Domenica 26 maggio, ore 20:45, la Lazio giocherà l’ultima partita del suo campionato davanti ai propri tifosi. Ma come sono andate le ultime giornate di campionato per i biancocelesti negli scorsi 10 anni?
Tra partite iconiche ed altre trascurabili, la Lazio negli ultimi 10 anni all’ultima giornata ha totalizzato 6 sconfitte, 3 vittorie ed un solo pareggio per 3 a 3 contro il Verona nella stagione 2021/2022.
Due le partite che nel bene e nel male sono rimaste nel cuore dei tifosi biancocelesti: Napoli-Lazio 2 a 4 nella stagione 2014/2015 e Lazio-Inter 2 a 3 nella stagione 2017/2018.
La sfida tra Napoli e Lazio nel maggio 2015 è una gara che sicuramente i tifosi ricordano con piacere: la doppietta di Higuain che rimonta il risultato, il rigore fallito dall’attaccante argentino per il sorpasso e i gol di Onazi e Klose a spegnere le speranze dei partenopei. Quel risultato garantì il terzo posto alla Lazio, valido per la Champions, mentre il Napoli concluse al quinto posto. Nella panchina della Lazio sedeva Pioli, in quella degli azzurri Rafa Benitez.
Diametralmente opposte l’emozioni provate in Lazio Inter 2 a 3 del maggio 2018. I biancocelesti vanno per due volte avanti con un autogol di Perisic e un gol di Felipe Anderson. L’inter pareggia una prima volta con D’Ambrosio e un’altra con Icardi su rigore, nel finale la decide Vecino di testa da calcio piazzato. La vittoria assicurò all’Inter di Luciano Spaletti il ritorno all’Europa che conta, mentre la Lazio di Simone Inzaghi concluse al quinto posto.
La Lazio di Igor Tudor continua a macinare risultati, specialmente in casa. Settima partita in campionato per il tecnico croato sulla panchina biancoceleste. Lo score recita cinque vittorie, un pareggio e una sconfitta, in particolar modo all’Olimpico, il dato assume maggiore rilevanza. Nelle prime quattro partite casalinghe di Serie A, infatti, sono arrivate appunto quattro vittorie. L’ultimo a riuscire in quest’impresa fu Delio Rossi nel 2005, quasi vent’anni fa; prima ancora era toccato ad Alfredo Monza nel 1958.
Lo stadio Olimpico si prepara a fare festa. Prima della sfida contro l’Empoli, comunque importante per la corsa all’Europa, i tifosi della Lazio ricorderanno il primo Scudetto vinto nel 1974. Sono passati 50 anni e nessuno vuole mancare. Motivo per cui i biglietti stanno andando a ruba. I dati parlano chiaro. L’ultimo aggiornamento parlava di 20 mila tagliandi già staccati. Che si sommano ai più di 31 mila abbonati per un totale di oltre 51 mila persone già sicure del posto. A disposizione, negli ultimi due giorni di vendita libera, rimangono comunque più di 10 mila seggiolini. A riportarlo è il Corriere dello Sport.
Silvestro Lenzini, figlio di Umberto, e Angelo Tonello, dirigente scomparso poche settimane fa, la mattina del 12 maggio 1974 entrarono nello stadio Olimpico deserto per seminare sugli spalti centinaia di bandiere della Lazio. Le avrebbero trovate e impugnate quei pochi tifosi sprovvisti tra gli 82 mila (record tuttora imbattuto) per affiancare nel pomeriggio la squadra di Maestrelli e Chinaglia all’ultimo passo verso la storia. Battere il Foggia e vincere il campionato. Le immagini con lo sventolio dei vessilli biancocelesti sono scolpite nella memoria, non solo nel docufilm che Sky Sport riproporrà in versione aggiornata dal prossimo 12 maggio. La Lazio ha ottenuto l’anticipo dalla Lega di Serie A alle 12,30: con l’Empoli si giocherà nel giorno del cinquantesimo anniversario. Sarà festa grande per il popolo laziale, riunito in nome e per conto della propria bandiera. E’ un romanzo del calcio italiano. Nelle prossime ore partirà l’invito della società a presentarsi all’Olimpico con maglie e bandiere. Si prepara una coreografia speciale, il tentativo di replicare l’effetto cromatico del 12 maggio 1974. Verremo avvolti da un’onda di bianco e celeste.
