Una ferita ancora aperta che il tempo faticherà a cicatrizzare. Danilo Cataldi ha chiuso da poche settimane la sua lunga militanza nella Lazio: oggi è un nuovo giocatore della Fiorentina, ed è pronto a rimettersi in gioco per la formazione di Palladino. A Firenze il centrocampista romano è al centro del progetto, alla Lazio era stato messo in disparte dopo l’arrivo di Tudor. Cataldi ha pagato le sue dichiarazioni al momento dell’addio di Sarri, era stato uno dei pochi a cercare di trattenere il tecnico criticando le considerazioni dei dirigenti che avevano parlato del tradimento dello spogliatoio nei confronti dell’allenatore toscano.
Cataldi: “La fiducia della Fiorentina è stata importante”
“Il distacco dalla Lazio è stato duro – ha ammesso il centrocampista nella conferenza di presentazione – perché sono cresciuto con quella squadra. Mi ha fatto piacere leggere lo striscione della Curva Nord (vogliamo 11 Cataldi), vuol dire che ho lasciato qualcosa di importante, come persona e come uomo: in mezzo al campo si sbaglia, uno può essere più o meno bravo, ma l’importante è comportarsi sempre bene. La fiducia che ho sentito dalla Fiorentina è stata importante: sono stato accolto benissimo e penso che questo sia un posto perfetto dove continuare a crescere. “Palladino è un tecnico intelligente – ha continuato – credo che potrà fare bene a Firenze. Bove? Abbiamo avuto una storia un po’ simile, ci siamo ritrovati in questa bolla insieme: l’ho conosciuto, è un bravissimo ragazzo e un calciatore forte. La Fiorentina è una società con grandi ambizioni e conosciuta in tutta Europa. Le due finali europee consecutive sono soltanto il punto di partenza per stabilizzarsi nelle posizioni che contano. L’impatto con l’Europa è presente in questa società: il nostro obiettivo è alzare il trofeo della Conference”.
La conferenza stampa di Marco Baroni dopo la sconfitta di Udine:
Oggi tutto male nel corso della gara, è mancata qualità? In mezzo al campo? “Non sono d’accordo, questa è una partita tanto condizionata dai due gol subiti, che sono colpa nostra. Il primo lo subiamo restando fermi con la bandierina alzata dall’assistente, però eravamo in superiorità numerica e non si può restare così fermi. Non è facile partire sotto come accaduto con il Venezia. Stessa cosa a inizio ripresa. La squadra dev’essere più concreta nelle due fasi, giocare con maggior velocità, oggi abbiamo crossato tanto, sapevamo loro avrebbero fatto questa partita, una gara che ti allunga, dove si calcia in verticale e dove sono stati tanto aggressivi sulla seconda palla, su questo dobbiamo lavorare”. Solo due ragazzi nuovi dal primo minuto: “A parte Nuno che non è nelle migliori condizioni sono tutti pronti ma devono ancora crescere e migliorare, oggi abbiamo messo Dia che mi è piaciuto, ci porta mobilità, si è venuto a prendere tanti palloni, ci dà qualità tra le linee. Non è scontato inserire velocemente giocatori nuovi, ma sono convinto che un po’ alla volta li inseriremo, dobbiamo cambiare qualcosina nella concretezza, dev’essere una manovra più efficace e la squadra lo sa”. Lei ha visto il cuore dei giocatori? “Penso sia stata una gara tanto condizionata dai due errori sui gol, prima del gol di Thauvin non c’erano stati pericoli particolari, nè da una parte nè dall’altra. Ci facciamo portare via palla due volte in quella azione, bisogna migliorare. La squadra in generale si è spesa, serve più concretezza, abbiamo creato qualche occasione per riaprirla prima e saremmo probabilmente riusciti a riprenderla”. Mancata precisione sui cross? Il mercato? “Il mercato è una situazione di cui ora non voglio parlare, lo facciamo quotidianamente con direttore e presidente, voglio restare concentrato sul nostro lavoro. Credo che il fatto che la squadra sia andata al cross sia positivo, ma non ci deve essere solo Castellanos in area, lo abbiamo fatto molto da destra, meno con Noslin, ma questo può aiutare Zaccagni, avere costantemente un giocatore che apre il gioco ti apre spazi dentro. Con l’atteggiamento dobbiamo fare di più”
Rovella bocciato? “No assolutamente, è un giocatore fondamentale come Patric, come lo è Gila che in questo momento è infortunato. Ce ne sono tanti altri, ho un gruppo ottimo, mi brucia la sconfitta per i nostri tifosi, per i ragazzi, ma il gruppo sta lavorando e sono convinto faremo bene”.
Udinese-Lazio, la vigili. Baroni in conferenza stampa a Formello: “Facciamo gli auguri a Luca di riprendersi presto, fortunatamente sta bene e quindi da parte mia e di tutto lo staff e della squadra un augurio. Stiamo lavorando, per noi ogni giorno è prezioso. Abbiamo messo alle spalle la gara passata e studiato questa trasferta complicata, la squadra ha lavorato molto bene”
Cosa può significare questa partita? “Per noi è un bel test, giochiamo contro una squadra che ha struttura fisica e un calcio verticale. Lavora su una pressione importante, ci saranno delle difficoltà e la squadra è preparata a questo. Ci servirà una partita accesa, dal punto di vista nostro dobbiamo migliorare nella manovra e nella velocità, la squadra sta facendo bene e sta lavorando con dedizione. Questa è la cosa importante, tutti da chi è andato in campo a chi è rimasto fuori stanno lavorando bene e nella giusta direzione”.
Ci dobbiamo abituare a una Lazio che crea tanto e concede anche tanto? “Dobbiamo trovare maggior compattezza ed equilibrio, ci serve aggressività e pressione in avanti. La squadra mi è piaciuta dal punto di vista mentale, non è facile andare sotto dopo tre minuti per una situazione evitabile. La squadra è rimasta dentro la partita e non si è scomposta, chiedo sempre alla squadra di rimanere in partita perché la gara può cambiare in qualsiasi momento e portare gli episodi dalla tua parte”.
