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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Agostinelli: “Lazio, uno solo tra Isaksen e Cancellieri. Ora può toccare a Noslin…” (AUDIO)

ANDREA AGOSTINELLI in collegamento a ‘NMM’

“Ci sono dei periodi in cui il debito porta debito. Castellanos è un giocatore importante per la Lazio e, soprattutto, dovendo stare fuori diverse settimane avrà poi anche bisogno di tempo per ritrovare la migliore condizione. Non sta girando bene a Sarri. Quando mancano due-tre titolari riesci a sopperire, ma quando l’emergenza diventa così corposa è davvero un problema. C’è necessità di mettere delle pezze in un momento in cui la squadra iniziava a dare dei segnali positivi in termini di approccio e d’identià di prestazione. Mai come in questo contesto, il ragionamento è quello di vivere alla giornata. Andare a Bergamo senza Castellanos, Rovella e Zaccagni ti toglie delle possibilità contro una squadra già molto forte di suo.

Tra Isaksen e Cancellieri ne gioca uno, entrambi sono a proprio agio partendo da destra. Credo che con il ritorno al 4-3-3, Sarri possa dare un’opportunità a sinistra a Noslin. Le parole di Sarri sull’olandese? Praticamente gli ha detto che sa fare tutto e niente. Magari potrebbe essere uno stimolo in più per il giocatore in un momento in cui potrebbe essere chiamato in causa”.

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Rambaudi: “A Bergamo 4-3-3 se c’è Vecino. Eventuale cessione di Castellanos? Ecco chi sacrificherei…” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“4-4-2 con Tavares in mezzo al campo o 4-3-3? Se Vecino sta bene, credo che Sarri faccia il centrocampo a tre con lui, Cataldi e Guendouzi, con Cancellieri, Castellanos e Pedro davanti. Anche perché con l’Atalanta la partita è fisica e per Belehyane diventa difficile. L’altra opzione per tenere bassi gli esterni loro, potrebbe essere Tavares davanti a Pellegrini: io opterei più per questa, contro l’Atalanta, per aspettare gli altri.

Valutazione Castellanos? Sui 30 milioni. Io non lo venderei, anche perché secondo me è un ottimo giocatore. Chiaro è che se le aspettative sono di 25 gol l’anno non ci siamo, ma per me ha tanti margini di miglioramenti per come interpreta il ruolo, per la fame che ha. Vista l’esplosione di Cancellieri, mi proverei più di Isaksen”.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Castellanos: “Messi leader silenzioso. I quattro gol al Real? Notte magica. E sulla rabona…”

Taty protagonista del terzo episodio di ‘De visitante’, il giornalista argentino Julian Polo ha intervistato l’attaccante della Lazio. Le parole dell’argentino.

L’esordio con l’Argentina – “Era il 5 settembre, è passato un anno. Non mi ero nemmeno scaldato, vincevamo 3-0 e aveva appena segnato Julian Alvarez. Ho guardato Scaloni che mi ha detto: ‘Taty sbrigati, vieni’. Ho messo subito la maglia e sono entrato. Mi ero preparato tutta la vita per quel momento. La foto con Messi? Gliel’ho chiesta in allenamento, l’ultimo prima della partita. Quando sono arrivato mi ha trattato molto bene, come a tutti gli altri ragazzi che erano nuovi in squadra. È una persona che non parla tanto, sta con il suo gruppetto composto da De Paul, Paredes e gli altri. Comunque con noi si è comportato in maniera spettacolare, anche durante gli allenamenti. Lui è il tipico leader silenzioso, viverlo da dentro è incredibile perché noti dettagli che da fuori non si vedono. È il migliore della storia e lo sarà ancora per molto tempo”.

Maradona e Messi- “Il tatuaggio ‘El mas humano de todos los dioses’? Siamo una famiglia molto ‘Maradoniana’, soprattutto i miei fratelli. Io non l’ho vissuto come giocatore, ho visto molto di più la sua seconda parte di vita. Avevo voglia di tatuarmi qualcosa di argentino e ho scelto Diego. Anche di Messi vorrei tatuarmi qualcosa, un suo autografo magari sulla gamba. Non ho ancora avuto l’opportunità, ma voglio farlo. Loro due sono i migliori della storia del calcio argentino. Io ho avuto l’occasione di godermi Messi e anche di giocare insieme a lui, voglio che tutto questo resti sulla mia pelle”.

