Categorie
DICHIARAZIONI

Immobile: “Sogno lo scudetto. Ho pensato di chiudere con la Nazionale, ma…”

Torna a parlare Ciro Immobile. Lo fa dal ritiro della Nazionale, che sarà impegnata venerdì contro l’Inghilterra in Nations League. Le parole del Capitano della Lazio.

IL RITIRO

“Dobbiamo mettere un freno. Ho capito che non potevano essere gli altri a decidere del mio ritiro. Grazie anche al club ho deciso che avevo ancora tanto da dare. Il Mondiale è lontano, l’età avanza certo, ma se la mia condizione sarà questa so che potrò dare ancora qualcosa. Ritiro? Per la delusione dovuta alla mancata qualificazione al Mondiale e per le critiche molto forti. Sono due cose che ti segnano. Io, però, col passare delle settimane ho capito che non potevano essere gli altri a decidere del mio cammino, a decidere il ritiro al posto mio. Ovvio, queste cose ti segnano, ti fanno pensare. Chi mi ha convinto? Io credo Mancini non abbia mai avuto il dubbio sul mio ritiro, ne ho parlato molto con la mia famiglia e alla fine ho deciso di continuare”.

I GIOVANI

“Scamacca, Pellegri, Pinamonti e Raspadori ha fatto già l’Europeo con noi e lo valuto già un mezzo veterano. Gianluca ha deciso di andare in Premier, una scelta difficile e bisogna dargli tempo. Devono segnare col club per poi avere fiducia anche in Nazionale”.

ESSERE UN RIFERIMENTO

“Ringrazio il mister per le parole. Io ho fatto la gavetta e i giovani di oggi devono iniziare a fare quello, io sono partito dal Sorrento e ho fatto tutta la trafila. Oggi vista la pressione sui giovani si velocizza questo percorso e non gli si dà tempo di crescere. Dobbiamo dare ai giovani tempo e modo di potersi esprimere, probabilmente nel club è un po’ più semplice. Dobbiamo avere un po’ più di pazienza”

POCHI GOL E MODULO

Sul modulo dico che per me non cambia nulla, qualsiasi sia la scelta del mister per me va più che bene. Perché segno meno? Forse alla Lazio ho più margine di errore e fa rosicare il fatto che ho vinto 4 classifiche marcatori e poi con la Nazionale segno meno. Me lo chiedo tutti i giorni proprio perché voglio sempre migliorare e dare il massimo, a volte voler strafare ti porta a fare grosse cavolate”

CRITICHE

So che fanno parte del nostro mondo. L’occhio ogni tanto va a finire li, ma bisogna essere equilibrati nelle decisioni. Ci sono state critiche non solo per me ma per tutti. Un limite alle critiche social? È un mondo meraviglioso, ma alle volte ti distrugge nel vero senso della parola. Bisogna essere un po’ più equilibrati nei giudizi. Quello ad esempio che è successo al Leone (Acerbi) è andato oltre”

FIDUCIA

Io ho sempre sentito la fiducia. Non mi hanno dato tanto fastidio le critiche, ma essere accreditato come l’attaccante per la mancata qualificazione al Mondiale e non quello della vittoria dell’Europeo. Questa diversità di vedute non mi è piaciuta, fa un po’ ridere, ma si accetta anche questo e si va avanti”

LAZIO

Siamo in una buona posizione in classifica, abbiamo perso qualche punto ma stiamo facendo un buon percorso. Lo step successivo dovrà essere di mentalità, di crescita, stiamo segnando meno ma abbiamo più punti dello scorso anno e con la difesa messa a posto. Ora dobbiamo sistemare l’Europa League dopo l’ultimo passo falso“.

POSSIBILITA’ SCUDETTO

“Da capitano non posso urlare vinceremo lo Scudetto, ma io ogni anno ho questo pensiero fisso quando inizio il ritiro. Ho questa mentalità, mi piace poter raggiungere il massimo. Io credo che un giocatore e un uomo debba sempre ambire al massimo. Non dico che la Lazio vincerà sicuramente lo Scudetto, ma è una squadra in crescita e la lotta quest’anno sarà molto aperta“.

