“Sono felice per Marco Baroni che è stato un mio giocatore. Certo farà fatica, non puoi competere con altri club che spendono cifre che mi fanno pensare che ci sia qualcosa che non funziona. La Lazio ha fatto la scelta giusta, sarà un’annata di passaggi intermedi, di transizione, all’inizio anche ridimensionamento. Non è vicina alle squadre importanti. Lui ha fatto una crescita reale, la Lazio ha un allenatore bravo, umile con componenti che non possono mancare anche dal punto di vista emotivo. Per lui contano i giocatori e questo farà capire questa cosa al suo gruppo e avrà delle risposte importanti.
Noslin non lo conosco bene, Castrovilli mi è sempre piaciuto, ha grande classe, ho sempre adorato Zaccagni. Ora, però, credo che non abbia quei giocatori che cambino o risolvano le gare quando si mettono male. Non è facile trovarne, la cosa fondamentale è la cattiveria, la carica agonistica ed una condizione psico-fisica eccezionale. Il resto viene dopo, ma la base non può mancare”.
AURONZO DI CADORE – Come spiegava lui il suo primo giorno a Formello, “non c’è un’età o un momento giusto o sbagliato per arrivare”. A volte ci vuole una carriera intera. Poi bastano poche settimane per diventare beniamino, un istante per entrare nella storia (chiedere all’Atletico Madrid), un paio di anni per essere considerato un riferimento dello spogliatoio, un baluardo da cui ricominciare. I tifosi della Lazio ci avevano visto lungo. Dapprima per slancio di fede, sfoderando il tormentone di fine estate sulle note del ‘Capello’ di Edoardo Vianello: “Che finimondo per quel portiere biondo, si chiama Provedel”. Oggi a ragion veduta, dopo l’uscita di scena di senatori che hanno segnato un’epoca. È da qui che inizia l’incontro esclusivo di Radiosei con il portierone biancoceleste dal gazebo del campo ‘Zandegiacomo’: “Io quando sono arrivato due anni fa ero felicissimo di essere alla Lazio e volevo cercare di essere un aiuto, una parte che potesse dare un contributo al bene della Lazio e penso di averlo fatto. Volevo dare fin da subito un contributo alla squadra al di là delle considerazioni iniziali. Ho sempre dato il mio meglio, al di là di quelle che erano le considerazioni iniziali di secondo e quant’altro. Secondo me tutto questo interessa poco. A me interessa solo fare bene sul campo ogni giorno e come ho detto dare il mio contributo poi se posso darlo in maniera attiva ancora meglio altrimenti io comunque cerco sempre anche di farlo appunto nello spogliatoio e nel quotidiano perché penso che alla fine poi i risultati arrivino con tutto e non solo con i 90 minuti.”
Sei rimasto fuori praticamente da marzo e con un miracolo stavi addirittura volando all’Europeo. Ci sei rimasto male di non esserci andato?
“Ma guarda al di là di quelle che sono delle scelte del commissario tecnico, che è lì perché deve fare delle scelte, queste vanno rispettate. È chiaro che come bimbo che sogna di arrivare in determinati palcoscenici ci resti male, però fa parte del gioco. Comunque sono stato anche fuori per diverso tempo, ho dimostrato comunque di essere rientrato con una discreta condizione. Ripeto, fa parte del gioco.”
