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‘QUELLI CHE…’ – Calori: “Mazzone è stato un grande uomo. Ha allenato campioni, purtroppo mai grandi squadre” (AUDIO)

ALESSANDRO CALORI in diretta a ‘QUELLI CHE…’

Alessandro Calori a Radiosei: “Dopo tre ani trascorsi con Mazzone, mi sono sentito in dovere di andare ad Ascoli al suo funerale. Ho sempre apprezzato la persona, l’uomo. Uno che è stato in panchina quasi 800 volte, ha la carriera che parla per sé. Io preferisco parlare del Mazzone uomo.

Io andai a Perugia dopo aver fatto la storia da capitano dell’Udinese per circa otto anni. Non iniziai benissimo in Umbria e un giorno lui passò mentre eravamo in ritiro, mi diede una pacca e mi disse: “Oh, guarda che ti devi togliere la maglia dell’Udinese. Qua siamo a Perugia”. Quella scossa mi fece ripartire e fare un grande campionato.

Lui ebbe giocatori importanti come Totti, Baggio, Guardiola e tutti lo hanno amato. Ma non ebbe mai squadre importanti. Dimostrò a tutti che era capace a gestirli, ma non gli venne mai data una grande opportunità.

Prima di quel Perugia-Juve, Mazzone ci disse di fare la miglior partita possibile perché tutto il mondo ci guardava. Nulla di trascendentale, ma si raccomandò impegno, perché non avendo obiettivi rimasti in stagione, temeva cali di concentrazione. C’è anche da dire che noi passammo in vantaggio, ma la Juventus si mangiò tanti gol.

Se ai funerali di Mazzone c’era tantissima gente, qualche cosa vorrà dire. Evidentemente ha seminato bene”.

Alessio Buzzanca

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‘NMM’ – Nicolodi esalta Sow: “Uno dei migliori colpi fino ad oggi per il calcio italiano. Sradicatore di palloni clamoroso, di livello europeo” (AUDIO)

PIETRO NICOLODI (Skysport ed esperto di Bundesliga) presenta Djibril SOW a ‘NMM’! (anticipazione trasmissione del pomeriggio)

“Sow è un giocatore iper-tosto. E’ stata una delle chiavi dei successi dell’Eintracht Francoforte. Difficile ricordare una gara giocata male, certamente quando lui giocava bene, i tedeschi vincevano sempre. E’ un mediano sradicatore di palloni clamoroso, mille recuperi a partita e non ne butta via tanti. L’unico difetto è che non è esattamente un realizzatore, ma di gol ne ha fatti ed anche molto belli. L’hanno utilizzato sempre, ha corso negli ultimi anni una quantità di km veramente incredibile, non so quanto ne abbia ancora a quel tipo di velocità. Sicuramente un giocatore importante che inizialmente in Bundesliga non aveva sfondato, poi alla lunga si è imposto. E’ anche uno che a livello europeo c’è, conosce la materia e sa tradurla in campo molto bene. E’ uno dei migliori colpi di questo calcio mercato italiano fino ad oggi. E’ veramente un giocatore importante, bisognerà vedere come starà, ma secondo me un bel colpo”

https://podcasters.spotify.com/pod/show/radiosei98100/embed/episodes/Pietro-Nicolodi-26072023-e27d0dc

LEGGI ANCHE: Sow l’equilibratore di Sarri. tenacia e dinamismo, oggi è attesa la firmahttps://cms.radiosei.dev.toyou.it/rassegna-stampa/sow-lequilibratore-di-sarri-tenacia-e-dinamismo-oggi-e-attesa-la-firma

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‘NMM’ – Pratali: “Casale e Romagnoli si completano, M. Antonio cambierà la Lazio” (AUDIO)

Francesco Pratali, ex calciatore dell’Empoli, in colegamento aRadiosei

Concetti fondamentali per approcciare al ‘sarrismo’

La parola chiave per Sarri è disponibilità. Giocatori che si mettano a completa disposizione e una società presente e attenta. Vedo una sessione di mercato fatta di giocatori funzionali all’idea del tecnico. La difficoltà più grande è giocare sempre in funzione della palla e non del proprio uomo. Per molti questo è un concetto nuovo, con lui all’inizio delle difficoltà le trovi, ma se entri nel meccanismo queste si trasformano in vantaggi. Io ai tempi ero già un giocatore esperto, ma dopo aver assimilato tutto, ho trovato dei benefici nell’avere un reparto che ragionava come un corpo unico”.

