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DICHIARAZIONI

Lazio, Lotito senza freni: “Se i tifosi non vogliono non vengano, stronzi che si sfogano su di me. Squadra senza attributi. Su Sarri…”

“Sti c…i.” Claudio Lotito liquida così Tommaso Paradiso, ex voce dei Thegiornalisti e tifoso biancoceleste, che gli aveva scritto una lettera aperta accusandolo di aver “desertificato un popolo” e allontanato i laziali dall’Olimpico. Lo show del presidente della Lazio è alla buvette di Montecitorio. Il senatore forzista non le manda a dire a nessuno: sui tifosi, sulle critiche interne alla società, sul suo futuro da patron. Un sfogo a ruota libera.La lettera del cantante romano aveva fatto rumore nelle ultime ore tra i tifosi biancocelesti. Lotito la smonta in poche parole: “Io non ascolto la musica, non ballo, non ho tempo. Dormo tre ore a notte, poi lavoro. Non so chi sia questo Tommaso Paradiso”. Poi aggiunge, con tono più distaccato: “Ognuno può scrivere quello che vuole, ma sempre nel rispetto della legge”.

Sulle curve semivuote dell’Olimpico, Lotito scarica la responsabilità sui tifosi stessi: “Lo dovete chiedere a quelli che non vengono, mica li posso inchiodare. Non vogliono venire? Non vengano”. Poi la stoccata che farà discutere: “Forse a Roma i tifosi non ci stanno, ma in tutto il mondo ce ne sono tantissimi, anche in Cina”. Ai cronisti che gli chiedono di ricucire il rapporto con la tifoseria, Lotito risponde secco: “Non lo dovete chiedere a me, io non ho mai fatto la guerra a nessuno”, aggiungendo però che qualcuno “l’ha alimentata anche dentro la società” — una frecciata verso l’interno che non specifica ulteriormente. Sul suo ruolo da presidente è netto: “Il tifoso deve tifare, io faccio il presidente. Voglio rendere la Lazio immortale, indipendente anche da Claudio Lotito. Devo tutelare la storia della Lazio, non posso farla fallire”. Infine il passaggio su Maurizio Sarri, allenatore biancoceleste dato in uscita da Formello e conteso da Napoli e Atalanta: “Ha un contratto con la Lazio, punto”

Incalzato dai cronisti, aggiusta un po’ il tiro: “Sul risultato” i tifosi “hanno ragione: abbiamo perso con le squadre piccole e abbiamo vinto con le grandi. Qualcosa non ha funzionato, è andata male- ammette Lotito- una stagione maledetta con migliaia di infortuni. Io non mi devo scusare di niente, se non dei risultati che non sono venuti. Forse all’inizio dell’anno ho delegato troppo, poi ho ripreso la società in mano e i risultati sono venuti”. Rivendica, però, di essere sempre presente: “Io faccio pure l’ammortizzatore sociale, ‘sti stronzi sennò con chi si sfogano? Faccio pure il pungiball, Friedkin invece è un fantasma…”. L’anno è finito con le sconfitte in finale di coppa Italia e nel derby: “Prendi un gol da calcio d’angolo e poi il secondo uguale, ma vuoi mettere qualcuno che marca? In campo mica ci vado io…”.

Lo sciopero degli abbonati ha inciso sul rendimento della squadra? “Giocare senza il tifo non è la stessa cosa- osserva Lotito- ma anche con i tifosi non è cambiato nulla: con l’Inter abbiamo perso 2 a 0, un autogol e una palla che gli abbiamo dato noi, poi ci siamo mangiati tre gol davanti alla porta. Che cosa ha fatto l’Inter per vincere? Abbiamo fatto tutto noi. Se i giocatori avessero gli attributi che c’ho io sarebbe già finita la partita, non c’è storia per nessuno. Il problema è che quando vanno in campo si cacano sotto…”. Per Lotito “il tifoso deve avere pazienza: al 30 di novembre del 2027 finiscono tutti i debiti fatti dagli altri, dagli scienziati esperti di calcio prima di me”. A quel punto “recupererò 30 milioni di euro l’anno di cassa. Poi sto facendo lo stadio e sto quotando la Lazio al Nasdaq di New York, capitalizzerà un miliardo e mezzo, tre con lo stadio: do you understand?”.

