“Ieri è stata una bella serata. Si respirava un’aria sia in campo sia sugli spalti di festa. Il risultato, almeno per la tifoseria dell’Inter, era un concetto relativo. Non c’è stata quella garra che ha contraddistinto l’Inter in questa stagione della seconda stella. La Lazio ha giocato bene, ha fatto un bel gol Kamada. C’erano due psicologie diverse in campo: la possibilità di vincere e il dovere di partecipare. Mi dispiace per la Lazio perché avrebbe avuto una possibilità in più in questo finale di stagione”.
Bruno Giordano a Radiosei: “Provedel da sempre garanzie, soprattutto in uno stadio importante come San Siro. Sarei curioso di vedere Mandas alla prova di Milano, ma credo che alla fine rivedremo proprio Provedel fra i pali. Avere due portieri forti è fondamentale, non ci rinuncerei mai. Poi con l’Europa, c’è anche possibilità di giocare parecchie partite anche per il secondo. Immobile-Castellanos? Credo che Tudor opterà per l’argentino. Li sta gestendo, poi il tipo di gara implica grande pressione sui difensori e non credo sia la gara di Immobile, magari nella ripresa. Guendouzi-Vecino? Qui credo che Tudor punterà ancora su Guendouzi. Sarà una gara di grande corsa e sacrificio, inutile ricordare la forza dell’Inter. E’ fondamentale rimanere in partita fino alla fine per poterla eventualmente girare con qualche cambio”.
“C’è la possibilità che l’Inter abbia un approccio soft dopo la festa, magari con una concentrazione non altissima. Noi dobbiamo iniziare forte, con grande attenzione per poterci giocare la partita. Il pressing è mancato molto nelle ultime due gare. Credo che anche la preparazione fisica stia facendo la differenza, la Lazio sembrava spenta a livello di energie fisiche. Ora è importante mantenere le distanze in campo, con ordine”.
ANGELO FABIANI (Ds Lazio) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!
“E’ un momento particolare, mancano queste ultime due gare, dobbiamo provare a fare il massimo. L’Europa è importante per il presente e per il futuro, non saranno gare facili a partire da quella di domenica contro l’Inter. E’ stata una stagione particolare, siamo partiti con il piede sbagliato, poi recuperare punti diventa difficile. Siamo riusciti a tenere botta, l’addio di Sarri ci ha un po’ spiazzati. E’ una persona straordinaria, di un’umanità incredibile, ha avuto dei problemi famigliari e con un’estrema generosità ha comunicato un passo indietro. Lo vorrei veramente ringraziare, non so quanti nel nostro mondo avrebbe fatto una cosa del genere, rinunciando a molti soldi”.
Questione Luis Alberto? E’ molto semplice, la Lazio si deve riprendere la sua centralità, serve un metodo in cui non ci sono spazi per personalismi, egocentrismi e cose simili. Lui è un ottimo giocatore, ha un contratto con la Lazio ed a fine stagione la società prenderà decisioni per il bene del club. Lui ha espresso una sua volontà, se è una volontà che non lede gli interessi della società troveremo una soluzione, altrimenti faremo valere la nostra autorevolezza. Questo vale per tutti”.
Come rilanciare il settore giovanile? “Quando mi chiamò Lotito e mi chiese di occuparmi della Primavera e della Women entrai in punta di piedi per poi intervenire. Mancava mentalità aziendale, c’era il brutto vizio di curare ognuno il proprio orticello. La conseguenza fu quella di far capire alla Primavera, facendola allenare fuori da Formello, cosa significa far indossare una maglia gloriosa come quella della Lazio. Adottammo bastone e carota, i risultati di questa stagione sono un effetto positivo di questo metodo. La società deve essere presente in ogni momento ed in ogni dove“.
Struttura societaria troppo snella? “Per quanto riguarda la comunicazione stiamo ultimando gli studi a Formello ed a fine anno arriverà dal mondo del calcio un addetto stampa. La struttura quanto più è snella, quanto più è funzionale. L’accavallarsi di figure può produrre effetti negativi. Io sono un direttore sportivo che lavora tutto il giorno, cosa che consente di tenere tutto sotto controllo. Dopodiché la Lazio ha abili collaboratori che sanno fare il proprio lavoro e sanno in che contesto muoversi, per mettere dentro delle figure bisogna capire se il carattere è funzionale. Abbiamo un segretario importante come Armando Calveri, uno dei migliori in Italia. Se ognuno fa il suo non ci sono problemi di struttura societaria”.
