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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Oddi “Sta a Sarri ora dare le giuste motivazioni. Con l’Udinese Luis deve essere il perno” (AUDIO)

Giancarlo Oddi a ‘NMM’

“Io sono dispiaciuto della partita con il Bayern, non meritavamo il 3-0, è un po’ pesante. Dopo le cinque vittorie consecutive abbiamo fatto 4 sconfitte, le possibilità di vincere con l’Udinese ci sono. Speriamo di esserci in campo, nelle ultime partite c’eri un tempo si e l’altro no. Ora devi stare in campo 100 minuti sempre con la stessa forza e lo stesso cuore. Sarri ha capito che questa squadra se fa un tempo buono poi l’altro non entra in campo. Ora non dobbiamo pensare ai punti in sè, ma a fare il meglio possibile. Le possibilità di andare fra le prime quattro sono sparite, ma bisogna entrare in campo e dare il massimo.

Se le motivazioni non ci sono, il primo a farle avere deve essere l’allenatore. Deve farle avere lui in primis, poi chiaro anche la società e i tifosi. Anche se questi ultimi solitamente sono i primi, danno sempre una mano ma la squadra deve dimostrare che quella mano se la merita. La Lazio dovrà dare tutto e più di tutto, l’Udinese è la squadra che ha pareggiato più di tutte, è una squadra fisica e quindi devi venire fuori con classe ma devi anche lottare. L’Udinese ha perso meno della Lazio, pur stando sotto in classifica. Io mi accontenterei anche della stessa squadra vista col Bayern, ma che sia la stessa per 90 minuti. Poi dovesse perdere pazienza, ma almeno esci con la maglietta sudata. Lucca è un bel giocatore, da tenere d’occhio, farà anche più dell’Udinese e andrà in qualche squadra importante. Mi aspetto una prestazione dove si possa lottare fino alla fine.

Felipe Anderson e Zaccagni sono i titolari, non ci piove. A centrocampo metterei un trio con Luis, Vecino e Cataldi. Una squadra d’attacco, con Luis dietro le punte. Gli altri centrocampisti devono correre, se si vuole giocare all’attacco bisogna giocare così. Kamada quando ha giocato non ha fatto vedere di essere un buon giocatore. Immobile non è condizionato dal gioco di Sarri, ha sempre segnato. E’ un discorso fisico, sta ancora patendo dei problemi che ha avuto. Io con questa squadra giocherei con il 4-3-3, che a partita in corso può essere cambiato. Poi servono i giocatori che possano adattarsi. Io non mi fossilizzerei sul modulo, proverei ad avere giocatori adattabili a determinati ruoli, senza stare a guardare linee. Se uno sa giocare a calcio, deve giocare a calcio.”

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CURIOSITA'

Lazio, Udinese bestia nera di Sarri all’Olimpico

40 punti già fatti, 33 ancora quelli da potere (potenzialmente) conquistare sul campo. Di queste, sei saranno giocate sul terreno di casa dell’Olimpico. A partire proprio da lunedì prossimo contro l’Udinese di Gabriele Cioffi. Un vantaggio? Forse. Perchè i friulani, da quando Sarri siede sulla panchina biancoceleste, sono la vera bestia nera dell’Olimpico. Contro di loro, in casa, negli anni della gestione Sarri i biancocelesti non hanno mai trovato i tre punti in Serie A.

Sono due i precedenti a cui guardare: il primo risale al dicembre 2021, il primo anno di Sarri alla Lazio, quando all’Olimpico lo scontro con i bianconeri finì 4-4 con le reti di Immobile, Pedro, Milinkovic e Acerbi per i biancocelesti e l’Udinese che trovò un rocambolesco gol del pari al minuto numero 99 con Arslan. Il secondo appuntamento è stato quello dell’ottobre 2022 e questa volta con un risultato nettamente meno pirotecnico, uno 0-0 dai tratti particolarmente noiosi. Due pareggi su due occasioni, con l’unica vittoria recente della Lazio all’Olimpico che deve farsi datare alla Coppa Italia, nel gennaio 2022, quando a deciderla fu una rete di Immobile nel secondo tempo supplementare.