Quali sono le differenze tra Rovella, Cataldi e Vecino in regia? “Non dobbiamo migliorare nella manovra, ma nella velocità della manovra. Abbiamo fatto tanti passaggi e questo lo richiedo, avere velocità ci permette di creare ancora di più. Rovella e Vecino sono giocatori diversi, c’è anche Cataldi e sto valutando a seconda della partita chi far giocare. Rovella ha fatto molto bene secondo me, è rientrato da un infortunio e aveva perso mobilità, ho messo Vecino che è entrato molto bene perché è un giocatore importante, così come Cataldi. Cerco di gestire al meglio la rosa, non dobbiamo pensare a undici titolari perché quando ogni giocatore sa quello che deve fare sul campo ci saranno partite in cui si possono fare leggeri cambiamenti, anche in base all’avversario”.
Tavares e Castrovilli come stanno? Quali sono gli step che deve fare la squadra? “Noi si lavora ogni giorno per migliorarsi, ogni settimana c’è una verifica del lavoro svolto. È impossibile fare tutto insieme, la squadra deve arrivare alla partita con quell’atteggiamento voglioso e desideroso di essere presente dentro la partita. La cosa principale è avere la possibilità di condurre la gara con l’aggressività che sto chiedendo. Castro e Nuno stanno lavorando, mettiamo dentro settimane di lavoro per raggiungere la miglior condizione fisica e sono vicini”.
Come ha trovato Dia? Può essere una soluzione vicino a Castellanos? “Intanto sta bene, ha lavorato a parte 2-3 giorni dopo la partita di coppa con la Salernitana. Sta bene e lo stiamo portando dentro le nostre richieste, si è calato molto bene perché ha le caratteristiche che ricerchiamo, ha grande mobilità, attacca la profondità e sa fare gol. Non escludo una sua coesistenza con Castellanos, ci dobbiamo lavorare”.
In cosa ha lavorato con Castellanos in questa settimana? “Per me è un giocatore forte che deve giocare con ferocia, questo lo sa e lo sta facendo. Lavora molto bene per la squadra, credo che l’ultima partita oltre al gol che è stato cercato ha fatto bene. Ha indotto l’avversario all’errore, ha avuto altre due occasioni ed è stato presente dentro la partita. Lì davanti sanno che devono portare le prime pressioni, sul campo è voglioso e desideroso. Quando parlo di ferocia per l’attaccante è questo che fa la differenza, si segna solo con questa cattiveria”.
Affrontare una squadra fisica come l’Udinese così presto è un vantaggio? “L’Udinese è una società che stimo, è lungimirante e lavora con una programmazione. All’interno ci sono giocatori strutturati e bravi, l’allenatore nuovo che abbiamo visto. C’è una ricerca di un calcio diverso e più verticale, ci sono le condizioni per far bene ma dipende tutto da noi. Sono molto curioso perché ci aspetta una partita complicata”.
Dia e Castellanos possono giocare vicini o in verticale? C’è una gerarchia sugli esterni? “Come ho sempre detto io parto da come far gol, ho giocato spesso anche con quattro attaccanti. Il problema non è il numero degli attaccanti ma il lavoro che fanno, se stanno fermi non possono giocare in quattro. Se portano pressione e hanno mobilità ci possiamo arrivare, senza equilibrio non si può giocare a calcio. Non metto un giocatore o un altro perché vado sotto, stiamo cercando l’equilibrio e lo troveremo nel lavoro. Abbiamo attaccanti forti che cercano occasioni e noi gliele daremo. Non mi piace parlare di gerarchia, la gerarchia la fa l’allenamento. Chi si allena forte e dimostra di voler andare in campo va in campo. Questo è rispettoso verso i calciatori e alza il livello della competizione, tutti sanno che chi si allena forte gioca”.
Quanto è difficile preparare una partita contro un collega che conosce poco? “Lo conoscete poco voi, io l’ho studiato ed è un allenatore che tendenzialmente gioca 3-4-3 o 3-4-2-1, in caso 3-5-2. Sicuramente troveremo una partita difficile ma sono convinto che la squadra sia pronta”.
Come ha visto Dele-Bashiru dopo l’esordio con il Venezia? “Non ho forzato, il ragazzo va costruito. Ha delle potenzialità fisiche e tecniche importanti, va costruito perché viene da un calcio e un modo di allenarsi diverso. Quando parlo di forzare è chiaro che parlo di fiducia, senza fiducia non si va da nessuna parte, specialmente per un calciatore. Ho visto una crescita importante nell’applicazione e nella ricerca di fare le cose che chiediamo. Ho anticipato, non ho forzato perché sembra quasi una parola brutta, se l’è conquistato con il lavoro sul campo e mi aspetto tanto anche dagli altri. Quando dico che non abbiamo tempo, spesso abbiamo visto campioni che hanno avuto bisogno di sei mesi o un anno di adattamento. Qui non c’è tempo, dobbiamo anticipare le tappe e ho bisogno di partecipazione”.
Alle ore 15 il tecnico biancoceleste Marco Baroni ha presentato in conferenza stampa la sfida di domani all’Olimpico contro il Venezia che segna il suo esordio sulla panchina della Lazio.
Come arriva la sua Lazio al debutto in campionato? “Arriviamo bene, abbiamo recuperato qualche giocatore. Purtroppo c’è stato questo problema con Gila, però la squadra sta bene e siamo pronti. Il campionato sarà il solito bellissimo campionato, sempre difficile dove dovremo essere all’altezza”
Che emozioni sta vivendo? “Il bello del mio lavoro è che mi alzo ogni mattina emozionato, cerco sempre motivazioni. Amo il lavoro che faccio e hai sempre emozione, in questo momento c’è grande concentrazione e attenzione, anche emozione di partire per la prima di campionato davanti ai nostri tifosi. Ci sono queste sensazioni belle che poi si traducono in concentrazione sul lavoro e sulla squadra”.
