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RASSEGNA STAMPA

Lazio, le garanzie scritte per ripartire insieme che Sarri non avrebbe ottenuto

Sarri lascerà la Lazio, ma non ha mai chiuso davvero la porta al club capitolino. Anzi: ha ribadito più volte che “in questo momento parla solo con la Lazio”, prima di valutare qualunque proposta legata al suo futuro. Ma in questa valutazione, anche qui è stato chiaro, bisognava scindere l’aspetto ambientale da quello societario. Dal blocco del mercato scoperto dopo la firma, passando per il caos infortuni, le richieste ignorate e il trattamento da “dipendente” fino all’epilogo che oggi sembra più vicino che mai.

Mau, però, ha aspettato e posto le condizioni per restare. Avrebbe voluto sapere quanto e quale sarà il margine della Lazio per il prossimo mercato, chiedendo espressamente rassicurazioni sul budget da destinare al mercato (nessuna cifra richiesta, solo la necessità di sapere quanti soldi il club avrebbe destinato alla prossima sessione).

Secondo quanto riportato dal Il Messaggero, infatti, Sarri avrebbe voluto richiedere una scrittura privata che includesse specifiche fideiussioni a tutela degli investimenti da inserire nel contratto, in modo da poter provare a ripartire con delle garanzie scritte e ufficiali. Sarri, inoltre, avrebbe specificato che se al termine dell’incontro programmato per fine stagione non si fosse trovato un accordo avrebbe chiesto la possibilità di modificare o risolvere il proprio contratto. Condizioni che la Lazio, però, non avrebbe mai accettato.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Paglia: “Per Lotito la Lazio è un mezzo, non può esserci intesa. Futuro preoccupante e presto si scoprirà il bluff Flaminio” (AUDIO)

GUIDO PAGLIA in collegamento a ‘NMM’

“Fino a quando a Lotito non prenderà in considerazione l’ipotesi di trovare un’alternativa alla propria presidenza è tutto inutile. Sono molto preoccupato per il futuro della Lazio, l’uscita di scena di Sarri è già una cosa che mi crea il panico. Sento già dei nomi improbabili, ma il vero problema è quello dei giocatori. Perderemo i due centrali di difesa, il cuore della squadra, a meno che non si voglia perdere a zero Gila. Potrei continuare parlando del problema dei terzini e di tanto altro. C’è da rifare completamente la squadra, mi pongo domande anche sul futuro di Rovella. La mia preoccupazione è legata alla squadra che inizierà il prossimo campionato. Oltre a chi gestisce questi giocatori.

Il futuro può essere concepito solo in modo pessimistico, può davvero accadere qualsiasi cosa, anche se si sfasci tutti. Noi siamo tifosi, per noi la Lazio è un fine, per Lotito è un mezzo. Non c’è possibilità di trovare un punto d’intesa. Sul tema della ‘lazialità’ casca l’asino. Non c’è possibilità di accordo.

Sono assolutamente allineato con chi contesta nella maniera più dura questa società. Il Flaminio? Non c’è nessuna possibilità che diventi lo stadio della Lazio. Chi continua a pensare che questo possa accadere è in malafede. Ci sono troppe situazioni irrisolvibili, non ci saranno mai le autorizzazioni necessarie per la realizzazione. Servino investimenti pazzeschi, ma soprattutto in quella zona di Roma come scavi trovi reperti. A breve anche quel bluff sarà scoperto, poi lui se la prenderà con burocrazia e politica”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Paradiso a Lotito: “Ha desertificato un mondo. Siamo stanchi e soli, non nati per galleggiare”

La lettera di Tommaso Paradiso sul Corriere dello Sport:

“Non più caro Presidente, perché una lettera a un presidente dovrebbe iniziare così. Con rispetto, con riconoscenza, magari perfino con affetto. Ma con lei no. E forse non è mai stato possibile. Lei, Presidente, ha desertificato un mondo. Ha desertificato un popolo nato nel 1900, una delle tifoserie più viscerali d’Italia, forse del mondo. Ma attenzione: il popolo laziale non è sparito. È ancora vivo, enorme, compatto. Semplicemente ha scelto di allontanarsi da lei. E forse questa è la sua sconfitta più grande. Essere riuscito a unire i laziali contro di lei più di quanto sia mai riuscito a unirli intorno alla sua Lazio. Ha trasformato una fede in una sopravvivenza. E la cosa più dolorosa è che non se n’è neanche accorto. Oppure sì, e allora è ancora peggio. Lei, negli anni, non ha perso occasione per attaccare i tifosi della Lazio. Interviste, telefonate, battute, risposte sprezzanti a numeri sconosciuti. Ogni occasione è diventata buona per colpire chi, invece, avrebbe dovuto proteggere. Noi. Recentemente ha detto una cosa che, secondo me, resterà una delle frasi più tragiche mai pronunciate da un presidente di calcio: che il tifoso laziale deve ringraziare di essere vivo. Come se la Lazio fosse una concessione. Come se dovessimo essere riconoscenti non per un sogno, ma per una semplice esistenza biologica. 

