Vigilia di Lazio-Juventus, più di uno scontro diretto, un crocevia che vale per presente e futuro. Ai microfoni di Dazn è Adam Marusic a raccontare le sue sensazioni, partendo da un auspicio per se stesso ed un messaggio per il club: “Sono qui da otto anni ormai, si è parlato di rinnovo, mi piacerebbe rimanere. Se tutto va bene, dovrei prolungare il mio contratto con la Lazio e significherebbe concludere qui la mia carriera”.
Su Milinkovic: “Era già qui quando sono arrivato, uscivamo spesso. Abbiamo giocato sei anni insieme, ha lasciato la squadra da 18 mesi ma siamo buoni amici e ci sentiamo ancora. A livello di presenze lo sto raggiungendo lentamente, spero di riuscire a superarlo“
Su stagione e Champions: “Ho segnato quattro gol quest’anno e credo di averne fatti tre al mio primo anno alla Lazio, nel 2017. Non è il mio compito principale in campo, ma quest’anno sono riuscito a segnare. Spero di fare qualche altro gol prima della fine della stagione in modo da aiutare la mia squadra. Se manteniamo lo stesso ritmo che abbiamo avuto finora abbiamo buone possibilità di giocare la Champions League il prossimo anno, e sarebbe un grande risultato”.
Vigilia di Lazio-Juventus. Quando mancano tre gare alla fine del campionato, all’Olimpico andrà in scena un vero e proprio scontro diretto.
Domani alle 18.00 Baroni sfiderà Tudor, che lo ha preceduto sulla panchina della Lazio. La posta in palio è alta: puntare alle prossime competizioni europee.
Partita importante quindi e pubblico delle grandi occasioni: come riporta Il Corriere dello Sport, la quota totale dei tagliando venduti, al momento, è di circa 55mila spettatori. Disponibilità in Curva Maestrelli e in Monte Mario.
GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“Ieri Baroni ha provato Dele-Bashiru trequartista, ma in una squadra in cui non c’era Marusic ma Lazzari. Non credo che il tecnico biancoceleste possa rinunciare in questa gara al montenegrino. Non credo giocherà il nigeriano, alla fine penso che scenderà in campo la squadra titolare. E’ vero che Dia è stato provato centravanti e non trequartista, anche quella potrebbe essere un’indicazione. La rifinitura di oggi svelerà le reali intenzioni.
Lazio-Juventus è la partita chiave, la percentuale di giocare la prossima Europa passa da domani. Il percorso fatto ha portato a giocare gare emozionanti, vibranti da vivere. Adesso è una di quelle partite in cui ti giochi quasi tutto, anche quello che farai la prossima stagione.
Se la Lazio vince può andare in Champions, se perde rischia concretamente di uscire dalle coppe. Il pareggio ci costringerebbe a dei calcoli devastanti. Con la vittoria si creerebbe una consapevolezza importante anche per le ultime due”.
“Mi sembra strano che Baroni contro la Juventus possa rinunciare a Marusic e Dia. C’è molta pre-tattica, poi alla fine penso che vedremo la classica Lazio con Dia alle spalle di Castellanos. La Juventus si presenta con delle incognite, ci saranno giocatori che saranno inseriti per causa di forza maggiore.
Sarà una gara apertissima, in cui i biancocelesti non dovranno compromettere tutto con amnesie difensive. I dettagli spesso hanno penalizzato la Lazio, compreso quelli arbitrali, ma anche quelli riguardanti l’atteggiamento e la capacità di difendere. In casa ha sempre preso gol, tranne contro Genoa e Bologna. Questo è un grande limite.
Questa partita non è importante, ma decisiva per capire cosa farà il prossimo anno nelle coppe”.
Il patron della Lazio Claudio Lotito invita a Formello il presidente del secondo scudetto biancoceleste Sergio Cragnotti.
