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Lazio, servono 20 milioni entro il 30 giugno per sbloccare l’indice. Lotito “risolve” con le cessioni?

La Lazio deve fare cassa. L’obiettivo è chiaro: recuperare circa 20 milioni entro la fine del mese per rientrare nei parametri e sbloccare poi il mercato in entrata. Non è più soltanto una questione tecnica, ma soprattutto economica. Prima di pensare ai rinforzi, il club biancoceleste deve alleggerire il monte ingaggi e trasformare alcuni esuberi in risorse immediate.

La situazione è stata superata di poco, ma il margine da colmare resta importante. Per questo a Formello si lavora su più tavoli, con la necessità di chiudere operazioni rapide e funzionali. La strada scelta è quella delle cessioni: non una sola uscita, ma un pacchetto di addii capace di riportare la Lazio dentro i paletti.

Romagnoli verso l’Al-Sadd

Il primo nome in uscita è quello di Alessio Romagnoli. La sua cessione all’Al-Sadd dovrebbe portare nelle casse biancocelesti circa 4 milioni, oltre al risparmio di uno stipendio pesante. Un’operazione che non risolve da sola il problema, ma rappresenta un passaggio concreto nella strategia impostata dalla società.

Non c’è solo Romagnoli. La Lazio continua a lavorare anche alla partenza di Matteo Cancellieri, per il quale resta viva la trattativa con l’Olympiakos. L’esterno è uno dei profili individuati per generare un’altra entrata utile, anche se serve ancora trovare l’intesa definitiva.

Tra i dossier più caldi c’è anche quello di Ivan Provedel, vicino all’Inter. La sua uscita sarebbe un altro tassello del piano cessioni, ma il caso più delicato resta Mario Gila. Lo spagnolo non è considerato ufficialmente in vendita, ma davanti a un’offerta importante il discorso potrebbe cambiare.

La valutazione è intorno ai 30 milioni, anche se metà della cifra spetterebbe al Real Madrid. Per questo la Lazio deve fare bene i conti: cedere Gilasignificherebbe incassare, ma anche perdere uno dei difensori più affidabili della rosa. È il vero rebus del mercato biancoceleste, soprattutto perché Gattuso vorrebbe evitare di smontare subito la struttura della squadra.La priorità non è ancora costruire, ma liberare. Il Tempo

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Lazio, giorni decisivi per l’intreccio Provedel-Mandas: l’Inter ed il greco hanno fretta

L’intreccio dei portieri entrerà nel vivo la prossima settimana.

Il manager di Provedel ha parlato con l’Inter e riparlerà
con la Lazio. Non c’è accordo sull’ingaggio con i nerazzurri, l’offerta è 1,5. Provedel alla Lazio guadagna oltre 2 milioni. L’Inter gli propone il ruolo di vice Martinez, ma con la possibilità di giocarsi il posto. Martinez, tra l’altro, guadagna meno di 2 milioni. L’incontro con la Lazio servirà per provare a trovare un accordo sul prezzo in uscita. Mandas rientrerà, non sarà riscattato dal Bournemouth. Resterà
alla Lazio, riporte il Corriere dello Sport, solo se giocherà titolare. Lo stesso vale per Provedel, ad un anno dalla scadenza.

La società, si legge, ha deciso di tenere Motta da vice. Gli darà un anno in più di apprendistato per crescere, per quanto farlo in panchina non è il massimo. Avrà la possibilità di giocare in Coppa Italia se Gattuso gli offrirà questa chance. L’intreccio Provedel-Mandas va risolto in tempi brevi. L’Inter, conclude il quotidiano, non vuole attendere molto per chiudere l’acquisto del secondo portiere. Mandas vuole decidere il suo futuro in tempi brevi. Ecco perché la prossima settimana sarà decisiva.

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Lazio, Muriqi a un passo dal Fenerbahce ma l’incasso è minimo

L’incasso per la Lazio è di 2,7 milioni, non di 7.

