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RASSEGNA STAMPA

Lazio, nessun dubbio sul futuro di Castellanos: “Non si muove da qui”

Taty è intoccabile per il club: rimarrà a Roma e proverà a convincere Sarri.

Smaltito il fastidio al flessore, ieri Castellanos è tornato in campo regolarmente nel pomeriggio; adesso lavorerà sodo per conquistarsi il posto da titolare con Maurizio Sarri.

Intanto il club lo blinda, non ha intenzione di rinunciare a Taty. Come evidenzia il Corriere dello Sport, nonostante i rumors arrivati dal Brasile, l’attaccante è un punto fermo del cluib. “Non lo vendiamo”, ha ribadito la società al Flamengo, pronto all’assalto per l’argentino. Viene considerato incedibile e, si legge, le offerte recapitate non saranno prese in considerazione: il Taty resta, la sua permanenza è fuori discussione.

Intanto, prosegue il quotidiano, la preparazione atletica del Taty non ha subito brusche interruzioni, ha ripreso subito il proprio posto in attacco. La corsa alla maglia con Dia è appena iniziata. Con il ritorno di Sarri cambierà il modulo (4-3-3) e di conseguenza potrebbero essere modificate anche le gerarchie nei vari ruoli.

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CALCIOMERCATO

Lazio, l’agente di Gila: “Ha due anni di contratto…”. Anche un avvertimento sul futuro…

Diversi i club interessati a Mario Gila e l’agente dello spagnolo chiarisce la posizione del suo assistito.

Gila è ormai diventato uno dei punti fermi di questa Lazio e per Sarri infatti è uno degli imprescindibili da cui ripartire. Tuttavia il blocco del mercato mette la società biancoceleste nella condizione di dover ascoltare tutte le proposte che arrivano dalle parti di Formello. In più, tale blocco, ha impedito al club di offrire allo spagnolo l’adeguamento di contratto chiesto e questo potrebbe creare un po’ di malumore.

Alla luce di questo, il suo agente Alejandro Camano, uscendo dalla sede dell’Inter dove ha parlato di un altro suo assistito (Lautaro Martinez, ndr) ai cronisti presenti ha risposto anche alla domanda sul futuro di Gila: “Gioca nella Lazio, ha due anni di contratto e non è in uscita”.

Una buona notizia per oggi, ma anche un avvertimento per il futuro: laddove la Lazio non fosse in grado nei prossimi mesi di adeguare ed estendere l’attuale vincolo, rischierebbe di perdere potere contrattuale avvicinandosi pericolosamente alla scadenza. Con effetti negativi sul valore del cartellino in sede di trattative in uscita.

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CALCIOMERCATO RASSEGNA STAMPA

Romagnoli-Lazio, le incognite sul futuro verranno chiarite entro giugno

La Lazio riparte da Sarri e tra i big che il tecnico vorrebbe trattenere c’è Romagnoli, che non ha ancora deciso quale sarà il suo futuro.


Punto fermo della tifoseria e anche del tecnico toscano, Alessio Romagnoli è fondamentale per questa Lazio che deve ripartire. Tuttavia il futuro del difensore non sembrava essere nella Capitale, ma con l’arrivo di Sarri tutto può cambiare.

Il calciatore è in attesa di un adeguamento e Fabiani, riporta il Corriere dello Sport, aveva riallacciato i contatti con lo staff di Alessio; a breve ci sarà un altro incontro. Servirà per valutare l’offerta della Lazio: la società, si legge, potrebbe proporre un biennale per portare la scadenza dal 2027 al 2029. In questo modo si garantiscono due anni in più di contratto senza ritoccare la cifra. Entro giugno il caso può risolversi, l’idea è chiuderlo il prima possibile per aprire il ritiro di luglio senza contratti in sospeso. 

Romagnoli aspettava il ritocco “Champions” nel 2022, forte di una promessa strappata a Lotito. E’ rimasto a quel patto, a quella cifra, portava l’ingaggio oltre i 3 milioni. Servirà un punto d’incontro.

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Lazio, si decide il futuro di Marusic: tra cinque giorni scade…

Dopo otto anni nella Capitale Marusic sta valutando quale sarà il suo futuro.