Come riporta Il Messaggero, il presidente tanto amato è pronto a tornare nel centro sportivo martedì alle 12, quando ci sarà la presentazione del libro “Diluvio e delirio, lo scudetto più incredibile di sempre” di Manuele Baiocchini e Valerio Spina. Presenti per la prima volta insieme nel Lazio Training Center sia Cragnotti che Lotito, affiancati da Marco Baroni e Matita Zaccagni. Verrà anche intitolata la nuova biblioteca del centro sportivo ai gemelli Flavio e Francesco Rosci scomparsi nei mesi scorsi.
“Garlini? È venuto a mancare un amico, ha giocato con me a Cesena e poi ho insistito per farlo venire alla Lazio. Ottimo giocatore, bella persona.
Era un po’ sottovalutato perché c’erano nomi importanti. Io, che ci ho giocato anche insieme, dico che era un ottimo attaccante, non aveva paura di nessuno. Era molto forte nel gioco aereo. Se non fosse stato valido non avrei spinto per farlo venire alla Lazio.
Lazio-Juve? Mi auguro che i nostri capiscano che è la partita più importante della stagione.
I giocatori devono saper giocare a calcio, i numeri poi contano poco. Certo, poi vanno collocati nelle posizioni giuste.
Gila è il titolare. Gigot potrebbe esserlo, ma dipende anche dagli avversari e da ciò che serve in una determinata gara. Spesso chi subentra è anche più importante dei titolari, perché può dare un cambio di passo. In questo caso Gila è più veloce e mi sembra più adeguato per sfidare le caratteristiche degli attaccanti della Juventus.
Difensori? Quelli che abbiamo mi piacciono. Romagnoli è quello che deve comandare la difesa. Bene Gila e Gigot e anche Patric che ora è infortunato. Provstgaard è ancora giovane. I giocatori li abbiamo, al centro siamo messi bene anche se quest’anno abbiamo preso troppi gol. E il campionato lo vince chi prende meno gol”.
“La Champions sarebbe un traguardo pazzesco, grandioso. Lazio-Juventus è una partita bella da giocare e anche utile per crescere.
Indipendentemente da ciò che si raggiungerà a fine stagione, il bilancio del percorso dei biancocelesti rimarrà positivo ma è chiaro che senza Europa ci sarebbe delusione.
Lavoro straordinario, importante. I risultati e le prestazioni sono state al di sopra delle aspettative. A gennaio però c’è stata presunzione, incapacità o mancanza di volontà visto che si è deciso di non dare una mano a questa squadra con il mercato invernale.
Ora godiamoci la sfida di domani, poi da chi gestisce tutto ci si aspetta un passo in avanti.
Merito Lazio e demerito delle altre? Io devo guardare il mio”.
È sorprendente quanto l’influenza di un allenatore possa cambiare il destino di un giocatore. Con Igor Tudor sulla panchina della Lazio, Gustav Isaksen faticava a trovare spazio, spesso relegato in panchina e fuori dal progetto iniziale. Il feeling tra i due non è mai sbocciato, e il danese sembrava un corpo estraneo alla squadra. Con l’arrivo di Marco Baroni, però, tutto è cambiato: l’ex allenatore del Verona ha subito creduto nel talento di Isaksen, che lo ha ripagato con prestazioni di alto livello e una stagione finora eccellente. Secondo quanto riportato dal Messaggero, il danese ora ha la chance di riscattarsi definitivamente proprio contro il tecnico che lo aveva messo da parte. La pressione è alta, ma Isaksen ha dimostrato di saperla reggere.
È morto oggi Oliviero Garlini, 68 anni, apprezzato ex attaccante degli anni ’80, che ha lasciato un bel ricordo in tante delle squadre in cui ha militato, tra Serie A e B soprattutto. Punta della Lazio tra il 1984 e il 1986, vinse il titolo di capocannoniere della Serie B, in maglia biancoceleste, realizzando 18 reti nel 1985-86, con Gigi Simoni allenatore, e meritandosi il soprannome di “Boom Boom” Garlini, eternamente ricordato dai tifosi laziali nella migliore stagione della sua carriera. “Oliviero bomber vero” era l’altro soprannome di questo attaccante generoso, non particolarmente alto, ma combattivo ed efficace in area di rigore.
