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RASSEGNA STAMPA

Lazio, dieci giorni decisivi: da Firenze a Bergamo, un finale che vale il futuro

La Lazio si prepara a vivere il tratto più pesante e decisivo della propria stagione. In dieci giorni, tra campionato e Coppa, la squadra di Maurizio Sarri affronterà Fiorentina, Napoli e Atalanta, un mini ciclo che può cambiare tutto: classifica, ambizioni europee e valutazioni complessive sul lavoro portato avanti fin qui.

Il percorso che attende i biancocelesti ha il peso specifico delle grandi occasioni. La Lazio arriva a questo snodo dopo una fase in cui sembrava aver trovato ritmo e continuità, prima del nuovo rallentamento che ha rimesso in discussione alcune certezze. Adesso non c’è più margine per errori: ogni partita ha un valore che va oltre il singolo risultato.

Il confronto con la Fiorentina apre una sequenza ad altissima intensità, seguita dalla sfida con il Napoli e poi da quella con l’Atalanta. In mezzo c’è anche il tema Coppa, che rende ancora più denso e significativo questo tratto di calendario. Sarri sa di giocarsi molto, forse tutto, in pochi giorni.

Il tecnico biancoceleste è chiamato a dare una risposta forte. Questo finale di stagione può infatti consolidare il progetto oppure riaprire interrogativi sul futuro. La sensazione è che il giudizio sull’annata della Lazio passerà soprattutto da qui, da questa sequenza ravvicinata di impegni contro avversarie di alto livello.

Non si tratta soltanto di raccogliere punti, ma di dimostrare tenuta mentale, qualità e capacità di restare competitivi nei momenti in cui il peso della stagione si fa più forte. Per questo il “girone di fuoco” evocato attorno alla Lazio appare come il vero crocevia dell’anno.

Le prossime partite, oltre a incidere sulla classifica, possono avere un riflesso anche sulle scelte future. Un finale convincente darebbe forza all’ambiente e continuità al lavoro impostato. Al contrario, un altro stop o un crollo nel momento decisivo rischierebbero di riaprire riflessioni profonde. La Lazio è arrivata al punto in cui ogni dettaglio pesa e ogni gara può lasciare un segno. Il Corriere dello Sport.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Ventura: “Crisi Italia? Io sono la prova, non basta cambiare Ct, deve subentrare il Governo. La Lazio il mio grande rimpianto, Sarri…” (AUDIO)

L’ex Ct della Nazionale, GIAN PIERO VENTURA in collegamento a ‘NMM’

“Già dopo l’eliminazione nel 2017 della mia Nazionale contro la Svezia si diceva che era necessario un cambiamento. Mi terrorizza sentir dire che il problema si risolva cambiando il presidente federale o il Ct. Credo che ci siamo molto da fare, molte domande dovrebbero porsi, inutile solo cercare dei responsabili. E’ tempo di iniziare un percorso che ci permetta di tornare ad essere protagonisti. Una volta andavamo al Mondiale per vincere, ora sogniamo semplicemente di andarci. Il vero grande problema è che già se ne parla meno, ci rituffiamo sul campionato come se nulla fosse. Qui dovrebbe subentrare anche il nostro Governo, c’è da ricostruire e per farlo bisogna ripartire dal basso, dalle fondamenta. Da tutto quello che non c’è più, ci sarebbe da costruire dei centri federali in tutta Italia, da scegliere tecnici preposti per un obiettivo ben preciso. Che non è il risultato, ma la formazione tecnico-calcistica del giovane. Una volta fatti crescere, c’è da capire come immetterli. Nel passaggio Primavera-prima squadra il talento viene disperso, visto che in Italia i giovani non vengono poi utilizzati. Il percorso non lo fai con le parole, ma con i concetti e con i mezzi. Ci sono Paesi in cui vengono investiti 150-200 milioni di euro per i centri federali. Da noi mi auguro che avvenga, ma ho qualche dubbio.