A che punto è la Lazio rispetto alla ricezione dei suoi concetti? Come è nata la scelta di Dia? “La squadra è in crescita costante, abbiamo cambiato qualcosina, ho parlato dell’obiettivo di creare un’identità forte di una squadra che deve collaborare al gioco collettivo. Questo vogliamo portare avanti con i ragazzi. Torno su un concetto che mi piace, quando parlo di emozione mi piace vedere una squadra partecipe e che dà tutto per sé stessa e per i tifosi. Quando parlo di emozione parlo di questa, questo non deve mai mancare. All’interno di questo poi ci sono i miglioramenti che dobbiamo fare, a me non piace parlare di tempo, il tempo è domani. Vivo ora e adesso, non guardo lontano, mi aspetto le cose su cui abbiamo lavorato. La Lazio è alla ricerca di giocatori bravi e Dia è uno di questi, Noslin è un giocatore che è arrivato con Immobile e Taty, non cambia molto ora l’arrivo di Dia. L’importante è portare dentro giocatori bravi, ha dimostrato di saper fare gol non solo nel nostro campionato, non dà punti di riferimento e a me questo piace. Stiamo cercando grande mobilità e lui è uno di questi ragazzi”.
Che partita sarà quella di domani? Il centrocampo come può ruotare? “Credo di avere un centrocampo con caratteristiche specifiche come ad esempio Rovella, Cataldi e Vecino che possono giocare da vertici bassi e da mediani. Non mi piace pensare a un centrocampo posizionale, non cerchiamo un calcio posizionale. Poi siccome ci sono due fasi avere mobilità e interscambio di ruoli in fase di costruzione o di aggressione spesso si vedrà questa mobilità e la voglio vedere sul campo. Guendo ha molta mobilità, non mi piace che rimanga fermo in una zona, lo stesso Dele-Bashiru, anche Castrovilli che sta trovando la condizione ed è un ragazzo veramente interessante. Ha avuto un periodo di inserimento fisico ma ha giocato a Cadice e si sta allenando sempre meglio. Domani è una di quelle partite dove ci saranno sicuramente difficoltà, dobbiamo avere le componenti dette prima. Insieme ai nostri tifosi nel nostro stadio servirà compattezza, spirito e agonismo”.
Questa Lazio è completa o manca ancora qualcosa? “I nomi guardo quelli che sono in questo momento con me in squadra, poi è chiaro che con la società c’è un confronto diretto. Ci saranno dei test importanti, per il momento siamo questi e andiamo avanti con questi”.
Dove colloca la Lazio nell’ipotetica griglia di inizio campionato? C’è un rigorista e un vice-capitano designato? “Il vice-capitano lo sceglierò io di gara in gara, Cataldi ha portato la fascia a Patric perché Patric era il vice-capitano. La squadra avrà sempre un capitano e un vice. Le griglie preferisco lasciarle fare agli altri, non ho mai fatto proclami e ho sempre pensato a migliorarmi lavorando forte e duro. I conti si fanno alla fine, adesso leggo tanti articoli dove ognuno esprime il suo pensiero, noi si lavora forte. Sul rigorista scelgo di gara in gara, abbiamo diversi giocatori che possono calciarlo, è una valutazione che voglio tenermi ancora, ci sono anche valutazioni dei momenti. La squadra ha primo rigorista, secondo e terzo rigorista”.
Quanto ha lavorato sulla testa della squadra? Il centrocampo pecca in qualità nell’ultimo passaggio? “Credo che nelle qualità dei giocatori c’è del lavoro, la rifinitura è una delle zone più importanti e difficili su cui stiamo lavorando. Quando parlo di verticalità cerco di far vedere alla squadra le soluzioni che ci sono dietro la linea difensiva e quella è la zona che dovremo attaccare. La squadra non deve perdere palleggio, è una delle cose che alimentiamo ma servirà verticalità e la piccola profondità che è fondamentale con squadre che si chiudono molto. Ci sono ragazzi che devono crescere, ma possono farlo solo con il lavoro”.
Castrovilli può essere il faro del centrocampo? I suoi concetti sono stati assorbiti dalla squadra? “È chiaro che la squadra anche in queste amichevoli nelle difficoltà non ha mai perso d’identità e di compattezza. Questa è una delle cose fondamentali, io parto sempre dalla prestazione, è fondamentale centrarla a livello singolo e di squadra. Non mi piace parlare di singoli, ma spendo una parola per Gaetano perché è rientrato da un infortunio e ha grande qualità, ha gol nelle gambe, sta lavorando forte per trovare la miglior condizione e sono convinto che a breve sarà al 100%”.
Ha già un undici titolare in testa o ha qualche dubbio? Come vede il Venezia? “L’avversario che incontriamo l’ho visto in un’amichevole contro l’Utrecht e in Coppa Italia, ma queste partite lasciano il tempo che trovano. Ci saranno sicuramente delle difficoltà. Ho un paio di dubbi di formazione legati principalmente a delle valutazioni su chi è rientrato da poco, devo valutare bene perché è una partita dove fino ad ora abbiamo fatto molti cambi. Domani dobbiamo gestire le risorse e le scelte iniziali bisognerà valutare bene chi ha fatto più allenamenti o chi è rientrato da poco. Ci saranno delle valutazioni da fare su questo”.
Manca qualcosa a questa squadra? Folorunsho può essere il giocatore giusto? Che obiettivo si è posto per questa stagione? “Di mercato oggi non voglio parlare, domani giochiamo una partita e mi sembra decontestualizzato il mercato. Capisco queste situazioni, ma voglio stare all’interno della partita che è fondamentale. Gli obiettivi di squadra ve li ho già dati, l’obiettivo è migliorare il campionato dello scorso anno. Qui si lavora forte per raggiungere obiettivi importanti, lasciamo parlare gli altri poi c’è sempre il campo che parla”.