Gli inizi – “Sono un argentino di sangue proprio, non ho nessun’altra origine o un passaporto diverso, ma non ho mai giocato in Argentina ed è una cosa strana. Spesso mi chiedo il motivo, non è successo per situazioni diverse, potevo giocare nel Lanus o nel River Plate, ma alla fine non è successo. Ho giocato nel Murial, una squadra del quartiere di Mendoza, e avevo il potenziale per andare altrove. Ho fatto un provino con l’Universidad de Chile e mi hanno preso. Lì sono stato quasi un anno giocando nelle giovanili e riuscendo anche a debuttare in prima squadra, in Copa Sudamericana, con Beccacece in panchina. Tra l’altro c’erano stati problemi dei burocratici che non mi avevano permesso di giocare prima, sono stato fermo quasi 8-9 mesi fino ai diciotto anni quando ho firmato il mio primo contratto da professionista e ho esordito”.

La famiglia – “Quando vai via da casa ciò che ti manca di più è la famiglia, il vivere quotidianamente amici e parenti. Sin da bambino però avevo il sogno di giocare a calcio, dovunque. I primi mesi sono sempre i più difficili perché non sai cosa succederà in futuro. Io in Cile giocavo poco, avevo tanti problemi, non avevo un contratto, mi pagavano poco, mi mancava mia nonna, mio padre e tanto altro. In quel momento ti chiedi se ce la fai ad andare avanti o meno. Non potevo giocare, mi allenavo con le giovanili, mi dicevano che i documenti sarebbero arrivati, ma niente. Tutto questo mi consumava perché è passato tanto tempo. Poi alla fine ce l’ho fatta. Il mio desiderio di diventare un calciatore era troppo forte, non mi importava più di nulla, ero concentrato sull’obiettivo. I miei amici a quell’età andavano alle feste, mi mandavano foto, e io invece dormito e mi allenavo. Ma non mi è mai pesato perché avevo un sogno, quello di giocare a calcio. Volevo aiutare la mia famiglia, avevo promesso a mia nonna che sarei diventato un calciatore professionista. In Cile ho avuto anche l’opportunità di vivere con mio padre che stava lì. Prima non ci vedevamo molto perché io stavo in Argentina, poi siamo stati insieme quasi un anno e questo ci ha uniti molto. E alla fine mi sono spostato in Uruguay a giocare”.

L’infanzia- “Noi eravamo una famiglia molto unita. Mia madre lavorava a scuola, faceva il doppio turno come la maestra elementare. Si alzava alle sette del mattino e stava lì fino a mezzogiorno, poi magari mangiava a casa e tornava a lavorare fino alle sei di sera. Era così tutti i giorni, questo perché anche noi avessimo qualcosa da mangiare. Poi i miei fratelli erano già grandi, quindi anche loro cucinavano qualcosa. Io andavo a scuola la mattina e tornavo all’una, dopo mangiato andavo ad allenarmi alle tre del pomeriggio. Fino alle cinque giocavo a calcio a undici nel Murialdo, poi alle sei mezza andavo a giocare a calcetto nella selezione del Mendoza. Arrivavo a casa a mezzanotte o anche più tardi. Il quartiere in cui vivevo poi non era così bello, ho passato molto tempo per strada e avrei potuto seguire le cattive compagnie che giravano. Mia madre è tutto, mi ha aiutato tantissimo, la porto sempre con me. Mi sostiene, mi dà tanta energia, si prende cura di me. Mi ha insegnato anche a fare attenzione all’energia negativa. Siamo molto superstizioni, percepisco le sensazioni negative delle persone, così come la mia ragazza. Sono molto attento a queste cose. Anche mi nonna è stata importante, mi ha reso tutto ciò che sono oggi. Tutta la mia famiglia mi ha insegnato i valori giusti, così come il calcio e gli allenatori che ho avuto da quando sono piccolo. Loro mi hanno guidato in tutta la mia carriera, e credo che anche questo sia stato fondamentale”.