Lei si è identificato completamente con la Lazio. Nelle sue parole, ormai, la Lazio coincide con Claudio Lotito. Ma nessun club può diventare proprietà spirituale di un uomo. Nessuno. Se un cantante insultasse il suo pubblico, perderebbe il pubblico. Se un regista disprezzasse gli spettatori, le sale dei suoi film si svuoterebbero. Se un imprenditore offendesse continuamente i suoi clienti, il marchio crollerebbe. Nel calcio, invece, lei continua da anni a colpire i suoi tifosisenza mai fare un passo indietro. E il paradosso più grande è che la gente laziale continua ad amare la Lazio nonostante lei. Più di trentamila abbonati l’anno scorso. Più di trentamila anime dentro uno stadio con il mercato bloccato, con una squadra ferma, con un futuro opaco. Un miracolo d’amore che lei non ha mai veramente riconosciuto. 

Lei non invita il suo popolo allo stadio. Non gli tende la mano. Non dice mai: «Ho sbagliato». No. Lei alza muri. E ogni muro che alza allontana qualcuno dalla Lazio. 
Ma la frase più grave, quella che forse segna davvero il punto di non ritorno, è un’altra. Lei ha detto pubblicamente che i tifosi della Lazio non devono sognare. E allora mi chiedo: che cos’è il calcio senza sogni? Che cos’è una domenica senza l’illusione di poter diventare grandi? Che cos’è una curva senza la speranza? Il calcio è competizione, desiderio, ambizione, follia. È il bambino che pensa di poter vincere tutto anche quando sa che probabilmente non succederà. Lei invece ci ha chiesto di tifare per la stabilità. Per il bilancio. Per i conti in ordine. Per il galleggiamento. Come se la Lazio fosse una piccola azienda di provincia da mantenere in vita. Come se il massimo orizzonte possibile fosse non fallire.  Ma siamo nel 2026, e lei continua a fare il mezzadro mentre intorno passano astronavi.  Noi non siamo nati per galleggiare. 

Lei all’inizio doveva essere un traghettatore. Doveva prendere la Lazio in un momento drammatico e accompagnarla verso una rinascita. Ma la Lazio, Presidente, non l’ha salvata lei da solo. L’ha salvata soprattutto il suo popolo. I tifosi. Con gli abbonamenti, con i biglietti, con le televisioni a pagamento, con sacrifici economici fatti per amore. Lei non ha ricostruito un popolo: quel popolo esisteva già, e si è salvato da solo. Invece, col tempo, se n’è impossessato. Lentamente. Fino a farla diventare una cosa sua. E quando un presidente smette di considerarsi custode e inizia a sentirsi proprietario dell’anima di un club, lì comincia la rovina. Sono tre anni che questa squadra scivola verso il basso. Non solo nei risultati. Nello spirito. Nell’ambizione. Nell’identità.  
Oggi non si parla più di vincere. Nemmeno di lottare davvero per qualificarsi a una competizione europea. Oggi il tifoso laziale viene educato ad accontentarsi. A essere prudente. A non pretendere. A non sognare. Questo non è sport. Questo è l’antisport. Perché il calcio non nasce per far quadrare i bilanci. Nasce per far battere il cuore. E mentre tutto questo accade, lei continua ad attaccarci. Sempre. Ogni volta che parla sembra volerci ricordare che dobbiamo solo ringraziarla. Ma una tifoseria non può vivere di gratitudine obbligata. Una tifoseria vive di emozione, di appartenenza, di futuro. 