ZACCAGNI E PROVEDEL 

“Credo il mister abbia fatto delle scelte, non so se collegate a quanto successo a giugno. Zaccagni l’ho visto in ritiro e mi disse del problema fisico a giugno… C’era stata un po’ di polemica, ma è follia pensare che qualcuno voglia scappare da Coverciano. Ho visto gli occhi di Provedel quando è arrivata la convocazione e mi ha ricordato me quando arrivò la mia prima convocazione“.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lotito: “Sarri e mercato, idee di calcio per il futuro della Lazio. Flaminio? Ci siamo mossi ufficialmente…”

La prima sosta della stagione non ferma il presidente della Lazio Claudio Lotito che, candidato alle elezioni politiche di domenica 25 in Molise con Forza Italia, fa la spola tra Roma e la regione che si affaccia sull’Adriatico. Nonostante i tre cellulari con cui convive da anni, risponde alle domane riusciamo su calcio e politica.

Presidente Lotito, andiamo indietro di qualche mese: Sarri e il rinnovo fino al 2025, scelta decisa quella di puntare su un allenatore di grandissimo livello.

«Ci siamo capiti subito. Non lo conoscevo, però mi ha fatto immediatamente una grande impressione: come ho già detto Sarri è una persona che vive per il calcio. Per questo gli ho affidato un progetto ad ampio raggio, che mi sembra stia mostrando tutte le sue potenzialità anche in queste prime giornate di campionato che fanno ben preludere a questa seconda stagione».

Ma come nasce l’idea di portare Sarri alla Lazio dopo la separazione con Inzaghi?

«Dopo l’uscita di scena di Simone Inzaghi, per certi versi improvvisa e inattesa, abbiamo scelto un allenatore in linea con le ambizioni di questo club. Non, dunque, un mister di transizione, ma uno in grado di far partire subito un progetto nuovo, che puntasse sui giovani e al miglioramento della rosa. Ho valutato tanti tecnici validi, più o meno blasonati. Ho scelto di non accontentarmi. Non ho preso un nome: ho scelto un’idea di fare calcio».

Poi è arrivato il mercato: promessa mantenuta, sono stati ben otto gli acquisti fatti per una spesa che supera i 50 milioni di euro…

«È stato uno dei mercati più dispendiosi sotto il profilo economico, ma si è fatto un investimento per gettare le basi del rinnovamento necessario che attendeva il nostro parco giocatori. Avevamo figure e ruoli da coprire nell’immediato, ma anche bisogno di dare alla rosa più ricambi di quanti ce ne fossero lo scorso anno. Senza fare collezioni di figurine, ma comprando chi fosse veramente utile. E, cosa che molti brillanti commentatori trascurano, non abbiamo venduto le nostre pedine migliori, a partire da Sergej Milinkovic-Savic. Altre grandi squadre hanno sacrificato tasselli importanti, noi no».

Romagnoli è stata una trattativa lunga ma alla fine ha accontentato i tifosi, è stato un bel regalo sia al giocatore che è laziale, che ai sostenitori biancocelesti.

«Essere laziali è un plus importante, perché aiuta a entrare da subito in sintonia con questi colori. Da solo però non basta. Prima di tutto viene l’aspetto tecnico: e Romagnoli è davvero quel che ci serviva, per capacità ed esperienza internazionale. Del bianco e celeste ti innamori da bambino, così è stato per Romagnoli, oppure giocandoci: penso che Immobile, Milinkovic, ma anche altri che sono qui da meno tempo di loro, siano diventati ormai tifosi della squadra in cui giocano».

Qual è l’obiettivo che vi siete prefissati per questa stagione ma anche per il futuro da qui ai prossimi anni?

«La crescita. Non possiamo permetterci di andare indietro. Si può raggiungere o meno un trofeo, che dipende da molteplici fattori. Bisogna però sempre arrivare a giocarsi tutto fino in fondo. Ricordo ancora quando arrivai a Formello: era rimasto poco e niente, sia nelle attrezzature che nel patrimonio tecnico, tranne qualche importante giocatore del vecchio ciclo. Presi tanti giocatori, alcuni dei quali sono entrati nella storia della Lazio, come per esempio Tommaso Rocchi. La crescita però è sempre stata tangibile e oggi siamo in alto, nelle posizioni che contano».

Parliamo dello stadio di proprietà, ieri Calenda ha detto che il Flaminio non si presta ad essere lo stadio della Lazio ma i laziali lo sognano, è una strada percorribile?