Questione arbitrale? In questa stagione ho visto che ci sono stati degli episodi che ti hanno penalizzato e favorito. Una società come la Lazio non si può ridurre ad un episodio arbitrale per nascondere i propri insuccessi. Non dobbiamo creare alibi ai giocatori. Se alla Lazio mancano dei punti in classifica è per propri demeriti“.
Rapporti con Tudor? Sono ottimi, è stata una scelta condivisa con il presidente ed è un tecnico seguito già ai tempi di Verona. Ora stiamo studiando i profili adatti per il suo calcio. Tudor ha un contratto fino al 2025, con lui ci confronteremo per la squadra del futuro. I cicli sono fatti per finire, quello di Sarri si è chiuso, se ne sta aprendo un altro per costruire una squadra di giovani calciatori con esperienze in campo internazionale. Nel mio calcio non è contemplato prendere trentenni o trentaduenni. Noi vogliamo costruire una squadra di calciatori giovani ed importanti. Un modello su cui rifarsi è il Feyenoord, lo stesso Leverkusen ha costruito una squadra importante dopo un momento buio”.
Kamada resterà? Il destino è nelle sue mani, dagli ultimi colloqui che ho avuto con il suo entourage ho capito che lui è ben contento di restare. La situazione ad oggi dice che al 100 per cento resterà, poi le cose possono cambiare sempre”.
Guendouzi? E’ di proprietà della Lazio, ne ho sentite tante, ma non ce bisogno di ricucire il rapporto con Tudor. E’ un purosangue, vorrebbe sempre restare in campo. Prima di prendere Tudor, la Lazio si è mossa per capire la situazione con il ragazzo”.
Rovella? “Abbiamo investito su di lui, presto se ne parlerà anche per la nazionale. Purtroppo ha avuto tempi lunghi di recupero a causa della pubalgia. Domenica è entrato, ha capacità organiche straordinarie”.
Provedel e Mandas? “Provedel è il numero uno indiscusso, su Mandas abbiamo investito, noi dobbiamo avere due portieri forti. Tutte e due resteranno alla Lazio nella prossima stagione. Poi se viene il principe d’Arabia che offre 50-60 milioni mi vendo da solo…”
Bruno Giordano a Radiosei: “Il Feyenoord è una squadra gloriosa nel panorama Europeo. Negli ultimi anni ha sfornato tanti giovani interessanti, è un buon inizio, ma è un discorso che deve andare di passo col risultato sportivo. Il modello è applicabile, certo, l’importante è che all’interno della società siano chiari con i tifosi. Perché non è detto che puntando sui giovani tu faccia risultati peggiori degli ultimi 20 anni, ma è vero anche il contrario. Bello comunque che la società dichiari i suoi programmi. Lo scouting è fondamentale, chiaro che – immagino – questo pacchetto sia già implementato in società. E’ un primo passo. Mai come quest’anno ci dobbiamo fidare, nel senso che ora sappiamo quale sia l’indirizzo della Lazio suo mercato. Poi c’è la bravura della società nel muoversi nelle trattative e nello scegliere i profili”.
Fabiani e Sarri, un binomio terminato lo scorso 12 marzo. Nel suo intervento odierno ai microfoni di Radiosei, il DS ha ripercorso la tappa del suo addio: “Ci ha spiazzati, Maurizio è una persona straordinaria e ha avuto problemi familiari, quando certe cose ti toccano da vicino fare il proprio lavoro non è facile. Lui con grande rispetto per la Lazio e grande umanità mi ha detto che non avrebbe potuto dare tutto quello che volevano. Lo ringrazio perché non so in quanti lo avrebbero fatto, facendo un passo indietro e rinunciando a un anno di stipendio. Lotito ha voluto comunque onorare il contratto fino a fine stagione”
Bruno Giordano a Radiosei: “Finale di Coppa, Atalanta superiore, credo che avrà la meglio sulla Juventus nonostante il DNA dei bianconeri. In questo momento la supremazia è netta e non solo nei confronti della Juventus. Gasperini a Napoli? Lui all’Atalanta sta bene, figuriamoci dovesse vincere le finali. Per fare un progetto del genere ci vuole del tempo, non so se a Napoli troverebbe la stessa disponibilità. Fossi in lui, il prossimo anno cercherei proprio di arrivare allo Scudetto con l’Atalanta”.