L’ultima immagine è quella che fa più male di tutte. Il derby con lo stadio vuoto.  Una tifoseria che rinuncia al derby è una cosa che non dovrebbe esistere. Eppure è successo. Per la prima volta il popolo laziale ha scelto il silenzio. Ha scelto il vuoto. Ha scelto di lasciare sola la propria squadra pur di mandare un messaggio più grande del calcio stesso. 
Questa è la desertificazione. Lei non ha svuotato solo uno stadio. Ha svuotato l’anima di una parte di città. Perché il laziale vive per quelle partite. Ci costruisce amicizie, amori, ricordi, infanzie. Eppure oggi preferisce soffrire fuori, pur di non sentirsi più complice.  Perché senza tifosi il calcio non esiste. Che cos’è una squadra senza il suo popolo? Niente. Solo un’azienda che corre dietro a un pallone. Lei ha diviso il mondo Lazio in mille frammenti. Ancora oggi il mondo laziale litiga ovunque. Nelle radio, nei bar, sui social, nelle chat, per strada, dentro le famiglie. Fratelli laziali che si vogliono bene da una vita finiscono per scontrarsi, discutere, allontanarsi per colpa sua. E questa, forse, è la sconfitta peggiore. Aver trasformato un popolo in una guerra fratricida. Quando dice che resterà per sempre, che lascerà la Lazio alla sua famiglia, noi ci sentiamo morire dentro. Perché significa condannarci all’idea che non esista più un domani diverso. Che il tempo si sia fermato. Che questa agonia debba diventare normalità. Ma noi vogliamo ancora vivere. Lei grazie alla Lazio è diventato potente. È diventato senatore. Ha costruito un sistema. Ma un presidente dovrebbe ascoltare il suo popolo. Sempre. Soprattutto quando quel popolo soffre. Che senso ha guidare un club così importante se nessuno la vuole più? 

A volte questa situazione mi ricorda certe corti medievali. I sovrani continuavano a banchettare mentre fuori il popolo moriva lentamente. E più la distanza aumentava, più diventava impossibile capirsi.  Noi siamo stanchi.  Stanchi di sentirci dire che dobbiamo aspettare. Stanchi di ascoltare sempre le stesse frasi dal 2004. Con una differenza enorme, però: prima almeno ci vendevate un sogno. Adesso neanche più quello. Adesso ci dite apertamente di non averne. Siamo rimasti soli, Presidente. Come naufraghi che scrivono HELP sulla sabbia aspettando una nave che non passa mai. E forse, ormai, il vero grido del laziale è diventato questo: qualcuno ci venga a salvare. Una volta i Beatles cantavano: “And in the end, the love you take is equal to the love you make”. Alla fine ricevi sempre quello che semini. Vale per l’amore, certo”.

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CALCIOMERCATO RASSEGNA STAMPA

Lazio, anche Provedel ad un anno dalla scadenza: il futuro dipende da Mandas

Mezza Lazio potrebbe salutare in estate. Chi è in scadenza, chi lo sarà l’anno prossimo e considera la propria avventura conclusa e chi con un contratto corto non ha ancora ricevuto segnali in merito a cosa fare del proprio futuro prossimo. Diverse le categorie di calciatori, con la società che inevitabilmente dovrà capire già da domenica (appena terminato il campionato) cosa fare e chi confermare Anche fra i pali, dove la situazione è stata complessa nelle ultime settimane a causa di ripetuti infortuni.

Come riporta il Messaggero, è un rebus da risolvere anche il futuro di Ivan Provedel. Il portiere friulano è in scadenza nel 2027, molto dipenderà da cosa accadrà nelle prossime settimane con Mandas (riscatto del Bournemouth non ancora certo) e Motta, che potrebbe rimanere anche come primo l’anno prossimo.

Il rinnovo del numero 94 sembra lontano, una decisione andrà presa anche in base a come tornerà dall’infortunio alla spalla. Sta di fatto che Provedel, Motta e Mandas tutti insieme difficilmente resteranno. Se il greco sarà riscattato, la scelta sarà fatta solo sui due portieri attualmente in rosa, altrimenti il rebus potrebbe ingrandirsi e coinvolgere diverse settimane del mercato biancoceleste.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “La Lazio perderà i pezzi migliori e prenderà giovani. Paradiso? Lettera da incorniciare” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Quella di Tommaso Paradiso è una lettera che andrebbe incorniciata e messa all’ingresso del museo della Lazio; ha spiegato cosa è la Lazio e cosa sono i suoi tifoso. Standing ovation per lui e complimenti anche a Zazzaroni.

Il primo a partire dei 9 in scadenza nel 2027 per me è Provedel perché guadagna tanto, quindi verrà promosso Motta. Mandas e Provedel serviranno per fare cassa, il dodicesimo sarà un trentenne da prendere a zero e poi il terzo portiere sarà Furlanetto.

Dei 9 in scadenza tratterrei Romagnoli, Gila e Provedel. Ci metto anche Cataldi. Sapremo comunque tra pochi giochi come la Lazio potrà operare sul mercato.

