“Finale Coppa Italia? In questo l’Atalanta può battere tutti, ha giocatori che fanno la differenza e Scamacca finalmente sta facendo vedere di essere un grande centravanti. Giocano in un modo fastidioso, se in condizione difficilmente sono battibili.
Un paragone tra giocatori della mia Lazio e quella di oggi? Come corsa vedo una grande analogia tra Guendouzi e Re Cecconi. Non sono giocatori che fanno tanti gol, ma in campo si sentono, hanno un peso evidente.
Vasquez del Genoa per la difesa della Lazio? E’ un buon giocatore, ma il passaggio da una piazza come quella di Genova a quella laziale è tutto da verificare. Un esempio è quello di Kamada. Ha faticato molto ad adattarsi, ora iniziamo a vedere le sue qualità. Bravo anche Tudor a valorizzarlo, a farlo giocare di più, ha sfruttato la sua crescita anche in termini di adattamento”.
Inzaghi con la Lazio ha fatto sempre registrare un calo nel finale. Domenica Immobile e compagni sfideranno la sua Inter a San Siro (fischio d’inizio alle 18, diretta tv su Dazn). Sarà l’ultima gara interna dei nerazzurri, che festeggeranno lo scudetto (e la seconda stella). Nella sua esperienza da allenatore della Lazio, però, Inzaghi ha perso in quattro occasioni l’ultima partita disputata all’Olimpico in campionato (nel 2021 fu il derby, formalmente in trasferta), pareggiando in un’occasione e vincendo solo nel 2020. In biancoceleste perse il sogno Champions proprio venendo sconfitto dall’Inter nell’ultimo turno, ora può ostacolare la rincorsa alla massima competizione europea della squadra di Tudor (che è a un punto dal sesto posto che può essere valido se l’Atalanta dovesse vincere l’Europa League classificandosi quinta). Le due tifoserie sono legate da un vecchio gemellaggio, ma fra le società ci sono stati diversi motivi di tensione. Dal 5 maggio 2002, quando la Lazio, che inseguiva ancora la qualificazione europea, fece evaporare il sogno scudetto dei milanesi, fino ai vari passaggi di giocatori: particolarmente eclatante fu quello di De Vrij, che nell’ultima giornata del 2018 provocò il rigore, poi trasformato da Icardi, che consentì all’Inter di vincere e scavalcare i biancocelesti. Non un caso il fatto che sui social molti utenti gli stiano ricordando l’episodio chiedendogli, più o meno ironicamente, di ripeterlo e di favorire la sua ex. Con gli ottimi risultati ottenuti dall’addio di Sarri in poi, d’altronde, tifosi e società sperano ancora di riuscire a strappare la qualificazione alla prossima Champions League, ma per farlo la squadra si dovrà scontrare con il vecchio amico Inzaghi e con qualche altro giocatore che, in realtà, non si è lasciato benissimo con i biancocelesti.
Sono giorni di attesa in casa Lazio per il rinnovo di Daichi Kamada. Il centrocampista giapponese è diventato uno dei perni dello scacchiere di Igor Tudor ma entro la fine del mese di maggio scadrà l’opzione per il prolungamento del suo contratto. L’ex Eintracht ha un accordo fino al 30 giugno prossimo con la Lazio ma potrebbe decidere di estendere il suo contratto al 30 giugno 2027. La decisione, come scrive il Corriere dello Sport, potrebbe essere presa anche nelle prossime ore o al massimo entro il 20 maggio prossimo, anticipando un po’ i tempi.Nessuno dalle parti di Formello però ha intenzione di sbilanciarsi, visto che Kamada non ha dato l’impressione di voler lasciare Roma dopo un solo anno. Ci sono stati vari accostamenti, fra cui quello al Crystal Palace o altri club di Bundesliga, ma il giapponese non ha vacillato. Tudor fin dal suo arrivo gli ha affidato le chiavi del centrocampo laziale, dandogli quella fiducia che forse gli è mancata con Maurizio Sarri. La Lazio dunque difficilmente vorrà privarsi di un giocatore così versatile e utile come lui.
ALESSANDRO ONORATO, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!
“Non so se è la volta buona per lo stadio della Lazio, posso dire che il presidente Lotito ha dato mandato ed ha realizzato un progetto di riqualificazione e ristrutturazione dello stadio Flaminio. Io l’ho visto ed immagino che a breve sarà presentato, non credo che Lotito abbia speso dei soldi per non procedere ulteriormente. Nel momento in cui tutte le carte saranno pronte, immagino sarà presentato e noi saremo chiamati ad accompagnare il tutto con una conferenza dei servizi. Il render è un grafico di ristrutturazione e se parliamo di Flaminio possiamo dire che la novità c’è. Noi abbiamo il dovere di dare un futuro diverso a questo impianto che è chiuso da 13 anni. La priorità è sempre stata data alla Lazio, ci sono stati momenti anche di discussione, ma ora dobbiamo essere onesti a riconoscere che la Lazio abbia dato l’incarico ad uno studio per procedere sul progetto. Poi una volta depositato il progetto seguiremo l’iter”.