“Guendouzi? E’ evidente che non sia quello ‘di Sarri’. Lì era il migliore incontrastato, ora è diventato normale. Non ha perso furore agonistico, ma ci sono degli allenatori per i quali ti butti nel fuoco ed altri con cui non lo fai. Io continuo a sperare che possa sistemarsi tutto, perché lui ha dimostrato tanto. Tutto il suo dinamismo non riesce a concretizzarsi, ha bisogno di più spazio per chiudere le sue azioni. Secondo me lo spazio che deve coprire non è quello idoneo alle sue caratteristiche. Per 30 milioni lo venderei, se la Lazio lo mette sul mercato sarebbe chiaro che non sarebbe fra gli incedibili”.
ALESSANDRO ONORATO, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!
“Non so se è la volta buona per lo stadio della Lazio, posso dire che il presidente Lotito ha dato mandato ed ha realizzato un progetto di riqualificazione e ristrutturazione dello stadio Flaminio. Io l’ho visto ed immagino che a breve sarà presentato, non credo che Lotito abbia speso dei soldi per non procedere ulteriormente. Nel momento in cui tutte le carte saranno pronte, immagino sarà presentato e noi saremo chiamati ad accompagnare il tutto con una conferenza dei servizi. Il render è un grafico di ristrutturazione e se parliamo di Flaminio possiamo dire che la novità c’è. Noi abbiamo il dovere di dare un futuro diverso a questo impianto che è chiuso da 13 anni. La priorità è sempre stata data alla Lazio, ci sono stati momenti anche di discussione, ma ora dobbiamo essere onesti a riconoscere che la Lazio abbia dato l’incarico ad uno studio per procedere sul progetto. Poi una volta depositato il progetto seguiremo l’iter”.
Flaminio-Lazio, ipotetiche tempistiche
“Il Flaminio è una tipologia di impianto che, nel momento in cui la conferenza di servizi darà l’ok, cosa che dovrebbe avvenire in 10-11 mesi, si costruisce in circa tre anni. L’elemento fondamentale è l’ok delle varie istituzioni, poi in tre anni apri lo stadio. L’importante è avere i soldi per fare l’investimento, il comune ha già dimostrato nel caso della Roma di seguire l’iter. Il progetto che ho visto non parla di abbattimento, bensì di valorizzazione della struttura attuale. Non voglio fare l’ottimista, ma se il progetto è completo in tutte le sue parti, l’iter autorizzativo è molto più veloce, in circa un anno si potrebbero avere tutte le carte in regola per poggiare la prima pietra. L’investimento lo deve fare la Lazio, i soldi pubblici possono andare sono in iniziative con finalità pubbliche. Comunque vada abbiamo intenzione di riaprire il Flaminio. Per il momento non abbiamo nessun appuntamento, ma un filo diretto con il presidente della Lazio e so che loro stanno lavorando su dettagli importanti. Qui nessuno ha interesse a creare fumo, ma solo da fare sostanza. Deve iniziare un iter, poi tutti i soggetti coinvolti saranno chiamati a presentarsi davanti all’opinione pubblica”.
“Il ricordo del 14 maggio 2000 e dello Scudettoè sempre una grande emozione. Ricordo quando al termine della gara vinta con la Reggina, seguivo la gara della Juventus a Perugia in bassa frequenza insieme a Stankovic e Sinisa. Fu palpitante, eravamo certi che la Juventus riuscisse a pareggiare, evenienza che ci avrebbe portato allo spareggio. Ricordo benissimo anche la tristezza dell’ultima domenica dell’anno precedente, stesso sentimento del 2000. C’era pessimismo, ci auguravamo lo spareggio, consapevoli di star meglio della Juventus in quel momento. Il nostro finale di stagione fu incredibile.