MLS – “I primi mesi a New York sono stati difficili, soprattutto per la questione della lingua. Lì fortunatamente le persone rendono tutto più semplice, il club mi ha aiutato tanto. Il mio agente, che parla inglese, mi ha organizzato tutto. Io ero giovane, era un’esperienza unica, in un campionato che stava crescendo, con i migliori stadi, il campo perfetto e molto altro. È un sogno per qualsiasi ragazzo di 18 anni. La MLS ti dà davvero tutto, ti comprano anche i mobili. Maxi Moralez, che è argentino, mi ha aiutato a integrarmi bene. Lui e la sua famiglia mi hanno preso sotto la loro ala, sono stati importanti sia in città che a muovermi nel club. Così subito mi sono sentito molto a mio agio. Il mio primo gol? Ero arrivato il mercoledì per allenarmi e giocavamo il sabato. Pensavo che sarei andato in panchina, poi invece ho giocato da titolare su scelta dell’allenatore. Con uno dei primi palloni che ho toccato, ho segnato. E me l’hanno anche regalato. Poi quando siamo diventati campioni della MLS, mi hanno dato un anello con tutti i diamanti, come nel basket. Alla fine della stagione regolare ho ricevuto anche la Scarpa d’Oro della MLS, avevo segnato contro il Philadelphia Union. Quando in settimana sono arrivato al centro sportivo per allenarmi, c’è stata una riunione nello spogliatoio e hanno fatto vedere un video. C’era tutta la mai famiglia che mi faceva i complimenti, io mi sono commosso. L’unica che mancava era mia madre, e infatti mi sembrava strano. Poi si è aperta la porta e c’era proprio lei che mi ha dato la Scarpa d’Oro. È stata una grande emozione, anche il mio allenatore si era messo a piangere”.

Il Girona – “I quattro gol al Real Madrid? Ho il pallone di quel giorno, erano 75 anni che qualcuno non ci riusciva. È stata una notte magica, qualcosa di importantissimo, che non hanno in molti. A casa ho anche la chiave di New York, è una cosa che viene data solo a persone importanti come medici, dottori, militari. Cittadini illustri, insomma, quelli che hanno realizzato qualcosa di importante per la città. L’hanno regalata a tutti noi giocatori dopo che abbiamo vinto il campionato, così come la Coppa della MLS”.

Hobby – “A casa ho una sala giochi, la uso quando vengono i miei amici o la mia famiglia. Ho anche la PlayStation, ci gioco per staccare un po’, un’oretta al giorno. Mi piace giocare a Call of Duty e nient’altro. Nemmeno a FIFA, lì sono terribile. E poi quando sto qui voglio allontanarmi un po’ dal calcio. Sono anche un grande appassionato di scacchi, da quattro-cinque anni ho iniziato ad apprezzarlo molto. Gioco anche online, mi piace competere. Non sono un fenomeno, ma mi diverto. Il tatuaggio della ali? Non è un riferimento alla Lazio, l’ho fatto prima. Mi piacevano e volevo tatuarmele. Il vino? In famiglia siamo grandi appassionati, ne abbiamo tantissimi in cantina. È un nostro hobby, li uso per fare i regali con il mio cognome sopra. Non sono ancora in commercio, adesso siamo un po’ fermi ma abbiamo tante bottiglie. È un processo lungo. Ma chissà in futuro, non si sa mai. Può nascere qualcosa di nostro, con i miei fratelli”.

Lavoro- “A Roma ho anche la mia palestra personale: da quando sono arrivato in Europa, dal Girona in Spagna, faccio del lavoro extra e mi segue un nutrizionista. A New York non lo avevo perché mangiavamo direttamente al centro sportivo. Io ora gli mando il programma della settimana e di tutte le partite, a seconda di quello mi dicono cosa devo mangiare. Ovviamente non sono troppo ossessionato, ogni tanto mi concedo anche qualche strappo alla regola. Poi lavoro anche con un psicologo analista, prima delle partite mi informo su tutto: dai difensori che devo affrontare alle loro caratteristiche e tanto altro. Faccio pure diversi esercizi di respirazione che mi servono in partita e in allenamento, è una cosa che bisogna portare avanti con costanza nella vita, respirare con il diaframma. Mi aiuta tanto per respirare il più possibile con il naso e meno con la bocca, migliora anche il sonno durante la notte. Cerco di essere il più professionale possibile, di godermi al meglio la mia carriera che è breve. Provo a sfruttarla al massimo, a investire su tutto ciò che mi può servire. Ho una stanza dove la mattina vado a fare stretching e meditazione. Mi ha insegnato tutto il mio mental coach, mi piace riposare un po’ la testa e lasciare da parte il telefono, così mi rilasso”.

