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26 MAGG10 – Ledesma: “L’attesa, la promessa fatta alla mia famiglia, lo sguardo dei miei compagni ed il senso del dovere compiuto” (AUDIO)

Dieci anni dopo, dieci domande ad un eroe del ’26 Maggio’: a tu per tu di Radiosei con Cristian Daniel ledesma

Dieci anni dopo, dove collochi quell’emozione nella tua carriera e nella tua vita personale?

“Dieci anni sono tanti, mi sento un po’ vecchio (ride, ndr). Ho tantissimi ricordi e non solo della partita. E’ stata talmente grande quella gioia che mi ricordo ogni momento, ogni dettaglio anche del prima e del dopo. La cosa più bella è aver portato una gioia infinita ai tifosi”

Quella finale vinta ti ha reso ancora più laziale?

“No, già stavo fuori di testa per questi colori. La Lazio mi è entrata dentro quando ho superato il momento peggiore in termini di rapporti con il club. Sono arrivato a quella finale che già ero pieno e con la maturità giusta. Dopo il rinnovo, in alcuni derby ho anche un po’ esagerato con le espulsioni. Al 26 maggio, invece, sono arrivato con la giusta dose di lazialità”

Cosa c’era in quel piano finale a fine partita?

“C’era un mese di attesa, c’era un’annata intera in cui eravamo partiti bene, ma poi è diventata negativa. C’era la stagione, il percorso in coppa Italia, la voglia di vivere un momento unico, il momento in cui abbiamo saputo che avremmo affrontato loro. C’era il ritiro a Norcia, c’era uno sfogo che non ho scaricato fino al momento del riscaldamento”

Occasione e storica o onta, che preparazione è stata?

“C’era la finale, non si poteva mollare. Le motivazioni c’erano sempre, ogni giocatore la voleva giocare. C’era tensione in campionato, ma non abbiamo lasciato nulla da parte perchè non avevamo una rosa larghissima. La speranza era di arrivare nelle migliori condizioni fisiche. E’ stato importante la scelta del club di portarci a Norcia per isolarci dall’ambiente”

La partita…

“La partita è stata brutta. Tesa, tirata, ma guardando i miei compagni avevo la consapevolezza di la squadra avesse lo sguardo giusto. Dall’altra parte non vedevo quegli occhi fermi e convinti. L’ho sempre detto, anche durante la partita. Tra i tifosi c’era timore, vedendo gli occhi dei miei compagni, invece, avevo sensazioni positive”

Pensiero fisso?

“Di mantenere la promessa fatta ai miei figli ed a mia moglie che l’avremmo portata a casa. L’altro pensiero era sulle mie condizioni fisiche, non ero al meglio e durante la partita su una giocata di Destro ho sentito un dolore che mi ha dato il segnale che non potevo più dare il massimo. Noi dovevamo vincere, non c’era spazio per individualismi. Questi sono i pensieri che mi hanno segnato”

In panchina che sofferenza è stata?

“L’ho vissuta sul lettino negli spogliatoi con il fisioterapista Sistili. L’ho cacciato via, volevo stare solo, gli ho detto di tornare solo quando avremmo vinto. E’ stata una sofferenza, non vede, non capire, non sentire è stato veramente angosciante. Poi l’ho sentito arrivare di corsa quando Senad ha segnato…”

Ambiente romano provinciale?

“Chi ha voglia di non capire il sentimento delle persone può tranquillamente andare avanti con questi pensieri. Sarebbe inutile rispondere a chi vuole sminuire quel trofeo, quella finale, questa competizione che nel tempo ha assunto sempre più importanza”.

Ci sarà mai rivincita?

“No, non credo, è una cosa molto difficile. C’è stato un momento con Reja in panchina in cui abbiamo rischiato di andare su quella via. A Napoli ci sarebbe bastato l’1-0, abbiamo pareggiato. Non è accaduto e non credo possa più succedere. Durante la gara ci pensavo che potesse accadere”.

La rigiocheresti?

“Non la rigiocherei, sono cose uniche, che si vivono una sola volta. Pensa che la partita non l’ho mai più rivista in video. Il senso del dovere compiuto resta lì, alto, che mi ricorda bene che noi volevamo quello e l’abbiamo fatto”.