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Lazio, ultima chance per Przyborek: spera di esserci contro il Pisa

Quella di sabato può diventare l’occasione dell’esordio in biancoceleste del polacco.

Arrivato a gennaio dal Pogoń Szczecin, è stato utilizzato una volta con i ragazzi di Punzi, che l’ha convocato e schierato nel baby derby del 19 aprile: 71 minuti in campo in una sfida senza emozioni, terminata 0-0 al Fersini. È servita per riattivare le gambe dopo quasi tre mesi passati in panchina, senza mai trovare sbocco sul campo. Il discorso non è cambiato fino alla penultima giornata, è rimasta solamente la gara con il Pisa per rompere il ghiaccio in prima squadra. L’emergenza a centrocampo può aiutarlo a centrare il debutto in corsa. Przyborek, riporta il Corriere dello Sport, può sfruttare i forfait dei compagni per centrare la prima presenza con la Lazio. Nel mercato invernale Fabiani aveva chiuso il suo acquisto per 4,5 milioni di euro più bonus, crede nelle sue qualità, il desiderio di vederlo all’opera non si è mai concretizzato.

Classe 2007, il più giovane della rosa. Sarri non l’ha ancora preso in considerazione, in conferenza ha ribadito l’addestramento tattico e il lavoro fisico necessari prima di gettarlo nella mischia.«Per il ruolo da mezzala ci vorrà più tempo», aveva spiegato l’allenatore. Nel 3-5-2 della Polonia Under 19, di cui è il capitano, è stato schierato da seconda punta nelle amichevoli disputate a marzo. Per Przyborek l’unica chance rimasta è la giornata conclusiva con il Pisa. L’ultima possibile.

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Lazio, si riapre la pista Diogo Leite: le ultime sul centrale portoghese

Corriere dello Sport

Nelle ultime ore in particolare sono arrivati due segnali in vista della prossima annata: Alfonso Pedraza e Diogo Leite hanno salutato ufficialmente Villarreal e Union Berlino. Il primo, ribadisce il Corriere dello Sport, è già destinato a vestirsi di biancoceleste, il secondo potrebbe tornare presto nei radar. Pedraza, infatti, sarà un nuovo giocatore della Lazio. Lo spagnolo aveva già trovato da tempo un accordo per trasferirsi a parametro zero a Roma e il Villarreal ha ufficializzato il suo addio con un lungo comunicato pieno di affetto e riconoscenza.

Diversa, si legge, la situazione legata a Diogo Leite. Il centrale portoghese era stato trattato concretamente già a gennaio, prima che l’operazione si arenasse tra problemi fisici e questioni legate ai suoi agenti. Ora, però, può tornare di moda. Il difensore ha salutato ufficialmente l’Union Berlino: «Non è stato solo il luogo in cui ho giocato a calcio, ma quello in cui sono cresciuto e ho vissuto alcuni dei momenti più importanti della mia carriera». Un addio che lo rende di fatto libero e che potrebbe riaprire immediatamente la pista Lazio. Il club biancoceleste aveva già mostrato interesse forte nei suoi confronti e nelle prossime settimane potrebbe tornare alla carica.

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Lazio, Fabiani sonda Pisacane ma il nome più caldo è Palladino: il borsino del dopo Sarri

La Lazio si muove in silenzio, ma il cantiere della panchina è già aperto. Il futuro di Maurizio Sarri resta appeso a valutazioni, riflessioni e possibili tentazioni esterne, con Napoli e Atalanta sullo sfondo. Per questo il club biancoceleste non vuole farsi trovare impreparato e ha iniziato a sondare più profili per l’eventuale successione. Secondo quanto riportato da Il Messaggero il nome più caldo è quello di Raffaele Palladino. L’allenatore dell’Atalanta avrebbe già dato la propria disponibilità a raccogliere l’eredità di Sarri alla Lazio. Un’apertura importante, che lo colloca tra i candidati più credibili per la panchina biancoceleste.

Palladino è considerato un profilo giovane, ambizioso e già pronto per una piazza esigente. La sua posizione è legata anche agli incastri che riguardano l’Atalanta, dove il futuro tecnico sembra destinato a cambiare. La Lazio valuta il suo nome con attenzione, consapevole che il dopo Sarri non potrà essere improvvisato. La società, però, non ha ancora sciolto il nodo principale: prima bisognerà capire cosa farà Sarri. Il tecnico ha un contratto, ma il clima attorno alla squadra e le parole di Lotito hanno reso il quadro più delicato.