Un punto di contatto chiaro tra il primo scudetto della Lazio ed il secondo è la figura dei due allenatori, Maestrelli ed Eriksson. Nel tempo mi sono appassionato alla storia della Lazio, ho stretto un’amicizia con Massimo Maestrelli. Noi eravamo una squadra costruita per vincere, quella del 74 è una favola, una vittoria che si è creata con grandi personalità e con dinamiche di spogliatoio speciali. Un altro elemento che ci accomuna è che anche loro hanno sfiorato il titolo l’anno precedente. Quella Lazio lì mi è entrata nel cuore, ho visitato la tomba in cui riposano Maestrelli, Chinaglia e Wilson, una cosa davvero unica al mondo.
Se mi chiedete di scegliere una persona senza la quale sarebbe stato difficile vincere lo scudetto, dico Eriksson. Difficile citare un solo giocatore, ce ne erano troppi di incredibile qualità e personalità che sono stati decisivi in determinati momenti. Non so se senza Eriksson avremmo vinto. Il pensiero oggi va a lui, una persona unica, decisiva per la mia carriera. Ricordo le chiacchierate in cui parlavamo di tutto, sono molto legato a lui e la notizia della sua malattia mi ha fatto male. Sinisa Mihajlovic, invece, è una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E’ stato un guerriero, un fratello, un dolore eterno. Cragnotti? Per noi era il presidente che tutti i giocatori sognano di avere. Non a caso ancora oggi è tanto amato. Mancini? Ha dato il suo contributo, ma se parliamo di una singola persona, l’unico che davvero ha inciso è Eriksson”
Bruno Giordano a Radiosei: “Credo che l’Atalanta farà male al Leverkusen in finale. La Dea è un esempio, una bellissima favola, un lustro per il calcio italiano. Tudor sul confronto con i giocatori? Ci può stare una partita in cui saltano i nervi, ma a lungo andare certi comportamenti vanno presi di petto. Vero che fanno parte del calcio, ma nella Lazio questi episodi si ripetono spesso”.
“Su domenica, fra le insidie c’è un po’ il clima di festa, che spero non coinvolga troppo la squadra e la fame dell’Empoli. Per loro è la partita della vita, il caldo può essere un fattore visto l’orario, ma la Lazio deve scendere in campo con la testa giusta. Mi aspetto alcune difficoltà, loro hanno incentivi forti. Nicola ha toccato subito le corde giuste. E’ una squadra viva, sicuramente migliore rispetto alla gestione precedente. Sono difficili da domani e hanno buoni interpreti. Immobile ha ritrovato lo slancio, Zaccagni vorrà dimostrare sul campo di aver superato l’episodio di Monza e il talento di Luis Alberto. La Lazio si è sempre aggrappata a loro, certamente dovrai fare una partita all’attacco”.
“Tchaouna? E’ bravo, bel mancino e struttura fisica. Seconda punta che svaria, giovane. All’interno di una squadra ci può stare. Dia invece non riempie i 16 metri ma arriva da dietro. Non lo vedo come trequartista nel nuovo sistema. Andrei a prendere Pinamonti come terza punta, anche per caratteristiche. Dia lo vedo simile a Castellanos per movimenti in campo, le caratteristiche sono quelle. Prenderei più il riferimento che riempie l’area di rigore”.
La Lazio strizza l’occhio ad Alvaro Fidalgo. Il centrocampista spagnolo classe 1997, ha compiuto il mese scorso 27 anni. Nativo di Oviedo, cresciuto calcisticamente nel Real Madrid B con una parentesi in terza categoria prima del suo approdo in Messico, all’América. Ha collezionato 147 presenze in centro America, segnando 11 gol e mettendo a referto 20 assist. Fidalgo è un centrocampista molto tecnico che ama partire centrale, con qualche licenza sull’esterno. Ha un buon tiro da fuori e una discreta progressione palla al piede. Nonostante superi di poco il metro e settanta, ha messo a segno qualche rete su inserimento, anche se non è il piatto forte della casa.
Secondo quanto raccolto dalla redazione di Radiosei, c’è stata una richiesta d’informazioni anche da parte del Napoli, ma la Lazio è arrivata prima. La sua valutazione s’aggira intorno ai 10 milioni di euro. Le vie del mercato sono imperscrutabili, ma Fidalgo può diventare un’opzione concreta in estate. Il giocatore è stato offerto.