Doccia gelata su Muriqi, ceduto dal Maiorca al Fenerbahce per 15 milioni: l’incasso per la Lazio, sottolinea La Repubblica, è di 2,7 milioni, non di 7, perché la percentuale del 45% è sulla plusvalenza realizzata dal club spagnolo (6 milioni, lo aveva pagato 9) e non sull’introito totale.

Il kosovaro lascerà la Spagna da vice capocannoniere e tornerà in Turchia, al Fenerbahce, da cui i biancocelesti lo avevano prelevato. E proprio il trasferimento porterà soldi nelle casse del club. Quest’anno, nonostante la retrocessione, ha chiuso al secondo posto la classifica marcatori con 23 gol, dietro solo a Mbappé a 25.

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Lazio, a breve i saluti di Romagnoli: Gattuso studia i sostituti

Gattuso conosceva la situazione e ha chiesto di trattenere Gila.

Alessio Romagnoli sarà la prima bandiera a lasciare la Lazio. Siamo ai dettagli con l’Al-Sadd: il club, riporta Il Messaggero, ha ormai deciso di accettare circa 3,5 di euro d’offerta e anche sul pagamento non dovrebbero esserci chissà quali problemi. Alessio quindi si trasferisce con sei mesi di ritardo rispetto al suo obiettivo (a gennaio aveva salutato tutti) e andrà a prendere 6 milioni di euro a stagione per le prossime tre. Ai quali vanno aggiunti i bonus. Impossibile trattenerlo a queste cifre, anche se di rinnovo non se n’è mai parlato. Una storia finita da un pezzo. Gattuso conosceva la situazione nel momento in cui ha incontrato Lotito e Fabiani a Formello e ha chiesto di trattenere Mario Gila. Per ora di scossoni per lo spagnolo (disposto anche a rimanere nonostante sia in scadenza) non ce ne sono all’orizzonte. Il Napoli potrebbe alzare il pressing nelle prossime settimane, ma difficilmente si avvicinerà ai 30 milioni che potrebbero far vacillare la Lazio. Ricordiamo: metà del ricavato dovrà essere girato al Real Madrid che si è tenuto una grossa percentuale.

Il sostituto del numero 13, si legge, è il primo vero obiettivo di mercato. Coppola del Brighton piace ma è un destro, Chiarodia ha rinnovato con il ‘Gladbach (fino al 2028 ma potrebbe partire uguale in prestito dopo le poche presenze dello scorso anno), Rivero costa tanto e il jolly Arnau Martinez è una pista complicata. L’esterno del Girona – che può giocare anche come centrale – sarebbe un’opzione soprattutto perché con poco meno di 6 milioni si potrebbe prendere. Un ritorno di fiamma c’è stato nelle scorse ore, ma c’è sempre davanti la Real Sociedad che fa sul serio e annusa l’occasione. Anche il Betis è alla finestra. Occhi puntati anche su Sergi Dominguez della Dinamo Zagabria, visionato da Gattuso.

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Lazio, niente rinnovo per Cancellieri: club alla ricerca delle prime entrate utili

Non ci sono stati contatti (né sono in programma) per prolungare il contratto in scadenza a giugno 2027.

Nessun rinnovo di contratto e piena disponibilità ad ascoltare offerte. Questa, evidenzia il Corriere dello Sport, la linea della Lazio su Cancellieri, anche perché la sua eventuale cessione potrebbe rappresentare una delle prime vere entrate utili per finanziare le operazioni di acquisto stando al saldo zero. Non ci sono stati contatti (né sono in programma) per prolungare il contratto in cadenza a giugno 2027. Non una bocciatura, ma la presa d’atto che il percorso comune è arrivato alla conclusione.

L’opzione che continua a intrigare maggiormente il giocatore resta quella inglese. Già a gennaio il Brentford aveva bussato alla porta della Lazio, arrivando a mettere sul tavolo una proposta che, bonus compresi, sfiorava i 15 milioni. Non c’è però soltanto la Premier League. In Grecia si è mosso l’Olympiakos, pronto a offrire a Cancellieri un ruolo importante e la possibilità di giocare le Coppe europee. In Italia, invece, restano vigili Torino, Fiorentina e Parma. Situazioni differenti, ma accomunate dall’interesse verso un giocatore ancora giovane e con margini di crescita importanti.