Fabiani spinge per Pisacane

Tra i nomi in lista c’è anche FabioPisacane, reduce dall’esperienza al Cagliari. È un profilo che piace a Fabiani, pronto a sostenerne la candidatura. La Lazio lo considera un’opzione concreta, anche se al momento Palladino sembra più avanti nelle gerarchie. Pisacane rappresenterebbe una scelta diversa, più coraggiosa e meno scontata. Proprio per questo il suo nome resta sul tavolo, soprattutto nel caso in cui il club decidesse di aprire un nuovo ciclo con un tecnico emergente.

Restano sullo sfondo anche ThiagoMotta e Sergio Conceição, ma si tratta di piste più complicate. L’ex Juventus è considerato un profilo di alto livello, ma guadagna ancora tanto e ha estimatori anche fuori dall’Italia. Conceição, invece, resta un nome forte, ma difficilmente raggiungibile alle attuali condizioni.

Il vero spartiacque resta Sarri. Napoli e Atalanta osservano, De Laurentiis e Percassi hanno scenari aperti, mentre Lotito continua a ribadire che il tecnico è sotto contratto. La sensazione è che la Lazio abbia già preparato il piano B, ma aspetti il momento giusto per affondare.

In parallelo, il club lavora anche sul mercato: Gattuso e Grosso sono ancora in lista, mentre in difesa restano da valutare le posizioni di Gila, Romagnoli e degli altri giocatori in scadenza. La Lazio è davanti a un’estate decisiva: prima la panchina, poi la ricostruzione. Il Messaggero.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Agostinelli: “Mi chiedo se la Lazio può e vuole rilanciare. Il nuovo tecnico sarà…” (AUDIO)

ANDREA AGOSTINELLI in collegamento a ‘NMM’

“Come non mai, da tifoso laziale, mi sento nel punto più basso. Al di là di un aspetto tecnico peggiorato, era difficile pensare di poter andare in crisi di risorse e di conti. Il progetto tecnico negli anni ha gradualmente perso quota in termini di importanza, ma ci si affidava ad una società solida. Questa stagione è iniziata con una bugia detta al tecnico ed è proseguito con la sessione invernale in cui sono stati ceduti giocatori. Ora ho paura di quello che potrà essere il futuro di questa squadra ed il suo livello di competitività. Il mio dubbio è se questa società ha possibilità e volontà di evitare questo rischio.

Il tecnico che verrà alla Lazio non deciderà nulla sul mercato. L’identikit del nuovo tecnico, vista la situazione, dipenderà da quello che vogliono dalla squadra. Se vuoi una squadra che non molli mai scegli Gattuso, altrimenti puoi andare su un giovane emergente in rampa di lancio. Oppure puoi andare all’estero di medio calibro che viene qui e si accontenta di quello che propone il club. Uno come Italiano, per essere chiari, oggi non accetta la Lazio”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, le garanzie scritte per ripartire insieme che Sarri non avrebbe ottenuto

Sarri lascerà la Lazio, ma non ha mai chiuso davvero la porta al club capitolino. Anzi: ha ribadito più volte che “in questo momento parla solo con la Lazio”, prima di valutare qualunque proposta legata al suo futuro. Ma in questa valutazione, anche qui è stato chiaro, bisognava scindere l’aspetto ambientale da quello societario. Dal blocco del mercato scoperto dopo la firma, passando per il caos infortuni, le richieste ignorate e il trattamento da “dipendente” fino all’epilogo che oggi sembra più vicino che mai.

Mau, però, ha aspettato e posto le condizioni per restare. Avrebbe voluto sapere quanto e quale sarà il margine della Lazio per il prossimo mercato, chiedendo espressamente rassicurazioni sul budget da destinare al mercato (nessuna cifra richiesta, solo la necessità di sapere quanti soldi il club avrebbe destinato alla prossima sessione).

