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‘NMM’ – Cagni: “Lazio, ora mi aspetto una grande reazione. Niente da rimproverare a Baroni, ma a volte…” (AUDIO)

LUIGI CAGNI in collegamento a ‘NMM’

“Non credo sia un campionato ‘bello’, ma sicuramente è coinvolgente. Tecnicamente il livello generale sta calando, il gioco è meno divertente. Come sistema, non stiamo facendo niente per migliorare la situazione. Sulla Nazionale dico che abbiamo un problema: nessuno sa più marcare. Bisogna insegnare la tecnica individuale, migliorare sulle palle inattive. L’Italia con la Germania paga esattamente questo”.

Cosa si può dire alla Lazio? Ha stupito tutti e divertito, tutti. E’ andata oltre le aspettative. Quando era la completo, all’inizio e con l’allenatore nuovo, sembrava tutto perfetto. Ma ad oggi, con i risultati ottenuti, come si può parlar male di questa squadra? Sono certo che la maggior parte dei tifosi biancocelesti sono contenti della loro squadra. Prendo ad esempio l’Inter, che ha soli 3 punti in più del Napoli. Anche i nerazzurri soffrono senza Lautaro Martinez. Ogni squadra soffre l’assenza di elementi determinanti, anche se hai 25 giocatori tutti dello stesso livello. Poi ricordiamoci che recuperare fra una gara e l’altra, non è cosa semplice. Aumenta la fatica, lo stesso fisico e mentale. La Lazio andava a 300 all’ora, massacrava tutti, ma poi le energie calano ed è evidente che possano scendere anche i risultati”.

“Io non essendo all’interno giudico quello che vedo, ma la sosta per la Lazio è arrivata al punto giusto. Quando sei in crisi e qui parlo di Baroni, bisogna non perdere 5-0. 2, 3 a zero cambia l’aspetto psicologico, anche della critica. Qui deve migliorare Marco, limitare i danni. Doveva difendersi meglio la Lazio, che ha concesso troppi spazi, senza far faticare il Bologna per trovare il gol. Mettere il pullman a volte può limitare i danni e cambiare i post partita. Capisco che a volte manca ossigeno, sei cotto, in un altro mondo. Vedo nella Lazio personalità, anche lo stesso Rovella, pur essendo giovane”.

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“QUELLI CHE…” – Pinelli: “La Lazio di Baroni paga un mercato estivo non all’altezza. Il tecnico ha fatto il massimo” – (AUDIO)

Il giornalista di Mediaset, Pietro Pinelli, è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosi, nella trasmissione “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”, per parlare di Lazio e del momento vissuto dal tecnico, Marco Baroni.

“Il momento attuale della Lazio? Alla fine tutto torna, anche se a un certo punto fai sogni in grande. Qualcuno addirittura pensava a lottare per lo scudetto. Stiamo tornando alle previsioni di inizio stagione, un mercato non all’altezza di un club prestigioso. I giocatori presi non sono di grande calibro. Il campionato italiano è mediocre, basti pensare alla Juve che con 15 pareggi è in zona Champions”.

“Do grande merito a Baroni per il lavoro fatto. Successo dovuta alla vecchia guardia, tolti qualche sprazzo di Dia e Tavares. Penso alla rivalutazione di Rovella e soprattutto di Isaksen. Quest’ultimo addirittura era in concorrenza con Tchaouna”.

“Critiche a Baroni? Lui ha fatto grandissime cose a livello tecnico e per lo spogliatoio. Ripeto, il mercato fatto non faceva sognare alte posizioni. In Europa League fatto un ottimo lavoro anche se c’erano tante variabili. Poi un sorteggio fortunato ma con il Viktoria Plzen abbiamo capito che tutte le gare vanno affrontate con la giusta concentrazione”.

Pinelli: “Per la Champions ecco la mia favorita”

“Se la Lazio di Baroni arrivasse in semifinale di Europa League sarebbe un risultato importante anche se negli annali poi resta il nome di chi vince. Già la semifinale resta un traguardo assolutamente prestigioso. Ripeto, poi conta chi vince come dimostrò il secondo posto di Zeman alla Lazio a 15 punti dalla prima”.

“Lotta Champions? La Juve paga un momento difficile ma credo che se avessero voluto mandare via Thiago Motta l’avrebbero già fatto. Non credo quindi all’esonero del tecnico bianconero. La favorita per il quarto posto Champions al momento mi sembra il Bologna di Vincenzo Italiano. La Lazio di Baroni è in corsa ma ovviamente per i biancocelesti ora si fa dura”.