Per il momento, si legge, tutti osservano e aspettano. Cancellieri stesso guarda avanti, sta valutando quale possa essere la soluzione migliore per il prosieguo della sua carriera. La Lazio, dal canto suo, attende l’offerta giusta. Inizia ad esserci fretta, c’è soprattutto la consapevolezza che una sua partenza può agevolare un’entrata. Per comprare, conclude il quotidiano, servirà prima vendere e l’esterno romano è uno dei candidati principali a generare quella liquidità necessaria per permettere al club di muoversi con maggiore libertà.

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Lazio, Zazzaroni: “Lotito, ora basta. Fenomenologia di un rapporto ormai finito”

L’editoriale del direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni

“L’ ho fatto. Per solidarietà: ho provato a entrare nella testa, o forse era il cuore, del laziale col quale – sia chiaro – mi scuso in anticipo se il tentativo non dovesse essere riuscito. Mi sono immaginato tifoso della squadra presieduta da oltre vent’anni da Claudio Lotito subito dopo la lettura della lettera che ha fatto pubblicare dal Messaggero. Un goffo tentativo di riavvicinamento, fallito sul nascere. La testa, il cuore, dicevo: ha inevitabilmente prevalso il fegato (spappolato). Mi sono venuti i conati di vomito, mi sono sentito una volta di più schiacciato dentro un incubo sotto vuoto. Ho trovato la lettera, probabilmente scritta con l’AI, un autentico delirio, perché afferma la miseria nella quale è caduta la Lazio, un tunnel dove la luce non esiste più. Lui non vende e basta. Il senso di spiazzamento e angoscia che provo e vorrei trasmettere al pianeta Terra è questo: tutte le squadre del mondo hanno potuto e possono sempre coltivare la speranza di una via d’uscita, mentre a noi è negata. In passato, persino nei momenti più bui abbiamo potuto pensare che sarebbe cambiato il presidente, che sarebbe arrivato qualcuno in grado di farci sognare. Ma da tempo non è più così: siamo blindati, «è mia» e tutto sotto chiave. Fuori dalla cassa, ovviamente vuota, c’è solo la disillusione che alimenta la protesta.

Lotito sopravvive anche a un disperante disamore. «Se ho paura dello stadio vuoto nella prossima stagione?» ha aggiunto ieri con la nettezza del tratto che ignora le ombre. «No, perché io non faccio le cose in termini materiali. Per me la Lazio è un’emozione e io voglio costruire emozioni. Non vogliono venire allo stadio? È legittimo. Io lavoro con responsabilità, senza interessi materiali. Pure io voglio sognare, ma io voglio sognare anche per il futuro, non solo per il presente».

Io io io. La sua è una “malattia” ormai. Ha smesso di pensare, di interessarsi realmente alle cose: nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità, si comporta così” . (…)

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Lazio, Rovella anticipa i tempi e si allena lontano da Roma

Il centrocampista biancoceleste vuole riscattarsi dopo l’annata sfortunata.

Un’annata complicata la sua, che lo ha visto più ai box che a disposizione di Sarri. Ora Rovella vuole tornare il giocatore fondamentale che era e quindi ha anticipato i tempi per farsi trovare pronto quando inizierà, il prossimo 13 luglio, la preparazione estiva a Formello. Tra pubalgia e frattura della clavicola, è stato a lungo fermo e vuole mettersi alle spalle l’annata tormentata.

Come riporta il Corriere dello Sport in questi giorni il centrocampista si sta allenando a Torino. Sta svolgendo sedute personalizzate insieme a un fisioterapista con cui aveva iniziato a lavorare tra ottobre e novembre 2025, prima di operarsi per la pubalgia.