Lunedì all’Olimpico è una sfida particolare, come detto dallo stesso Sarri, sarà uno scontro delicato. La Lazio ha bisogno di fare punti per rilanciarsi nella corsa alle piazzole europee e dare un senso al suo campionato, l’Udinese deve dare tutto per risollevare una situazione di classifica difficile, che vede i friulani in lotta per la salvezza. Per gli scaramantici, c’è una particolarità: in panchina non siederà Sarri, squalificato, ma il vice Martusciello. Chissà che non serva anche questo per invertire il trend degli ultimi incontri.

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APPROFONDIMENTI

Lazio, l’Europa può arrivare anche dalla Coppa Italia

La primavera spazzerà via i residui d’inverno, le giornate diventeranno più lunghe, le piogge meno frequenti e tornerà la Coppa Italia. Proprio quel torneo, spesso visto come secondario e poco appetibile, oggi può rappresentare per la Lazio una corsia preferenziale per arrivare all’Europa. La vittoria della Coppa significa infatti un biglietto di sola andata per l’Europa League, una competizione che – vista la situazione attuale della squadra di Maurizio Sarri – sarebbe davvero grasso che cola.

Le quattro formazioni rimaste a giocarsi la coppa non sembrano un ostacolo insormontabile. Una Juventus che – pur restando sempre la Juventus – nelle ultime settimane ha perso il tipico smalto in difesa, mentre Atalanta e Fioretina hanno già dimostrato di poter fare male alla Lazio, starà a Sarri e ai giocatori quindi analizzare cosa non è andato bene e porre rimedio, iniziando dallo scendere in campo con la dovuta voglia di giocare che si compete a chi indossa una maglia importante come quella biancoceleste.

“L’importanza di chiamarsi… Europa League”

La competizione UEFA cadettaria alla Champions porterebbe diversi vantaggi alla causa biancoceleste: introiti, in primo luogo. Ma guai a sottovalutare anche l’appeal pubblicitario che potrebbe avere in ottica sponsorizzazioni. I pro si contano anche sul lato sportivo, non solo economico: al tavolo delle trattative la partecipazione all’Europa League non vale certo quanto una Champions, ma ha il suo peso e può essere un’attrattiva in chiave mercato e rinnovi. Meglio di nulla, insomma, e guai a sottovalutarla o vederla come una “coppetta”. Gli ultimi anni parlano chiaro, dall’Europa League sono passati campioni e squadre rivelazione, può essere un palcoscenico ideale se davvero la società vorrà fare quel passo in avanti. Ed ecco perché la Coppa Italia dovrebbe essere vista come uno dei chiari obiettivi della gestione sportiva di questa stagione.

Sarri nella sua intervista di ieri ha parlato di dare priorità al campionato, e ci mancherebbe altro vista la precaria situazione di classifica: ci sono ancora 33 punti potenzialmente da poter portare a casa in Serie A. Fare bottino pieno è utopia, chiaro, e dare una scossa ad un cammino fino ad ora non alle aspettative è imperativo. Ma sarebbe un errore, grosso, sottovalutare la Coppa Italia. L’Europa che conta è un miraggio, anche se ancora la matematica non condanna nessuno: il quinto posto dista “soltanto” – si fa per dire – 7 lunghezze. E allora davvero, la Coppa Italia diventa un percorso che sarebbe sbagliato non tenere in considerazione.

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DICHIARAZIONI

Sarri: “Sento quotidianamente la fiducia della società, ora bisogna risalire in classifica. Moggi? Dovrei rispondere a un radiato…” (AUDIO)

Poco prima dell’inizio dell’allenamento pomeridiano a Formello, il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha parlato ai microfoni ufficiali della società, come riportato da LSC. Queste le sue parole: “Questa è stata la mia miglior Champions, è la verità, ci dispiace ma alla fine abbiamo perso contro una squadra forte con un miliardo di fatturato. Abbiamo due rammarichi, gli ultimi 10 minuti dell’andata e la palla-gol sullo 0-0. Alla fine è stato un percorso positivo, un bel viaggio ma ora c’è da concentrarsi su altre cose.