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‘NMM’ – Gregucci, Italia, settori giovanili e preparazione: “La tecnica troppo spesso in secondo piano” E su Isaksen… (AUDIO)

ANGELO ADAMO GREGUCCI A ‘NMM’

Italia-Germania

“I tedeschi, nonostante siano in una fase di ricostruzione, confermano di essere fisicamente superiori e di essere più avanti con il lavoro. Dai settori giovanili tedeschi, ma anche spagnoli e non solo, si evince che il lavoro fatto ‘dal basso’ sia migliore del nostro. Non parlo solo dei giocatori, ma anche di chi li prepara, di chi li migliora, di chi li cresce. Poi, ovviamente, ci sono club che hanno più coraggio nello schierarli, nel farli sbagliare fino al raggiungimento della loro definizione di carriera. L’Italia dal canto suo, ieri non mi è dispiaciuta“.

L’obiettivo e la priorità per crescere un giovane calciatore

“Concettualmente, quando si addestra un giocatore, non bisogna privarlo della libertà d’espressione calcistica. Mi spiego: posticipare la formazione tattica rispetto a quella tecnica. Giocare a due tocchi? Mai, perché la tecnica deve essere la prima cosa da allenare, la prima caratteristica da sviluppare in un ragazzo che inizia la trafila in un club. Per il nostro paese, a livello calcistico, urge una miglioria nei settori giovanili. Occorre migliorare gli insegnanti per far sì che ci siano migliori giocatori nel prossimo futuro. Qualcosa si sta muovendo, basti vedere i progressi della nostra Nazionale Under 17″.

“Lazio? Al netto di alcune interviste fuori tempo, credo che la situazione si possa risolvere con la coesione e la condivisione. Condivisione di un progetto, di un’idea. Sui singoli: voglio sottolineare che anche ieri, con la Danimarca, Isaksen ha giocato una grande partita. Si sta imponendo anche sul palcoscenico internazionale. Deve migliorare nella freddezza, nella finalizzazione, ma la strada per ‘arrivare’ ormai l’ha imboccata”.

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‘9 GENNAIO’ – Mazza: “Fabiani su Baroni? Una buona comunicazione non ha bisogno di ribattute…” (AUDIO)

Mauro Mazza in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

“Se Fabiani ha parlato e poi ha scelto di riparlare per tornare su alcuni punti significa che non c’è stata una buona comunicazione. Una buona comunicazione preparata e concordata non ha bisogno di ribattute. Inizialmente dalla prima versione sembrava che Baroni fosse stato messo in discussione. Precisando che così non è, si torna sulla stessa notizia dandola due volte. E’ la conferma che la Lazio non si è dotata di una buona comunicazione con figure precise e compiti precisi che intervengono a prescindere dai risultati e dai momenti. Il vero problema è che chiunque ricopra il ruolo di responsabile della comunicazione nella Lazio può essere smentito in cinque minuti dalla società stessa.

La stagione da incorniciare sarebbe arrivare al quarto posto e fino in fondo all’Europa League. Se fallisci l’uno o l’altro sarebbe una buona stagione, mentre se dovessi fallire entrambi sarebbe una stagione non soddisfacente, ma senza dimenticare le aspettative di inizio stagione. In tal senso la Lazio squadra ha già fatto di più di quanto si potesse pensare in estate. Le analisi vanno fatte a fine stagione, non in corso d’opera. Da lì il dibattito sulle parole di Fabiani nei confronti dell’operato del tecnico.

Ho l’impressione che il mercato della scorsa estate sia stato un onesto punto di incontro tra le esigenze del tecnico e quelle del club. Questo mix ha prodotto di un buon riscontro con buoni inserimenti. A differenza di quanto fatto in inverno in cui è sembrato che qualcosa sia fatto perché qualcosa era necessario fare. Alcuni giocatori vengono poco utlizzati e questo implica che Baroni i nuovi arrivati non li sta prendendo in considerazione per diversi motivi. Tra i quali anche l’equilibrio dello spogliatoio”.

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‘NMM’ – D. Rossi: “Inutile fare le pulci a Baroni. Arbitri? Non devono diventare un alibi” (AUDIO)

DELIO ROSSI in collegamento a ‘NMM’

“La Lazio ha dimostrato di poter far bene, le cose positive non vengono fuori per caso. Ora bisogna cercare di tornare sulla retta via, senza sprecare energie a rimuginare su ciò che è successo. Nelle difficoltà si trovano delle opportunità, sempre. L’esperienza mi dice che ci sono giocatori che nella settimana fanno bene, ma la domenica sono un flop. A volte però accade il contrario. Io penso che Baroni abbia tutto per capire il momento, credo che nessuno debba fargli le pulci. La Lazio della prima parte della stagione era la squadra più bella dell’intera Serie A. Tutto girava bene, la condizione era al massimo. Se da allenatore non riesco a riproporre un modo di giocare, devo provarne uno alternativo”.