Lo sforzo di Lotito per la celebrazione
Fervono i preparativi, non ancora del tutto svelati. Lotito, mai conciliante con il passato durante i suoi vent’anni di gestione, si sta producendo in uno sforzo notevole. Idee e apertura al mondo laziale. Di padre in figlio, come recita lo slogan. Sono stati invitati i campioni d’Italia del 1974 e i figli di chi non c’è più, da Gabriele Pulici a Chinaglia junior, passando per Stefano Re Cecconi, James Wilson, Matteo D’Amico, Stefano Lovati e tutti gli altri. Con Massimo Maestrelli in cima al gruppo, entreranno in campo durante il riscaldamento, dentro un abbraccio collettivo, struggente e commovente. La festa verrà organizzata nel prepartita e scatterà alle 11,30. La Lazio di Tudor in campo indosserà la maglia celebrativa prodotta per l’occasione dalla Mizuno con i nomi dei campioni d’Italia: sta andando a ruba. La Curva Nord preparerà una coreografia da restare incantati, come al solito. Toccherà al tecnico croato e ai suoi giocatori battere l’Empoli e proseguire nella rincorsa all’Europa. La prevendita dei biglietti scatterà domani: un successo a Monza aiuterebbe, ma i laziali in qualsiasi caso celebreranno Maestrelli e la squadra che amano di più. Il biglietto, con riferimenti al cinquantesimo anniversario, diventerà speciale per i collezionisti.
Cosa succederà a Tor di Quinto
Lotito si è battuto anche per un francobollo dedicato al 1974. Verrà svelato e presentato nella settimana che condurrà al 12 maggio. Oddi, Garlaschelli, Martini, Nanni, Petrelli e tutta la famiglia della Lazio di Maestrelli, dopo la partita, tornerà a Tor di Quinto per attendere il lancio dei paracadutisti (sezione Polisportiva). Chiuderà una giornata memorabile lo spettacolo a inviti (non aperto al pubblico) in serata all’Auditorium, organizzato in collaborazione tra la società biancoceleste e Guido De Angelis. Lotito, Tudor e i giocatori renderanno omaggio alla Lazio del ‘74. Un seme da coltivare e preservare per un futuro migliore. Corriere dello Sport
Lazio-Hellas Verona, trentaquattresimo turno di Serie A. Lo Stadio Olimpico è pronto ad ospitare la sfida. Sono circa 7.000 i tagliandi venduti per il match, che sommati a gli oltre 30.000 abbonati portano in dato finale ad oltre 37.000 spettatori. Fischio d’inizio alle 20.45. Tudor è pronto a sfornare l’ennesima formazione a sorpresa, con Isaksen che è il pole per partire dal 1′. Assente Gila, alle prese con una lesione muscolare. Recuperati per la panchina Kamada e Zaccagni, con Felipe Anderson (malconcio) pronto a stringere i denti.
Alla vigilia della semifinale di ritorno contro la Juventus, il tecnico della Lazio Igor Tudor, presenta la gara in conferenza stampa:
“Cosa chiede alla squadra e ai tifosi per centrare l’impresa?”
“Una gara importante perché si gioca per entrare in finale, contro una squadra forte e con un risultato che non è facile. Va provato fino alla fine con tutte le forze di passare, bisogna credere e fare una partita perfetta. Non sbagliare niente e andare con tutte le forze, questo è un obiettivo nostro e vediamo cosa succede”.
“Quanto manca per vedere la Lazio di Tudor?”
“È sempre difficile parlare di percentuale, abbiamo sempre fatto buone partite da quando sono arrivato io. Non mi accontento mai, cerco sempre di crescere e di migliorare, come detto dopo il Genoa magari si può fare un passo indietro per farne due avanti. Stiamo però crescendo, vedo grande partecipazione e il piacere nei giocatori di ritrovarsi in questo calcio. Siamo sulla strada giusta”.
“La partita con la Juve in campionato può essere un modello da seguire?”
“Abbiamo fatto due partite contro di loro, ogni partita è diversa dall’altra. Cambiano gli interpreti, i dettagli sono quelli ma poi tante situazioni possono cambiare la partita. Bisogna credere, è il bello del calcio. Spero sarà una partita lunga, ho visto i ragazzi molto motivati e ci credono. Abbiamo fatto poco, dovevamo recuperare dopo il Genoa. Oggi facciamo rifinitura e scegliamo chi schierare”.
“Cosa manca a Castellanos? Immobile e Guendouzi come stanno?”
“Immobile si è allenato ieri, sta bene ed è convocato. Guendouzi ha fatto due allenamenti e ci sarà anche lui. Con Taty ho fatto una bella chiacchierata, a volte ci tiene anche troppo. Ha qualità importanti e sente di poter fare ancora di più, io cerco di tirare fuori il meglio da ogni giocatore. Per me con la Salernitana ha fatto un’ottima partita, poi come ogni attaccante quando non segna pensa al gol. Deve pensare invece a come gioca e a come arriva a creare le occasioni da gol”.