E’ la qualità dei giocatori che determina, noi ci entusiasmiamo per Pio Esposito e Pisilli che certamente hanno un futuro, ma che hanno bisogno anche di tempo per affermarsi. Il problema è che parliamo di due giocatori. Dopo tre partite Vergara è stato definito il nuovo Sivori. In Italia funziona così, allora mi chiedo come mai è stato lanciato solo a causa di un’emergenza infortuni. Il nostro calcio è andato a sparire, questo vale anche per il nostro campionato, non più paragonabile agli altri top. Il Napoli ha preso sei gol dal PSV, la Juventus ne ha presi cinque dal Galatasaray. Oggi in Serie A, ogni volta che un giocatore fa un contrasto aereo resta a terra per minuti. Oggi, non si riesce più a vedere con piacere una partita nel campionato italiano, lo spettacolo è davvero sceso. Se togli l’emozione dal calcio è finita e l’emozione è il gesto tecnico, l’intuzione.

Il trammento che ha ricevuto dopo l’eliminazione con la Svezia ha influito sul mio addio alla panchina? E’ così. Qualche riflessione la dovrebbero fare quelli che hanno giocato su questo. Sono stato e resto un grandissimo tifoso della Nazionale, ho sofferto molto dopo i rigori contro la Bosnia.

Succesore Gattuso? Mi viene difficile rispondere, non credo che Allegri andrà mai in Nazionale. L’unico che davvero vuole andare, credo sia Mancini. Ma dopo quanto accaduto è difficile. Ancellotti sarebbe un nome che metterebbe d’accordo tutte le componenti del calcio italiano”.

“Rimpianto Lazio”

E’ chiaramente un’annata che non verrà ricordata come straordinaria. Dall’assenza dei tifosi, ai tanti infortuni, passando per alcune prestazioni non all’altezza. A volte ho visto delle reazioni che non è da squadra di Sarri. Quando ti trovi a dieci punti dalla Conference non può essare un’annata da ricordare. Sarri sa facendo tutto quello che può in un contesto in cui non è facilissimo fare.

Rimpianto di non aver scelto la Lazio piuttosto che la Nazionale? Assolutamente si, la Lazio aveva una grande squadra, mentre per me non c’erano i presupposti per andare ad allenare la Nazionale senza una rete. Il rammarico è per la qualità di quella Lazio, è il mio grande rammarico nel calcio. Quella squadra lì aveva valori assolutamente superiori a quella di oggi”.

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FORMELLO

FORMELLO – Altri due rientri per Sarri: Patric e Pellegrini recuperati. Zac spera

Dopo il pari col Parma per la Lazio si avvicina l’ostica trasferta di Firenze che chiuderà la 32esima giornata del campionato di Serie A. 

Da Formello arrivano notizie confortanti per il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri che ritrova Patric e Pellegrini, entrambi tornati ad allenarsi in gruppo e dunque a disposizione per la gara del ‘Franchi’.

In terra toscana spera di esserci anche Mattia Zaccagni: l’esterno biancoceleste lavora per recuperare in tempo utile, ma una decisione definitiva verrà presa solo a ridosso del match. 

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Agostinelli: “Flop Maldini? Questione anche di carattere. Ecco perchè è destinato a restare nel limbo…” (AUDIO)

ANDREA AGOSTINELLI in collegamento a ‘NMM’

“Maldini da centravanti non mi piace, fa fatica. Non lo ritengo neanche un esterno, ma un trequartista con una punta davanti. Con la difesa addosso fa fatica, inoltre non attacca la profondità e la porta. Il suo ruolo non è questo, se Sarri riuscirà nel miracolo gli faremo i complimenti. Poi, va considerata anche la sua discontinuità. E’ quel tipo di giocatore che può farti una grande gara per poi sparire nelle successive. Lui ha qualità tecniche molto buone, ma per essere protagonista in una Serie A di un certo livello devi avere qualcosa in più a livello di carattere. Per me, questo è un ragazzo che resterà nel limbo di essere un buon giocatore e basta. Spero di sbagliarmi, ma oggi è un giocatore che può essere protagonista in una squadra di bassa Serie A, portando magari la stessa alla salvezza”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE …’ – Cardone: “Dal mercato alle scelte tecniche su Maldini, Ratkov e Noslin. Tra Sarri e società ancora differenze di vedute” (AUDIO)

GIULIO CARDONE in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

Flaminio? Credo che entro un mese avremo la risposta definitiva sulla sua eventuale fattibilità.