I punti perso per decisioni arbitrali, non cambiano il quadro attuale della squadra. Uno deve essere più bravo anche di queste cose, poi ovviamente, sarebbe meglio non subirle. Non deve diventare un alibi per la squadra. A fine stagione ci si ricorderà solo di dove sei arrivato. Tornando a Baroni, prosegue D. Rossi, mi piace molto come ha costruito l’uscita di palla coi due mediani e i movimenti fra difesa e centrocampo, sempre in fase di costruzione. Mi piace l’ampiezza del campo coperta in questo modo. Nello sviluppo a volte si esagera un po’ nel giro palla, ma la mentalità è sempre quella di cercare la giocata veloce e verticale”.

“La Lazio arriva spesso al cross, ma rispetto a quanti ne produci, la produttività è ridotta. Manca un terminale che finalizzi le tante palle in mezzo. Avendo possesso, a questa squadra manca il tiro da fuori, lo stoccatore che dia quel tipo di variante sullo spartito. Pochi i gol oltre l’area di rigore. La Lazio pecca di qualità, non ha tanti giocatori capaci di dettare l’ultimo passaggio. Bisogna ritrovare compattezza e ricercare la brillantezza, piuttosto che pensare a delle rivoluzioni tecniche e tattiche”.

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‘QUELLI CHE…’ – Agostinelli: “Baroni rivelazione, ha sbagliato poco. Champions difficile…” (AUDIO)

ANDREA AGOSTINELLI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Seguo la Lazio e vedo tutte le partite. Il momento parte dal luglio dello scorso anno, tutti pensavo che dovessimo lottare per l’Europa League, poi il tecnico e la squadra hanno fatto qualcosa di importante. È vero però che basta un attimo e sembra tutto da buttare. I brutti periodi li passano tutti, la Lazio ne sta passando uno dovuti a infortuni e cali di concentrazione. Bisognerebbe avere un po’ più di equilibrio. L’importante però è quello di raggiungere l’obiettivo finale, la Lazio in Europa ci deve entrare, la Champions è difficile. Il percorso rimane straordinario perché siamo ai quarti di Europa League e possiamo andare in semifinale.

I cali ci sono sempre. Però se l’allenatore si fida di un gruppo è perché li vive quotidianamente e non di un altro c’è un motivo. Baroni è stato la vera rivelazione, lui si fida di chi vede bene. È normale affidarsi ai più forti. L’allenatore è ovvio che sente alcuni pareri ma senza essere condizionato, per ora ha sbagliato poco. Le vere squadre si vedono nei momenti di difficoltà, ora ci si aspetta una reazione e Baroni è il primo. Le partite si possono perdere è vero, ma non così, la squadra si è sciolta. Baroni ha vissuto tante situazioni diverse, soprattutto di difficoltà, ma è propio lì che si vede l’allenatore che trova la soluzione. Non scordiamoci però che in campo vanno i calciatori.

Non c’è un giocatore chiave nella Lazio, non è uno solo che fa la differenza come negli scorsi anni. Qui si parla della forza del gruppo e sta facendo la differenza. L’allenatore è stato bravissimo insieme alla squadra e costruire. Se la Lazio entra in Europa League e va in semifinale bisogna alzarsi in piedi e fare un grande applauso”.

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‘SVB’ – Caravello: “Baroni non si discute ma la Lazio fatica a gestire. Sul mercato…” – (AUDIO)

L’agente Danilo Caravello è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosei, nella trasmissione “Sei Volte Buongiorno”, per commentare il momento attuale della Lazio, con un focus sul tecnico Baroni e sul mercato.

“La Lazio sta passando un periodo che in precedenza hanno passato le altre. Rispetto alle premesse, credo che la Lazio sia andata anche oltre. Penso anche alle contestazioni estive. Credo che ci si debba unire. La Lazio se cala fisicamente soffre, non sa gestire. Bisogna recuperare i migliori”.