Tanti sono partiti, tanti big sicuramente. Appunto, dopo due anni sei diventato uno dei leader di questa, una giovane Lazio. Ti sentiresti pronto a esserlo, a mettere tra le braccia la fascia di capitano?,
“Voglio intanto ringraziare i ragazzi che sono andati via perché hanno dato tanto alla Lazio in tutti gli anni in cui sono stati qua e hanno dato tanto anche a me in questi due anni in cui ho condiviso con loro lo spogliatoio. Sono felice perché mi hanno anche fatto capire cosa vuol dire stare nella Lazio. Per quanto riguarda il discorso capitano, per come la vedo io, per come ho vissuto lo spogliatoio in questo momento, il capitano è Danilo Cataldi. Mi dispiace che se ne parli, Danilo è una persona che è qui da tanto tempo che è una di quelle che forse più di tutte mi ha fatto capire cosa vuol dire stare nella Lazio e al netto di quelle che poi sono le considerazioni della società o non lo so chi decide queste cose. Questa è la mia idea. Questo non cambia quello che è il mio approccio, quello che è il mio lavoro, il mio modo di fare. Penso che soprattutto con i giovani che sono arrivati la cosa che bisogna fare è dare l’esempio e dare l’esempio”.
Senti questo inverno già anche quando stavi facendo grandi prestazioni si parlava tanto di corteggiamenti della premier cosa c’è stato di vero?
“Dovreste chiamare il mio agente chiederlo a lui. Lui mi dice le cose quando sono concrete. Di concreto, effettivamente non c’è mai stato nulla da quello che so io. Per cui ecco questo è. Si, ho letto anch’io poi, perché è uscito da tutte le parti: qualche cosa c’è stata però che io sappia niente di concreto e poi io qua sto molto bene per cui non ho neanche avuto farfalle particolari in testa Ecco, quello no“.
Io lo chiedo a un portiere che è esperto. Mandas ha fatto benissimo. Ora ovviamente sei tornato tu, tu sei il primo. Se fossi nella società, tu un giovane talentuoso come Mandas, lo manderesti a giocare in prestito perché ha bisogno di giocare per crescere? Oppure lo lo terresti e in genere, ma non riguarda solo lui, ma anche in genere i giovani portieri?
“Io non parlo di lui, penso che il discorso sia a prescindere, dipende dal percorso che si vuole fare con un ragazzo. Lui è un bravo ragazzo, un grandissimo ragazzo, un grande lavoratore e per me, per quanto mi riguarda come portiere, il portiere deve giocare. Quindi se dobbiamo parlare della crescita di un ragazzo, un ragazzo deve giocare, deve fare più esperienza possibile anche per poi valutarlo e per cui io se devo consigliare un ragazzo che fa il mio stesso ruolo dico sempre che deve giocare al di là di tutto.Dopo di che rientriamo in quelli che sono i nostri ruoli e la società sicuramente saprà fare le proprie considerazioni per il bene della squadra e del ragazzo. Questo è il mio pensiero.”
Sarri ti ha voluto e con lui sei esploso definitivamente. Alla Lazio tu sei uno di quelli che è andato a casa per convincerlo a restare quando aveva dato le dimissioni. Sei leader carismatico nello spogliatoio però ci sei stato poco con Tudor. Cosa non ha funzionato?
“Beh, intanto tengo a ringraziare particolarmente il mister Sarri, perché comunque se sono qui tanto è dovuto a lui. E e al di là del fatto che sono qui mi ha comunque dato la possibilità di poter giocare per la Lazio e di poter dimostrare e questo mi ha fatto crescere tanto. Ho cercato non lo nego di convincere o comunque di fargli capire insomma quello che era il punto di vista mio e anche di altri. Il mister comunque è stato irremovibile perché è una persona coerente con quello che dice quello che fa aveva preso una decisione e così è stato. E con Tudor penso che io purtroppo non ho vissuto molto lo spogliatoio perché ho dovuto curarmi parecchio tempo. Ho cercato di stare con la squadra il più possibile, anche quantomeno per le gare, casalinghe e non. Comunque è cambiato tanto nella metodologia del lavoro, nell’approccio, quindi il momento era anche un po’ particolare, i risultati facevano fatica ad arrivare e magari ha fatto un po più fatica ad entrare in sintonia con quello che era la squadra. E sai, poi è stata anche un’annata molto particolare, quindi c’era un po’ tutto. Poi sembrava anche molto più difficile di quello che in realtà era. Si creava sempre anche un caso dietro ogni cosa ed è stato tutto molto più difficile. E prima per Sarri, poi per tutto, quindi tutto andava un po’ storto. Ecco.“
Adesso si riparte da Baroni, è rimasto Viotti che era il vice di Massimo Lenci. Baroni cosa vuole quest’anno? Vuole, come Sarri, che si riparta cioè che vengono coinvolti nel nella manovra dal basso?