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Lazio, dalle risorse alle ‘nuove realtà’: le dieci domande di Bisignani a Lotito

Sulle colonne del quotidiano Il Tempo, Luigi Bisignani, colui il quale aveva dato il via a una serie di lettere pubblicate sul giornale di Piazza Colonna, è tornato a dialogare a distanza con il presidente Lotito, ponendogli dieci domande:

Caro Direttore, il dibattito aperto da Il Tempo sul futuro della Lazio ha avuto almeno un merito: far uscire Claudio Latito dal suo bunker. Era ora, soprattutto perché ha finalmente am messo che «non va tutto bene».  Il confronto ormai va oltre il calcio. Con il 2027 alle porte, anno di elezioni nazionali e romane, anche la politica osserva con attenzione una frattura che rischia di trasformarsi da contestazione sportiva a questione di rilevanza pubblica. La lunga lettera ai tifosi nasce probabilmente per riaprire un varco. Forse sarebbe stato più utile un intervento a voce, a braccio, perfino imperfetto, meno da IA.  Nella lettera si parla di sostenibilità, Acaderny, Flaminio, media company, internazionalizzazione. Obiettivi condivisibili. Resta da capire con quali risorse, con quali partner, con quali tempi, con quale governance, con quale rosa rafforzata e con quali investimenti sportivi la Lazio intenda tornare a crescere. Per questo, più che altre parole, oggi servono risposte. Le formulo in dieci domande.

1. PRESIDENTE, MA DOV’È LA PAROLA SCUSATE?

Era la sola parola che molti laziali aspettavano: per anni di fratture, di toni sbagliati, di distanza crescente, di tifosi trattati troppo spesso come un fastidio e quasi mai come il capitale più prezioso del club. Una lettera ai laziali poteva cominciare da lì. Avrebbe avuto un altro peso.

2. QUANTO CAPITALE INTENDE METTERE LA PROPRIETÀ NELLA LAZIO?

Lei parla di crescita e competitività. Bene: con quali risorse? Aumento di capitale, finanziamento soci, garanzie bancarie, partner industriali? Trenta milioni? Cinquanta? Cento? I tifosi chiedono di conoscere l’impegno diretto della proprietà. La sostenibilità ha valore quando accompagna l’ambizione. Diventa una formula comoda quando li salto di qualità viene sempre rimandato. Il calcio di oggi richiede capitali, strutture, management, tecnologia, rete commerciale, competenze internazionali. Il futuro costa. Nella sua lettera il futuro compare spesso, il conto resta fuori dalla pagina.

3. COME FINANZIERÀ IL FLAMINIO?

Il Flaminio è un progetto strategico: chi paga, con quali partner e con quali tempi? Uno stadio richiede una struttura finanziaria dedicata, autorizzazioni, cronoprogrammi. banche, garanzie, project financing, hospitality, naming right, gestione dei rischi. Dovrà essere sostenuto da una NewCo? Da capitale privato? Da debito? Da partner esterni? E soprattutto: come si evita che il sogno dello stadio assorba risorse dalla gestione sportiva? I laziali vogliono il Flaminio, ma vogliono anche una squadra competitiva. Le due cose vanno spiegate insieme. 

4. CHE FINE HA FATTO LAZIO 2032?

A febbraio fu annunciato «Lazio 2032 – II Sogno Responsabile», sviluppato con Deloitte e Luiss e presentato come piano pluriennale. La conferenza prevista per il 10 marzo è sparita. Quel piano esiste ancora? Un piano industriale, anche se presentato come teaser, contiene numeri investimenti, scadenze, obiettivi, responsabilità. Una lettera al giornale appartiene a un altro registro. Se Lazio 2032 esiste, venga presentato anche solo in forma ridotta. Altrimenti rischia di sembrare l’ennesimo slogan per tenere buona la piazza. 

5. PERCHÉ L’ACADEMY È ANCORA UNA PROMESSA?

Da anni si parla di Academy, formazione, giovani, futuro. I tifosi chiedono di sapere quanto costerà, quando aprirà, con quali tecnici, con quale budget e con quale modello. Doveva essere un progetto nato e cresciuto intorno a Formello. Di tutto questo, però, si vedono poche tracce. Un club moderno produce calciatori, identità e valore. Alla Lazio il vivaio appare ancora più evocato che decisivo.

