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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Lazio nona per Lotito non è un problema. Pensa solo alla politica, club un mezzo, non un fine” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Queste sono partite di preparazione all’unica gara che conta. Non è facile giocare con tante assenze, senza pubblico e senza motivazioni. D’altronde se abbiamo un presidente che pensa solo alla politica, questo è lo scenario. Tutti hanno parlato di questa situazione, allenatore e calciatori, meno che lui. Per lui la Lazio nona non è un problema, l’importante è ottenere il massimo con il minor sforzo, chiaramente economico.

La Lazio è un mezzo, non un fine, timbra il cartellino la domenica allo stadio, ma non va a Formello. Anche la comunicazione viene fatta dalla agenzie, non dalla Lazio, quindi senza mai parlare in prima persona, senza metterci la faccia. Il problema è solo uno e si chiama Claudio Lotito. In quasi 22 anni, non ha mai chiesto scusa, o meglio, non si è mai preso le sue colpe, o responsabilità.

La Lazio da oggi è nona in classifica, è scesa, e la posizione potrebbe ancora calare perché all’orizzonte ci sono le trasferte a Firenze e a Napoli. La Lazio, come dicevo ad inizio stagione, finirà tra l’ottavo e il dodicesimo posto.

Mancata conferenza? Per farla servirebbero argomenti, il problema è questo. Ormai non bastano le parole, servono fatti concreti. Sono frasi di circostanza quelle delle conferenza, dette, o fatte dire, per guadagnare tempo.

La situazione è chiara: Ratkov è costato 13 milioni, Dia 12, Maldini 14, Noslin 16. Quando si acquista Belahyane per Baroni, che non lo faceva giocare neanche a Verona, di cosa vogliamo parlare?

Per commentare bisogna essere oggettivi e quindi vanno anche riconosciuti gli errori di Sarri. Per me è troppo schiavo delle sue idee, Pedro non riesce a partire titolare, Ratkov poteva forse essere utile contro questo Parma. Detto questo però, se pensiamo che il problema di questa Lazio sia l’allenatore, non abbiamo capito niente”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, apatia e sterilità in attacco: è la squadra con più pareggi insieme al Pisa

Cercasi soluzioni offensive. Bene la difesa, ma davanti la Lazio fatica a essere pericolosa.

L’erede di Immobile non è ancora stato trovato. E i risultati biancocelesti sembrano strettamente legati alla vulnerabilità dell’attacco. Le mancate soluzioni in avanti rendono infatti la Lazio la squadra che, riporta Il Messaggero, insieme al Pisa, pareggia di più in Italia (13 volte tra Serie A e Coppa Italia) e la terza nei top cinque tornei d’Europa (14, il Leeds, 16 il Bournemouth). La via crucis per trovare la via del gol contro il Parma non è affatto un caso isolato. La deviazione di Circati sullo spunto di Noslin è stata la sorpresa nell’uovo, un pari più trovato che costruito.

Purtroppo la sosta per le Nazionali ha spezzato quel momento di entusiasmo e autostima costruito con le tre vittorie consecutive (Sassuolo, Milan e Bologna) e ha riportato in campo la versione più apatica della Lazio e la sterilità dell’attacco. In questo contesto è fisiologico che nella testa dei giocatori resti un solo grande appuntamento: la semifinale di ritorno con l’Atalanta del 22 aprile a Bergamo. Ma servono sempre i gol per riaccendere una piccola luce sul futuro.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Noslin in corsa con la migliore media gol delle punte: ora chiede un’altra chance dall’inizio

Tra color che son sospesi tra Lotito e Sarri c’è Noslin. Mezzo giocatore o talento in attesa di collocazione? L’uno e l’altro. Detta male, la questione forse si è ormai ridotta ai gusti e gli umori di Mau. Ci sono giocatori tanto presenti quanto assenti nella Lazio, è così da quando è arrivato il Comandante. Ha rinunciato alla bellezza, non rinuncia al buongusto tecnico, alle qualità che più lo intrigano e agli identikit che più si adattano alle due fasi. Affinità e feeling non sono scattati con alcuni della rosa e Noslin è tra questi. Sarri a ottobre lo vedeva così: «È un giocatore difficile per un allenatore, è complicato collocarlo. Ha la gamba da esterno ma non lo è, potrebbe essere un trequartista ma non ha quella qualità, può essere un centravanti ma non lo è in realtà. In certe situazioni può darci una mano». Tutto e niente. Da centravanti prima era chiuso da Castellanos e Dia. Come ala da Zaccagni e Pedro. 