La Lazio può partire forte da subito? “La società chiaramente ha delineato dei cambiamenti che sono stati fatti, sono andati via giocatori importanti e sono arrivati dei giovani, non è detto che non possano arrivare anche più in alto di chi c’era prima. Quando non parlo del mercato e di chi non c’è, lo faccio perché devo valorizzare chi ho a disposizione. Se chiedo tempo lo faccio perché chi ho qui non è pronto? Non lo farò mai, qui non c’è tempo. Domani abbiamo una partita importante, qualcuno pensa che sarà facile ma non sarà così. Servirà una partita importante, servirà compattezza e spirito di sacrificio perché queste componenti ti permettono di lavorare all’interno delle difficoltà che vivremo all’interno della partita”.
Come ha trovato Isaksen in questo mese di lavoro? “È un giocatore forte, deve entrare in questa consapevolezza e caricarsi di questa responsabilità. Prima davanti aveva un giocatore bravo, ora deve caricarsi. Io sto cercando di aiutarlo, di liberare la testa, lui ha gamba e qualità. Deve alleggerirsi, spesso con i miei giocatori parlo di gioia, di scendere in campo con il piglio di chi non ha paura. Sbaglio? Ci riprovo. Lui è un ragazzo che ha tanta qualità e sono convinto che la esprimerà”.
Sacchi dice che le romane sono indietro, è così? Come è cambiata l’atmosfera qui rispetto a quando giocava a Roma? “È un tempo talmente lontano, io sono abituato a vivere l’oggi. Ho grande rispetto per chi dice certe cose, sono persone autorevoli e devono parlare di questi argomenti. Io faccio il mestiere che Sacchi faceva in passato, io devo lavorare con la squadra per rompere qualche pronostico fatto in passato”.
Tavares può giocare dall’inizio? Questa è una delle panchine più importanti della sua carriera? “Al 100%, l’ho già detto e sono orgoglioso di questa opportunità con il mio staff. Abbiamo lavorato duro e daremo tutto per fare bene. Nuno è uno di quei giocatori che devo valutare, il ragazzo sta bene però deve essere bravo io a gestire questo momento perché non ha partite nelle gambe. Sta bene e va forte, non ha i 90 minuti ma questo non sarebbe un problema. Devo valutare bene il suo impiego”.
In cosa la squadra è migliorata dall’inizio e in cosa deve ancora migliorare? “Quando sono arrivato ho detto di aver trovato una squadra con grande cultura e ho trovato terreno fertile per lavorare. Cerchiamo di mettere dentro qualcosa e non di levare, questa mobilità e aggressività che stiamo portando è una delle condizioni che la squadra ha percepito come un vantaggio che stiamo cercando di dare. Dobbiamo lavorare per prenderci questo vantaggio, dal punto di vista offensivo dobbiamo calciare di più ed essere molto più aggressivi sotto porta. Questa cattiveria è una delle componenti fondamentali”.
La presentazione del nuovo tecnico della Lazio, Marco Baroni, presso la sala stampa del centro sportivo di Formello:
Come dovrà essere la sua Lazio? “Noi da subito dobbiamo iniziare a lavorare duramente, so che sto ereditando una squadra che ha cultura del lavoro. Dovremo semplicemente intensificare ancor di più. Uno degli aspetti importanti è legato ai valori, l’ho portato in tutte le mie squadre e per me è fondamentale. Questo fa la differenza nelle piccole cose e questo aspetto si ricongiunge allo spirito laziale, questo lo voglio vedere da subito. Nel calcio non c’è tempo, dobbiamo lavorare immediatamente sulla dedizione, sulla passione e attaccati al lavoro. Quando una squadra va sul campo e dimostra a chi la osserva queste componenti di compattezza, equilibrio, lavoro e qualità il pezzo più importante è stato già fatto”.
Cosa ha provato quando ha ricevuto la chiamata della Lazio? “Sono felice, è il punto più alto della mia carriera e c’è consapevolezza di questo. C’è voglia di lavorare, di sentire la sfida. Io sono un allenatore che ama le sfide, voglio una squadra pronta ad aggredire, la mia squadra non deve giocare per sé stessa ma per la gente”.
Cosa porta da Verona in questa esperienza a Roma? “Ho sempre avuto un principio fin da quando giocavo, o vinco o imparo. L’esperienza di Verona è stata bellissima, nella vita hai tanti modi per affrontare una difficoltà, ma per me è un’opportunità. La trasformazione che c’è stata ha rappresentato il momento più bello, ci portiamo dietro un vissuto importante ma sappiamo che qui è tutto diverso. So di dover fare un calcio diverso, c’è qualità, sono andati via giocatori importanti che hanno fatto la storia, ma abbiamo preso giovani ragazzi che dovranno partire con entusiasmo, coraggio ed equilibrio. Voglio che la squadra faccia un calcio che emozioni”.
Cosa pensa del mercato? Cosa manca a questa rosa? “Non guardo mai a cosa manca, ma a quello che ho. Sono arrivati giocatori giovani, le parole del presidente hanno fatto piacere, questo ringiovanimento è legato al calcio che vogliamo proporre. Metto sempre il giocatore al centro del progetto, il compito mio e dello staff sarà quello di prendere l’atleta e di valorizzare le sue caratteristiche all’interno del collettivo. La parola collettivo è fondamentale, il valore di ogni singolo giocatore non fa mai il valore del collettivo. Lì dovrà esserci la nostra crescita individuale e di squadra”
Avete fissato con la società un obiettivo? Ha intenzione di partire dal 4-3-3 o dal 4-2-3-1? “Sicuramente l’impianto sarà di una difesa a quattro con doppio esterno, all’interno di questo ci saranno delle possibili variabili. Da lì però non ci spostiamo, poi è chiaro che questo sia solo l’impianto, poi c’è la parte più importante con la squadra che deve avere compattezza, equilibrio e ferocia. Bisogna andare a prendere gli avversari, a me piace un calcio dinamico e di ritmo. È chiaro che parto sempre dalla squadra e dal lavoro per creare un obiettivo, l’obiettivo è quello di migliorare sicuramente il campionato dello scorso anno, abbiamo 47 partite, l’obiettivo primario è quello di farne molte di più. Giocheremo più di 5000 minuti, servirà tutto l’organico, ogni giocatore deve giocare qualsiasi minuto al proprio massimo”.