Si può ipotizzare un domino di panchine di Serie A che potrebbero cambiare in base a chi andrà ad allenare l’Italia. Sarri ha ancora un contratto con la Lazio, ma oggi ci sono divisioni di pensiero con la società. Il non impiego di Ratkov lo conferma. Alla società piacerebbe vedere più Ratkov o Noslin al posto di Pedro. Oppure Maldini, in assenza di Zaccagni, nel suo vero ruolo: detto questo, non è che la società va da Sarri a chiedere di fare cambi. Ma comunque ci sono lamentele. Tuttavia, le scelte stanno a Sarri, come il mercato sta alla società. In definitiva, ci sono vedute tecniche diverse sull’utilizzo di alcuni calciatori.

Rispetto al prossimo futuro, questa Lazio, secondo me, non si può permettere di perdere Sarri. Detto questo, è possibile andare avanti con il tecnico che fa un nome e la società che prende un altro profilo?”.

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STATISTICHE

Lazio, top e flop: la migliore nell’ultimo quarto d’ora, ma per Sarri è la seconda peggiore media punti

Dati Opta verso Fiorentina-Lazio:

  • La media punti della Lazio di Maurizio Sarri in questo campionato è di appena 1.42 punti a match, il secondo peggior risultato del tecnico toscano in termini di media punti in un singolo torneo di Serie A dopo il 2014/15 alla guida dell’Empoli (1.11 in quel caso, in quella che era la sua prima stagione alla guida di un club di massima serie).
  • Con la rete di Noslin al Parma nell’ultimo turno e includendo anche il 2-2 di Pedro nel match d’andata contro la Fiorentina, la Lazio ha segnato ben 12 dei suoi 32 gol in questo campionato nel quarto d’ora finale di match, un record in percentuale (38%) dal 76′ in avanti in questa Serie A.
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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Cataldi torna a Firenze: dal non riscatto alla nuova leadership in biancoceleste

Danilo Cataldi, a settembre del 2024, si presentava ai tifosi della Fiorentina come nuovo giocatore viola. Quello che né lui né chi lo ascoltava sapevano, era che la sua storia gigliata sarebbe stata piuttosto breve. Ciononostante, la stagione passata ha rappresentato uno step di crescita per il regista, che è più che contento di essere rientrato a Formello, ma ricorda con piacere i suoi trascorsi in Toscana, al netto delle tante difficoltà di una stagione che non volse per il verso giusto. “Non sono una persona ipocrita. Io la Lazio non l’avrei mai lasciata per quello che rappresenta per me e per quello che mi ha dato”.

Fin dalle prime parole pronunciate da calciatore della Fiorentina, Cataldi mise bene in chiaro che cosa significasse per lui la Lazio. Naturalmente, da professionista esemplare qual è, il centrocampista promise di dar tutto per la maglia viola, senza però rinnegare la squadra del suo cuore. Si avvicinava l’autunno 2024 e quel ragazzetto cresciuto sui campetti dell’Ottavia, che aveva realizzato il sogno di diventare un calciatore della Lazio e poi era stato messo alla porta, con le valigie in mano, costretto ad abbandonare i suoi colori, veniva accolto a braccia aperte da Palladino, al tempo allenatore a Firenze. Il riscatto a fine stagione sembrava una formalità, anche per via dell’importo di 4 milioni; cifra piuttosto bassa rispetto al valore dell’atleta. Invece, accadde l’esatto contrario.