In questo momento bisogna pensare a risalire la classifica in campionato dato che abbiamo fatto meno di quanto potevamo, dobbiamo trovare le motivazioni giuste. La partita con l’Udinese è difficile, una gara dura contro una squadra fisica. Vorrei vedere le giuste motivazioni nella squadra. La fiducia della società la sento quotidianamente, non è che mi mancasse niente da questo punto di vista. Le dichiarazioni di Moggi mi mettono in difficoltà, perchè dovrei rispondere ad un radiato. L’ultimo scudetto alla Juve è sotto la mia gestione, e nella storia ultracentenaria della Juve l’unica retrocessione è sotto la sua gestione. I fatti sono questi”

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Giordano “Verso l’estate di Immobile: se resta o no dipende dalla società. Taty se gioca può dimostrare tanto” (AUDIO)

“Sarri avrà visto una squadra col morale a terra dopo Monaco, se non hanno smaltito questa delusione ha fatto bene a richiamare la squadra al dovere, dato che ci sono tante partite da giocare. Poi tra il dire e il fare… però se è qualcosa che l’allenatore ha visto è giusto che li riprenda all’impegno verso i tifosi. Con l’Udinese mi aspetto delle scelte razionali, non è il momento di fare esperimenti: quelli li fai quando va bene e c’è entusiasmo. Ora c’è bisogno di certezze, che non sono tante. Devi arrivare sereno a questa partita, l’Udinese è una buona squadra anche se non lo sta dimostrando.

Credo che davanti Sarri abbia una scelta da fare, soprattutto vedendo il comportamento dei calciatori in settimana. Abbiamo visto che le gerarchie, tranne alcuni, hanno mantenuto un certo standard. Non è da escludere che si possa andare sulla novità o mentenere Immobile. Abbiamo visto che il problema non è del giocatore ma di una squadra che non riesce a ritrovarsi in 2-3 partite di seguito.

Non conoscendo Immobile e le dinamiche è difficile sbilanciarsi: restare o meno dipende anche dai programmi della prossima stagione. E’ chiaro che all’interno della squadra servono sempre dei punti di riferimento, poi dipende da come vuoi rilanciare la squadra. Dipende anche dal giocatore, se ha richieste o meno, ha un ingaggio importante che si possono permettere solo alcuni paesi.

L’importante è che da ora in poi fino a fine stagione tutti diano il 110%, poi a stagione finita con onestà ognuno pensa al suo bene e quello della squadra. Ora è un’evoluzione continua: fai gol sei il beniamino, sennò niente. E’ una valvola impazzita, mi auguro la squadra possa ritrovare serenità. Io non posso bocciare l’acquisto di Castellanos, anche con Zirkzee sarebbe stato lo stesso. Immobile è un mostro sacro come status, così gli altri non possono realizzarsi in tutte le sue qualità: non puoi dimostrare il tuo valore in 10 minuti. Credo che sarà una cosa fra loro due, se Castellanos gioca più spesso può fare bene anche senza magari arrivare a 10 gol.

Gli si deve dare la possibilità di giocare con continuità, poi chiaro che non è Immobile. Nel nostro campionato non vedo tutti questi fenomeni superiori a lui, ha buone qualità ma per dimostrarle deve giocare, giocare e giocare. Con le occasioni da gol di 3-4 anni fa forse avrebbe segnato di più. Giocare con una squadra che costruisce poche azioni diventa complicato. Credo che non sia un problema di caratteristiche, è un problema di aver giocato poco in una stagione problematica.

Dovesse andare via Immobile cercherei un attaccante con caratteristiche più da area di rigore, poi si vedrà se sarà con Sarri o senza Sarri. Non è che se va via Immobile finisce il calcio. Poi dipende da che tipo di calcio vuoi fare Castellanos è uno che ti fa giocare bene ma in area di rigore non fa bene, a quel punto devi fare un acquisto. Ci sono da fare delle scelte, poi sta al presidente e al direttore. Non mi sembra che gli altri allenatori facciano il mercato, io non sono d’accordo che debba essere Sarri a fare il mercato.