Maglie collezionate – “Ho tutta la mia collezione di magliette da calcio ordinate. Ne ho tantissime mie di quando giocavo in MLS al New York City. Ho anche quella del mio esordio con l’Argentina e due del pre-olimpico. Della Lazio ne ho una nera dell’anno scorso della Lazio, quando ho cambiato dal numero 19 all’11, e una della mia prima stagione quando giocavamo la Champions League. Poi ne ho tenuta anche una del Girona firmata da tutti i miei compagni quando sono andato via. Di altri giocatori ho quelle di Maxi Moralez, David Villa, tra le più belle che ho, di Barco, di Rooney, tutte di quando stavo negli Stati Uniti. Poi ne ho tantissime della Serie A, come quella di Nico Gonzalez alla Juventus o di Retegui, Beltran, Castro, Alcaraz, Palomino, Olivera del Napoli, di Pedro alla Lazio che me l’ha data. Tengo anche tante maglie straniere, come quella di Medina, Reinier del Borussia Dortmund, Delort, Danilo del Manchester City, una della Nigeria che mi ha regalato Dele-Bashiru, della Danimarca di Isaksen, dell’Uruguay di Vecino e del Senegal di Dia. Sono tutti miei compagni e amici. Della Liga ho diverse magliette, per lo più di giocatori argentini. Però ne ho anche una del Chelsea che mi ha regalato Enzo Fernandez, tra le più belle; una di Hazard del Real Madrid, ho giocato contro di lui al Bernabeu. Mi hanno regalato anche una divisa dell’Argentina per l’ultima partita di Di Maria in Nazionale, è davvero speciale. Era la mia preparazione convocazione, lui è un giocatore pazzesco, lo seguivo sin da piccolo. Si è davvero meritato tutto ciò che ha ricevuto in carriera”.

Idoli – “I miei idoli? Mi piaceva tanto Luis Suarez, è uno dei miei riferimenti. Adoro la sua cattiveria in campo, la sua ‘garra’. È un giocatore fortissimo. Adesso mi piace tanto Lautaro Martinez, che è un mio grande amico. Mi manca la sua maglietta nella collezione, ogni volta che giochiamo contro c’è sempre un problema che non ci fa incontrare (ride, ndr.). Aspetto anche di avere la maglia di Messi”.

Mondiale 2026 – “Il Mondiale? Spero sempre di giocare in Nazionale, anche se è molto difficile per i giocatori forti che ci sono. Mi piacerebbe tanto esserci al Mondiale, devo lavorare tanto alla Lazio per raggiungerlo. Ci penso sempre. Se avrò la possibilità, dovrò essere pronto. Per giocare al Mondiale devi essere pronto e a un livello alto. Io gioco in Europa solo per andare in Nazionale, non sono mai voluto andare a giocare nel campionato sudamericano o arabo perché il mio obiettivo è quello. Io vivo pensando alla maglia dell’Argentina, sempre. Quando vedo che non sono nella lista dei convocati, ci sto male. Poi dal giorno dopo cerco di riprendermi e di lavorare ancora più forte. Sono concentrato ad andare in Nazionale, anche se è sempre molto difficile. Andare al Mondiale con l’Argentina sarebbe un sogno per me e per tutta la mia famiglia. Devo giocare bene alla Lazio e stare bene, Scaloni ha dato a tanti giocatori nuovi la possibilità di stare nel gruppo. Io continuo a lavorare, a farmi trovare preparato e poi vediamo. La finale del Mondiale 2022 l’ho vista in hotel con Gazzaniga, quando stavo al Girona, perché era il periodo della preparazione per ricominciare il campionato. Abbiamo distrutto tutto a fine partita. Poi con mio fratello siamo andati a Girona in un bar argentino a festeggiare. C’erano 25-30mila persone in città. Mi sono emozionato per la vittoria, soprattutto per Messi che se lo meritava. È il migliore di tutti”.