Noslin è salito a 4 gol stagionali, uno in Coppa a Bologna, 3 in campionato. Ha sempre segnato giocando part-time, entrando in corsa al Dall’Ara (in Coppa) e contro Lecce e Parma (tra andata e ritorno in A). In campionato i tre gol sono un record, lo divide con Baturina, Kristovic, Pulisic e Pio Esposito. Noslin è partito titolare quattro volte su 22 partite. Tre gol in campionato li ha segnati Zaccagni, quattro Isaksen. Nessuno ha medie da bomber veri, vale anche per Maldini e Dia. Daniel ha segnato solo un gol in campionato, lo stesso Dia. Il primo ha una media di 846’, il secondo di 981’. La media di Noslin è di 208’, in serie A ha giocato 623’. Il gol di sabato è un nuovo bonus da giocare. Zaccagni lavora per l’Atalanta, il piano è convocarlo a Napoli, fargli giocare una ventina di minuti e averlo pronto per Bergamo. Prima si giocherà lunedì a Firenze e Sarri sarà chiamato a scegliere: confermare Pedro, evanescente col Parma, o provare a lanciare Noslin. Che funzioni di più in corsa è un dato di fatto. Qualche occasione dal via l’ha avuta e non l’ha sfruttata, sia da centravanti che da ala. Da gennaio ha giocato tre volte da titolare perché era partito Taty o perché mancava Zaccagni. Corriere dello Sport

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Motta per il presente ma anche per il futuro: Provedel in scadenza, Mandas vuole la Premier

Da alternativa a protagonista: il percorso in biancoceleste di Edoardo Motta.


Motta si sta prendendo la Lazio nel momento più delicato della stagione, trasformando un’occasione improvvisa in una candidatura concreta anche per il futuro. Arrivato dalla Serie B a gennaio, si è ritrovato titolare per necessità dopo l’infortunio di Provedel. Da lì in poi, ha risposto sul campo. E lo ha fatto con personalità. Sono quattro, sottolinea il Corriere dello Sport, le sue presenze in Serie A: un curriculum chiaramente ancora ridotto, ma già significativo. In due occasioni (contro Milan e Bologna) ha mantenuto la porta inviolata, dimostrando solidità e concentrazione, senza pagare lo scotto del salto di categoria. Il momento simbolo resta il rigore parato a Orsolini al Dall’Ara, intervento che ha cambiato l’inerzia della partita contro i rossoblù. Ma anche nell’ultima sfida contro il Parma all’Olimpico ha lasciato il segno: decisiva la parata su Valeri nel finale del primo tempo, con la Lazio sotto pressione e a rischio di subire il 2-0 che avrebbe messo forse una pietra tombale sulla gara. Parate pesanti, ma soprattutto continuità.


È così, conclude il quotidiano, che si è guadagnato spazio. E fiducia. Non solo nello spogliatoio, ma anche agli occhi dello staff tecnico. Sarri ha trovato in lui una risposta pronta, affidabile, capace di garantire equilibrio in una fase in cui la porta della Lazio era diventata un punto interrogativo. E ora, inevitabilmente, il discorso si allarga. Perché se fino a poche settimane fa Motta era una soluzione temporanea, oggi non è più così impensabile immaginarlo anche nel progetto della prossima stagione. Prematuro parlare di gerarchie o scelte definitive, ma il suo nome si è inserito in modo credibile in una situazione ancora fluida e in evoluzione. Provedel resta almeno in teoria il riferimento, ma il suo contratto scade nel 2027 e, nonostante le voci di rinnovo, non ci sono stati passi concreti negli ultimi mesi. Una situazione che mantiene aperti scenari. Dall’altra parte c’è Mandas, attualmente in prestito al Bournemouth. Non ha ancora giocato, e l’obbligo di riscatto legato alla qualificazione in Champions League appare fuori portata. Il ritorno a Roma in estate è un’opzione concreta, ma anche la sua posizione non è definita: il portiere greco ha già fatto capire di voler trovare continuità e spazio da titolare.

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Rambaudi: “Lazio, non puoi arrivare così a Bergamo. Per me con Patric…” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Si sa che il Parma ti toglie profondità e ti fa giocare nella metà campo avversaria e la Lazio ha difficoltà a giocare nel chiuso; a me non è piacuita nel primo tempo, ha giocato un calcio prevedibile.

