Spero Sarri rimanga a lungo e che possa avere risposte importanti sul mercato. Investimenti di prospettiva, giocatori alla Milinkovic. Sarri lo conosco dai tempi di Empoli, mi è piaciuto molto vedere l’evoluzione della sua squadra, il coraggio e la sfrontatezza. Con il Napoli ha raggiunto l’apice. Credo sia un grande errore però, pensare di replicare quel Napoli. La Lazio diverte e questo, è un dato importante. Certamente il suo insediamento non è stato semplice, ha trovato dei giocatori e non tutti questi, sembrano adatti al 100% al suo calcio. Sarri è riuscito a trovare un compromesso, a trovare la fiducia di giocatori come Luis Alberto e Lazzari. E’ necessario tempo, lo ha detto lui stesso fin da subito”.

Dario Cadeddu

14/05/2023