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APPROFONDIMENTI

Ranking Uefa, Italia: con il primo posto otto squadre in Europa

L’Europa fa bene all’Italia, soprattutto nell’ottica della prossima stagione. I risultati di questa settimana, con la sola eliminazione dei biancocelesti contro la corazzata Bayern, confermano la prima posizione nel ranking UEFA delle squadre italiane. Da vedere, chiaro, come evolverà il quadro in attesa del resto degli ottavi di Champions che la prossima settimana vedranno impegnate Napoli e Inter. Per ora la situazione appare comunque ampiamente positiva: il vantaggio sulla Germania, seconda, si è allargato e ora il tricolore domina il ranking con un vantaggio di circa 1.500 punti.

Il ranking UEFA per nazioni aggiornato

Nella sola stagione 24/24 l’Italia continua a dominare il Ranking UEFA per Federazione, mantenendo un corposo vantaggio grazie alla serie di successi maturati dalle squadre italiane fra Europa League e Conference.

1. Italia – 16.571 punti
2. Germania – 15.500 punti
3. Inghilterra – 14.625 punti
4. Francia – 14.416 punti
5. Spagna – 13.437 punti

Questo il quadro nella top 5, cui fa seguito la posizione di Repubblica Ceca (13.000 punti), Belgio (12.400) e Turchia (11.500). Molto più lontane invece Portogallo (10.166) e Olanda (10.000).

Dovesse persistere questo trend fino alla fine della stagione europea, l’Italia si troverebbe accreditati 5 pass per la prossima Champions. Le conseguenze, però, non riguarderebbero solo le prime cinque classificate, ma anche tutto il trenino di inseguitrici che al momento animano la corsa all’Europa, fra cui anche – ovviamente – la Lazio.

Chi andrebbe in Europa con le 5 squadre in Champions?

Per effetto della promozione della quinta squadra in Champions, e fermo restando il numero di partecipanti alle altre competizioni UEFA cadette, si assisterebbe ad una scalata verso il basso che darebbe modo anche all’ottava classificata di partecipare alle coppe europee. Attualmente, con 4 squadre in Champions, la quinta e la sesta classificata vanno in Europa League mentre la settima accede alla Conference.

Con la quinta squadra partecipante alla Champions, la scalata andrebbe verso il basso: la sesta e la settima classificata andrebbero in Europa League mentre sarebbe l’ottava ad arrivare in Conference League. La quota Europa si ridurrebbe, rendendo più semplice un’eventuale qualificazione. La situazione può essere un vantaggio da non sottovalutare anche in casa Lazio, che in un momento non semplice in campionato potrebbe essere una boccata d’aria fresca per ridare stimolo all’ambiente.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio-Milan, il retroscena sul rigore non dato

Lazio-Milan può essere terminata sul rettangolo di gioco, ma fuori dal campo la partita non è mai finita, soprattutto in seno al rigore non concesso. Continuano infatti le discussioni intorno all’operato di Di Bello e degli altri direttori di gara che hanno reso più complicata la giornata per la classe arbitrale, come nel caso di Inter-Genoa (Ayroldi) e Torino-Fiorentina (Marchetti). Fatti che arrivano dopo le dichiarazioni recenti di Gravina, dove il presidente federale si è schierato a favore della classe arbitrale.

Come riporta il CdS nella sua edizione web, giovedì scorso si è tenuto in videoconferenza il classico raduno che coinvolge direttori di gara e assistenti. Il raduno è sempre un momento utile per fare il punto sull’operato degli uomini del designatore Rocchi. Nell’ultimo incontro il capo degli arbitri ha colto l’occasione per analizzare criticamente proprio gli episodi chiave dell’ultima giornata. A far discutere, fra tutti, proprio il presunto contatto da rigore fra Maignan-Castellanos nel primo tempo di Lazio-Milan che il direttore di gara non ha reputato sufficiente per fischiare la massima punizione. Da ciò che emergerebbe, in conferenza non tutti erano d’accordo con la decisione di Di Bello, e lo stesso designatore ha ribadito la sua posizione. Secondo Rocchi, infatti, se Di Bello avesse concesso il rigore non ci sarebbe stato alcun errore.