Per me con Patric nelle gare precedenti c’era un gioco più fluido, invece ci siamo trovati a giocare in maniera orizzontale, tutti fermi. Non vuole essere un paragone Patric-Cataldi, nelle gare precedenti il giocatore lì in mezzo semplificava tutto. Siamo stati lenti nel fare la scelta giusta e contro queste squadre vai in difficoltà.

Non bene la prestazione, poi nel secondo tempo meglio. Comunque ci può stare dopo la sosta, ma certamente non puoi arrivare così alla sfida di Bergamo”.

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POLITICA SPORTIVA

Tutta la Serie A tranne Lotito appoggia Malagò: vuole commissariare la FIGC

Il candidato principale come successore di Gravina a presidente della FIGC, al momento, è Giovanni Malagò, ex numero uno del CONI. Come riporta Repubblica, Malagò ha chiamato mezza Serie A per ottenere appoggio e consensi, ma non ha trovato quello del presidente Lotito.

Anzi, c’è di più. Il patron biancoceleste sta supportando e sostenendo l’idea del Ministro Abodi di commissariare la Federazione, aprendo così una fase di transizione all’interno della massima istituzione calcistica. Da giorni, infatti, il numero uno del club biancoceleste ha affidato all’ex presidente della Lega Serie A, nonché suo fedelissimo alleato, Lorenzo Casini, di redigere un disegno di legge che permetta appunto alla politica di commissariare la Federcalcio.

Si tratterebbe di una mossa estrema, che indurrebbe anche la Uefa a tenere fuori l’Italia dalle coppe europee e dall’Europeo. In questo caso, la nostra nazione perderebbe anche del 2032 che si sta tentando di ospitare in casa. La situazione è in divenire, ma le elezioni del 22 giugno sono alle porte. Quella di Lotito è una corsa contro il tempo ma, soprattutto, in solitaria. Malagò è appoggiato da quasi tutta la Lega Serie A, il presidente della Lazio potrebbe ritrovarsi spalle al muro.

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APPROFONDIMENTI

Lazio, carestia di gol: Noslin aggancia Zac ed Isaksen, ma il mercato ha fatto flop

Appena 32 gol realizzati in 31 giornate, numeri con cui la Lazio condivide il sesto peggior attacco della Serie A con il Cagliari. Solo il Parma e le ultime quattro della classifica hanno fatto peggio dei biancocelesti, che però in un dato risultano addirittura essere la seconda peggior squadra del campionato. I quattro gol di Isaksen lo rendono il secondo miglior marcatore meno prolifico della Serie A, dietro solo ai tre del trio Banda, Ramadani e Stulic del Lecce. Nessuno segna, ieri lo ha fatto Tifjani Noslin che con il quarto gol stagionale (tre in A più la rete in Coppa Italia a Bologna) ha agganciato il danese e Zaccagni. E sotto il profilo dei gol il mercato di gennaio non ha aiutato il reparto offensivo. Maldini è a un gol in 721 minuti di gioco in tutte le competizioni, Ratkov ancora deve trovare la prima rete in biancoceleste. L’unica nota lieta è Taylor, già a un passo dal diventare il miglior marcatore stagionali visti tre gol realizzati nelle dodici partite giocate in Serie A.

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APPROFONDIMENTI

Lazio, che fatica senza spazi: cercasi qualità per aprire le piccole

Una Lazio piccola con le piccole. E questa l’indicazione che arriva dal girone di ritorno dei biancoceleste e che è stata confermata anche dal pareggio di ieri sera all’Olimpico contro il Parma. Le dodici partite giocate negli ultimi due mesi e mezzo sono piuttosto emblematiche e spiegano perfettamente quello che è lo stato attuale della rosa biancoceleste. Se c’è da sfruttare gli spazi e lasciar fare la partita all’avversario, allora la squadra di Maurizio Sarri ha le carte in regola per mettere in difficoltà quasi chiunque. Se, invece, gli spazi si chiudono e serve maggiore qualità emergono tutti i limiti della rosa. In sei partite contro squadre della parte sinistra della classifica la Lazio ha ottenuto dieci punti nel girone di ritorno. Sono invece nove i punti ottenuti nelle sei sfide con le squadre della parte destra della classifica, con appena due vittorie di misura contro il Verona al Bentegodi e col Genoa nel recupero all’Olimpico. Tuttomercatoweb.com

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TIFOSI

Lazio, la contestazione lascia un altro segno: i numeri dell’Olimpico

Il Corriere dello Sport questa mattina torna sui numeri impietosi di tifosi della Lazio presenti sugli spalti dell’Olimpico anche per la gara col Parma dovuti alla contestazione sempre in atto, di poco superiori alle ultime uscite della squadra di Sarri tra le mura amiche. 