Secondo quanto riportato dal Il Messaggero, infatti, Sarri avrebbe voluto richiedere una scrittura privata che includesse specifiche fideiussioni a tutela degli investimenti da inserire nel contratto, in modo da poter provare a ripartire con delle garanzie scritte e ufficiali. Sarri, inoltre, avrebbe specificato che se al termine dell’incontro programmato per fine stagione non si fosse trovato un accordo avrebbe chiesto la possibilità di modificare o risolvere il proprio contratto. Condizioni che la Lazio, però, non avrebbe mai accettato.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Paglia: “Per Lotito la Lazio è un mezzo, non può esserci intesa. Futuro preoccupante e presto si scoprirà il bluff Flaminio” (AUDIO)

GUIDO PAGLIA in collegamento a ‘NMM’

“Fino a quando a Lotito non prenderà in considerazione l’ipotesi di trovare un’alternativa alla propria presidenza è tutto inutile. Sono molto preoccupato per il futuro della Lazio, l’uscita di scena di Sarri è già una cosa che mi crea il panico. Sento già dei nomi improbabili, ma il vero problema è quello dei giocatori. Perderemo i due centrali di difesa, il cuore della squadra, a meno che non si voglia perdere a zero Gila. Potrei continuare parlando del problema dei terzini e di tanto altro. C’è da rifare completamente la squadra, mi pongo domande anche sul futuro di Rovella. La mia preoccupazione è legata alla squadra che inizierà il prossimo campionato. Oltre a chi gestisce questi giocatori.

Il futuro può essere concepito solo in modo pessimistico, può davvero accadere qualsiasi cosa, anche se si sfasci tutti. Noi siamo tifosi, per noi la Lazio è un fine, per Lotito è un mezzo. Non c’è possibilità di trovare un punto d’intesa. Sul tema della ‘lazialità’ casca l’asino. Non c’è possibilità di accordo.

Sono assolutamente allineato con chi contesta nella maniera più dura questa società. Il Flaminio? Non c’è nessuna possibilità che diventi lo stadio della Lazio. Chi continua a pensare che questo possa accadere è in malafede. Ci sono troppe situazioni irrisolvibili, non ci saranno mai le autorizzazioni necessarie per la realizzazione. Servino investimenti pazzeschi, ma soprattutto in quella zona di Roma come scavi trovi reperti. A breve anche quel bluff sarà scoperto, poi lui se la prenderà con burocrazia e politica”.

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Lazio, Paradiso a Lotito: “Ha desertificato un mondo. Siamo stanchi e soli, non nati per galleggiare”

La lettera di Tommaso Paradiso sul Corriere dello Sport:

“Non più caro Presidente, perché una lettera a un presidente dovrebbe iniziare così. Con rispetto, con riconoscenza, magari perfino con affetto. Ma con lei no. E forse non è mai stato possibile. Lei, Presidente, ha desertificato un mondo. Ha desertificato un popolo nato nel 1900, una delle tifoserie più viscerali d’Italia, forse del mondo. Ma attenzione: il popolo laziale non è sparito. È ancora vivo, enorme, compatto. Semplicemente ha scelto di allontanarsi da lei. E forse questa è la sua sconfitta più grande. Essere riuscito a unire i laziali contro di lei più di quanto sia mai riuscito a unirli intorno alla sua Lazio. Ha trasformato una fede in una sopravvivenza. E la cosa più dolorosa è che non se n’è neanche accorto. Oppure sì, e allora è ancora peggio. Lei, negli anni, non ha perso occasione per attaccare i tifosi della Lazio. Interviste, telefonate, battute, risposte sprezzanti a numeri sconosciuti. Ogni occasione è diventata buona per colpire chi, invece, avrebbe dovuto proteggere. Noi. Recentemente ha detto una cosa che, secondo me, resterà una delle frasi più tragiche mai pronunciate da un presidente di calcio: che il tifoso laziale deve ringraziare di essere vivo. Come se la Lazio fosse una concessione. Come se dovessimo essere riconoscenti non per un sogno, ma per una semplice esistenza biologica. 