Dario Cadeddu

26/05/2023

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26 MAGG10 – Cana: “Mai avuto paura di perdere! E su Radu…” (AUDIO)

26 Maggio 2013-2023, LORIK CANA in collegamento a ‘SVB’!

Lorik Cana a Radiosei: “Per me i festeggiamenti del 26 maggio valgono doppio perché nello stesso giorno del 1993 il Marsiglia ha vinto la Champions League contro il Milan. Poi dal 2013 da quando abbiamo vinto la Coppa con la Lazio è diventato un giorno praticamente santo per me. La gente non te lo fa mai scordare e ti chiedono com’è stata quella giornata. I tifosi mi raccontano spesso come hanno trascorso l’attesa e sono curiosi di sapere come l’abbiamo passata noi che eravamo i protagonisti di quella sfida. I ragazzi erano molto sereni, ma al tempo stesso decisi e cattivi visto che era un dentro o fuori”.

RADU – “Era il più teso, aveva un’ansia maggiore rispetto agli altri. È sempre stato uno dei leader della squadra, diceva sempre qualcosa ai compagni prima delle partite importanti, nei giorni precedenti al derby non disse praticamente nulla”.

LA STAGIONE – “Arrivavamo da una stagione ricca di alti e bassi, siamo calati in campionato e siamo riusciti ad arrivare ai quarti di finale di Europa League senza un giocatore importante come Miroslav Klose e con una rosa piuttosto ristretta. Ho giocato nelle partite europee sempre da centrale difensivo. In quegli anni la coppia Biava-Dias dava garanzie importanti. Qualche giorno prima si era già capito più o meno chi avrebbe giocato quella finale, nonostante il mister non si fosse sbilanciato più di tanto”.

LA SQUADRA – “Il gruppo aveva una grande intesa e un buon equilibrio. Avevamo la nostra routine nella preparazione delle partite importanti. Siamo stati molto bene nel ritiro a Norcia e il fatto di poter vedere le nostre famiglie il giorno prima della partita è stato emotivamente molto importante. Ti carichi in un altro modo. Avevamo comunque diversi elementi maturi in squadra e in generale anche i più giovani reggevano bene la pressione”.

ROMA – “Quando abbiamo sconfitto la Juve in semifinale abbiamo assunto la consapevolezza che potevamo battere chiunque, a prescindere dal fatto che fosse stata la Roma o l’Inter. Tra l’altro in quella stagione avevamo dominato i giallorossi nei derby di campionato. Nonostante ci fosse qualcuno che diceva che loro erano più bravi, abbiamo dimostrato di essere superiori per ben tre volte nell’arco della stagione e non credo sia un caso”.

LA PARTITA – “Durante la partita non abbiamo mai avuto troppo il timore di perderla anche perché non è stata una bella sfida dal punto di vista dello spettacolo. L’abbiamo controllata abbastanza bene e abbiamo avuto le occasioni più nette soprattutto con Klose. L’unico momento in cui poteva cambiare la partita era sulla traversa di Totti dopo l’1-0 nostro. Lì siamo stati fortunati perché loro potevano prendere fiducia se avessero segnato. Poi negli ultimi venti minuti non è successo più niente e con una buona organizzazione siamo riusciti a portarla a casa”.

FESTA ALL’OLIMPICO – “Sarò presente contro la Cremonese e faccio un grande augurio ai tifosi laziali per questo decennale. La cosa più importante per noi è vedere la gioia negli occhi dei tifosi per la vittoria di questa coppa. A noi rimane il titolo come calciatori, però i tifosi sono laziali da quando sono piccoli e non si può paragonare la loro gioia alla nostra. Siamo felici per loro. Siamo laziali, vogliamo bene alla Lazio”.