Flaminio-Lazio, ipotetiche tempistiche
“Il Flaminio è una tipologia di impianto che, nel momento in cui la conferenza di servizi darà l’ok, cosa che dovrebbe avvenire in 10-11 mesi, si costruisce in circa tre anni. L’elemento fondamentale è l’ok delle varie istituzioni, poi in tre anni apri lo stadio. L’importante è avere i soldi per fare l’investimento, il comune ha già dimostrato nel caso della Roma di seguire l’iter. Il progetto che ho visto non parla di abbattimento, bensì di valorizzazione della struttura attuale. Non voglio fare l’ottimista, ma se il progetto è completo in tutte le sue parti, l’iter autorizzativo è molto più veloce, in circa un anno si potrebbero avere tutte le carte in regola per poggiare la prima pietra. L’investimento lo deve fare la Lazio, i soldi pubblici possono andare sono in iniziative con finalità pubbliche. Comunque vada abbiamo intenzione di riaprire il Flaminio. Per il momento non abbiamo nessun appuntamento, ma un filo diretto con il presidente della Lazio e so che loro stanno lavorando su dettagli importanti. Qui nessuno ha interesse a creare fumo, ma solo da fare sostanza. Deve iniziare un iter, poi tutti i soggetti coinvolti saranno chiamati a presentarsi davanti all’opinione pubblica”.
Dopo la 36esima giornata del campionato di Serie A, l’Inter di Simone Inzaghi, vincitrice dello Scudetto della seconda stella, continua a guidare anche la speciale graduatoria dei rigori a favore, con 14 penalty fischiati a proprio vantaggio, con un bilancio di 13 gol fatti (grazie all’infallibile Hakan Calhanoglu) e un errore (commesso da Lautaro Martinez contro l’Atalanta, con la parata di Marco Carnesecchi). La leadership dei nerazzurri nella classifica dei rigori a favore è insidiata dalla Roma di Daniele De Rossi, che a Bergamo contro l’Atalanta ha beneficiato del 12esimo rigore a favore in questo campionato (11 quelli realizzati). Per quanto riguarda invece i rigori fischiati contro, la squadra che ha avuto meno tiri dagli undici metri assegnati a proprio svantaggio è il Verona di Marco Baroni, con 2 penalty contro (entrambi segnati), seguito dalla Juventus di Massimiliano Allegri, con tre rigori contro di cui uni fallito (da Victor Osimhen in Napoli-Juve, prima della ribattuta vincente in gol di Giacomo Raspadori), dal Genoa di Alberto Gilardino (3 contro, 2 segnati) e dalla Lazio di Igor Tudor (3 contro, 2 segnati, 4 quelli a favore).
“Il ricordo del 14 maggio 2000 e dello Scudettoè sempre una grande emozione. Ricordo quando al termine della gara vinta con la Reggina, seguivo la gara della Juventus a Perugia in bassa frequenza insieme a Stankovic e Sinisa. Fu palpitante, eravamo certi che la Juventus riuscisse a pareggiare, evenienza che ci avrebbe portato allo spareggio. Ricordo benissimo anche la tristezza dell’ultima domenica dell’anno precedente, stesso sentimento del 2000. C’era pessimismo, ci auguravamo lo spareggio, consapevoli di star meglio della Juventus in quel momento. Il nostro finale di stagione fu incredibile.
Un punto di contatto chiaro tra il primo scudetto della Lazio ed il secondo è la figura dei due allenatori, Maestrelli ed Eriksson. Nel tempo mi sono appassionato alla storia della Lazio, ho stretto un’amicizia con Massimo Maestrelli. Noi eravamo una squadra costruita per vincere, quella del 74 è una favola, una vittoria che si è creata con grandi personalità e con dinamiche di spogliatoio speciali. Un altro elemento che ci accomuna è che anche loro hanno sfiorato il titolo l’anno precedente. Quella Lazio lì mi è entrata nel cuore, ho visitato la tomba in cui riposano Maestrelli, Chinaglia e Wilson, una cosa davvero unica al mondo.