Cataldi ha vissito un anno da protagonista alla Fiorentina, soffiando la Conference League proprio alla Lazio. Palladino, però, non si sentiva ascoltato e si dimise. Arrivò Pioli, l’allenatore che aveva lanciato Cataldi in biancoceleste,ma la società toscana decise di non riscattare Cataldi, rispedendolo a Roma.

A Formello, Danilo ha ritrovato Sarri, all’inizio di questa stagione, e con lui una seconda possibilità. Cataldi, con la maglia biancoceleste indosso, è sempre stato una garanzia. Un centrocampista di qualità che ha saputo far suoi i panni da regista, anche grazie allo strepitoso lavoro portato avanti sotto gli occhi e con gli insegnamenti del Comandante. Quest’anno, ha saputo guidare un centrocampo orfano di Rovella, il play d’elezione che ha affrontato una stagione colma di infortuni, non facendo minimamente pesare la sua assenza.  Cataldi ha dettato i tempi di gioco, fornito qualità, garantito visione di gioco e segnato tre gol. A tal proposito. La sua freddezza dal dischetto è stata l’ennesima piacevole scoperta. Il centrocampista è diventato l’uomo dei penalty pesanti, di quelli decisivi.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Calisti: “Lazio, ora c’è solo la Coppa Italia. L’unico vantaggio rispetto all’Atalanta…” (AUDIO)

ERNESTO CALISTI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Con il Parma è stata davvero una brutta prestazione. In tal senso, la Lazio non ariva bene alla semifinale con l’Atalanta, per diversi motivi. Chiaro che le prossime due partite con Fiorentina e Parma saranno tappe da utlizzare per preparare al meglio quel match di Coppa Italia. Se la squadra di Palladino riuscirà a fare punti importanti nelle sue due prossime gare di campionato, chiaro che arriverebbe all’appuntamento con la Lazio in corsa per la Champions. Impegnata, ma anche carica. La squadra di Sarri deve pensare solo a se stessa, deve solo fare in modo di creare i presupposti migliori per giocarsela nel migliore dei modi. L’unico vantaggio che hanno i biancocelesti è questo, il fatto di non giocarsi nulla in campionato ti può permettere di arrivare alla gara avendo preservato i giocatori non al meglio. Spero che quel giorno la testa sia messa bene, quelle non sono gare che hanno bisogno di essere preparate mentalmente. Ancor di più dopo una stagione come la nostra”.

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Lazio, Noslin in corsa con la migliore media gol delle punte: ora chiede un’altra chance dall’inizio

Tra color che son sospesi tra Lotito e Sarri c’è Noslin. Mezzo giocatore o talento in attesa di collocazione? L’uno e l’altro. Detta male, la questione forse si è ormai ridotta ai gusti e gli umori di Mau. Ci sono giocatori tanto presenti quanto assenti nella Lazio, è così da quando è arrivato il Comandante. Ha rinunciato alla bellezza, non rinuncia al buongusto tecnico, alle qualità che più lo intrigano e agli identikit che più si adattano alle due fasi. Affinità e feeling non sono scattati con alcuni della rosa e Noslin è tra questi. Sarri a ottobre lo vedeva così: «È un giocatore difficile per un allenatore, è complicato collocarlo. Ha la gamba da esterno ma non lo è, potrebbe essere un trequartista ma non ha quella qualità, può essere un centravanti ma non lo è in realtà. In certe situazioni può darci una mano». Tutto e niente. Da centravanti prima era chiuso da Castellanos e Dia. Come ala da Zaccagni e Pedro. 