6. PERCHÉ CATALDI RESTA UN’ECCEZIONE E NON DIVENTA UN MODELLO?

Danilo Cataldi è un figlio della Lazio. È cresciuto nel settore giovanile biancoceleste e dimostra che il percorso dal vivaio alla prima squadra è possibile. La domanda è perché accada così raramente. In giro per Roma si vedono molte società dilettantistiche affiliate all’AS Roma e perfino ad altri club italiani. La presenza della Lazio nel territorio giovanile dovrebbe essere più forte, più visibile, più organizzata. Un bambino laziale deve poter immaginare un percorso naturale verso Formello.

7. PERCHÉ IL MARCHIO LAZIO RENDE COSÌ POCO?

Nel bilancio al 30 giugno 2025 i ricavi da sponsorizzazioni, pubblicità e royalties valgono circa 18,5 milioni di euro. I merchandising circa 2,36 milioni. Sono numeri modesti per un club con la storia, il seguito e la città della Lazio. La AS Roma é visibile a Termini, a Fiumicino, nei punti nevralgici del turismo cittadino. La Lazio, invece, fatica a trasformare la propria identità in presenza commerciale quotidiana.  Qui servono investimenti. Retail, negozi, e-commerce, licensing, prodotto, distribuzione, contenuti, esperienza.

8. COME INTENDE VALORIZZARE LA CAPITALE SENZA LASCIARLA SULLO SFONDO?

Roma è una delle città più conosciute al mondo e la Lazio la più antica squadra della Capitale. Turismo, alberghi, ambasciate, moda, lusso, cinema, cultura, istituzioni, eventi internazionali. Ogni anno milioni di persone attraversano la città.  Quali investimenti intende fare la società per trasformare questo potenziale in ricavi? Qui il tema riguarda prima di tutto strumenti e risorse. Con budget ridotti, strutture limitate e poteri concentrati, anche le persone capaci arrivano fino a un certo punto. Servono CRM, dati sui tifosi, hospitality vera, pacchetti stadio-albergo. Roma può essere una piattaforma globale. La Lazio la usa ancora troppo spesso come sfondo.

9. LEI DICE DI VENDERE SOLIDE REALTÀ. QUALI SONO?

Lei in passato ha detto: «Non vendo sogni, ma solide realtà». È una frase efficace, molto lotitiana. Proprio per questo merita una verifica. Quali sono oggi le solide realtà promesse ai tifosi? Una rosa più forte? Investimenti sportivi visibili? Un’Academy aperta? Il Flaminio finanziato? Una crescita commerciale misurabile? Una governance più moderna? Un rapporto ricostruito con la tifoseria? Lei nella lettera cita anche Fabiani. E allora guardiamo un dato esterno, con il beneficio d’inventario che meritano sempre le valutazioni di Transfermarkt: oggi la rosa della Lazio vale circa 223 milioni di euro ed è decima in Serie A, dietro anche a Bologna, Fiorentina e Como. Dopo anni di solide realtà, un club che vuole crescere dovrebbe presentare un patrimonio tecnico in accelerazione. Quel dato, invece, fotografa una posizione lontana dalle ambizioni dichiarate. Il calcio vive anche di sogni, presidente. La Lazio è nata, cresciuta e sopravvissuta grazie a una comunità che ha saputo sognare perfino nei momenti più difficili. Ma dopo tanti anni i tifosi vorrebbero vedere anche qualche realtà nuova.

10. SE LA LAZIO VIENE PRIMA DI TUTTO, È DISPOSTO A CAMBIARE DAVVERO?

È disposto ad aprire la governance a competenze vere sul modello Atalanta? È disposto ad attrarre nuovi capitali? È disposto a presentare un piano pubblico, con scadenze e responsabilità? È disposto a dire quanto investirà la proprietà nei prossimi tre anni? È disposto a trasformare il rapporto con i tifosi da problema d’ordine pubblico a pilastro strategico del club? Presidente, i laziali hanno già ascoltato molte parole. Hanno letto comunicati, interviste, promesse, progetti, conferenze annunciate e poi sparite. Oggi chiedono altro: fatti, scadenze, capitali, responsabilità, cambiamento. Altrimenti si abbia Il coraggio di dirlo: questa Lazio può soltanto amministrare il presente mentre gli altri costruiscono il domani. Ora che ha riaperto un filo con i tifosi, da vecchio raccattapalle dell’era Lorenzo, attendo fiducioso le risposte. Grazie e Forza Lazio, sempre”.