Appena aprirà il mercato la Lazio partirà da -19 milioni, 12 da dare alla Salernitana e 7 alla Juve per l’ultima rata di Rovella e Pellegrini. La Lazio perderà i pezzi migliori per fare i soldi e prenderà giovani”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE …’ – Lazio, Cardone: “Lotito inconsapevole della situazione. Dovrebbe fare tre mosse…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Le parole di Lotito fanno arrabbiare perché sono la dimostrazione, forse definitiva, della sua inconsapevolezza della situazione. Il fatto che i tifosi non c’erano al derby segna il punto di non ritorno, quindi dalle dichiarazioni successive ci si aspettava una presa di coscienza. La risposta è stata disarmante, allarmante; torno serafico, tranquillo, come se non fosse successo nulla. Non ha compreso la situazione, cosa è successo.

In questa situazione Lotito non si può permettere di sbagliare anche la scelta dell’allenatore.

Lotito dovrebbe fare tre mosse: mettere un presidente di garanzia, che sia empatico, rispettato e crei un clima positivo con la gente; chiamare Conceicao, allenatore di spessore e amato dalla piazza e allestire una squadra forte. Sappiamo che tutto questo è di difficile realizzazione, anche perché i passaggi due e tre sono legati: senza una rosa competitiva, il grande allenatore non arriva”.

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Lazio, tante incognite in difesa: Romagnoli aspetta segnali dall’Al-Sadd, Napoli su Gila

A fine campionato in tanto inizieranno a pensare al futuro.

Tra i 2027 in scadenza c’è Romagnoli. Aspetta segnali dall’Al-Sadd dopo gennaio. Saltò tutto all’ultimo, ma il club promise al difensore di richiamarlo a giugno. Starà a Romagnoli decidere cosa fare. La guerra aveva frenato il desiderio di andare a Doha, Alessio, riporta il Corriere dello Sport, rifletterà di nuovo su tutto. Prima chiuderà il campionato, sabato tornerà in campo, nel derby era squalificato. Poi, come tanti altri compagni, inizierà a valutare il mercato. A gennaio, se rimarrà in estate, sarà nella condizione di trattare per giugno 2027 a parametro zero.

Gila invece, conclude il quotidiano, è sempre più un obiettivo del Napoli, potrebbe ritrovare Sarri. Sempre che Mau accetti di tornare da De Laurentiis.

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Lazio, Zazzaroni: “Per Lotito resistere equivale ad avere ragione ed il valore assoluto è la sua permanenza anche senza tifosi e consenso”

L’editoriale del direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni:

“L’intervento del presidente della Lazio sembra un trattato involontario di metafisica applicata al calcio italiano: il tempo, per Lotito, diventa categoria morale. Ventidue anni non sono presentati come una durata, ma come una prova ontologica di legittimazione: resistere equivale ad avere ragione. Una concezione che avrebbe affascinato tanto Hegel quanto certi imperatori bizantini convinti che la sola permanenza sul trono costituisse una forma di verità storica. 

Eppure il passaggio più raffinato, quasi proustiano nella sua inconsapevole ironia, è quell'”alla lunga“. Perchéalla lunga‘ è l’espressione perfetta di ogni potere che trasforma il futuro in una perpetua promessa escatologica: il compimento è sempre rinviato di qualche stagione, di qualche mercato, di qualche piano più o meno industriale. Non è più il tifoso a dover giudicare il presente: è il presente che deve eternamente pazientare davanti al futuro. 

C’è qualcosa di barocco nella retorica lotitiana: la società “forte, autonoma e indipendente” evocata come un Regno dei Cieli calcistico intravisto ma mai pienamente rivelato. E il tifoso, nel frattempo, assume quasi il ruolo del fedele chiamato ad avere fiducia nell’opera invisibile della Provvidenza gestionale. 

La grandezza comica della frase risiede proprio nel verbo iniziale: “resisto“. Non ‘guido’, non ‘costruisco’, non ‘vinco’. Resisto. È il lessico di Stalingrado trasferito in un consiglio di amministrazione. Come se il rapporto con una parte della tifoseria non fosse più quello tra il presidente e il popolo sportivo, ma tra una guarnigione assediata e il mondo esterno. 

E forse è proprio qui il capolavoro involontario dell’intervista: trasformare la gestione di una squadra di calcio in un’epopea esistenziale dove il consenso diventa superfluo perché la permanenza stessa viene elevata a valore assoluto.

Una forma di gattopardismo manageriale in cui il tempo non serve a cambiare le cose, ma a convincere tutti che il semplice trascorrere degli anni coincida con il progresso. Lotito resiste e i Paradiso non possono più attendere”. 