“Allora il mister intanto ha iniziato ad avere un approccio molto morbido, nel senso che non è arrivato subito in modo integralista, non ha stravolto niente anzi. Ha saputo prendere la squadra perché ha visto che in noi ci sono delle qualità. Ci sono anche tante cose invece che bisogna migliorare; sta cercando di farlo con molto tatto e infatti vedo che i ragazzi stanno lavorando con grande entusiasmo non sono stravolti da questo. Sicuramente il mister vuole giocare, vuole che ci sia un inizio di manovra, non è una cosa esasperata. Dobbiamo fare le cose con testa e con equilibrio e adesso stiamo iniziando a trovare delle soluzioni che possono essere sia utili in fase di possesso nell’attrarre anche l’avversario sia poi per verticalizzare, perché il mister vuole verticalizzare.“
Per il discorso della partenza dei big c’è un po di scetticismo ancora intorno a questa giovane Lazio, eh? Secondo te dove può arrivare? E se dovessi giocare d’azzardo punteresti 100€ su questa Lazio che può tornare in Champions?
“Come ho detto prima sono partiti dei ragazzi che hanno fatto veramente tanto erano di livello altissimo e sicuramente sono una perdita importante ed è normale che chi ci segue possa avere una sorta di scetticismo, di scoramento. Però anche loro, prima di diventare quello che sono diventati comunque sono partiti diciamo non dal basso però dovevano farsi conoscere come tutti noi dobbiamo farci conoscere; e io vedo che i ragazzi giovani che sono arrivati sono di qualità, gente di qualità di grande voglia e che si vede che vuole dimostrare di poter meritare questa maglia. Per cui io penso solo che ci vuole del tempo e ci vuole fiducia. Capisco. Come ho detto, capisco il sentimento del tifoso e non lo biasimo nel senso normale. I ragazzi che sono arrivati, che stanno arrivando meritano fiducia e anche noi poi dobbiamo fare del nostro per coinvolgere l’ambiente per meritare la carica. Secondo me dobbiamo cercare di caricarci a vicenda perché facendo così anche chi è nuovo entra bene, con lo spirito giusto. Facendo così si possono fare grandi cose per la Champions ti dico ci sono squadre sulla carta più attrezzate di noi. Il calcio però non è una scienza esatta; noi vogliamo innanzitutto diventare una squadra forte perché comunque abbiamo cambiato tanto, vogliamo diventare una squadra forte, vogliamo diventare compatti e questo non ci vieta di assolutamente di fare bene. Anzi ci aiuterà a migliorare quello che è stato un piazzamento che ci ha portato in Europa League e noi volevamo puntare più in alto.”
Senti, ti faccio un’ultima domanda perché ieri Lotito ha compiuto venti anni di presidenza? E il padrone più longevo della Lazio? Tu sei arrivato da due anni. Lui dice spesso che che è intervenuto nello spogliatoio, qual è il rapporto con voi giocatori e perché ancora i tifosi nonostante abbia vinto sei trofei, secondo te, visto che sei qui da due anni non non sboccia mai il feeling o insomma c’è questo clima in questo momento?