“La Lazio soffre le squadre che hanno ritmo e fisicità. Bisogna andare allo stadio e sostenerla per il rush finale. Meriti di Baroni? Va solo elogiato, c’è tanto di suo nel percorso della Lazio. Non vedo grandissime colpe. Da gennaio a oggi tanti infortuni, in alcuni settori era anche difficile fare rotazioni. Castellanos è fondamentale, tutte le alternative sono state provate. Vedo un calo fisico”.

“Preparazione fatta per partire spediti? Io vedo una squadra che prova a fare la gare, a imporre il proprio gioco. Il difetto lo vedo nella rara capacità di gestire i momenti. Altri hanno speso di più a gennaio senza avere risultati”.

“Tra i nuovi solo Belahyane era già pronto. Gli altri hanno bisogno di tempo. Il mercato di gennaio per chi ha obiettivi immediati serve a prendere giocatori pronti. Investire tutti i soldi di Noslin, Dia e Tchaouna per Cherki del Lione? Si sarebbe potuto fare, io personalmente stravedo per Gimenez”.

“Il mercato a luglio? Adesso si salta il divieto di comproprietà mantenendo una forte percentuale sulla futura cessione. Le rose chiuse dovrebbero aiutare a puntare sui giovani.  Fosse per me, io imporrei 4 o 5 italiani per squadra, ma servirebbe un’intesa tra i club e non credo sia facile”.

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‘QUELLI CHE…’ – Candreva: “Ho chiamato la Lazio, speravo di chiudere a Roma. L’arrivo con Radiosei, la fascia, il 26 Maggio…”. Poi su Isaksen, Dia e Tchaouna… (AUDO)

ANTONIO CANDREVA in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Ieri ho annunciato sui sociale l’addio al calcio, anch’io sono rimasto un po’ spiazzato, non volevo (ride, ndr). Sulla mia scelta è stata decisiva l’assenza di un progetto che potesse coinvolgermi. Sono soddisfatto di quello che ho fatto fino a 38 anni, anno in più anno meno, questo non cambia le cose e la mia carriera. Ora la mia intenzione è quella di restare nel mondo del calcio. E’ stata la mia vita, ora devo scegliere bene cosa ho intenzione di fare, quale può essere il mio ruolo. Mi piacerebbe fare tantissimo l’allenatore, ma è un mestiere complicatissimo. Un tecnico deve pensare a mettere insieme 25 teste che pensano a se stessi. Anche allenare i giovani può essere una cosa interessante, può essere un punto di partenza. Un po’ come Inzaghi? L’ho vissuto quando allenava nel settore giovanile della Lazio ed ha sempre vinto. Ha fatto un percorso giusto, ora è un grande allenatore.

Mi sentivo ancora in grado di far qualcosa, mi sono anche offerto alla mia squadra, alla Lazio, ma non c’è stata l’opportunità. Ho chiamato e chiesto se fosse stato possibile chiudere la carriera a Roma, ma va già bene ciò che ho fatto in biancoceleste. Non mi aspettavo un ok, sapevo fosse difficile per la questione delle liste. E’ stato solo un tentativo, ma senza pretese. Io come Pedro? Lui è fuori concorso, ha vinto 26 trofei, è un campione incredibile.

Sono felice del percorso della squadra di Baroni, sta facendo bene e valorizzando giocatori. Sta facendo un grande campionato. Baroni mi ha sorpreso, non pensavo facesse così bene da subito. Ha dato un’impronta importante, in modo bello e gioioso. Poi delle battute d’arresto ci possono stare, ora è arrivato il momento di spingere sull’acceleratore. C’è ancora tanto da dimostrare, da fare, si può fare bene.

Ho giocato in grandi squadre, ho realizzato i sogni di quando ero bambino. Il mio unico rammarico è stato quello di aver giocato in una Lazio in costruzione. Abbiamo fatto anni fantastici, ho perso due finali, potevo avere qualche trofeo in più in bacheca. Quando sono andato via c’è stata un’ulteriore crescita della squadra e del club. Il cross a Lulic nel 26 maggio resterà nella storia, mi sarebbe piaciuto provare a vincere lo scudetto a Roma.

Quando sono arrivato a Roma, ero in macchina con Maurizio Manzini ed ascoltavamo Radiosei. Ho sentito tanti insulti, ho capito subito dove ero arrivato e cosa dovevo fare. Il gol al Napoli ha cambiato tutto. Alla Lazio mi sentivo importante, bello, protagonista con una corazza, con responsabilità importanti. Scendevo in campo con una forza disumana. Sono state dette tante cose su di me, anche che ho rifiutato la fascia di capitano. Mai accaduto, anche se ci sono rimasto male quando mi è stato detto da Pioli che ero stato scelto come vice di Biglia. Lì ho solo pensato che quello lo avrebbero meritato altri come Marchetti, Lulic e Radu.