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26 MAGG10 – Hernanes: “Noi ed i tifosi, abbiamo scritto la storia. Che orgoglio!” (AUDIO)

26 Maggio 2013-23, ANDERSON HERNANES in collegamento a ‘SVB’: “Entrati nella storia”

“Siamo entrati nella storia, sono fiero di aver contribuito ad aver fatto il regalo migliore ai tifosi della Lazio. Abbiamo scritto la storia tutti insieme. Sono molto legato alla spiritualità, per la finale di Coppa Italia non feci una preghiera speciale, faceva parte della mia quotidianità. Ovviamente fu così anche quella mattina, dal punto di vista della tensione. Ero molto concentrato, il cervello stava sempre al punto della partita, mentre io cercavo di pensare solo ai dettagli del momento. Già questo è un allenamento alla partita. Non volevo sbagliare nulla, non facevo casa alla motivazione degli altri, volevo che tutto fosse normale. Petkovic? Lui è un tecnico che mi è piaciuto molto. Bene dal punto di vista tattico, ma lui era uno molto bravo soprattutto dal punto di vista dei rapporti ed umano. Era sempre molto tranquillo, bravo nel comunicare con la squadra, questo è un fondamentale molto importante.

La Lazio di oggi forse è anche più completa nei vari reparti. Questo si nota dalla Champions che hanno raggiunto. La nostra era una squadra forte, importante, ma forse quella di Sarri è anche migliore. Io sono orgoglioso della mia carriera, mi è mancato un pezzo importante, il mio fisico. Non avevo una grande esplosione, era tutto basato sulla tecnica e sull’intelligenza di gioco”.

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‘NMM’ – Calori: “Per tre competizioni serve abitudine, organico e Sarri. Primavera? Il talento c’è…” (AUDIO)

Alessandro Calori, ex calciatore del Perugia che decise – con il suo gol alla Juventus – il campionato 1999/2000 in collegamento a Radiosei

Mister, ci racconti la sua esperienza nella Primavera biancoceleste

“Ho fatto un percorso da allenatore, quella alla Lazio è stata la prima in un settore giovanile. In genere si fa il percorso inverso, ma è stata una bella esperienza. Ci sono molti ragazzi di talento, sono contento che la squadra sia tornata in primavera 1. Abbiamo fatto un percorso di crescita, creato una base per poter tentare di fare il grande salto fra i professionisti. Bertini, Ruggeri Crespi… sono ragazzi che devono misurarsi con realtà importanti. Non è facile proiettarsi subito nella realtà della Lazio, ma iniziare dalle serie minori può dare loro la possibilità di migliorarsi”.

Sarri, un modello?

“Ha fatto un percorso da allenatore chiaro. E’ partito dal basso, è un insegnante di calcio a tutti gli effetti. Ha una metodologia sua, utilizza i giocatori quando li ritiene pronti. Certamente chiama spesso i giovani in prima squadra, per allenarsi con i grandi e acquisire conoscenze. Non bisogna illudere i ragazzi, ma farli crescere con pazienza. Poi certo, al netto dei passaggi obbligati, il merito viene sempre ricompensato”.

Il rendimento della Lazio

“La Lazio sta facendo un campionato da primi posti. Attraverso il gioco arrivano i risultati, questo il credo di Sarri. A tre dalla fine ha buone probabilità di raggiungere l’obiettivo. Per giocare tre competizioni al meglio serve abitudine e soprattutto un organico di 22 giocatori. Ci sono anche altre componenti e dei momenti favorevoli. A volte per costruire un ciclo importante c’è bisogno di anni di lavoro. Aggiungere pezzi importanti ogni estate e migliorare la rosa, questo è il margine di miglioramento. C’è bisogno di Immobile al meglio, la conferma della crescita di giocatori come Luis Alberto e Milinkovic e penso anche a Zaccagni. Felipe ha trovato continuità. Per vincere si devono incastrare tanti fattori, pensate al Napoli questa stagione. Le pressioni? Sarri vuole alzare l’asticella per poter fare uno step in più. Ci stanno provocazioni e stimoli per non accontentarsi di ciò che si ha, ma puntare in alto”.