10mila i sostenitori biancocelesti, mille invece quelli ospiti giunti da Parma per un totale di undicimila anime sigli spalti dello stadio Olimpico. Meglio delle ultime uscite ad eccezione della gara col Milan che aveva visto l’impianto ripopolarsi ma comunque numeri bassissimi. 5mila i tifosi di fede laziale che hanno scelto di acquistare il biglietto mentre gli altri fanno parte degli oltre 29mila abbonati che hanno scelto di presentarsi senza aderire alla contestazione in atto. 

Secondo il quotidiano questa che ormai non è più una novità ma la nuova regola, potrebbe protrarsi fino al termine della stagione con forse un paio di eccezioni. Potrebbero essere fatte valutazioni infatti per il derby con la Roma e per l’eventuale finale di Coppa Italia. Per quanto riguarda le altre gare l’Olimpico pare invece destinato ad avere la stragrande maggioranza di seggiolini vuoti. 

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DICHIARAZIONI

Lazio, conferenza Sarri: “Ct Nazionale? Sto facendo una cosa che mi piace. Positivo su Zaccagni, Maldini…” (AUDIO)

La Lazio impatta sul Parma all’Olimpico, e nell’anticipo della 31ª giornata di Serie A la gara finisce 1-1. Al termine della partita il tecnico Maurizio Sarri è intervenuto in conferenza stampa per analizzare il match. Di seguito le sue parole:

Cosa è mancato per la vittoria?

«L’atteggiamento che hanno avuto loro, con un blocco basso, solitamente l’aspetto più importante è non prendere gol. Perché è un tipo di atteggiamento che poi va a calare, può succedere l’episodio. Purtroppo noi siamo andati sotto. Abbiamo delle responsabilità del primo tempo, era tutto palla addosso. Questo ti porta a facilitare la fase difensiva. Nella ripresa i ritmi sono stati diversi, la possibilità di vincere la partita c’era. I 22 minuti e mezzo di tempo effettivo non ci hanno aiutato»

Se le proponessero la panchina della Nazionale?

«Ho l’impressione che tu mi abbia dato del vecchio (ride, ndr). Non ci ho mai pensato, sto facendo una cosa che mi piace»

Dagli spalti è sembrata una squadra svogliata. Come stanno gli infortunati?

«No, dai. Non è una squadra svogliata, non sono d’accordo. Il primo tempo è stato fatto sotto ritmo, ma nella ripresa quello che poteva fare l’ha fatto. Se a inizio campionato facevi una lista che avrebbero dovuto giocare tutte le partite mettevi proprio quelli infortunati. Zaccagni ha fatto l’ultimo controllo e sembra positivo, spero di recuperarlo prima di Bergamo in modo di averlo anche in condizione. Patric sta diventando un giocatore importante e credo sia risolvibile. Provedel e Rovella sono situazioni più complicate. L’infiammazione rotulea di Gila è sempre difficile da valutare. Sembra una situazione in guarigione ma poi si riparte da capo»

Come sta procedendo l’adattamento di Maldini? Fino a che punto andrà avanti con lui? Su Ratkov?

«Non devo dare spiegazioni, le danno le scelte. Lo vedo peggio degli altri, in questo momento. Non può fare l’esterno, solo l’attaccante centrale. Ha tutte le attenuanti del caso, alcuni giocatori hanno bisogno di tempo. Penso che sia in una fase di questo tipo. Poi si valuterà quando darà sensazioni diverse. Il Parma ha fatto grandi risultati, non siamo superficiali nel pensare che sia semplice. Maldini? Sta facendo un percorso che per lui può essere complicato oppure potrebbe essere una risoluzione»

Ha già in mente le prossime rotazioni a centrocampo? Il trio Cataldi-Taylor-Dele-Bashiru è il migliore al momento?

«Noi veniamo da un momento in cui non è che avessimo tanto da scegliere a centrocampo. Basic era in panchina ma a meno di necessità non avrebbe giocato. Patric va preso in considerazione. Per quanto riguarda le rotazioni, io non credo a quelle studiate. Non è detto che se un giocatore sta fuori 10 giorni poi arrivi in forma»