“Guarda, è complicato perché io sono qua da due anni ed è una cosa che non è mai sbocciata nell’arco di vent’anni. Il Presidente con noi ha un rapporto molto diretto, ultimamente non lo stiamo vedendo molto. Quando viene comunque cerca di farci arrivare quello che è il suo tenerci ai risultati di tenerci e quello che dobbiamo fare. Secondo me c’è qualche mancanza; un po’ come quando c’è un rapporto che non va di coppia. Magari basta un qualcuno che fa da intermediario. Ecco, è un peccato perché io sto capendo veramente il tifoso laziale cosa sente dentro, l’amore che prova per questi colori. Sento che anche al nostro interno c’è tutto questo e manca magari un po’ questa connessione: sicuramente i risultati aiutano. Però non devono nemmeno essere, l’unico anello che tiene la catena collegata.Ecco però, come ho detto prima, noi adesso ce la stiamo mettendo tutta per contattarci per per far vedere comunque che noi ci siamo che siamo tosti e che vogliamo arrivare in alto. Noi facciamo la nostra parte cerchiamo di andare oltre i nostri limiti augurandoci che il tifoso veda questo che lo apprezzi e penso che poi insieme possiamo fare veramente grandi cose. Grazie grazie a voi.“
L’assessore alla Mobilità del Comune di Roma, Eugenio Patanè, è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosei nella trasmissione “Sei Volte Buongiorno”. Di seguito le sue dichiarazioni sul progetto della Lazio per il Flaminio.
“Nei giorni di grandi eventi quali le partite di calcio, come funziona la mobilità? C’è un piano di viabilità per eventi che spostano decine di migliaia di persone. Quando venne costruito l’Olimpico, attorno non c’era grande urbanizzazione, poi nel tempo si è costruito e c’è stata una doppia attrazione: quella dei residenti e quella di coloro che arrivavano per gli eventi”.
“Lavoriamo su due fattori. Da un lato la chiusura delle strade e le relative modifiche alla mobilità, dall’altro l’incentivazione del mezzo pubblico e disincentivazione del privato. Abbiamo 15 aree parcheggio per circa 5000 posti auto, oltre alle navette per i tifosi ospiti. Oltre alla sharing mobility potenziata nel giorno della gara. Servirebbe un numero di posti auto pari almeno al 20% dell’afflusso previsto”.
“Il problema traffico paga l’assenza di una fermata metro nelle immediate vicinanze dello stadio. Ci sono novità in tal senso? Se il Campidoglio insiste su questa strada è perché ritiene, anche in forza di determinati interventi strutturali, lo stadio Flaminio sarebbe un luogo adatto per la Lazio. Come sapete, abbiamo aperto i cantieri a Piazza Venezia della metro ma abbiamo ottenuto i finanziamenti per arrivare fino alla Farnesina. In questo tratto avremo anche la stazione Apollodoro. Parliamo di un investimento la cui conclusione è prevista in 10 anni. Significa avere un’infrastruttura che porta 10.000 passeggeri l’ora proprio a servizio dello stadio. Inoltre ci sarà un altro tram, oltre al 2, che percorrerà la tratta Piazzale Flaminio-Stadio Flaminio”.
“Parliamo di interventi complessivi per 12 miliardi, io non pretendo di averli tutti nel 2025, ma dobbiamo iniziare una programmazione con il Governo per far sì che questi 12 miliardi vengano programmati nel tempo nel corso di 15 anni”.
“Il presidente Lotito a ottobre dovrebbe presentare un piano di fattibilità per il Flaminio, in particolare per quanto attiene al suo assessorato. Cosa accadrà? Ogni volta che c’è un progetto di questo tipo, come è stato per lo stadio della Roma, dobbiamo essere molto rigorosi. Dobbiamo analizzare il progetto complessivo e le conseguenze che questo comporta in termini di mobilità. Valuteremo gli effetti sulla mobilità di un attrattore di traffico così importante nelle giornate in cui verrà utilizzato lo stadio, quindi nel infrasettimanale per le partite di Coppa. Ovviamente le situazioni di traffico cambiano tra settimanale, festivo e prefestivo. Ci vuole un’analisi concreta di flussi di traffico per i diversi vettori di mobilità. Rispetto ad altri progetti del passato, stiamo parlando di uno stadio inserito all’interno di una realtà consolidata da un punto di vista urbanistico, non uno stadio nel nulla”.