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Lazio, lettera di Lotito ai tifosi: “Torniamo a parlarci e rispettarci. Anche io voglio vincere, ma con sostenibilità”

Sulle colonne de Il Messaggero, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, ha scritto una lunga lettera ai tifosi biancocelesti:

“Cari tifosi laziali, desidero innanzitutto ringraziare il Direttore e il giornale che ospitano queste righe perché offrono spazio a una riflessione ampia, in un momento delicato. Essere tifoso significa contribuire a un comune sentimento, più lente e più utile alla Lazio. Scrivo a chi gioisce. A chi vive la Lazio ogni giorno. A chi la segue allo stadio, in televisione, in trasferta, nei Lazio Club, nelle famiglie, nei quartieri, nei ricordi e nelle speranze. Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi critica. Scrivo anche a chi si è allontanato, deluso, amareggiato. Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe vero e non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza. Lo faccio perché mi sembra doveroso, da Presidente della S.S. Lazio, condividere con alcuni di voi alcune responsabilità e alcune prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: una fase di dialogo, di ascolto, di rispetto reciproco.

Si può non essere d’accordo con una scelta societaria, con una strategia societaria, con una stagione sportiva. Si può criticare il Presidente, la società, il mercato, il rapporto con la tifoseria. Ma ridurre vent’anni di lavoro, sacrifici, responsabilità personali, risultati ottenuti e battaglie istituzionali a una caricatura significa non leggere fino in fondo cosa sia diventato oggi il calcio moderno.

Il calcio di oggi è un sistema sempre più complesso, spietatamente appoggiato a volte privo di una visione autentica. Un sistema nel quale i fautori vengono raccontati come trofei, mentre dietro quei numeri si nascondono spese indebitate, fondi che entrano nel mercato senza controllo per costruire un ritorno di passione, ma per speculare sul valore di un brand e non come emissivo di una comunità. 
Ho sempre pensato che la Lazio dovesse restare padrona del proprio destino. Questa è stata, ed è rimasta una linea fondamentale. La Lazio deve competere, deve crescere, deve ambire alla vittoria. Ma deve farlo senza perdere dignità, autonomia, equilibrio e futuro. Il primo dovere di chi amministra un club non è inseguire l’applauso di un giorno. È garantire che quella società resti solida, libera e rispettata anche domani. So bene che questo principio, a volte, può apparire duro. So bene che il tifoso vuole vincere, vuole vedere la propria squadra sempre più forte. È giusto che sia così. Anch’io voglio una Lazio capace di vincere. Ma la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per dare un futuro. In questo anche ho sempre messo la faccia. Nelle scelte facili e in quelle difficili. Nei momenti positivi e in quelli complicati. Ho combattuto nelle istituzioni non soltanto per la Lazio, ma per difendere il sistema calcio nel suo complesso. Perché un calcio sano, senza regole, senza equilibrio, senza rispetto per i tifosi è un calcio destinato a perdere se stesso. Questo non significa non aver commesso errori. Chi decide sbaglia. Chi governa una società complessa come la Lazio sa di farlo in modo spesso complicato, contestato. In questo sono consapevole. È per questo che chiedo che il giudizio tenga conto dell’intero quadro, non soltanto della scelta singola o più conveniente da raccontare. E dentro questo quadro c’è anche chi vuole affrontare con chiarezza il rapporto con i tifosi: deve migliorare radicalmente. Lo dico senza ambiguità. La Lazio deve trovare forme nuove, serie e responsabili di ascolto, dialogo e coinvolgimento dellapropria gente. Esistono regole, vincoli attingenti, responsabilità giuridiche e istituzionali che spesso limitano il dialogo diretto e creano, in alcuni momenti, una barriera quasi invalicabile. Ma una barriera, se esiste, va affrontata. Non ignorata. Voglio dire qualcosa di molto personale: può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da polemiche, offese e attacchi continui, io abbia risposto a telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità. Ma voglio essere chiaro: non è mai stata, né ci sarà mai, una mancanza di rispetto verso i tifosi della Lazio. Il rispetto per chi ama questi colori viene prima di tutto. Ogni tifoso che merita tempo, risposta, chiarimento, passione, sacrifici personali e familiari per seguire la Lazio merita uno schianto rispetto, ma gratitudine. Perché senza questo amore quotidiano, senza questa appartenenza profonda, nessun club avrebbe davvero un’anima. E io, che ho l’onore e la responsabilità di rappresentare la Lazio, non posso e non voglio dimenticarlo.