Sembrava vicino all’addio, ora con il ritorno di Sarri qualcosa potrebbe cambiare per il montenegrino. Con il tecnico toscano potrebbe rilanciarsi e per l’allenatore sarebbe importante avere almeno tre quarti del reparto già collaudato (Adam ha già lavorato con Sarri per due stagioni ed ha assimilato concetti e meccanismi).

Come riporta il Corriere dello Sport però il futuro del calciatore resta avvolto nell’incertezza. Il contratto del classe ’92 scade nel giugno 2025, con un’opzione unilaterale che può estenderlo fino al 2026. Questa clausola è legata alla permanenza della Lazio in Serie A, condizione che si è ovviamente verificata. Tuttavia, Marusic si aspettava un adeguamento economico e un accordo più lungo, fino al 2027 con opzione per il 2028. Era una promessa verbale, mai messa nero su bianco. Un dettaglio che ora rischia di pesare tantissimo sul rapporto tra giocatore e società. In un incontro tra Lotito e l’agente del terzino, andato in scena alla vigilia della sfida con l’Udinese, il patron ha comunicato che considera già valido il contratto fino al 2026, chiudendo le porte a una risoluzione.

Questo irrigidimento, si legge, potrebbe così spingere Marusic a considerare una via alternativa per liberarsi, cioè l’articolo 17 del regolamento FIFA. Questo consente a un calciatore di liberarsi unilateralmente a determinate condizioni, a patto che siano rispettati limiti temporali precisi. Uno di questi, sono i 15 giorni di tempo (a partire dall’ultima partita giocata) a disposizione per usufruirne. Nel caso specifico, il montenegrino era in campo lo scorso 25 maggio contro il Lecce, epilogo della stagione. Ad oggi sono passati 10 giorni da quella gara, ne restano altri 5 per fare eventualmente questa mossa. Se il giocatore dovesse decidere di percorrere questa strada, comunque, non potrebbe trasferirsi in un club della Serie A nei successivi 12 mesi, ma potrebbe raggiungere campionati esteri.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Baroni: “Brutta prova, responsabilità mia. Futuro? Devo parlare con la società”

Il tecnico della Lazio Marco Baroni a Sky dopo il ko casalingo contro il Lecce:

“Abbiamo fatto una brutta partita. Il mio dispiacere è quello di non essere riuscito, nonostante avessi parlato con la squadra, a riportarli dentro la prestazione come è successo a San Siro.  L’ultima immagine è quella che rimane, ha sporcato quanto fatto durante la stagione. 

Ci sono dolore e dispiacere verso i tifosi e la società. Devo ammettere che, nonostante avessi detto alla squadra delle insidie di questa partita, l’ultima partita è sempre particolare perché c’erano già giocatori che pensavano ad andare via con il rompete le righe di domani. Brutta prestazione, specialmente nel primo tempo.

A gennaio sono arrivati dei ragazzi giovani. La società ha fatto il massimo, non è questo il tema. Io ho il dolore addosso, questa partita sciupa il nostro percorso. Nel girone d’andata abbiamo fatto 34 punti, al ritorno 31. Sarebbe bastata una partita diversa per dare un’altra dimensione al nostro cammino. Non devo cercare e non voglio alibi. Mi prendo la responsabilità, forse non sono stato in grado di far capire l’importanza di questa gara.

In campionato abbiamo cercato di lavorare sulle nostre difficoltà, ci hanno penalizzato le squadre che si chiudevano.

Se rimango? Dobbiamo sicuramente parlare con la società. Oggi era la partita importante, da domani faremo le nostre valutazioni. Ho sempre pensato a lavorare a testa bassa con la mia squadra, è un gruppo che mi ha dato tanto e mi ha cresciuto. La società mi è stata vicina, non devo fare appunti a nessuno se non a me stesso per questa sera”.

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Lazio, Mandas: “Essere qui è un sogno. Pedro, Peruzzi, futuro e Ioannidis: vi dico tutto”

Da secondo a titolare inamovibile: Chrīstos Mandas si gode il momento e punta a finire bene la stagione con la sua Lazio. Il portiere greco si è raccontato a Il Tempo.