Cosa possono dare i giocatori che hanno fatto la storia recente della Lazio e che sono rimasti? “Possono dare tantissimo, non parliamo di senatori. Ho parlato di cultura, questa squadra ha cultura. L’integrazione tra i nuovi sarà fondamentale, ma la cosa primaria è la presenza di giocatori importanti, li ho salutati oggi, ho visto gente vogliosa. A me questo interessa, interessa portare in campo un clima di fiducia e di gioia nel lavoro. Queste sono le cose più importanti, quando ti alleni forte hai il senso del lavoro e del sacrificio, si gioca come ci si allena. Questa è la sfida con la squadra”.
Gasperini ha valorizzato il suo lavoro, ha percepito un cambiamento nei suoi confronti dopo queste parole? Dele-Bashiru può giocare nei tre centrocampisti? “Mi riconduco alle parole di Gasperini che mi hanno fatto piacere, ma rimaniamo sul senso delle sue parole. Spesso un allenatore viene valutato per un trofeo, ma vince un allenatore e ci sono allenatori che vincono nel loro obiettivo che può essere una salvezza. Questo era il messaggio, poi mi fa piacere perché c’è stima reciproca ma non penso fosse riferito solo al mio nome ma agli allenatori che insieme allo staff, ai giocatori e ai tifosi raggiungono questo obiettivo. Perdonatemi, non vorrei parlare dei singoli giocatori. Abbiamo scelto e valutato dei giocatori per le loro qualità e devo farli entrare nei nostri schemi grazie al lavoro anche dello staff, poi si mette sempre il giocatore al centro. Ci deve essere subito una grande conoscenza per cercare di far esprimere al meglio il singolo giocatore”.
Si aspettava di poter avere un’occasione del genere prima? “Io non guardo mai indietro, guarda sempre avanti. Di dietro mi porto le esperienza, ciò che è fatto ieri però è già passato. La mia attenzione è rivolta all’oggi, il mio primo e unico pensiero è la Lazio. Poi è chiaro che ognuno si porta dietro un bagaglio esperienziale, ma siamo tutti pronti per questa meravigliosa occasione”.
Come la fa sentire il momento di contestazione della tifoseria nei confronti della società? “Il sentimento è uno dei valori e degli aspetti in cui credo e a cui sono sempre legato. Il nostro sentimento, quello mio e della squadra deve essere legato ai tifosi. Il primo passo deve farlo la squadra con quei componenti di cui ho parlato prima. Se la squadra suda la maglia, si spende e lotta con coraggio, questo è ciò che tutti vogliono vedere. Ecco perché la mia attenzione è rivolta a quello, al lavoro che dovremo fare insieme alla squadra”.
Le due dimissioni di Sarri e Tudor in pochi mesi l’hanno fatta riflettere? “No, ho grande rispetto per chi ha lavorato qui, principalmente professionale. Sono però momenti e storie diverse, sono convinto della mia scelta, questi problemi non li ho mai avuti e non li avrò neanche quest’anno. Tutti insieme dovremo cercare di lavorare sul coinvolgimento di tutte le componenti, non si raggiungono obiettivi se non siamo tutti insieme e questo è l’aspetto più importante su cui lavoreremo”.
È opportuno avere un’altra figura tra lei e la società per gestire lo spogliatoio? “No, io non vedo queste problematiche. Qui c’è un gruppo di lavoro forte, un gruppo di ragazzi che ha voglia. Io ricorderò la fortuna che abbiamo, ricorderò ogni giorno che quello che spendiamo in campo è una fortuna. Quando ci sono tutte le componenti di cui ho parlato prima io non vedo altre problematiche. Questo aspetto non mi mette timore, sono certo di questo”.
Ha fatto delle richieste primarie a livello di mercato? Ha dichiarato dei giocatori incedibili? “Il coinvolgimento è stato totale, dall’inizio. Sono arrivato nel momento giusto quando c’erano da fare delle situazioni le abbiamo analizzate insieme. C’è stato un coinvolgimento totale da parte del presidente e del direttore, sono state fatte delle uscite che ha spiegato il presidente. Noi non mandiamo via nessuno, ma serve quello che ho elencato prima. Dobbiamo avere giocatori che hanno il sentimento, la voglia e la determinazione per affrontare un’annata che vogliamo rendere importante. Ho delle coppie in ogni ruolo e non vedo l’ora di lavorare con i ragazzi”.
Ci può presentare il suo staff? Greenwood può alzare l’asticella? “Il valore del giocatore lo conosciamo, so che è un giocatore bravo che può giocare sull’esterno. Di questa situazione non voglio parlare, non voglio parlare di singoli e di situazioni di mercato. Qui ho portato dei collaboratori, il mio secondo Del Rosso, due preparatori atletici, un collaboratore e due match analyst. Poi abbiamo trovato qua Viotti e Lamberti con cui ho già parlato, due ragazzi giovani cui ho trasmesso la mia energia. Siamo uno staff a porta aperta, chi lavora forte dalla mattina alla sera trova l’ambiente ideale. Chi ha meno voglia ha un problema, ma non è questo il caso”.
C’è stato un contatto con Maurizio Sarri? “C’è stata una telefonata ma solo di saluti. Con Maurizio c’è stima, quando ero già stato annunciato ci siamo sentiti. Ci siamo incrociati nei campionati di C2, c’è stima professionale e un buon rapporto umano. Anche io ho molta stima del suo lavoro”.
Che Lazio dobbiamo aspettarci sotto la guida Baroni? “Conosco benissimo la storia della Lazio, io voglio un calcio aggressivo. Ho studiato la squadra e ho guardato quanto fatto lo scorso anno, a me non piace molto attendere e per questo andremo a lavorare con la squadra. Io parto sempre da quello di cui ha bisogno la squadra per fare risultato. Ho in testa un calcio da fare, studiando ogni singolo componente credo si possa mettere in atto”.