“Il quadrante del Flaminio già prevede una riqualificazione con il Progetto di Cassa Depositi e Prestiti su un’area di un’area di circa 45.000 metri quadri di superficie. A livello di cubatura la zona è satura: questo non limita la possibilità di ammortizzare i costi di chi dovesse investire sul Flaminio? Questa è anche una cosa che dovrà valutare Lotito. Per ammortizzare l’investimento secondo noi si può fare qualcosa di diverso”.
“Ogni tanto si parla di compensazione urbanistica per cui il potenziale investitore potrebbe dire “io sistemo il Flaminio, ci metto un sacco di soldi. Visto che qua non posso edificare nulla perché c’è già un progetto che è stato approvato, di fatto posso fare qualcosa da un’altra parte della città di Roma? Mi consenta di non rispondere a questo. Io capisco lei fa il suo lavoro io non posso rispondere nel senso che di queste cose si occupa l’urbanistica collega quella che il collega Maurizio Veloccia. La cosa che le posso rispondere è che in quel luogo degli aumenti di cubatura piuttosto che delle compensazioni siano sostanzialmente impossibili”.
“Ipotizziamo che Lotito riesca a presentare il progetto preliminare entro la fine del 2024. Quali sono i tempi secondo lei? Lei ha parlato di 2030, 2031, credo siano date compatibili con una riqualificazione complessiva dello stadio. Ora c’è questo appuntamento ad ottobre col Sindaco, io direi di andare in fila. Lavoriamo insieme, la disponibilità nostra c’è, credo che per le ragioni che le ho detto quella sia un’area che può essere adibita a uno stadio bello e importante. La Lazio e diciamo noi come Amministrazione comunale ci crediamo in questo progetto”.
IVO PULCINI, direttore sanitario S. S. Lazio, in collegamento a ‘NMM’!
Ivo Pulcini, direttore sanitario S.S. Lazio a Radiosei: “Momento favorevole rispetto al cambiamento del compartimento sanitario della Lazio.
Ogni volta che si ricomincia c’è l’entusiasmo di voler fare meglio di come è stato fatto fino ad adesso; soprattutto se ci sono persone validissime, abbiamo avuto un grande acquisto nell’ambito dei fisioterapisti, soprattutto nell’ambito medico con l’acquisizione di Italo Leo che era il medico della Salernitana. Si aggiunge un professionista in più per rendere al meglio i nostri atleti che vedo molto affiatati come gruppo.
Rodia collabora con noi da 9 anni, come ortopedico è un eccellenza e un punto di riferimento per noi e per gli atleti.
La scorsa stagione è andata bene ma poteva andare meglio. C’è stato un po’ di scollamento a livello di squadra. Dall’esterno ho visto un po’ di amarezza che si aspettava un qualcosa in più.
A livello medico già nella precedente abbiamo assistito ad una percentuale di infortuni minore rispetto a quella delle stagioni precedenti. Grazie anche alle strutture che il presidente ci ha messo a disposizione; abbiamo tutti i mezzi per garantire serenità ai nostri atleti, che così devono solo scendere in campo e fare il massimo.
Su Castrovilli sono stati fatti degli accertamenti ed è stato dato il via. Il giudizio è positivo per recuperare il giocatore totalmente. Per un atleta che ha fame e voglia di tornare basta un gol per far sì che ritorni una stella qual è.
Tavares ha avuto un piccolo risentimento al flessore sinistro, dopo 48 si saprà di più, ma credo al massimo sarà una lesione di primo grado, guaribile in una settimana, massimo 10 giorni.
Rispetto a Gila ci sono dei tempi tecnici che variano dalle tre/quattro settimane. Il quadro è sotto controllo, siamo partiti alla grande, i giocatori sono in ottima condizione, manca solo un po’ di autostima.