Iniziamo subito rispondendo a chi sostiene che lei sia troppo basso per essere un portiere di grande livello: ci dice la sua altezza reale?
«Sono alto tra 187 e 188, però la cosa importante sono le braccia. Sono quelle che fanno la differenza».
In che senso?
«Quando allungo le braccia raggiungo l’estensione di chi è parecchio più alto di me. L’ho fatto con un compagno di squadra che era alto 194 cm e alla fine eravamo uguali».
E poi l’altezza l’aiuta per essere più reattivo e agile…
«Il mio lavoro è proprio questo, cercare di sopperire a un limite fisico con la velocità e il fatto di essere più scattante. L’unico aspetto è relativo alle uscite, devo sempre prendere bene le misure».
Su cosa si sente di dover migliorare ancora?
«Sicuramente nel giocare con i piedi. Prima di venire alla Lazio non era così richiesto, mentre qui è fondamentale».
Che cosa differenzia Sarri da Baroni?
«Sarri voleva sempre un gioco corto, anche quando la squadra avversaria veniva molto alta. Con Baroni magari proviamo di più la palla lunga sull’attaccante, ma per entrambi la costruzione del portiere è molto importante».
In questo anche Provedel l’ha aiutata?
«Con lui ho un bellissimo rapporto ma la mia crescita è merito dei preparatori e di Baroni».
Molte persone paragonano il suo stile a quello di una leggenda come Peruzzi. C’è qualche similitudine?
«Sono giovane quindi ho visto poco di Peruzzi, ma so perfettamente quanto sia stato importante per la Lazio. Anche lui come me non era altissimo, ma aveva una cattiveria e una concentrazione incredibili. È sicuramente un modello».
A proposito di modelli, qual è il suo prototipo di portiere?
«Non ce n’è uno nello specifico. Cerco di rubare un po’ da tutti: ho studiato molto Buffon e Casillas, mentre per quanto riguarda le uscite mi piaceva molto Handanovic. Però il mio idolo non è un portiere».
Si spieghi meglio.
«Il mio idolo è Pedro. Vederlo giocare è uno spettacolo, soprattutto in allenamento. Io cerco sempre di infilarmi nella squadra dove c’è lui perché alla fine vince sempre. È veramente un fenomeno».
Che cosa vuol dire per lei essere il portiere della Lazio?
«È un sogno. Quando giocavo in Grecia avevo un preparatore dei portieri italiano e gli dicevo sempre: “io vorrei giocare in Serie A”. Quindi quando è arrivata la Lazio non ci credevo, ero troppo felice».
E da poco ha anche rinnovato il contratto fino al 2029…
«Naturalmente sono anche contento di questo, così posso essere anche più tranquillo. Io, ma anche la mia famiglia, che ogni volta che può mi viene a trovare a Roma. Sento la fiducia della società».
Pochi giorni fa Rovella, che è 2001 come lei, ha detto di voler rimanere per sempre alla Lazio. A sentirla parlare sembra che sia lo stesso per lei.
«Io qui sono molto felice, anche per me vale lo stesso discorso di Rove. Penso che sia per tutti i ragazzi che sono qui. Il centro sportivo è bello, lo stadio è bello, i tifosi sono belli, la pensiamo tutti così. Perché dovremmo voler andare via? Siamo in un grande club».
Però in estate era arrivata una chiamata dal Manchester City…
«Quello fa piacere, è normale. Se arriva l’occasione della vita è giusto fare le proprie valutazioni, ma io non sono più in una società piccola, quindi anche se dovesse arrivare la chiamata di un top club, il mio primo pensiero non sarebbe quello di andare via. La valuterei sapendo che qui sto benissimo, che la società ha un progetto per me e che mi ha fatto rinnovare il contratto».
Scopriamo qualcosa di più su di lei, torniamo a quando era bambino. Ha sempre fatto il portiere?
«In realtà fino ai 12/13 anni giocavo un tempo in attacco e un tempo in porta. Sin da piccolo avevo le gambe grosse quindi tiravo più forte dei miei coetanei, per questo mi mettevano in attacco, ma a 14 anni sono tornato tra i pali e non mi sono più mosso da lì».
Da Atene a Roma, le piace andare in giro per la città?
«Ho visto quello che c’era da vedere, diciamo da turista, ma non sono uno che esce la sera, preferisco rimanere a casa con la mia fidanzata. Se capita vado al ristornate una sera a settimana, sempre che il giorno dopo sia libero».