Nato nel bergamasco nel 1957, era stato lanciato dal Como, debuttando in Serie A all’Olimpico, contro la Roma del primo Liedholm, in un match perso 2-1 dai lariani il 29 febbraio 1976. Fatta la dovuta esperienza tra Serie C e B con Empoli, Nocerina e Fano, ha ritrovato il massimo campionato da titolare con il Cesena, vestendo la maglia dei romagnoli dal 1980 al 1984. Poi il biennio alla Lazio, tra A e B, quindi una stagione all’Inter (con cui ha segnato un indimenticabile gol in rovesciata), una e qualche mese nell’Atalanta, con cui ha raggiunto la semifinale di Coppa delle Coppe pur militando in Serie B nel 1987-88. Poi ha vissuto un graduale declino tra Ancona, Ascoli e Ravenna, chiudendo la carriera nel 1992 con il Corbetta, squadra lombarda del campionato Interregionale. Successivamente ha fatto il dirigente e l’allenatore dei giovani. Malato da tempo, è deceduto oggi nella residenza socio sanitaria della Fondazione Caccia di Gandino (Bergamo).
Il cardinale Robert Francis Prevost è il nuovo Papa. Ha scelto per sé il nome di Leone XIV. Nato a Chicago, 69 anni, è una figura di spicco nel panorama dell’episcopato americano. Stretto collaboratore di Francesco per essere stato Prefetto del Dicastero per i vescovi, è il primo Papa statunitense. Il meno «statunitense» tra i porporati statunitensi (il secondo gruppo più consistente), ha un passato di missionario e conosce bene l’America Latina.
Membro dell’Ordine degli Agostiniani, dal 2001 al 2013 è stato priore generale della Congregazione e vescovo di Chiclayo, in Perù. Ora guida il Dicastero per i vescovi ed è presidente della Pontificia commissione per l’America Latina.
Ha un profilo centrista e pragmatico,capace di mediare fra le diverse anime dell’America cattolica. Ha una profonda sensibilità verso le tematiche sociali e culturali e potrebbe dare continuità ad un pontificato orientato verso il dialogo.
Il discorso e le prime parole: «La pace sia con voi»
«La pace sia con tutti voi», ha detto, appena eletto. «Questo è il primo saluto del Cristo risorto, il buon Pastore. Vorrei che la pace raggiungesse le vostre famiglie, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi. Una pace disarmata, disarmante, umile. Dio ci ama tutti, incondizionatamente».
«Ancora conserviamo nelle nostre orecchie la voce di papa Francesco, che benediceva Roma, e il mondo intero, il giorno di Pasqua. Consentitemi di dar seguito a quella stessa benedizione. Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti. E il male non prevarrà: siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi, andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo, Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di lui come il ponte per essere raggiunti da Dio e dal suo amore. Aiutateci a costruire ponti, con il dialogo, per essere sempre in pace. Grazie a Papa Francesco». «Vorrei isolare tutti i fratelli cardinali che hanno scelto me per essere successore di Pietro, per camminare insieme a voi per cerare la pace, la giustizia, e lavorare con gli uomini e le donne, fedeli a Gesù Cristo, per essere missionari». «Sono un figlio di Sant’Agostino, Agostiniano. E con voi sono cristiano, per voi Vescovo. Alla Chiesa di Roma un saluto speciale. Dobbiamo cercare insieme di essere una Chiesa missionaria, che costruisce ponti, dialogo, come questa piazza aperta a ricevere tutti coloro che ne hanno bisogno».
Poi un saluto in spagnolo alla sua diocesi, in Perù. E, tornando all’italiano: «Vogliamo essere una Chiesa vicina a coloro che soffrono». Infine il passaggio sulla Madonna di Pompei, e la preghiera dell’Ave Maria insieme ai fedeli.