In occasione del raduno arbitrale in video-call, Rocchi ha avuto anche tempo e modo di puntualizzare la sua posizione anche sui due rossi diretti estratti a gara in corso. Entrambi erano, a suo dire, tutti evitabilissimi.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Giordano “Alla Lazio manca spavalderia, così passa per squadretta. Un ottavo non può essere la partita della vita” (AUDIO)

“Si sta facendo passare la Lazio come una squadretta, quella non può essere la partita della storia. Era una partita importantissima, devi rispettare loro in quanto più forte ma una sconfitta 3-0 non può passare come se si sa fatto il nostro.

Queste situazioni danno fastidio, si fa passare qualcosa sempre come un’impresa quando dovrebbe essere la normalità per la Lazio giocare queste competizioni, anche perchè ci arrivano società come Lipsia o Copenhagen. Abbiamo battuto il Feyenoord e il Celtic, quando si parla di impresa io mi trovo contro. Queste cose sminuiscono il nome e la storia della Lazio, non lo accetto minimamente. Nel calcio non si può accettare una sconfitta 1-0, figurati 3-0. Dobbiamo giudicare le partite per quello che vediamo, i se e i ma poi sono tutti a favore nostro.

Ieri credo che la Lazio potesse fare di più. Anche il Copenhagen se va lì magare ne prende 4-5 ma crea più di noi. Sembrava ci lasciassero loro degli spazi. In Champions devi fare qualcosa, non sei in Serie B. Parti da 1-0, ti devi sentire forte e giocartela. Poi se la si fa passare come un’impresa anche i calciatori la vedono così, si fanno influenzare. Sarri ha detto che all’intervallo poi ha visto una squadra morta. Se stiamo sempre nel guscio e abbiamo paura a dire di andare lì a giocarcela, questa cosa si riflette su ambiente e calciatori.

Se togli Guendouzi e Felipe nel primo tempo non abbiamo fatto: al 16esimo loro stavano a tre tiri in porta. E’ un problema sia di valori che di approccio, parliamo del Bayern che è una delle prime cinque squadre al mondo e nessuno lo mette in discussione. Ma non si faccia passare la Lazio come una squadretta di quartiere, anche il Napoli ha vinto solo una coppa europea. Mentalmente bisogna cambiare, non possiamo avere sempre paura dell’avversario, partiamo sempre come una squadra di quartiere e mi da fastidio.

Bisogna tirare il petto il fuori, andare più spavaldi. Nemmeno la Roma ha fatto grandi competizioni, ma solo noi andiamo timorosi. Deve partire da tutti: presidente, allenatore, giocatori e chi fa comunicazione. Se passi un’ottavo non può essere una data storica, soprattutto contro un Bayern come quello di questa stagione che in difesa aveva mezzo giocatore titolare. Non puoi avere ogni anno una squadra competitiva, ma bisogna avere più considerazione di noi stessi: ogni volta che usciamo dall’Italia sembra che facciamo l’impresa. Ci vuole un po’ di sana spavalderia.”

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APPROFONDIMENTI

Lazio, il mercato lo ha fatto la Champions: ecco il dato sui guadagni in Europa

Sarri l’ha definita la sua Champions preferita da quando allena, superiore anche a quelle affrontate con Napoli e Juventus. Ma chi può sorridere, per la competizione UEFA appena conclusa per i biancocelesti, è anche la società: a conti fatti il percorso europeo della Lazio è valsa un ricco bottino da quasi 70 milioni di euro nelle casse della società.