Lei si è identificato completamente con la Lazio. Nelle sue parole, ormai, la Lazio coincide con Claudio Lotito. Ma nessun club può diventare proprietà spirituale di un uomo. Nessuno. Se un cantante insultasse il suo pubblico, perderebbe il pubblico. Se un regista disprezzasse gli spettatori, le sale dei suoi film si svuoterebbero. Se un imprenditore offendesse continuamente i suoi clienti, il marchio crollerebbe. Nel calcio, invece, lei continua da anni a colpire i suoi tifosisenza mai fare un passo indietro. E il paradosso più grande è che la gente laziale continua ad amare la Lazio nonostante lei. Più di trentamila abbonati l’anno scorso. Più di trentamila anime dentro uno stadio con il mercato bloccato, con una squadra ferma, con un futuro opaco. Un miracolo d’amore che lei non ha mai veramente riconosciuto. 

Lei non invita il suo popolo allo stadio. Non gli tende la mano. Non dice mai: «Ho sbagliato». No. Lei alza muri. E ogni muro che alza allontana qualcuno dalla Lazio. 
Ma la frase più grave, quella che forse segna davvero il punto di non ritorno, è un’altra. Lei ha detto pubblicamente che i tifosi della Lazio non devono sognare. E allora mi chiedo: che cos’è il calcio senza sogni? Che cos’è una domenica senza l’illusione di poter diventare grandi? Che cos’è una curva senza la speranza? Il calcio è competizione, desiderio, ambizione, follia. È il bambino che pensa di poter vincere tutto anche quando sa che probabilmente non succederà. Lei invece ci ha chiesto di tifare per la stabilità. Per il bilancio. Per i conti in ordine. Per il galleggiamento. Come se la Lazio fosse una piccola azienda di provincia da mantenere in vita. Come se il massimo orizzonte possibile fosse non fallire.  Ma siamo nel 2026, e lei continua a fare il mezzadro mentre intorno passano astronavi.  Noi non siamo nati per galleggiare. 

Lei all’inizio doveva essere un traghettatore. Doveva prendere la Lazio in un momento drammatico e accompagnarla verso una rinascita. Ma la Lazio, Presidente, non l’ha salvata lei da solo. L’ha salvata soprattutto il suo popolo. I tifosi. Con gli abbonamenti, con i biglietti, con le televisioni a pagamento, con sacrifici economici fatti per amore. Lei non ha ricostruito un popolo: quel popolo esisteva già, e si è salvato da solo. Invece, col tempo, se n’è impossessato. Lentamente. Fino a farla diventare una cosa sua. E quando un presidente smette di considerarsi custode e inizia a sentirsi proprietario dell’anima di un club, lì comincia la rovina. Sono tre anni che questa squadra scivola verso il basso. Non solo nei risultati. Nello spirito. Nell’ambizione. Nell’identità.  
Oggi non si parla più di vincere. Nemmeno di lottare davvero per qualificarsi a una competizione europea. Oggi il tifoso laziale viene educato ad accontentarsi. A essere prudente. A non pretendere. A non sognare. Questo non è sport. Questo è l’antisport. Perché il calcio non nasce per far quadrare i bilanci. Nasce per far battere il cuore. E mentre tutto questo accade, lei continua ad attaccarci. Sempre. Ogni volta che parla sembra volerci ricordare che dobbiamo solo ringraziarla. Ma una tifoseria non può vivere di gratitudine obbligata. Una tifoseria vive di emozione, di appartenenza, di futuro. 

L’ultima immagine è quella che fa più male di tutte. Il derby con lo stadio vuoto.  Una tifoseria che rinuncia al derby è una cosa che non dovrebbe esistere. Eppure è successo. Per la prima volta il popolo laziale ha scelto il silenzio. Ha scelto il vuoto. Ha scelto di lasciare sola la propria squadra pur di mandare un messaggio più grande del calcio stesso. 
Questa è la desertificazione. Lei non ha svuotato solo uno stadio. Ha svuotato l’anima di una parte di città. Perché il laziale vive per quelle partite. Ci costruisce amicizie, amori, ricordi, infanzie. Eppure oggi preferisce soffrire fuori, pur di non sentirsi più complice.  Perché senza tifosi il calcio non esiste. Che cos’è una squadra senza il suo popolo? Niente. Solo un’azienda che corre dietro a un pallone. Lei ha diviso il mondo Lazio in mille frammenti. Ancora oggi il mondo laziale litiga ovunque. Nelle radio, nei bar, sui social, nelle chat, per strada, dentro le famiglie. Fratelli laziali che si vogliono bene da una vita finiscono per scontrarsi, discutere, allontanarsi per colpa sua. E questa, forse, è la sconfitta peggiore. Aver trasformato un popolo in una guerra fratricida. Quando dice che resterà per sempre, che lascerà la Lazio alla sua famiglia, noi ci sentiamo morire dentro. Perché significa condannarci all’idea che non esista più un domani diverso. Che il tempo si sia fermato. Che questa agonia debba diventare normalità. Ma noi vogliamo ancora vivere. Lei grazie alla Lazio è diventato potente. È diventato senatore. Ha costruito un sistema. Ma un presidente dovrebbe ascoltare il suo popolo. Sempre. Soprattutto quando quel popolo soffre. Che senso ha guidare un club così importante se nessuno la vuole più? 