Ha parlato di una difesa a 4 e di due esterni, può pensare alla doppia punta? “A me piace giocare con i due esterni e la difesa a quattro, vi ho dato un impianto. All’interno di questo ci possono essere delle variabili anche a seconda della partita, non sono ingessato in un sistema di gioco. Contro la Lazio con il Verona siamo partiti a 4 ma avevamo delle difficoltà e ci siamo messi a specchio con la difesa a tre. È chiaro che poi vado a leggere la partita, in un calcio dinamico non creo un modello dal quale non si può uscire. Tendenzialmente l’impianto su cui costruire è quello, poi vedremo le varianti”.
A margine della conferenza stampa di presentazione di Marco Baroni, il presidente Claudio Lotito presenta il nuovo tecnico:
“La Lazio non sta facendo alcun ridimensionamento, ma una riorganizzazione, privilegiando il merito e la professionalità. La scelta di Baroni è una scelta pesata, voluta. Il calcio è cambiato e si basa su forza fisica e corsa. Una volta c’erano le bandiere e ora non ci sono più. Forse io sono stato l’ultimo a cercare di tenere dei punti di riferimento, ma ora il calcio attuale privilegia gli interessi economici.
Siamo voluti ripartire da una logica basata sulla professionalità, un allenatore che non corre dietro alle teorie, ma alla pratica. Che fa giocare chi merita e non chi ha il nome o la fama. Lo scorso anno la mancata applicazione di queste cose ha fatto sì che due allenatori se ne siano andati. Allenatori che non hanno avuto nulla da ridire con la società.
Va premiato il merito e non il passato e la carriera.
Vogliamo una squadra propositiva, affamata, che faccia spettacolo.
La stagione passata la Lazio non ha fallito, perché la Lazio ha perso partite contro squadre meno attrezzate. Quindi vuol dire che mancava testa e applicazione da parte dei giocatori.
Noi vogliamo riportare al centro del progetto la Lazio.
Non mi interessa la commistione tra tifosi e giocatori e tifosi e stampa. In campo andrà solo chi merita
Noi siamo convinti della qualità dei giocatori che abbiamo preso e siamo certi che il campo lo dimostrerà.
Nel calcio di giocatori e direttori ce ne sono a bizzeffe. Sono i presidenti che mancano, quelli che ci mettono la faccia.
Per Baroni parlano i risultati: doveva essere panchina d’oro perché se l’è guadagnata col Lecce e col Verona. Non ha avuto l’opportunità di dimostrarlo a grandi livelli. Ora avrà questa opportunità.
La Lazio sul mercato farà quello che deve fare per allestire una squadra competitiva, ma lo era anche l’anno scorso. Purtroppo ciò che è mancato è stata la testa.
Mi è spiaciuto molto per Felipe Anderson, ma ha fatto una scelta di vita ed è voluto tornare al suo paese natale nonostante gli avessimo fatto una proposta molto vantaggiosa”.
Felipe Anderson ha salutato, Pedro può salutare e Luis Alberto ha salutato la Curva. È preoccupato per la perdita di qualità in vista della prossima stagione? Ci sono novità su Kamada? “I complimenti vanno ai ragazzi, conquistato un bel traguardo come l’Europa League e il settimo posto. Si è fatto un bel percorso in questi mesi da quando sono arrivato e chiuso oggi con un pareggio. Per il futuro chiaramente c’è da fare un lavoro, questo lo sappiamo tutti. Abbiamo già parlato con la società per cercare di fare le cose giuste e costruire la miglior squadra possibile. Per Daichi non ci sono novità, vedremo nei prossimi giorni”.
Quanto deve crescere la Lazio sugli esterni? “Per me ci sono tanti margini di miglioramento, quando sono venuto ho detto che ci sono giocatori buoni per entrambi i sistemi di gioco e altri meno adatti. Mi sono adattato da quando sono arrivato, ora con la società dobbiamo individuare i giocatori giusti per questo sistema di gioco. Vedo in tutti i reparti la possibilità di migliorare, vogliamo fare tutti insieme una Lazio migliore possibile. C’è da fare bene l’Europa League il campionato, vogliamo fare una stagione importante”.
Quanto sarà importante Rovella per il futuro? Ha parlato con Eriksson nel prepartita? “Abbiamo commentato insieme al mio assistente prima di venire le emozioni di due settimane fa nell’anniversario dello Scudetto e anche quelle di oggi, è stato molto bello. Io non sembro uno che si emoziona, ma in realtà sono meno duro di come mi vedete qui. Con Sven abbiamo parlato nel prepartita, ha chiesto a Immobile quanti gol ha fatto. Rovella ha già giocato con l’Inter, ha questa visione di gioco importante. Voglio farlo migliorare ancora come recuperatore di palloni ma le sue qualità sono importanti”.
È funzionale per il gruppo avere un allenatore a scadenza di contratto? “Io posso avere un anno o tre anni di contratto, a me non cambia nulla. Anche per lo spogliatoio non cambia nulla, puoi avere cinque anni di contratto e andar via dopo sei mesi o rinnovare a lungo dopo un contratto di un solo anno”.
Lei chiederà alla società un calciomercato che possa creare ambizioni? Lei è qui per vincere? “Si è vinto l’ultima volta nel 2000, io non credo che ci sia un allenatore che si presenti dicendo di volere una squadra modesta per arrivare al decimo posto. La sensazione è che il presidente ha voglia di fare una squadra forte, io ci sono nelle scelte che bisognerà fare. Abbiamo parlato e ora bisogna lavorare. Sono i giocatori a fare la differenza. L’allenatore indica la strada, ma può cambiare un paio di posizioni in classifica. La differenza la fanno i giocatori”.
Come commenta i fischi del pubblico a fine partita? “Volevano una vittoria, anche noi la volevamo. Probabilmente le emozioni dell’ultima gara con un punto che ti basta per raggiungere l’obiettivo con un Sassuolo spensierato. Noi avevamo l’addio di Felipe e questo la squadra lo ha sentito, ma faccio i complimenti a tutti per il percorso svolto da quando sono arrivato qui”.