Gesti tecnici – “Mi piace sempre provare qualche giocata, come la rovesciata o la rabona. Da piccolo le facevo in casa, saltando sul letto. Contro il Verona ho fatto un assist di rabona, mi piace giocare così, come con la suola. Sono cose che mi porto dietro dal calcetto, quando ero bambino”.

Xavi – “La foto con Xavi? Era il 2017, giocavo in Cile e siamo finiti a fare un triangolare in Qatar. Nel giorno libero che avevamo siamo andati a fare shopping vicino all’hotel e casualmente l’ho incontrato, visto che lui giocava lì. È un bel ricordo”.

Esordi – “Praticamente a ogni mio esordio ho segnato. È successo in Cile, in MLS, al Girona, contro il Getafe in campionato, e ala Lazio, quando alla mia prima partita da titolare ho segnato contro l’Atalanta. Diciamo che per le statistiche, va bene così (ride, ndr.)”.

Gruppo City – “È un gruppo molto forte a livello mondiale, al New York City si percepiva. C’è un modo di lavorare diverso, sin dalle giovanili. Anche in campo si sentiva, tutte le squadre hanno lo stesso modo di giocare, dal Manchester City in giù”.

Luque – “Mi ha aiutato tantissimo. Da piccolo avevo avuto contatti con Buenos Aires e con il River Plate, era il periodo in cui era retrocesso dalla Serie A alla B. Mi dissero però che cercavano un altro tipo di giocatore perché ero troppo magro. Venivo dal mio quartiere, era normale. Gli altri ragazzi che già stavano lì erano dei giganti perché si allenavano nelle strutture del club. In quel momento ho pensato di dover lavorare ancora di più, ho chiesto a mia madre di farmi andare in palestra per crescere fisicamente. Ho fatto 6-7 mesi con grande costanza, allenandomi sempre. Poi ho fatto una prova all’Universidad de Chile e mi hanno preso. Lì forse avevano una mentalità più europea, non hanno visto solo il fisico ma anche il mio modo di giocare. Da lì è iniziata la mia storia. Leopoldo Jacinto Luque è stato il mio padre calcistico, l’ho conosciuto a sette anni. Mi ha insegnato davvero tutto. È stato una persona straordinaria”.

Ronaldinho – “Ho giocato con lui in un evento, ho fatto 4-5 giorni a Miami, mi aveva invitato un mio amico. Doveva esserci anche Roberto Carlos, ma non c’era”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Lotito ha sfinito tifosi, squadra e temo anche Sarri. Castellanos? Non ci sono campioni, deve…” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“La Lazio raccoglie un punticino piccolo in extremis con il Toro, squadra arrivata a Roma con la peggior difesa e il peggior attacco. Attualmente è al 13° posto, deve ringraziare il rigore di Cataldi altrimenti anche il Torino l’avrebbe scavalcata. I biancocelesti hanno battuto l’ultima e la penultima, perdendo con le squadre che la precedono. Questa è la situazione all’orizzonte delle due sfide con Atalanta e Juventus.

La Lazio si è fatta sfuggire dalle mani la partita, ma alcuni calciatori sono impresentabili; Hysaj sembrava un birillo, la difesa, con la marcatura a zona, fa sì che resti l’uomo libero che segna: cominciano ad essere troppi i gol presi con la superiorità numerica dietro.

La Lazio deve ringraziare i due gol che si è inventato Cancellieri. Castellanos non deve pensare di essere Van Basten, la rabona a metà campo è inutile; deve abbassare le sue pretese, le sue considerazioni, alla Lazio serve gente concreta, i campioni non ci sono.

Il presidente Lotito, pur di vincere la sua battaglia, ha sfinito i tifosi, anche la squadra e temo pure Sarri; ho visto delle immagini del tecnico sfinito in panchina sabato, ha capito la gravità della situazione e non ha soluzioni, non sa come uscirne. Tifosi logorati da questa gestione.

Ricordo quello che la società ha fatto con Cataldi, lo ha mandato in esilio a Firenze; Cancellieri è qui perché non lo hanno riscattato, non perché la società volesse tenerlo. Questa è una squadra che dovrà galleggiare tra il 10° e il 12° posto. E qualcuno ancora pensa di essere il più bravo di tutti, che ha allestito una buona squadra e che il mercato non serva”.