Si dice sempre che i portieri siano un po’ matti, lei però ci sembra molto tranquillo. È un’anomalia?
«In Grecia sono arrivato in prima squadra che ero ancora un ragazzino e c’erano i compagni più grandi che magari uscivano e mi portavano con loro. In quel momento ho capito che per fare strada dovevo rimanere lontano da locali e distrazioni varie».
L’unica libertà che si concede a questo punto sono i tatuaggi. A quale è più legato?
«Questi (mostra il braccio, ndr.) mi ricordano la Grecia. Ma il più importante è questo con mio padre. Lui è sempre presente, gli devo tutto».
A proposito di Grecia, alla Lazio piace tanto il suo compagno di Nazionale, Fotis Ioannidis, lo sapeva?
«Sì, certo. Con lui ne ho parlato anche la scorsa estate. Ovviamente anche per Fotis sarebbe un sogno venire in Serie A, ma non so se il Panathinaikos lo farà partire, è anche il capitano».
Che tipo di attaccante è?
«È un killer in area di rigore. Quest’anno ha segnato meno per colpa di un infortunio, ma vi assicuro che è molto forte. È bravo anche ad aiutare la squadra, a venire incontro e aprire gli spazi per i compagni».
E il suo rapporto con la Nazionale? Vuole diventare titolare anche lì?
«Siamo un gruppo molto giovane, abbiamo fatto tutto il percorso nelle giovanili insieme. Siamo amici, quindi per me è difficile sentire la rivalità con i miei compagni»..
La Grecia, appunto. Lei sa che i colori della Lazio sono ispirati proprio alla bandiera greca?
«Me lo ha detto un ragazzo appena sono arrivato a Formello, mi ha raccontato questa storia. Ho sentito subito dentro di me un legame speciale, come se qui stessi ancora a casa mia e potessi rimanere a vita».
A inizio stagione ha giocato solo in Europa, quando ha capito che stava per diventare il titolare? Cosa le ha detto Baroni?
«Non mi ha detto niente, ho capito che serviva il mio aiuto e ho cercato di farmi trovare pronto».
Però a Bergamo nessuno si aspettava il suo impiego…
«Cinque minuti prima della riunione tecnica mi ha chiamato per dirmi che avrei giocato, ma non mi ha detto qualcosa di particolare, solo di replicare in partita quello che faccio in allenamento».
Torniamo al suo esordio con la Lazio, il derby del 10 gennaio 2024. Che emozione è stata?
«È il momento in cui la mia carriera è cambiata. Però sono contento che fosse il derby, non l’ho vissuto con troppa pressione».
Tra le serate più difficili c’è senza dubbio quella con il Bodo?
«Arrivavamo dal 2-0 in trasferta ma credevamo fortemente nella rimonta. Quando abbiamo segnato il 3-0 eravamo convinti di avercela fatta, poi il gol a fine tempo supplementare c’ha distrutto. Lì sono finite tutte le energie».
Dal suo punto di vista cosa ricorda dei rigori?
«Avevo studiato gli avversari e la cosa incredibile è che gli unici due rigoristi hanno sbagliato entrambi. Gli altri non avevano mai tirato un rigore in carriera… il calcio è davvero inspiegabile».
Che voto sente di dare alla stagione della Lazio?
«È stata una stagione difficile, lunga e con tanti giocatori nuovi. Però penso che in campionato di 37 partite ne abbiamo fatte 28-30 molto buone e le altre invece no. Non sempre siamo riusciti a fare quello che ci chiede il mister».
E se alla fine dovesse essere Conference League?
«Preferisco non rispondere a questa domanda perché tutti nello spogliatoio pensiamo che la Champions sia ancora possibile, quindi ci proveremo fino alla fine».
Stagione quasi terminata, poi ci saranno gli impegni con le Nazionali, ma come trascorrerà le sue vacanze?
«Passerò del tempo tra qualche isoletta in Grecia, una piccola vacanza prima di tornare ad allenarmi in modo un po’ più serio quando tornerà ad Atene».
E invece un messaggio per i tifosi?
«Per me sono stati meravigliosi, ci hanno sempre supportato, specialmente nei momenti di difficoltà. Invece di fischiarci ci hanno sempre applaudito. Alcuni sono venuti persino in Norvegia anche se non avevano il biglietto per entrare allo stadio. Non li ringrazieremo mai abbastanza per quanto ci sono stati vicino».