Se mi chiedete di scegliere una persona senza la quale sarebbe stato difficile vincere lo scudetto, dico Eriksson. Difficile citare un solo giocatore, ce ne erano troppi di incredibile qualità e personalità che sono stati decisivi in determinati momenti. Non so se senza Eriksson avremmo vinto. Il pensiero oggi va a lui, una persona unica, decisiva per la mia carriera. Ricordo le chiacchierate in cui parlavamo di tutto, sono molto legato a lui e la notizia della sua malattia mi ha fatto male. Sinisa Mihajlovic, invece, è una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E’ stato un guerriero, un fratello, un dolore eterno. Cragnotti? Per noi era il presidente che tutti i giocatori sognano di avere. Non a caso ancora oggi è tanto amato. Mancini? Ha dato il suo contributo, ma se parliamo di una singola persona, l’unico che davvero ha inciso è Eriksson”
FORMELLO – Si rivede Luis Alberto. Lo spagnolo questo pomeriggio si è allenato con il resto dei calciatori che contro l’Empoli hanno trovato poco spazio o non sono stati utilizzati. Proprio come lui, che era stato escluso per alcune incomprensioni con Tudor. In gruppo si è rivisto anche Gila, ottima notizia, considerando che a Milano non ci sarà Romagnoli, squalificato.
Vecino è sempre stato molto concreto, si è confermato tale anche domenica, al termine della partita con l’Empoli: “Se siamo settimi è perché non meritiamo di più – ha detto -. Il campo non mente mai”. Nel pomeriggio è poi andato all’Auditorium della Musica a rendere omaggio alla squadra del 1974. Ha il contratto in scadenza nel 2025, il suo futuro però è un’incognita. Ha un ottimo rapporto con il presidente Lotito e sa che al momento la società ha altri pensieri (bisognerà innanzitutto capire a quale manifestazione europea parteciperà la squadra nella prossima stagione, poi andranno risolte le questioni legate a Luis Alberto e Immobile). Nel corso dell’estate però pure la sua posizione andrà chiarita. O rinnoverà, oppure si guarderà intorno. Lui è sereno. E da domenica è anche il miglior marcatore.
Spunta un nome a sorpresa per la fascia della Lazio. Come riportato dal Corriere dello Sport i biancocelesti sarebbero piombati su Holm. Esterno in forza all’Atalanta quest’anno, ma di proprietà dello Spezia. Il suo riscatto, fissato a 8,5 milioni, non è scontato da parte della Dea, che sta ragionando anche su altri tipi di investimento in estate Se il calciatore dovesse quindi tornare ai liguri, che anche l’anno prossimo giocheranno in Serie B, il ds della Lazio, Angelo Fabiani, potrebbe affondare il colpo per rinnovare la batteria degli esterni.
Emil Holm è un classe 2000, svedese, cresciuto calcisticamente nel Goteborg e passato poi per il Sönderjyske, in Danimarca, prima di arrivare a La Spezia. A fine agosto 2023 si è trasferito in prestito oneroso (2,5 milioni) a Bergamo. Quest’anno con gli orobici ha totalizzato 30 presenze tra campionato e coppe realizzando anche un gol e quattro assist. Ha caratteristiche particolari per un esterno di fascia, essendo alto oltre un metro e novanta.
GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!
“I rapporti che intercorrono tra Guendouzi e Tudor e Luis Alberto e Tudor non sono buoni in forma diversa. Non penso che oggi alla ripresa della preparazione ci saranno confronti con lo spagnolo, ma evidente che su questi due nomi ci sono anche possibilità di divorzio a fine stagione. Quando parliamo di cessioni, però, la facciamo molto facile, poi bisogna capire come risponde il mercato rispetto alle cifre pretese dalla Lazio”.
ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!
“Vediamo come andrà la ripresa a Formello, se parleranno Tudor e Luis Alberto. Non credo ci sarà un particolare faccia a faccia, la scelta su Milano dipenderà da come si allenerà, è chiaro che è fortemente in dubbio. Penso che Sarri alla fine tornerà in una panchina della Premier, non mi risultano volontà di restare in Italia o andare al Siviglia. Quello di cui sono certo è che i primi nomi che farà sono quelli di Romagnoli e Guendouzi. Nonostante i risultati positivi portati da Tudor, questa percezione di apprensione per il futuro passa anche dai cambiamenti portati a livello tattico e da situazioni che si sono venuti a creare su alcuni calciatori. Sul fronte Luis Alberto, mi sembra chiaro che non ci siano più i presupposti per continuare insieme. Lui vorrebbe liberarsi rescindendo il contratto, mi risulta un’offerta importante dal Qatar, ma Lotito non è assolutamente intenzionato a liberarlo senza un’offerta di 15 milioni per il cartellino”.