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STATISTICHE

Lazio, ancora combo gol-assist per Taty: meglio di lui solo Lukaku dal 2023

Verso Lazio-Torino, dati Opta

Valentín Castellanos ha sia segnato che fornito assist in due dei cinque match giocati in questo campionato, compreso l’ultimo contro il Genoa; dall’esordio in Serie A (2023/24), soltanto Romelu Lukaku conta più partite (sei) in cui è sia andato in gol che servito un passaggio vincente rispetto all’attaccante della Lazio nel massimo torneo: cinque, al pari di Christian Pulisic e Mateo Retegui.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, la coppia Taty-Dia convince: i numeri dei biancocelesti con le due punte in campo

Con i due in campo la Lazio sembra essere più pericolosa ed effettivamente lo è: a confermarlo sono i numeri.

Lo scorso anno insieme hanno funzionato e anche Sarri è soddisfatto della prova di Marassi di Castellanos e Dia. Per la prima volta il tecnico ha optato per le due punte e potrebbe rimetterle in campo anche sabato contro il Torino.

Come sottolinea Il Messaggero, l’anno scorso, fra Europa (Ajax e
Real Sociedad) e campionato, furono addirittura dodici i successi in diciotto gare (3 pari e appena 3 ko) con questa coppia d’oro. Già dopo la prima debacle di Como, si legge, alcuni senatori avevano consigliato al Comandante di passare dal 4-3-3 a uno schema più congeniale alle caratteristiche di questa “nuova” Lazio, Sarri ci pensava da tempo, ma si è convinto solo quando l’emergenza totale lo ha messo con le spalle al muro. Gli acciacchi di Pedro in extremis lo hanno costretto a un 4-4-2 puro in fase di non possesso (evidente la linea Dia-Castel-lanos, e Zaccagni e Cancellieri larghi sull’esterno), anche se ora Mau vuole far passare la traccia del 4-2-3-1: «Io questo modulo l’ho fatto dal 2002 al 2016. È una valida alternativa e infatti l’abbiamo provato per tutto il ritiro estivo. Solo il tempo però ci dirà se questo è il vestito migliore, che utilizzeremo di più, oppure no. Va bene, se manteniamo l’equilibrio», ha detto del post gara di Marassi.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Marcolin: “Spirito e modulo, dall’emergenza la migliore Lazio. Con il doppio centravanti ed i principi di Sarri inizia il campionato…” (AUDIO)

DARIO MARCOLIN in collegamento a ‘NMM’

“Nessuno si aspettava, vista l’emergenza, una prestazione come quella di ieri della Lazio a Genova. L’emergenza ha fatto ricompattare la squadra ed ha riconsegnato il modulo della scorsa stagione. Tanti giocatori si sono ritrovati in quell’assetto.

Ieri Sarri ha ottenuto il massimo, anche a livello di risposte tattiche. Oggi la Lazio ha trovato una soluzione di gioco alternativa. Con il 4-4-2 mi è sembrata più corta ed aggressiva, con maggiori soluzioni in avanti con la coppia Dia-Castellanos. Lo spazio che ha avuto ieri l’argentino nelle altre parte non l’ha avuto.

Non so se alla lunga questo diventerà il piano principale, ma è piaciuto a tutti anche perchè c’è stato l’atteggiamento giusto fin da subito. In questo mi ha sorpreso. La Lazio di Marassi è stata la migliore delle prime cinque partite, un motivo è stato anche la presunzione del Genoa di pensare di poter aggredire subito la squadra di Sarri. C’era lo spirito giusto, quello che volevamo un po’ tutti.

Pur cambiando il modulo, i principi erano i soliti di Sarri. Il vero cambio è l’attaccante in più a sostegno di Castellanos. I pricipi, poi, non cambiano.

La Lazio da questa situazione può venire fuori. Il primo passo è stato fatto ieri. Se la Lazio sarà questa si potrà prendere delle soddisfazioni. Il campionato dei biancocelesti è iniziato ieri.