Lavorare per Lazio vuol dire amicizia, entusiamo, è bello quando i giocatori ti ricordano in modo positivo, quando ti cercano: questa è la gioia più grande.”
NIMBO SUPERBO (Zio di Castrovilli) in collegamento a ‘NMM’
Nimbo Superbo a Radiosei: “Legame intenso con Bari. Il talento in Gaetano si vedeva da subito, è stata una favola il suo percorso.
Certo, ci sono stati degli infortuni ma Gaetano ha tanto da dare al calcio italiano. Se lui sta bene, e sta bene, ce n’è per pochi, ha già gli occhi della tigre.
Io lo vedo meglio dietro le punte, giocatore che sa servire i compagni. Ragazzo molto umile che sa soffrire, la famiglia gli è stata d’aiuto e le ha dato coraggio.
Deve avere più cattiveria in campo, dimostrare che qualcuno si è sbagliato su di lui. Siamo contentissimi che sia un giocatore della Lazio, si è avverato un sogno. Gaetano considera questa una svolta importante per la sua carriera.
L’ho sentito, ed è carico, è l’ora di far vedere ciò che vale. Bisogna ringraziare il presidente Lotito della fiducia, sono sicuro che verrà ricompensata.
Nazionale? Se Gaetano gioca non ci sono problemi rispetto ad una chiamata in Nazionale; sarebbe servito tantissimo a questa Nazionale.
Vi saluto, forza Lazio, vedrete che andremo in Champions.”
Riccardo Calleri, l’agente ed intermediario della trattativa tra la Lazio ed il Manchester United per Greenwood, in collegamento a Radiosei
Ci racconti lo svolgimento di questa lunga trattativa
“Sono state settimane intense, tutto è iniziato nello scorso mercato quando era stato definito il trasferimento in prestito di Greenwood alla Lazio. Poi per ragioni di tempistiche non sia riusciti a definire l’operazione. Il giocatore alla Lazio piaceva da sempre, l’esperienza al Getafe ha rafforzato l’interesse, c’era la volontà del club di acquistarlo definitivamente. Già nel mese di giugno (2023, ndr) si è cercato di trovare un accordo con il Manchester. Ho proposto questa possibilità da tempo e la Lazio, a Lotito ed a Fabiani piaceva molto l’ipotesi ed abbiamo provato a portarla avanti”.
Parliamo di cifre
“Il Manchester inizialmente aveva fatto una richiesta notevole, di 50 milioni. Da lì subito si è parlato di fare un accordo con il 50 per cento della valutazione del cartellino. Gli inglesi volevano mantenere una percentuale sulla rivendita. Se da una parte questo ha agevolato le cose, visto che la Lazio è stata la prima ad aprire una trattativa, dall’altra il giocatore ha voluto capire la situazione anche con altre società”.
Conferma l’offerta da 25 milioni della Lazio?
“Il rilancio economico è stato progressivo, già a giugno potevamo raggiungere un accordo, con il padre che aveva la volontà di capire se i sondaggi delle altre squadre fossero reali. Quello che ha cambiato le carte in tavola è stato l’arrivo di De Zerbi al Marsiglia. Lui conosceva il ragazzo da tempo, l’ha convinto ad aspettare, ad orientarsi sul Marsiglia. Sul finale della trattativa, la Lazio ha fatto un’offerta molto simile ai francesi, ha ritoccato l’offerta sia al Manchester che al giocatore. Ad occhio e croce le offerte erano simili e credo che Lotito avrebbe avuto la volontà di ritoccare ulteriormente l’offerta. Il contratto per il giocatore era di poco inferiore ai 4 milioni. De Zerbi è stato determinante, la loro relazione pregressa gli ha dato la presunta tranquillità in più per accettare Marsiglia. Alcune italiane sono subentrate (Napoli e Juventus, ndr), palesando un interesse che poi non era così reale e concreto. Questo ha fatto si che il padre del giocatore, vedendo tanti interessi, prendesse tempo, pur manifestando consenso all’ipotesi Lazio.”