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Women, Piemonte: “Un orgoglio vestire la maglia della Lazio. Mito? Panico. E sul futuro…”

Punta di diamante del mercato estivo della Lazio femminile, l’ex Everton Martina Piemonte si è raccontata ai microfoni de Il Tempo.

Stagione chiusa con vittoria e doppietta
«Grandissimo anno, nessuno si aspettava questa Lazio. Peccato per l’inizio, dovevamo ingranare; saremmo potute essere, meritatamente, nella poule scudetto».

Più rammarico o più orgoglio?
«Entrambi. Non è da tutte fare una stagione così da neopromosse, dispiace esserci rese conto tardi del nostro valore».

Il momento più bello e quello più brutto?
«Bella la svolta contro il Milan, brutta la gara di Firenze. Durante la pausa di Natale ci siamo guardate in faccia e qualcosa è scattato».

È stata l’acquisto più atteso
«Il direttore Pinzani ha insistito, ho percepito la voglia di far crescere il club e di portarmi qui. L’investimento che ha fatto la Lazio e quanto ci hanno creduto mi ha fatto sentire un po’ di responsabilità ma non pressione».

Esperienze in Premier e in Spagna
«Mi dicevo che non sarei tornata, il campionato inglese è il migliore, quello spagnolo è in evoluzione da anni ma anche quello italiano è cresciuto. Da italiana sono contenta».

Quindi rimarrà a lungo alla Lazio?
«Qui sto bene e la maglia la senti addosso. Rispetto a tante altre squadre è diverso; essere laziale è appartenenza. È un orgoglio vestire questa maglia, senti di doverla difendere».

Miti?
«Ibrahimovic, per fisicità e carattere; è da sempre il mio idolo. Nel femminile Patrizia Panico, carattere istintivo, grande temperamento; mi ha allenato e ancora mi dà consigli».

Unite anche con Grassadonia
«In questa stagione c’è molto di lui. È un ‘martello’, lavora nel dettaglio. È stato tosto, non lo nego, ma ha portato grandi risultati. È sincero e diretto. Il mister deve essere un maestro e lui, in quanto tale, mi ha insegnato tanto. È esigente e io voglio sempre migliorare, sono più da ‘bastone’ che da ‘carota’ (sorride, ndr)».

Obiettivi?
«Non voglio parlare prima ma ciò che abbiamo creato potrà portarci a grandi traguardi».

Nazionale?
«L’ho sempre vissuta come un plus, che arriva se fai bene per la tua squadra. Do tutta me stessa, il mister lo sa, sono a disposizione della squadra, è un orgoglio farne parte. Il fuoco che ho dentro non cambia in base al posto».

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Lazio, Guendouzi: “Mostrata una forte mentalità. Futuro? Dipende da tante cose, vediamo che Europa sarà”

Il centrocampista della Lazio Mattéo Guendouzi in zona mista dopo Inter-Lazio:

“Vedremo cosa accadrà nell’ultima giornata ma penso che stasera abbiamo mostrato una forte mentalità. Abbiamo giocato una bella gara contro una delle squadre migliori al mondo, è sempre difficile.

Credo che questa sera abbiamo mostrato di avere le qualità per stare in Europa il prossimo anno. Vediamo cosa accadrà all’ultima gara perché dipenderà anche dalle altre squadre. Daremo tutto e speriamo che arrivino buone notizie.

La differenza tra casa e trasferta? Sappiamo che non abbiamo fatto benissimo quest’anno in casa, ma dipende anche dalle avversarie. Quando vengono all’Olimpico si difendono, è difficile trovare spazio. Quando giochiamo fuori le squadre sono più aperte. Sicuramente diamo sempre tutto per rendere orgogliosi i tifosi e lo faremo anche nell’ultima gara.