Casale e le palle inattive

Viene da un’interpretazione completamente diversa della difesa. Uno contro uno in ogni zona del campo. Ma lui è giovane e ha caratteristiche affini alla difesa di Sarri. Lavorando di reparto, il suo lavoro potrà essere meno dispendioso e lui più lucido, all’interno della partita. I corner? Sarri mette due uomini sulla bandierina per togliere un difendente dall’area di rigore. Poi lui è un meticoloso, le palle inattive le studia sempre, maniacalmente. E’ un suo pallino. Difendendo invece, devi guardare la palla ma restando molto attivo. Casale-Romagnoli è una coppia che si completa benissimo. L’ex Milan ha un’esperienza importante e dovrà dare un contributo a livello di leadership”.

Calciomercato

Marcos Antonio ha caratteristiche tecniche che si sposano benissimo con il gioco di Sarri. Gioco nello stretto e lancio lungo, può essere veramente il fulcro che fa cambiare la qualità del gioco. La scorsa stagione questo tipo di giocatore mancava. A mio avviso può dare il ‘la’ ad un gioco simile a quello di Napoli, un po’ come Jorginho. Un centrocampo troppo ‘leggero’? Se si ritorna a vedere il gioco di Sarri, con il predominio del gioco, secondo me possono coesistere Luis Alberto, Milinkovic e Marcos Antonio. E’ una questione di equilibri: se la Lazio li trova, potrò permetterseli”.

Dario Cadeddu

24/07/2023

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DICHIARAZIONI ESCLUSIVE

‘SVB’ – Grigioni e l’amore interrotto: “Addio dalla Lazio me lo aspettavo”. Su Provedel e Maximiano… (AUDIO)

Gli eroi leggendari, scrisse qualcuno, vestono lunghi mantelli, ai portieri invece bastano un paio di guanti per esaltarsi. Salti prodigiosi, nemici immaginari, palloni sparati a velocità impressionanti da neutralizzare prima con la forza del pensiero e poi con l’esplosività delle gambe. Concetti elaborati e trasmessi sino alla noia nei suoi lunghi allenamenti per 18 anni. Fra Auronzo e Formello per garantire alla Lazio dei guardiani di prim’ordine. Questo è stato il mestiere svolto da Mr. Adalberto Grigioni per un lungo tratto della sua carriera. “Cosa è per me la Lazio? – Spiega su RadioSei a SeiVolteBuongiorno – 18 anni, 870 partite. Una vita, mi ha fatto crescere come professionista e come uomo. Sono ultra felice di aver avuto questa esperienza e di averla fatta con la Lazio. Per me la Lazio è particolare, dà sensazioni speciali sia dall’interno sia all’esterno con i tifosi”. La voce nasconde con difficoltà l’emozione. Un velo di amarezza accompagna l’epilogo del suo rapporto alla Lazio. “Addio? Io me l’aspettavo e non me l’aspettavo. – afferma Grigioni – Mi è dispiaciuto perché avrei voluto fare la Champions League, l’ultima che ho fatto è stata con Inzaghi dopo la pandemia. Il presidente mi ha detto che non mi rinnovava il contratto, mi ha accennato qualcosa anche Fabiani. Ho resettato tutto completamente”.

I MIGLIORI:


“A livello tecnico mi ha colpito Peruzzi. Quando sono arrivato io era più da mantenerlo. È stato il migliore, non solo nella Lazio. In senso assoluto. La sfida è stata Muslera, un impatto terribile. Ho fatto l’allenatore papà”.

I PORTIERI DI OGGI:


“Provedel e Maximiano? Ivan è molto tempo che gli facevo la corte, con lui parlavo spesso quando ci incontravamo. Non avevo dubbi perché lui è freddo e determinato, molto sicuro di sé stesso. Venire a giocare da La Spezia alla Lazio, partite di livello, non è facile. Tecnicamente si migliora, le partite della Lazio sono diverse rispetto a quelle delle squadre in cui ha giocato. Su Maximiano ho buone sensazioni e continuo ad averne. Lui soffre il giocare poco. Ha vissuto un momento di difficoltà, quest’anno potrebbe essere diverso…”.

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‘QUELLI CHE…’ – Bollini: “Anni fantastici alla Lazio. Cataldi e Keita le stelle dello scudetto 2012” (AUDIO)

ALBERTO BOLLINI in diretta a ‘QUELLI CHE…’

Bollini fresco vincitore dell’Europeo Under 19 a Radiosei: “Alla Lazio sarei venuto anche a piedi e quando me lo dissero fui incredulo. Furono anni fantastici coronati dagli scudetti e dalla Coppa Italia, vinta in collaborazione con Inzaghi.

Nel 1999-2000 mi chiesi in che mondo sono. Noi ci allenavamo al Francesca Gianni perché a Formello si facevano i lavori. Quando andavo a Formello vedevo campioni pazzeschi e con grande carisma. Poi con la Primavera vinsi uno scudetto inaspettato.

Ricordo una volta in un derby Primavera con tanto pubblico a Formello in cui si ruppe un crociato un nostro giocatore. Incontrai il giorno dopo Simeone nel parcheggio che mi disse: “Mister, mi dai il numero di telefono di quel ragazzo che ci voglio parlare”. Ecco, questi sono gesti da campione bellissimi.