E’ stato fatto tutto il possibile, quindi?
“Per impegno ed forza economica, la Lazio ha fatto quello che poteva fare. Il papà voleva gestire di più la situazione, forse di più non si poteva proprio fare. In questo momento non ho parlato di altri giocatori con la Lazio in Inghilterra, vedremo di trovare un’altra situazione altrettanto buona, per me la Lazio ha la priorità su tutti”.
Marcos Antonio è vicino al ritorno in Brasile.La trattativa con il San Paolo sembra sia arrivata ad una svolta positiva.
La base di accordo prevede il prestito oneroso con obbligo di riscatto fissato sui 5 milioni di euro. Una cifra che permetterebbe alla Lazio, visto l’ammortamento, di mettere a bilancio anche un piccola plusvalenza (fu pagato circa 7 milioni).
“I venti anni di Lotito sono stati tormentati, a livello gestionale la carenza più importante è stata quella di non avere un uomo che sapesse manovrare il mercato, scoprire i talenti, costruire. Il Sartori dell’Atalanta per essere concreti.
Venti anni è un periodo terrificante, lungo una quaresima. Quando lo sento dire che non cederà mai la Lazio, che la lascerà al figlio rifletto. Questa gestione famigliare non credo che faccia il bene della Lazio, io purtroppo non ho più fiducia in Lotito da diversi anni. Non mi fa stare tranquillo leggendo ciò che dice, il fatto che lui stia dedicando sempre meno tempo alla Lazio non mi fa stare tranquillo. Sono sfiduciato, la mia sensazione è che peggiori.
Chiunque venga scelto a livello comunicativo sarà sempre plafonato da lui. Lui pretende di dover gestire la comunicazione con i suoi personali criteri. Non ci sarà mai una gestione professionale, non è assolutamente gestibile un personaggio come lui.
Se dovessi dare un voto a questi venti anni di gestione Lotito direi che siamo sul cinque in pagella. Una media ponderata di successi, atteggiamenti, disastri ed acquisti sbagliati. Un questo momento, rispetto all’attuale mercato, mi fermo ad una sofferta sufficienza”.
Gabriele Podavini, ex difensore della Lazio, in collegmento a Radiosei.
L’ex centrale commenta l’addio di Ciro Immobile.
Gabriele, un epologo così rapido per una storia d’amore tanto lunga e fruttuosa.
“Sono triste per l’addio di Immobile. E’ una generazione di calciatori che ha lasciato, un ciclo finito. Immobile lo ritengo una figura sacra nella storia della Lazio. Non seguo la campagna acquisti, mi piace vedere le squadre ai nastri di partenza. Vedremo come si presenterà la Lazio. La mia Lazio non era certo di questo calibro, ma sono orgogliosamente tifoso biancoceleste!”.
“La frattura alla falange dell’alluce del piede sinistro di Gila? Parlo per quello che è emerso, non avendo visto il giocatore. Per esperienza so che se la frattura non è scomposta, ma ingranata e limitata nella sua estensione, mi auguro che nel giro di un mese e mezzo questa cosa si risolva. Preparazione saltata? Gila è un personaggio che per atteggiamento e capacità può recuperare in 90 giorni”.
“Dico questo perché conoscendo il carattere del giocatore, alcuni suoi atteggiamenti in campo, magari entra in campo prima senza aspettare tempi biblici. E’ importante dire che in una situazione del genere non rischia nulla. Se lui rientra, anche con un po’ di dolore, la situazione non si aggrava. L’alluce è sì una parte importante, però se si consolida in tempi rapidi e si fa il callo osseo in 20, 25 giorni, lui in un mese e mezzo rientra. Parliamo di una diagnosi molto ottimista ma te lo dico sulla base della mia esperienza professionale”.