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Lazio, prima la rescissione con Sarri poi il nuovo tecnico con una squadra da ricostruire. Motta e le alternative…

Maurizio Sarri e la Lazio sono sempre più vicini alla separazione. Secondo quanto riportato dal quotidiano, l’ultimo incontro tra l’allenatore toscano e il club servirà soltanto a formalizzare l’uscita: manca l’accordo sulla rescissione, poi il tecnico saluterà di nuovo Formello dopo il ritorno in biancoceleste. Il clima è quello di una fine annunciata. Sarri aveva accettato la Lazio con la speranza di aprire un nuovo ciclo, ma il progetto non è decollato come immaginato. Alla base della rottura ci sarebbero le solite distanze: mercato, ambizioni, programmi futuri e margini di intervento sulla rosa.

Il nodo della rescissione

Il punto da risolvere resta economico. Sarri ha un contratto importante e la società dovrà trovare l’intesa per chiudere il rapporto senza strappi. Solo dopo la fumata bianca, Lotito potrà accelerare in modo definitivo sul nuovo allenatore. Il tecnico, intanto, guarda già al futuro. In prima fila ci sono Napoli e Atalanta, due scenari possibili per ripartire subito. A Napoli, in particolare, De Laurentiis osserva da vicino la situazione, mentre l’Atalanta resta un’ipotesi da monitorare in base agli sviluppi interni.

Il nome che emerge con forza è quello di Thiago Motta. Lotito lo avrebbe già contattato per sondarne la disponibilità. L’ex allenatore della Juventus è considerato un profilo moderno, capace di lavorare su un’idea precisa di calcio e di dare alla Lazio una nuova identità tecnica. Il titolo de Il Messaggero è chiaro: “Sarri, l’addio è deciso. Spunta Thiago Motta”. Una frase che fotografa il doppio binario del momento: da una parte la chiusura dell’era Sarri, dall’altra la ricerca di un successore in grado di aprire una fase diversa.

Palladino, Conceição e Pisacane: tutte le alternative

Thiago Motta non è l’unico nome sul tavolo. Nella lista della Lazio resta anche Raffaele Palladino, profilo giovane e già seguito in passato. C’è poi Sergio Conceição, allenatore di carattere e personalità, mentre vengono citati anche Fabio Pisacane e altri candidati come possibili soluzioni alternative.

Lotito vuole evitare scelte affrettate. La società valuta esperienza, costi, compatibilità tecnica e capacità di reggere una piazza scossa da contestazioni e delusioni. Il prossimo allenatore dovrà non solo guidare la squadra, ma anche contribuire a ricostruire un rapporto con l’ambiente.

Una Lazio da ricostruire

Il dopo Sarri non sarà soltanto una questione di panchina. La Lazio dovrà intervenire sul mercato, chiarire il futuro di diversi giocatori e restituire entusiasmo a una tifoseria che vive una fase di forte distacco. La scelta del tecnico sarà quindi il primo vero segnale della nuova stagione.

Lotito sa che il margine d’errore è minimo. Dopo una stagione complicata e un rapporto sempre più teso con il popolo biancoceleste, servirà una decisione forte. Thiago Motta rappresenta oggi l’idea più suggestiva, ma il casting resta aperto.

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Lazio, nove calciatori in scadenza nel 2027. Lotito attende l’esito dei controlli della commissione di vigilanza sui conti

La commissione si pronuncerà a fine maggio.

Pedro ha annunciato l’addio ad ottobre, Hysaj ha già salutato e Basic è l’unico in scadenza a giugno in attesa di una chiamata che forse non arriverà più. Restano, evidenzia il Corriere dello Sport, nove giocatori in scadenza nel 2027: Gila, Romagnoli, Cancellieri, Lazzari, Cataldi, Pellegrini, Provedel, Patric e Gigot. Praticamente tutta la difesa tranne Marusic, Provstgaard e Tavares.

La società, si legge, prima di scegliere la linea da adottare attende l’esito dei controlli della commissione di vigilanza
sui conti. L’ultima fotografia è del 31 marzo, la soglia da rispettare del costo del lavoro allargato è 0,7, non più 0,8. Lotito era riuscito a rientrare nella soglia 0,8 a dicembre, ottenendo il mercato riaperto a gennaio. Rischia il saldo zero in estate: cessioni per acquisti. Sta provando a far leva sui 15-20 milioni che la Lega riconoscerà a tutte le società di A dopo la transazione con IMG, frutto di una vecchia vertenza sui diritti tv. Questi soldi saranno riconosciuti, è sicuro. Non si conoscono i tempi. Tutto ruota attorno a questo. La commissione si pronuncerà a fine maggio, i tempi sono stretti.