“Luis Alberto può giocare con continuità? Felipe Anderson può giocare stabilmente in attacco?”
“Anderson ha sempre giocato nel suo ruolo, può giocare sia da trequartista che sulla fascia. Ha sempre fatto ruolo d’attacco, ora gioca più centralmente prima ha giocato sulla fascia. Luis Alberto ha giocato tanto, anzi ha giocato quasi sempre”.
“Per fare l’impresa basta il suo carattere? Lazzari ce la fa a recuperare?”
Manuel è in dubbio, vediamo se riuscirà a recuperare. Le parole del presidente sono belle, piacciono a ogni allenatore. Poi quando si parla di un’impronta dell’allenatore bisogna considerare tutte le cose, il lavoro dell’allenatore è complicato e si basa su tante cose, non solo sul carattere, ma anche sullo stile di gioco e sulla mentalità. Bisogna fare analisi profonde, nella mia carriera ho visto tante etichette e tante esagerazioni, penso invece che bisogna analizzare più attentamente ogni allenatore. Per l’impresa serve tutto, serve fluidità ma aggressività, serve compattezza e saper difendere anche bassi. Non dobbiamo regalare niente e tenere per 90 minuti, anche magari nei supplementari. Su queste cose ci si lavora tutti i giorni, non si lavora solo col carattere. Se scegliamo giocatori solo per carattere non si vince, si vince con la qualità dei giocatori. L’allenatore è importante, ma poi serve la qualità. Se non hai Felipe che dà quella palla, se non hai Daichi che fa quella giocata e Vecino con quel velo non vinci le partite”.
“Cosa sta chiedendo alla difesa?”
“È una cosa che abbiamo analizzato, stiamo subendo qualche gol per degli errori difensivi. Qua c’erano tanti input sulla zona, ora lavoriamo tanto sul duello e andando tanto in avanti perdi la lucidità nel tornare indietro e coprire meglio. È difficile ottenere tutto, magari su alcune cose ottieni risposte migliori, più lavori su un aspetto più sei bravo, però magari perdi qualcosa su altro. Dobbiamo lavorare per avere quella solidità e per stare sul pezzo anche quando si difende bassi, quella cosa che la Juve fa in maniera ottima. Loro sono bravi in quello”.
“Come si trova il coraggio per tirare in porta?”
“Si lavora sul coraggio di entrare in area con tanti giocatori, poi si lavora su alcune situazioni, ma questo è legato alle caratteristiche dei giocatori. Con la Salernitana ho visto quattro gol e ne potevamo fare altri, ho visto cose interessanti. A Genova è più complicato, ma su questo ci lavoriamo tutti i giorni, su dettagli che in realtà alla fine non sono dettagli”.
“Isaksen può essere un incursore della Lazio di Tudor del futuro?”
“Caratteristiche dei giocatori sono importanti, quando si fanno le rose a noi allenatori piace vedere le statistiche e vedere quanti gol fanno più o meno i giocatori. È chiaro che poi lo stile di gioco è importanti, i numeri possono salire se hai uno stile di gioco offensivo. Isaksen mi piace, è un ragazzo perbene che ha delle doti importanti, l’ho fatto giocare, poi magari qualcuno ha fatto meglio ma è lì e aspetta il suo momento. C’è ancora da crescere a livello di peso e personalità, la Serie A è un campionato difficile e bisogna crescere, lui è molto attento e si applica bene in allenamento, è una dote che mi piace. Decidono sempre i giocatori, è impossibile che un allenatore faccia giocare un giocatore più scarso di un altro”.
Cosa avete imparato dai precedenti contro la Juve?
“Non posso rispondere, ci sono state delle cose in cui sono stati più bravi e ne abbiamo parlato, ma di questo ne discutiamo nello spogliatoio”.
Come si prepara una partita del genere?
“Penso che ia giocatori piace fare questo tipo di gara, per me è più semplice da preparare. Aumenta l’attenzione sul non dover sbagliare niente”.
Kamada?
“Di Kamada ne abbiamo parlato tanto. Ci sono giocatori che giocano più con allenatori e meno con altri. Lui è un ragazzo completo, ha doti di ottimo livello”.
Come riportato dal Messaggero, il 12 maggio per le celebrazioni dei 50 anni dal primo scudetto della Lazio, potrebbe essere presente all’Olimpico un vero type=’text/javascript’ idolo dei tifosi laziali. Svena Goran Eriksson infatti potrebbe essere presente allo stadio per salutare il suo pubblico e ricordare anche il secondo scudetto biancoceleste.