«Ci siamo mossi ufficialmente, come sapete. Fare uno stadio di proprietà non è come andare a prendere un caffè al bar. Ci sono procedure, condizioni mutevoli, variabili a non finire che possono incidere sul risultato finale. Per questo parlerò a tempo debito e non ha senso fare annunci di qualsiasi tipo su questo tema. Di certo la Lazio vuole un suo stadio di proprietà».

Non so se ha letto in una recente intervista Sergio Cragnotti le ha fatto i complimenti ed ha parlato di un presidente ambizioso che non bada più ai conti.

«Mi fanno piacere le sue parole. Noi cerchiamo di conciliare i risultati sportivi con quelli economici».

Presidente, Immobile ha fatto la storia della Lazio ma anche del calcio italiano. Però non sembra essere considerato come merita.

«Trovo incredibile che un giocatore così non sia celebrato come merita. La Lazio non vuole trattamenti di favore da nessuno. E lo stesso vale per i suoi calciatori. Vorrebbe soltanto che fosse guardata la realtà. Un giocatore che segna moltissimi gol da anni, che è sempre decisivo, con colpi da grande giocatore, va sui giornali per vicende che nulla hanno a che vedere con le sue qualità umane e sportive. Ha vinto la sua Scarpa d’Oro ma forse a qualcuno dà fastidio che stia alla Lazio. Lo conosco e so che ama i tifosi laziali e questa società proprio perché lo fanno sentire ogni giorno importante».

Girano tante voci attorno alla Lazio, ci dobbiamo aspettare delle novità a livello dirigenziale?

«Girano sempre tante voci attorno alla Lazio. Bisogna guardare ai fatti e non alle indiscrezioni. Nella società sono in corso alcuni cambiamenti, come sapete ho affidato un ruolo per tutto il settore giovanile e la Primavera, oltre che Lazio Woman, a mio figlio Enrico, che porterà sicuramente energia giovane e grande attaccamento ai colori biancocelesti. È arrivato il Direttore Fabiani, persona di grande esperienza che gode della mia considerazione e stima personale. Ho apportato alcuni cambi nella comunicazione, per essere sempre più pronti e propositivi, visto che non abbiamo, a differenza di altri, trattamenti con i guanti bianchi».

Qual è il sogno oggi di Claudio Lotito?

«Portare la Lazio ai vertici del Campionato italiano e d’Europa. È un sogno sportivo, professionale, personale».

Lasciamo il calcio, parliamo di politica: perché si è candidato in Molise?

«Mi piacerebbe entrare in Senato e dare il mio contributo. Sarebbe la prima volta, ma l’esperienza di imprenditore conta. Non sarei, insomma, un Carneade come tanti altri che pensano si possano ricoprire questi ruoli senza alcuna competenza. Sto girando il Molise in campagna elettorale e scopro ogni giorno un’Italia piena di valori e dignità, che ha bisogno di essere ascoltata e di potersi esprimere. Incrocio le dita e intanto mi rimbocco le maniche».

La sua è stata una campagna elettorale sui generis. Sono diventati virali i sui video in cui balla e canta con i molisani…

«È una campagna elettorale che mi sta entusiasmando oltre le aspettative. Ho trovato i molisani un popolo accogliente e generoso. Sono persone vere e io ho voluto comportarmi con la loro stessa semplicità che è poi il mio modo di essere anche se nel mio ruolo di imprenditore e presidente della Lazio non posso sempre esprimere: ho giocato a carte, a calcio balilla, che mi piace tantissimo, sono stato in tante discoteche e in diversi centri anziani. Quando mi hanno chiesto di ballare con loro, potevo rifiutare? (sorride, ndr)».  Leggo

Categorie
RADIOSEI

Grave lutto per Fabio Liverani

L’ex centrocampista della Lazio, oggi allenatore del Cagliari, piange la scomparsa della moglie Federica Frangipane, 46 anni, che da tempo lottava contro un cancro. La donna si è spenta nella giornata di martedì 20 settembre in un ospedale di Roma. Lascia due figli, Mattia di 17 anni e Lucrezia di 13. La Lazio nella giornata di ieri si è stretta all’ex biancoceleste con un tweet.

Numerosissimi sono stati i messaggi social di vicinanza dei laziali che non hanno fatto mancare il loro affetto all’ex calciatore.

Liverani aveva conosciuto la moglie da giovanissimo, a 13 anni, entrambi, coetanei, frequentavano la stessa scuola a Roma.