All’epoca facevo la difesa a quattro ma adattavo il modulo alle caratteristiche dei giocatori che avevo e che costruivamo.

Nel 2011-2012 vinciamo lo scudetto in maniera trionfale, con un grande calcio grazie ai ragazzi. Terminato l’anno mi chiedono di fare il responsabile del settore giovanile, ma io preferivo la panchina e rimasi in Primavera. Esonerato Petkovic tornò Reja e Lotito mi chiese di fargli da secondo e non potei rifiutare e così feci mezza stagione sulla panchina della Lazio e fu una grande esperienza.

Lo scudetto del 2012 fu un trionfo, con giocatori come Cataldi, Keita… ma quando fai il settore giovanile non devi solo pensare a vincere trofei, ma soprattutto far crescere ragazzi e dargli un parametro, perché non tutti possono giocare in serie A.

Dei giocatori che ho avuto, quello che mi spiace non abbia fatto carriera importante è Cinelli. Talento vero, abilità tecnica”.

Alessio Buzzanca

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‘NB’ – Kozak: “Ho lasciato il cuore a Roma, con la Lazio sono diventato uomo. Sarri un grande e la Champions…”

Libor Kozak, ex attaccante della Lazio, ai microfoni di Radiosei

Libor, ultimi anni di carriera dopo quel grave infortunio. Come li stai vivendo?

“Sto ancora giocando qui in Repubblica Ceca. Ho avuto qualche problemino in questa stagione, credo che il ritiro sia vicino. L’infortunio con l’Aston Villa mi ha lasciato grande rammarico. Stavo giocando in Premier e in Nazionale, ora però l’ho superato. L’ho preso come una sorta di lezione di vita, sono andato avanti e in patria sono tornato a far bene”.

Raccontaci l’arrivo nella capitale

“Sono venuto alla Lazio dalla seconda divisione ceca, il salto fu grande. Ero un ragazzo con tanta voglia, vivevo giorno per giorno e poi piano piano sono salito in prima squadra dalla Primavera. Sono cresciuto come uomo e come calciatore. E’ difficile trovare un solo momento alla Lazio. Era uno spogliatoio bello e unito e quando sono tornato da Brescia ho cominciato a prendere minuti. Ricordo il gol vincente con la Fiorentina, quello fu un punto di svolta che mi ha dato tanta fiducia. Legai con tutti, il gruppo era solido. Era come stare in famiglia. Miro Klose era da studiare, tutte le cose che faceva in campo e fuori erano da professionista esemplare. Ledesma e altri, insomma, è difficile fare solo un nome”.

Il 26 maggio, una data indimenticabile

“Il 26 maggio era una partita tutta da vivere. Prima della partita c’era una tensione incredibile, ho visto quasi tutti i compagni nervosi. La gara er troppo importante. Ripensandoci, mi ha fatto tanto piacere rivedere i compagni il mese scorso contro la Cremonese. Il ritiro fu la scelta giusta, la pressione era troppo alta”.

Il passaggio in Premier

“Il fatto che mi fischiavano fallo molto spesso mi ha spinto ulteriormente verso la Premier, all’epoca. Fu un fattore limitante per me, per il mio gioco. Gli arbitri mi presero di mira e questo non è il massimo per concentrarsi, ti condiziona. Il mio gioco mi porta ad usare il corpo”.

La Lazio di oggi

“Seguo ancora la Lazio perché a Roma ho lasciato il cuore. Sono contento di quanto è stato fatto nell’ultimo campionato e della Champions. Sarri è un grande allenatore, si vede il suo gioco e la sua identità. Quando i ragazzi fanno quello che vuole la squadra gira perfettamente. Credo che si possa andare avanti in Champions e io sicuramente la seguirò”.

Dario Cadeddu

09/07/2023

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‘NMM’ – Gregucci: “Milinkovic me lo porto a scadenza. Questo campionato concede una grande opportunità…” (AUDIO)

Angelo Adamo Gregucci a ‘NMM’ “Milinkovic me lo porto a scadenza. Più importante averlo in campo che monetizzare…”