Per questo l’idea di chiamare tutti i Lazio Club, avviare un percorso di riconoscimento ufficiale e coinvolgere gli aderenti al codice etico della società e del territorio. Non come progetto di immagine. Non come progetto astratto. Ma come strada concreta per ridare e ricostituire un rapporto ordinato, strutturato e rispettoso tra la società e il suo popolo. Una misura non è sufficiente. Ma deve essere una mediazione seria. Perché la mia preoccupazione è questa: che si possa diventare una guerra tra voi e i vincitori, tra la società e la tifoseria, tra la ragione istituzionale e la passione popolare. La Lazio è una idea. E se essa, se una barriera si costruisce, se una parte vuole scavare una separazione, la società deve ascoltare di più e meglio. Questo è quello che farò. Ma deve essere uno sbocco dentro la logica della cura e della responsabilità”

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Lazio, Lotito non mette in vendita il club ma cerca finanziatori: “Nuovi capitali, senza perdere la maggioranza”

Il presidente biancoceleste non lascia la società ma cerca un partner.

Raramente, sul tema Lazio, il tam tam sui social è stato più frenetico di ieri. Fibrillazione pura da parte dei tifosi biancocelesti, alimentata da voci sulla possibile cessione del club da parte di Lotito, con indiscrezioni su incontri segreti con potenziali acquirenti — nababbi arabi, imprenditori italiani — e di annunci imminenti. I tifosi sperano nella svolta, ormai da tempo contestano Lotito — hanno annunciato il boicottaggio totale, dalla campagna abbonamenti agli sponsor — e gli chiedono di fare un passo indietro. «Invenzioni», riporta La Repubblica, la secca risposta di chi è vicino al presidente, deciso a non vendere la Lazio — ma è vero che cerca partner — nonostante le pressioni che arrivano da più parti. Intanto è sempre più concentrato sul progetto Flaminio. Ieri le voci di cui sopra circolavano anche in ambienti politico-istituzionali della capitale, basate su presunte comunicazioni che il presidente e senatore forzista dovrebbe effettuare in settimana.

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Quello che è successo ieri è il punto più basso in assoluto da quando io seguo la Lazio. Con l’esplosione dei social è xambiato tutto, l’amplificazione di certe situazioni. Il tifoso laziale è disposto a credere a qualsiasi cosa pur di arrivare ad una svolta societaria. Questo è il primo concetto in assoluto. C’è voglia di altro, di un’altra proprietà, di sognare, di un altro tipo di proprietà che possa riuscire a tenere il passo delle concorrenti che si affidano ad investitoti internazionali.

Sulla lettera di Lotito ai tifosi, credo che Lotito una mossa per cercare di riaprire un dialogo con i tifosi dovesse farla. Quello che conta è che dietro le parole di siano fatti, comportanti e sostanza. La parola ‘investire’ è determinante se davvero vuoi anche tu vincere ed essere ambizioso. Quella parola, nella lettera, non c’è. Ci sta, è comprensibile un’iniziativa di Lotito in questo senso, ma non è accettabile che non si investa e che non ci sia ancora un budget di mercato.

La Consob non ha obbligato la Lazio a smentire, poi nel corso della giornata le cose sono cambiate ed hanno portato al comunicato di smentita. La voglia disperata di cambiamento del tifoso della Lazio, è la morale più forte di tutto quello che è accaduto. La notizia è che è vero che Lotito cerca finanziatori, ha capito di aver bisogno di nuovi capitali, ma non perdendo la sua quota di maggioranza”.