Tutta Radiosei esprime profondo cordoglio a Fabio Liverani e ai figli Lucrezia e Mattia.

Alessio Buzzanca

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lazio, sarà una ripartenza a mille: ottobre mese decisivo

Maurizio Sarri lo sa, conosce il calendario e aspetta la ripartenza dopo la sosta per lanciare la sua Lazio verso un ottobre ricchissimo di impegni. Si gioca ogni tre giorni, non è di certo una novità. Ma sarà un mese già decisivo. Ripartenza contro lo Spezia, in casa, il prossimo 2 ottobre (ore 12.30). Torna l’Europa League con i biancocelesti in Austria contro lo Sturm Graz (6 ottobre). Poi Fiorentina fuori (10) ritorno con gli austriaci all’Olimpico (13 ottobre). Un doppio confronto importantissimo per ipotecare il passaggio del turno e riscattare, in campo europeo, la figuraccia contro il Midtjylland. Una corsa senza respiro: Udinese (16), Atalanta (23), Midtjylland (27) e Salernitana (30). Il totale: 8 match in meno di un mese. Sfide decisive per andare avanti in Europa e continuare l’ottimo cammino in Serie A. Corriere dello Sport

Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Su Immobile una sottovalutazione vergognosa, una narrazione al contrario” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“E’ comprensibile la preoccupazione di un Immobile che si stia spremendo molto. Per lui il rientro in nazionale è importante, ormai ha acquisito una maturità tale da non soffrire le pressioni azzurre. Mancini tra l’altro sta pensando a dei cambiamenti tattici come il passaggio al 3-5-2. Al di là di questo, lui deve farsi scivolare addosso ogni tipo di critica prevenuta che ci sarà nei suoi confronti. Lui non deve dimostrare nulla a nessuno, ha vinto quattro volte la classifica dei marcatori, ha vinto la Scarpa d’oro. Ritengo che sul suo conto ci sia una sottovalutazione vergognosa. Anzi, è giusto dire che nei suoi confronti ci sia una volontà specifica di sminuire. Una narrazione al contrario. Lo sforzo che lui deve fare è quello di avere un approccio spensierato all’azzurro. Pensare solo a divertirsi, prendendosi delle rivincite ulteriori”.

Categorie
NAZIONALI

Il codice Mancini: Zaccagni e Zaniolo spogliati dell’azzurro

Perché Roberto Mancini rinuncia a Nicolò Zaniolo e Mattia Zaccagni? Non si tratta di una scelta tecnica, soprattutto perché il giallorosso è l’uomo che ha deciso la finale di Conference League, mentre il biancoceleste sta disputando un ottimo campionato. Inoltre, per sostituire Matteo Politano, il ct ha preferito convocare Manolo Gabbiadini, assente in nazionale dal 2017.

Il motivo è quindi disciplinare. Non viene detto esplicitamente, ma a Coverciano lo sanno davvero tutti. Il destino dei due calciatori si è intrecciato dopo la vittoria della Roma della Conference League. Durante la festa nella Capitale, i tifosi hanno cantato un coro contro l’attaccante della Lazio e la reazione di Zaniolo è stata criticata anche dal commissario tecnico. Poche ore dopo, infatti, i due si ritrovarono nel ritiro, ma entrambi andarono subito via: Zaniolo aveva una microfrattura alla caviglia ed era stato lo stesso Mancini a rispedirlo a casa. Successivamente, però, il coordinatore Oriali aveva deciso di chiamarlo per rimproverarlo riguardo al fatto di aver intonato un coro contro la Lazio.

Zaccagni, invece, insieme a Lazzari, era andato da Mancini per un problema fisico. Lo staff medico aveva dato delle garanzie sulle sue condizioni, ma il calciatore non se la sentì di giocare alcune partite e decise di tornare a casa. E il ct la prese male. La Repubblica

Categorie
APPROFONDIMENTI

Sarri sorride, solo in due al Mondiale: ecco il confronto con le altre

(Tuttomercatoweb.com) Ecco la prima sosta delle Nazionali che avvicina tutti gli amanti del calcio al grande evento di quest’inverno. Manca sempre meno all’inizio del Mondiale che si terrà dal 21 novembre al 18 dicembre in Qatar. Saranno circa 85, a meno di infortuni o altri imprevisti, che prenderanno parte alla competizione più importante del mondo. Saranno due quelli che invierà la Lazio. Saranno con molta probabilità Milinkovic, con la sua Serbia, e Vecino, con l’Uruguay, a rappresentare anche i colori biancocelesti nell’avventura qatariota.