Basic ha giocato semplice, ordinato, senza strafare e con intelligenza dal punto di vista tattico. Non era scontato visto la lunga assenza, non ha fatto sentire la mancanza di nessuno. Ha risposto bene, questo è un valore importante quando ti senti un po’ emarginato”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Lazio, evitato il baratro ora va dato un senso alla stagione. Con il 4-4-2 maggiori certezze e meno dubbi…” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Speriamo che con la vittoria di ieri della Lazio inizi un nuovo percorso con maggiore continuità. Ieri a Genova ha attaccato da Baroni e difeso da Sarri, penso che questo 4-4-2 sia la soluzione migliore per questa squadra. Ieri ha vinto con pieno merito, punti fondamentali per non scivolare nel baratro e per dare senso a questa stagione.

Le scorie del derby avevano lasciato una certa traccia. Sarri, in piena emrgenza, ha capito che era necessario variare il sistema di gioco per dare maggiore peso all’attacco e solidità alla squadra. A centrocampo ci sono due titolari certi come Guendouzi e Rovella. Il terzo centrocampista è sempre un’incognita e con questo atteggiamento tattico puoi anche aiutare Castellanos con l’aggiunta di Dia. Con il 4-4-2 ci sono meno dubbi e più certezze rispetto alle caratteristiche dei giocatori a disposizione.

Ieri, nel post-partita, c’è stata la frecciatina di Sarri quando ha detto che non avrebbe potuto tradire i tifosi dopo aver saputo del blocco di mercato. Di solito le squadre si fanno e poi si cercano i giocatori. In questo caso il processo è inverso, i giocatori sono quelli della scorsa stagione e la scelta del modulo viene dopo. Situazione atipica.

La classifica va guardata per capire il rischio grosso che ha corso la Lazio. Senza i tre punti di ieri sarebbe stato un disastro nella paura. Bisogna ancora lavorare molto, a partire da Lazio-Torino. Bisogna vincere per dare un senso diverso alla stagione”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, è Castellanos il trascinatore del gruppo: i numeri

Gol e assist anche ieri: Taty è il valore aggiunto dei biancocelesti.

Spesso rimproverato di non essere un goleador, Castellanos risponde con giocate di alto livello. Non sarà il classico bomber da chissà quante reti in stagione, ma il lavoro che fa per la squadra è sotto gli occhi di tutti e spesso e volentieri le sue azioni sono caratterizzate da grande tecnica.

E può un attaccante con due gol in cinque partite essere il giocatore più decisivo di una squadra? Si, l’impatto avuto da Taty Castellanos in questo inizio di stagione sulla Lazio ne è la perfetta dimostrazione, scrive TuttoMercatoWeb. Le due vittorie stagionali della squadra di Maurizio Sarri sono marchiate Castellanos, doppio assist e gol contro il Verona in un tempo, assist e gol anche ieri a Marassi per indirizzare il match nei primi 45 minuti di gioco. A questo impatto va poi aggiunto il gol annullato a Como per un millimetro, unico lampo in un’apatia biancoceleste che avrebbe portato la Lazio sul punteggio di 1-1 in una partita dove tutto si poteva pensare meno che Castellanos e compagni potessero fare risultato.

Anche il derby, giocato solo per 25 minuti dall’argentino, ha dimostrato come la Lazio sia tutt’altra squadra con l’ex Girona in campo. Due gol, si legge, tre assist e un contributo del 71% sui gol stagionali della squadra di Sarri.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Taty ancora gol con assist: “Giocare con Dia per me l’ideale. Fiducia Sarri importante” (AUDIO)

Successo esterno per la Lazio. La squadra di Maurizio Sarri ha superato 3-0 il Genoa a Marassi. Al termine del match, l’attaccante della Lazio Valentin Castellanos è intervenuto in conferenza stampa dallo stadio “Luigi Ferraris”.

Abbiamo chiesto a Sarri se tu puoi diventare come Luis Alberto.
“E’ un giocatore importantissimo per la storia della Lazio. Io sono Taty, devo lavorare per me e per la squadra. Mi piace arrivare in area e fare gol e assist. La parola del mister è importante perché lo è la fiducia”.

Qual è il miglior modo per esaltare le tue caratteristiche?
“Giocare con un altro attaccante è importante. Dia è un attaccante fortissimo e importante per noi come Pedro. Poi decide il mister se si gioca con due punte o no. Oggi abbiamo fatto una partita incredibile”.

Andare al Mondiale?
“Andare al Mondiale con l’Argentina è un sogno. Devo lavorare qua con la Lazio poi si vedrà”.