Dario Cadeddu

19/05/2023

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‘NMM’ – Giordano: “City soffocante, non c’è stata partita. Diego Gonzalez? Ha qualità, ma deve strutturarsi” E su Luis Alberto… (AUDIO)

Bruno Giordano a ‘NMM’ “City soffocante, non c’è stata partita. Diego Gonzalez? Ha qualità, ma deve strutturarsi per…”

“City soffocante, non c’è stata partita. Diego Gonzalez? Ha qualità, ma deve strutturarsi per…”. Bruno Giordano analizza la semifinale di Champions League: “Il Real è stato messo alle corde fin da subito, non c’è stata mai partita, sono stati soffocati. Mi è sembrato di rivedere il Barcellona di Guardiola, quella riconquista alta che porta direttamente a tirare in porta. Mai visto il Real sbagliare tanto sotto il punto di vista tecnico, ma ci sono enormi meriti del City. Qualità dei singoli e qualità strutturali. I campioni del City hanno tutto: corsa, dinamismo e grande qualità. Tutti disposti al sacrificio nel momento del bisogno per poi andare a far male. I campioni sono questi. Nonostante la sconfitta abbiamo già intravisto il futuro del Madrid, tutti quei giocatori che prenderanno per mano la squadra nei prossimi mesi. Per la prima volta ho visto Modric in difficoltà”.

“Diego Gonzalez? Ha qualità tecniche, deve strutturarsi fisicamente per fare il salto di categoria. Ci si può lavorare. Dani Ceballos? E’ un ruolo un po’ particolare, ma il giocatore è ottimo. Luis Alberto invece è il manifesto di chi si migliora standoci con la testa. Il giocatore importante cerca di adattarsi per il bene della squadra e per venire incontro alle esigenze di mister Sarri. E’ continuo, senza grandi interruzioni. Fa capire che con il lavoro puoi arrivare a grandi livelli, i giocatori che sanno fare solo una cosa sono limitati”.

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Hernanes: “Il 26 maggio come una finale di Champions. Ci sarò con la Cremonese. Io una via di mezzo tra…” (AUDIO)

ANDERSON HERNANES in collegamento a ‘QDL’

Come una finale… “Sono in Piemonte, ho la mia azienda vinicola. Tra agosto e settembre inizieremo a pestare l’uva. Il vino è sempre una scoperta: oggi rientravo da Milano, ieri sono andato a vedere la partita, ma rientrando con mia moglie ci siamo fermati per mangiare una cosa al volo veloce. E sulla carta dei vini ho trovato un’uva che non conoscevo: l’ho assaggiato, è stato una nuova scoperta. Lazio o Inter? Il mio cuore batte forte per tutta l’Italia, per la gente di questo Paese. Mi avete sempre dato qualcosa di incredibile a livello di sensazioni ed emozioni.

Con la Lazio e con la sua tifoseria probabilmente c’è stato qualcosa in più, ma sono state tutte belle esperienze. Con la Lazio ho fatto molto di più a livello realizzativo e ho anche ricevuto di più. Ma gli amici che ho conosciuto in campo e fuori rimangono. Il 26 maggio? Per me era come una finale di Champions League. È stata una vittoria che ci ha fatto entrare nella storia. Avevo capito che potevamo fare qualcosa di storico. È una delle gioie più belle che ho vissuto nel calcioMi è arrivato l’invito della Lazio per la partita della Cremonese, sto aspettando che mi dicano come si svolgerà per organizzarmi e venire a Roma. Se verrà anche Lulic? Non lo so, non so ancora chi ci sarà e chi no.

Quale giocatore mi piace di più di questa Lazio? Tanti. Felipe Anderson mi è sempre piaciuto, ma anche Milinkovic. Zaccagni sta facendo un grande campionato. Tra Milinkovic o Luis Alberto? Mi rivedo in una via di mezzo tra loro. Il tiro da fuori di Luis, ma la corsa e la conduzione di palla di Milinkovic. La Champions? La Lazio ci andrà, ormai non si può non prendere questa qualificazione. Vedo una squadra molto preparata, mancava continuità nei risultati e cattiveria nelle partite che bisognava vincere. E quest’anno sono riusciti a trovare queste cose. Ora è arrivato qualche errore, probabilmente si sono un po’ rilassati. E comunque è mancato Immobile, ma la Lazio è una squadra così forte che non ha sentito la mancanza. Ovviamente qualche altro giocatore di prima fascia farebbe comodo”.

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‘QUELLI CHE…’ – De Mita: “Il 14 maggio del 2000 ero fiducioso. I laziali meritano di rivivere quel momento” (AUDIO)

Giuseppe De Mita a ‘QUELLI CHE…’

De Mita a Radiosei: “Parlando del 14 maggio, vi stupirete, ma io alla Lazio davo tantissime chance di vincere lo scudetto. Avevo anche fatto una importante scommessa col Presidente e quindi ero doppiamente coinvolto.