Lazio-Salernitana, anticipo della trentaduesima giornata di Serie A. All’Olimpico arriva il fanalino di coda della massima serie. La Salernitana di Colantuono vuole chiudere con dignità la stagione e sperare in un’improbabile salvezza. La Lazio di Tudor – al quarto match sulla panchina biancoceleste – coltiva le ultime speranze di un piazzamento europeo. Il tecnico croato deve fare i conti con tante assenze, sei in totale. Provedel, Immobile, Zaccagni, Guendouzi, Romagnoli e Pellegrini non saranno della partita. Tornano Manuel Lazzari e Nicolò Rovella. Nelle scelte iniziali, confermato Kamada (in mediana) con Vecino. Prima per Lazzari con Tudor, dietro, difesa obbligata.
PRIMO TEMPO
7′ la Lazio passa al primo tiro in porta. Felipe Anderson taglia in area e scarica il sinistro sul lato corto della porta. Sette minuti dopo, 14′, raddoppio di Vecino che raccoglie un pallone vagante dopo un tocco di mano di Gyomber e trova la rete in girata. Due minuti dopo, 16′, Tchaouna accorcia di testa. Dopo un inizio arrembante, la Lazio cala d’intensità. La Salernitana prende campo e costruisce un paio di presupposti pericolosi. Al 34′ la Lazio cala il tris con Felipe Anderson, che fa doppietta ben imbeccato da Luis Alberto. Tocco sotto che supera Costil. Problemi per Patric prima dell’intervallo, ma stringe i denti.
SECONDO TEMPO
Al 57′ primo cambio per Tudor. Problemi fisici per Marusic, dentro Hysaj. al 59′ Luis Alberto impegna Costil con un destro a giro, primo squillo della ripresa. A 15 minuti dal termine, la gara è calata visibilmente d’intesnità. Tudor prepara i cambi. A 10 minuti dalla fine si rivede Rovella dopo due mesi di assenza. Dentro anche Cataldi e Pedro per Vecino, Castellanos e Luis Alberto. L’ultimo cambio è Isaksen per Gila ed è proprio il danese a trovare il poker. Destro secco all’angolino che batte Costil.
Scontri vicino allo stadio Olimpico tra un gruppo di circa 200 tifosi laziali e un centinaio di supporter giallorossi. La polizia è intervenuta per separare i due gruppi, anche con un lancio di lacrimogeni. Un tifoso romanista è stato arrestato. Gli scontri si sono verificati attorno alle 9.30, quando i circa 200 tifosi laziali, tutti travisati, si sono spostati verso il bar River. Il gruppo di 100 supporter li ha raggiunti e sono iniziati i tafferugli. A quel punto è intervenuto il personale della Questura per separare le due tifoserie. Per disperderli i poliziotti, che sono stati oggetto di lancio di bombe carte, hanno utilizzato i lacrimogeni. Le immagini della scientifica sono già al vaglio per dentificare chi ha preso parte ai disordini. Nel corso dell’intervento sono stati sequestrati caschi, mazze e cacciaviti. Alle 18 è in programma il derby. (ANSA).
Tutto esaurito. Sessantacinquemila spettatori sugli spalti (17mila biancocelesti), le Curve promettono uno spettacolo unico, con coreografie studiate in ogni dettaglio. Prove con i cartoncini, andate in scena già ieri pomeriggio all’Olimpico, mentre Roma e Lazio ultimavano le strategie per avere oggi la meglio in campo. I giallorossi sono tornati poi a casa, niente ritiro. I biancocelesti hanno invece trascorso la notte a Formello con Tudor. Dopo la sconfitta di Torino nella semifinale d’andata di Coppa Italia, Immobile e compagni cercano l’immediato riscatto. A proposito di quanto accaduto allo Stadium: il procuratore Chiné attende che la Juve fornisca video e immagini dei cori contro Mckennie per aprire eventualmente un fascicolo. Gli ispettori federali presenti e l’arbitro Massa non si sono accorti di nulla, e non ce n’è quindi traccia nei referti trasmessi al Giudice Sportivo.
Lotito nel frattempo lavora per rafforzare la comunicazione al più presto: ieri nel centro sportivo c’era l’ex Rai Carlo Paris, da mesi corteggiato come responsabile per il dopo Rao. E c’è una nuova figura pure nella talent room in cerca di talenti o occasioni per il prossimo mercato: in attacco piace il greco Ioannidis del Panathinaikos, a centrocampo occhio a Sissoko, svincolato dallo Strasburgo. Il Messaggero