Di seguito tutti i calciatori del campionato italiano che parteciperanno.

JUVENTUS (11). Rabiot (Francia), Kostic e Vlahovic (Serbia), Di Maria e Paredes (Argentina), Szczęsny e Milik (Polonia), Bremer, Danilo e Alex Sandro (Brasile), McKennie (USA)

MILAN (11): Maignan, Giroud e Theo Hernandez (Francia), Kjaer (Danimarca), De Ketelaere e Saelemaekers (Belgio), Tomori (Inghilterra), Rebic (Croazia), Ballo Touré (Senegal), Leao (Portogallo), Dest (USA)

INTER (8): Lautaro e Correa (Argentina), Brozovic (Croazia), Onana (Camerun), Dumfries e De Vrij (Olanda), Gosens (Germania), Lukaku (Belgio)

TORINO (7): Linetty (Polonia), Seck (Senegal), Ricardo Rodriguez (Svizzera), Milinkovic Savic (Serbia), Lukic (Serbia), Radonjic (Serbia), Vlasic (Croazia).

FIORENTINA (7): Amrabat (Marocco), Zurkowski (Polonia), Martinez Quarta (Argentina), Nicolas Gonzalez (Argentina), Milenkovic (Serbia), Terzic (Serbia), Jovic (Serbia).

ATALANTA (6): Maehle (Danimarca), Pasalic (Croazia), Hateboer (Olanda), Koopmeiners (Olanda), De Roon (Olanda), Musso (Argentina).

NAPOLI (5): Lozano (Messico), Anguissa (Camerun), Zielinski (Polonia), Mathias Oliveira (Uruguay), Kim Min Jae (Corea del Sud)

ROMA (5): Abraham (Inghilterra), Dybala (Argentina), Viña (Uruguay), Rui Patricio (Portogallo), Zalewski (Polonia)

VERONA (4): Hrustic (Australia), Hongla (Camerun), Ilic (Serbia), Lazovic (Serbia)

BOLOGNA (3): Skorupski (Polonia), Schouten (Olanda), Aebischer (Svizzera)

SALERNITANA (3): Bronn (Tunisia), Piatek (Polonia), Dia (Senegal)

SPEZIA (3)Ampadu (Galles), Dragowski (Polonia), Kiwior (Polonia)

LECCE (2): Hjulmand (Danimarca), Pongracic (Croazia)

LAZIO (2): Milinkovic Savic (Serbia), Vecino (Uruguay)

SASSUOLO (2): Alvarez (Uruguay), Erlic (Croazia)

SAMPDORIA (2): Djuricic (Serbia), Bereszyński (Polonia)

CREMONESE (2): Felix Afena-Gyan (Ghana), Vazquez (Messico)

UDINESE (1): Nehuen Perez (Argentina)

EMPOLI (1): Satriano (Uruguay)

Categorie
TIFOSI

Abbonamenti, obiettivo 26mila tessere

La campagna abbonamenti, riaperta in forma straordinaria, chiuderà dopodomani, ad oggi è stata raggiunta quota 25.700 tessere. Nel mentre – come riporta il Messaggero – la NVP ha preso in mano la comunicazione biancoceleste, della quale Rao rimane il responsabile. I

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Sarri vede e Provedel: dall’innamoramento alla scelta (giusta)

La prima convocazione, dopo la tempesta: «La chiamata di Mancini è stata inaspettata, perché arrivata dopo la brutta sconfitta in Europa». Il viso di Provedel si illumina nella prima conferenza con l’Italia. Venerdì mattina era in ritiro a Piacenza, con il morale stritolato fra i guantoni dopo la cinquina incassata in Danimarca. Ora è già acqua passata, non è successo nulla. Niente scalfisce Ivan, uno abituato a lottare con ben altro nella sua carriera. Sembrava non arrivare mai la grande chance, la rottura della tibia a Empoli aveva frenato la sua esplosione definitiva. Quindi lo splendido rilancio allo Spezia: Sarri già a gennaio scorso lo aveva inserito nella lista insieme a Kepa, Carnesecchi e Vicario per il dopo Strakosha. In 7 giornate Provedel ha già mantenuto tre volte la porta inviolata, vanta un terzo dei clean sheet (9) dell’intera scorsa annata. È anche e soprattutto merito di Ivan se la Lazio ha subito addirittura sette gol in meno (5 contro 12) a questo punto rispetto alla stagione passata e vanta la miglior crescita in difesa dell’intera Serie A davanti ad Atalanta (-6), Juve (-5), Udinese (-4) e (-1) Roma. Pazzesca l’ultima parata da terra a Cremona su Sernicola. 