Non ricordo se ci fosse qualcuno scettico, ma ricordo che in un momento di grande difficoltà, io. Sinisa, il Mancio, Veron eravamo quelli più positivi. Nessuno però si perse d’animo.

La cosa che ci amareggiava è che l’anno precedente il Milan vinse lo scudetto a Perugia davanti alla Lazio e per il secondo anno consecutivo si stava rischiando di perdere lo scudetto sempre a Perugia.

Scaramanticamente noi non prevedemmo nulla per festeggiare. Infatti arrivammo al Circo Massimo in maniera totalmente improvvisata col pullman e fummo mandati via per motivi di sicurezza: il bus ondeggiava pericolosamente e la gente era ammassata.

Ognuno di noi ha vissuto il tempo tra la fine della partita contro la Reggina e quella della Juventus a Perugia a suo modo. Persino i calciatori non erano tutti assieme. Nella confusione generale del post, Cragnotti riunì me e altre persone per organizzare qualcosa al volo la sera stessa. Io mi portai la telecamera alla cena privata che facemmo dopo il giro al Circo Massimo e sono l’unico che ha quel video completo e lo custodisco gelosamente. Spero un giorno di poter rivivere quel momento e me lo auguro per tutti i laziali”.

Alessio Buzzanca

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‘NMM’ – “Le 18 e 4′, la Lazio è campione d’Italia”, Cucchi: “Confesso di esser scoppiato in lacrime, quella Lazio poteva vincere di più” (AUDIO)

Riccardo Cucchi, storica voce di ‘Tutto il Calcio minuto per minuto’ di Radio Rai, in collegamento a Radiosei

Quella radiocronaca entrata nella storia…

Ero in Curva Nord il 12 maggio ’74. Fui travolto dall’abbraccio della gente laziale, sognavo di poter gridare ‘Lazio Campione d’Italia’. Potrete quindi capire il tumulto nel mio cuore al gol di Calori e lo sforzo che ho dovuto fare per calmarlo. Dovevo essere obiettivo e responsabile verso tutti. Confesso di esser scoppiato in lacrime a radiocronaca finita. Guardavo il cronometro sul tavolino della postazione di Perugia, il tempo scorreva lentissimo”.

Differenze fra i due Scudetti

Il primo fu assolutamente inaspettato e imprevedibile. La Lazio veniva praticamente dalla Serie B, da campionati di grande sofferenza, ma con lo stadio sempre pieno. Nessuno sognava neanche, di vederla con il tricolore sul petto. Una miscela di emozioni inaspettate. L’obiettivo era ‘solo’ quello di creare una squadra che giocasse bene al calcio. Quello di Cragnotti è figlio di grandi investimenti, credo che quella del ’99 forse era addirittura più forte di quella del 2000. Era fra le più forti d’Europa, forse poteva vincere anche di più nelle stagioni successive. C’è stata sofferenza per entrambi, ma altrimenti, non saremmo laziali”.

La Lazio di oggi

“La Lazio di oggi sta cercando il suo percorso. E’ un calcio diverso, più vocare: più spende e più vuole incassare. Reggere ad alti livelli è sempre più complicato, ora ci sono i fondi d’investimento, per raggiungere risultati servono grandi investimenti. Voglio essere ottimista, anche pensando a lunedì prossimo (Juventus-Lazio). Ora la Lazio è quinta, alle spalle di 4 grandi del nostro calcio. Faccio il confronto con i loro fatturati, ma anche con quelli di chi è sotto, in classifica. E’ un risultato tutt’altro che banale. Spero Sarri rimanga a lungo e che possa avere risposte importanti sul mercato. Investimenti di prospettiva, giocatori alla Milinkovic. Sarri lo conosco dai tempi di Empoli, mi è piaciuto molto vedere l’evoluzione della sua squadra, il coraggio e la sfrontatezza. Con il Napoli ha raggiunto l’apice. Credo sia un grande errore però, pensare di replicare quel Napoli. La Lazio diverte e questo, è un dato importante. Certamente il suo insediamento non è stato semplice, ha trovato dei giocatori e non tutti questi, sembrano adatti al 100% al suo calcio. Sarri è riuscito a trovare un compromesso, a trovare la fiducia di giocatori come Luis Alberto e Lazzari. E’ necessario tempo, lo ha detto lui stesso fin da subito”.