Gli ultimi dati riportati da Calcio e Finanza, infatti, riportano come la società abbia incassato – grazie ai premi della competizione – 59,71 milioni di euro. Di questi 15,64 milioni vengono dal bonus di partecipazione, 15,9 dal ranking storico, 8,5 dai Market Pool. Altri incassi arrivano poi dai risultati sportivi: 9,33 milioni arrivano dai risultati sportivi ottenuti, 0,74 dalla quota pareggi ripartita fra le qualificate agli ottavi e 9,6 milioni arrivano – infine – proprio dall’accesso alla final-16 europea.

Ma non finisce qui: a questo bottino già ricco di suo vanno infatti aggiunti gli incassi risultanti al botteghino. Il supporto biancoceleste non è mai mancato, nè in casa nè fuori, ed il risultato si vede anche nel dato relativo al guadagno da stadio. Nel loro percorso europeo, sono circa 10 i milioni ottenuti dalla vendita dei biglietti, dei quali circa 3 solo nella sfida d’andata degli ottavi. Con ciò, il totale generale che la società di Lotito si aggiudica dal percorso in Champions League arriva poco sotto i 70 milioni di euro.

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DICHIARAZIONI

Guendouzi: “Se scendo in campo è per vincere, non per il compitino. Con Sarri mi muovo in automatico. Qualificazione Champions? Sarà difficile”

Alla vigilia della gara di ieri sera contro il Bayern Monaco, Mattéo Guendouzi è stato protagonista di una lunga intervista con The Athletic, rivista anglofona specializzata nel mondo del pallone. Tanti i temi trattati con il centrocampista 24enne, fra tutti la sua mentalità in campo e l’impeto che riesce a mettere nelle gare con i biancocelesti. L’ex OM, che in Inghilterra ha vestito la maglia dei Gunners dell’Arsenal sotto la direzione di Emery, resta un profilo attenzionato oltremanica dove conta diversi estimatori. Queste le sue parole:

“Sono sempre stato ‘vulcanico’, fin da quando avevo sette-otto anni. Quando perdo una partita, urlo sempre. E’ la mia mentalità: quando scendo in campo voglio vincere. Sono fortunato in questo: gioco e ho giocato in grandi club, e qui per vincere ti serve questa mentalità. Fa parte della mia mentalità, voglio sempre vincere e non pareggiare o perdere. E’ per questo che a volte in partita ho delle reazioni sopra le righe. Sono sempre concentrato sulla partita e penso solo alla vittoria e ad aiutare la squadra. Con l’età imparerò anche a diventare calmo, ma voglio mantenere questa mentalità: voler vincere sempre. E’ la cosa più importante per me. “

Il rapporto con Maurizio Sarri

Fra le righe dell’intervista, il numero 8 dei capitolini ha avuto anche modo di trattare il suo rapporto con Maurizio Sarri, con il quale Guendouzi sembra aver trovato chimica e intesa risultando essere – a conti fatti – il tassello imprescindibile dello schema tattico dell’allenatore toscano.

“Con Sarri ho trascorso solo sei mesi, ma sembrano passati anni per quello che ho imparato con lui in allenamento. Tatticamente so cosa fare in campo, mi viene automatico. E’ un allenatore straordinario, è molto bello lavorare con lui. Contro di lui ho perso una finale di Europa League quando io ero all’Arsenal e lui allenava il Chelsea. In Italia è importante la tattica, e lui è stato fondamentale per imparare questo lato del calcio. Ogni campionato è diverso, in Italia è più difficile segnare rispetto alla Premier o alla Ligue 1 perchè le squadre sono molto più organizzate, ecco perchè qualificarsi alla prossima Champions sarà difficile

La Lazio spera, sia che il suo ‘motorino’ possa continuare a macinare palloni e chilometri sulla mediana, sia che una qualificazione – se non all’a Champios, all’Europa League, possa essere ancora alla portata. Nulla è impossibile, e in un ambiente che ora più che mai ha bisogno di una scossa di energia, il dinamismo e l’indole vulcanica di Guendouzi possono essere – ancora di più – un mattoncino chiave per riaccendere e far ripartire quel ciclo che ieri Sarri in conferenza stampa dava per chiuso.