L’INNAMORAMENTO

La resa è meglio dell’aspettativa. «Un finimondo per un portiere biondo», è il nuovo coro della Curva. Ne è valsa la pena battersi per un mese con lo Spezia in quella trattativa estiva infinita: «La più difficile della mia presidenza – ha confessato Lotito – ma volevo accontentare Sarri sulla sua scelta». Alla fine, un affare da appena 2 milioni, complice il contratto quasi in scadenza. Incredibile comunque la cifra per un portiere diventato già primo indiscusso, dopo appena 6’ della prima giornata. L’espulsione di Maximiano (costato invece 10,5 milioni) ha spianato un’ascesa comunque già scontata e programmata. Sarri lo ha detto a Lotito, sul portoghese va fatto un lavoro specifico in ogni seduta: Grigioni ha sbagliato l’indicazione, non è pronto ancora per la Serie A. Dunque niente alternanza, Provedel non esce più dai pali nemmeno in Coppa. Perché il tecnico si è invaghito del portiere friulano, dei suoi piedi e della sua personalità. Maurizio è squalificato, non sarà in panchina al rientro dalla sosta contro lo Spezia, ma dalla porta avrà un altro allenatore a guidare la squadra. 

LA REGIA DA DIETRO

Contro l’Inter è scoccato il colpo di fulmine. Provedel decisivo in ogni momento saliente. Quindi, esce al centro dell’area con le braccia alzate a prendersi addirittura un fallo laterale: Maurizio si gira verso la panchina e lo applaude. Non solo, Ivan è diventato fondamentale come estremo difensore playmaker. Ha una media di oltre 40 passaggi a gara, l’85% di precisione, da dietro è fondamentale la sua impostazione. Per non parlare dei lanci in profondità per Immobile: «Che bello non doverci giocare più contro, ma insieme. È il bomber più forte». Provedel se ne intende: «Sino a 15 anni ho fatto l’attaccante. Poi ho visto Toldo, il mio idolo, e dopo la semifinale di Euro 2000 mi sono detto voglio essere come lui e ho desiderato fare solo il portiere». A 28 anni vuole dimostrare tutto il suo valore. Meglio tardi che mai, anche in Nazionale: «Si respira entusiasmo e per me è una grande emozione». È un premio al sacrificio e alla dedizione. Non solo Sarri, Mancini vede e Provedel. Il Messaggero

Categorie
APPROFONDIMENTI

Ecco le squadre più “sprecone” secondo il CIES: Lazio tra le tre migliori, Roma la seconda peggiore

A dominare la classifica delle più sprecone dei 5 campionati principali è il Manchester United: nel periodo di tempo considerato dalla statistica del CIES, il club inglese ha speso 1,594 miliardi di euro, a fronte di un valore stimato di 1,356 miliardi e quindi con una differenza di 238 milioni. Seconda a livello europeo è la Juventus: 1,031 miliardi spesi, contro 797 milioni di valore e 234 milioni di spreco. Completa il podio il Paris Saint-Germain: 1,01 miliardi di euro a fronte di valutazioni per 848 milioni e uno spreco di 162 milioni.

In Serie A c’è la Juve in testa, seguita ovviamente dalla Roma con 708 milioni di investimento, 641 di valutazione e 67 di “spreco”. A chiudere il podio in questo caso è il Napoli: 682 milioni spesi per giocatori teoricamente valutati 620 milioni, il resto sono 62 milioni. “Sprecone” anche Inter e Milan – ma lo scarto è di 34 milioni per i nerazzurri e solo 2 per i rossoneri. La più virtuosa è la Fiorentina: 304 milioni spesi per giocatori stimati 343 milioni, con 39 di plus-valutazione. La Lazio è al terzo posto tra le sei squadre più virtuose con 239 milioni spesi per giocatori che ne valgono 247 e con 8 milioni di plus-valutazione.

Alessio Buzzanca