Dario Cadeddu

14/05/2023

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‘QUELLI CHE…’ – Briga ed il ‘My way’ per la Lazio: “Atmosfera magica e romantica. Quest’anno uno stadio stupendo!” (AUDIO)

“My way”, MATTIA BRIGA in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

Il pre-partita dell’Olimpico per le gare casalinghe della Lazio sta diventando sempre più caratterizzante, anche grazie ad una liturgia che vede protagonista Mattia Briga. Luci soffuse, atmosfera magica ed il coinvolgimento collettivo per la rivisitazione della canzone “My Way” di Frank Sinastra con dedica speciale all’amore dei tifosi per i colori biancocelesti: “E’ una delle mie più grandi soddisfazioni della mia vita – spiega il cantante di provata fede biancoceleste ai microfoni di Radiosei – . Sentire persone anche più grandi di me che vogliono stringermi la mano con gli occhi lucidi è incredibile. Sicuramente a canzoni siamo messi bene nel mondo Lazio. Il pubblico anche quando c’è la strofa in inglese la cantano in italiano riprendendo il coro della Curva Nord. Piano piano tutti la stanno memorizzando. Questa versione qui è stata concepita per dare un ulteriore momento di romanticismo all’evento. Chi canta la canzone è tutto lo stadio. E’ un momento magico, è incredibile quando si interrompe la voce, resta la chitarra e tutti cantano. Lo stadio quest’anno è stato stupendo, non solo per il ‘My way’. Mi sono divertito come non mai, grazie anche alle prestazioni della squadra. Il prossimo anno deve continuare in questo modo, è davvero una meraviglia”

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‘NMM’ – Stendardo: “Flessione fisiologica, hanno giocato sempre gli stessi. C’è personalità ed identità, la Lazio andrà in Champions” (AUDIO)

GUGLIEMO STENDARDO in collegamento a ‘NMM’!

Flessione fisiologica ed ottimismo. “La Lazio sta facendo un ottimo percorso, sarebbe un peccato non raggiungere l’obiettivo Champions. Ha affrontato Inter e Milan nel loro miglior momento, hanno dimostrato di stare sicuramente meglio della Lazio. Sarri sta affrontando una flessione fisiologica, dopo un intero campionato in cui ha dimostrato di avere identità, gioco, qualità e concretezza. La Lazio ha comunque un vantaggio che le sta consentendo di gestire, anche se ora deve iniziare a vincere. Già con il Lecce può tornare a fare quello che ha sempre fatto, deve ragionare con la necessità di portarsi a casa tutte le gare che restano. I biancocelesti sono padroni del proprio destino.

Flessione fisiologica e organico

La Lazio ha un organico forte, ma non ha tante alternative. Questi sono ragazzi che hanno sempre giocato in tutte le competizioni. Ha vinto in modo meritato tante partite, ora questi passi falsi devono essere letti in modo naturale. Alla fine tutto si compensa, ma i biancocelesti possono decidere il proprio destino. Sono convinto che andrà in Champions. Ora ci sono quattro finali da giocare con serenità, anche se l’ultimo tratto finale è quello in cui devi gestire anche la pressione. Quando si avvicina l’obiettivo tutto diventa più stressante. Al di là della prestazioni, ora conta solo raggiungere il risultato. Questa è una squadra che ha personalità e farà il proprio dovere fino alla fine, non si farà scappare l’obiettivo. La speranza è che ritrovi la migliore condizioni dei singoli ed in particolare di Immobile. Speriamo che Ciro in queste quattro gare possa ritrovare la sua migliore forma. Non era facile tornare dopo l’incidente. Ora si deve mettere da parte ciò che è stato e pensare solo a quello che deve essere fatto. Giusto che Lotito parli di unione, ora conta solo il bene della Lazio. Poi a fine campionato ognuno farà le proprie valutazioni e pensare al futuro”.