“Milinkovic me lo porto a scadenza. Più importante averlo in campo che monetizzare…”. Angelo Adamo Gregucci a Radiosei: “La situazione che va risolta quanto prima è Milinkovic. Con la cessione possiamo fare del mercato e abbiamo del tempo, se dovesse avvenire a breve. Ci sono strategie a vendere, ma anche a comprare. E’ determinante avere certezze su questo capitolo. Oltretutto, l’eventuale ricavato potrebbe essere importante per un nuovo investimento. In Champions la Lazio deve ben figurare, è una grande opportunità. Berardi? Sì, ma la bottega è cara e sa vendere bene. Il giocatore non ha mai fatto pressioni per andare, non le fa neanche adesso che è all’ultima chiamata per fare il salto di qualità. E’ un po’ il D’Amico del Sassuolo, estremizzando. Ricordiamoci che il Sassuolo, oltretutto, non ha bisogno di vendere. Senza la pressione del giocatore è ancora più difficile. Torreira anche è un ‘sì’. Ripeto: bisogna chiarire la situazione Milinkovic, è questo lo snodo fondamentale di questa estate. Rovella e Pellegrini? Non rinuncerei mai a Milinkovic. Me lo porto a scadenza al limite. Mi tengo il giocatore perché il progetto tecnico con lui, può aiutare la Lazio a raggiungere i suoi obiettivi”.

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‘QUELLI CHE…’ – Di Canio ricorda D’Amico: “Un fuoriclasse, la mia guida. Ha segnato la mia vita. Un orgoglio per tutti noi” (AUDIO)

PAOLO DI CANIO in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Parlare di D’Amico vuol dire parlare di un campione, di un fuoriclasse e per me una guida sotto ogni punto di vista. A Terni mi ha insegnato tante cose, non solo livello calcistico. Abbraccio Matteo e Nicolò, tutta la sua famiglia. Per me era un dovere parlarne, intervenire in questa giornata. Quando ho ricevuto la notizia, le emozioni sono state forti. Un magone, ma anche il sorriso di chi ha avuto la fortuna di aver vissuto quel momento e Vincenzo D’Amico. Il mio stato d’animo è di nostalgia gioiosa. Vincenzo è stato un campione, ma soprattutto un uomo che mi ha guidato. A Terni, lui aveva 31 anni, io 17, quando mancava durante l’allenamento per problemi fisici io ero triste. Amavo palleggiare con lui, godere della sua qualità tecnica, era unico. E’ stato uno di quelli che mi ha segnato anche a livello professionale. Ci penso ed ho un magone, ricordo che mi veniva a prendere per portarmi a casa, mi portava a prendere il gelato. E’ stata una persona buona, umile e seria. Per i figli e per tantissima altra gente deve essere un orgoglio, un onore Vincenzo D’Amico e tutto quello che ha lasciato”.

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D’Ambriosio-Lazio, nessun accordo. C’è anche un club spagnolo

AGGIORNAMENTO ORE 13,29 – L’interesse della Lazio è confermato, ma non è la sola squadra interessata a Danilo D’Ambrosio. Secondo quanto appreso dalla redazione di Radiosei da fonti molto vicine al terzino ex Inter, c’è l’offerta anche di un club spagnolo, mentre con quello biancoceleste non è stato ancora trovato un accordo definito su ingaggio e durata del contratto. Interesse si, chiusura definita no.

Dopo la fine dell’esperienza all’Inter, per Danilo D’Ambrosio è pronta una nuova esperienza in Serie A: stando a quanto rivela la redazione di Sky, la Lazio è pronta a mettere sotto contratto l’esperto difensore e metterlo a disposizione di Sarri. Il club biancoceleste e i rappresentanti del calciatore sono in continuo contatto e all’inizio della prossima settimana è previsto un incontro per chiudere l’accordo.

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‘NMM’ – Garlaschelli ricorda D’Amico: “Mai visto arrabbiato. Quando tornò alla Lazio si caricò di responsabilità…” (AUDIO)

Renzo Garlaschelli a ‘NMM’ “Mai visto arrabbiato. Quando tornò alla Lazio si caricò di responsabilità…”

Renzo Garlaschelli ricorda D’Amico ai microfoni di Radiosei:”La prima volta che vidi Vincenzo fu in ritiro. Se ne parlava bene, dicevano che era uno molto bravo, ma io avevo i miei dubbi (ride, ndr). Con Vincenzo ne abbiamo combinate di cotte e di crude. L’ho chiamato 20 giorni fa, non immaginavo che le cose sarebbero andate via così velocemente. Il bello di D’Amico era questo: non l’ho mai visto arrabbiato. Aveva sempre il sorriso, anche quando giocavamo insieme, in un ambiente difficile, è sempre stato così. La nostra squadra ha divertito per qualche anno i nostri tifosi. Vincenzo è stato molto bravo a tornare alla Lazio dal Torino. Divenne capitano, si prese grandi responsabilità e soprattutto per questo, i tifosi l’hanno amato e lo amano. Non era facile per lui imporsi alla Lazio. Era il più giovane, si riprese dolo l’infortunio e trovò posto nel nostro gruppo. Quell’approccio lo ha fortificato. Il suo amore per la Lazio è stato un fattore importante anche in quel contesto. Sono molto dispiaciuto per non poter esser stato presente all’ultimo saluto. Mi dispiace davvero, purtroppo qualche acciacco c’è anche qui…”.