Noslin è salito a 4 gol stagionali, uno in Coppa a Bologna, 3 in campionato. Ha sempre segnato giocando part-time, entrando in corsa al Dall’Ara (in Coppa) e contro Lecce e Parma (tra andata e ritorno in A). In campionato i tre gol sono un record, lo divide con Baturina, Kristovic, Pulisic e Pio Esposito. Noslin è partito titolare quattro volte su 22 partite. Tre gol in campionato li ha segnati Zaccagni, quattro Isaksen. Nessuno ha medie da bomber veri, vale anche per Maldini e Dia. Daniel ha segnato solo un gol in campionato, lo stesso Dia. Il primo ha una media di 846’, il secondo di 981’. La media di Noslin è di 208’, in serie A ha giocato 623’. Il gol di sabato è un nuovo bonus da giocare. Zaccagni lavora per l’Atalanta, il piano è convocarlo a Napoli, fargli giocare una ventina di minuti e averlo pronto per Bergamo. Prima si giocherà lunedì a Firenze e Sarri sarà chiamato a scegliere: confermare Pedro, evanescente col Parma, o provare a lanciare Noslin. Che funzioni di più in corsa è un dato di fatto. Qualche occasione dal via l’ha avuta e non l’ha sfruttata, sia da centravanti che da ala. Da gennaio ha giocato tre volte da titolare perché era partito Taty o perché mancava Zaccagni. Corriere dello Sport

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DICHIARAZIONI

Lazio, conferenza Sarri: “Ct Nazionale? Sto facendo una cosa che mi piace. Positivo su Zaccagni, Maldini…” (AUDIO)

La Lazio impatta sul Parma all’Olimpico, e nell’anticipo della 31ª giornata di Serie A la gara finisce 1-1. Al termine della partita il tecnico Maurizio Sarri è intervenuto in conferenza stampa per analizzare il match. Di seguito le sue parole:

Cosa è mancato per la vittoria?

«L’atteggiamento che hanno avuto loro, con un blocco basso, solitamente l’aspetto più importante è non prendere gol. Perché è un tipo di atteggiamento che poi va a calare, può succedere l’episodio. Purtroppo noi siamo andati sotto. Abbiamo delle responsabilità del primo tempo, era tutto palla addosso. Questo ti porta a facilitare la fase difensiva. Nella ripresa i ritmi sono stati diversi, la possibilità di vincere la partita c’era. I 22 minuti e mezzo di tempo effettivo non ci hanno aiutato»

Se le proponessero la panchina della Nazionale?

«Ho l’impressione che tu mi abbia dato del vecchio (ride, ndr). Non ci ho mai pensato, sto facendo una cosa che mi piace»

Dagli spalti è sembrata una squadra svogliata. Come stanno gli infortunati?

«No, dai. Non è una squadra svogliata, non sono d’accordo. Il primo tempo è stato fatto sotto ritmo, ma nella ripresa quello che poteva fare l’ha fatto. Se a inizio campionato facevi una lista che avrebbero dovuto giocare tutte le partite mettevi proprio quelli infortunati. Zaccagni ha fatto l’ultimo controllo e sembra positivo, spero di recuperarlo prima di Bergamo in modo di averlo anche in condizione. Patric sta diventando un giocatore importante e credo sia risolvibile. Provedel e Rovella sono situazioni più complicate. L’infiammazione rotulea di Gila è sempre difficile da valutare. Sembra una situazione in guarigione ma poi si riparte da capo»

Come sta procedendo l’adattamento di Maldini? Fino a che punto andrà avanti con lui? Su Ratkov?

«Non devo dare spiegazioni, le danno le scelte. Lo vedo peggio degli altri, in questo momento. Non può fare l’esterno, solo l’attaccante centrale. Ha tutte le attenuanti del caso, alcuni giocatori hanno bisogno di tempo. Penso che sia in una fase di questo tipo. Poi si valuterà quando darà sensazioni diverse. Il Parma ha fatto grandi risultati, non siamo superficiali nel pensare che sia semplice. Maldini? Sta facendo un percorso che per lui può essere complicato oppure potrebbe essere una risoluzione»

Ha già in mente le prossime rotazioni a centrocampo? Il trio Cataldi-Taylor-Dele-Bashiru è il migliore al momento?

«Noi veniamo da un momento in cui non è che avessimo tanto da scegliere a centrocampo. Basic era in panchina ma a meno di necessità non avrebbe giocato. Patric va preso in considerazione. Per quanto riguarda le rotazioni, io non credo a quelle studiate. Non è detto che se un giocatore sta fuori 10 giorni poi arrivi in forma»