Tchaouna e Dia? Sono due bravissimi ragazzi. Dia nel primo anno di Salerno è stato fantastico, poi sono accadute delle cose con società e procuratori che lo hanno penalizzato. Parliamo di un giocatore forte, è stato anche fortunato ad essere preso da una squadra come la Lazio. Tchaouna è giovane ed interessanti. Deve capire bene quale sia il suo ruolo, ancora oggi non ha una collocazione precisa per imporsi. Quello che mi ha fatto una grandissima impressione è Isaksen. Ha preso fiducia nei suoi mezzi, è bravo ed ha mezzi importanti”.

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‘9 GENNAIO’ – Caprio: “Lazio, mi viene da rievocare la famosa ‘cilindrata’ di Sarri. Baroni? Non mi sento di…”

MINO CAPRIO IN COLLEGAMENTO A ‘9 GENNAIO 1900’

“Le sensazioni dopo la gara con il Bologna? Ogni volta che ci troviamo davanti queste disavventure mi viene da rievocare la famosa ‘cilindrata’ citata da Sarri dei giocatori della Lazio. Si può perdere, certamente, ma da cosa dipende questa situazione vacillante di disorientamento generale? Ci diverse sono cose non comprensibili, dalla questione Pellegrini-lista agli infortuni ed i tanti guai muscolari che hanno complicato le cose nell’ultimo periodo. Per non tornare dal mercato di gennaio, da Belahyane che ha trovato poco spazio al giovane Provstgaard, il cui nome sembra quasi un medicinale. Patric, inizialmente era deriso, poi ha dimostrato di essere un giocatore valido che gioca con grande lazialità. Poi Ibrahimovic? Magari questi giocatori meriterebbero un po’ di spazio quando c’è necessità di far rifiatare i titolari.

Dopo il terzo gol del Bologna e soprattutto il quarto, essendo rimasto sbigottito, ho spento la televisione per dignità. Mi sarei aspettato una reazione minima, invece nulla. Non me la sento di colpevolizzare Baroni, all’andata il percorso è stato strepitoso”.

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‘NMM’ – Gregucci: “Dichiarazioni Fabiani? Ora servirebbe coesione, remare tutti nella stessa direzione” (AUDIO)

Angelo Adamo Gregucci in collegamento a ‘NMM’

“Le parole di Fabiani? Ora bisogna serrare i ranghi. Forse come tempistiche non ci siamo, ma la sostanza è che il comportamento più consono adesso è remare tutti nella stessa direzione.

Smussare angoli e coprire le crepe. Bisogna essere connessi fra di noi. La strada migliore è sempre la coesione, risolvere i problemi parlandosi. La società deve dare il suo supporto, dare tranquillità e soprattutto equilibrio.

In tre settimane la Lazio si gioca tutto, come squadra e come società. Non è il momento di puntare il dito, ma di radunarsi e risolvere i problemi”.

“Bisogna restare focalizzati sull’obiettivo: in tre settimane ci si gioca tutto. A fine stagione la società farà i suoi ragionamenti, ma l’importante è stare tutti sulla stessa barca, risolvere discrepanze e fare quadrato.

Quando non arrivano i risultati, bisogna parlarsi, ritrovarsi e discutere di ciò che può creare ulteriori fratture”.

Uno degli aspetti fondamentali sarà la gestione degli infortuni. Di recente, Baroni ha dovuto rinunciare a Nuno Tavares , dimostrando quanto sia importante recuperare al meglio i giocatori chiave.

La profondità della rosa e la capacità di adattarsi a diverse situazioni faranno la differenza nelle prossime gare.

La Lazio punta a consolidare la propria presenza nelle competizioni continentali. Baroni ha più volte sottolineato l’intenzione di competere al massimo su tutti i fronti, dimostrando la volontà del club di restare protagonista in Italia e in Europa.

In sintesi, il prossimo mese sarà un banco di prova essenziale per la Lazio. La squadra dovrà affrontare ogni sfida con determinazione, consapevole che da questi risultati dipenderà gran parte della propria stagione.

Infatti le prossime tre settimane vedranno la Lazio affrontare sfide contro avversarie di alto livello, rendendo ogni partita determinante per la classifica.

Per mantenere vive le proprie aspirazioni, il gruppo dovrà scendere in campo con il massimo della concentrazione e cercare di ottenere più punti possibile.