L’andata? Oggi era un’altra partita. La prima è stata difficile da accettare, abbiamo giocato benissimo i primi trenta minuti ma poi dobbiamo dire che l’Inter ha fatto meglio di noi. Stasera abbiamo mostrato che possiamo fare le cose giuste, giocare contro una grande squadra e fare un’ottima partita. Possiamo essere orgogliosi.

Il prossimo anno? Sono davvero felice di giocare per la Lazio, vedremo alla fine dell’ultima gara cosa accadrà. Speriamo di essere qualificati per Champions o Europa League ovviamente, poi vedremo. Certamente sono felice e darò sempre tutto. Vediamo cosa accadrà, dipende da molte cose.

Il miglior Guendouzi? Posso fare molto di più, ho 26 anni soltanto, sono soddisfatto della mia stagione ma posso sempre fare di più. C’è tempo per crescere, spero si vedrà la migliore versione nei prossimi anni”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Tavares in campo al massimo mezz’ora. E sul futuro di Baroni…”

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Sappiamo quant’è importante Tavares ma praticamente non gioca da due mesi e mezzo; un calciatore con queste problematiche, al massimo potrà giocare mezz’ora domenica e non credo potrà partire titolare.

Il tifoso della Lazio deve sperare che il Milan batte la Roma altrimenti, se andrà bene, sarà Conference League.

Anche Juventus-Udinese sarà importante ma l’Udinese avrà delle defezioni importanti.

Io non punterei un euro, in caso di finale deludente, sulla conferma di BAroni anche se ha ancora un anno di contratto”.

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Enigma Tavares, la Lazio si interroga sul futuro

Baroni ha provato a ricaricarlo e risollevarlo, anche a rischiarlo nel momento clou e questo ha peggiorato la sua condizione fisica. Dall’ultimo infortunio, contro il Bodø, non s’è più ripreso. Oggi Tavares si allena solo a parte, solitario. Ieri è entrato in campo quando gli altri compagni sono usciti, ha lavorato in modo differenziato come succede da giorni. S’era rivisto prima della Juve, ma non è stato convocato. Lo stesso, salvo soprese, accadrà prima dell’Inter. E a questo punto è difficile immaginare Tavares in campo per il finale all’Olimpico, neppure da subentrato. Non è mai stato un faro per le squadre in cui ha giocato, solo un fulmine. La migliore stagione l’ha vissuta a Marsiglia con Tudor, ebbe una continuità mai avuta. L’Arsenal aveva perso le speranze l’anno prima, poi ha iniziato a prestarlo. E alla Lazio l’ha venduto per 5 milioni dopo il disastroso trasferimento in prestito al Nottingham Forest, pur tenendosi il 40% dell’eventuale rivendita.

I pensieri della Lazio per il terzino

Tavares è uno che vive a modo suo il calcio, lo spogliatoio, la squadra. La Lazio se n’era accorta subito in estate. Ma dopo l’infortunio lampo, la lenta ripresa, aveva carburato. La quotazione era diventata stellare, sarebbe rimasta tale se avesse continuato a sfornare assist come cioccolatini. Non è più quel Tavares, è una delle grandi amarezze della stagione. Ora si tratta di capire che futuro lo attende. La Lazio da giorni ha avviato le trattative per chiudere il riscatto anticipato dall’Arsenal, può essere ufficializzato nei primi dieci giorni di giugno, quando ci sarà una finestra extra di mercato, aperta per favorire le squadre che parteciperanno al Mondiale per Club. E’ una mossa anche per valutare eventuali offerte, in questo modo la Lazio potrebbe vagliarle e nel caso decidesse di accettarle avrebbe il tempo necessario per trovare un sostituto. A sinistra in bilico c’è sempre Pellegrini, sarà riscattato dalla Juve per 4 milioni, ma da tempo è in lista d’uscita. Gli acquisti a sinistra potrebbero essere due, sempre che questo Tavares convinca qualcuno a puntarci. Deve convincere anche Lotito, i conti deve farli con il 40% da versare ai Gunners. Corriere dello Sport