Che tipo di estate e preparazione imposterà? “Il ritiro con me è tutto l’anno, per me non si lavora forte solo in ritiro ma tutto l’anno. Poi ci sono tante gare e in alcune settimane si lavora meno, ma si fa sempre tanto. La preparazione sarà fatta nel miglior modo possibile, si lavorerà su tutto come sempre. Io credo che il lavoro paghi, ma ci sarà sicuramente da lavorare”.
In quali ruoli bisognerà rinforzare la rosa per avvicinarla alla sua idea di calcio? Guendouzi farà parte del futuro? “Entrambe le risposte me le tengo per me, è giusto tenerle all’interno dei nostri ragionamenti e ne parlo con la società”.
Kamada lo vede più sulla trequarti o come mediano? “Kamada può giocare più avanti in una partita contro una squadra come l’Inter, ma credo che possa incidere di più davanti alla difesa”
Tudor chiederà un altro centravanti alla società? “Per questa risposta replico quella data al collega in precedenza”.
Quanto c’è da lavorare sui duelli aerei persi e sui pochi tiri in porta? “Le statistiche su tutto l’anno non le posso commentare, io sono stato solo una parte dell’anno. Anche gli altri prendono gol sui duelli aerei, la statura magari non ci aiuta perché non siamo altissimi e anche questo va analizzato. Si perdono punti sui calci piazzati, la struttura fisica è importante e la valuteremo in futuro”.
Il tecnico della Lazio Igor Tudor in conferenza stampa dopo la gara contro l’Inter:
Occasione persa per la Lazio? “Non c’è niente di perso, oggi c’è tanto di guadagnato”.
Forse siete mancati nelle ripartenze? “Oggi si è perso poco, se si può dire. Faccio i complimenti ai ragazzi, poi un po’ di rammarico ci sta. Eravamo 1-0 e mancava poco alla fine, c’è un po’ di rammarico, perché venire qui e giocare contro una squadra che gioca un calcio tra i 2-3 migliori in Europa è tanta roba”.
Kamada in formato internazionale, molto bene anche Rovella. Ci punta? “Di solito non commento le prestazioni individuali, ha giocato molto bene. Venire qui e giocare bene devi avere la lucidità di essere bravo. Lui ha cose interessanti, deve e può crescere: è una cosa che mi piace molto. Noi stiamo lavorando forte, anche in palestra, dal primo giorno. Poi vedremo: i giocatori decidono sempre dove arrivano”.
Il derby a Roma è molto importante, la corsa Champions è più accesa per la rivalità cittadina. Da quando è venuto a Roma, ha capito cos’è il derby? “La rivalità è bella, mi piace. Però posso rispondere come ho risposto ieri in conferenza stampa: ci sono 38 giornate, tre punti, un punto. Le classifiche si fanno così, poi i derby sono belli a livello mentale, di peso specifico, ma non di punti perché sono uguali. Io accetto questa cosa, ma non dovevo capire niente. Lo sapevo anche da fuori, ho poco da aggiungere. Non ha senso farmi questa domanda, non è vero quello che dice perché siamo all’ottava gara in campionato e quella è solo una. Ce ne sono altre sette… Senza le une non c’è l’altra cosa”.
Ieri ha parlato di distanze, per esempio facendo riferimento all’allenatore precedente. In campo si è vista una squadra ben ordinata e con le distanze giuste. “Lei ha visto bene, l’abbiamo preparata in questo modo, un po’ più attento in questa compattezza qua. Se vai con l’Inter e ti aprono col loro portiere non vedi palla, ti arrivano in porta in cinque secondi. Sono i più forti al mondo in questo, volevamo essere compatti e l’abbiamo preparata così. Penso che l’hanno interpretata bene, questo mi è piaciuto: c’è un po’ di rammarico ma ci sta il pareggio”.
Pareggio frustrante, vista la natura dei gol: in futuro si cercheranno difensori con più stazza a livello aereo? Ha qualche rimpianto per i cambi finali? “Non ho rimpianti, non sono frustrato. Sono felicissimo e orgoglioso, di giocatori alti vedremo col direttore, ci metteremo a discutere come è giusto che sia. C’è una partita da giocare, c’è da vedere cosa fanno gli altri. Faremo questa analisi con calma e poi le darò risposta”.
Si aspettava di più da Luis Alberto e Felipe Anderson? Gila fuori perché? “Gila non ce la faceva, ha chiesto lui il cambio ed era il quinto. Luis e Felipe sono entrati perché volevamo avere un po’ più di controllo, loro spingevano forte e non siamo riusciti a tenere troppo la palla. È normale che l’Inter spinga, sono a casa loro, è naturale. L’idea era quella, però non siamo riusciti. Ma va bene lo stesso”.
Il caldo ha influito sul ritmo della gara? “È stata fatta una grandissima gara in una bella giornata di festeggiamento, è stato emozionato il prepartita. Poi abbiamo finito la giornata con una bella vittoria contro una squadra sempre insidiosa, ben organizzata da Nicola. Non è facile, i ragazzi sono stati molto bravi perché si giocava alle 12.30 in un campo secco, uno pensa che è scontato vincere contro l’Empoli ma non lo è. I ragazzi sono stati bravi, ci hanno messo orgoglio e sacrificio, hanno sofferto quando c’era da soffrire e questa bella vittoria ci avvicina al traguardo dell’Europa”.
Che emozioni ha vissuto quest’oggi? “Mi ha emozionato vedere le persone in campo, le bandiere e l’energia della gente che era allo stadio. I ragazzi hanno sentito questa energia, è stata una cosa troppo bella e mi sono emozionato con loro”.
I giocatori devono ancora metabolizzare le sue idee o mancano le caratteristiche giuste? “In questo finale di stagione cambiano le cose, tra la tensione per i punti e il caldo che non aiuta. Oggi i ragazzi hanno dato tutto dal primo all’ultimo secondo, ho visto le motivazioni giuste. Si può sempre discutere di qualità, individualità e caratteristiche, ma oggi parlerei soprattutto dell’atteggiamento e dei valori che sono usciti oggi in una giornata così calda con 30 gradi. Loro hanno dato tutto e per questo abbiamo vinto”.