A volte questa situazione mi ricorda certe corti medievali. I sovrani continuavano a banchettare mentre fuori il popolo moriva lentamente. E più la distanza aumentava, più diventava impossibile capirsi.  Noi siamo stanchi.  Stanchi di sentirci dire che dobbiamo aspettare. Stanchi di ascoltare sempre le stesse frasi dal 2004. Con una differenza enorme, però: prima almeno ci vendevate un sogno. Adesso neanche più quello. Adesso ci dite apertamente di non averne. Siamo rimasti soli, Presidente. Come naufraghi che scrivono HELP sulla sabbia aspettando una nave che non passa mai. E forse, ormai, il vero grido del laziale è diventato questo: qualcuno ci venga a salvare. Una volta i Beatles cantavano: “And in the end, the love you take is equal to the love you make”. Alla fine ricevi sempre quello che semini. Vale per l’amore, certo”.

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CALCIOMERCATO RASSEGNA STAMPA

Lazio, anche Provedel ad un anno dalla scadenza: il futuro dipende da Mandas

Mezza Lazio potrebbe salutare in estate. Chi è in scadenza, chi lo sarà l’anno prossimo e considera la propria avventura conclusa e chi con un contratto corto non ha ancora ricevuto segnali in merito a cosa fare del proprio futuro prossimo. Diverse le categorie di calciatori, con la società che inevitabilmente dovrà capire già da domenica (appena terminato il campionato) cosa fare e chi confermare Anche fra i pali, dove la situazione è stata complessa nelle ultime settimane a causa di ripetuti infortuni.

Come riporta il Messaggero, è un rebus da risolvere anche il futuro di Ivan Provedel. Il portiere friulano è in scadenza nel 2027, molto dipenderà da cosa accadrà nelle prossime settimane con Mandas (riscatto del Bournemouth non ancora certo) e Motta, che potrebbe rimanere anche come primo l’anno prossimo.

Il rinnovo del numero 94 sembra lontano, una decisione andrà presa anche in base a come tornerà dall’infortunio alla spalla. Sta di fatto che Provedel, Motta e Mandas tutti insieme difficilmente resteranno. Se il greco sarà riscattato, la scelta sarà fatta solo sui due portieri attualmente in rosa, altrimenti il rebus potrebbe ingrandirsi e coinvolgere diverse settimane del mercato biancoceleste.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “La Lazio perderà i pezzi migliori e prenderà giovani. Paradiso? Lettera da incorniciare” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Quella di Tommaso Paradiso è una lettera che andrebbe incorniciata e messa all’ingresso del museo della Lazio; ha spiegato cosa è la Lazio e cosa sono i suoi tifoso. Standing ovation per lui e complimenti anche a Zazzaroni.

Il primo a partire dei 9 in scadenza nel 2027 per me è Provedel perché guadagna tanto, quindi verrà promosso Motta. Mandas e Provedel serviranno per fare cassa, il dodicesimo sarà un trentenne da prendere a zero e poi il terzo portiere sarà Furlanetto.

Dei 9 in scadenza tratterrei Romagnoli, Gila e Provedel. Ci metto anche Cataldi. Sapremo comunque tra pochi giochi come la Lazio potrà operare sul mercato.

Appena aprirà il mercato la Lazio partirà da -19 milioni, 12 da dare alla Salernitana e 7 alla Juve per l’ultima rata di Rovella e Pellegrini. La Lazio perderà i pezzi migliori per fare i soldi e prenderà giovani”.