Cosa è successo con Luis Alberto? “Ho allenato tutta la settimana la squadra, poi scelgo la formazione migliore per la partita. Martedì si torna a lavorare e si prepara la partita con l’Inter, niente di più e niente di meno”.
Cosa manca a Patric per diventare il capitano di questa Lazio? “Patric è uno dei capitani, ufficialmente o meno. Ha personalità e carisma per essere uno dei leader della squadra”.
Quanto manca un giocatore come Luis Alberto sulla trequarti? “A me il primo tempo è piaciuto, ho visto tante belle cose, poi è mancato un po’ di ritmo. Loro sono arrivati spesso perché con il campo secco giocando da dietro abbiamo perso qualche pallone di troppo. Il loro portiere poi ha fatto un paio di parate importanti e questo ci sta. Siamo stati bravi a fare due gol, bravo Vecino che ha fatto due gol entrando dalla panchina, un giocatore che ha valori importanti. Adesso andiamo avanti con fiducia e ottimismo, con la voglia di stare sul pezzo in queste ultime due gare. Poi quando finisce la stagione ci siederemo e tireremo le somme”.
Che caratteristiche deve avere il suo trequartista ideale? “Ora non è il momento di parlare di questo, ora dobbiamo stare concentrati. Dobbiamo pensare ai giocatori che sono stati fantastici in questi cinquanta giorni con me. Abbiamo giocato tante tante partite, dobbiamo aspettare il momento giusto per parlare di futuro. Mancano due giornate, vediamo dove arriviamo e cosa fanno gli altri. Per questi cinquanta giorni fatti insieme dò un voto 10 a tutti”.
Antivigilia Lazio-Empoli, Igor Tudor in conferenza stampa presso il centro sportivo di Formello:
Che segnali ha ricevuto dalla squadra questa settimana? “Abbiamo lavorato bene, vogliamo finire la stagione con queste tre gare e farlo bene. Vogliamo chiudere questo percorso fatto in questi due mesi, la squadra ha lavorato bene, era seria e concentrata, consapevole dell’importanza della gara”.
Si celebrano i 50 anni dello scudetto del ’74, questa squadra può avere quello spirito? “C’è sempre ispirazione del passato, specialmente con squadre vincenti. Ci sono due scudetti nel passato, bisogna comunque sempre valorizzare quando c’è un successo nel ’74 ed è giusto ricordare”.
Hai un’opinione chiara su cosa fare in estate sul mercato? “Sono concentrato su cosa bisogna fare in queste ultime partite, poi ci sarà tempo per pensare al mercato. Non abbiamo fatto analisi su chi è adatto o chi non lo è, qua c’è solo focus sulle gare rimaste”.
Hai le type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee chiare su cosa fare in estate sul mercato? “Sono concentrato su cosa bisogna fare in queste ultime partite, poi ci sarà tempo per pensare al mercato. Non abbiamo fatto analisi su chi è adatto o chi non lo è, qua c’è solo focus sulle gare rimaste”.
È tornato sul pareggio di Monza con la squadra? “Abbiamo fatto un’analisi giusta come sempre, non è successo niente di più e niente di meno. Abbiamo lavorato su cosa non mi è piaciuto, nell’arco di queste gare che sono tante ci sta farne una più sottotono, d’altra parte avevamo tre punti e mancavano 2-3 minuti alla fine. Credo che siamo sulla strada giusta, c’è solo da finire bene a cominciare da domenica che è una partita importante”.
Si riparte da Immobile dopo il gol di Monza? “Quello lo dico prima ai giocatori, domani c’è la rifinitura e vedremo chi scegliere”.
C’è stato un confronto con Luis Alberto e Zaccagni? Le piacciono reazioni del genere ai cambi? “Non c’è niente, io guardo come voi tutti i giorni la televisione e ci sono sempre partite, il calcio lo vediamo tutti e c’è sempre qualcuno che reagisce male al cambio, bisogna stare dentro il limite del comportamento giusto, ma niente di esagerato”.
Cosa non le è piaciuto della sfida con il Monza? “Monza è il passato, non voglio parlare di Monza perché adesso dobbiamo pensare all’Empoli. Abbiamo lavorato sul lavoro con il blocco basso, sulla costruzione del gioco, su come marcare nei cross dentro l’area e l’attacco dello spazio. Su questo abbiamo lavorato in vista di domenica”.
La Lazio sta perdendo terreno con le squadre che fanno bene in Europa come Atalanta, Roma e Fiorentina? “Sono concentrato nella mia vita da allenatore e da uomo sempre sul presente, non faccio paragoni con le altre e fare programmazioni non mi appartiene, non penso che porti a niente. Devi crescere giorno per giorno, è una sfida con te stesso come calciatore e come uomo. Se si migliora allora si raggiunge l’obiettivo, se sei bravo nel tuo lavoro si va avanti, poi si vede dove ti porta quel lavoro. Meno guardi gli altri nella vita e meglio è, si vive meglio e puoi concentrarti più su te stesso”.
Sta riflettendo sui tanti punti persi da situazione di vantaggio? “Da quando sono arrivato io la Lazio era prima in classifica con Inter e Atalanta. L’Inter ha vinto lo scudetto e l’Atalanta è in finale di Europa League. Firmerei per avere questo rendimento per i prossimi dieci anni”.
Come si gestiscono Mandas e Provedel? “Vanno dette due cose, Mandas ha fatto molto bene ed è un giovane di prospettiva, è un ragazzo che ci ha dato in queste gare però Provedel è il nostro numero uno. Sta tornando da un infortunio importante, è in netta crescita. Per questa partita non è ancora pronto, però è a buon punto”.
Come stanno gli infortunati da Gila a Casale e Patric? “Oggi si sono allenati, Gila vediamo se può tornare domenica o comunque ci sarà sicuramente contro l’Inter”.
In questo club vede l’ambizione di migliorarsi? “Rispondo veloce, l’ambizione ci deve essere sempre, altrimenti come si fa in questo mestiere? Come ho detto prima, dobbiamo pensare a crescere singolarmente senza fissarsi degli obiettivi. Avere un obiettivo così senza crescere non serve a nulla”.